Spirito
Sentire cum Ecclesia: Come amare, oggi, una Chiesa che appare sfigurata?
Al numero 352 e seguenti dei noti Esercizi spirituali di Sant’Ignazio di Loyola troviamo le poco conosciute 18 «Regole per sentire nella Chiesa». Di cosa si tratta?
Iniziamo prima con la spiegazione del titolo: il verbo sentire indica l’utilizzo di facoltà sensitive, proprie dunque alla parte inferiore dell’anima umana (1) che non potrebbero attribuirsi ad una realtà come la Chiesa che non è di ordine fisico. Si tratta dunque di una evidente metafora: si attribuisce, cioè, alla Chiesa un comportamento analogo a quello di un corpo fisico per poter istituire una similitudine con un determinato comportamento umano.
Il problema da risolvere, nella mens del fondatore dei Gesuiti, era distinguere il comportamento dei cattolici da quello dei protestanti; a distanza di secoli, un problema simile si pone, e cioè quello di scongiurare un’attitudine di derivazione protestante che sfociò nel modernismo, per confluire poi in un attualissimo e contemporaneo carismatismo: il rapporto diretto e individuale tra l’uomo e Dio come fondamento della Fede, a discapito di ogni mediazione umana.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Un sano concetto ed una relativa sana applicazione del sensus Ecclesiae potrà illuminare a nostro avviso il lettore cattolico per una corretta professione di Fede cattolica anche nelle attuali burrasche che sconvolgono la Chiesa stessa, senza che queste mettano in discussione il giusto modo di condurre una vita cristiana.
Leggiamo dunque qualcuna di queste gustose regole per distinguere il vero cattolico da quello contraffatto:
2° regola: lodare la confessione sacramentale e ricevere il Santissimo Sacramento una volta all’anno, e meglio ancora ogni mese, e molto meglio ogni settimana con le condizioni richieste e dovute;
3° regola: lodare l’uso di udir Messa frequentemente; parimenti lodare i canti, i salmi e le preghiere anche prolungate […];
6° regola: lodare le reliquie dei santi, venerando quelle e pregando questi; lodare le stazioni liturgiche, i pellegrinaggi, le indulgenze, i giubilei, le crociate e l’uso di accendere le candele nelle chiese.
Tutto ciò a guisa di riassunto; il vero cattolico tridentino si rispecchierà in queste regole e si farà un vanto di approvare questi ed altri usi venerabili. Ma veniamo al punto centrale.
Iscriviti al canale Telegram ![]()
La Chiesa come istituzione
È fuori dubbio, e non è qui il luogo per dimostrarlo, che Nostro Signore abbia inteso far proseguire l’opera della salvezza del mondo, da lui iniziata con la Redenzione sulla croce, attraverso l’istituzione di un corpo sociale che garantisse la continuità della predicazione del Vangelo e dell’amministrazione dei sacramenti, fonti della grazia: ci si potrebbe accontentare del capitolo 16 del Vangelo secondo san Matteo (2), ma vi aggiungeremo la tesi eterodossa n° 52 condannata dal decreto Lamentabili del Sant’Uffizio all’epoca di papa San Pio X, pubblicato il 3 luglio 1907: «Fu alieno dalla mente di Cristo di istituire la Chiesa come società che dovesse durare sulla terra per lunga serie di anni; anzi nel pensiero di Cristo il Regno dei Cieli era sul punto di venire con la fine del mondo». (3)
La fondazione della Chiesa su Pietro va intesa come riferita ad una istituzione e non ad un singolo: morto Pietro, altrimenti, non ci sarebbe comunque stata continuità e dunque ci si sarebbe ritrovati al punto di partenza; la storia della Chiesa mostra al contrario come la serie ininterrotta di papi sia l’applicazione perfetta della volontà del Cristo di perpetuare la sua opera.
Ma l’autorità del capo visibile della Chiesa (il papa) diventa allora fondamentale e centrale, diremo essenziale ad essa; la struttura che ne consegue (la potestà di giurisdizione che ad essa compete, i gradini della relativa gerarchia, le nomine e le relative successioni, le divisioni territoriali, perfino i tribunali) è parte integrante della realtà composita che costituisce il Regno di Dio sulla terra: non un regno evanescente, spirituale e mistico, ma un Regno ben concreto, fatto di uomini (dunque, per definizione, anche di peccatori) e visibile in tutte le sue manifestazioni, benché vivificato al suo interno dalla grazia che è chiamato a trasmettere con i sacramenti: una realtà, cioè, divina ed umana allo stesso tempo e sotto diversi rapporti.
È così che va capita la Chiesa, pena l’incomprensione di tanti aspetti della sua storia e della sua intima costituzione; è ciò che brillantemente auspica il Santo degli Esercizi nell’esordio delle regole già sopra citate, e che apre questo interessante sguardo sul vero fondamento dell’essere cattolici in tutti i tempi:
1° regola: deposto ogni giudizio proprio, dobbiamo avere l’animo apparecchiato e pronto ad obbedire in tutto alla vera sposa di Cristo nostro Signore, che è la santa Chiesa gerarchica, nostra madre.
Struttura, autorità, capi e sudditi, obbedienza, superiori, regole, leggi, tribunali, ordini e decreti, processi e testimonianze, giuramenti e voti, diritto canonico e decretali: ciò che farebbe inorridire ancora oggi Martin Lutero (e abitualmente indispone papa Francesco), il cattolico deve amarlo: la bellezza del Vangelo e le stupende e semplici pagine che raccontano i miracoli di Gesù, aprono la strada all’altrettanto bella e lunghissima pagina della continuazione di questo eterno Vangelo: la Storia della Chiesa. Gerarchica.
Sostieni Renovatio 21
Elementi del sensus Ecclesiae e crisi odierna
Diciamo allora che avere il senso della Chiesa significa agire da cristiani con gli scopi, i metodi, le abitudini della Chiesa.
Prima di tutto, la Chiesa insegna ad obbedire ai pastori: non c’è vita ecclesiastica, e dunque cattolica, al di fuori di un certo esercizio della virtù di obbedienza; l’auctoritas che, come abbiamo visto, è alla base dell’istituzione di Nostro Signore, lo postula necessariamente. Aggiungiamo però che l’amore per la Tradizione consegue direttamente a ciò, se si intende per Tradizione la trasmissione della verità immutabile della Fede, la quale a sua volta trova il suo criterio nell’esercizio del magistero ecclesiastico, ugualmente voluto da Gesù Cristo: la cattedra di Pietro (e quindi quelle dei vescovi) sono il diretto, giuridico risultato del comando del Divin Maestro: «Andate, insegnate a tutte le genti» (4).
Rifuggendo poi ogni desiderio di approccio carismatico alla Fede (5) (necessario all’inizio della predicazione cristiana, ma non più dopo il suo consolidamento), il fedele cattolico ama ricorrere a quella stessa autorità come guida indiscussa.
Che dire però della situazione di crisi in cui versa oggi la Chiesa dopo il Vaticano II?
Il discorso fin qui svolto parrebbe arrivato ad un punto morto: è proprio l’autorità ad essere in discussione nella crisi conciliare; la rinuncia da parte della gerarchia della Chiesa di insegnare con autorità per imporre una dottrina da doversi credere da tutti i fedeli è proprio uno dei criteri per rifiutare il nuovo pseudo-magistero proveniente dai pastori modernisti (6). Crollerebbe dunque tutto l’impianto del sensus Ecclesiae per il fatto che la Chiesa stessa vada in crisi o, peggio ancora, tale sensus condurrebbe invece, per attaccamento alla struttura giuridica che abbiamo finora magnificato, ad abbracciare l’errore assieme all’errante? In nessun modo.
Prima di tutto dobbiamo dissipare un facile errore: la crisi odierna del dopo Vaticano II ha effettivamente luogo nella Chiesa, ma non appartiene ad essa in quanto tale, bensì ne intacca solo i suoi aspetti accidentali (7) ed è da ascrivere alla parte umana e volontaria di essa: i suoi membri e capi come persone singole professanti idee divergenti dalla autentica dottrina che sarebbero invece chiamati a predicare.
Non solo dunque non è la Chiesa in se stessa ad essere in crisi, ma bisogna al contrario affermare che proprio essa, perché divinamente istituita, ha in sé i principi per contrastare gli elementi malati che ne turbano il funzionamento. Tali principi sono in principalmente la Verità divina, immutabile, insegnata dai successori di Pietro da tutti i secoli, che la rende infallibile in docendo, cioè nell’insegnamento perenne e tradizionale; inoltre, il sensus fidei, cioè il sentire cattolico che è l’eco ricevuto dai fedeli dell’insegnamento di sempre della Chiesa, e che la rende dunque infallibile in discendo (8).
Questo sensus fidei non è, certo, causa dell’infallibilità di una dottrina ma il segno, il criterio per discernere quale dottrina sia stata insegnata come autentica e quale no. Vogliamo dire con questo che qualunque fedele, fosse anche il meno preparato teologicamente, è in grado di professare la vera Fede a patto di attenersi a ciò che «ovunque, sempre e da tutti è stato creduto» (9) (criterio dunque oggettivo, e non soggettivo della professione di Fede).
Questo metaforico «sentire» della fede, se correttamente inteso, porta come conseguenza il relativo «sentire» con la Chiesa, la quale non è un qualcosa di estraneo al fedele cattolico ma l’istituzione di cui egli fa parte e che gli garantisce la fede stessa, la grazia, i sacramenti. Ora, chi ama la Chiesa, deve poterla amare anche se ferita, attaccata, insidiata: l’odierna crisi, perciò, non può e non deve condurre alla sfiducia nell’istituzione ecclesiastica ma, ben al contrario, ad amarla maggiormente ed anzi a combattere per vederla risorgere. Ma come?
I rimedi
Non bisogna cercare lontano: gli elementi per la guarigione della Chiesa sono presenti in essa stessa, come dicevamo più sopra; è esattamente ripartendo da essi, ed in particolar modo dal sacerdozio e dai sacramenti, utilizzati in un contesto gerarchico, che si riproduce il più fedelmente possibile la vita stessa della Chiesa.
È quanto ha inteso fare ed ha fatto, a nostro avviso, Monsignor Marcel Lefebvre, la cui opera principale non sono stati i suoi discorsi o omelie anticonciliari, né la sua celebre dichiarazione del 1974, né in generale le tante (ed illuminate) parole di verità che ha proferito nel corso dei suoi anni di episcopato.
L’opera principale è stata senza dubbio la fondazione della Fraternità San Pio X, cioè di una istituzione, come ne sono esistite tante nel corso dei secoli, per condurre gerarchicamente la vita cristiana attraverso il conferimento del sacerdozio tradizionale fondato su un’autentica preparazione dottrinale data nei seminari della società. Il prelato cercò ed ottenne, per questo, l’approvazione dell’autorità diocesana, condizione per lui essenziale per l’inizio di un’opera di Chiesa (10); lo stesso prelato, di fronte al crescente stato di necessità spirituale delle anime a causa del dilagare del modernismo della Chiesa non ha esitato a dare continuità alla sua opera con la consacrazione di quattro vescovi, a cui scrisse, peraltro, chiedendo loro di accettare il conferimento di questa consacrazione: «Vi conferirò questa grazia fiducioso che quanto prima la Sede di Pietro sarà occupata da un successore di Pietro perfettamente cattolico nelle cui mani potrete deporre la grazia del vostro episcopato perché la confermi»(11).
Perché non limitarsi ad ordinare dei sacerdoti e dei vescovi in ordine sparso, nel corso degli anni e magari in numero maggiore? Non hanno bisogno, forse, i fedeli, unicamente dei sacramenti e della Messa? Perché, diciamo, «complicarsi la vita» istituendo dei distretti, delle comunità con dei superiori, con gli immancabili problemi di obbedienza che ciò comporta, e così via?
Esattamente perché così facendo si riproduce, in piccolo, ciò che Nostro Signore ha voluto per l’intera Chiesa: la gerarchia e l’autorità sono garanzia di continuità ed affidabilità di un’opera, e questo a dire il vero è semplicemente fondato sulla natura umana, i cui membri, per ottenere un qualsiasi scopo a lungo termine, si riuniscono in società ordinate (12).
Pensiamo di poter dire che il vero sensus Ecclesiae, accompagnato senz’altro dalla vera professione di fede, si possiede però soltanto quando ci si comporta nella Chiesa come la Chiesa fa abitualmente. Non basta, cioè, combattere il modernismo a parole, o con il solo scritto (oggi diremmo piuttosto: con un video su Youtube, con un post su Facebook…), o con l’opera sparsa del singolo sacerdote che, in nome di se stesso, difende più o meno bene la fede cattolica. Di questo, il mondo della Tradizione intesa in senso ampio è pieno, ma nella stragrande maggioranza dei casi queste realtà sparse per il mondo o per il web sono senza alcuna credibilità né continuità possibile.
Aiuta Renovatio 21
Conclusione
Un grande rischio del mondo cattolico tradizionalista oggi è quello di pensare che, a causa della crisi, si può agire come si vuole. Per riassumere, potremmo dire che piuttosto si è autorizzati a fare come si può per riprodurre, appunto, la vita della Chiesa ricercando in tutto il suo scopo principale che è la salvezza delle anime. Questo scopo si raggiunge tramite la riscoperta del sacerdozio cattolico essenzialmente gerarchico che è il fulcro dell’istituzione di Nostro Signore, e perché senza il sacerdozio non ci sono né sacramenti, né predicazione, né direzione delle anime.
Amare il sacerdozio, poi, vuol dire amare la vocazione e le vocazioni, ed avere a cuore il fiorire di esse tramite la buona educazione cristiana data nelle famiglie, nelle scuole, nelle opere della gioventù.
Il vero ed autentico senso della Chiesa sarà allora vivificato da questo amore per lo scopo che Nostro Signore ha perseguito su questa terra preparandoci il Regno di Dio definitivo nell’aldilà.
Don Gabriele D’Avino
NOTE
1) Aristotele, De Anima, Libro II.
2) Ove si legge il celebre: «Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa», al v. 18.
3) S’intende dunque che la proposizione cattolica corretta è la contraddittoria della tesi condannata: il Cristo intese proprio fondare, con la Chiesa, una società duratura.
4) Mt 28, 19.
5) Chiamiamo approccio carismatico alla Fede ogni tentativo di fondare l’assenso del proprio intelletto alle verità cristiane unicamente sui fenomeni straordinari, sulle apparizioni e rivelazioni private anche approvate, sulla fiducia illimitata data a tale o tale altra personalità ecclesiastica, fosse anche un santo, in quanto individuo e non in quanto espressione di un corpo sociale.
6) Si vedano a questo proposito le conclusioni sulla natura magisteriale dei documenti del concilio e post-concilio tratte da don Jean-Michel Gleize FSSPX, nel libro Vaticano II, un dibattito aperto, ed. Ichtys 2013, pag 196 n° 18.
7) Come è stato ben spiegato nella prefazione a firma di don Pierpaolo Maria Petrucci al libro di don Matthias Gaudron FSSPX Catechismo della crisi nella Chiesa, ed. Ichtys, pag. 3.
8) Melchior Cano, De locis theologicis, libro IV, c. 3 (117). «Si quidquam est nunc in Ecclesia communi fidelium consensione probatum, quod tamen humana potestas efficere non potuit, id ex apostolorum traditione necessario derivatum est».
9) Vincenzo da Lerino, Commonitorium II, 5.
10) Salvo poi farne sacrificio allorché, per motivi manifestamente ingiusti e direttamente contrari alla professione di fede, questa approvazione gli fu tolta: si veda per questo il n° 113 del 2020 di questa rivista, in cui viene affrontato il tema delle condanne subite dalla FSSPX da parte della Santa Sede.
11) Mons. Marcel Lefebvre, Lettera ai futuri vescovi, 28 agosto 1987.
12) Aristotele, Politica, Libro I.
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine: Pietro Paolo Rubens (1577 – 1640), Sant’Ignazio di Loyola (circa 1620 – 1622), Norton Simon Museum, Pasadena, California.
Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Pensiero
Vera rivolta contro il mondo moderno. Mons. Williamson commenta il manifesto di Unabomber
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Sostieni Renovatio 21
Aiuta Renovatio 21
Iscriviti al canale Telegram ![]()
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Spirito
Papa Leone XIV celebra il motto massonico e rivoluzionario francese «Libertà, Uguaglianza, Fraternità»
Papa Leone XIV ha celebrato un motto della Rivoluzione francese usato dai massoni — il famigerato «Libertà, Uguaglianza, Fraternità» — come «imperativi etici universali” durante un discorso all’Eliseo venerdì scorso. Lo riporta LifeSite.
«La Francia ha contribuito in modo significativo al progresso del nostro mondo, compreso il riconoscimento dei diritti umani fondati sulla natura stessa della persona umana, in particolare la libertà religiosa», ha affermato Leo alla presenza del controverso presidente Emmanuel Macron e di alti funzionari francesi. Macron, si ricordi, ha da poco avviato l’eutanasia e suicidio assistito in Francia e piazzato l’aborto in costituzione.
«Questa costante attenzione alla dignità intrinseca di ogni persona trova eco nel vostro motto nazionale. Libertà, uguaglianza e fraternità non sono semplicemente parole impresse sulla facciata dei vostri edifici pubblici; si riferiscono a imperativi etici universali che trovano anche nel messaggio evangelico una fonte inesauribile di ispirazione e di realizzazione», ha affermato il romano pontefice.
Sostieni Renovatio 21
Il riferimento di Leone a «Libertà, uguaglianza e fraternità» come «imperativi etici universali» è preoccupante perché, sebbene queste parole siano il motto nazionale della Francia, lo sono anche del Grande Oriente massonico e della Grande Loggia di Francia. Il motto deriva dalla Rivoluzione francese, che si oppose ferocemente alla Chiesa cattolica e che, durante il «Regno del Terrore», causò la morte per ghigliottina di migliaia di vescovi, sacerdoti, religiosi e laici cattolici.
Per secoli la vecchia chiesa, partendo dalle rivelazioni dell’abate Augustin Barruel (1741-1820), ha considerato la Rivoluzione francese come una grande operazione massonica per scardinare il cattolicesimo distruggendo al contempo trono (cioè l’autorità monarchica) ed altare (cioè l’autorita religiosa romana).
L’elogio di Leone della «libertà religiosa» che, a suo dire, è stata riconosciuta dalla Francia, è in contrasto con la tradizionale concezione cattolica dell’argomento. La Quanta Cura e il Sillabo degli Errori di papa Pio IX condannavano l’idea che «Ogni uomo è libero di abbracciare e professare quella religione che, guidato dalla luce della ragione, riterrà vera».
Nel discorso di venerdì il Papa sembra aver al contempo rimproverato il secolarismo francese, che a sua volta affonda le radici nella Rivoluzione francese.
«Il cristiano impegnato nella vita pubblica, che agisce alla luce della sua coscienza illuminata dalla fede, non può essere considerato un proselitista né una minaccia all’unità della patria», ha detto Leone.
«Un giusto laicismo, dunque, non consiste nell’escludere la religione dalla sfera pubblica o dall’istruzione, ma nell’impegnarsi affinché lo Stato e le istituzioni religiose dialoghino tra loro e uniscano le forze al servizio del bene comune», ha affermato il papa.
Sembrava che il suo intento fosse criticare apertamente la politica francese di «laicità», che impone la totale separazione tra Stato e religione. Tale politica fu codificata dalla Legge sulla separazione tra Chiesa e Stato del 1905.
L’anno scorso Macron ha pronunciato un discorso alla nazione elogiando la struttura laica del Paese, affermando che la «Repubblica laica» significa che la Francia non rappresenta «un’identità nata da origini culturali, religiose o particolari». Ha elogiato la legge del 1905 come «il compimento della Rivoluzione francese».
Papa Leone ha sottolineato venerdì le «profonde radici cristiane» della Francia, che risalgono a Sant’Ireneo di Lione e al battesimo di Clodoveo, re dei Franchi, nel 496, evento che sancì il titolo della Francia di «Figlia maggiore della Chiesa».
Leone ha inoltre sottolineato l’importanza del diritto alla vita e ha condannato l’aborto, il suicidio assistito e la maternità surrogata in presenza di funzionari francesi. In questo modo ha criticato le stesse leggi francesi a favore dell’aborto e del suicidio assistito. Il Paese ha recentemente approvato una legge che legalizza l’eutanasia e il suicidio assistito a determinate condizioni.
«La tutela del diritto alla vita costituisce il fondamento imprescindibile di ogni altro diritto umano», ha affermato il pontefice, sostenendo che è necessario «accogliere la vita incondizionatamente, di sostenere la fragilità con amorevole cura, di accompagnare ogni fase della vita con rispetto e fiducia reciproca e di difendere con coraggio e compassione coloro che non sono in grado di far sentire la propria voce e coloro che si sentono ignorati o trascurati».
Aiuta Renovatio 21
Leone ha inoltre espresso preoccupazione per le «tendenze sociali che rischiano di trasformare la scienza e la tecnologia in imprese a scopo di lucro, promuovendo la manipolazione genetica, la maternità surrogata, il traffico di organi umani o la possibilità di organizzare la propria morte».
«Non dimentichiamo che il rispetto reciproco e la protezione di ogni vita umana sono un dovere che incombe su ciascuno di noi», ha continuato Leone, ricordando che la «Dichiarazione universale dei diritti umani» fu proclamata per la prima volta a Parigi.
Prima del discorso alle autorità civili e al corpo diplomatico francesi, Leone ha incontrato privatamente Macron al Palazzo dell’Eliseo, nella prima tappa del suo viaggio in Francia. Il viaggio apostolico si svolge dal 25 al 28 settembre e comprende una visita alla sede dell’UNESCO, alla cattedrale di Notre Dame e al santuario di Nostra Signora di Lourdes.
Come riportato da Renovatio 21, inquietanti segni di avvicinamento del vaticano alla Rivoluzione francese, che uccise numeri immani di fedeli, suore, sacerdoti, si erano avuti di recente in una pagina del sito web ufficiale del Dicastero delle Cause dei Santi, l’organismo della Curia romana che si occupa di gestire tutti i processi di beatificazione e canonizzazione.
Nella scheda di beato Jean-Baptiste Souzy (1732-1794), sacerdote morto consunto dalla fame e dalla malattia in una carcerazione disumana inflitta dalle forze anticristiche della Rivoluzione francese.
Eppure, il sito vaticano scrive: «La Rivoluzione Francese ebbe dei grandi meriti nella formazione politica, morale e sociale dell’epoca moderna, ma come tutte le rivoluzioni, che in qualche modo presuppongono un capovolgimento violento delle classi al potere con i rivoltosi, lasciò dietro di sé un lago di sangue, morti ingiuste, delitti e violenze» (corsivo nostro).
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Spirito
Flavigny: 26 nuovi seminaristi e futuri frati FSSPX
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
-



Vaccini2 settimane faIsraele e Pfizer sapevano che il vaccino COVID causava una patologia cardiaca fatale, ma hanno taciuto per mesi
-



Pensiero1 settimana faLa superguerra è vicina. E non assomiglia a nulla di quello che abbiamo visto
-



Politica2 settimane faIl principe Ranucci e i grembiuletti rossi: favola dell’estate
-



Sorveglianza2 settimane faI televisori LG ti spiano anche da spenti
-



Intelligence2 settimane faI sei mostri dei fratelli Dulles
-



Oligarcato1 settimana faBill Gates ha usato i fondi destinati ai vaccini per fare pressione sui governi: parla Angela Merkel
-



Pensiero1 settimana faL’Italia e il buco nero: discorso per Emma Bonino
-



Spirito2 settimane faIl cardinale Fernandez chiede ai cattolici di «avere stima» delle altre fedi













