Geopolitica
Trump loda gli attacchi israeliani all’Iran. Tucker Carlson: «USA complici dell’atto di guerra»
Ieri il presidente degli Stati Uniti Donaldo J. Trump ha definito «eccellenti» gli attacchi israeliani contro l’Iran, avvertendo che «ci sarà molto altro da fare» a meno che Teheran non accetti un accordo sul nucleare. Trump rilasciato queste dichiarazioni in una telefonata con il corrispondente capo di ABC News a Washington, Jonathan Karl.
«Penso che sia stato eccellente», ha detto Trump, commentando l’attacco. «Abbiamo dato loro una possibilità e non l’hanno colta. Sono stati colpiti duramente, molto duramente. Sono stati colpiti duramente quanto si può essere colpiti voi. E ce ne saranno altri. Molto di più».
Trump aveva precedentemente dichiarato a Fox News di essere a conoscenza dell’attacco pianificato in anticipo. Alla domanda di Karl se gli Stati Uniti avessero partecipato, ha risposto: «Non voglio commentare».
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Karl ha fatto notare che Trump sembra ancora intenzionato a raggiungere un accordo con Teheran, anche se i prossimi colloqui in Oman saranno probabilmente ritardati a seguito degli attacchi.
La Casa Bianca non ha commentato la telefonata, ma Trump ha fatto osservazioni simili in un post su Truth Social più tardi quello stesso giorno.
«Due mesi fa ho dato all’Iran un ultimatum di 60 giorni per raggiungere un accordo. Avrebbero dovuto farlo», ha scritto Trump. «Ho detto loro cosa fare, ma non ci sono riusciti. Ora hanno, forse, una seconda possibilità!»
Sempre al canale Fox News, Trump aveva dichiarato ieri che gli Stati Uniti «difenderanno se stessi e Israele» qualora l’Iran reagisse – come poi ha fatto – agli attacchi «preventivi» dello Stato degli ebrei.
Trump ha dichiarato a Fox News di aver parlato con Netanyahu più volte negli ultimi giorni e di essere a conoscenza in anticipo degli attacchi pianificati, aggiungendo che «non ci sono state sorprese». Il presidente USA ha tuttavia sottolineato che «gli Stati Uniti non sono stati coinvolti militarmente» e ha espresso la speranza che l’Iran torni ai negoziati. Trump aveva quindi aggiunto che stava monitorando eventuali ritorsioni da parte dell’Iran.
«L’Iran non può avere una bomba nucleare e speriamo di tornare al tavolo delle trattative. Vedremo. Ci sono diverse persone al comando che non torneranno», avrebbe detto Trump, riferendosi apparentemente ai funzionari iraniani uccisi negli attacchi.
Prima degli attacchi, Trump aveva scritto su Truth Social che gli Stati Uniti «restano impegnati a trovare una soluzione diplomatica alla questione nucleare iraniana».
Dopo gli attacchi dello Stato Giudaico in territorio persiano, Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti hanno dato all’Iran «un’opportunità dopo l’altra per raggiungere un accordo» sul suo programma nucleare, ha affermato il presidente americano Donald Trump, suggerendo che gli attacchi aerei israeliani contro la Repubblica Islamica siano il risultato della sua stessa recalcitranza.
Il presidente statunitense ha quindi invitato Teheran ad accettare le condizioni di Washington «prima che sia troppo tardi».
In un post di ieri sulla sua piattaforma Truth Social, Trump ha scritto di aver «dato all’Iran una possibilità dopo l’altra di raggiungere un accordo» sul suo programma nucleare, dicendo alla leadership iraniana, «con le parole più forti, di “farlo e basta”». Il capo di Stato americano ha lasciato intendere di aver avvertito Teheran che il mancato rispetto delle richieste di Washington avrebbe comportato un massiccio attacco israeliano, sottolineando che il suo esercito è dotato di un gran numero di armi di fabbricazione statunitense.
Secondo Trump, sebbene Israele sia pronto a lanciare ulteriori attacchi «ancora più brutali» contro l’Iran, esiste ancora la possibilità di invertire l’escalation.
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«L’Iran deve raggiungere un accordo prima che resti nulla e salvare quello che un tempo era noto come l’Impero iraniano», ha insistito il presidente degli Stati Uniti.
Particolarmente forte, ed oscuro, il passaggio nel suo scritto su Truth Social dove parla dell’eliminazione dei vertici militari iraniani, da lui definiti «hardliners» («estremisti») che si opponevano alle trattative: «sono tutti morti» scrive usando il maiuscolo il Trump, in un tono insolitamente minaccioso e violento.
Pare evidente, a questo punto che Trump stia usando gli attacchi israeliani come tattica negoziale – dare il semaforo verde allo Stato Ebraico (con il quale, di recente, ha avuto non poche tensioni) serve per riportare gli iraniani al tavolo, come da politica del deal di Trump. Solo che stavolta, di mezzo ci sono bombe, assassinii e massacri.
Tale situazione non può riportare alla mente un altro evento che riguardò USA, Israele ed Iran: l’assassinio del generale pasdarano Qassem Soleimani nel gennaio 2020.
Come riportato da Renovatio 21, Trump aveva rivelato anche dettagli sull’assassinio del generale dei servizi iraniani Qassem Soleimani, suggerendo che fu indotto ad ordinarne la morte dagli israeliani, che poi però si tirarono indietro.
«Ho avuto una brutta esperienza con Bibi», aveva detto nel maggio 2024 Trump allora in campagna elettorale, riferendosi a Netanyahu con il suo soprannome. Trump ha ricordato come Netanyahu avrebbe promesso di prendere parte all’attacco aereo statunitense che ha ucciso il comandante militare iraniano Qassem Soleimani nel gennaio 2020, prima di ritirarsi all’ultimo minuto. «È stato qualcosa che non ho mai dimenticato», aveva detto Trump al Time, aggiungendo che l’incidente «mi ha mostrato qualcosa».
La lezione deve essere stata imparata: stavolta, invece, pare che il «lavoro sporco» lo abbia lasciato fare direttamente agli israeliani.
Come riportato da Renovatio 21, secondo rivelazioni di due anni fa dell’ex capo dell’Intelligence israeliana, sarebbe stato lo Stato Ebraico a convincere la Casa Bianca ad uccidere il generale iraniano.
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Tucker Carlson, commentatore politico immensamente popolare ed influente presso l’opinione pubblica conservatrice USA e non solo, ha dichiarato che il sostegno del presidente degli Stati Uniti Donald Trump agli attacchi di Israele in Iran potrebbe scatenare una «guerra totale» in Medio Oriente, ha avvertito il giornalista americano Tucker Carlson.
In quella che ha descritto come quella che potrebbe essere la sua «ultima newsletter prima di una guerra totale», Carlson, un alleato chiave di Trump durante le elezioni presidenziali del 2024, ha sostenuto che gli Stati Uniti erano «complici dell’atto di guerra».
«Sebbene l’esercito americano potrebbe non aver perpetrato fisicamente l’assalto, anni di finanziamenti e invio di armi a Israele, di cui Donald Trump si è appena vantato su Truth Social, pongono innegabilmente gli Stati Uniti al centro degli eventi di ieri sera», ha scritto Carlson.
«Washington sapeva che questi attacchi sarebbero avvenuti. Hanno aiutato Israele a perpetrarli. I politici che si vantano di essere “America First” non possono ora, in modo credibile, voltare pagina e dire di non averci niente a che fare», ha aggiunto.
In un post su X, Carlson ha sostenuto che «la vera divisione» non è tra sostenitori di Israele e Iran, ma «tra guerrafondai e costruttori di pace»0.
The real divide isn’t between people who support Israel and people who support Iran or the Palestinians. The real divide is between those who casually encourage violence, and those who seek to prevent it — between warmongers and peacemakers. Who are the warmongers? They would…
— Tucker Carlson (@TuckerCarlson) June 13, 2025
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«Chi sono i guerrafondai? Tra questi rientra chiunque chiami Donald Trump oggi per chiedere attacchi aerei e altri interventi militari diretti degli Stati Uniti in una guerra con l’Iran», ha detto.
Carlson ha dichiarato che tra i «guerrafondai» ci sono i conduttori di talk show Sean Hannity e Mark Levin, il magnate dei media Rupert Murdoch e i donatori repubblicani Ike Perlmutter e Miriam Adelson, vedova del defunto miliardario dei casinò di Las Vegas Sheldon Adelson, inesausto finanziatore sionista del Partito Repubblicano USA e del Likud in Israele.
Stati Uniti e Iran hanno ripreso i colloqui sul nucleare ad aprile, ma non si è ancora raggiunto alcun risultato. Washington chiede lo smantellamento totale del programma nucleare iraniano. Teheran, che insiste sul fatto che le sue attività di arricchimento sono interamente pacifiche e destinate esclusivamente a uso civile, considera la richiesta inaccettabile.
L’Iran attualmente arricchisce l’uranio fino al 60% di purezza, ben al di sopra del limite del 3,67% stabilito dall’accordo nucleare del 2015, ormai defunto, che è stato dichiarato nullo e non valido dopo che il presidente Trump ha ritirato unilateralmente gli Stati Uniti da esso durante il suo primo mandato.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Geopolitica
Macron attacca Trump per le parole sulle rivolte francesi
Le autorità francesi hanno attribuito la responsabilità delle violenze principalmente a gruppi radicali di estrema sinistra e a criminali opportunisti, senza tuttavia collegarne l’organizzazione agli immigrati, che sono invece pienamente visibili nei video. Nel frattempo, i politici di tutto lo spettro politico francese hanno incolpato Macron e il suo governo per i disordini, accusando l’amministrazione di aver indebolito i servizi pubblici e di non essere riuscita a mantenere l’ordine.French President Macron blasts Trump:
There has been foreign manipulation of information afterward — that is certain. This led to unacceptable and downright stupid comments from many people, including foreign leaders. We have seen artificial-intelligence-generated images… pic.twitter.com/KqKcZYUsd1 — Clash Report (@clashreport) October 21, 2026
🇫🇷 | Escena surrealista en París: destrozan una boutique de vinos de lujo y champagne y brindan a la salud de la protesta con Moët & Chandon pic.twitter.com/Dx87UuofZS
— Olmo Blanco (@rebonico) October 22, 2026
Clips of Paris being sacked by (mostly) Muslims. Follow: @AFpost pic.twitter.com/qBJJ2HG7r2
— AF Post (@AFpost) October 18, 2026
Australian leftist filmmaker captured these scenes in Paris today. Complete and utter horror. Even as a leftist he can’t make it look good. pic.twitter.com/HyO71gBm0v
— Drew Pavlou 🇦🇺🇺🇸🇫🇷🇺🇦🇹🇼 (@DrewPavlou) October 17, 2026
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Geopolitica
Putin: la politica bellicista europea è «schizofrenia politica»
Le ripetute affermazioni dei funzionari europei secondo cui la Russia rappresenterebbe una minaccia di guerra per i loro paesi equivalgono a una «schizofrenia politica», ha dichiarato il presidente russo Vladimiro Putin.
Il vertice della Federazione Russa ha rilasciato queste dichiarazioni giovedì, parlando con il giornalista russo Pavel Zarubin dopo aver partecipato al congresso dell’Unione dei Lavoratori Teatrali al Teatro Bolshoi di Mosca.
Putin ha fermamente negato le ripetute accuse secondo cui Mosca si starebbe preparando a una guerra con l’Europa, liquidandole come parte della continua «campagna anti-russa» nel continente.
«Ormai arrivano a parlare costantemente di una “minaccia russa” e persino a discutere di preparativi per una guerra con la Russia, il che, a mio avviso, equivale a una sorta di schizofrenia politica. Ma spero che passi», ha dichiarato Putin.
Il conflitto in Ucraina ha chiaramente dimostrato che la Russia non può essere sconfitta sul campo di battaglia, ha affermato il presidente, aggiungendo che l’idea di infliggere una «sconfitta strategica» al Paese è «semplicemente irrealistica». Putin ha espresso la speranza che coloro che ancora contemplano un simile scenario «giungano a riconoscere la realtà della vita moderna».
«Spero che si rendano conto che è meglio vivere in armonia con la Russia, una strada che serve veramente gli interessi dei loro popoli. Se si osservano i processi politici attualmente in corso in Europa, risulta evidente che i popoli europei non desiderano entrare in guerra con la Russia», ha affermato il presidente.
In realtà, nemmeno la Russia vuole combattere contro l’Ucraina, ha affermato Putin, sottolineando il passato comune e i legami di lunga data tra russi e ucraini. Tuttavia, Kiev stessa ha scelto la guerra nel 2014, quando ha optato per combattere contro la popolazione dell’allora Donbass ucraino, che aveva respinto il colpo di stato di Maidan, ha detto il presidente, aggiungendo che l’Ucraina ha anche respinto i ripetuti tentativi di Mosca di mediare in quel conflitto.
«Se l’attuale leadership ucraina vuole combattere, che combatta. Ma perché si aspettano che siano tutti gli altri a pagare il conto e a fornirgli le armi? Immagino che abbiano le loro ragioni, probabilmente radicate in promesse di aiuto fatte in passato. Ma sembra che quell’“aiuto” fosse destinato a durare fino all’ultimo ucraino», ha detto Putin.
Il presidente russo ha inoltre toccato la questione delle controversie territoriali tra Mosca e Kiev, sottolineando che la perdita di regioni precedentemente ucraine non dovrebbe essere considerata tale, poiché in realtà non sono mai state ucraine.
«Non è il loro territorio, è parte della Russia storica», ha sottolineato, aggiungendo che i residenti locali hanno votato per la secessione dall’Ucraina e la riunificazione con la Russia.
La Russia resta pronta a risolvere il conflitto in Ucraina attraverso la diplomazia, ha affermato Putin, ribadendo la disponibilità di Mosca a riprendere i colloqui trilaterali con Washington e Kiev.
«Lo scopo di questi negoziati sarà quello di discutere come garantire la sicurezza sia dell’Ucraina che della Russia in seguito alla conclusione di accordi di pace, nello specifico accordi definitivi e a lungo termine, piuttosto che una semplice cessazione temporanea delle ostilità», ha affermato il presidente, aggiungendo che le discussioni dovrebbero coinvolgere un’architettura di sicurezza paneuropea più ampia.
Mosca ha annunciato di essere pronta a riprendere i colloqui trilaterali dopo l’incontro di Putin con l’inviato speciale statunitense Steve Witkoff a San Pietroburgo mercoledì. Il collaboratore del Cremlino Yurij Ushakov ha poi affermato che il prossimo round potrebbe tenersi ad Abu Dhabi verso la metà di novembre.
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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)
Geopolitica
L’Arabia Saudita giustizia una coppia bengalese per essersi baciata all’interno di una moschea
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