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Vaccini

Se l’aria si taglia con il coltello, il coltello taglia la prima testa

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«Unum castigabis, centum emendabis».

 

Così recita il celebre motto latino, traducibile con «colpirne uno per educarne cento»  ben messo in pratica da Mao Tse-Tung . Forse il paragone potrà sembrare tosto, ma il modus operandi di quanto avvenuto in queste ore ci è parso quello: niente più niente meno.

 

Con una decisione unanime, infatti, è stata divulgata ieri la notizia che annunciava la radiazione del dott. Roberto Gava, accusato da alcuni di essere un capo dell’antivaccinismo italiano.

 

Il clima di dittatura sanitaria è ben intuibile dai vari fermenti che negli ultimi tempi hanno circolato intorno al tema vaccini, che sembrano aver oramai toccato l’apice della sua ebollizione, con pentoloni che si scoperchiano e ministre che si infuriano.

 

Da qualche tempo a questa parte, fra epidemie di meningiti (?), cancri all’utero a dismisura (??) e contagi di morbillo in ogni dove (???), la farmacovigilanza ha deciso di rinforzare le dosi di campagna mediatica a danno di chi prova ad alzare una flebile voce, dicendo che forse tutti questi imminenti problemoni ce lì stiamo un po’ inventando, o che comunque sarebbe bene rammentare di come i vaccini non abbiano giammai costituito un dogma di Fede.

 

E cosa c’è di meglio, in un periodo di spumeggiante putiferio «anti-vaccinazioni», che colpire – pubblicamente e con minuziosa esaltazione dell’atto – un medico «anti-vaccinista» il quale ha speso tutta la sua vita professionale giusto per dimostrare che, forse, i vaccini in quanto farmaci, richiederebbero una personalizzazione e non una coercizione di massa a paraocchi incorporato? Così è stato: colpirne uno per educare tutti gli altri. Quando con le buone maniere non si ottiene nulla perché non si hanno prove scientifiche di contrasto, se non tante chiacchiere di cui ormai non frega nulla a nessuno, ecco che la democrazia si toglie la maschera e colpisce a mo’ di mafia bianca. O per meglio dire, mafia col camice bianco.

 

A darcene la prova è il virologo Roberto Burioni, vero e proprio king del social network col quale conduce la sua lotta quotidiana ai «no-vax».

 

Il suo commento, che poniamo qui sotto, richiama tutta la tracotanza a cui abbiano poco sopra accennato, degna del più disgustoso regime sanitario, inumano e sempre più privo di credibilità.

 

 

È un commento incommentabile.

 

Ma tornando per un istante all’Ordine dei medici di Treviso, il dottor Gava dal suo sito parla di un Ordine che «infligge la massima sanzione, come quella che sarebbe inflitta ad un medico pluriassassino dei suoi pazienti».

 

Walter Ricciardi, presidente dell‘Istituto superiore di Sanità (ISS), ringrazia con un tweet il gruppo di medici trevisani che hanno inflitto la poena maxima, e probabilmente avrà visto compensati tutti gli sforzi fatti in questi giorni fra giornali e televisioni a suon di «vaccinatevi!!!»:

 

«Grazie a Ordine medici Treviso – dice Ricciardi – per aver radiato il primo medico per il suo comportamento non etico e antiscientifico nei confronti dei vaccini»
La decisione dell’Ordine dei medici di Treviso è «un passaggio importantissimo – ci rivela ancora il presidente Iss – che deve essere un segnale per tutti i medici che non si comportano secondo la deontologia».

 

Capito? La deontologia, sia chiaro, deve avere come primo impegno quello di tappare la bocca a tutti coloro i quali dissentono, con prove e studi, da un’idea di vaccinazione massiva.

 

Infatti è ancora il Ricciardi a dirci come si dovrà agire d’ora in poi: «Il comportamento dell’Ordine, così come quello degli altri che stanno procedendo in modo simile e della presidente della Federazione Chersevani, va apprezzato per coraggio ed etica. In tutti i paesi del mondo seri si agisce così, visti i danni che queste posizioni possono provocare la radiazione è una misura più che giustificata. In Italia stiamo vedendo gli effetti delle campagne contro i vaccini, con i tassi di copertura che sono crollati». Il messaggio è chiaro, no?

 

Ovviamente la fifa inizia a farsi sentire, perché a parlare cominciano ad essere le famiglie di molti bambini danneggiati dai vaccini o che, più semplicemente, hanno buscato la malattia pur essendo candidamente vaccinati anche contro tutta l’aria che respirano, fritta e non. Ormai la situazione sembra sfuggita di mano giacché esistono studi, prove, fonti, testimonianze capaci di affermare che non tutto può essere sentenziato e deciso a man bassa. Qualcuno inizia a scuotere il capo e a dire che forse, sul tema vaccinazione, c’è qualcosa da rivedere o comunque deve avere un epilogo il motto del «facciamolo perché va fatto».

 

Il tutto fa notevolmente infuriare chi dai vaccini ricava palate di miliardi e smuove un bel po’ di peso liquido dall’industria farmaceutica. Che fare dunque? Semplice, esporre l’impiccato in piazza per ricordare la fine che si rischia di fare se non ci si conforma allo standard dell’altrettanto «è così punto e basta».

 

Nel frattempo (e diremmo per fortuna) arrivano le pronte risposte dei legali del dottor Roberto Gava:

 

«Il dottor Roberto Gava, radiato dall’Ordine dei medici di Treviso per le sue posizioni contro i vaccini, è stato condannato soltanto per le sue idee, idee ben fondate sull’esigenza di personalizzazione di ogni vaccinazione per prevenire i gravi pericoli e i vari danni da vaccino ai singoli pazienti, contro la vaccinazione indiscriminata di massa».

 

Sempre  gli avvocati rivelano che al Dr. Gava «non è stato contestato alcun pericolo o danno subìto da suoi pazienti, nessuno dei quali si è dimostrato scontento di lui, anzi tutti sono pienamente soddisfatti come ne hanno reso testimonianza e ribadito anche in pubbliche manifestazioni di apprezzamento. (…) Vorrebbero definire il dottor Gava come anti-vaccinista, mentre egli è un bravo professionista che tende a non utilizzare i vaccini solo quando essi sono sconsigliabili, o quando non può fare altrimenti perché i pazienti li rifiutano com’è nel loro diritto fondamentale costituzionale che va rispettato. È una condanna che sta contro i pazienti che non possono o non vogliono vaccinarsi».

 

La condanna, così come la pena massima, continuano i legali del medico radiato, «si rivelano ridicole in quanto sono frutto di altrettanto massima ignoranza e mancanza di rispetto per i diritti individuali. Ma sono così massimamente idonee a favorire interessi estranei a quelli della Giustizia, come quelli legati al mercato dei vaccini, o quelli legati agli illegittimi incentivi dati ai pediatri con denaro pubblico affinché somministrino i vaccini.

 

La legge non a caso prevede la sospensione cioè l’inoperatività di queste sanzioni quando sono impugnate, come la Difesa farà, davanti ad un giudice, poiché gli Ordini dei medici sono sostanzialmente non competenti, sono associazioni rappresentative di imprese economiche che cioè mirano al lucro, perciò sono inaffidabili, sono a rischio di gravi arbitri e irregolarità come nel caso, e a rischio dei troppo spesso sottaciuti conflitti di interesse le cui condizioni adombrano l’indipendenza e la trasparenza delle valutazioni».

 

Il Dott. Roberto Gava farà dunque ricorso all’Ordine dei medici di Roma, questo è certo già dalle parole dei suoi legali. Se nemmeno in tale sede verrà ascoltato (e non sorprenderebbe) allora si potrà rivolgere, nel pieno dei suoi diritti, alla magistratura ordinaria. A questo proposito, conoscendo i tempi vetero-testamentari  della legge italiana, possiamo presumere che non smetterà mai di esercitare la sua professione fino all’eventuale condanna definitiva, slittante almeno di qualche anno, così da poter continuare ad aiutare migliaia di genitori e di bambini.

 

Sì, perché anzitutto il Dottor Gava ha in cura tantissimi bambini affetti da disturbi comportamentali riassunti in ciò che viene comunemente definito “autismo”. Tanti sono i genitori che hanno visto i loro figli, spesso scalfiti da danni irreversibili (causati dai vaccini? Assolutamente no, guai persino ad ipotizzarlo da lontano), migliorare enormemente grazie alle cure e alla parsimonia operata dal medico appena radiato.

 

Epperò, visto il momento e considerata la celerità con la quale si vogliono annientare i presunti nemici della legge Lorenzin e dell’industria del farmaco, non stupirebbe vedere una corsia di sorpasso preferenziale per velocizzare i tempi della messa alla gogna di Gava.

 

Si è voluto far fuori un medico vero, per il solo fatto che dissonava da un coro unito da troppi interessi personali, e poco da Ippocrate &Co. Tale medico non ha fatto altro che esporre le proprie idee su un piatto, rendendosi pure disponibile al confronto; idee ben fondate sull’esigenza di personalizzare ogni vaccinazione, così come dovrebbe fare ogni medico degno di tale appellativo, al fine di prevenire gravi pericoli e danni da vaccino ai singoli pazienti, contro ciò che oggi – lo abbiamo già detto – è un’indiscriminata vaccinazione di massa.

 

Roberto Gava ha sempre esposto le sue ragioni con pacatezza e moderatezza assoluta. Parlare di medico «anti-vaccinista» è peraltro pura e vergognosa falsità, visto che egli stesso non si è mai detto propriamente contro i vaccini, dimostrandolo con la pratica stessa delle vaccinazioni obbligatorie che anche lui somministra, previo un esame immunologico sul bambino.

 

Per chi conosce un minimo il mondo dei cosiddetti «anti-vaccinisti», sa bene che Gava era la moderazione in persona, da taluni pure criticato per essere «poco determinato e netto» nell’affermare che i vaccini sono una schifezza totale. Quindi, velo pietoso e null’altro.

 

Al dottor Gava, per quanto mi riguarda, va tutta la solidarietà. La speranza è che una simile ostentazione di metodologie cruente e infondate verso chi dissente dal diktat vaccinista tout court desti tante menti assopite, più di quante già stanno iniziando a reagire: queste sì, sono quelle che fanno infuriare i Burioni, i Ricciardi, le Lorenzin e via discorrendo.

 

Questo è il vero risultato ottenuto, che piaccia o non piaccia.

 

 

Cristiano Lugli

 

 

 

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Progetto Artichoke: 70 anni fa la CIA discuteva di nascondere farmaci per il controllo mentale nei vaccini

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

Un documento della CIA del 23 aprile 1952, recentemente scoperto, intitolato «Ricerca speciale per Artichoke», descrive una serie di idee su come sviluppare sostanze chimiche progettate per alterare il comportamento e il pensiero umano. Le proposte contenute nel documento facevano parte del Progetto Artichoke, un progetto top secret della CIA che durò dal 1951 al 1956, secondo il Daily Mail.

 

Negli anni ’50, la CIA studiò metodi per esercitare segretamente il controllo mentale sugli esseri umani, tra cui l’occultamento di farmaci nei vaccini e in prodotti alimentari di largo consumo, come rivelato da un documento della CIA recentemente scoperto. Il Daily Mail ne ha dato notizia per primo lunedì.

 

Il documento di sette pagine, «Ricerca speciale per Artichoke», è datato 23 aprile 1952. Descrive una serie di idee su come sviluppare sostanze chimiche progettate per alterare il comportamento e il pensiero umano.

 

Secondo il Daily Mail, le proposte contenute nel documento facevano parte del Progetto Artichoke, un progetto top secret della CIA che durò dal 1951 al 1956.

 

Il documento, declassificato nel 1983, è circolato di recente sui social media. Tuttavia, è stato pubblicato nella sala di lettura online della CIA solo l’anno scorso.

 

«Alcune delle proposte sono controverse», si legge nel documento. Tra queste, la somministrazione segreta di farmaci come parte di un «approccio a lungo termine ai soggetti».

 

Secondo il documento:

 

«Questo studio dovrebbe includere sostanze chimiche o farmaci che possono essere efficacemente nascosti in oggetti di uso comune come cibo, acqua, coca cola, birra, liquori, sigarette, etc. Questo tipo di farmaco dovrebbe poter essere utilizzato anche nei trattamenti medici standard, come vaccinazioni, iniezioni, etc.»

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La CIA ha effettuato esperimenti sugli esseri umani nell’ambito del Progetto Artichoke

Il documento includeva anche un campo speciale di ricerca per «batteri, colture vegetali, funghi, veleni di vario tipo, etc.» che sono «in grado di produrre malattie che a loro volta causerebbero febbre alta, delirio, etc.»

 

Tra queste rientravano «specie di funghi» che «producono un certo tipo di intossicazione e squilibrio mentale».

 

Tra le proposte c’era anche quella di effettuare ricerche sulla «dieta» o sulle «carenze alimentari» dei prigionieri e delle persone sottoposte a interrogatorio, incluso l’uso di «cibi in scatola appositamente preparati da cui sono stati rimossi alcuni elementi».

 

Il documento includeva proposte per l’uso umano sia a breve che a lungo termine. I farmaci ritenuti più adatti all’uso a lungo termine sarebbero stati progettati per produrre un «effetto agitante (che produce ansia, nervosismo, tensione, etc.) o un effetto deprimente (che crea una sensazione di sconforto, disperazione, letargia, etc.)».

 

Secondo il Daily Mail, la CIA ha condotto esperimenti sugli esseri umani nell’ambito del Progetto Artichoke. Gli esperimenti hanno spesso coinvolto «soggetti vulnerabili, tra cui prigionieri, personale militare e pazienti psichiatrici». Gli esperimenti sono stati solitamente condotti «senza consenso informato».

 

Secondo Ben Tapper, un chiropratico del Nebraska che è stato incluso nella lista «Disinformation Dozen» nel 2021 per aver messo in dubbio la sicurezza dei vaccini, il documento espone «una realtà inquietante: le agenzie governative hanno storicamente esplorato modi per manipolare il comportamento umano attraverso mezzi chimici e biologici, compresi concetti che coinvolgono cibo e interventi medici».

 

«Non si tratta di speculazioni o di cospirazioni, e dovrebbe preoccupare profondamente ogni americano che apprezza l’autonomia corporea e il consenso informato», ha affermato Tapper.

 

Precursore degli esperimenti di controllo mentale MK-Ultra della CIA?

Il Daily Mail ha citato documenti della CIA che suggerivano che le agenzie di intelligence statunitensi temevano che le nazioni nemiche avessero sviluppato proprie tecniche di controllo mentale e comportamentale. Ciò ha portato l’agenzia a dare priorità allo sviluppo di metodi propri.

 

Il progetto Artichoke «servì da precursore» al programma MK-Ultra, lanciato dalla CIA nel 1953. Quel programma «ampliò gli esperimenti di alterazione della mente su una scala più ampia», ha riportato il Daily Mail.

 

Molti documenti relativi a questo tipo di sperimentazione furono distrutti nel 1973, «lasciando ignota la reale portata della ricerca e i suoi progressi».

 

Naomi Wolf, Ph.D., CEO di Daily Clout e autrice di The Pfizer Papers: Pfizer’s Crimes Against Humanity, ha dichiarato a The Defender che i documenti confermano ulteriormente una lunga storia di ricerche delle agenzie di intelligence mirate al pensiero e al comportamento umano.

 

«Purtroppo, è da tempo accertato che le nostre agenzie di intelligence, e quelle dei nostri nemici, hanno cercato di alterare la coscienza e il comportamento umano, spesso senza il consenso dei soggetti. L’esistenza di MK-Ultra, il progetto clandestino in cui si è evoluto il Progetto Artichoke, è ben documentata», ha affermato Wolf.

 

John Leake, vicepresidente della McCullough Foundation e autore del libro di prossima uscita Mind Viruses: America’s Irrational Obsessions, ha affermato: «I ricercatori sospettano da tempo che la rivelazione da parte del Comitato Church dei famigerati esperimenti di controllo mentale MK-Ultra della CIA, per lo più basati sull’uso dell’LSD, abbia avuto l’effetto di oscurare il ben più ampio Progetto Artichoke dell’agenzia».

 

Leake ha citato prove che suggeriscono che un avvelenamento di massa avvenuto nel 1951 a Pont-Saint-Esprit, in Francia, in cui 250 residenti hanno avuto gravi allucinazioni e sette persone sono morte, fosse un esperimento del Progetto Artichoke. L’epidemia è stata ufficialmente attribuita al pane contaminato di un panificio locale.

 

Leake ha affermato che il documento del 1952 è «coerente con il sospetto che la CIA stesse cercando di scoprire metodi di controllo mentale anche per popolazioni molto ampie».

 

Nel 2024, un’indagine della Reuters rivelò che la CIA aveva condotto una campagna di propaganda segreta sui vaccini nelle Filippine. La campagna attaccava quella che l’agenzia percepiva come la «crescente influenza» della Cina nel Paese, prendendo di mira il vaccino cinese Sinovac contro il COVID-19 attraverso l’uso di falsi account online che diffondevano messaggi «anti-vax».

 

Michael Rectenwald, Ph.D., autore di The Great Reset and the Struggle for Liberty: Unraveling the Global Agenda, ha affermato che le rivelazioni del Progetto Artichoke «chiariscono che la CIA ha rappresentato un’enorme minaccia per i cittadini statunitensi, oltre agli orrori che scatena sui governi e sulle popolazioni non statunitensi».

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Il Progetto Artichoke voleva ottenere l’aiuto del Servizio di Guerra Chimica dell’Esercito

Il documento del Progetto Artichoke del 1952 includeva anche una raccomandazione di coinvolgere l’US Army Chemical Warfare Service negli sforzi del progetto, citando la sua esperienza con «studi esaustivi in ​​questa direzione».

 

Questa proposta è simile alle recenti ipotesi secondo cui il COVID-19 e la risposta alla pandemia sarebbero stati coordinati ai massimi livelli del governo, dell’esercito e delle agenzie di Intelligence.

 

L’anno scorso, l’ex dirigente della ricerca e sviluppo farmaceutica Sasha Latypova e la scrittrice scientifica in pensione Debbie Lerman hanno pubblicato il «Dossier COVID», presentando prove del «coordinamento militare/di intelligence della risposta di biodifesa al Covid negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Australia, Canada, nei Paesi Bassi, in Germania e in Italia».

 

Secondo Latypova e Lerman, «il COVID non è stato un evento di sanità pubblica», ma «un’operazione globale, coordinata attraverso alleanze militari e di intelligence pubblico-private e invocando leggi concepite per attacchi con armi CBRN (chimiche, biologiche, radiologiche, nucleari)».

 

Leake ha affermato che «è tutt’altro che chiaro» che le udienze del Comitato Church del 1975 «abbiano posto fine ai programmi segreti della CIA». Ha citato come esempio il possibile sviluppo in laboratorio del virus SARS-CoV-2.

 

«La creazione in laboratorio del SARS-CoV-2 con tecniche di guadagno di funzione sviluppate presso l’ Università della Carolina del Nord a Chapel Hill e il coinvolgimento dell’esercito statunitense nello sviluppo e nella distribuzione dei vaccini mRNA contro il COVID-19 dovrebbero… essere considerati possibili sviluppi o addirittura continuazioni del Progetto Artichoke», ha affermato Leake.

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Gli esperti mettono in dubbio le somiglianze tra il Progetto Artichoke e i vaccini COVID

In un post su Substack, l’epidemiologo Nicolas Hulscher ha tracciato un potenziale collegamento tra il Progetto Artichoke e lo sviluppo dei vaccini contro il COVID-19. Hulscher ha citato recenti studi sottoposti a revisione paritaria che hanno identificato l’impatto negativo dei vaccini sulla salute neurologica e «l’aumento dei tassi di declino cognitivo».

 

Hulscher ha scritto:

 

«È inquietante che, dal 2021, oltre il 70% dell’umanità abbia ricevuto un agente neurotossico mascherato da ‘vaccino’. Gli stessi obiettivi delineati nel documento della CIA (vaccini/farmaci in grado di indurre segretamente ansia, depressione e letargia) vengono ora osservati nelle popolazioni vaccinate contro il COVID-19».

 

«Se negli anni ’50 la CIA discuteva segretamente di metodi segreti per alterare il comportamento umano, non ci sarebbe da sorprendersi se nei decenni successivi emergessero progetti classificati simili».

 

Uno studio del 2024 pubblicato sulla rivista Molecular Psychiatry ha indagato gli eventi avversi psichiatrici in oltre 2 milioni di persone in Corea del Sud. Lo studio ha rilevato che «la vaccinazione contro il COVID-19 ha aumentato il rischio di depressione, ansia, disturbi dissociativi, disturbi da stress e somatoformi, nonché disturbi del sonno, riducendo al contempo il rischio di schizofrenia e disturbo bipolare».

 

Uno studio del 2025 pubblicato sull’International Journal of Innovative Research in Medical Science ha rilevato «segnali di sicurezza allarmanti per quanto riguarda le condizioni neuropsichiatriche a seguito della vaccinazione contro il COVID-19, rispetto alle vaccinazioni antinfluenzali e a tutte le altre vaccinazioni combinate».

 

Tra questi si segnalano aumenti di schizofrenia, depressione, declino cognitivo, deliri, comportamenti violenti, pensieri suicidi e ideazioni omicide.

 

«Il fatto che i vaccini a mRNA siano stati progettati per attraversare la barriera emato-encefalica e infiammare il cervello, o almeno, era noto che lo facessero durante la loro produzione e distribuzione, dovrebbe farci riflettere alla luce di questa notizia», ​​ha affermato Wolf.

 

Wolf ha affermato che le ultime rivelazioni, «pur essendo scioccanti, forniscono un motivo in più per essere critici nei confronti di programmi di vaccinazione opachi, coercitivi o non testati, di additivi negli alimenti e nell’acqua e di programmi di geoingegneria tossici o opachi».

 

Tapper ha affermato che le rivelazioni rafforzano «l’urgente necessità di proteggere la libertà individuale, la libertà medica e i confini etici nella scienza e nella salute pubblica».

 

«La lezione da trarre è semplice: è necessaria la vigilanza quando i governi rivendicano l’autorità sul corpo e sulla mente umana», ha affermato Tapper.

 

Michael Nevradakis

Ph.D.

 

© 1824 febbraio 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.

 

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Un nuovo studio suggerisce che la FDA ha sottostimato il rischio di danni cardiaci derivanti dal vaccino Moderna contro il COVID

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.   Uno studio pubblicato la scorsa settimana sulla rivista Vaccines ha rilevato che, tra i maschi di età compresa tra 18 e 25 anni, il vaccino contro il COVID-19 di Moderna è stato associato a un numero di ricoveri ospedalieri per miocardite e pericardite correlate al vaccino compreso tra l’8% e il 52% in più rispetto al numero di ricoveri per COVID-19 che ha prevenuto. I risultati contraddicono l’analisi rischio-beneficio condotta dalla FDA.   Secondo un nuovo studio, il vaccino mRNA contro il COVID-19 di Moderna ha presentato più rischi che benefici per i giovani maschi, contrariamente ai modelli utilizzati dalla Food and Drug Administration (FDA) statunitense nel 2022 per promuovere il vaccino come sicuro ed efficace.   Lo studio, pubblicato la scorsa settimana sulla rivista Vaccines, ha scoperto che tra i maschi di età compresa tra 18 e 25 anni, il vaccino Moderna mRNA-1273 contro il COVID-19 è stato associato a un numero di ricoveri ospedalieri per miocardite e pericardite attribuibili al vaccino (VAM/P) compreso tra l’8% e il 52% in più rispetto al numero di ricoveri ospedalieri per COVID-19 che ha prevenuto.   Paul S. Bourdon, Ph.D., professore di matematica in pensione presso l’Università della Virginia e autore principale dello studio, ha dichiarato a The Defender:

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«Il nostro articolo si concentra sulla questione se la vaccinazione con mRNA-1273 sia stata utile per la popolazione generale di uomini di età compresa tra 18 e 25 anni in relazione ai ricoveri ospedalieri, dato l’elevato livello di immunità naturale nella popolazione al momento della valutazione rischio-beneficio da parte della FDA».   Uno studio australiano condotto lo scorso anno ha scoperto che la miocardite colpisce i giovani uomini in modo più grave rispetto ad altri gruppi.   Il nuovo studio ha utilizzato dati disponibili alla FDA al momento della modellazione. Bourdon ha affermato che, nonostante ciò, i risultati dello studio erano «sostanzialmente diversi» da quelli della FDA.   L’epidemiologo e ricercatore scientifico in sanità pubblica M. Nathaniel Mead, che ha analizzato i risultati del nuovo studio, ha dichiarato a The Defender che «lo scenario più probabile per la FDA era un rapporto beneficio-rischio di circa 43:1 a favore della vaccinazione».   «In confronto, la rianalisi di Bourdon basata su ipotesi più realistiche ha prodotto un rapporto di 0,67, circa 60 volte inferiore. Nell’arco di cinque mesi di protezione ipotizzata, le vaccinazioni hanno portato a un numero di ricoveri per miocardite/pericardite superiore del 63% rispetto a quelli prevenuti per COVID-19», ha affermato Mead.

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Il modello FDA ha «sottostimato» il rischio di miocardite del vaccino Moderna

La FDA ha completato una valutazione del rapporto beneficio-rischio del vaccino Moderna nel gennaio 2022, poco prima di concedere la piena approvazione. I dati sono stati pubblicati nel 2023. Il nuovo studio sottolinea che la FDA conduce valutazioni del rapporto beneficio-rischio perché i vaccini vengono spesso somministrati a persone sane.   Tuttavia, secondo Bourdon, l’analisi della FDA conteneva una lacuna fondamentale. Mentre i maschi di età compresa tra 18 e 25 anni rappresentano il gruppo a più alto rischio di miocardite/pericardite associata al vaccino, «la FDA ha ipotizzato che i tassi di ricovero ospedaliero [per COVID-19] fossero uniformi per i maschi di età compresa tra 18 e 45 anni».   Bourdon ha affermato che questo contraddice i modelli dei Centers for Disease Control and Prevention (CDC), che mostrano come i tassi di ospedalizzazione per gli uomini di età compresa tra 30 e 49 anni siano il doppio di quelli per i giovani di età compresa tra 18 e 29 anni. Mead ha affermato che questo ha alterato significativamente i risultati della FDA.   «Lo studio della FDA ha raggruppato i tassi di ospedalizzazione per la fascia d’età 18-45 anni, e questo ha indubbiamente sovrastimato i rischi di ricovero per il gruppo più ristretto 18-25 anni», ha affermato Mead.   Per la loro analisi, Bourdon e il suo team hanno utilizzato il quadro della FDA, ma hanno anche tenuto conto dei benefici dell’immunità naturale derivante da una precedente infezione da COVID-19.   Il loro modello ha anche tenuto conto di una «stratificazione per età più precisa» nei tassi di ospedalizzazione per COVID-19, dei ricoveri ospedalieri occasionali (di pazienti che hanno ricevuto cure per un’altra condizione ma sono risultati positivi al COVID-19), «proiezioni più realistiche dei tassi di infezione da Omicron e tassi VAM/P più accurati».   «Al momento in cui la FDA ha completato la sua valutazione… circa il 70% dei maschi tra i 18 e i 25 anni era stato infettato dal COVID-19 e gli studi indicavano che i benefici di una precedente infezione da COVID-19 sono almeno equivalenti a quelli della vaccinazione. Tuttavia, la FDA ha omesso i benefici derivanti da una precedente infezione nella sua analisi», ha affermato Bourdon.   Mead ha affermato che l’analisi della FDA del 2022 ha rilevato un tasso stimato di miocardite e pericardite di 12,8 casi ogni 100.000 persone che hanno ricevuto la serie iniziale di due dosi di Moderna, significativamente inferiore al tasso rilevato dalla nuova analisi.   «Questo ampio divario suggerisce che la stima della miocardite nel modello della FDA potrebbe essere stata sottostimata, il che potrebbe far pendere il quadro generale rischi-benefici in modo più favorevole verso la vaccinazione», ha affermato Mead.   Secondo Karl Jablonowski, Ph.D., ricercatore senior presso Children’s Health Defense (CHD), la nuova analisi «è in contrasto con l’approccio vaccinale universale» tradizionalmente adottato dalla FDA.   La nuova analisi ha dimostrato che «la realtà era peggiore dello scenario peggiore ipotizzato dalla FDA», ha affermato Jablonowski.

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«Oltre la cattiva scienza»

Bourdon ha affermato che i risultati dello studio mettono in discussione le affermazioni diffuse sui benefici per la salute pubblica dei vaccini contro il COVID-19.   «Queste affermazioni hanno in genere conteggiato qualsiasi ricovero ospedaliero di un paziente risultato positivo al COVID-19 come un ricovero ospedaliero per COVID-19. In altre parole, queste stime di prevenzione includono tipicamente i ricoveri ospedalieri accidentali per COVID-19 evitati. I tassi accidentali possono essere piuttosto elevati nelle fasce di età più giovani», ha affermato Bourdon.   Mead ha affermato che sarebbe stato «impossibile per gli esperti dire ‘sicuro ed efficace’ se l’analisi pubblicata dalla FDA… avesse incluso le ipotesi formulate nel modello modificato utilizzato dal team di Bourdon».   Mead ha suggerito che la FDA potrebbe aver scelto di sviluppare il suo modello in modo da individuare rischi minori associati alla vaccinazione.   «È difficile non vedere una certa parzialità nell’approccio di ricerca della FDA, dato che non hanno attribuito alcun beneficio alle infezioni precedenti negli scenari Omicron, mentre allo stesso tempo hanno dato per scontato che le iniezioni di mRNA fornissero il 72% di efficacia contro l’ospedalizzazione e il 30% contro l’infezione per cinque mesi», ha affermato.   Secondo Mead, è probabile che il modello della FDA abbia anche minimizzato l’immunità naturale dopo l’infezione da COVID-19, che è «biologicamente solida e molto più duratura di quanto molti credano».   «Le implicazioni sono sconcertanti», ha affermato Brian Hooker, Ph.D., direttore scientifico del CHD. «Questo va oltre la cattiva scienza. Purtroppo, la FDA desiderava così tanto che questo prodotto fosse approvato che ha lavorato a ritroso per ottenere un’analisi che lo avrebbe raggiunto, nonostante fosse evidente che i rischi di questa vaccinazione superassero i benefici».   Mead ha affermato che le omissioni della FDA hanno contribuito a definire le linee guida sui vaccini che espongono i giovani uomini sani a un rischio maggiore di infiammazioni e lesioni cardiache, soprattutto dopo essere stati esposti al virus.   Lo studio di Bourdon ha chiesto alla FDA di effettuare valutazioni «più rigorose» del rapporto beneficio-rischio, «in grado di supportare la stratificazione delle raccomandazioni vaccinali non solo in base all’età e al sesso, ma anche in base allo stato di infezione pregressa e di comorbilità».

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«Chiara evidenza di frequenti danni cardiaci dopo le iniezioni di mRNA»

Mead ha affermato che lo studio rafforza l’ipotesi secondo cui non si sarebbe dovuto obbligare i giovani sani a vaccinarsi contro il COVID-19.   «Dobbiamo tenere presente che il pericolo effettivo del COVID-19 in sé era minuscolo per questa fascia d’età. Nel 2021-22 il tasso di mortalità per infezione per le persone sotto i 19 anni era solo dello 0,0003%… e ancora più basso con Omicron», ha affermato Mead. Ha affermato che la FDA non avrebbe dovuto concedere l’autorizzazione all’uso di emergenza per questa fascia d’età.   Bourdon ha suggerito che le agenzie sanitarie pubbliche statunitensi avrebbero potuto seguire l’esempio della Francia. La Francia ha sospeso l’uso del vaccino Moderna nell’ottobre 2021, rivedendo successivamente le sue raccomandazioni per autorizzare mezza dose per gli over 30.   Invece, «nelle stesse popolazioni più giovani, ora ci sono chiare prove di frequenti danni cardiaci dopo le iniezioni di mRNA, danni che possono portare a gravi problemi e, in alcuni casi, a morte prematura sia nel breve che nel lungo termine», ha affermato Mead.   Diversi studi sono giunti a conclusioni simili, tra cui uno di cui Mead e altri cinque ricercatori sono coautori e pubblicato lo scorso anno sull’International Journal of Cardiovascular Research & Innovation. Successivamente, hanno presentato lo studio come prova a un’audizione del Senato degli Stati Uniti sull’insabbiamento da parte del governo dei rischi del vaccino contro il COVID-19.   Lo studio ha confutato diverse affermazioni fatte in precedenza da agenzie di sanità pubblica e associazioni professionali sui vaccini contro il COVID-19, tra cui quella secondo cui le infezioni da COVID-19 hanno portato a un tasso più elevato di casi di miocardite rispetto ai vaccini e quella secondo cui la miocardite indotta dal vaccino è in genere rara, lieve e transitoria.   Uno studio del 2024 su 9,3 milioni di sudcoreani, pubblicato su Nature Communications, ha rilevato un rischio di miocardite più elevato del 620% e un rischio di pericardite più elevato del 175% a seguito della vaccinazione mRNA contro il COVID-19.   Un altro studio del 2024 ha rilevato che quasi il 10% delle persone in Giappone che hanno riferito di aver sofferto di miocardite o pericardite dopo aver ricevuto un vaccino mRNA contro il COVID-19 sono decedute a causa di questa condizione. I tassi di mortalità erano più alti tra gli uomini sotto i 30 anni.   I documenti condivisi con CHD nel 2024 hanno dimostrato che le agenzie sanitarie pubbliche statunitensi erano a conoscenza di un forte legame tra i vaccini COVID-19 e la miocardite almeno già a febbraio 2021, ma hanno nascosto le prove al pubblico.   Un rapporto del 2024 delle Accademie Nazionali delle Scienze, dell’Ingegneria e della Medicina ha confermato un nesso causale tra i vaccini mRNA contro il COVID-19 e la miocardite.   L’anno scorso, la FDA ha richiesto a Pfizer e Moderna di rivedere le etichette dei loro vaccini contro il COVID-19 per includere avvertenze più dettagliate sui rischi di danni cardiaci.   Lo scorso anno Pfizer è stata criticata per aver posticipato a novembre 2030 il completamento dello studio sulla sicurezza del suo vaccino contro il COVID-19 contro la miocardite. Lo studio era stato originariamente avviato nel 2022.   Michael Nevradakis Ph.D.   © 18 febbraio 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.   Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

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Vaccini

Quanto era coinvolto Epstein nelle strategie pandemiche?

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

Email appena pubblicate mostrano che Jeffrey Epstein era coinvolto nelle discussioni sul finanziamento della sanità globale e sulla preparazione alle pandemie anni prima del COVID-19. I documenti non dimostrano che abbia influenzato le politiche, ma confermano che ha avuto accesso alle discussioni sul rischio pandemico come strategia finanziaria.

 

E se la parte più inquietante dei fascicoli su Epstein non fosse ciò che dimostrano, ma ciò che rivelano sulla prossimità?

 

Per anni, Jeffrey Epstein è stato descritto come un finanziere, un predatore, un manipolatore di reti d’élite. Ma sepolto in migliaia di pagine di corrispondenza appena pubblicata, grazie alla legge approvata dal Congresso, c’è qualcosa di meno sensazionale e probabilmente più inquietante: Epstein si è posizionato al crocevia tra filantropia sanitaria globale, ingegneria finanziaria e preparazione alla pandemia anni prima del COVID-19.

 

Si stava semplicemente inserendo in conversazioni importanti? O stava orbitando attorno a qualcosa di molto più ampio: una trasformazione strutturale nel modo in cui le crisi di sanità pubblica sarebbero state finanziate, assicurate e gestite?

 

I documenti non ci forniscono la prova schiacciante. Ma ci forniscono una mappa.

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L’email del 2017 che ha scatenato la tempesta

Uno degli allegati più diffusi è un’e-mail del 24 maggio 2017 di Boris Nikolic, consulente scientifico legato a Bill Gates, indirizzata sia a Epstein che a Gates. In essa, Nikolic scrive che una strategia di finanziamento basata sulla consulenza dei donatori «potrebbe rappresentare un’ottima strada da percorrere per alcune aree chiave come l’energia, la pandemia, etc.»

 

Quella singola parola, pandemia, ha scatenato speculazioni.

 

L’email conferma qualcosa di limitato ma reale: Epstein è stato coinvolto in conversazioni riguardanti la filantropia legata a Gates, in cui il rischio pandemico è stato esplicitamente discusso come ambito di finanziamento.

 

Non descrive la pianificazione della malattia. Non delinea una risposta operativa. Sembra una strategia di portafoglio filantropica. Ma dimostra che Epstein non era solo un conoscente: era presente nelle conversazioni in cui le priorità sanitarie globali venivano strutturate finanziariamente.

 

Questa vicinanza da sola solleva interrogativi.

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Progetto molecola: costruire l’impianto finanziario

Ancora più rivelatrice è la bozza di proposta della JPMorgan del 2011 intitolata «Progetto Molecola».

 

Il documento delinea una proposta di piattaforma di donazioni benefiche Gates-JPMorgan: una struttura di fondi consigliata dai donatori, progettata per aggregare capitali globali, offrire l’anonimato ai donatori e creare quello che il documento definisce un «ponte istituzionale» per un impiego filantropico su larga scala.

 

Nella presentazione sono inclusi esempi di salute globale: acquisto di vaccini, infrastrutture di sorveglianza delle malattie e iniziative sanitarie transfrontaliere.

 

La struttura comprendeva:

  • Conti consigliati dai donatori statunitensi
  • Componenti internazionali «tax-neutral»
  • Sovrapposizioni di gestione degli investimenti istituzionali

 

Per i critici, questo sembra un esempio di finanziarizzazione della sanità pubblica: un mondo in cui filantropia, mercati dei capitali e risposta alle malattie sono intrecciati in quadri istituzionali.

 

E naturalmente, TrialSite News ha riferito durante la pandemia che Gates a un certo punto stava ottenendo un ritorno pari a 10 volte sul suo investimento in BioNTech (l’azienda tedesca che ha collaborato con Pfizer per sviluppare uno dei vaccini a mRNA contro il COVID-19).

 

Per i suoi sostenitori, si tratta di un’iniziativa filantropica su larga scala.

 

In ogni caso, l’architettura è chiara: le infrastrutture finanziarie d’élite erano state progettate per convogliare ingenti capitali nella sanità globale ben prima dell’emergere del COVID-19.

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L’email del 2015 «Prepararsi alle pandemie»

Poi c’è la catena di email del marzo 2015 che fa riferimento a un incontro sulla «preparazione alle pandemie».

 

Il messaggio parla del coinvolgimento dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e del Comitato Internazionale della Croce Rossa per il «co-branding» e si conclude con: «spero che riusciremo a farcela!»

 

Il linguaggio è ambiguo. Suggerisce coordinamento, posizionamento e allineamento istituzionale. Non descrive l’ingegneria patogena o la pianificazione di un’epidemia.

 

Ma conferma che la preparazione alla pandemia circolava nella rete di Epstein già anni prima del COVID-19.

 

Per essere chiari: la preparazione alle pandemie era già all’epoca oggetto di dibattito politico. I quadri normativi globali, comprese le iniziative di preparazione legate all’OMS e alla Banca Mondiale, erano attivi ben prima del 2020.

 

Nel 2018 è stato convocato il Global Preparedness Monitoring Board. Nel 2019, il suo rapporto «Un mondo a rischio» ha messo in guardia dalla catastrofica vulnerabilità pandemica.

 

Le discussioni sulla preparazione non erano segrete.

 

Ma la comparsa di Epstein in quelle catene di e-mail aggiunge un ulteriore strato di disagio a una figura già di per sé controversa.

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La pandemia come strumento finanziario

Un thread separato di iMessage del 2017 fa riferimento all’esperienza in materia di «simulazione pandemica» e discute la progettazione di prodotti legati alla pandemia con Swiss Re utilizzando «trigger parametrici».

 

I trigger parametrici sono comuni nelle obbligazioni catastrofali e nelle riassicurazioni: pagamenti legati a eventi misurabili, come la magnitudo di un terremoto o la velocità del vento di un uragano.

 

In altre parole, il rischio pandemico veniva trattato come una variabile finanziaria quantificabile.

 

Questo è forse il tema più provocatorio del materiale pubblicato: il rischio pandemico non era solo una questione umanitaria. Era sempre più qualcosa che poteva essere modellato, assicurato e strutturato in prodotti finanziari.

 

Ciò non implica un’orchestrazione. Ma dimostra che a metà degli anni 2010, gli eventi pandemici erano già parte integrante delle discussioni sull’innovazione finanziaria.

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La questione COVID

È qui che le speculazioni si intensificano e le prove si assottigliano.

 

Non vi è alcun documento nei materiali di Epstein esaminati che:

 

  • Dimostra il coordinamento del COVID-19.
  • Dimostra l’influenza operativa sulle dichiarazioni di pandemia dell’OMS.
  • Collega Epstein direttamente allo sviluppo della piattaforma vaccinale.
  • Lo collega ai programmi di influenza mRNA autoamplificanti di Arcturus o ai meccanismi di finanziamento BARDA.

 

I registri pubblici mostrano che il lavoro di Arcturus sull’H5N1 e i programmi sostenuti dal BARDA stanno avanzando attraverso i canali normativi e di finanziamento convenzionali, in gran parte dopo il COVID-19.

 

Il collegamento documentario tra Epstein e l’ingegneria del vaccino contro il COVID-19 semplicemente non esiste, almeno non in questa ricerca iniziale.

 

Ma l’assenza di prove non equivale all’assenza di influenza, e proprio in questo spazio grigio prospera il sospetto.

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Cosa rivelano realmente i file

Togliendo i titoli virali, restano tre conclusioni:

 

  1. Epstein si inserì attivamente nella progettazione della finanza filantropica d’élite.
  2. La preparazione e la simulazione delle pandemie erano argomenti espliciti in quell’ambito anni prima del COVID-19.
  3. Il rischio pandemico veniva discusso non solo come una minaccia per la salute pubblica, ma anche come una categoria finanziaria strutturata.

 

Questa convergenza – finanza, filantropia, governance e malattie – è reale.

 

Ciò che non è supportato dai documenti è una cospirazione coordinata per «fare lucro durante una pandemia».

 

L’architettura esiste. L’orchestrazione no.

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La domanda più profonda

Forse la domanda più scomoda non è se Epstein abbia progettato il COVID-19.

 

La questione è se la moderna risposta alla sanità pubblica sia diventata inseparabile dall’architettura finanziaria (fondi gestiti da donatori, veicoli di aggregazione di capitale, meccanismi di riassicurazione e quadri di governance globale) e se Epstein si sia semplicemente posizionato vicino a quel centralino.

 

Dai documenti emerge che lui voleva essere lì.

 

Non dimostrano che ne avesse il controllo.

 

Ma rivelano qualcosa che non può essere ignorato: prima che il COVID-19 rimodellasse il mondo, il rischio pandemico era già stato strutturato, modellato, marchiato e finanziato ai massimi livelli di potere.

 

Epstein era nella stanza.

 

Ciò che lui aveva veramente capito, o che intendeva, resta senza risposta.

 

© 19 febbraio 2025, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.

 

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

Pubblicato originariamente da TrialSite News

I punti di vista e le opinioni espressi in questo articolo sono quelli degli autori e non riflettono necessariamente le opinioni di Children’s Health Defense.

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