Spirito
«Una condanna inesorabile, già scritta» contro Satana e i suoi servi: omelia di Mons. Viganò per l’Ascensione di Nostro Signore
Renovatio 21 pubblica questa omelia di Monsignor Carlo Maria Viganò.
OMELIA
nell’Ascensione di Nostro Signore
Quid admiramini aspicientes in cælum?
At 1, 11
Nell’Introito della Messa di oggi abbiamo cantato: Viri Galilæi, quid admiramini aspicientes in cælum? Uomini di Galilea, di cosa vi meravigliate guardando verso il cielo? Lo chiedono i due Angeli agli Apostoli, assorti nel veder ascendere il Signore. La domanda dei messaggeri celesti è retorica: il prodigio che deroga alle leggi della natura è nulla, rispetto al miracolo della Resurrezione di cui essi saranno testimoni fino al martirio.
Perché vi stupite di veder salire al cielo il Signore? Vi stupite di vederLo ascendere miracolosamente per scomparire tra le nuvole, o vi meravigliate del fatto che vi stia lasciando soli, proprio adesso che è risorto e può ristabilire il regno di Israele (At 1, 6)? Ma non vi ha Egli già detto: Vado a preparare il luogo per voi. E quando sarò partito, e avrò preparato il luogo per voi, verrò di nuovo, e vi prenderò meco, affinché dove son Io, siate anche voi (Gv 14, 2-3)?
Perché il Signore non è rimasto con noi? Se non fosse asceso al cielo così presto, anzi: se fosse ancora qui sulla terra, avrebbe potuto viaggiare e far conoscere il Suo Vangelo con l’autorevolezza di un Dio fattoSi uomo, morto e risorto. Il Cristianesimo si sarebbe diffuso più in fretta, e con maggior successo, anche risparmiando molte vite di Martiri. Se il Signore fosse rimasto qui sulla terra, avrebbe potuto veramente restituire, nella Chiesa Cattolica, il regno di Israele, essendo Lui stesso a governare come Pontefice e come Re. Egli avrebbe attraversato i secoli senza invecchiare, e sarebbe bastato questo a convertire a Lui il mondo. Ecco perché gli Apostoli sono meravigliati: perché ancora agiscono e pensano secondo la mentalità del mondo.
Nostro Signore, dopo trent’anni di vita ritirata e tre di ministero, in tre giorni sconfigge con la propria Passione e Morte l’antico Serpente, riacquistando a prezzo del Suo preziosissimo Sangue ogni anima sottratta all’eterna salvezza dal peccato di Adamo. Ci ha redenti, ci ha comprati schiavi del demonio per renderci liberi di essere non più servi, ma amici (Gv 15, 15). Nei quaranta giorni successivi alla Resurrezione, Egli ha insegnato agli Apostoli le verità della Fede e a celebrare i Sacramenti, e alla fine di questo «seminario» accelerato tenuto nientemeno che dal Signore in persona, è giunto il tempo di uscire dal Cenacolo: Andate per tutto il mondo, predicate il Vangelo a tutti gli uomini. Chi crederà, e sarà battezzato, sarà salvo: chi non crederà, sarà condannato (Mc 16, 15-16). È il Suo ultimo comando, la Sua eredità prima di lasciare questa terra.
Tra l’Ascensione del Signore e la discesa dello Spirito Santo passano solo dieci giorni: riceverete la virtù dello Spirito santo, il quale verrà sopra di voi, e sarete Miei testimoni in Gerusalemme, in tutta la Giudea, nella Samaria e sino all’estremità della terra (At 1, 7). Le fiamme del Paraclito che si fermano sul capo degli Apostoli e della Vergine Santissima nel giorno di Pentecoste danno inizio alla Santa Chiesa, Mistico Corpo di Cristo, e da quel momento le porte del Cenacolo – sino ad allora chiuse per paura dei Giudei (Gv 20, 19) – si spalancano e ne escono persone nuove, rinate nello Spirito Santo, che non pensano più secondo lo spirito del mondo, ma secondo Dio. Lo canteremo tra pochi giorni: Emitte Spiritum tuum, et creabuntur; et renovabis faciem terræ.
Nel momento in cui essi si sono lasciati toccare dalla Grazia, essi hanno cambiato il loro modo di pensare. Ed è grazie a questo che comprendono la necessità dell’Ascensione. La Chiesa nasce quando gli Undici rimasti fedeli al loro Maestro comprendono che quel vuoto lasciato su questa terra dal Signore, quello spazio di tempo che va dalla Sua Ascensione al cielo al Suo ritorno nella gloria alla fine dei tempi, dev’essere usato per far fruttare i tesori infiniti dei Meriti della Passione di Cristo, con la predicazione del Vangelo a tutte le nazioni, con la testimonianza della nostra Fede, con la conversione delle anime all’unico Pastore nell’unico Ovile, nell’unico Battesimo, nell’unica professione di Fede.
La Santa Chiesa è la continuazione della presenza del Suo Capo divino fino alla fine del mondo. È nel suo seno purissimo – il Santo dei Santi, l’Altare di Dio – che nel Santo Sacrificio della Messa scende, sotto i veli eucaristici, il Signore con il Suo glorioso Corpo e Sangue, la Sua Anima e la Sua Divinità. E sono degli uomini a compiere questo miracolo ineffabile, grazie al cui Sacerdozio Nostro Signore Gesù Cristo rimane su questa terra, presente agli occhi della Fede, prigioniero del Tabernacolo, perché con San Tommaso possiamo riconoscerLo e adorarLo come nostro Signore e nostro Dio anche senza mettere le dita nelle Sue sante Piaghe.
Il Santissimo Sacramento dell’Altare, cuore palpitante Santa Chiesa, è il dono divino del Signore che sale al cielo ai Suoi fedeli che lascia in questa terra d’esilio, in questa valle di lacrime, in questo campo di battaglia che non conosce mai tregua. E mentre ricordiamo il mistero dell’Ascensione spegnendo simbolicamente il Cero pasquale al canto del Vangelo, un’altra fiamma rimane accesa: è quella nella lampada rossa che arde accanto al Tabernacolo. Essa onora la Presenza del Re dei re, che nella Sua infinita magnificenza Si umilia esponendoSi all’irriverenza, al sacrilegio, alla profanazione degli empi, pur di avere la consolazione di vederci prostrati dinanzi a Sé, a pregarLo, a ringraziarLo dei favori concessi, a implorarGli una grazia, a chiederGli perdono per le nostre mancanze, a riceverLo nella Santissima Eucaristia e fare della nostra anima il tempio della Santissima Trinità. A riporre in Lui, tutte la nostra fede, ogni nostra speranza, tutto il nostro amore: fac me tibi semper magis credere, in te spem habere, te diligere.
Se Nostro Signore avesse voluto il proprio trionfo secondo la mentalità del mondo, ci avrebbe creati senza libero arbitrio, programmandoci per compiere solo la Sua volontà, senza merito e senza colpa. Non avrebbe creato nemmeno gli Angeli peccabili, evitandoSi di avere contro le schiere degli spiriti ribelli. Ci avrebbe fatti tutti uguali, distribuendoci equamente sul Pianeta, dotandoci dello stretto necessario e controllando ogni nostra azione. Avrebbe insomma agito come Klaus Schwab, che vorrebbe ridurci in schiavitù e cancellare ciò che rende noi umani, e meravigliosamente divino il nostro Creatore: la nostra unicità, la nostra libertà di amarLo e di ricambiare con la nostra miseria la magnificenza delle Sue grazie.
Il «successo» del Signore non si compie secondo la mentalità del mondo, perché se così fosse esso non sarebbe che un’illusione, un effimero fuoco d’artificio, come tutte le cose mondane e che non vengono da Dio. Il «successo» di Cristo avviene con quella delicatezza del padre che lascia al figlio la soddisfazione di dimostrargli le proprie capacità, il frutto tratto dall’insegnamento paterno. Come l’artigiano che, dovendosi assentare, lascia la bottega al più esperto, per dargli la possibilità di confermare la fiducia ben riposta. E sa che tornando non rimarrà deluso.
Nostro Signore sale al cielo perché da questo momento ognuno di noi, e in particolar modo i Successori degli Apostoli, abbiamo il mandato di annunciare la salvezza di Dio in un mondo ribelle e apostata, di portare la luce di Cristo nelle tenebre del peccato e della morte. Vi mando come pecore in mezzo ai lupi (Mt 10, 16), ci ha detto, preannunciandoci che un discepolo non è da più del maestro, né un servo da più del suo padrone (Mt 10,25).
Questo è un momento di prova, che dura – con esiti alterni – da duemila anni: la Chiesa continua a rendere presente Cristo sulla terra, e ad offrirLo misticamente al Padre. Ma quanti lupi, travestiti non solo da agnelli, ma addirittura da pastori! Quanti mercenari corrotti, illusi di poter frodare il padrone prima del suo ritorno! Quanti traditori, che cercano di distruggere la Chiesa proprio per cancellare la presenza di Dio e impedire la salvezza delle anime!
Nella domanda dei due Angeli ai Discepoli c’è un avvertimento: Quel Gesù, il quale tolto a voi è stato assunto al cielo, così verrà, come lo avete veduto andare al cielo (At 1, 11). Ciò rimanda alla fine dei tempi, quando Nostro Signore trionfante sulla morte e sul peccato tornerà a giudicare i vivi e i morti, per concludere con un processo universale quella vittoria sull’antico Serpente annunciata nel Protoevangelo (Gen 3, 15), inaugurata con l’Incarnazione, compiuta con la Passione e Morte sulla Croce, ma ancora incompleta perché mancante della pubblica condanna di Satana e dei suoi servi.
Una condanna inesorabile, già scritta, ma che ancora dev’essere pronunciata. Liber scriptus proferetur, in quo totum continetur, unde mundus judicetur, cantiamo nel Dies iræ. Il libro che è stato scritto, in cui è contenuto tutto, verrà letto e il mondo sarà giudicato.
Ma quando verrà il Figlio dell’uomo, troverà fede sopra la terra? (Lc 18, 8). Se guardiamo attorno a noi, dovremmo dire di sì, perché le avversità che attraversiamo permettono a molte anime di convertirsi e di tornare a Dio, e questa celebrazione ne è la prova. Ma se guardiamo al mondo, c’è di che inorridire, ad iniziare dall’apostasia, dalla corruzione e dall’immoralità in cui versa la Gerarchia cattolica.
Molti miei Confratelli e tanti sacerdoti pensano che sia più semplice promuovere una versione soft del Cristianesimo – umanitaria, ambientalista e globalista – perché la sua «edizione integrale» è considerata improponibile alla mentalità del mondo. Con mentalità mercantile, credono di poter “svecchiare il magazzino” proponendo un «prodotto» nuovo, che incontri i gusti della clientela. Cose poco impegnative, tanto generiche quanto rassicuranti per chi non vuole cambiare nulla della propria vita: solidarismo, accoglienza, inclusione, sinodalità, resilienza, ecosostenibilità. E soprattutto: nessun richiamo al peccato, quindi nessuna colpa originale, nessuna Redenzione, ma solo un “camminare insieme”, verso il baratro. La Passione e Morte del Signore è di ingombro, è divisiva, non è inclusiva. Non crea ponti, ma erige muri.
Ma è forse questa la Fede che il Signore ha insegnato agli Apostoli durante i tre anni di ministero pubblico e, dopo la Resurrezione, fino al momento dell’Ascensione? È per questo che ha istituito l’Ordine Sacro, e tutti i Sacramenti? È questo che ha ordinato di insegnare a tutte le nazioni? Per questo sono morti tra atroci tormenti i Martiri? Per sentirsi dire che la missione divina della Chiesa di convertire i popoli è una «solenne sciocchezza»?
Per questo hanno dedicato la propria vita alla predicazione della dottrina i Santi Padri e i Dottori della Chiesa? Per ascoltare i deliranti e sconclusionati discorsi contro chi rimane fedele alla Santa Tradizione, emarginato come indietrista o nostalgico patologico?
Per questo sono stati perseguitati i sacerdoti cattolici nell’Inghilterra di Enrico VIII o nella Francia del Terrore? Per veder proibita quella Messa che è in odio agli eretici di tutti i tempi?
I due Angeli non ammoniscono solo i Discepoli a testa in su, ma anche ognuno di noi: Quel Gesù, il quale tolto a voi è stato assunto al cielo, così verrà, come lo avete veduto andare al cielo (At 1, 11). E quando tornerà chiederà ai Suoi amministratori che cosa abbiano fatto dei talenti inestimabili che ha loro lasciato nel forziere della Santa Chiesa. Rendi conto della tua amministrazione (Lc 16, 2).
Tremo all’idea del Giudizio di Dio, che ha costituito in autorità il Papa e i Vescovi perché siano altri Cristi e predichino il Vangelo a tutte le genti, e oggi Si trova la Chiesa infestata da un sinedrio di ipocriti, eretici e apostati intento a spartirsi con i potenti della terra la Sua veste inconsutile. Com’è stato fatto fruttare il patrimonio di Cristo, costituito dai Sacramenti e dalla Santa Messa?
Copiando la «Cena» ai Protestanti e proibendo il Rito apostolico? Come sono stati fatti moltiplicare i talenti della predicazione e dell’apostolato, i tesori di dottrina dei Santi teologi?
Promuovendo l’ecumenismo irenista e partecipando sacrilegamente al pantheon delle “religioni abramitiche” di Abu Dhabi?
Facendo adorare l’idolo infernale della Pachamama in Vaticano?
Incoraggiando i vizi e deridendo le virtù?
Promuovendo Prelati indegni e perseguitando i buoni sacerdoti?
Questi corrotti burocrati mitrati correranno a dissotterrare il tesoro, pensando di poterlo impunemente restituire senza averlo fatto fruttare, quando esso è stato conquistato con il Sangue dell’Agnello.
L’Ascensione del Signore ci mostra che è Sua volontà che noi cooperiamo all’opera della salvezza, perché siamo membra vive del Suo Corpo che è la Chiesa, e come tali dobbiamo seguire docilmente il suo Capo divino. Lo chiede ai Pastori, ai quali ha ordinato di predicare il Vangelo e battezzare tutte le nazioni, senza lasciare equivoci sulla condanna che attende chi non si converte e chi non annuncia il Vangelo.
Perché l’autorità dei Pastori è vicaria, ossia esiste proprio perché esercitata nell’assenza fisica di Nostro Signore, unico Capo della Chiesa. Chi ascolta voi ascolta Me, e chi disprezza voi disprezza Me (Lc 10, 16): sono parole che rassicurano chi è disprezzato dal mondo perché predica Cristo, ma che devono terrorizzare chi è accolto dal mondo perché in nome di Cristo predica un altro vangelo. E guai a chi fa disprezzare Cristo perché con l’autorità di Cristo propaga l’errore, legittima il peccato e il vizio, dà scandalo con la propria condotta di vita.
Il Signore se ne va senza strepito, come nel silenzio Egli è risorto. Solo, si lascia vedere dai Discepoli, perché all’evidenza della Sua Ascensione al cielo segua la Fede nella Sua presenza sacramentale nella Santissima Eucaristia custodita dalla Chiesa, la Speranza di riunirsi a Lui nella gloria celeste e la Carità ardente nell’amare Lui e il prossimo per amor Suo.
Questa è l’eredità che la Chiesa di Cristo trasmette intatta da duemila anni, e che nessuno può modificare o adulterare, illudendosi di farla franca: Deus non irridetur.
Perché quando il Signore tornerà, vorrà tornare in possesso dei beni spirituali inestimabili che ha concesso in amministrazione ai suoi Ministri, e di cui essi dovranno render conto.
Facciamo dunque tesoro noi tutti – tutti: dai vertici della Chiesa al più umile fedele – del tempo che ci rimane. Di quello che ci resta in questa vita mortale, prima di trovarci dinanzi a Dio per il Giudizio particolare. Di quello che resta al mondo e alla Chiesa prima della fine dei tempi, prima del Giudizio universale.
Se anche solo un’anima sarà stata conquistata a Cristo dalla nostra predicazione, dal nostro esempio, da una nostra buona parola potremo mostrare serenamente al Signore di aver moltiplicato i talenti ricevuti e sentirci rispondere: Bravo, servo buono, e fedele… entra nel gaudio del tuo Signore (Mt 25, 23).
Possa questo auspicio valere soprattutto per quanti il Signore ha costituito in autorità nella Chiesa: sia questa l’intenzione delle preghiere che deponiamo ai piedi della Regina degli Apostoli e Madre della Chiesa, Maria Santissima.
E così sia.
Carlo Maria Viganò
Arcivescovo
18 Maggio 2023
Feria V in Ascensione Domini
Spirito
Mons. Viganò: Roma verso uno scenario apocalittico
L’arcivescovo Carlo Maria Viganò ha scritto suil social X un breve, denso commento sulla situazione dell’ora presente.
«Lo scenario che si profila – anzi, che già è sotto i nostri occhi – è profondamente inquietante, ma in un’ottica escatologica trova una propria ragione nell’apostasia preannunciata dal Profeta Daniele e dall’Apocalisse, ribadita presumibilmente nella terza parte del messaggio della Vergine Maria a Fatima e dalle Sue parole a La Salette: «Roma perderà la Fede e diventerà sede dell’Anticristo» scrive monsignore.
«L’apostasia della Gerarchia della Chiesa Cattolica fa parte di quella crisi dell’autorità terrena come necessaria conseguenza del rifiuto della Regalità di Nostro Signore Gesù Cristo. Questa autorità pretende obbedienza nel nome del Capo del Corpo Mistico, mentre se ne separa con l’eresia e la corruzione».
Lo scenario che si profila – anzi, che già è sotto i nostri occhi – è profondamente inquietante, ma in un’ottica escatologica trova una propria ragione nell’apostasia preannunciata dal Profeta Daniele e dall’Apocalisse, ribadita presumibilmente nella terza parte del messaggio…
— Arcivescovo Carlo Maria Viganò (@CarloMVigano) February 10, 2026
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«La Gerarchia non potrà sanare il vulnus di cui è responsabile, finché non si convertirà. Fino a quel momento essa non potrà che essere un’autorità tirannica e autoreferenziale, priva di qualsiasi legittimità, perché abusa del proprio potere per lo scopo opposto a quello per il quale Nostro Signore l’ha istituita» conclude Sua Eccellenza.
Monsignor Viganò aveva già trattato il tema delle rivelazioni della Madonna di La Salette in una sua dichiarazione del giugno 2024, pubblicata al momento dell’accusa di scisma mossagli dal Vaticano bergogliano.
«Assistere al sovvertimento totale dell’ordine divino e alla propagazione del caos infernale con la zelante collaborazione dei vertici del Vaticano e dell’Episcopato, ci fa comprendere quanto terribili siano le parole della Vergine Maria a La Salette – Roma perderà la fede e diventerà la sede dell’Anticristo – e quale odioso tradimento sia costituito dall’apostasia dei Pastori, e da quello ancor più inaudito di colui che siede sul Soglio del Beatissimo Pietro» scriveva monsignore.
Anche in un’omelia sempre del 2024, Viganò ricordava l’apparizione francese, parlando del« messaggio della Vergine Santissima a La Salette, cinquant’anni prima: “Roma perderà la fede e diverrà sede dell’Anticristo”, e precedono di poco più di un decennio quella terza parte del Segreto di Fatima in cui, con ogni verosimiglianza, la Madonna prediceva l’apostasia della Gerarchia con il Concilio Vaticano II e la riforma liturgica».
Come riportato da Renovatio 21, all’altezza del World Economic Forum di Davos del gennaio di due anni fa Viganò aveva pronunciato un’omelia in cui diceva che «Bergoglio appoggia esplicitamente il colpo di Stato mondiale e coopera attivamente all’instaurazione del Nuovo Ordine Mondiale. Cos’altro serve per capire che si sono avverate le parole di Leone XIII? che la profezia di Nostra Signora a La Salette si sta compiendo sotto i nostri occhi? “Roma perderà la fede e diventerà sede dell’Anticristo”».
Il prelato lombardo aveva toccato il tema anche una dichiarazione dell’aprile 2021. «Nostra Signora, a La Salette, ci ha messo in guardia: “Roma perderà la Fede e diventerà sede dell’Anticristo”. Non sarà la Santa Chiesa, indefettibile per le promesse di Cristo, a perdere la Fede: sarà la setta che occupa la Sede del Beatissimo Pietro, e che oggi vediamo propagandare l’anti-vangelo del Nuovo Ordine».
Riguardo al segreto di Fatima Viganò ha accennato alla possibilità di una sua manipolazione. «Il testo della terza parte del Segreto di Fatima fu consegnato da Suor Lucia al Vescovo di Leiria nel 1944: esso si riferisce alla visione che i tre pastorelli ebbero nel 1917 e che per volontà della Vergine Maria doveva essere rivelato nel 1960. Venne consegnato al Sant’Uffizio nel 1957, regnante Pio XII» risponde monsignor Viganò. Giovanni XXIII lo lesse nel 1959 e dispose di non renderlo pubblico. Altrettanto fece nel 1967 Paolo VI. Giovanni Paolo II lo lesse nel 1978 o forse nel 1981. Nel 2000 in occasione del Giubileo, ne dispose la pubblicazione lasciando credere che fosse il testo integrale, attribuendo a sé la visione del papa colpito, e più precisamente all’attentato che egli subì in Piazza San Pietro il 13 Maggio 1981. Il sospetto che il testo del Segreto sia stato manipolato è più che fondato» ha dichiarato l’arcivescovo.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Spirito
Monsignor Fellay difende i piani di consacrazione della FSSPX
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Geopolitica
Il cardinale Pizzaballa contro il «Board of Peace» per Gaza: «operazione colonialista»
Il cardinale Pierbattista Pizzaballa ha affermato che la proposta internazionale di Donald Trump di un «Consiglio per la pace» per Gaza è un’«operazione colonialista» imposta dall’esterno al popolo palestinese.
Il 7 febbraio, durante un colloquio pubblico presso il Santuario di San Francesco a Ripa a Roma, Pizzaballa, Patriarca latino di Gerusalemme, ha affermato che il «Board of Peace» annunciato da Trump per supervisionare Gaza dopo la fine del conflitto nella regione rappresenta «un’operazione colonialista» perché affida ad attori esterni le decisioni sul futuro dei palestinesi, un ruolo che, a suo dire, non compete alla Chiesa cattolica.
«Cosa penso del Consiglio della Pace? Penso che sia un’operazione colonialista: altri che decidono per i palestinesi», ha detto Pizzaballa, secondo Il Giornale . «Ci hanno chiesto di entrarci. Un miliardo non ce l’ho più, ma soprattutto il compito della Chiesa non è questo. Sono i Sacramenti la dignità della persona».
Nello stesso incontro a Roma, Pizzaballa rifletté anche sugli attentati del 7 ottobre e sulla guerra che ne seguì.
«Non mi aspettavo: si capiva che stava bollendo qualcosa ma non così», ha detto. Pizzaballa ha spiegato che si trovava in Italia in quel momento, in visita alla madre, quando si sono verificati gli attacchi.
«Quando accadde ero a casa in Italia, da mia mamma. Avevo preparato un comunicato ma non mi ero reso conto della situazione. Fu un comunicato improvvido. Poi capii. Soprattutto quando tornai, avevo bisogno di mettere a fuoco».
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Secondo il patriarca, le conseguenze immediate furono caratterizzate da profonda rabbia e dolore, nonché da forti reazioni negative da parte di alcune parti del mondo ebraico verso quella che percepivano come una timida risposta da parte sua e della Chiesa cattolica. «C’era grande rabbia, dolore, e una risposta molto negativa del mondo ebraico per la nostra risposta timida, secondo loro, ma non avevamo capito», ha detto Pizzaballa.
Il cardinale ha anche commentato la risposta militare israeliana a Gaza, descrivendola come inaspettatamente violenta per portata e durata. «Ci ha stupito, per la violenza. Pensavano prima di Natale si chiude. Invece poco alla volta abbiamo capito che c’era qualcosa di veramente nuovo».
Il Board of Peace è un organismo internazionale annunciato dal Presidente Trump e presentato formalmente il 22 gennaio durante il Forum Economico Mondiale di Davos, in Svizzera. Il suo scopo dichiarato è quello di supervisionare la ricostruzione e la governance della Striscia di Gaza dopo il conflitto, in coordinamento con un comitato tecnico palestinese già istituito.
L’iniziativa non fa parte del sistema delle Nazioni Unite e si presenta come una struttura indipendente con un proprio quadro di governo e seggi permanenti per i paesi partecipanti. La partecipazione al Board of Peace richiede un impegno finanziario significativo. Agli Stati membri viene chiesto di contribuire con 1 miliardo di dollari ciascuno.
Il Vaticano è stato formalmente invitato a partecipare al Consiglio per la Pace. Il Cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin ha confermato che Papa Leone XIV ha ricevuto un invito ufficiale da Trump. Parolin ha affermato che la Santa Sede sta «valutando attentamente» la proposta, chiarendo al contempo che il Vaticano non può fornire il contributo finanziario richiesto ai Paesi partecipanti.
Parallelamente, è emersa un’opposizione cattolica interna alla partecipazione. Un gruppo di sacerdoti e laici cattolici noto come «Sacerdoti contro il genocidio» ha pubblicamente chiesto al Vaticano di rifiutare l’invito, sostenendo che l’adesione al Consiglio per la Pace avrebbe minato la «credibilità evangelica» della Santa Sede.
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Immagine di Catholic Church England and Wales via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic (CC BY-NC-ND 2.0)
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