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Bioetica

Vaccino COVID-19, Conte dà 287,5 milioni alla GAVI di Bill Gates (e ai Vaccine Bond)

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Sale a 287,5 milioni la cifra che il contribuente italiano fornirà a Global Alliance for Vaccine Initative, ente transnazionale di vaccinazione voluto e cofinanziato dalla Bill&Melinda Gates Foundation.

 

Ieri, dopo un meeting internazionale guidato dal premier britannico Boris Johnson sul tema vaccino coronavirus, Conte ha annunciato che l’Italia darà circa 80 milioni di euro per la nuova COVID Facility GAVI, struttura che dovrebbe accelerare lo sviluppo del vaccino contro il Coronavirus.

 

Conte ha quindi puntualizzato che l’Italia erogherà altri 120 milioni a sostegno dell’impegno per i vaccini GAVI nel quinquennio 2021-2025 e poi ancora altri 150 milioni fino al 2030 per l’IFFIm, che si sommano ai 137,5 già previsti.

 

Sale a 287,5 milioni la cifra che il contribuente italiano fornirà a GAVI

L’IFFIm, sigla che varie testate italiane non si peritano di spiegare, sta per «International Finance Facility for Immunisation», ossia «Struttura di finanza internazionale per l’immunizzazione». Si tratta di una operazione dell’ente interministeriale britannico International Finance Facility (IFF).

 

IFFIm vende obbligazioni – ufficialmente denominate Vaccine Bonds – sui mercati dei capitali per raccogliere fondi per GAVI. Dal suo lancio nel 2006, IFFIm ha raccolto più di 3 miliardi di dollari sfruttando dei mercati dei capitali e i fondi disponibili per i programmi di immunizzazione della GAVI sono stati raddoppiati.

 

Conte ha promesso 150 milioni per l’ente che emette i Vaccine Bond, l’IFFIm

Il ruolo di IFFim rispetto a GAVI è visibile sin dalla home page del loro sito: «Vaccine Bonds investing in global health»: «i Vaccine Bond investono sulla saluta mondiale».  In pratica, ci pare di capire, Conte ha promesso 150 milioni per l’ente che emette i Vaccine Bond.

 

La riunione di ieri, chiamata «Global vaccine summit», era di fatto un vertice per il  rifinanziamento di GAVI. Per l’ente della vaccinazione mondiale, è stato un giorno di manna. Il rifinanziamento di GAVI e delle sue operazione, grazie anche a Conte, ha portato in cassa quasi 9 miliardi di euro.

 

«Siamo entusiasti di annunciare che il nostro obiettivo è stato raggiunto e superato. Grazie a tutti i nostri donatori abbiamo raggiunto un totale di 8,8 miliardi di dollari» ha annunciato trionfalmente GAVI al termine del Global Vaccine Summit 2020 dove il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha promesso 287,5 milioni di euro di danaro del contribuente da qui al 2030.

 

Era un vertice per il  rifinanziamento di GAVI. Grazie anche a Conte, ha portato in cassa quasi 9 miliardi di euro

«Si tratta di un risultato favoloso – ha detto il CEO di GAVI, l’epidemiolgo Seth Berkley (già in forza, prima di GAVI, alla Fondazione Rockefeller), in conferenza stampa al termine del summit – avevamo chiesto di raggiungere la cifra di 7,4 miliardi di dollari e invece siamo arrivati al 8,8 miliardi», e cioè il 20% in più rispetto all’obiettivo, «una cifra che ci consentirà di avere risorse aggiuntive per garantire l’accesso all’immunizzazione in tutto il mondo».

 

Si apprende così che non tutto questo danaro, ottenuto in clima di emergenza, sarà utilizzato per l’emergenza: «una parte consistente di questi fondi saranno stanziati per un vaccino di successo contro COVID-19». Ciò significa che grazie al Coronavirus, anche tutti gli altri programmi vaccinali saranno rinforzati ad ogni latitudine a suon di miliardi di dollari.

 

La Bill&Melinda Gates Foundation ha donato  a GAVI 750 milioni di dollari nel 2005 e 1,56 miliardi di dollari per il quadriennio 2016-2020. Tra il 2009 e il 2015 i Gates hanno assegnato a GAVI 3,152 miliardi di dollari, una cifra più che doppia rispetto a quanto nello stesso periodo assegnavano all’OMS, 1,535 miliardi di dollari.

 

Non tutto questo danaro, ottenuto in clima di emergenza, sarà utilizzato per l’emergenza: grazie al Coronavirus, anche tutti gli altri programmi vaccinali saranno rinforzati ad ogni latitudine a suon di miliardi di dollari

GAVI fornisce l’8,18% dell’intero budget dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che si deve sommare al 12,12% dato all’OMS indipendentemente dalla Fondazione Gates; la somma delle due cifre – praticamente private – supera la percentuale in carico agli USA (15,18%), che ora per volontà di Trump hanno interrotto l’erogazione di danaro pubblico all’ente.

 

L’approccio di GAVI alla salute pubblica è stato descritto come orientato al business e alla tecnologia, usando misure orientate al mercato e cercando risultati quantificabili. Questo modello, chiamato anche «approccio Gates» è  in contrasto con l’approccio della Dichiarazione  di Alma Ata (1978), che si concentra sugli effetti dei sistemi politici, sociali e culturali sulla salute.

 

La Conferenza Internazionale sull’assistenza sanitaria primaria fu un evento di fondamentale importanza per la storia mondiale della medicina, e vide nella città sovietica di Alma Ata (ora Almaty, Kazakhstan) la partecipazione di praticamente tutte le Nazioni con l’esclusione della Repubblica Popolare Cinese, Paese peraltro confinante con Almaty.

 

Al punto 4 della Dichiarazione di Alma Ata possiamo per esempio leggere: «Le persone hanno il diritto e il dovere di partecipare individualmente e collettivamente alla progettazione e alla realizzazione dell’assistenza sanitaria di cui hanno bisogno».

L’«approccio Gates» è  in contrasto con l’approccio della Dichiarazione  di Alma Ata (1978), che si concentra sugli effetti dei sistemi politici, sociali e culturali sulla salute

 

Punto 6: «L’assistenza sanitaria primaria è costituita da quelle forme essenziali di assistenza sanitaria che sono basate su tecnologie e metodi pratici, scientificamente validi e socialmente accettabili, che sono rese accessibili a tutti gli individui e alle famiglie nella comunità grazie alla loro piena partecipazione».

 

Ci pare che nei magheggi di Gates, GAVI ed OMS vi sia ben poca partecipazione popolare, e nemmeno tecnologie e metodi «csientificamente validi e socialmente accettabili».

 

Ci chiediamo se in Italia vi sia un’opposizione in grado di chiedere conto al governo di queste aberrazioni

Riunioni come quella in cui Conte ha promesso i quasi 300 milioni di euro di danaro pubblico per il cittadino non sono nuove e sono continuate imperterrite anche durante il lockdown, come riportato da Renovatio 21.

 

Al di là della legittimità di questi finanziamenti – in ispecie di minaccia di collasso sistemico imminente – ci chiediamo come sia possibile che non vengano prese in considerazione 1) le voci di chi esprime dubbi sulla possibilità di aver un vaccino contro il C-19 (un po’ come il mai arrivato vaccino per il raffreddore) e 2) le prime inquietanti testimonianze sugli effetti collaterali dei primi vaccini sperimentali.

 

Ci chiediamo, cioè, quanti anche nei partiti non al potere abbiamo timore del dio Vaccino, e quanti ancora ne sono devoti

Ci chiediamo se in Italia vi sia un’opposizione in grado di chiedere conto al governo di queste aberrazioni. Ci chiediamo, cioè, quanti anche nei partiti non al potere abbiamo timore del dio Vaccino, e quanti ancora ne sono devoti.

 

La posta in gioco è altissima: e non stiamo parlando dei miliardi di dollari, ma dei miliardi di persone che dovranno sottostare a questi programmi biologici calati dall’alto in disprezzo della libertà, dell’autonomia e della dignità dell’Uomo.

 

 

 

Immagine di Ben Fisher/GAVI Alliance via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0)

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Mons. Viganò loda Alberto di Monaco, sovrano cattolico che non ha ratificato la legge sull’aborto

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L’arcivescovo Carlo Maria Viganò ha lodato il principe Alberto di Monaco che nel principato dove è regnante ha rifiutato di firmare la legge per legalizzare l’aborto.

 

«Il Principe Alberto di Monaco, coerentemente con la Fede che egli professa e con l’autorità sacra che legittima la sua funzione di sovrano del Principato di Monaco, non ratifica la proposta di legge per la depenalizzazione dell’aborto, crimine esecrando» scrive Sua Eccellenza in un post sul social media X. «Nel 1990 fa il Re Baldovino del Belgio abdicò, piuttosto di dare la propria approvazione all’odiosa legge sull’aborto: anch’egli fu un Monarca veramente cattolico».

 

«Suscita sconcerto il silenzio del Vaticano dinanzi a questa testimonianza di Fede, che dovrebbe essere additata ad esempio: un silenzio che diventa assordante quando tace davanti all’uccisione di milioni di innocenti massacrati nel ventre materno. Un silenzio che è riecheggiato quando Joe Biden finanziava l’industria dell’aborto e lo autorizzava fino al momento del parto» continua monsignore.
«La “chiesa sinodale” presta ascolto al “grido della Terra”, mentre finge di non udire il gemito dei bambini sterminati. Essa è troppo impegnata a propagandare gli “obiettivi sostenibili” dell’Agenda 2030 (tra cui figura anche l’aborto, definito ipocritamente “salute riproduttiva”) per denunciare i sacrifici umani di questa società antiumana e anticristica. Troppo occupata a lucrare sul traffico di clandestini che dovrebbe invece denunciare come strumento di islamizzazione dell’Europa un tempo cristiana» tuona l’arcivescovo già nunzio apostolico negli Stati Uniti d’America.

 

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Come riportato da Renovatio 21, in passato il prelato lombardo ha definito l’aborto come «il sacramento di Satana».

 

«Morte. Solo morte. Morte prima di nascere. Morte durante la vita. Morte prima di morire naturalmente. Significativamente, chi è favorevole alla morte degli innocenti – bambini, malati, anziani – è contrario alla pena di morte. Si può essere trovati indegni di vivere perché poveri, perché vecchi, perché non voluti da chi ci ha concepito; ma se si massacrano persone o si compiono delitti orrendi, la pena capitale è considerata una barbarie» aveva scritto monsignore in un testo di due anni fa.

 

«Dovremmo iniziare a comprendere che i teorizzatori di questa immane strage che si perpetua da decenni e ci ripiomba nella barbarie del peggior paganesimo non si considerano parte dello sterminio: nessuno di loro è stato abortito; nessuno di loro è stato lasciato morire senza cure; a nessuno di loro è stata imposta la morte per ordine di un tribunale. Siamo noi, siete voi e i vostri figli, i vostri genitori, i vostri nonni che dovete morire, e che vi dovete sentire in colpa perché siete vivi, perché esistete e producete CO2».

 

«L’aborto è un atto di culto a Satana. È un sacrificio umano offerto ai demoni, e questo lo affermano orgogliosamente gli stessi adepti della «chiesa di Satana», che negli Stati Americani in cui l’aborto è vietato rivendicano di poter usare i feti abortiti nei loro riti infernali. D’altra parte, in nome della laicità si abbattono le Croci e le statue della Madonna e dei Santi, ma al loro posto iniziano a comparire immagini raccapriccianti di Bafometto» ha detto monsignore.

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«L’aborto è un crimine orrendo perché oltre alla vita terrena priva il bambino della visione beatifica, destinandolo al limbo perché sprovvisto della Grazia battesimale. L’aborto è un crimine orrendo perché cerca di strappare a Dio delle anime che Egli ha voluto, ha creato, ha amato e per le quali ha offerto la propria vita sulla Croce. L’aborto è un crimine orrendo perché fa credere alla madre che sia lecito uccidere la creatura che più di tutte, e a costo della sua stessa vita, ella dovrebbe difendere. E con tale crimine quella madre si rende assassina e se non si pente si condanna alla dannazione eterna, vivendo molto spesso anche nella vita quotidiana il rimorso più lancinante. L’aborto è un crimine orrendo perché si accanisce sull’innocente proprio a causa della sua innocenza, rievocando gli omicidi rituali dei bambini commessi nelle sette di ieri e di oggi. Sappiamo bene che la cabala globalista è legata dal pactum sceleris della pedofilia e di altri crimini orrendi, e che a quel patto sono vincolati esponenti del potere, dell’alta finanza, dello spettacolo e dell’informazione».

 

«Rifiutiamo l’aborto e avremo milioni di anime che potranno amare ed essere amate, compiere grandi cose, diventare sante, combattere al nostro fianco, meritare il Cielo».

 

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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0) 

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Nuovo libro per bambini insegna ai bambini di 5 anni che l’aborto è un «superpotere»

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Amelia Bonow, fondatrice del movimento social Shout Your Abortion («grida il tuo aborto») e tra le attiviste pro-aborto più note negli Stati Uniti, ha pubblicato un libro per bambini intitolato Abortion is Everything («L’aborto è tutto»), destinato a lettori dai 5 agli 8 anni. Lo riporta LifeSite.   Annunciato sui canali ufficiali di Shout Your Abortion, il volume – scritto insieme a Rachel Kessler e illustrato da Emily Nokes – presenta l’aborto in termini esclusivamente positivi e accessibili, definendolo un «superpotere unicamente umano»: la capacità di «immaginare il futuro e fare scelte che ci portino alla vita che desideriamo».   Nei post promozionali su Instagram e altri social si legge: «Genitori, educatori e operatori sanitari cercavano da tempo uno strumento per parlare ai bambini dell’aborto, soprattutto con tutto il rumore politico che lo circonda». Il libro, spiegano, «parla direttamente ai bambini di cos’è l’aborto, di come ci si sente e del perché lo si sceglie», omettendo completamente che l’aborto termina la vita di un essere umano.

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Un post descrive l’aborto come «uno strumento che permette agli esseri umani di plasmare il proprio destino e che ha plasmato il mondo intero che ci circonda». Il messaggio si chiude affermando che il libro serve a «riscrivere fin dalle basi i nostri copioni culturali sull’aborto».   I commenti sotto i post sono entusiastici: «Lo adoro. Parlo di aborto ai miei figli da quando erano piccoli ed è bellissimo sentire una bimba dire: “Non devi restare incinta se non vuoi”». Un’altra utente: «Lo compro oggi per la mia futura prole!!».   Molti degli stessi che celebrano questo libro per l’infanzia accusano invece Meet Baby Olivia – un video educativo che mostra semplicemente lo sviluppo prenatale umano, senza menzionare l’aborto – di essere «propaganda» e «lavaggio del cervello» ai bambini piccoli, solo perché si basa su fatti scientifici.     La Bonow non è nuova a iniziative di questo tipo. Nel 2019 era apparsa nella serie YouTube «Kids Meet» con l’episodio «I bambini incontrano una persona che ha abortito», dove aveva già annunciato l’imminente uscita di un libro per bambini sull’argomento. Il video originale è stato rimosso dalla piattaforma ufficiale, ma è ancora disponibile altrove.   Il libro rappresenta l’ultimo capitolo di una lunga tradizione di materiale pro-aborto rivolto a bambini e adolescenti, spesso finanziato anche con fondi pubblici.  

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Nel video della serie «Kids Meet», Amelia Bonow racconta ai bambini (soprattutto preadolescenti e adolescenti) di essere rimasta incinta dopo un rapporto non protetto con il fidanzato, ma ha negato di essere stata irresponsabile e ha precisato che il compagno aveva appoggiato la decisione di abortire.   La maggior parte dei piccoli intervistati rimane impassibile alle sue parole; solo un ragazzo manifesta disagio ed è stato subito rimproverato dalla Bonow, che descrive l’intervento figlicida con termini volutamente disumanizzanti e imprecisi: «l’abortista ha semplicemente succhiato via la gravidanza», evitando di parlare di bambino o anche solo di feto. I bambini presto adottano lo stesso linguaggio riduttivo.   Un ragazzo più grande paragona il feto a un «cetriolo di mare», ridendo: «Non pensa, sta solo vivendo. È come il tuo braccio: non ha pensieri complessi. E nemmeno un bambino nel grembo». Bonow scoppia a ridere e ha replicato: «Mi piace la tua opinione».   Quando una bambina dice che «a volte l’aborto può essere sbagliato», la Bonow la interrompe bruscamente: «non lo so, non sono d’accordo. Vogliamo davvero che la gente faccia tutti quei bambini?». La donna poi scredita l’adozione, insinuando che far crescere il proprio figlio in un’altra famiglia sia peggio che eliminarlo con un aborto.   La Bonowa ha anche attaccato i pro-life: «non li chiamo pro-life, li chiamo anti-scelta. Quelli che si dicono pro-life non si curano delle persone che hanno figli che non possono mantenere e finiscono in povertà assoluta. Vogliono negare l’accesso all’assistenza sanitaria. Io dico: voi non siete pro-life. Io sì che sono pro-life».   Resta da capire contro quale «scelta» siano gli anti-scelta e a favore della vita di chi si dichiari «pro-life» mentre difende l’uccisione intenzionale di un essere umano – che, tra le altre cose, viene privato per sempre anche dell’«accesso all’assistenza sanitaria».   Un’altra attivista pro-aborto, Mary Walling Blackburn, aveva già pubblicato un libro per l’infanzia in cui i bambini abortiti venivano presentati come «fantasmi felici».

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Bioetica

«Estrema irrazionalità bioetica al servizio della biopolitica»: vescovo spagnolo denuncia la «tragedia dei 73 milioni di aborti» all’anno

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Il presidente della Conferenza episcopale spagnola ha denunciato la «tragedia dei 73 milioni di aborti» praticati ogni anno in tutto il mondo. Lo riporta LifeSite.

 

Nel suo discorso alla 128ª Assemblea plenaria dei vescovi spagnoli a Madrid, Luis Javier Argüello García, arcivescovo di Valladolid, ha parlato di come l’aborto venga messo a tacere dalla società secolarizzata e i sostenitori della vita vengano emarginati.

 

«Chiunque dichiari pubblicamente che l’aborto è oggettivamente immorale perché pone fine alla vita di un essere umano diverso dai genitori rischia una dura condanna personale, sociale e politica: “Mettere in discussione questa conquista? Dubitare di questo diritto? Questo è il culmine del pensiero fascista e autoritario e merita di essere immediatamente etichettato come estremismo di destra”», ha affermato monsignor Argüello.

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«Fornire informazioni alle donne incinte è considerato un abuso, e pregare fuori da una clinica per l’aborto è considerato una minaccia». «Perché questo rifiuto di pensare razionalmente e di lasciare che la scienza – DNA, genomica, ultrasuoni, ecc. – parli, informi e ci permetta di riconoscere la verità?» ha chiesto.

 

L’arcivescovo ha affermato che l’essere umano è «un organismo vivente della specie Homo Sapiens».

 

«Secondo questa definizione, il fatto che un feto o un embrione sia un essere umano è semplicemente un fatto biologico», ha osservato. «Basta dare un’occhiata a qualsiasi libro di testo di embriologia medica per vedere che gli scienziati confermano all’unanimità che, dal momento della fecondazione, nel corpo della madre si crea un organismo umano vivente e indipendente, con un proprio patrimonio genetico».

 

«Per questo non c’è bisogno di consultare la Bibbia, anche se essa ci insegna che la sua dignità è sacra e che è dotata di un’anima immortale», ha aggiunto il presule.

 

«La società occidentale ha completamente soppresso la questione dell’aborto», ha affermato Argüello. «La tragedia di 73 milioni di aborti in tutto il mondo ogni anno, di cui 100.000 in Spagna, è diventata la normalità. Siamo arrivati ​​a un punto di estrema irrazionalità nella bioetica, che è al servizio della biopolitica».

 

«Nello stesso ospedale, un gruppo di medici può essere determinato a salvare un feto di cinque mesi e mezzo, mentre un altro gruppo nella stanza accanto uccide deliberatamente un bambino della stessa età», ha affermato, sottolineando l’ipocrisia e l’incoerenza della posizione pro-aborto.

 

«Questo è del tutto legale. Allo stesso modo, la legge può punire la distruzione di un nido d’aquila con una multa di 15.000 euro e fino a due anni di carcere, ma garantisce il diritto di uccidere un bambino con sindrome di Down fino al termine della gravidanza».

 

«Tuttavia, una prospettiva cattolica non può limitarsi ad affermare la protezione della vita nascente e a lottare contro l’aborto», ha sottolineato l’arcivescovo. «Deve tenere conto della madre, del padre e delle circostanze ambientali, sociali ed economiche che accompagnano la gravidanza, il parto e i primi anni di vita».

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Monsignor Argüello ha sottolineato l’importanza di sostenere le madri in situazioni difficili prima e dopo il parto, un compito che molte organizzazioni e individui pro-life intraprendono regolarmente.

 

«Vorrei esprimere la mia solidarietà a tutte le donne incinte e incoraggiarle a non esitare a chiedere aiuto quando si trovano ad affrontare lo stress di una gravidanza potenzialmente indesiderata», ha affermato. «La soluzione a una situazione così spesso difficile da sopportare da soli non dovrebbe essere l’interruzione della vita non ancora nata. Ribadisco l’impegno della Chiesa e di tante donne e uomini ragionevoli di buona volontà ad aiutare in questa situazione».

 

«La presunta soluzione ai problemi che richiedono politiche a favore della famiglia e della vita è un sintomo dell’indebolimento morale della nostra democrazia», ha concluso.

 

Come riportato da Renovatio 21, monsignor Arguello ha rilanciato lo scorso anno la causa di beatificazione della monarca spagnuola Isabella di Castiglia detta Isabella la Cattolica (1451-1504), tuttavia il Dicastero per le Cause dei Santi ha appena annunciato che, dato il contesto attuale, è «quasi impossibile» portare a termine il processo.

 

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Immagine di Iglesia en Valladolid via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic

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