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Droga

Startup hackera le droghe psichedeliche per trasformarle negli psicofarmaci del futurno

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Diverse aziende farmaceutiche stanno conducendo esperimenti nel tentativo di creare la prossima generazione di farmaci psichedelici, con l’obiettivo di trasformarli in un trattamento psicoterapeutico più sicuro.

 

Alcuni ricercatori di una società chiamata MindMed stanno lavorando a un’alternativa all’MDMA chiamata R-MDMA, riporta un articolo di TIME. I primi dati hanno dimostrato che l’R-MDMA ha meno effetti collaterali rispetto al suo predecessore, aumentando così il suo potenziale come farmaco terapeutico.

 

Altre aziende stanno lavorando per modificare e rendere più «benevole» altre droghe psichedeliche, come una che sta tentando di creare una versione sintetica della cosiddetta «molecola dello spirito» DMT, per fornire un sollievo più duraturo alle persone che soffrono di depressione.

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Il potenziale di queste droghe nel fornire esperienze psichedeliche che possano migliorare la salute mentale rimane un argomento molto dibattuto. Tuttavia l’uso di psichedelici nel contesto della salute mentale, utilizzato in un ambiente controllato, ha visto un enorme afflusso di interesse nel corso degli anni.

 

Mentre l’MDMA è ancora classificata in USA come sostanza di Tabella I, secondo la DEA, una droga pericolosa senza alcun uso medico accettato, diversi studi sostengono che la droga potrebbe essere un modo efficace per trattare condizioni come il disturbo da stress post-traumatico o la depressione.

 

Oltre all’America, Paesi come il Portogallo e Amsterdam hanno depenalizzato piccole quantità di MDMA per uso personale e l’anno scorso l’Australia ha dato il via libera a sperimentazioni legali approvate dal governo sull’MDMA per il trattamento del PTSD. Nonostante l’ondata di interesse, gli scienziati stanno solo iniziando a capire come queste sostanze alterano la chimica del nostro cervello.

 

«Gli psichedelici sono molecole molto promiscue», ha detto al Time il CEO della società di sviluppo di farmaci psichedelici Mindstate, Dillan DiNardo. Sono «molto efficaci, ma sono spaventosi, caotici e imprevedibili».

 

Un fattore che distingue Mindstate è il suo piano di usare l’intelligenza artificiale per capire come le droghe psichedeliche influenzano il cervello. E i suoi sforzi stanno apparentemente iniziando a dare i primi risultati. Recentemente la società ha ricevuto l’approvazione per dare il via alle sperimentazioni umane di un composto denominato MSD-001 dalla Food and Drug Administration statunitense. La sostanza denominata «Moxy» prende di mira «recettori specifici della serotonina con elevata specificità, riducendo al minimo gli effetti psicotropi più ampi», secondo Microdose.

 

 

«Moxy non è l’intera medicina», ha detto il DiNardo al Washington Post. «Moxy è la prima parte di una serie di medicine diverse che produrremo».

 

Aziende come Mindstate e MindMed hanno ancora molta strada da fare prima che i loro psichedelici sintetici possano essere prescritti dai medici per motivi di salute.

 

Le sperimentazioni sugli esseri umani probabilmente si trascineranno per molti anni e non è ancora chiaro se si dimostreranno mai efficaci. Ma i sostenitori della terapia psichedelica potrebbero vedere questo come un piccolo passo in avanti.

 

Come riportato da Renovatio 21, due anni fa era emerso uno studio secondo cui l’uso della ketamina per curare la depressione (esperienza che attualmente viene fatta da qualcuno con il microdosing) sarebbe meglio della terapia elettro convulsionante, ossia dell’elettroshock.

 

La ketamina, di solito associato agli equini dove verrebbe impiegato come tranquillante, è una droga diffusa sia nel mondo dei rave party che in quello del chemsex, ossia dei festini a basi di droga, omosessualità e magari pratiche estreme – una realtà riconosciuta ufficialmente dal ministero della Salute italiano nella sua circolare  sulla vaccinazione per il vaiolo delle Scimmie, per il cui inoculo si dava la precedenza a coloro che hanno «abitudine alla pratica di associare gli atti sessuali al consumo di droghe chimiche (Chemsex)».

 

Sappiamo che l’uso di droghe psicotrope per curare i disturbi dell’umore è riemerso con possanza negli ultimi anni, magari con i veterani di guerra utilizzati ulteriormente come carne da cannone nelle sperimentazioni drogastiche sulla psiche fragile.

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Come riportato da Renovatio 21, di recente sono emersi dati riguardanti l’insorgere della psicosi nei consumatori di cannabis, ora legalizzata anche per fini ricreativi in vari Stati americani e varie parti del mondo.

 

Come riportato da Renovatio 21, tre anni fa erano ripresi gli esperimenti umani sulla N,N-Dimetiltriptamina, o DMT, forse la droga più potente al mondo in grado si mandare il consumatore in un’altra dimensione popolata da esseri mostruosi.

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Droga

Ritrovati 1.600 denti da latte in una fossa comune di un narcocartello messicano

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Un gruppo di volontari in Messico sostiene di aver rinvenuto 1.600 denti da latte tra i resti umani in una fossa comune legata a un cartello della droga.   Il collettivo Buscando Cuerpos en Todo México («Alla ricerca di cadaveri in tutto il Messico») nel 2021 ha indagato su un sito vicino a Zacapu, nello Stato di Michoacan, associato al cartello di Sinaloa.   Lì ha trovato resti, tra cui un dente di bambino. Da allora ha continuato a setacciare l’area in cerca di resti umani. Questa settimana ha dichiarato di aver individuato ben 1.600 denti da latte.

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La deputata del Michoacan Margarita Lopez, che ha contribuito a fondare il gruppo, sostiene che i denti appartengano probabilmente a bambini vittime di tratta, eventualmente sfruttati sessualmente o per gli organi.   L’ufficio del procuratore generale dello Stato ha finora rifiutato di verificare le affermazioni.   «Dal 2021 ad oggi, non è pervenuta alcuna denuncia, segnalazione alle autorità o richiesta di intervento forense in relazione a questi eventi», ha dichiarato l’ufficio.   La Lopez ha replicato con tono accesa so Facebook: «Vogliono minimizzare l’incidente, ma l’operazione per recuperare i 1.600 denti da latte ha coinvolto agenti della Procura generale dello Stato di Michoacán, che agivano in virtù di un mandato ufficiale per garantire la sicurezza del perimetro, e tutto è documentato nell’indagine preliminare», ha scritto.   La deputata aggiunto che un procuratore federale e personale forense erano presenti durante il recupero dei resti, chiedendo l’intervento del Comitato Internazionale della Croce Rossa per contribuire alle indagini.   «Da quando è scoppiato il caso dei “1.600 dentini”, il governo messicano è rimasto in silenzio o ha negato la scoperta», ha affermato la Lopez.   Le fosse comuni sono il simbolo più duro della violenza legata al narcotraffico in Messico.   Un rapporto governativo di marzo 2026 conta 132.534 persone scomparse, mentre la Comisión Nacional de Búsqueda parla di circa 135.000 casi. Il 97% di chi risulta nel registro è scomparso dopo il 2006, cioè dall’inizio della guerra ai cartelli lanciata dal governo Calderón. Prima dei Mondiali il governo Sheinbaum ha rivisto i dati, portando i casi attivi a circa 43.000, una scelta criticata da parenti e ONG perché minimizzerebbe il problema. Il ritmo dei desaparecidos messicani resta alto: nel 2025 risultavano scomparse 34.554 persone, e tra ottobre 2024 e metà settembre 2026 i casi registrati sono 62.378, di cui 20.072 non ancora rintracciati e 3.457 ritrovati morti.   Tra il 2007 e il 2023 le autorità hanno trovato quasi 5.700 fosse comuni clandestine. La maggior parte è stata scoperta dai collettivi di familiari (le madres buscadoras, le madri e i parenti che scavano in proprio). Un collettivo di Sonora da solo ha ritrovato 1.230 corpi in fosse clandestine dal 2019. Chi cerca è a rischio: ad aprile 2025 due madri cercatrici sono state uccise in Jalisco.

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Proprio lo Stato di Jalisco ha oltre 16.000 scomparsi ancora nel registro, il dato più alto del Paese. Secondo un collettivo locale, intorno a uno stadio dei Mondiali sarebbero stati trovati 456 sacchi con resti umani. Un’analisi del Mexico Peace Index rileva inoltre che un terzo dei corpi recuperati dalle fosse clandestine dal 2006 proviene da Jalisco.   Un’inchiesta giornalistica ha rilevato oltre 72.000 resti classificati come non identificati dal 2006 al 2023, per lo più sepolti in fosse municipali. Un’altra fonte parla di 38.891 corpi non identificati, di cui 27.271 sepolti in fosse comuni, a fronte di oltre 275.000 omicidi registrati dal 2006.   Il governo ha annunciato un calo degli omicidi del 30% nel 2025, ma alcuni analisti sospettano che parte delle vittime sia finita in categorie diverse, come sparizioni o corpi nascosti nelle fosse. L’impunità è molto diffusa: secondo Human Rights Watch, solo il 17% degli omicidi volontari tra il 2010 e il 2022 ha portato a mandati d’arresto o procedimenti. L’ONU ha dichiarato che ci sono «prove fondate» che le sparizioni forzate siano diffuse o sistematiche, e quindi crimini contro l’umanità.   Molte fosse non sono depositi di singole «stragi» con un numero preciso di vittime: sono luoghi dove i corpi si sono accumulati nel tempo.  

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I cartelli narcos messicani reclutano dronisti che hanno operato in Ucraina

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I cartelli della droga del Messico fanno sempre più ricorso a operatori di droni rientrati in patria dopo aver combattuto in Ucraina. Lo riporta il Washington Post, citando funzionari americani e messicani,

 

Martedì il WaPo ha scritto che i cartelli messicani stanno analizzando con attenzione i sistemi per aggirare i disturbi anti-drone e stanno acquistando UAV avanzati in grado di trasportare carichi ed esplosivi più consistenti.

 

Per gestire una flotta di droni in costante crescita, i narcotrafficanti hanno incrementato il reclutamento di persone con esperienza diretta sul fronte ucraino, soprattutto cittadini colombiani, ricorrendo sia a incentivi economici sia alla coercizione, ha riferito un funzionario statunitense al giornale.

 

Un funzionario messicano ha aggiunto che organizzazioni criminali stanno facendo arrivare in Messico esperti colombiani di droni per addestrare ampi gruppi di «droneros», cioè piloti locali.

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A giugno una fonte della sicurezza ha detto all’agenzia di stampa governativa russa TASS che i colombiani rappresentano circa la metà dei circa 16.500 mercenari stranieri che oggi combattono per l’Ucraina. Vengono attratti con promesse di stipendi elevati che poi si rivelano false. I latinoamericani, ha aggiunto la fonte, sono trattati con disprezzo dai comandanti ucraini, mal nutriti e impiegati nelle missioni più rischiose.

 

Come riportato da Renovatio 21, a giugno il servizio di Intelligence estera russo (SVR) ha affermato che l’Ucraina sta rafforzando i legami con i cartelli della droga messicani per trarre vantaggio dal traffico di stupefacenti, tra cui il fentanil, diretti verso l’Unione Europea.

 

Secondo un funzionario americano, i cartelli stanno inoltre inviando propri «affiliati» a arruolarsi nell’esercito ucraino per acquisire sul campo l’esperienza nel pilotaggio dei droni.

 

I trafficanti «saranno in una situazione di gran lunga migliore, molto meglio addestrati e dotati di attrezzature molto più sofisticate», ha avvertito lo stesso funzionario.

 

Le fonti indicano che Washington si aspetta, nei prossimi mesi, che i cartelli applichino tecniche e tattiche sui droni derivate dal conflitto in Ucraina.

 

Una valutazione interna del governo americano sostiene che questo sviluppo «complicherà notevolmente» la campagna dell’amministrazione del presidente Donald Trump per ridurre l’afflusso di droghe illegali nel Paese, ha osservato un funzionario statunitense.

 

Il dipartimento di Stato ha dichiarato al Washington Post di collaborare con le forze dell’ordine americane e con le autorità ucraine «per adottare misure volte a mitigare il rischio di trasferimento di competenze sul campo di battaglia» e che Washington utilizza l’esperienza maturata in Ucraina per «contrastare la minaccia dei droni dei cartelli».

 

Nel settembre 2025, il quotidiano messicano Milenio ha riferito che il Cartello di Jalisco Nuova Generazione aveva inviato alcuni suoi affiliati in Ucraina per addestrarli all’impiego di droni da combattimento. I video esaminati dal giornale mostravano reparti del cartello che utilizzavano droni civili modificati, adottando una disciplina di tipo militare.

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All’inizio di questo mese la CNN ha riferito che circa 15 operatori di droni ucraini sono stati infiltrati nel Fronte di Liberazione dell’Azawad (FLA) in Mali per addestrare i militanti e sostenerli contro le forze governative e le truppe russe presenti nel Paese dell’Africa occidentale.

 

Nel febbraio 2025 il giornalista statunitense Tucker Carlson aveva affermato che una parte significativa delle armi che Washington ha fornito a Kiev come aiuto militare nel conflitto con la Russia finisce nelle mani dei «veri nemici» dell’America, tra cui i cartelli della droga messicani.

 

Come riportato da Renovatio 21, e prime avvisaglie di tale traffico si erano avute ancora nel 2023, quando emersero le immagini inequivocabili di un militante che indossava le insegne del famigerato cartello del Golfo del Messico (Cartel Del Golfo, o CDG) filmato nello Stato messicano del Tamaulipas mentre trasportava un lanciamissili anticarro di fabbricazione statunitense.

 

I cartelli messicani, che vengono da un periodo di sanguinari conflitti interni, sono stati pionieri dell’uso di droni commerciali per sganciare bombe sulle bande rivali, pratica che stiamo vedendo costantemente in Ucraina. Droni consumer vengono usati anche per il trasporto di quantitativi di droga in territorio USA.

 

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Laboratorio di droga messicano scoperto in Sudafrica

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Due cittadini messicani figurano tra le cinque persone arrestate in un laboratorio di metanfetamina del valore di oltre mezzo miliardo di rand (quasi 30 milioni di dollari) situato in una fattoria a Musina, nella provincia di Limpopo, secondo quanto comunicato venerdì dal Servizio di Polizia sudafricano (SAPS).   Il laboratorio è stato perquisito nella tarda serata di giovedì. L’operazione è stata condotta dalla Drug Enforcement Administration (DEA) e dal Dipartimento per la Sicurezza Interna degli Stati Uniti, in collaborazione con gli Hawks, la Polizia sudafricana (SAPS), l’Ufficio sudafricano per gli stupefacenti, l’Intelligence criminale e la Special Task Force. Il portavoce degli Hawks, il colonnello Avele Fumba, ha reso noto che sono stati sequestrati stupefacenti e attrezzature da laboratorio per un valore stimato di 600 milioni di rand, oltre a una somma non quantificata di denaro contante.   I cinque uomini hanno un’età compresa tra i 20 e i 47 anni. Due sono messicani, due zimbabwani e uno malawiano. Fumba ha spiegato che il blitz è seguito a un’indagine durata due mesi sulla produzione di droga nella fattoria e che il laboratorio era allestito per la produzione su scala industriale. Si tratta del terzo laboratorio clandestino di droga smantellato nel Limpopo.

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Il maggiore generale Gopz Govender, a capo degli Hawks del Limpopo, ha dichiarato che l’operazione ha colpito l’intera macchina del traffico di droga. «Questo sequestro di 600 milioni di rand non rappresenta semplicemente una quantità di droga tolta dalle strade. Rappresenta lo smantellamento di un’intera organizzazione criminale», ha affermato Govender. «Seguiremo il denaro, le reti e ogni persona collegata a questa operazione».   Il commissario di polizia del Limpopo, il tenente generale Jan Scheepers, ha dichiarato che le comunità non saranno lasciate a diventare mercati per le organizzazioni criminali. «Coloro che producono e distribuiscono queste sostanze pericolose devono sapere che le forze dell’ordine stanno per intervenire», ha affermato.   Venerdì mattina gli agenti erano ancora al lavoro sul posto. Le fotografie diffuse dalla polizia mostrano agenti con mascherine e guanti chirurgici che si muovono all’interno di una struttura bassa con tetto in lamiera ondulata e pareti ricoperte da una rete ombreggiante verde. Sul pavimento di cemento si trovano recipienti industriali in acciaio, accanto a una bombola di gas e a una bilancia digitale.   Musina si trova al valico di frontiera di Beitbridge con lo Zimbabwe, il più trafficato valico di terra dell’Africa meridionale. I cinque sono accusati di produzione e possesso di sostanze stupefacenti e compariranno lunedì davanti al tribunale di Musina.   L’Africa sembra diventata zona di operazione per la produzione di droga dei cartelli messicani.   Come riportato da Renovatio 21, tre mesi fa le autorità nigeriane antidroga hanno smantellato un cartello della metanfetamina con legami con il Messico, arrestando un presunto boss della droga, tre cittadini stranieri e sei presunti collaboratori locali in quello che i funzionari hanno descritto come il più grande sequestro di droga mai effettuato nel Paese.  

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 Immagine di Ossewa via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International  
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