Spirito
Vaccini, un parroco scrive a Famiglia Cristiana
Pubblichiamo la lunga lettera di Don Marco Belleri a Famiglia Cristiana, scritta qualche mese fa in reazione all’incredibile sostegno dato all’obbligo vaccinale dal settimanale paolino così come da Avvenire, dalla CEI, dalla SIR e dalla Pontificia Accademia per la Vita – cioè, dal mondo istituzionale cattolico tutto.
La lettera, a quanto sappiamo, non ha ricevuto risposta.
Seggiano, 5 dicembre 2017
LETTERA A FAMIGLIA CRISTIANA
Ho già scritto a mons. Parolin e alla Pontificia Accademia per la Vita sulle vaccinazioni e vi ho mandato le copie. Spero sinceramente che non le abbiate lette, perché se l’avete fatto e non avete avuto il minimo dubbio nello scrivere l’articolo «Vaccini, tutta la verità» su Famiglia Cristiana n° 39 del 24 settembre 2017, alle pp 22-26, la situazione è molto grave, tenuto conto delle molte persone semplici che si fidano di voi. Per questo ho voluto scrivervi direttamente.
Per la verità la spinta definitiva a scrivervi mi è venuta ascoltando, mi pare il 23/11, il commissario europeo alla sanità che parlava di responsabilità morale dei movimenti per la libertà delle vaccinazioni di fronte ai potenziali morti per malattie infettive; si raggiunge ormai un livello di miseria istituzionale che non si vergogna più di nulla, sottolineando ciò che le fa comodo e nascondendo una montagna di marciume.
Le questioni morali e di fede che questo argomento tira in ballo sono tante.
Cercherò da un lato di riprendere e completare alcuni argomenti affrontati nelle due lettere citate (che rimangono un riferimento), alla luce di critiche e approfondimenti successivi, e poi brevemente, nelle conclusioni, di allargare la visione a un orizzonte più vasto di cui il tema delle vaccinazioni è solo un aspetto: solo poche parole per aprire la via a una dignità umana che ora è umiliata.
solo poche parole per aprire la via a una dignità umana che ora è umiliata
Non risponderò necessariamente punto per punto a quello che avete scritto, perché tanti punti si intersecano l’uno con l’altro. Come voi parlerò delle vaccinazioni di massa in generale e in particolare della legge entrata in vigore in Italia, senza entrare nei particolari delle singole malattie e dei singoli vaccini, con le loro caratteristiche e le loro storie.
Voglio anche precisare lo spirito con cui scrivo. Non mi interessa attaccare o combattere nessuno, fuori o dentro la Chiesa. Mi interessa di costruire partendo da un punto fondamentale: l’impegno per una conoscenza non superficiale di ciò che sta accadendo, delle sue radici ideologiche e delle conseguenze per questa umanità che il Padre ama molto più di noi.
Voglio anche precisare lo spirito con cui scrivo. Non mi interessa attaccare o combattere nessuno, fuori o dentro la Chiesa. Mi interessa di costruire partendo da un punto fondamentale: l’impegno per una conoscenza non superficiale di ciò che sta accadendo, delle sue radici ideologiche e delle conseguenze per questa umanità che il Padre ama molto più di noi
Io ho autorità solo su quello che scrivo personalmente, non sulla prospettiva con cui leggono gli altri, che, purché siano onesti, hanno il diritto di leggere come vogliono. L’esempio del Papa è eloquente; da una parte c’è chi lo esalta e lo considera il salvatore della Chiesa, dall’altra chi cerca e si appiglia ad ogni parola che dice per mostrare che sta distruggendo la Chiesa.
Lui non fa altro che essere quello che è, di vivere i doni che Dio gli ha fatto, ben consapevole che la sua piccolezza umana è quella di ogni persona; non è colpa sua se lo hanno scelto (una volta si diceva che è stato lo Spirito Santo a guidare i cardinali!).
Io sono un cristiano e un prete cattolico per cui la Chiesa è mia madre. Quando i profeti o Gesù stesso usavano dure parole non era certo per distruggere ma per scuotere, costruire. È giusto che la Chiesa sia ferma sulla teoria del gender, con la sua violenza diabolica specie verso i più deboli, i ragazzi, con le sue evoluzioni che rasentano la demenza, incapaci ormai di vedere da un lato l’evidenza, dall’altro il degrado della dignità umana verso cui si sta precipitando (purtroppo anche qui con un po’ di confusione; il Papa è chiaro, ma ci sono riviste e giornali cattolici che sono per lo meno ambigui sull’argomento.
Io sono un cristiano e un prete cattolico per cui la Chiesa è mia madre. Quando i profeti o Gesù stesso usavano dure parole non era certo per distruggere ma per scuotere, costruire
Forse per essere moderni, ma la modernità comporta troppo spesso, e nei più svariati campi, la mancanza di umiltà verso un mistero più grande di noi, che ci dà la vita e ci indica come viverla).
Spesso però non si vede un’altra evidenza: che la «decostruzione» (non è un caso che Derrida stesso l’abbia definita un virus), la destrutturazione della nostra umanità, non riguarda solo la sessualità ma un’infinità di altri campi, tra cui c’è proprio la destrutturazione del sistema immunitario, delle capacità di difesa dell’organismo umano, da parte di una medicina tanto ignorante quanto arrogante.
Spesso però non si vede un’altra evidenza: che la «decostruzione», la destrutturazione della nostra umanità, non riguarda solo la sessualità ma un’infinità di altri campi, tra cui c’è proprio la destrutturazione del sistema immunitario, delle capacità di difesa dell’organismo umano, da parte di una medicina tanto ignorante quanto arrogante
Leggendo la vostra nota del 4 agosto, di cui l’articolo di settembre mi sembra il punto di arrivo, ho avuto l’impressione che siate più preoccupati di demolire le ragioni di chi reagisce a questa forzatura vaccinale, piuttosto che di cercare di capire in profondità delle obiezioni tutt’altro che banali: età precoce, mancanza di esami pre-vaccinali, troppe dosi somministrate insieme, etc.
Naturalmente io non posso giudicare la vostra onestà intellettuale, la vostra buona fede, posso solo riflettere sui contenuti. Sono certo, considerando la vostra visione, che se leggerete tutto quello che vi scrivo mi incasellerete tra i «complottisti»; non è un problema per me, che ormai ho una certa età e, come si dice, ho le spalle larghe, ma perché rigirare come si vuole e tradire la Verità come fate voi vuol dire umiliare e ferire l’uomo, oltre che tradire Dio stesso.
Su una cosa non potete non convenire: la mia certezza, anche solo soggettiva, che questa forzatura vaccinale sia un male per i nostri bambini e per l’umanità, mi impone di parlare. È una questione di responsabilità; ricordate certamente che la Bibbia parla di responsabilità di chi fa il male, ma anche di chi non dice niente di fronte al male che riconosce.
Un’ultima precisazione; non necessariamente le mie argomentazioni saranno esaustive sul piano della visione meccanicistica della medicina; ma se siete onesti e andate a verificare scoprirete che ben poche delle teorie vaccinali date per certe hanno una reale conferma scientifica, come apparirà da quello che dirò. La verità è infinitamente più grande delle poche cose che sa comprendere una scienza arrogante; l’arroganza è la negazione della verità.
La pronuncia della Corte Costituzionale è una spinta ancora maggiore a parlare, di fronte a una deriva che sembra senza fondo.
Parlare perché ci sono tante persone che si rendono conto di una situazione fuori controllo, ma sono confusi su cosa fare e su come conoscere meglio le cose. D’altronde è questo il modo con cui ogni potere ha cercato di prevalere: divide et impera.
Anche ad occhi poco esperti, ma che si interrogano con onestà, appare chiara la superficialità con cui vengono affrontati tanti problemi, superficialità dovuta al fatto che al sistema medico sembra dovuta una sorta di fiducia cieca che non è dovuta neanche a Dio, per cui si pensa che basta alzare la voce, ripetere mille volte come un disco rotto le stesse cose, minacciare, zittire voci diverse.
La scienza è utile quando è umile, staccata da interessi economici e di dominio, quando riconosce i suoi limiti ed errori, quando sa di essere solo uno dei modi di conoscenza della realtà, anche materiale. Altrimenti diventa devastante.
La scienza è utile quando è umile, staccata da interessi economici e di dominio, quando riconosce i suoi limiti ed errori, quando sa di essere solo uno dei modi di conoscenza della realtà, anche materiale. Altrimenti diventa devastante.
A questo proposito ricordo il vostro appello ad avere più fiducia nella scienza. Ma siete così sicuri che questa scienza sappia cosa fa? Visto che viene fatta l’apologia della scienza moderna, una domanda è ineludibile: è in grado la scienza moderna di comprendere la vita?
La risposta a questa domanda è decisiva perché, giunto con la tecnologia a una potenza materiale illimitata, l’uomo può incidere mortalmente sugli equilibri vitali del pianeta.
Accanto al fatto che molti esperti di valore mondiale hanno idee molto diverse, la risposta è semplice. Il sistema vivente è il modello paradigmatico della complessità; ciò che del sistema va perduto nel processo di analisi scientifica non può essere più recuperato attraverso la via razionale della sintesi.
E ciò che viene perduto in tante analisi meccanicistiche non è marginale, ma l’essenza stessa della vita, la sua singolare forza integratrice, la prodigiosa capacità di legare ogni sua espressione in un sistema coerente. Dunque quello che un mondo tecno-scientifico arrogante riesce a vedere è solo un cadavere, in cui restano solo le fattezze esterne degli esseri viventi.
Solo chi cerca di vedere l’unità voluta da Dio riesce non tanto a comprendere (noi siamo troppo piccoli per prendere dentro di noi ciò che ci supera ), quanto a inserirsi e a partecipare a quello che accade dentro di noi e intorno a noi.
Alcune domande
Prima di analizzare più in profondità le varie questioni, voglio porvi alcune domande.
Come potete ripetere pedissequamente quello che vi viene detto dall’apparato sanitario ufficiale, il vangelo delle Lorenzin, dei Ricciardi, dei Burioni di turno, senza avere almeno qualche dubbio, che ogni persona intelligente non può non avere?
Come mai questa urgenza di vaccinare se non c’è alcuna epidemia né rischio di epidemia? Di fronte alle allarmanti parole di Lorenzin, Ricciardi, Mattarella (nell’introduzione al decreto) Gentiloni e la stessa OMS dicono che non c’è alcuna emergenza in corso. Come mai allora si vogliono imbottire i bambini di pochi mesi di intrugli tutt’altro che innocui (coi richiami sono 50 vaccini nei primi tre anni di vita)?
Come mai è stata montata questa idea dell’epidemia quando a fine anni ’90 ci sono stati, ad esempio, dieci volte più casi di morbillo e nessuno ha pensato a epidemie e allarmi sociali? Perché siamo progrediti?
Come mai è stata montata questa idea dell’epidemia quando a fine anni ’90 ci sono stati, ad esempio, dieci volte più casi di morbillo e nessuno ha pensato a epidemie e allarmi sociali?
Avete verificato le cause di morte in Italia? Come mai tanta attenzione e tanto sforzo e tanta violenza istituzionale in un campo che alla fine è insignificante per le cause di morte, rispetto alle malattie provocate da un innaturale sistema di vita? Come mai dare tanto credito a un sistema medico che crea degli uomini bisognosi di cure invece che salute?
Tanto più che studi americani autorevoli hanno verificato che le patologie legate a medicinali, malattie prese in ospedale, errori medici, sono la quarta causa di morte negli Stati Uniti.
Come potete non vedere che il potere delle lobby farmaceutiche è talmente grande da schiacciare e umiliare ogni pensiero o persona che lo contrasta?
Come potete non vedere che il potere delle lobby farmaceutiche è talmente grande da schiacciare e umiliare ogni pensiero o persona che lo contrasta?
Come fate a non vedere che questo sistema medico è diventato una nuova religione che non sopporta di essere criticata e reagisce rabbiosamente (dicendo che è per il bene della gente) quando vede che il suo potere comincia a scricchiolare?
Come potete non interessarvi dei vari passaggi di questa vicenda, con i discorsi preliminari di Bill Gates e dell’OMS, con le vicende tutt’altro che limpide della GlaxoSmithKline, con gli enormi conflitti di interessi in vari personaggi coinvolti (tenendo conto che tutti e dieci i vaccini proposti dalla legge sono prodotti dalla GSK)?
E poi c’è da ricordare l’ «onore» dato all’Italia da Obama di essere la cavia mondiale per queste sperimentazioni; questi sono gli impegni internazionali citati da Mattarella nel decreto (che gli richiedono di ritornare al 1938, ultima volta che dei bambini, ebrei, sono stati esclusi dalla scuola).
Come fate a non vedere che questo sistema medico è diventato una nuova religione che non sopporta di essere criticata?
Non vi farebbe male leggere la convenzione di Oviedo, anch’essa impegno internazionale firmato dall’Italia.
Come si può credere a una ministra che per ottenere i suoi scopi moltiplica le menzogne?
Come si può credere a una ministra che per ottenere i suoi scopi moltiplica le menzogne?
Ne ricordo solo due tra le più plateali.
In due anni successivi ha parlato di epidemie di morbillo a Londra con più di duecento morti; secondo i dati ufficiali inglesi i morti erano stati uno, sia in un anno che nell’altro. Parlando di questa ipotetica epidemia ha detto che in Italia gli ospedali erano zeppi di malati di morbillo; tenuto conto che i casi in marzo, picco dell’ «epidemia», erano 850 in tutta Italia e che forse un quarto sono andati in ospedale ci si chiede da che cappello possa estrarre simili scemenze.
Tanto più che la terribile epidemia era già finita in maggio, con 111 casi (nel maggio 2011 sono stati circa 1200, senza alcun allarme epidemia).
Come mai l’AIFA non ha pubblicato i dati sulle segnalazioni dei danni da vaccino dal 2014 al 2016, guarda caso proprio mentre veniva costruito tutto il castello per la nuova legge vaccinale?
I dati sono stati poi pubblicati su spinta del CODACONS e mostrano nel 2014 quasi 8000 segnalazioni di cui più di 900 gravi.
Di fronte alla miseria intellettuale della ministra, come si può pensare che chi si oppone a tutto questo e cerchi di difendere i propri bambini sia uno squilibrato da trattare con disprezzo? Le vostre argomentazioni assolute inevitabilmente comprendono il disprezzo per chi non le accetta.
Se davvero i vaccini sono così innocui, come mai solo sul sito medico ufficiale PubMed ci sono decine di migliaia di articoli scientifici che si interrogano sulla tossicità, sugli effetti nocivi, sugli effetti collaterali dei vaccini? Se sono così innocui, perché tanti scienziati sono così preoccupati?
Se davvero i vaccini sono così innocui, come mai solo sul sito medico ufficiale PubMed ci sono decine di migliaia di articoli scientifici che si interrogano sulla tossicità, sugli effetti nocivi, sugli effetti collaterali dei vaccini?
Come si può porre la propria fiducia cieca in una comunità scientifica ufficiale che si avvale di studi finanziati in gran parte dalle case farmaceutiche (la stessa agenzia europea del farmaco, EMA, è finanziata per più dell’87% dalla case farmaceutiche)?
Come mai tutta questa concentrazione di vaccini per malattie spesso ormai sparite (legate ad esempio a acqua inquinata e denutrizione come la difterite), o benigne in normali condizioni di vita (che aiuterebbero il sistema immunitario a rinforzarsi), o che non ha senso fare a bambini così piccoli (come epatite B e tetano.)?
Sapete che la maggioranza dei bambini nasce già immune dal tetano e che basta un semplice test per verificarlo?
Come è possibile che malattie dell’infanzia benigne, le malattie esantematiche che rinforzano il sistema immunitario come migliaia di studi hanno mostrato e i fatti confermano, malattie che quasi tutti quelli che hanno una certa età hanno preso, e che i migliori medici, compresi i primari ospedalieri (non i ciarlatani), consigliavano di fare in modo di prendere, siano diventate in pochi anni malattie terribili, causa di pericolose epidemie?
Come ascoltare ciecamente un sistema medico, in particolare quello italiano che con un uso senza senso degli antibiotici ha creato una antibiotico-resistenza che sta assumendo proporzioni drammatiche?
Tra l’altro un eccesso di antibiotici indebolisce, squilibra e modifica la flora batterica intestinale, fondamentale filtro contro tanti agenti esterni pericolosi per l’organismo. A questo si aggiunga l’orrore per la febbre, essenziale difesa contro le aggressioni batteriche, combattuta con un uso assurdo di antipiretici.
Come si può dare credito a uno Stato che lucra su alcol, tabacco, giochi d’azzardo, e poi si mostra tanto solerte nel campo delle vaccinazioni?
Come si può dare credito a uno Stato che lucra su alcol, tabacco, giochi d’azzardo, e poi si mostra tanto solerte nel campo delle vaccinazioni?
Come potete non vedere quanto è indegno quello che stanno facendo nei confronti di tanti bambini nelle scuole? Come potete non dire niente di fronte alle paure montate verso chi non vaccina, senza vedere che è un’ammissione dell’inefficacia delle vaccinazioni?
Che interesse potranno mai avere quelli che vedono quello che voi non vedete e accettano ogni violenza, insulto, umiliazione per difendere i loro figli?
Come potete non vedere quanto è indegno quello che stanno facendo nei confronti di tanti bambini nelle scuole?
Cosa ci guadagna un genitore, che sa bene come suo figlio sia stato danneggiato dai vaccini, a essere maltrattato da un sistema medico arrogante e irrispettoso di fronte a cui voi vi inchinate con un atto idolatrico?
Nella nota del 4 agosto riportate un passo di Roberta Chersevani che è dispiaciuta di dover arrivare all’obbligatorietà, ma visto il basso livello di maturità nel nostro Paese …! Maturità cosa significa: smettere di pensare e affidarsi senza discutere a questo sistema medico?
Come potete non vedere (e come possono non vederlo loro) che i medici sono trascinati nel fango, ridotti a una macchinetta per le vaccinazioni?
Non visitano il paziente prima, non verificano se è già immune, se è allergico, non vanno a leggere con attenzione i bugiardini, le schede tecniche, le sperimentazioni sui vaccini (che se hanno un po’ di coscienza porrebbero loro tanti problemi). La buona pratica medica richiede controllo prima e dopo, accompagnamento; invece è richiesto solo di vaccinare a raffica.
Legato a questo come potete non interrogarvi su uno dei fondamenti della fede, che vede la persona come unica e irripetibile nel corpo e nello spirito, mentre viene trattata come un numero in una massa di entità tutte uguali?
Questo rinnega non solo l’etica, ma anche le stessa scienza (quella vera).
Come potete non vedere che i medici sono trascinati nel fango, ridotti a una macchinetta per le vaccinazioni?
Come mai non vi interrogate su molti altri dati incontestabili che non vengono nemmeno considerati perché mettono in discussione l’impianto ideologico che permette il colossale affare generato dal vendere i prodotti farmaceutici alle persone sane?
Come si può sapere che un euro speso in vaccini ne fa risparmiare 30 in cure se non c’è alcun termine di confronto essendo ormai tanti anni che ci sono le vaccinazioni di massa?
Qual è la popolazione di confronto?
Queste e tante altre domande dovrebbero farsele prima di tutto i medici.
Se da un lato voglio scusare tanti di loro che sono in buona fede e fanno quello che gli hanno insegnato essere il bene delle persone, dall’altro vorrei richiamarli alla loro responsabilità di uomini con un cervello e una coscienza che hanno il dovere di non accontentarsi delle solite banalità date per scontate.
Vorrei anche ricordare loro che troppe volte le persone che manifestano dubbi su questa pratica vaccinale -persone comuni, medici e specialisti non in linea col pensiero ufficiale- vengono trattate con disprezzo dalla categoria. Questo sì, sarebbe motivo di radiazione dall’ordine, non per chi si interroga con coscienza e serietà per la vera salute delle persone.
Tanti di questi medici, che spesso all’inizio erano favorevoli alle vaccinazioni, non sono meno competenti, tutt’altro, solo che appena mettono in dubbio qualche dogma ritenuto intoccabile (perché hanno avuto il coraggio di verificare tante nozioni che sono date per certe senza verificarle) vengono subito considerati fuori di testa e radiati da una molto aleatoria comunità scientifica (premi Nobel compresi). Dice un medico molto competente, che ha ricoperto cariche importanti: «cosa posso commentare da medico in mezzo a una categoria che non solo tace e mette la testa sotto la sabbia, ma anche criminalizza e mette all’indice chi, come me, si dichiara contrario alla vaccino mania?».
Ci sono tantissime riflessioni, che partono da medici e persone legate al mondo medico, sulla tossicità dei farmaci che fanno ammalare, sull’inganno della medicina preventiva, sugli effetti collaterali; ne cito solo uno perché è riportato in un articolo sui medicinali di qualche mese fa dall’Osservatore Romano (sempre che non pensiate che anche quel giornale pubblichi bufale!): Ben Goldracre, Effetti Collaterali, Mondadori (sottotitolo: «come le case farmaceutiche ingannano medici e pazienti»).
Bufale ufficiali
Visto che uno dei vostri argomenti preferiti è sciorinare le bufale di chi ha dubbi sulla pratica vaccinale imposta da questa legge, è doveroso sottolineare le bufale ben più devastanti e condizionanti propagandate dal sistema sanitario nazionale e dai suoi sostenitori, bufale totalmente antiscientifiche.
Una prima bufala è l’effetto gregge, cioè l’idea che se sono vaccinate almeno il 95% delle persone sono protetti anche quelli più deboli.
La nozione di immunità di gregge è usata per giustificare, in nome del bene comune, qualsiasi misura, spesso in contrasto con la libertà personale di scelta e provocando tensione e violenza gratuita verso chi non vaccina (e di questa violenza anche voi siete responsabili in prima persona). Ma questa nozione è falsa a vari livelli.
Se anche fosse vaccinato il 100% dei bambini non ci avvicineremmo neanche al 50% di persone immuni.
Infatti, e sono dati scientificamente inconfutabili, la vaccinazione non ha assolutamente gli stessi effetti di difesa prodotti dalla malattia:
1) oltre alla percentuale di coloro il cui corpo non risponde, la protezione dovuta alla vaccinazione in tantissimi casi cala e poi sparisce in pochi anni;
2) per tanti vaccini la presenza del titolo anticorpale dovuto alla vaccinazione non necessariamente impedisce di prendere la malattia e di trasmetterla. Questo è riconosciuto anche nei bugiardini di vari vaccini e ci fa capire, tra l’altro, l’assurdità del discorso sulla protezione degli immunodepressi, che con le vaccinazioni sono anzi maggiormente circondati da persone potenzialmente in grado di trasmettere le varie malattie;
3) tutto questo è abbondantemente confermato da una grandissima quantità di casi, documentati ufficialmente, di epidemie in cui la copertura vaccinale era quella prevista.
In particolare i dati sul morbillo non lasciano spazio a discussioni sulla mancanza di valore dell’effetto gregge: in Paesi ad altissima copertura vaccinale ci sono stati focolai di morbillo in cui si sono ammalati sia vaccinati che non vaccinati: vedi Cina, Vallonia, USA, Portogallo, Repubblica Ceca.
Tra le centinaia di casi particolarmente significativo è quello della Mongolia: col 100% di vaccinati si sono ammalate di morbillo decine di migliaia di persone, su circa 4 milioni di abitanti, in due anni (Questo caso in particolare è stato legato a una mutazione del virus a causa dei vaccini. Ma questa è una normalità per virus e batteri di cui si dimenticano quelli che giocano con essi, provocando pericolose mutazioni).
In Italia tra il 2008 e il 2012 c’è stato il massimo della copertura vaccinale, ma nel 2008 e nel 2011 ci sono stati molti più casi di morbillo che negli ultimi anni, senza alcun allarme;
4) la vaccinazione di massa fa perdere l’immunità cumulativa della popolazione adulta, nella misura in cui gradualmente diminuiscono le persone più vecchie che hanno preso la vera malattia e aumentano i vaccinati che non garantiscono questa copertura. Tutto questo rende la popolazione sempre più indifesa contro i virus.
Non solo, ma vari studi, e l’evidenza lo conferma, mostrano lo stretto legame tra malattie esantematiche prese da bambini (in particolare il morbillo) e la resistenza non solo a virus e batteri, ma anche ai tumori e alle malattie e disturbi neurologici nell’età avanzata.
Quando si prendevano le cosiddette malattie infantili i bambini piccoli erano protetti dall’immunità materna e gli adulti dall’immunità data dalla vera malattia, presa nell’infanzia. Le vaccinazioni di massa per le malattie infantili hanno alterato drasticamente questo schema naturale.
Il morbillo, malattia infantile di per sé benigna nelle società ben nutrite, è diventato potenzialmente pericoloso con le vaccinazioni; lo stesso vale per parotite, rosolia, varicella. Una bambina che prende il morbillo, quando diventerà mamma trasmetterà la protezione a suo figlio per i primi anni, quando il sistema immunitario immaturo del bambino non è in grado di gestire in modo efficace i virus naturali e nemmeno i virus attenuati dei vaccini.
Quando si prendevano le cosiddette malattie infantili i bambini piccoli erano protetti dall’immunità materna e gli adulti dall’immunità data dalla vera malattia, presa nell’infanzia. Le vaccinazioni di massa per le malattie infantili hanno alterato drasticamente questo schema naturale. L’interruzione del ciclo naturale del trasferimento di immunità tra madre e bambino è una conseguenza pericolosa e irreversibile delle attuali campagne di vaccinazioni prolungate.
Il paradosso dei vaccini è che riducono l’incidenza generale delle malattie infantili, ma le rendono molto più pericolose per la generazione successiva. A questo si aggiunga che in natura l’esposizione al virus avviene tramite le mucose (bocca, occhi, naso,..), mentre la maggior parte dei vaccini è immessa direttamente nel sangue; ma solo il contatto tramite le mucose produce anticorpi nella ghiandola mammaria, per cui le mamme solo vaccinate hanno meno anticorpi protettivi (o nessuno) da trasmettere attraverso la placenta e nessuno nel latte.
E allora che si fa?
Semplice si vaccinano i bambini sempre più piccoli, a partire dai due mesi (che, guarda caso, non possono dire niente e in cui tante capacità non sono ancora sviluppate e quindi non si possono vedere eventuali variazioni).
E così il piano ben studiato per rendere anche i sani dipendenti dalle case farmaceutiche è fatto. Perché questo è il motore di tutto il progetto, anche se non tutti gli attori che lo sostengono l’hanno capito.
E così il piano ben studiato per rendere anche i sani dipendenti dalle case farmaceutiche è fatto. Perché questo è il motore di tutto il progetto, anche se non tutti gli attori che lo sostengono l’hanno capito
Quando Henry Gadsen, direttore della Merck, quarant’anni fa diceva che il sogno era produrre farmaci per persone sane, così da poter vendere a chiunque, non aveva in mente solo un sogno, ma una strategia ben precisa, che nulla aveva a che vedere col bene e la salute delle persone.
Se tutto quello che sta accadendo ora sia un calcolo o solo poca attenzione scientifica non ho prove sufficienti per distinguerlo, posso solo vedere un fatto indiscutibile: all’umanità è stata tolta la vaccinazione naturale per imporle quella artificiale, indebolendo la sua capacità di resistere a tante malattie e aprendo la strada a tante altre.
Menzogne a sostegno
Naturalmente per arrivare a questo bisogna montare un castello di mezze verità e menzogne, che possono essere mantenute grazie al potere sull’informazione e sulla formazione dei medici; questi non vengono indirizzati verso la conoscenza e il potenziamento delle capacità naturali di difesa, ma verso la creazione nelle persone di dipendenza dal sistema medico e dai farmaci.
Molte di queste menzogne le avete riportate nelle vostre verità e quindi vi siete accodati a questo male, spero solo per superficialità (che di per sé non è un’attenuante, ma lascia spazio alla ricerca di un approfondimento e a un possibile ripensamento). Mi fermerò sulle più importanti.
Scomparsa delle principali malattie infettive grazie alle vaccinazioni
La prima menzogna è che le principali malattie infettive siano scomparse grazie alle vaccinazioni.
La sera della scontata sentenza della Corte Costituzionale, un medico alla radio, in compagnia di Burioni, parlava di centinaia di morti all’anno per morbillo prima delle vaccinazioni. Grafici basati sui dati ufficiali dell’ISTAT, dell’OMS, dei singoli Paesi, mostrano che non c’è stata alcuna variazione nella diminuzione dei morti per morbillo all’introduzione della vaccinazione.
La prima menzogna è che le principali malattie infettive siano scomparse grazie alle vaccinazioni.
Nel ’79, all’introduzione della vaccinazione facoltativa, erano 40 l’anno, in rapida diminuzione già da decenni.
Ci sono un’infinità di dati ufficiali che mostrano l’ininfluenza delle vaccinazioni nel calo della mortalità per le malattie infettive. Le curve della mortalità da fine ottocento in poi mostrano una diminuzione continua e si avvicinano a zero prima dell’introduzione delle vaccinazioni.
Inoltre peste, colera, malaria, scarlattina, tifo, sono scomparse in Italia senza alcun vaccino.
Il vaiolo (così come Ebola, per cui non c’erano cure e vaccini) non è stato eliminato con la vaccinazione ma con l’isolamento progressivo dei casi.
La diminuzione della mortalità è semplicemente legato alle migliori condizioni igieniche e alimentari. Anche dove sono state introdotte prima certe vaccinazioni, il tasso di mortalità, a parità di condizioni di vita, decresce alla stessa velocità dei luoghi dove non sono state fatte.
L’introduzione delle vaccinazioni non cambia nulla in questa decrescita.
C’è un solo caso di verifica in doppio cieco che ha quindi un valore scientifico inconfutabile; nei primi anni settanta l’OMS ha sperimentato una vaccinazione antitubercolare in India su 260000 persone, di cui la metà vennero vaccinate e la metà no.
Ebbene negli anni successivi si è constatato che l’incidenza della tubercolosi era maggiore nei vaccinati. Se uno non va a vedere questi e tanti altri dati facilmente verificabili parla a vanvera ed è responsabile e colpevole.
Danni da vaccino insignificanti
La seconda drammatica menzogna è che i vaccini producono pochissimi e leggeri effetti collaterali, senza paragone inferiori a quelli provocati dalle malattie ( è chiaro che se dico che la malattia produce danni in un caso su mille e la vaccinazione in un caso su un milione, c’è poco da dire).
Ma le cose sono molto diverse, e questa è una delle menzogne più sprezzanti e irrispettose della sofferenza di decine di migliaia di persone; e questa menzogna anche voi la sostenete.
Per interrogarsi basta leggere l’elenco dei possibili, anche molto gravi, effetti collaterali citati dai bugiardini; li avete letti? credete davvero che li scrivano per il gusto di farlo?
Per interrogarsi basta leggere l’elenco dei possibili, anche molto gravi, effetti collaterali citati dai bugiardini; li avete letti? credete davvero che li scrivano per il gusto di farlo?
Sono solo alcune delle conseguenze che possono verificarsi e si verificano (un documento riservato della GlaxoSmithKline sui danni da vaccino, pubblicato in rete per errore e subito tolto, è chiarissimo su questo; lo riprenderò più avanti).
Ovviamente sulle migliaia di segnalazioni di danni anche gravi, l’AIFA non rileva mai correlazioni coi vaccini; è normale, anche se tristissimo: trova solo quello che è pagata per trovare (non solo medici di base, ma anche importanti ospedali pediatrici, riconoscono ufficiosamente il danno da vaccino, ma senza mai mettere nulla per iscritto ufficialmente).
I danni più pesanti quasi sempre iniziano a manifestarsi nel medio e lungo termine, ma non esistono studi scientifici ufficiali indipendenti in questa direzione.
Per vedere i collegamenti col vaccino ci vogliono medici prima di tutto intellettualmente liberi, che studino lo stato immunologico, tossicologico, metabolico dei bambini e ragazzi ammalatisi dopo i vaccini.
Ma quelli che prima di tutti possono vedere veramente cosa succede al proprio figlio nei giorni, mesi, anni dopo la vaccinazione sono i genitori, che lo hanno visto prima e lo vedono poi.
Sappiamo bene però che di fronte a loro c’è quasi sempre l’atteggiamento arrogante, sprezzante del sistema medico, che già di per sé testimonia che il suo interesse è altro dal cercare la verità (altro che la vera etica medica che pone l’ascolto del paziente o dei parenti come valore primario).
Tra l’altro sarebbe prevista un’attenta anamnesi prima della vaccinazione.
Ma come può un medico dell’ASL che non sa nulla del bambino, anche ammettendo che sia serio e scrupoloso, fare una attenta anamnesi?
A parte il fatto che non viene fatta e che ormai sembra che le motivazioni per non vaccinare siano ridotte a casi estremi (considerando i bambini come cloni della razza umana da trattare tutti in serie con gli stessi interventi), come può, solo con una attenta anamnesi, accertare, ad esempio, allergie ai singoli componenti del vaccino (che spesso neanche conosce)?
Come può diagnosticare l’allergia a un antibiotico (che a quell’età non dovrebbero essere usati nei bambini) in un bambino di pochi mesi?
Come si possono conoscere patologie latenti? Come si può sapere che il bambino sta bene se non è ancora in grado di parlare?
Nessuno studio serio sugli effetti dei vaccini
La questione forse più grave è legata all’assoluta mancanza di una seria valutazione scientifica dell’effetto dei vaccini, specie quelli multipli (i tantissimi e preoccupati studi sono tutti cestinati con arrogante disprezzo dal sistema medico ufficiale), sul sistema immunitario dei bambini di pochi mesi, immaturo sia dal punto di vista neurologico e cerebrale, sia da quello immunitario (tutti gli immunologi seri lo sanno bene).
La letteratura scientifica attuale conferma l’evidenza clinica che i rischi di reazioni avverse aumentano col numero dei vaccini somministrati contemporaneamente e quanto più è piccolo il bambino
La letteratura scientifica attuale conferma l’evidenza clinica che i rischi di reazioni avverse aumentano col numero dei vaccini somministrati contemporaneamente e quanto più è piccolo il bambino
In questa situazione le vaccinazioni non stimolano il sistema immunitario, ma, a differenza delle vere malattie dell’infanzia prese dopo che nei primi anni prima il sangue e poi il latte materno lo hanno difeso e rinforzato, creano il caos nel sistema immunitario.
Non è un caso che in questi ultimi decenni si siano sviluppati nuovi tipi di patologie nei bambini e nei ragazzi legati appunto a queste sfere: infezioni a ripetizione e allergie, insieme a problemi psicomotori, del linguaggio, del comportamento; e poi depressioni, anoressia, aggressività, difficoltà di concentrazione, soglia inibitoria bassa o inesistente.
Un dato che lascia sconcertati, ed è noto a tutto il mondo medico che vuole informarsi, è che sono pochissimi e solo recenti gli studi sul sistema immunitario del bambino e sull’impatto dei vaccini sul suo sviluppo, eppure si vaccinano a tappeto tutti i bambini del mondo; se non è criminale questo! E voi vi fidate ciecamente di quello che dice questa gente?!
Ci sono due «circuiti» immunitari: il Th1, che nel suo intervento sulle infezioni è più efficace verso i virus, e il Th2, più attivo verso i batteri.
Nell’adulto i due circuiti sono in equilibrio dinamico, si equilibrano a vicenda, mentre nel bambino sono fortemente squilibrati sul circuito Th2.
Secondo studi recenti ciò è dovuto al mantenimento della situazione in gravidanza, che deve permettere l’equilibrio tra il sistema immunitario del bambino e quello della madre per evitare rigetti.
L’equilibrio è raggiunto dopo un tempo di maturazione non breve, non prima dei due anni, durante i quali non è bene fare vaccinazioni, che con le loro forti sollecitazioni creano scompensi a questo sistema immaturo. Tra le influenze accertate ci sono quelle dell’alluminio e dell’MPR che ritardano la maturazione del Th1 e aumentano l’iperattività del Th2. Non è un caso che tante malattie allergiche (di tipo respiratorio, cutaneo e gastrointestinale) siano in forte aumento.
Di tanti altri effetti si sa poco o nulla, ma certo bisogna riflettere sull’aumento di patologie a dominanza Th2, di tipo infettivo, autoimmune e neoplastico. Bisognerebbe anche domandarsi come mai nella nostra società i bambini con tumore e leucemia, in stragrande maggioranza bambini cosiddetti immunodepressi, siano in aumento dell’1,5% l’anno.
Certo, ci sono anche altri fattori a determinare tutto questo, ma come si fa a fare un confronto tra benefici e danni quando non si sa nulla dell’alterazione del sistema immunitario a lungo termine?
Nonostante questa immensa carenza si è andati avanti a tappeto vaccinando centinaia di milioni di bambini, in ogni situazione ambientale e sociale.
E ora si fa un passo avanti con un mix di dieci agenti patogeni sul cui effetto combinato non c’è stato alcuno studio.
Per lo meno andrebbe ricordato che una proprietà dei virus è quello di interagire tra loro e con altre forme viventi, di ricevere e trasmettere orizzontalmente frammenti di DNA (proprietà utilizzata in vari campi, non rendendosi conto di giocare col fuoco), con possibilità di mutazione.
Purtroppo ripetete le banalità riguardo al fatto che il bambino ogni giorno incontra centinaia di antigeni senza danni; qui si tratta di aggressivi agenti infettivi, anche di malattie rarissime o quasi assenti, che il bambino comunque non incontrerà mai tutti insieme e che quindi l’organismo non è fisiologicamente preparato ad affrontare.
A questo si aggiunga che vengono messi in circolo direttamente nel sangue senza alcun filtro delle difese esterne; questo aspetto viene poco considerato ma è fondamentale, perché la natura vuole che il contatto con le realtà esterne avvenga tramite i filtri del sistema digestivo e respiratorio, prima e fondamentale difesa dell’organismo.
A completare il quadro ricordo che i vaccini sono considerati farmaci di emergenza, il che dovrebbe voler dire che in questo spirito dovrebbero essere usati, per estrema necessità.
Sappiamo che non è così e anzi questa classificazione permette siano usati senza essere sottoposti ai controlli degli altri medicinali, già di per sé poco attendibili (anche da qui tutto l’impegno a far passare la nostra come una situazione di emergenza, cosa platealmente falsa).
Tra l’altro le vaccinazioni a tappeto impediscono di avere dei gruppi di riferimento per un confronto, per cui si va alla cieca con tutti i bambini del mondo.
Contenuto dei vaccini
Al primo punto liquidate molto semplicemente la questione del contenuto dei vaccini.
In realtà è un miscuglio contenente gli antigeni di dieci malattie (cioè microorganismi uccisi o attenuati), adiuvanti come l’alluminio, sostanze che servono a stabilizzare, depurare e conservare i sieri, quali antisettici e antibiotici, mercurio, formaldeide, scorie metalliche; a questo si aggiunga il siero stesso, che contiene DNA umano o animale, oltre a eventuali contaminanti non sempre controllabili, come la storia dimostra.
Questo intruglio è immesso direttamente nel sangue di bambini piccolissimi. Non è così assurdo che qualcuno si chieda se lo Stato non stia avvelenando i nostri bambini.
Dite che gli studi non hanno dimostrato alcun possibile danno per la presenza di alluminio come adiuvante. Ovviamente gli studi sono finanziati dalle case farmaceutiche. I gravi danni da alluminio sono riconosciuti ufficialmente da almeno 20 anni.
Dal bugiardino dell’Infanrix Hexa si ricava che tra idrossido e fosfato l’alluminio è presente in una misura di circa 0,3 mg su 0,5 ml di siero; una concentrazione tutt’altro che piccola.
Certo, ormai la contaminazione da allumino è generalizzata, legata a utensili, contenitori alimentari, medicamenti antiacidi, cosmetici. Ma l’iniettarlo in così forte concentrazione direttamente nel sangue a un bambino di pochi mesi crea grossi scompensi.
Tra i tanti danni particolarmente forti sono quelli a livello cerebrale, con problemi di coordinazione, difficoltà di parola, confusione mentale; legami anche con l’Alzeimer e il Parkinson.
Ormai sono tanti gli studi che legano il dilagare della dislessia all’alluminio. È assurdo, ma dà chiaramente l’idea del modo di fare di questa scienza, che nonostante non sia del tutto chiaro il meccanismo di azione dell’idrossido di alluminio, esso venga iniettato direttamente nel sangue di miliardi di bambini.
Ormai sono tanti gli studi che legano il dilagare della dislessia all’alluminio. È assurdo, ma dà chiaramente l’idea del modo di fare di questa scienza, che nonostante non sia del tutto chiaro il meccanismo di azione dell’idrossido di alluminio, esso venga iniettato direttamente nel sangue di miliardi di bambini.
Ormai sono tanti gli studi che legano il dilagare della dislessia all’alluminio. È assurdo, ma dà chiaramente l’idea del modo di fare di questa scienza, che nonostante non sia del tutto chiaro il meccanismo di azione dell’idrossido di alluminio, esso venga iniettato direttamente nel sangue di miliardi di bambini.
Riguardo alla formaldeide, uno degli agenti cancerogeni più pericolosi, basta leggere il bugiardino dello stesso vaccino per vedere che non è affatto stata tolta. Lo stesso vale per il mercurio, i cui danni a livello neurologico sono ben noti da tempo.
Per le nano particelle, a meno che non si ascolti il prof. Silvestri, «esperto di fama mondiale» che le confonde con le molecole, considerando quindi la loro concentrazione un miliardo di volte inferiore a quella reale, è ben documentata la loro presenza (non so se dovuta a una contaminazione accidentale o, come qualcuno sostiene, allo scopo di aumentare l’infiammazione e rendere più «visibili» gli antigeni).
C’è ancora da aggiungere un aspetto essenziale: il «terreno di coltura» dei vaccini è un siero che proviene da vari animali e contiene DNA e frammenti di DNA dell’animale, ma anche potenzialmente virus degli animali stessi. Tanti sono stati i casi di vaccini contaminati. Ricordo solo due casi.
Nel 2000 sono stati attivati da siero bovino britannico, prodotto quando il morbo della mucca pazza aveva raggiunto la sua massima diffusione, vaccini che sono stati somministrati a 11 milioni di bambini.
Nell’autunno 2012 Slovacchia, Spagna, Francia, Germania, Australia, Canada, hanno ritirato con la massima urgenza un lotto di vaccini Infanrix Hexa della GSK, per una contaminazione batterica (in Italia silenzio assoluto degli organi ufficiali).
Particolarmente gravi sono i casi dell’SV40 e dell’HIV, derivati dal rene di scimmia verde africana. Ci tornerò parlando delle politiche dell’OMS.
Autismo
La vaccinazione forzata, praticamente senza possibilità di esenzioni, preoccupa il mondo scientifico internazionale indipendente, che vede un collegamento significativo tra iperstimolazione del sistema immunitario e insorgenza di gravi malattie neurologiche infantili, in particolare l’autismo.
È disponibile a livello mondiale una notevole quantità di dati epidemiologici e di studi clinici che indicano come spesso l’autismo si sviluppa nell’organismo infantile come effetto dell’encefalopatia innescata dalle vaccinazioni che danneggiano il tessuto nervoso con un meccanismo immuno-allergo-tossico che parte dal sistema gastrointestinale.
Le calunnie nei confronti di Wakefield, che evidenziò la presenza di virus di morbillo da vaccino nei linfonodi intestinali di bambini autistici, si sono man mano rivelate false.
Le calunnie nei confronti di Wakefield, che evidenziò la presenza di virus di morbillo da vaccino nei linfonodi intestinali di bambini autistici, si sono man mano rivelate false. Il dott. Thompson ha confessato pubblicamente di aver falsato gli studi che negavano la correlazione tra autismo e vaccinazione
Altri ricercatori hanno confermato le sue tesi e i suoi studi londinesi apparsi su Lancet sono stati riabilitati. Sono stati citati per anni studi danesi a dimostrazione dell’inesistenza di questo collegamento, ma, quelli sì, si sono rivelati falsi. Poul Thorsen, principale autore di quegli studi, è stato ricercato dall’FBI proprio per l’alterazione dei risultati delle ricerche sull’autismo.
Il dott. Thompson ha confessato pubblicamente di aver falsato gli studi che negavano la correlazione tra autismo e vaccinazione.
Ma ci sono tantissimi altri interventi e dati che non si possono ignorare se non in malafede.
Tra i tanti uno è particolarmente importante perché è uno dei pochi confronti possibili con una popolazione non vaccinata, che abbia pari condizioni di vita.
Negli USA, ma ormai quasi ovunque, l’autismo ha avuto un aumento esponenziale negli ultimi decenni (fino a cento volte più degli anni ’70), arrivando quasi a 1 caso ogni cento bambini (questi dati sono degli organi ufficiali, non potete etichettarli come bufale).
Ebbene, presso gli Amish, un gruppo religioso degli USA che non pratica le vaccinazioni, l’incidenza dell’autismo è di 1 su 10000.
Il CDC di Atlanta, non certo un organo di secondo piano nel campo vaccinale, rileva che i bambini vaccinati hanno almeno 20 volte più possibilità di sviluppare l’autismo rispetto a quelli non vaccinati.
Sempre il CDC riconosce che l’autismo ha avuto un impennata dal 1991, proprio quando sono stati introdotti i tre nuovi vaccini MPR. In Danimarca dopo l’introduzione dell’MPR è stato verificato un aumento dell’autismo del 400%.
A questi e tanti altri interventi si aggiunge il caso del documento della Glaxo pubblicato per errore sul web, che contiene gli effetti indesiderati dell’esavalente tra il 23 ottobre 2009 e il 22 ottobre 2011 elencati dal produttore. Ci sono centinaia di complicazioni e effetti collaterali che riguardano ogni sistema e organo del corpo: sangue, sistema cardiovascolare, sistema nervoso, sistema immunitario, polmoni, pelle, occhi, articolazioni, sistema urinario, digestivo, ormonale. Sono segnalati 1742 effetti collaterali di cui 503 gravi , con 36 morti.
Tra gli effetti collaterali gravi è espressamente citato l’autismo.
Lascio infine a ogni persona che abbia un po’ di buon senso la valutazione del valore scientifico di un pronunciamento della Cassazione sul legame tra autismo e vaccini.
Vaccini e bambini abortiti
Se una persona legge con attenzione il punto 12 del vostro articolo può pensare che se questa è la morale cattolica sarebbe stato meglio che il Figlio di Dio se ne stesse dov’era.
La lontananza nel tempo annullerebbe ogni valore morale (ma questa lontananza è dovuta solo al fatto che per ora non servono altre linee cellulari umane).
Dite che per ora non ci sono alternative a sieri di coltura compatibili che partano da cellule umane, per cui l’unica strada è questa. Complimenti! Sostanzialmente, eliminando ipocrite sottigliezze che sono l’arma del demonio, è evidente che per voi si può fare il male perché ne venga il bene.
Non c’è dubbio che Berlicche scaricherebbe subito il pivello Malacoda per assumervi al suo posto.
Sappiamo che la maggioranza dei vaccini antivirali pediatrici utilizzano colture basate su due linee cellulari provenienti da organi di bambini abortiti. Non contengono più cellule o tessuti, ma il DNA o frammenti del DNA dei bambini sì.
Sappiamo che la maggioranza dei vaccini antivirali pediatrici utilizzano colture basate su due linee cellulari provenienti da organi di bambini abortiti. Non contengono più cellule o tessuti, ma il DNA o frammenti del DNA dei bambini sì
Voi gridate alla bufala quando dal documento della Pontificia Accademia del 2005 qualcuno deduce la presunta condanna della Chiesa nei confronti dei vaccini che usino come base questi sieri.
Ho detto in altra occasione che si può comprendere chi per opporsi a un male plateale fa quello che può; qui aggiungerei che potrebbe essere un profetico appigliarsi alla speranza di un risveglio morale nella Chiesa.
Citate la parte del documento in cui si afferma che per evitare pericoli di salute notevoli per i singoli e la popolazione possono essere usati provvisoriamente anche vaccini con problemi morali (per rincarare la dose dell’immoralità nella nota del 2 agosto la PAV dice che perfino questo potrebbe essere rivisto, vista la distanza temporale dagli aborti).
Naturalmente per applicare questa eccezione bisogna fare in modo che morbillo, varicella, parotite, ecc., diventino malattie terribili , tali da giustificare ogni azione immorale.
Citate la frase per cui i genitori che non vaccinano sono responsabili di eventuali danni ai figli.
Ringraziamo il cielo che la morale di Dio è totalmente altra dalla vostra, e alla fine non potrà non venire alla luce, nonostante nella stessa Chiesa ci sia chi la avversa.
Chi sono davvero i potenti che dobbiamo ascoltare?
Avevo accennato all’SV40, trasmesso al vaccino antipolio dalla scimmia verde africana e diffuso su scala planetaria negli anni ’55-’63. L’SV40 provoca anomalie congenite, immunodepressione, leucemia e cancro, sintomi simili a quelli dell’AIDS (il virus HIV ha la stessa origine ed è parente stretto dell’SV40).
Tanti studi mostrano la sua presenza in vari tumori: cerebrali, alle ossa, mesoteliomi. Inoltre può essere trasmesso ai figli, oltre che ad altre persone per via sessuale o sanguigna.
Un’importante batteriologa degli USA negli anni ’70 avvisò che se si fosse continuata la produzione di questi vaccini contaminati ci sarebbe stata un’epidemia di cancro quale il mondo non aveva mai visto. Naturalmente fu subito destituita dall’incarico e trattata da fuori di testa.
Questi catastrofici effetti sono dovuti alle scelte superficiali degli uomini, ma la cosa è ancora più grave perché questi virus sono stati usati con precisi scopi genocidi dall’OMS, inquinando vari vaccini, specie in Africa.
Questi virus sono stati usati con precisi scopi genocidi dall’OMS, inquinando vari vaccini, specie in Africa
Il legame dell’OMS con le politiche americane è fuori discussione.
Queste politiche di genocidio «morbido» sono ben riassunte nel National Security Study Memorandum del ’74, a firma di Henry Kissinger.
È uno studio sull’impatto della crescita della popolazione mondiale sugli interessi strategici esteri americani e mette a punto strategie per fare in modo che gli USA assumano la leadership sulle questioni riguardanti la popolazione mondiale.
Naturalmente ci sono accorgimenti per fare in modo che la cosa non sia così platealmente evidente, nascondendosi dietro piani per il bene dei popoli.
L’OMS, insieme a tante agenzie e programmi più o meno segreti o mascherati, è uno degli strumenti fondamentali di questa politica.
Sulla storia delle vaccinazioni in Africa, con le violenza, i soprusi di ogni genere, le sperimentazioni, si può scrivere un libro.
Mi limiterò ad alcuni esempi per presentare questo organismo, finanziato principalmente dal governo americano e, da un po’ di anni, da Bill Gates, per aiutare a capire cos’è questa organizzazione di fronte a cui i politici italiani si inginocchiano.
Tra il ’67 e l’’80 l’OMS ha patrocinato l’antivaiolosa per cento milioni di persone nell’Africa centrale; guarda caso proprio lì si è avuto il più vasto focolaio di AIDS al mondo. In Uganda, dove l’AIDS non c’era, nell’’87 inizia il programma di vaccinazione antipolio e varicella. Un anno dopo ci sono già 4000 casi di AIDS.
Ci sono tantissimi casi documentati in Africa n cui si vede come l’AIDS si sviluppa in modo direttamente proporzionale allo sviluppo della copertura vaccinale.
Nel ’95 si è scoperto che da più di vent’anni l’OMS, insieme alla Banca mondiale, al CDC, alla Fondazione Rockefeller, finanziava la ricerca per un vaccino defertilizzante.
L’OMS fece vaccinare milioni di donne delle Filippine, del Messico, del Nicaragua, della Tanzania, con un vaccino contro il «tetano neonatale» (!?) contaminato con la sostanza defertilizzante.
L’OMS fece vaccinare milioni di donne delle Filippine, del Messico, del Nicaragua, della Tanzania, con un vaccino contro il «tetano neonatale» contaminato con la sostanza defertilizzante.
Prove schiaccianti hanno inchiodato l’OMS, che si è limitata a scusarsi (per fortuna almeno su questo la Chiesa ha detto qualcosa). Sono solo pochi accenni per far capire chi sono quelli che dettano le leggi sulle vaccinazioni a livello mondiale
Comunque le cose si sono semplificate da quando Bill Gates ha capito che non sono necessarie tante contaminazioni, bastano le vaccinazioni per sfoltire la popolazione nei Paesi poveri. Queste infatti indeboliscono il sistema immunitario e in una situazione di difficoltà igieniche e alimentari basta poco per aumentare esponenzialmente la mortalità.
Come implicita verifica di tutto questo basta ricordare che in Africa continuano a morire centinaia di migliaia di persone di malaria, ma gli sforzi per trovare un vaccino efficace son pressoché nulli.
Senza entrare in particolari su questo nuovo ordine mondiale che basta poco a verificare, perché, nella sua spudorata arroganza, non ha problemi a rendere in parte pubblica la sua visione, ricordo solo le posizioni del PNAC (Project for the New American Century, in cui c’erano personaggi che controllavano Casa Bianca, Pentagono e Ministero della difesa).
Da queste fonti ufficialmente postate su internet si vede bene come gli americani volessero conquistare l’Iraq ben prima delle torri gemelle, e che le motivazioni inventate per lo scopo, già platealmente criminali agli occhi di ogni persona onesta, erano studiate da tempo. È il caso di ricordare che con Bush, Obama o Trump, il progetto è sempre quello.
Dimentichiamo troppo spesso che i governanti USA fanno quello che vogliono per i loro interessi, unico vero dio per loro (ringraziamo il cielo che non tutti gli americani sono così, come non lo sono tutti gli israeliani, ma certo la loro voce è schiacciata, come ogni voce che cerca la verità).
Il dramma è per coloro che si inginocchiano ossequiosamente. Questo apre la riflessione sul vostro ultimo punto.
Questione economica
Alla domanda se in tutto questo c’è stata una spinta delle case farmaceutiche rispondete che non ha senso; le case farmaceutiche coi vaccini ci rimetterebbero perché si ammala meno gente. Addirittura ci rimetterebbero cifre astronomiche, se ogni euro speso in vaccini ne fa risparmiare 30 in cure.
Non so se quello che dite è ingenuità, superficialità o una manovra studiata. Non voglio entrare nel dettaglio dei vostri dati, che non possono non provocare qualche perplessità. Secondo l’OMS il mercato dei vaccini era di 5 miliardi di dollari nel 2000, di 24 miliardi nel 2013 e dovrà arrivare a 100miliardi nel 2025.
I vostri calcoli rimangono quisquilie perché ben altro è il loro piano.
Chi conosce un po’ di strategie economiche sa bene che avendo altre entrate si può andare in perdita in un settore in vista di un guadagno molto superiore in seguito, dopo aver eliminato i concorrenti con la politica dei prezzi .
Il piano è semplicissimo e ne ho parlato.
Attraverso queste campagne vaccinali a tappeto si vogliono indebolire le difese immunitarie e alterare i sistemi di difesa del nostro organismo in modo che tutti diventino dipendenti dai farmaci.
Attraverso queste campagne vaccinali a tappeto si vogliono indebolire le difese immunitarie e alterare i sistemi di difesa del nostro organismo in modo che tutti diventino dipendenti dai farmaci.
Se le vaccinazioni sono fatte a bambini superiori ai due, tre anni, l’effetto è ottenuto diminuendo a lungo termine le capacità di trasmettere la protezione da parte della madre e a breve indebolendo le capacità di difesa, come i muscoli che si inflaccidiscono se non sono continuamente utilizzati.
Se è fatta ai bambini piccoli si alterano ancora più in profondità le capacità di difesa naturale, provocando scompensi che se anche non provocano immediatamente conseguenze, «incrinano l’uovo», e poi basta poco per subire una rottura (con conseguente bisogno di intervento farmaceutico) anche in seguito a motivi che per un corpo sano non sarebbero gravi.
L’unica vera azione per il bene degli uomini sarebbe quella di aumentare le capacità di difesa aspecifiche dell’organismo, per renderlo più forte nel combattere ciò che può capitare. Ma questa è l’ultima cosa che le case farmaceutiche vogliono, perché, questo sì, farebbe crollare i loro interessi.
Ma c’è anche un altro aspetto.
Un intero modello di medicina è in crisi, col rischio di far perdere alle multinazionali del farmaco fatturati da capogiro. La logica meccanicistica basata sul modello delle malattie infettive –causa agente, organo bersaglio, risposta immunitaria- non funziona con nessuna delle malattie della modernità: croniche, allergiche, oncologiche, neurodegenerative, auto immuni.
Da qui la reazione rabbiosa di chi sente che il suo dominio è in crisi e il disperato tentativo di controllo sull’umanità. Non è un caso che la nuova stretta abbia avuto inizio con l’intervento di Bill Gates il 17 maggio 2011 davanti ai rappresentanti di 193 Stati a Ginevra per l’assemblea annuale dell’OMS:
«… dovete fare dei vaccini il focus centrale dei vostri sistemi sanitari, per assicurare che tutti i vostri bambini accedano ai vaccini ora esistenti e ai nuovi vaccini nel momento in cui diventeranno disponibili». Credo ci siano pochi altri personaggi che possano esprimere meglio di lui l’idea di controllo sull’umanità in un nuovo ordine mondiale in cui ognuno diventa un burattino legato a dei fili.
Dove stiamo andando?
Ci sono tantissime riviste di teologia morale cattoliche che magari affrontano vari argomenti legati all’ingiustizia, allo sfruttamento, a varie deviazioni morali personali, ma affrontano poco le riflessioni sugli aspetti concreti della vita cui ci ha portato la civiltà tecno scientifica moderna.
Tante innovazioni tecnologiche decidono esse stesse come dobbiamo comportarci facendo muovere la gente secondo le loro logiche, rendendo sempre più astratta la mentalità dell’uomo, distruggendo virtù civili e capacità culturali senza proporzioni con altri fenomeni.
Scienza e tecnologia, in ogni campo, si auto accrescono secondo la propria logica interna, calpestando ogni democrazia, umiliando e distruggendo la natura, umiliando la dignità umana, uniformando le culture in un nulla senza precedenti nella storia.
Scienza e tecnologia, in ogni campo, si auto accrescono secondo la propria logica interna, calpestando ogni democrazia, umiliando e distruggendo la natura, umiliando la dignità umana, uniformando le culture in un nulla senza precedenti nella storia
La stessa economia (compresa la cupola del nuovo ordine mondiale) è più un derivato che un motore. Certo, tutto questo è nato dall’uomo, ma da un uomo che ha perso di vista le indicazioni di Dio.
Purtroppo nella Chiesa si fa fatica a vedere quanto questo stia umiliando la vita umana, oltre che distruggendo la terra.
Anche il discorso sulle vaccinazioni è considerato marginale. Si vede poco come questa imposizione vaccinale si inserisca in un disegno più ampio che vuole creare sempre più controllo, renderci tutti esseri sempre più bisognosi (di cose , di servizi, di assicurazioni, garanzie), creare sempre più dipendenza in ogni campo della vita concreta, dare a tutti l’idea di essere liberi di poter fare quello che vogliono mentre la nostra è tra le civiltà più povere della storia, intellettualmente, culturalmente e moralmente.
Ci viene detto quello che ci serve per essere felici, ci viene spiegato quando stiamo bene e quando stiamo male, a non fidarci di ciò che sentiamo ma solo degli esperti; ci viene detto che è bello, che è un progresso comprare tutto senza far fatica; ci viene costruita intorno una ragnatela da cui non possiamo fuggire, non legami di comunione e libertà ma moltiplicazione di bisogni e dipendenze.
E non essendo più capaci di fare neanche le cose più elementari che servono alla vita, diventiamo burattini manipolabili a piacimento (in un mondo in cui basta un minimo intoppo al sistema per mettere tutto in crisi: elettricità, comunicazioni, trasporti, etc.).
Per farci arrivare a questo grado di umiliazione l’industria dell’informazione ci deve dire che noi popolo siamo ignoranti, non abbiamo potere, e abbiamo bisogno degli esperti e degli intelligenti.
La creazione dell’uomo bisognoso, dipendente, sempre mancante, toglie alle persone ogni libertà, ogni potere, anche ogni coraggio, e le rende ricattabili in mille modi.
Per farci arrivare a questo grado di umiliazione l’industria dell’informazione ci deve dire che noi popolo siamo ignoranti, non abbiamo potere, e abbiamo bisogno degli esperti e degli intelligenti. La creazione dell’uomo bisognoso, dipendente, sempre mancante, toglie alle persone ogni libertà, ogni potere, anche ogni coraggio, e le rende ricattabili in mille modi
Pensiamo solo alle ultime evoluzioni di smartphone e affini sempre più invasivi, senza cui la gente sembra non sia più in grado di vivere; il loro hardware può essere prodotto solo da pochissimi colossi informatici, dalle cui politiche gli uomini diventano inevitabilmente dipendenti.
Sembra che non possiamo più vivere senza le stampelle tecnologiche che ci fanno perdere da un lato la libertà e dall’altro la ricchezza dei nostri sensi, umiliando e indebolendo le capacità donate da Dio, tra cui la vaccinazione artificiale invece di quella naturale.
Anche nel campo della salute siamo diventati esseri molto più bisognosi di tanti popoli più poveri; quanto maggiore è l’offerta di «salute», tanto più le persone rispondono di avere problemi, bisogni, malattie e chiedono di essere garantite contro i rischi.
Le vaccinazioni sono una delle varianti con cui viene creata la dipendenza prima psicologica e poi fisica, con l’indebolimento del sistema immunitario naturale.
Si può dire, con Ivan Illich, che la ricerca della salute è diventato il fattore patogeno predominante.
Le vaccinazioni sono una delle varianti con cui viene creata la dipendenza prima psicologica e poi fisica, con l’indebolimento del sistema immunitario naturale.
Natura e cultura: rapporto irrisolto nella Chiesa
Questo aspetto richiama alcune indicazioni fondamentali della natura che è purtroppo sempre più lontana ed estranea per l’uomo tecno scientifico.
La tecnologia dei vaccini è presentata come il trionfo dell’umanità sui disegni intrinsecamente difettosi di madre natura. Ma la natura non produce meccanismi difettosi, solo meccanismi complessi che hanno bisogno di essere rispettati perché tutte le loro potenzialità possano essere manifestate.
Le immense potenzialità del nostro corpo di reagire agli agenti patogeni si manifestano pienamente quando c’è il rispetto per il corpo e per il mondo intorno a noi (la stragrande maggioranza delle cause di morte nei Paesi ricchi, a parte la vecchiaia che pare non si possa sconfiggere, sono legate all’inquinamento, all’avvelenamento chimico, agricolo, alimentare, medico).
La demolizione, la destrutturazione della natura come maestra in tutti i campi è forse il riassunto più completo dello spirito della nostra civiltà, da cui la Chiesa non si discosta più di tanto
La demolizione, la destrutturazione della natura come maestra in tutti i campi è forse il riassunto più completo dello spirito della nostra civiltà, da cui la Chiesa non si discosta più di tanto, se non in pochi selezionati campi (ho sentito religiosi e religiose parlare in modo positivo della decostruzione di Derrida, invece di provare a ritrovare l’architettura morale dell’universo voluta dal Padre per il nostro bene).
La nostra civiltà ha le sue radici nel considerare la natura come matrigna; in questo modo non ha avuto problemi a soggiogarla e distruggerla come puro materiale da utilizzare. Ma la natura è matrigna solo se la si accosta con l’arroganza del mondo tecno scientifico moderno; tutti i popoli vicini alla terra l’hanno sempre sentita madre e sorella e maestra. Ma la nostra arroganza non vuole indicazioni se non quelle che decide lei stessa, arroganza che viene ancora prima dell’interesse economico nella distruzione delle indicazioni di Dio nella Creazione.
Il peccato originale consiste nel non accettare le indicazioni e i limiti posti da Dio (non solo nell’azione ma anche nella conoscenza) per il nostro bene.
Il peccato originale consiste nel non accettare le indicazioni e i limiti posti da Dio (non solo nell’azione ma anche nella conoscenza) per il nostro bene.
Il Padre ci ha dato tutto, ma per mantenere l’armonia è necessario che i doni siano accolti secondo lo spirito e il pensiero con cui Egli ce li ha donati. Il mondo tecno-scientifico, ma anche gran parte della Chiesa, ripete e moltiplica il peccato originale continuando a rifiutare i limiti e le indicazioni che il Padre ci dà attraverso la natura umana e la creazione tutta.
Noto spesso la reticenza, l’allergia, di troppi uomini di Chiesa di fronte a ogni tentativo di riavvicinarsi alle indicazioni della natura nei vari campi della vita, dall’agricoltura alla medicina, dall’alimentazione ai mezzi semplici per produrre ciò che serve, all’uso delle capacità fisiche e sensoriali che Dio ci ha dato senza umiliarle con le «stampelle» sempre più perfezionate che le atrofizzano.
Non ci si rende conto di diventare collaboratori della destrutturazione profonda di quella umanità che il Padre sognava di tutt’altro livello. Ma sono tanti gli aspetti coinvolti in questa alterazione del disegno di Dio, di cui Egli ci parla sia nella creazione, sia nel suo divenire uomo.
È lo stesso Verbo creatore che si è poi fatto uomo; non ascoltare la Sua parola che ci viene tramite la creazione significa tradire anche il Vangelo. Questo argomento ci apre a un mondo di riflessioni che non posso affrontare qui, ma è importante fare nella Chiesa, che purtroppo ne è ben più lontana di tanti popoli che ha umiliato nel corso della storia.
Non aggiungo altro.
Solo un pensiero a voi nella speranza che vi scusiate con i vostri lettori per la superficialità con cui avete affrontato questo argomento. Se non comincerete almeno a porvi alcune domande, continuerò a dire, con tristezza, il male che fate agli uomini e alla Chiesa.
Credo che ogni cristiano che tenga conto del Vangelo nella sua interezza, non può permettere che la verità sia umiliata, come avete fatto voi, senza almeno provare a intervenire
Da parte mia, di fronte a questo e a tanti altri mali, continuerò a impegnarmi per costruire in una direzione diversa, indipendentemente dai risultati, che sono nelle mani di Dio.
Credo che ogni cristiano che tenga conto del Vangelo nella sua interezza, non può permettere che la verità sia umiliata, come avete fatto voi, senza almeno provare a intervenire.
Sono certo che tra chi scrive su Famiglia Cristiana ci siano delle persone meno superficiali e spero che intervengano.
Un fraterno saluto,
Don Marco Belleri
via Roma 1, 58038 Seggiano GR
tel. 3408694904
Spirito
Mons. Viganò: «scisma, eresia e negazione dell’Incarnazione sono elementi distintivi dell’Anticristo»
Renovatio 21 pubblicata questo testo dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò.

Recensione
al saggio di Investigatore Biblico e Saverio Gaeta, «La Bibbia come Dio comanda. Le Sacre Scritture tradotte o tradite?» Piemme Editore
Dinanzi alla crisi che da decenni affligge la Chiesa Cattolica, è con profonda gratitudine che accolgo l’invito a redigere una recensione al saggio La Bibbia come Dio comanda. Le Sacre Scritture tradotte o tradite? Una domanda che non è mera provocazione accademica, ma un grido di allarme contro l’assalto subdolo che minaccia l’integrità della Parola di Dio, affidata alla Chiesa per la salvezza delle anime.
L’autore, l’Investigatore Biblico, in collaborazione con Saverio Gaeta, ha intrapreso un’indagine rigorosa e coraggiosa, smascherando le distorsioni introdotte nelle traduzioni ufficiali della Sacra Scrittura approvate dalla Conferenza Episcopale Italiana, in particolare quelle del 1974 e del 2008. Queste versioni, influenzate da un distorto concetto di ecumenismo e da una teologia di matrice protestante che tace o adultera la Verità cattolica, costituiscono la prova di un piano deliberato per oscurare la divinità di Cristo, sminuire il peccato originale, spersonalizzare il demonio e ridurre il ruolo salvifico della Beatissima Vergine Maria.
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Come ho denunciato in molteplici interventi, questo è il frutto avvelenato del Concilio Vaticano II, che ha fatto proprio lo spirito del mondo, permettendo che il fumo di Satana penetrasse nel Tempio di Dio.
Ed è questa, a ben vedere, l’essenza stessa del Modernismo, l’eresia che applica all’esegesi biblica il metodo storico-critico figlio dell’Illuminismo e del Razionalismo moderno. Tale approccio contraddice il Magistero Cattolico in diversi aspetti fondamentali. Innanzitutto, esso nega la divina Rivelazione tramandata attraverso la Sacra Scrittura e la Tradizione, sostituendovi una fede che deriva da un’esperienza soggettiva interiore, il che mina l’autorità oggettiva del Magistero ecclesiastico. In secondo luogo, tratta i dogmi come interpretazioni umane mutevoli nel tempo, anziché come verità immutabili discendenti da Dio, contrastando l’insegnamento della Chiesa sull’ispirazione divina e sull’inerranza della Bibbia.
Infine, incorpora elementi di agnosticismo, relativismo e immanentismo, che riducono il soprannaturale a fenomeni storici o psicologici, configurandosi come una «sintesi di tutte le eresie» secondo la condanna espressa da San Pio X nell’enciclica Pascendi Dominici Gregis (1907) e nel decreto Lamentabili (1907). È significativo rilevare che Vladimir Soloviev, nel suo Il racconto dell’Anticristo presenta l’uomo della perdizione come un esegeta esperto, un erudito che utilizza l’interpretazione della Sacra Scrittura in modo volutamente ambivalente per promuovere le sue idee ingannevoli. In questo, i neo-modernisti della chiesa sinodale non hanno inventato nulla di nuovo.
Non dimentichiamo che gli elementi distintivi dell’Anticristo sono lo scisma, l’eresia e la negazione dell’Incarnazione e con essa la negazione della Santa Chiesa Cattolica Apostolica Romana, Corpo Mistico di Gesù Cristo. Negando il Verbo Incarnato, egli nega anche l’opera redentrice del divino Messia e la Sua suprema e universale Regalità, nel tentativo infernale di usurparGli quella Signoria che Nostro Signore restaurerà alla fine dei tempi con il Suo totale trionfo su Satana.
Così facendo, il nemico del genere umano cerca di legittimare il regno tirannico che instaurerà sulla terra presentandosi come falso messia e pretendendo di farsi adorare al posto di Dio. E questo è lo scopo precipuo della Massoneria, di quella Sinagoga di Satana (Ap 2, 9 e 3, 9) che ormai pubblicamente rivendica di essere la principale fautrice dell’avvento dell’Anticristo: secondo il messianismo sionista, ne sarà triste presagio l’edificazione del Terzo Tempio in Gerusalemme.
Non possiamo ignorare che le manipolazioni dei testi biblici da parte della Conferenza Episcopale Italiana non sono casuali. Esse fanno parte di un più vasto disegno, orchestrato da quella deep church che, in alleanza con poteri secolari del deep state e più in generale con il pensiero relativista, cerca di trasformare la Fede in un vago umanesimo, privo della sua forza soprannaturale e soprattutto incentrato sull’uomo che si fa dio in opposizione al Dio Incarnato.
Le traduzioni moderne, con il loro linguaggio orizzontale e «inclusivo», manomettono il testo sacro per adattarsi alla sensibilità contemporanea, eliminando versetti scomodi e alterando significati teologici fondamentali. È un tradimento che riecheggia l’antico serpente, il quale distorce la Parola per condurre l’uomo alla rovina. Manomettere il testo sacro significa manometterne il divino Autore, considerando meramente umana la Parola di Dio; estromettendoLo dall’opera della Rivelazione, anzi facendo blasfemamente di Lui, Verbo eterno del Padre, l’autore della menzogna, quando è proprio Satana ad essere omicida e mentitore sin dal principio (Gv 8, 44), l’odiatore implacabile della Verità, che è attributo coessenziale di Dio.
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Quest’opera, fondata su evidenze testuali e confronti con i testi originali in ebraico e greco, nonché con le versioni tradizionali come la Vulgata di San Girolamo, offre ai fedeli uno strumento essenziale per discernere la verità dalla sua contraffazione. Essa denuncia non solo le influenze protestanti post-riforma, ma anche le conseguenze del motu proprio Magnum principium di Bergoglio, che ha ridotto il controllo dell’Autorità religiosa sulle traduzioni, favorendo interpretazioni soggette a derive culturali e pastorali. In un’epoca in cui la neo-lingua orwelliana mira a rendere impossibile l’affermazione stessa del Vero, questo libro richiama alla fedeltà assoluta alla Tradizione apostolica della Chiesa Cattolica, unica custode della Rivelazione.
Non è un caso che la chiesa conciliare-sinodale si distingua dalla vera Chiesa di Cristo per la sua deliberata volontà di evitare la chiarezza propria al lessico teologico e alla lingua latina: è sull’equivoco, sul plausibile, sull’apparente che si gioca la partita truccata del nemico. E lo sentiamo quasi dire, parafrasando le parole di Nostro Signore: Sia il vostro parlare «Quasi, forse, circa, in un certo modo», perché la chiarezza del linguaggio viene da Dio.
Esorto Vescovi, sacerdoti e laici a meditare queste pagine con spirito soprannaturale e vigilante. Solo tornando alla purezza della Scrittura, libera da contaminazioni moderniste, potremo resistere all’apostasia dilagante e preparare il trionfo del Cuore Immacolato di Maria, come promesso a Fatima. Che il Signore illumini quanti, come l’Autore, hanno il coraggio di difendere la Verità immutabile contro le potenze delle tenebre.
+ Carlo Maria Viganò
Arcivescovo
10 Marzo 2026
Ss. Quadraginta Martyrum
Feria III Hebd. III Qadragesimæ
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Spirito
«Trascorri lunghi periodi di tempo a parlare e pensare a Gesù»: storia di Sant’Agnese di Langeac
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Spirito
FSSPX e nuove consacrazioni dei vescovi, don Pagliarani risponde alle domande dei giovani
Sabato 7 febbraio 2026, padre Davide Pagliarani, Superiore Generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX), ha partecipato a una tavola rotonda sulla decisione di procedere con la consacrazione dei vescovi il 1° luglio a Écône. Questo intervento si è svolto nell’ambito dell’Università Invernale del Distretto Francese della FSSPX, tenutasi a La Martinerie, vicino a Châteauroux. L’evento ha riunito diverse centinaia di partecipanti, per lo più giovani ventenni.
Tavola rotonda con padre Pagliarani
Questa tavola rotonda, originariamente tenutasi oralmente, è stata leggermente modificata per facilitarne la lettura. Lo stile orale è stato adattato alla forma scritta senza alterare il significato degli interventi.
Prima domanda: perché proprio ora?
Domanda:
Negli ultimi mesi si è diffusa la voce di possibili consacrazioni, soprattutto dopo la morte del vescovo Tissier de Mallerais. Alcuni si chiedono perché abbiate aspettato fino ad ora; altri potrebbero chiedersi perché non abbiate aspettato ancora di più.
La risposta di Padre Pagliarani:
È una questione di prudenza. Prendere una decisione del genere – perché è una decisione estrema, seria – è possibile solo se non ci sono alternative. Una scelta simile richiede un lungo e difficile discernimento, che va affrontato con calma e preghiera. Ed è quello che abbiamo fatto.
La morte del vescovo Tissier non ha comportato la necessità di consacrazioni immediate per sostituirlo. Certamente, ci mancava un vescovo, ma la Fraternità Sacerdotale San Pio X è stata in grado, e potrà continuare a farlo per alcuni mesi, di proseguire con due vescovi.
Tuttavia, da un lato, ci troviamo con soli due vescovi, che stanno invecchiando; dall’altro, la situazione della Chiesa non sembra destinata a cambiare nei prossimi anni. Siamo dunque giunti a un punto in cui si può – anzi, si deve – prendere questa decisione davanti a Dio, come abbiamo fatto, per il bene delle anime.
È una questione di prudenza. Quando si prende una decisione del genere, ci sono mille fattori da considerare. Richiede tempo.
Credo che la situazione sia matura di per sé, e non solo in termini di necessità oggettiva. Direi che è altrettanto matura la possibilità per tutti i fedeli di buona volontà di comprendere le ragioni di questa decisione. Anche questo è importante. È qualcosa che dobbiamo spiegare e che i fedeli devono essere in grado di comprendere.
E penso che oggi, con ciò che sta accadendo nella Chiesa, ci siano tutti gli elementi necessari per farlo.
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Lettere inviate al Papa
Domanda:
Padre, nella sua omelia del 2 febbraio, lei ha detto di aver scritto al Papa diverse volte, due volte se non erro. Potrebbe, se possibile, entrare un po’ più nel dettaglio e dirci precisamente cosa gli ha scritto e qual è stata la sua risposta?
Risposta:
Ho scritto al Papa per la prima volta prima del Giubileo a Roma, quindi all’inizio di agosto, per chiedere un’udienza e, naturalmente, per congratularmi con lui per la sua elezione. Non ho mai ricevuto risposta a quella lettera.
A novembre, quindi, scrissi una seconda lettera, nella quale misi per iscritto ciò che avrei voluto spiegare oralmente al Papa. In essa, illustrai le ragioni per cui la Fraternità Suprema richiede nuovi vescovi e ne ha bisogno. Chiesi al Santo Padre di comprendere questa situazione, senza nascondere le divergenze dottrinali, senza celare tutti i problemi che sappiamo esistere. Ma sottolineai che la Fraternità vuole servire la Chiesa; che se preserviamo la Tradizione, lo facciamo per la Chiesa, affinché un giorno un Papa possa farne uso.
Perché preservare la Tradizione non significa semplicemente preservare i principi. Preservare la Tradizione significa preservare le anime che la incarnano, che la vivono. Questo è il vostro caso, questo è il caso delle famiglie cattoliche tradizionali, questo è il caso di coloro che scelgono una vocazione religiosa o sacerdotale. Questa è la Tradizione. Non si tratta solo di libri o principi.
Ho quindi spiegato al papa che questo è il servizio che vogliamo rendere alla Chiesa, fino al giorno in cui lui, o uno dei suoi successori, desidererà farne uso.
Ho inviato quella seconda lettera a novembre, e la risposta è arrivata qualche giorno fa, anzi, una settimana fa, venerdì scorso, sì, otto giorni fa. Ma questa risposta non teneva conto di ciò che stavamo proponendo. Si trattava semplicemente di una minaccia di ulteriori sanzioni se la Fraternità avesse portato avanti l’idea di consacrare i vescovi.
Ecco tutto. È stato piuttosto deludente. Davvero deludente.
Pochi giorni dopo, come sapete, abbiamo annunciato le consacrazioni.
Perché consacrare
Domanda:
Quindi non avete ancora ricevuto l’approvazione del Papa. Perché, ciononostante, vi sentite in dovere di consacrare i vescovi?
Risposta:
È per il bene delle anime. L’unica cosa da considerare è questa: siamo qui sulla terra per salvare le nostre anime. Questo lo sapete. Tutto ciò che facciamo nella nostra professione, nella nostra famiglia, nei nostri progetti, tutto, senza eccezione, è ordinato, direttamente o indirettamente, alla salvezza delle nostre anime, alla nostra salvezza.
Ora, la Chiesa esiste per garantire i mezzi necessari a questa salvezza. Su questo punto siamo tutti d’accordo.
Ma la Chiesa ufficiale di oggi, in una normale parrocchia, ci fornisce i mezzi necessari per raggiungere la salvezza? Vi troviamo tutto ciò di cui abbiamo bisogno? Vi troviamo un catechismo veramente cattolico? Viene insegnata la morale cattolica, cioè come comportarsi? Viene insegnata la verità? Vengono amministrati i sacramenti necessari alla salvezza, secondo quanto la Chiesa ha sempre fatto? C’è ancora un senso del peccato, un senso dell’assoluzione, un senso di conversione morale? Tutto questo viene insegnato e praticato in una normale parrocchia?
È ovvio che non lo è. No. Altrimenti, non sareste qui. Altrimenti, la Fraternità Sacerdotale San Pio X non esisterebbe.
Indipendentemente dalle consacrazioni episcopali, giustifichiamo già il nostro apostolato proprio perché esiste uno stato di necessità all’interno della Chiesa. Ebbene, è a causa di questo stato di necessità che questa decisione diventa imperativa; è imperativa, ancora una volta, per il bene delle anime.
E serve anche, direi, a mandare un segnale alla Chiesa. La Chiesa stessa deve capire che esiste – gli uomini della Chiesa, chiaramente – per servire le anime, per condurre le anime in cielo, per strapparle all’inferno, per liberarle dal peccato. Esiste proprio per questo scopo.
Eppure questo manca, e la sua mancanza si fa sempre più acuta. Da qui la necessità di fare tutto il possibile per salvare le anime. Questo è ciò che si definisce stato di necessità.
Si tratta dunque di una situazione estrema, ma che esige, che richiede, soluzioni proporzionalmente estreme; ne siamo consapevoli.
La Fraternità sta sfidando la Chiesa?
Domanda:
Lei parla molto del concetto di servizio: servizio reso alle anime, servizio reso alla Chiesa. Ma in pratica – e questa è un’accusa rivolta alla Fraternità; era il titolo di La Croix il giorno dopo l’omelia da lei pronunciata il 2 febbraio – la Fraternitàsembra dare l’impressione di sfidare la Chiesa. Come si posiziona rispetto a questa affermazione e qual è la risposta appropriata?
Risposta:
Precisamente, non stiamo sfidando la Chiesa, la stiamo servendo. Stiamo servendo la Chiesa nelle anime, ancora una volta. E tutto ciò che facciamo – non dimentichiamolo, come ho detto prima – è destinato a mettere la Tradizione al servizio della Chiesa stessa, in quanto istituzione, cioè al servizio del papa e della gerarchia, perché la Tradizione appartiene alla Chiesa.
Abbiamo ricevuto un’eredità di cui beneficiamo, un’eredità che non è iniziata nel 1970 con la fondazione della Fraternità Sacerdotale San Pio X. Quest’eredità è il lascito di duemila anni di storia della Chiesa, di duemila anni di Magistero e di duemila anni di Tradizione.
Preserviamo questa eredità affinché possiamo viverla noi stessi e per amore delle anime che si rivolgono a noi in cerca di aiuto. Ma ripeto: è anche per la Chiesa stessa. È una fiaccola che teniamo accesa anche per gli altri, persino per coloro che non condividono le nostre idee e persino per coloro che non sono cattolici. Non importa: un giorno, le anime dovranno convertirsi. Ma certamente, qualcuno dovrà pur predicare la verità. Altrimenti, a cosa si convertirebbero queste anime?
È in questo senso che serviamo la Chiesa, anziché sfidarla. Affermare che la Fraternità sfida la Chiesa è, in ultima analisi, un’interpretazione molto superficiale. No: la Fraternità rifiuta tutto ciò che distrugge la Chiesa.
Ora, riguardo a tutte queste nuove idee – e si potrebbero citare molti esempi – ne menzionerò solo uno, un caso molto concreto e recente. Pochi giorni fa, il 27 gennaio, si è celebrata la Giornata della Memoria dell’Olocausto, una giornata dedicata al ricordo dell’Olocausto, della Shoah.
In questa occasione, il Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede – ovvero il successore del Sant’Uffizio, precedentemente noto come Inquisizione Romana; il nome è cambiato, ma resta lo stesso tribunale dottrinale della Santa Sede, un’istituzione che esiste ancora oggi e la cui funzione è centrale – dichiarò, in un discorso ufficiale a tutti i membri del suo dicastero, che l’Inquisizione – proprio quell’organo di cui egli stesso è erede – era paragonabile alla Gestapo.
In altre parole, la Santa Chiesa, che ha profuso sforzi immensi nel corso dei secoli per preservare la Fede, avrebbe agito come la Gestapo sotto il regime nazista.
Chi ama dunque la Chiesa? Chi ama la Tradizione della Chiesa? Chi ama la difesa della Fede, della verità e della purezza dottrinale così come è stata sostenuta dalla Chiesa nel corso dei secoli? Chi ama queste cose?
Noi, dal canto nostro, non ce ne vergogniamo. Non ci vergogniamo della condanna degli errori. È grazie a queste condanne – e alle definizioni dogmatiche – che siamo riusciti a preservare la Fede.
Paragonare questo tribunale dottrinale, al quale i papi hanno dedicato tanta attenzione e impegno nel corso dei secoli, alla Gestapo è un atto infame. E non è solo inaccettabile; è un segno. È il segno che, purtroppo, c’è chi si vergogna della Chiesa. Si vergogna della propria madre.
Quanto a noi, non ci vergogniamo di nostra madre. No, siamo figli della Chiesa.
È in questo spirito che la Fraternità cerca di servire la Chiesa. È fondamentale comprenderlo.
Abbiamo duemila anni di storia alle spalle. Non dimentichiamolo mai.
Lo stato di necessità e la missione canonica
Domanda:
Padre, lei ha parlato dello stato di necessità, e abbiamo ben compreso che questo stato di necessità consiste nel bisogno delle anime di ricevere i sacramenti e di essere istruite nella pienezza della Fede. Abbiamo anche compreso che questo stato di necessità è universale. Non riguarda solo questa o quella specifica parrocchia, ma, in un certo senso, le parrocchie di tutto il mondo oggi.
Tuttavia, un’obiezione viene spesso sollevata riguardo al nostro ministero di evangelizzazione: ovvero, la presunta mancanza di giurisdizione che esercitiamo su di esse, o l’assenza di una missione canonica all’interno della Chiesa, circostanze che renderebbero il nostro ministero un atto alquanto selvaggio. Infatti, il seminario di Écône fu un tempo definito un «seminario selvaggio» – non un seminario di selvaggi, badate bene, ma un seminario selvaggio – per suggerire che le sue attività si svolgevano al di fuori delle regole stabilite.
Come si potrebbe rispondere a tutto ciò? Come possiamo giustificare, nello stato attuale della Chiesa, il nostro ministero delle anime? La semplice invocazione dello stato di necessità non è forse una sorta di «jolly» usato per giustificare praticamente qualsiasi cosa?
Risposta:
Il principio fondamentale è la salvezza delle nostre anime; questa è la ragione stessa della nostra presenza sulla terra. Se Dio ci concede sessanta, settanta o persino cento anni in questa vita, è per la salvezza delle nostre anime.
Ora, se non si riescono a trovare i mezzi necessari per questa salvezza all’interno delle strutture ordinarie della Chiesa, allora credo che tutti coloro che ne hanno la possibilità abbiano il dovere di provvedere a tali necessità attraverso altri mezzi. In nome di chi? In nome della carità. In nome della carità.
La Fraternità viene spesso accusata di essere severa. Permettetemi quindi di chiarirlo subito: non siamo esenti dal peccato originale. Abbiamo bisogno dei sacramenti, della confessione; portiamo il peso del peccato originale proprio come tutti gli altri. Questo è un dato di fatto.
Detto ciò, abbiamo un dovere di carità: fare tutto ciò che è in nostro potere, al nostro posto, per salvare le anime.
Se ci manca una missione canonica, una missione ufficiale, è proprio perché c’è un problema all’interno della Chiesa. La Chiesa sta rivolgendo sempre più la sua attenzione verso obiettivi diversi dalla salvezza delle anime, obiettivi molto più legati a questo mondo. Le questioni ecologiche, ad esempio.
Potremmo parlare per ore della teologia «verde» di Papa Francesco. Perché questa ossessione per gli alberi, l’acqua, la pioggia e il clima? Perché questa ossessione?
Perché se perdiamo di vista la prospettiva eterna, se perdiamo di vista il fatto che questa vita è ordinata verso l’eternità, verso la vita futura, che siamo qui per operare la nostra salvezza, allora concentreremo tutti i nostri sforzi non sulla preparazione al paradiso, ma sullo sviluppo di questa terra, fino al punto di voler creare un paradiso artificiale, perché in pratica non crediamo più nel vero paradiso.
Da quel momento in poi, i veri problemi diventano i prati, la pulizia delle strade, i rifiuti, l’acqua potabile e così via. Questi possono essere argomenti interessanti, ma non è compito della Chiesa occuparsene.
È dunque in nome della carità verso le anime che, anche senza una missione ufficiale, anche senza un mandato diretto da parte di un’autorità occupata da altre questioni e avente altre priorità, dobbiamo venire in aiuto delle anime.
È un dovere, sotto una denominazione diversa, ma non per questo meno importante.
Questo non significa che la Fraternità sia esente da difetti. Il fatto che invochiamo la carità non implica che tutto ciò che facciamo sia immune dall’errore umano. No, siamo esseri umani come tutti gli altri. Ma abbiamo questa determinazione a servire la Chiesa con la massima libertà; e questo è molto importante.
Nulla dovrebbe fermarti. Nulla dovrebbe essere un ostacolo alla professione della verità, alla sua conoscenza o all’uso di tutti i mezzi necessari alla tua salvezza.
Questo è fondamentale. Siamo qui per questo motivo.
Il dilemma: tradizione o comunione?
Domanda:
Padre, la maggior parte dei fedeli qui presenti non ha vissuto le consacrazioni del 1988. Non hanno dovuto fare una scelta. Alcuni di noi sono convertiti e hanno dovuto fare questa scelta. Ma molti di noi, in un certo senso, sono nati nella Fraternità; siamo cresciuti al suo interno. Abbiamo frequentato le università estive e invernali; abbiamo completato tutti i requisiti.
Eppure, anche se comprendiamo appieno tutto ciò che ci state dicendo ora, verrà un momento, con le consacrazioni episcopali, in cui alcuni di noi rischieranno di provare, nonostante tutto, e data la componente umana in gioco, una sorta di dilemma corneliano. Potremmo sentire che è giunta l’ora della nostra scelta personale, e che dovremo scegliere tra la Tradizione integrale di cui parlate e la piena comunione con la Chiesa.
Questo dilemma rischia di presentarsi proprio in questo modo. Potrebbe approfondire la sua risposta affrontando la questione da questa specifica prospettiva?
Risposta:
Prima di affrontare il dilemma, bisogna comprendere chiaramente che, nel corso della vita, prima o poi, certe decisioni diventano inevitabili e certe scelte necessarie. Questo, se vogliamo, è ciò che distingue il bambino dall’adulto.
Il bambino dipende dai genitori. Sono loro che prendono le decisioni per suo conto. Ma quando un bambino diventa adulto, deve assumersi responsabilità di gravità e importanza sempre maggiori.
Ora, senza dubbio, le consacrazioni episcopali rappresenteranno la necessità di fare una scelta, una scelta che potrebbe rivelarsi difficile. Perché? Perché queste consacrazioni hanno un carattere divisivo. Serviranno da segno di contraddizione, se vogliamo, un concetto che potremmo approfondire ulteriormente.
Questo, quindi, porrà ciascuno di noi, al proprio livello, di fronte a una scelta; una scelta che può avere conseguenze, comprese conseguenze sociali. Ci saranno forse amici che non capiranno.
È fondamentale comprendere ancora una volta che la posta in gioco in questa scelta è altissima: si tratta della salvezza delle nostre anime e dell’esempio che daremo agli altri.
Ora, riguardo al dilemma in sé: bisogna scegliere tra la Fede integrale, la Tradizione integrale e la piena comunione con la Chiesa?
No. In realtà, questo dilemma è mal posto. Lo dico con il massimo rispetto. La domanda in sé è legittima, ma è formulata male.
La comunione all’interno della Chiesa si fonda, prima di tutto, sulla fede. Che cosa significa essere in comunione? Essere in comunione con il papa, con la gerarchia della Chiesa, significa condividere la stessa fede; per usare un termine semplice, anche se forse non il più preciso.
Si è in comunione perché si crede nelle stesse cose. Si crede in tutto ciò che la Chiesa insegna; si aderisce ad esso; e, in virtù di ciò, si è in comunione.
Questo è molto importante. Questo è il significato della comunione. Non è un sentimento; non è una formalità amministrativa. No. La comunione è comunione nella fede, nella fede integrale.
In altre parole, nessun dogma, nessuna verità può essere assente da questo fondamento di comunione, e nessun errore può esservi introdotto. Questo è di cruciale importanza.
Ora, è proprio preservando la Fede e la Tradizione della Chiesa che sosteniamo il fondamento di questa comunione. Vedete, dunque, che la comunione con la gerarchia della Chiesa, in quanto tale, e la Tradizione integrale sono due realtà a cui non possiamo rinunciare. Non si tratta di scegliere tra l’una e l’altra. Non è un dilemma. Dobbiamo sostenerle entrambe, senza riserve.
Ovviamente, non si può essere in comunione riguardo a elementi che, di per sé, non possono costituire il fondamento della comunione ecclesiastica. Un errore non può servire da base per la comunione. Questo è di cruciale importanza.
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Un esempio di errore dottrinale
L’esempio che abbiamo citato nei giorni scorsi, particolarmente eclatante, riguarda l’affermazione di Papa Francesco secondo cui la pluralità delle religioni è voluta dalla Divina Sapienza, voluta da Dio stesso. Dio, si sostiene, ha voluto la pluralità delle religioni in quanto tale.
Questa affermazione è cattolica? Dio vuole forse che questa sia la vera religione, con gli errori accanto? No. Questa è un’aberrazione. È inconcepibile.
Dio si rivela; si è fatto conoscere. Perché? Perché esiste una sola verità, la verità che ci giunge attraverso Nostro Signore, attraverso l’Incarnazione.
Perché Nostro Signore si è incarnato? Per manifestare, attraverso la sua umanità e la sua predicazione, un solo Dio, una sola verità, un solo Vangelo.
Come può un papa affermare che Dio ha voluto la pluralità delle religioni? È inammissibile. È follia. Sì, è follia.
È dunque possibile essere in comunione con un’affermazione del genere? Può un’affermazione simile servire da fondamento per la comunione cattolica? È fantascienza; è Star Wars; è inconcepibile.
Suscita un sorriso, eppure allo stesso tempo è tragico. Sì, è tragico.
Poveri disgraziati! Pensate alla sofferenza di coloro che ascoltano cose simili. È quindi prevedibile che, dopo un certo tempo, le persone si allontanino dalla Chiesa. Se Dio ha veramente voluto la pluralità delle religioni, un’affermazione del genere non può che generare indifferenza. E se si diventa indifferenti, prima o poi si abbandona la Chiesa.
Ci si chiede: perché la gente non va più in chiesa? Proprio perché tali affermazioni, alla lunga, non provocano altro che indifferenza verso la verità.
Possiamo essere in comunione con questo? Assolutamente no. È impossibile. C’è un solo Dio. Questo è il Primo Comandamento.
Visto che è emerso il tema della comunione, vorrei cogliere l’occasione per aggiungere un’osservazione. Si dice spesso che la Fraternità non sia in piena comunione. Lo avrete sentito dire: che siamo presumibilmente ai margini della comunione ecclesiale; che non siamo in piena comunione.
Ma che cos’è la comunione parziale? È variabile? Anche questa è una nozione tipicamente moderna, che non ha nulla a che vedere con la teologia della Chiesa.
Nella Chiesa, o si è membri o non si è; o si è in comunione o non lo si è.
È proprio come nel matrimonio. Nel matrimonio, o si è sposati o non lo si è. Il fatto di avere dei disaccordi con la propria moglie, o che esista un problema, non significa che si sia sposati al 90%. No. Un matrimonio è valido o è nullo.
Lo stesso vale nella Chiesa. O si possiede la fede cattolica, e si è quindi in comunione con la Chiesa, oppure non la si possiede, e non si è in comunione.
Questo modo di parlare moderno — «sono scismatici», «non lo sono», «sono in comunione», «non lo sono», «non sono in piena comunione» — è solo chiacchiere.
O si è in comunione o non lo si è. E se si è in comunione, perché? Perché si condivide la stessa fede. La fede è il fondamento della comunione.
Se esiste una gerarchia all’interno della Chiesa, perché Dio l’ha istituita? Perché ci sono un papa e dei vescovi che insegnano? Proprio per questo motivo: per insegnare la Fede, non per altro; non per l’ecologia, non per piantare alberi. Non è questo lo scopo della Chiesa.
Internet non sostituisce i sacramenti
Domanda:
Padre, lei parla di tutti questi errori presenti nella Chiesa attuale e ci aiuta a prenderne coscienza. Tuttavia, questa consapevolezza è ormai piuttosto diffusa. Possiamo constatare che questi errori sono stati denunciati da tempo, soprattutto su internet. Non sarebbe più opportuno lasciare che la Fraternità si sviluppi nella fiducia nella Provvidenza, piuttosto che intervenire con questo gesto pubblico, con queste consacrazioni che, come lei ha detto, creeranno una certa divisione e potrebbero ostacolare questo movimento?
Risposta:
Si potrebbe pensare che forse questo movimento dovrebbe essere lasciato proseguire. Grazie a Dio, all’interno della Chiesa sta crescendo la consapevolezza di questi errori. Oggi assistiamo a reazioni impensabili venti o trent’anni fa. Le piattaforme e internet, nonostante tutto, permettono ancora la diffusione di buone idee. Questa consapevolezza è favorita dagli scambi, dalle piattaforme, anche al di fuori della Fraternità . Ognuno progredisce al proprio ritmo, secondo la propria prospettiva, ma questo fenomeno è innegabile.
Vi è dunque una maggiore consapevolezza di questi errori. Di conseguenza, non dovremmo forse lasciare che questo movimento si sviluppi, senza intervenire con un gesto forte come le consacrazioni episcopali che potrebbero, in apparenza, minacciare di distruggere tutto? Questa è una possibile impressione.
Dobbiamo però fare attenzione: la vita cristiana non può esaurirsi in una mera adesione formale. Professare la propria fede non significa semplicemente cliccare «mi piace» dopo aver letto qualcosa di cattolico online o aver ascoltato un podcast su YouTube. La vita cristiana, che scaturisce da questi principi di fede, da queste professioni di fede, deve tradursi in una vita in cui la grazia agisca realmente nell’anima.
E questo implica necessariamente i sacramenti, il Santo Sacrificio della Messa, l’Eucaristia, la confessione e l’insegnamento della dottrina.
È il Signore stesso che ha edificato la Sua Chiesa sui sacramenti. Le anime saranno santificate dai sacramenti fino alla fine dei tempi. Questa è la Sua volontà.
Ora, per avere i sacramenti, servono i sacerdoti. E per avere i sacerdoti, servono i vescovi. Una semplice consapevolezza generale non è quindi sufficiente se, allo stesso tempo, non ci sono mezzi concreti per sostenere e aiutare le anime. E questi mezzi coinvolgono il sacerdozio, quindi i vescovi.
Perché la Fraternità non può diventare un Istituto Ecclesia Dei ?
Domanda:
Questa vita cristiana di cui parli non è dunque una mera teoria, né un mero atto di adesione intellettuale: presuppone un’applicazione pratica attraverso la Messa e i sacramenti.
Oggi, senza dubbio più che nel 1988, esistono numerose comunità in tutto il mondo – e non solo nel nostro Paese – che beneficiano della Messa tradizionale in latino, e probabilmente anche di buona parte del catechismo tradizionale, della confessione tradizionale, etc.
Non è forse sufficiente oggi? La Fraternità stessa non dovrebbe forse aspirare a ottenere uno status simile a quello di queste comunità? In che modo i sacramenti offrono qualcosa in più rispetto a quanto queste comunità già sono in grado di fare?
Risposta:
È una questione delicata. Perché? Perché, concretamente, dobbiamo parlare degli istituti Ecclesia Dei. Nel linguaggio più comune, in Francia vengono talvolta chiamati «ralliés»; ma parliamo invece di Ecclesia Dei. È più preciso. E non sono gli unici: esiste anche tutta una serie di sacerdoti diocesani che, senza appartenere a un istituto particolare, hanno riscoperto la Messa tridentina, soprattutto dopo il motu proprio di Papa Benedetto XVI.
Ci si potrebbe quindi chiedere: la Fraternità Sacerdotale San Pio X non dovrebbe forse adottare anch’essa questo status? Perché non dovrebbe diventare, concretamente, un istituto di Ecclesia Dei ?
È una domanda molto audace. Smuove le acque…
Voglio rispondere in modo semplice e franco, ancora una volta. Atteniamoci ai principi: qui non stiamo giudicando le singole persone.
Gli istituti Ecclesia Dei esistono grazie all’esistenza della Fraternità Sacerdotale San Pio X. Storicamente, la loro nascita risale al 1988, in seguito alle consacrazioni. Roma voleva creare un’alternativa per tutti coloro che simpatizzavano con la liturgia tridentina tradizionale, ma che non volevano aderire al cosiddetto «scisma» dell’arcivescovo Lefebvre. Questa è la storia.
Hanno quindi creato questa categoria Ecclesia Dei, all’interno della quale si collocano diversi istituti.
Ora, guardando indietro, cosa si può dire della vita di questi istituti? Roma li ha protetti? Ha offerto loro delle garanzie? Ha mantenuto le sue promesse? Questi istituti sono davvero al sicuro grazie alla protezione romana? Hanno la libertà di dire tutto ciò che pensano, o almeno tutto ciò che speriamo pensino? Non hanno forse, in realtà, una spada di Damocle che pende sulla loro testa?
Si tratta di fatti, eventi e cronache che tu conosci quasi meglio di me.
Questi istituti si trovano in una situazione in cui, prima di tutto, è il vescovo locale ad avere il potere di accoglierli o espellerli, di concedere loro l’approvazione o di escluderli. Ma se hai una famiglia e la cappella dove vai a Messa viene improvvisamente chiusa perché il vescovo ha cambiato idea, dove vai con la tua famiglia? Torni alla Nuova Messa?
Questa situazione alquanto peculiare in cui si trovano, questa spada di Damocle che pende sulle loro teste, li costringe al silenzio. Eppure, quando si celebra la Messa tridentina, si mette inevitabilmente in discussione la Nuova Messa, semplicemente perché le due non coincidono; e, di conseguenza, si mettono in discussione anche il Concilio, la nuova dottrina, etc.
Ma se non puoi parlare liberamente, se non puoi predicare liberamente, se non puoi esprimerti liberamente, perché farlo comporterebbe la revoca del tuo privilegio di celebrare la Messa tridentina in quella cappella, allora sei di fatto paralizzato.
E quando non si riesce a esprimere le cose con chiarezza, proprio quando la chiarezza è necessaria, alla lunga si finisce per cambiare il proprio modo di pensare.
Lo dico sinceramente, non con amarezza, ma con compassione per questi poveri sacerdoti, per queste povere anime che cercano sinceramente qualcosa di più serio, qualcosa di più tradizionale. Ne hanno diritto. Eppure lo cercano in un contesto in cui non hanno alcuna garanzia di poterlo conservare per sempre.
Ora, possiamo davvero vivere senza la garanzia di poter sempre celebrare la Messa, insieme alla certezza di una dottrina e di una predicazione conformi alla Tradizione perenne? Non possiamo mettere le nostre anime in una situazione così fondamentalmente precaria. Semplicemente non possiamo.
Nel 2019, la Commissione Ecclesia Dei in quanto tale – ovvero l’istituzione che sovrintendeva a questi vari istituti – è stata abolita da papa Francesco. La cosa interessante è che gli istituti stessi esistono ancora, mentre la struttura che li governava è scomparsa. Perché? La spiegazione ufficiale fornita dalla Santa Sede è che la Commissione Ecclesia Dei fu istituita nel 1988 per facilitare il reinserimento nella Chiesa di coloro che non volevano aderire allo «scisma» dell’arcivescovo Lefebvre; e che, oggi, essi sono considerati sufficientemente reintegrati nelle rispettive parrocchie.
Non è vero. Ma si vede l’intenzione dietro a tutto questo.
Da parte mia, credo che, poiché ognuno di noi ha una sola anima, dobbiamo fare tutto il possibile per garantirle delle tutele. Così come desideriamo avere una casa, riscaldarla, mettere il cibo in tavola per vivere, allo stesso modo dobbiamo offrire alle nostre anime almeno delle garanzie equivalenti.
Ecco perché non credo sia l’ideale che la Fraternità diventi un istituto di Ecclesia Dei. Ecco. Non credo sia la volontà di Dio. Ecco. Non lo credo.
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Lo stato di necessità oggi
Domanda:
Padre, cerchiamo di essere un po’ diretti: credi davvero che il bisogno di anime sia oggi così urgente come lo era nel 1988?
Risposta:
Credo che oggi sia ancora più evidente. Abbiamo già dato questa definizione di stato di necessità: è la difficoltà di trovare, all’interno di una parrocchia, i mezzi necessari per garantire la nostra salvezza: la verità, la predicazione della verità, la morale cattolica e i sacramenti.
Penso che oggi sia persino peggio. Molto peggio. Le decisioni prese da Papa Francesco sono catastrofiche. Sì, catastrofiche. La morale tradizionale in materia di matrimonio è stata distrutta. È crollata. Sempre in nome, ovviamente, della comprensione, dell’ascolto e dell’adattabilità. E quindi, tutto è giustificato.
Permettetemi di farvi un esempio molto concreto. Ci sono molti giovani tra voi; siete tutti giovani… beh, non proprio tutti, a dire il vero. Vedo che ce ne sono uno o due. Ma la maggior parte di voi, sì.
Un giorno avrete dei figli. Immaginate cosa significherebbe se andaste a Messa con loro e, in una chiesa, una coppia gay – scusate se tiro fuori l’argomento – venisse benedetta dal sacerdote.
Come spiegherete ai vostri figli che questo non è un matrimonio, che è qualcosa di eccezionale, ma comunque voluto da Papa Francesco in nome dell’inclusione ecclesiale? Come pensate che possano capirlo? E questo rende le cose ancora più difficili.
Come si può spiegare tutto questo ai bambini? Ai bambini, non dimentichiamolo, che si troveranno a loro volta ad affrontare un mondo estremamente aggressivo. Tutta questa campagna LGBT, tutta questa pressione – voi conoscete tutte queste aberrazioni meglio di me – diventerà sempre più intensa. È diabolica.
Ma se avete una Chiesa che, invece di mettere in guardia i suoi figli e proteggere le anime, benedice tali cose, come lo spiegherete ai vostri figli? Come li crescerete in un contesto simile, quando cominceranno ad avere dubbi, quando non capiranno più cosa sta succedendo?
Devono essere protetti. Questo è ciò che costituisce uno stato di necessità. Questo esempio può sembrare un po’ crudo, lo ammetto, ma è reale. È reale.
La Chiesa sta abbracciando pienamente tutte le principali aspirazioni del mondo moderno. L’intera questione LGBT la sta influenzando. Sono andati a Roma in pellegrinaggio; a Roma, in pellegrinaggio! Non per chiedere perdono per i loro scandali e i loro peccati; no, ma piuttosto per dimostrare pubblicamente che finalmente possono compiere il loro pellegrinaggio come individui LGBTQ+, con tutto ciò che questo comporta. È incredibile. È incredibile.
Questa è la condizione di necessità. E credo che non riconoscere quanto sia grave, non comprendere che le anime devono essere protette da tutto ciò, sia quasi un peccato contro lo Spirito Santo: negare che esista un problema così grave dal quale dobbiamo difenderci.
Ecco cosa significa necessità. Nel 1988 non eravamo ancora arrivati a questo punto. Esisteva ancora una certa moralità naturale, una certa concezione del matrimonio. Oggi, tutto sta crollando.
Le consacrazioni creeranno una gerarchia parallela?
Domanda:
Come avete dimostrato, questo stato di necessità è universale. È grave, perché non fa che peggiorare. Colpisce anche la società civile. Pertanto, riguarda l’intera vita umana, sia sul piano religioso che su quello civile.
Questo aveva già spinto l’arcivescovo Lefebvre a procedere con le consacrazioni del 1988. Con il passare degli anni, questa situazione eccezionale si protrae sempre più a lungo, e alcuni ci accusano, attraverso queste consacrazioni, di voler instaurare una gerarchia parallela all’interno della Chiesa. L’argomentazione della salvezza delle anime è comprensibile, ma come possiamo rispondere a coloro che ci accusano di creare una gerarchia parallela, o addirittura una Chiesa parallela?
Risposta:
È fondamentale comprendere cosa sia una Chiesa parallela, soprattutto in relazione all’episcopato.
Una Chiesa in cui i vescovi sostituissero i vescovi della gerarchia cattolica: ecco come sarebbe una vera Chiesa parallela. Tuttavia, la gerarchia della Chiesa, della Chiesa che insegna, è composta dal papa e da tutti i vescovi che hanno giurisdizione, vale a dire i vescovi che generalmente portano un titolo diocesano, i vescovi ordinari di una diocesi, i parroci ordinari che, in quanto tali, hanno la responsabilità dell’insegnamento. Si dice che essi abbiano giurisdizione.
Tuttavia, non tutti i vescovi hanno giurisdizione nella Chiesa, almeno non nello stesso senso. Ci sono vescovi che sono a tutti gli effetti vescovi, ma che non sono, ad esempio, il vescovo di Châteauroux o di Parigi. Prendiamo l’esempio di un vescovo ausiliare: egli assiste un altro vescovo nello svolgimento delle sue funzioni, ma non è egli stesso il vescovo della diocesi.
Ci sono anche vescovi emeriti, ovvero vescovi in pensione. Il vescovo emerito di Parigi, ad esempio, non è più vescovo della diocesi; rimane vescovo, ma non esercita più tale giurisdizione.
I vescovi della Fraternità saranno appunto vescovi senza giurisdizione. Saranno presenti unicamente per aiutare le anime, amministrare i sacramenti, servirle, ma non con l’autorità gerarchica che appartiene alla Chiesa propriamente detta.
È in questo senso che i nostri vescovi, sia quelli che già abbiamo sia quelli che avremo, a Dio piacendo, il 1° luglio, non possiederanno questa qualità, questo potere che solo il papa può conferire.
Vorrei aggiungere che la Fraternità Sacerdotale San Pietro ha sempre sostenuto questi principi. A quasi quarant’anni di distanza, conserva ancora questa chiara consapevolezza che i suoi vescovi sono lì per aiutare, per sostenere, ma non per usurpare una giurisdizione che solo il papa può conferire.
Questo è un aspetto molto chiaro all’interno della Fraternità.
La Fraternità è l’unica via per la salvezza?
Domanda:
Padre, parliamoci chiaro: visto il ruolo che la Fraternità svolge oggi al servizio delle anime, possiamo affermare che fuori dalla Fraternità non c’è salvezza?
Risposta:
Riconosco che si tratta di una domanda molto diretta.
Quindi no: la formula è «fuori dalla Chiesa non c’è salvezza», e non «fuori dalla Fraternità non c’è salvezza». Teologicamente, questo non è corretto.
Come dovremmo dunque concepire la Fraternità, il nostro attaccamento ad essa, il nostro amore per essa? Dobbiamo comprendere che, in questa situazione catastrofica, la Fraternità rappresenta per noi un mezzo per rimanere fedeli alla Chiesa. Non è la stessa cosa. Per noi, è il mezzo privilegiato per rimanere fedeli alla Chiesa.
Esistono altri modi per rimanere fedeli alla Chiesa? Sì. Non possiamo dire che la Fraternità sia, in senso assoluto, l’unico mezzo.
Ma concretamente, esiste forse, alla nostra portata, un altro mezzo che ci offra la stessa libertà e le stesse garanzie: di ricevere la predicazione della verità, di poterla professare, di poter denunciare gli errori e coloro che li propagano, di ammonire i fedeli e di garantire i sacramenti?
Da un punto di vista teorico, non si può affermare che la Fraternità sia l’unica opzione disponibile. Altri mezzi potrebbero benissimo esistere. Ma se così fosse, quali sarebbero questi altri mezzi che offrirebbero le stesse garanzie?
Ebbene, vi rigiro la domanda: ditemi, dove, nelle parrocchie di oggi, trovate garanzie equivalenti? Ditemelo.
Perché qui, a mio avviso, dobbiamo fare una netta distinzione tra principi teorici e pratica hic et nunc —qui e ora.
E, per quanto mi riguarda, trovo estremamente difficile – nella pratica – reperire le stesse garanzie al di fuori della Fraternità.
Spero che questa sia una risposta sufficientemente diretta.
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Si può paragonare la Fraternità ai farisei?
Domanda:
Ai tempi di Cristo, i farisei erano i custodi della tradizione. Si smarrirono a causa della superbia, arrivando persino a rigettare il Salvatore che attendevano. Come rispondete a coloro che affermano che la Fraternità soffre del peccato di superbia? Siamo forse i nuovi farisei?
Risposta:
Questa domanda non è semplicemente diretta; è schietta.
Tuttavia, vorrei iniziare facendo una distinzione. Il termine «tradizione» è ambiguo in questo contesto.
La tradizione dei farisei era una tradizione artificiale, una tradizione umana contro la quale Nostro Signore si scagliò. Consisteva in tutta una serie di riti secondari, banali e insignificanti che erano stati aggiunti alla vera Legge di Mosè. Queste tradizioni umane venivano imposte agli altri e i farisei le usavano come metro di giudizio per i loro simili.
Si trattava, dunque, di una religione che era diventata completamente esteriore, ritualistica e, nella sua essenza, vuota.
Per noi, però, la Tradizione è qualcosa di completamente diverso. Non dimentichiamolo. La Tradizione è, insieme alla Sacra Scrittura, una fonte di Rivelazione. È attraverso la Tradizione della Chiesa che Dio si fa conoscere. Dio, che continua ad assistere la Chiesa attraverso i secoli, ci fa conoscere la Fede attraverso la Tradizione, con la T maiuscola.
È per questa ragione che, nel corso dei secoli, si è assistito a uno sviluppo del dogma e, di conseguenza, a nuove definizioni. Questo costituisce il sapere, il tesoro della Tradizione, che ci è giunto dagli Apostoli.
Parliamo dunque di due realtà completamente diverse. La prima tradizione doveva essere abolita, ed è proprio ciò che ha fatto Nostro Signore. La seconda, la nostra, è indispensabile. È necessaria per la nostra salvezza.
Ora, se qualcuno si chiede: non corriamo forse, nonostante tutto, il rischio di diventare i farisei del XXI secolo? Questa è una domanda legittima.
Anche qui, faccio una distinzione. Come ho già detto: portiamo il peccato originale proprio come tutti gli altri. Non siamo marziani esenti dalla condizione umana. Siamo esseri umani come tutti gli altri.
Ora, in ogni situazione concreta in cui è coinvolto l’elemento umano, è presente anche il peccato originale. Di conseguenza, in un dato caso, possiamo talvolta mostrare atteggiamenti inappropriati; tuttavia, ciò non inficia l’istituzione in quanto tale.
Si tratta di errori umani che si possono commettere. Quando si cerca di difendere la verità, a volte si può permettere che qualcosa di fin troppo umano si insinui nel proprio zelo.
Sì, può succedere. A volte possiamo pronunciare parole un po’ troppo dure, o adottare atteggiamenti che non tengono sufficientemente conto della difficoltà che gli altri incontrano nel comprenderci, nell’avvicinarsi alla Tradizione o nel compiere il passo necessario.
Può succedere; e quando succede, bisogna correggerlo, proprio come si corregge qualsiasi altro difetto personale.
Al contrario, è ingiusto – anzi, inammissibile – cogliere questo o quell’errore, questa o quella mancanza personale, come pretesto per etichettare l’intera Fraternità come composta da farisei o zeloti.
No, no, no. Ciò che rappresentiamo è la Tradizione della Chiesa. E dobbiamo distinguere, ancora una volta, tra l’istituzione, tra la verità che essa sostiene, e le mancanze umane che possono esistere in uno o nell’altro individuo.
Cosa farà la Fraternità se Roma condannerà le consacrazioni episcopali?
Domanda:
Più nello specifico, tornando all’annuncio da lei fatto riguardo alle consacrazioni episcopali previste per il 1° luglio per la Fraternità Sacerdotale San Pio X – consacrazioni che conferiranno il potere dell’Ordine sacro, ovvero la capacità di conferire i sacramenti, ma non il potere di giurisdizione – è necessario richiedere un mandato papale al Papa, come previsto dal diritto canonico.
Senza fare previsioni o perdersi in fantasie, pensi che Papa Leone XIV potrebbe accettare questa richiesta? O almeno astenersi dall’intervenire, lasciando che le cose procedano senza approvarle esplicitamente? Come vedi la situazione?
Risposta:
Tutto è possibile. Sì, tutto è possibile.
Vorrei dire questo: così come Benedetto XVI ha revocato i decreti di scomunica nel 2009 – cosa che sembrava del tutto inaspettata – credo che un papa possa comprendere che la Fraternità agisce con retta intenzione. Questo mi sembra ovvio. Abbiamo una retta intenzione. Siamo molto diretti, come abbiamo affermato: diciamo ciò che pensiamo.
Il Papa può dunque comprendere questo, persino apprezzarlo, pur senza necessariamente condividere la nostra posizione. E, se ha veramente a cuore le anime, allora, per il bene di tutte quelle anime che, in un modo o nell’altro, direttamente o indirettamente, si rivolgono alla Fraternitào la considerano un punto di riferimento, credo che un papa potrebbe teoricamente cogliere questa particolare necessità da parte della Fraternità.
È possibile. Sì, è possibile. Ma, ancora una volta, tutto questo dipende da Dio, dalla Provvidenza e dalla buona volontà del papa.
Penso che annunciare le consacrazioni episcopali con cinque o sei mesi di anticipo ci permetta di prepararci al peggio; ma dia anche al Papa il tempo di riflettere e, spero, di ricevere ulteriori chiarimenti da parte nostra, affinché possa comprendere meglio la nostra buona volontà.
Tutto ciò è possibile. D’altra parte, non credo che il papa abbraccerà pienamente la Tradizione da qui al 1° luglio. Umanamente parlando, non è una prospettiva plausibile. Ma che possa comprenderla, questo sì, è possibile.
Domanda:
Cosa farà la Fraternità Sacerdotale San Pietro se la Santa Sede decidesse di condannarla? Ci avete detto che, nella lettera di risposta del Cardinale Fernández, c’erano più minacce che altro. E, come fedeli, pensiamo naturalmente alla scomunica inflitta ai vescovi all’epoca; ci chiediamo anche se potremmo essere in qualche modo coinvolti. Cosa dovremmo pensare di tutto ciò?
Risposta:
Nella vita, dobbiamo scegliere. L’ho già detto. La vera questione è questa: davanti a Dio, è meglio garantire alle anime ciò di cui hanno bisogno per la loro salvezza – perché non si tratta di un passatempo, né di una preferenza, né di un privilegio, ma di una necessità – anche se ciò significa sopportarne le conseguenze, oppure, per timore di tali conseguenze, abbandonare questa missione?
Se me lo chiedete, da parte mia la decisione è già stata presa. È stata annunciata il 2 febbraio. È una decisione molto seria, e vi assicuro che è stata preceduta dalla preghiera, dall’attesa, dal discernimento. Non torneremo indietro. Non possiamo tornare indietro.
Questo è nelle mani della Provvidenza del buon Dio. Ma Dio chiede a ciascuno di noi di fare la propria parte. E mi sembra che nel 2026, la nostra parte, di tutti noi, ciascuno secondo il proprio ruolo, consista proprio nell’andare avanti, nel guardare al futuro.
Oserei dire: proprio come pensavano di noi coloro che ci hanno preceduto. Se siamo qui oggi, è perché qualcuno ha permesso a ciascuno di noi di conservare la fede: i nostri genitori, le nostre famiglie, la Fraternità – bisogna dirlo – e l’arcivescovo Lefebvre.
Non si può negare: più passa il tempo, più la santità dell’arcivescovo Lefebvre risplende.
Come ha potuto un solo uomo realizzare tutto ciò che ha fatto? Come ha potuto resistere, trasmettere la fede, trasmettere la Tradizione, l’amore per la Chiesa e l’amore per le anime? E come ha potuto, da solo, proprio al momento giusto, prima di lasciare questo mondo, trasmettere l’episcopato a vescovi che potessero continuare la sua opera? Come ha potuto prendere, da solo, una decisione di tale gravità?
Per noi oggi è facile, perché abbiamo il vantaggio della prospettiva a posteriori e perché seguiamo le sue orme. Ma, ai miei occhi, la risposta sta proprio lì: questo è il segno più bello di santità.
La vera santità è quella che permette all’anima di essere mossa dallo Spirito Santo, dalla sapienza di Dio e dai consigli di Dio. Il segno distintivo di un’anima pura è la sua docilità a tutto ciò che lo Spirito Santo può ispirare.
E più passa il tempo, più acquisiamo prospettiva, più diventa evidente che quest’uomo era veramente guidato dallo Spirito Santo. Che santità! Ed è incoraggiante rendersi conto che non esiste crisi, né nel mondo né nella Chiesa, per la quale Dio non sia pronto a suscitare mezzi proporzionati e uomini capaci di sapere cosa bisogna fare, nel momento stesso in cui bisogna farlo.
Che esempio ci ha dato quest’uomo! Che grandezza! Che santità! È magnifico.
E, con il passare degli anni, questo diventa sempre più evidente. Senza di esso, non saremmo qui. Vedete come una singola persona, un singolo uomo, può cambiare la storia se è veramente uno strumento docile nelle mani del buon Dio e se è pronto a fare qualsiasi cosa per compiere la volontà divina.
Questa è la via per la felicità. Questo è ciò che Nostro Signore ricompensa, non solo nell’eternità, ma già nel tempo, in questa stessa vita. Poiché oggi stai meditando sulla felicità, ebbene, questo esempio ne è una splendida illustrazione.
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Consiglio finale
Domanda:
Padre, proprio su questo punto, un’ultima parola, per non dilungarmi troppo: quale consiglio vorrebbe offrire più in generale ai fedeli, ai nostri fedeli, a coloro che sono qui presenti oggi, in questa situazione attuale? Quale atteggiamento bisognerebbe adottare? Quali consigli pratici darebbe? Lei ha già parlato di preghiera, cosa ovvia, ma, concretamente, cosa si deve fare?
Risposta:
Vorrei cogliere questa opportunità per dare seguito all’esempio che ci ha lasciato l’arcivescovo Lefebvre.
Direi questo: era un uomo libero, nel senso cattolico del termine. Anche tu devi essere libero. Puoi vedere chiaramente come il mondo ci circondi di ogni sorta di paure, idee strane e ostacoli, cose che ci frenano.
Un uomo libero è, nel profondo del suo cuore, un uomo che possiede un solo ideale e che orienta ogni cosa verso quell’unico ideale.
Questo è il consiglio che vi offro: meditate su questo, su questo esempio, su questa eredità che l’arcivescovo Lefebvre ci ha lasciato. Egli era veramente un uomo libero nel senso cristiano del termine; vale a dire, nulla poteva fermarlo. Nulla in lui poteva mai costituire un ostacolo al discernimento della volontà di Dio, né al suo compimento.
Ora, un uomo veramente libero, in questo senso, da questa prospettiva, è un uomo felice qui sulla terra e, naturalmente, nell’eternità.
Il mio consiglio, dunque, è questo: sforzatevi di liberarvi da tutto ciò che costituisce un ostacolo, da tutto ciò che vi opprime, da tutto ciò che vi impedisce di vedere dove la vostra anima deve andare, dove la vostra vita deve condurre, affinché possiate procedere senza difficoltà, senza impedimenti.
Questo è della massima importanza.
E quali potrebbero essere, concretamente, questi ostacoli? A volte è un pizzico di ambizione; a volte è la paura; e a volte è il pensiero: «Cosa dirà la gente di me?». E questi ostacoli possono moltiplicarsi all’infinito.
Dobbiamo scoprire la vera libertà, una libertà che non ha nulla a che vedere con la libertà di cui si parla oggi. La vera libertà è la libertà di fare il bene, di servire Dio. Questo è ciò che vi incoraggio a cercare, e questo è ciò che vi auguro: di possederla sempre più pienamente.
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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