Spirito
Schiavitù: il Vaticano denuncia la «narrazione parziale» dell’ONU
Mentre l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato una risoluzione storica che definisce la tratta degli schiavi «il più grave crimine contro l’umanità», la Santa Sede, tramite Mons. Gabriele Caccia, ha cercato di precisare un testo ritenuto incompleto, se non addirittura ambiguo.
Il 25 marzo 2026, Giornata internazionale di commemorazione delle vittime della schiavitù, l’ONU è stata accolta con applausi.
È stata adottata una risoluzione, promossa in particolare dal Ghana, che chiedeva «giustizia riparativa» in risposta alle «conseguenze durature» della schiavitù moderna. Tuttavia, dietro questa apparente unanimità, una voce si è levata a invocare rigore storico: quella di Monsignor Gabriele Caccia, Osservatore Permanente della Santa Sede.
Un processo anacronistico contro la Chiesa?
Il diplomatico vaticano non ha usato mezzi termini, criticando una «narrazione parziale che, purtroppo, non serve alla causa della verità». Al centro della controversia: il testo della risoluzione ONU cita esplicitamente bolle papali del XV secolo, come la Dum Diversas (1452) e il Romanus Pontifex (1455), accusandole di aver «autorizzato la riduzione degli africani in schiavitù perpetua».
Per monsignor Caccia, questa interpretazione non solo è selettiva, ma ignora anche i costanti interventi del Magistero contro gli abusi coloniali. Il prelato ha ricordato che, già nel 1435, Papa Eugenio IV condannò con la massima fermezza la riduzione in schiavitù della popolazione delle Isole Canarie, arrivando persino a scomunicare coloro che si rifiutavano di liberare i propri prigionieri.
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La schiavitù moderna nel mirino
Pur difendendo la memoria storica della Chiesa, Mons. Caccia ha insistito sul fatto che la lotta contro la schiavitù non è una questione che appartiene solo al passato. «La Santa Sede condanna inequivocabilmente la schiavitù in tutte le sue forme, comprese le sue manifestazioni moderne», ha dichiarato.
Il diplomatico ha sottolineato che la memoria dovrebbe servire a identificare le attuali strutture di sfruttamento – tratta di esseri umani, lavoro forzato, sfruttamento sessuale – piuttosto che diventare uno strumento di polemica politica contro i fondamenti della civiltà occidentale.
Il testo appena firmato all’ONU evita accuratamente di condannare ciò che sta accadendo attualmente in molti Stati governati dalla Sharia o da ideologie totalitarie.
La sfida delle riparazioni
La risoluzione dell’ONU invita inoltre gli Stati membri a considerare risarcimenti finanziari per le nazioni colpite. Tuttavia, il Vaticano mette in guardia dal rischio di semplificare eccessivamente un passato complesso in cui le responsabilità erano spesso condivise.
Questa dichiarazione di mons. Caccia, prossimo ad assumere il suo nuovo incarico di Nunzio Apostolico negli Stati Uniti, segnala un chiaro impegno della diplomazia vaticana: impedire che la storia della Chiesa venga riscritta dalle risoluzioni politiche di Stati spesso tutt’altro che esemplari in materia di etica, rimanendo al contempo in prima linea nella lotta morale per la difesa dei diritti umani di ogni essere, creato a immagine e somiglianza di Dio.
Articolo previamente apparso su FSSPX.News.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Spirito
Mons. Viganò: nemici della Messa antica, «dalla Compagnia di Gesù alla Compagnia di Satana»
Dalla Compagnia di Gesù alla Compagnia di Satana.
Thomas Reese sj, anima nera dei gesuiti negli Stati Uniti, intitola la sua “confessione”: «Perché odio la vecchia Messa in latino». E chiama quella Messa «uno zombie»: la credeva morta, e invece ritorna. In fondo Reese non… pic.twitter.com/uBxJwrcnVH — Arcivescovo Carlo Maria Viganò (@CarloMVigano) August 28, 2026
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Spirito
Leone suggerisce che i cattolici abbiano partecipato alla messa antica in modo meno «consapevole»
Papa Leone XIV ha suggerito che chi partecipava alla Messa tradizionale in latino prima dei cambiamenti liturgici successivi al Concilio Vaticano II lo facesse «ome estranei o muti spettatori». Lo riporta LifeSite.
In un’udienza generale di mercoledì mattina, Leone XIV ha chiuso un ciclo di catechesi sulla Sacrosanctum Concilium, la Costituzione sulla Sacra Liturgia del Concilio Vaticano II, illustrando le presunte ragioni della cosiddetta «riforma» liturgica.
«La liturgia, infatti, essendo una realtà viva, è sempre stata soggetta lungo i secoli a sviluppi e cambiamenti. Il Magistero ne ha adattato le forme alle esigenze delle diverse epoche. Non sorprende allora che anche il Concilio Vaticano II, con il massimo rispetto per il patrimonio della tradizione, e proprio al fine di renderlo maggiormente fruibile, abbia ritenuto necessaria una revisione dei libri liturgici», ha detto il romano pontefice leggendo un riassunto della catechesi.
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«Del resto, il desiderio di una “riforma generale” non nasceva all’improvviso, ma si era manifestato nell’azione dei Papi succedutisi fin dall’inizio del XX secolo, in sintonia con le istanze del Movimento liturgico» ha puntualizzato il papa chicagoano.
«La Chiesa si preoccupa vivamente che i fedeli non assistano come estranei o muti spettatori a questo mistero di fede, ma che, comprendendolo bene mediante i riti e le preghiere, partecipino all’azione sacra consapevolmente, piamente e attivamente» ha aggiunto Leone XIV citando la costituzione Sacrosanctum Concilium, come se i fedeli non partecipassero già pienamente alla Messa prima della promulgazione del Novus Ordo Missae.
Secondo la millenaria tradizione cattolica, la SantaMessa è ordinata innanzitutto a Dio come sacrificio incruento e offerta di Cristo a Dio Padre.
All’inizio di quest’anno Papa Leone XIV ha annunciato un ciclo di catechesi dedicato allo studio «approfondito» del Concilio Vaticano II, che pare essere l’unico dogma rimasto alla Chiesa conciliare.
«Quell’unità che essi rivendicano è un simulacro, una finzione, una grottesca impostura dietro cui si nasconde l’indifferentismo del pantheon sinodale, nel quale trovano posto tanto i conservatori di Summorum Pontificum quanto i progressisti LGBTQ+ di James Martin, la Madonna di Fatima e la Pachamama, il Vetus e il Novus Ordo» aveva scritto l’arcivescovo Carlo Maria Viganò. «Unico dogma irrinunciabile: riconoscere il Concilio Vaticano II, la sua ecclesiologia, la sua morale, la sua liturgia, i suoi santi e martiri e soprattutto i suoi scomunicati e i suoi eretici, ossia i “tradizionalisti radicali” non addomesticabili alle nuove istanze sinodali».
«Vetus Ordo e Novus Ordo sono incompatibili non tanto per gli aspetti cerimoniali, ma perché il primo ha come sostrato dottrinale la Fede Cattolica e il secondo gli errori dogmatici ed ecclesiologici che il Concilio ha fatto propri» ha scritto lo scorso gennaio il prelato lombardo in un testo in cui canzonava il mito del Concilio «sicuro ed efficace» parlando un un Sacro Palazzo che prescrive «sinodalità e vigile attesa».
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Immagine di Catholic Church England and Wales via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic (CC BY-NC-ND 2.0)
Spirito
Papa Leone dà il benvenuto al nuovo ambasciatore pro-LGBT presso la Santa Sede
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