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Il vero rito della Santa Messa. Risposta della FSSPX ai recenti attacchi

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Renovatio 21 ripubblica questo articolo apparso sul sito della Fraternità Sacerdotale San Pio X, l’istituzione religiosa fondata da monsignor Marcel Lefebvre. La FSSPX è stata oggetto, di recente, di un attacco da parte di un sito di notizie dove scrivono molti personaggi vicini a Comunione e Liberazione. I motivi di tale attacco, che ha irritato di certo molti degli stessi lettori di quel sito, non sono ancora spiegati. In risposta, Renovatio 21 aveva ripubblicato un articolo di Don Mauro Tranquillo risalente al 2013. Oggi la Fraternità ha ritenuto di rispondere come segue. 

 

 

Come sbagliare la rotta da seguire nella crisi che attraversa la Chiesa: cenni di risposta ad un dossier sulla Fraternità San Pio X redatto dal quotidiano online conservatore La Nuova Bussola Quotidiana.

 

 

Introduzione

Monsignor Marcel Lefebvre, fondatore della Fraternità Sacerdotale San Pio X, consacrò quattro vescovi senza mandato pontificio e contro il volere esplicito di papa Giovanni Paolo II il 30 giugno 1988, giustificando questo atto di per sé grave come una «operazione sopravvivenza» del sacerdozio cattolico, poiché egli riteneva che la fede dell’intera Chiesa fosse in pericolo dopo le derive del Vaticano II.

 

Nel mondo della Tradizione all’epoca ciò piacque a molti, ma non a tutti. Oggi, sempre nel mondo della Tradizione, tantissimi ringraziano Monsignore per il gesto eroico di trentacinque anni fa, ma qualcuno ancora, ciclicamente, si ostina a criticarlo. Vediamo, un’ennesima volta, di chiarire il problema, che è essenzialmente e soprattutto teologico, ma che naturalmente ha un preciso fondamento canonico (1).

 

Il dossier del quotidiano online a cui rispondiamo, ben redatto e apparentemente molto erudito, pecca gravemente per imprecisioni e sofismi canonici, ma soprattutto ha il colossale difetto di rimanere, in tutte le sue righe, un gradino al di sotto del vero problema dal quale non si esce: è in corso da ormai sessant’anni una gravissima crisi che sconvolge la Chiesa in tutti i suoi ambiti e che colpisce tutti i gradini della gerarchia.

 

Non sarebbe necessario dimostrare l’esistenza di tale crisi ad un lettore che frequenti il mondo della Tradizione cattolica, ma tracciamone comunque un breve panorama per individuare la vera chiave del problema.

 

La crisi

Dopo il Concilio Vaticano II, i suoi errori e le deviazioni dottrinali e pastorali hanno finito per coinvolgere l’intero episcopato e di conseguenza il clero cattolico nella sua interezza; da sessant’anni la predicazione ecclesiastica si è allontanata dall’autentica professione di fede prediligendo l’ecumenismo, la libertà religiosa, il relativismo dottrinale e morale nell’insegnamento catechistico e omiletico; le riforme liturgiche degli anni immediatamente posteriori al Concilio hanno toccato tutti i sacramenti, nessuno escluso, per adattarli alle nuove esigenze ecumeniche; soprattutto, il rito della Messa ha subito una paurosa trasformazione che l’ha assimilato ad un rito di sapore protestante, e che esprime «un impressionante allontanamento dalla teologia cattolica della Santa Messa» (2).

 

Nella quotidianità della vita parrocchiale il fedele cattolico, spesso ignaro, si vede insegnare novità del tutto contrarie alla dottrina, ed assiste ad abusi liturgici di ogni genere; il sacramento della confessione è dimenticato o bistrattato, la necessità di riparare il peccato è un tema assente (perché assente è, nella predicazione ecclesiastica attuale, il tema stesso del peccato); il clima che si respira è profondamente intramondano e la dimensione soprannaturale della Grazia e della salvezza eterna sono completamente spariti.

 

Ciò che però rende ancor più grave questa crisi è che essa procede ed è incoraggiata direttamente dall’autorità più alta: sono i papi del post-concilio, tutti senza eccezione, che l’hanno fomentata ed aggravata.

 

Da Paolo VI in poi, tutti i sommi pontefici si sono resi protagonisti di communicatio in sacris con membri di false religioni, scandalizzando oggettivamente l’intero pianeta (l’esempio più eclatante è la riunione ecumenica di Assisi 1986 alla presenza e con la partecipazione di Giovanni Paolo II) (3); tutti i sommi pontefici post-conciliari hanno chiaramente espresso la possibilità che i membri delle false religioni o confessioni non cristiane accedano alla salvezza rimanendo tali, e c’è addirittura chi ha affermato che la diversità delle religioni è volere di Dio stesso (4).

 

Da decenni in alcune zone riconducibili all’area germanica (ma l’uso si estende progressivamente anche ad altri paesi) è pratica comune benedire le «nozze» omosessuali nelle chiese e incoraggiare tali unioni, senza che la Santa Sede intervenga sanzionando realmente tali atti. Tali elementi gravemente problematici hanno la caratteristica di costituire una crisi universale e permanente dal Concilio ad oggi, e non certo un problema locale o personale di qualcuno. Purtroppo, non è possibile in poche righe tracciare un quadro completo del disastro ecclesiale a cui assistiamo, per cui ci siamo limitati a qualche accenno.

 

Lo scopo tuttavia di questo brevissimo catastrofico panorama è arrivare a mostrare come l’insieme degli elementi costituisca uno stato di necessità: che cosa vuol dire ciò?

Lo stato di necessità

Vuol dire precisamente che il fedele cattolico, membro della Chiesa, pur avendo diritto a ricevere da essa l’insegnamento della Fede e i sacramenti, non può più farlo nel contesto abituale delle parrocchie e in generale nel contesto ecclesiale post-conciliare poiché quest’ultimo è viziato dall’errore dottrinale e dalle cattive riforme liturgiche che non gli permettono l’accesso ai sacramenti tradizionali.

 

E, ciò che conta, questa situazione è purtroppo avallata dalla gerarchia e dallo stesso pontefice regnante, oggi nel 2023 come durante questi sessant’anni dal Concilio, senza alcuna, fosse pur breve, interruzione.

 

La salvezza eterna del fedele cattolico, privato dell’insegnamento della Fede e dal nutrimento dei veri sacramenti, è in pericolo; questa crisi, lo ripetiamo, non è deplorata dall’autorità papale (come lo era all’epoca della crisi ariana o quella protestante) ma incoraggiata da essa: è una crisi dell’autorità stessa.

 

Il corto-circuito delle fallaci argomentazioni dei conservatori sta precisamente in ciò: si invoca un’obbedienza al Papa, garante della Fede, il legame al quale è essenziale per l’appartenenza alla Chiesa (e questo è sacrosanto), dimenticando però che il modernismo professato apertamente vizia l’uso stesso dell’autorità papale e in generale della gerarchia, che, pur conservando sempre tale autorità, rifiuta di usare per il fine per il quale è stata istituita: la salvezza delle anime.

 

Quale rimedio

Cosa fare quando una crisi del genere si presenta? A dire il vero, nessuno poteva saperlo prima che accadesse; si tratta infatti di una crisi inedita, senza precedenti storici, benché si tenti ogni tanto di trovare deboli paragoni che comunque non saranno mai esaurienti. Non c’è nulla di esplicitamente previsto allo scopo né nel diritto canonico, né nei manuali di teologia morale o dogmatica, né in quelli di storia della Chiesa. Ecco ancora una causa del corto-circuito neo-conservatore: la risposta alla crisi non poteva né può trovarsi nei libri, quantomeno diciamo sotto forma di una ricetta precisa e dettagliata.

 

Nella Tradizione, tuttavia, e più in generale nella Rivelazione stessa, si trovano i princìpi che aiutano a risolvere per quanto si possa il problema, e che hanno aiutato Mons. Lefebvre a compiere la dolorosa scelta delle consacrazioni dell’88: salus animarum suprema lex, ancora una volta; il fine dell’uomo essendo la salvezza eterna, e l’autorità della Chiesa gerarchica essendo istituita per portare l’uomo a questa salvezza, tutte le leggi canoniche e l’intero apparato giuridico, buono e santo perché finalizzato al bene, non può costituire un ostacolo allorché, per un caso rarissimo, la stessa obbedienza alla gerarchia dovesse portare a professare l’errore e a commettere il male.

 

Nessuno può consacrare un vescovo senza il mandato pontificio, ma nessun papa ha il diritto di guidare la Chiesa per insegnare novità e fuorviare i fedeli dalla vera Fede: e quest’ultima eventualità, inedita, si è proprio verificata. Dunque va risolta con un principio superiore a quello dell’obbedienza alle leggi canoniche, e questo principio è appunto la salvaguardia della Fede.

 

Ma la salvaguardia della Fede passa attraverso la salvezza del sacerdozio autenticamente cattolico, formato in seminari cattolici; ora, non possono esistere sacerdoti senza vescovi. Ergo. Molto semplice.

 

La vera storia di monsignor Lefebvre (5) mostra come i ripetuti tentativi di intesa precedenti al giugno 1988 furono condotti in maniera tale che la Santa Sede procrastinasse più volte e più a lungo possibile l’accettazione di una cerimonia di consacrazioni con il mandato, e il prelato francese giustamente ritenne ciò un «menare il can per l’aia»; ma soprattutto una regolarizzazione canonica della FSSPX restava e resta tuttora, nelle intenzioni della Santa Sede, sottomessa all’accettazione di quei principi dottrinali inaccettabili che fondano il nuovo corso ecclesiale.

 

L’urgenza c’era, la necessità pure, e siccome l’atto di prudenza consta di tre fasi: la deliberazione, il giudizio e il precetto (6), alla fine l’Arcivescovo passò all’atto. Ed oggi, grazie a ciò, 700 sacerdoti membri della Fraternità fondata da Lefebvre, sparsi in tutto il mondo, permettono a migliaia di fedeli cattolici di avere la messa di sempre, il catechismo di sempre, la dottrina di sempre.

 

Dubbi da dissipare

«Valide» ma «illegittime». Che significa? La validità, lo sappiamo, nell’ambito della teologia è la condizione che riguarda l’efficacia metafisica di un sacramento (se l’eucaristia è valida, al posto del pane c’è il corpo di Cristo, se non lo è, c’è solo del pane). Essendo la validità dei sacramenti legata ad elementi materiali di istituzione divina, non c’è suprema lex che tenga: senza pane, non si celebra la Messa; senza acqua, non si battezza.

 

La legittimità è invece la conformità ad una legge: quale? Dissipiamo un dubbio e distinguiamo il termine «legalità» (conformità letterale ad una legge positiva) da quello appunto più generico di «legittimità» che indica la conformità ad una legge morale, e qui è dunque sinonimo di liceità o anche bontà.

 

Passare con il semaforo rosso è una violazione del codice della strada, ma chi trasporta un ferito può farlo in virtù di un principio superiore: il suo atto sarà più che legittimo. Il ricorso all’aborto in Italia e in quasi tutto il mondo è conforme alla legge positiva dell’ordinamento giuridico; tutti sappiamo che di fronte alla legge di Dio è illegittimo, e così via.

 

Le consacrazioni dell’88, a causa del pericolo per la Fede e la necessità di salvare quest’ultima e il sacerdozio, furono un atto di prudenza soprannaturale in applicazione di un principio superiore alla legge canonica (peraltro da quest’ultima non esclusa nei casi di necessità, come ampiamente dimostrato negli studi riportati in nota a quest’articolo). Dunque esse furono non solo legittime ma addirittura doverose: la crisi nella Chiesa è lungi dall’essere finita.

 

Conclusione

Il cattolico non può vivere di articoli e di editoriali, per quanto interessanti e ben fatti; è inutile denunciare una crisi se poi, pur sapendo che è grave e che mette a repentaglio la salvezza eterna, non si cerca una soluzione. La differenza fra Mons. Lefebvre e tanti altri, tra la Fraternità San Pio X e molte altre realtà, è che gli uni parlano, gli altri agiscono.

 

Mons. Lefebvre agì, quando compì quest’atto eroico di apparente disobbedienza e che gli costò una scomunica (ingiusta ed inesistente); la FSSPX oggi agisce permettendo a tantissimi cattolici di ricevere ciò che dovrebbero ricevere normalmente dai ministri della Chiesa cattolica e che non è invece da essi più possibile ricevere nella sua integralità, come già detto.

 

Ciò che per i redattori del quotidiano online così ferrati in materia canonica risulta inquietante, e cioè la grande quantità di fedeli che approdano alle cappelle della FSSPX delusi dalla Roma neo-modernista, è in realtà il segno del sensus fidei e dell’autentico sensus Ecclesiae ancora presente nella Chiesa cattolica: il vincolo giuridico e canonico, fondamentale alla visibilità della Chiesa, passa dopo se la Fede è in pericolo. Se la casa brucia, ci si mette in salvo senza aspettare l’autorizzazione dell’amministratore di condominio. Soprattutto se è stato lui ad appiccare il fuoco.

 

Invitiamo dunque i lettori cattolici che approdano per grazia di Dio al mondo della Tradizione ad approfondire sempre di più la fondatezza della loro scelta di abbandonare le parrocchie per cercare un rifugio sicuro e restare così nella Chiesa professandone principalmente la vera Fede, trasmessa dai papi di venti secoli, e ricevendone i veri sacramenti non riformati.

 

Non si tratta di abbandonare la Chiesa ma di restarle fedeli prendendo i mezzi opportuni che la Provvidenza mette a disposizione. La FSSPX non è affatto una soluzione comoda né una porta per uscire dalla Chiesa Cattolica Romana, bensì un mezzo per servirla e amarla, proporzionato alla crisi attuale, la quale – lo ripetiamo – tocca l’autorità stessa.

 

Li invitiamo altresì a nutrirsi del vero spirito soprannaturale della Fede cattolica che pone l’autorità al servizio della Verità e non il contrario; li invitiamo a seguire, dunque, la Tradizione come autentica fonte della Rivelazione nel Magistero di sempre, nel catechismo di San Pio X, negli scritti di San Tommaso d’Aquino e di tutti gli autori raccomandati dalla Chiesa nel passato.

 

Queste sono le vere, buone, vecchie Bussole da usarsi quotidianamente.

 

Quelle nuove ogni tanto si rompono.

 

 

 

NOTE

https://lanuovabq.it/it/la-crisi-della-chiesa-il-caso-fsspx

1) Per l’aspetto canonico rimandiamo ad uno studio che prossimamente sarà pubblicato; tuttavia, segnaliamo già da ora tre importanti riferimenti: un articolo apparso su La Tradizione Cattolica nel 2010 (anno XXI, n° 3 [76], 2010, pagg. 18 – 24) e recentemente ripreso: https://fsspx.it/it/news-events/news/l-apostolato-della-fsspx-e-lo-stato…

Il libro recentemente edito dalle edizioni Radiospada a cura dei sacerdoti della FSSPX: Parole chiare sulla Chiesa, acquistabile qui: https://edizionipiane.it/prodotto/parole-chiare-sulla-chiesa-perche-ce-u…

Lo studio più completo mai scritto sull’argomento, e quanto mai attuale: https://edizionipiane.it/prodotto/la-tradizione-scomunicata/

2) Card. Bacci e Ottaviani, Breve esame critico del Novus Ordo Missae, 1969.

3) Si leggeranno con profitto le considerazioni che recentemente pubblicavamo sui nostri siti: https://fsspx.news/it/news-events/news/papi-conciliari-e-paganesimo-brev…

4) Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune firmato da papa Francesco e dal Grande Imam di Al-Azhar, Ahmed al-Tayyb il 4 febbraio 2019.

5) https://edizionipiane.it/prodotto/mons-marcel-lefebvre-una-vita/

6) San Tommaso, Somma Teologica, IIa-IIae, Quest. 47 a. 8.

 

 

 

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Il rettore del seminario della FSSPX dice: un giorno il Papa ringrazierà per aver preservato la tradizione cattolica

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Il direttore del seminario della Fraternità Sacerdotale San Pio X in Svizzera ha affermato che un giorno il Papa li ringrazierà per aver preservato l’insegnamento e la Tradizione della Chiesa.

 

Padre Bernard de Lacoste, direttore del seminario della Fraternità Sacerdotale San Pio X a Ecône, in Svizzera, ha dichiarato al quotidiano svizzero in lingua francese Le Nouvelliste che un giorno il Papa riconoscerà i problemi del Concilio Vaticano II e ringrazierà la Fraternità per il suo lavoro.

 

De Lacoste ha sottolineato che non intendono provocare uno scisma con le consacrazioni episcopali previste per il 1° luglio senza il permesso del Vaticano.

 

«Uno scisma è definito dalla volontà di rompere con la Chiesa cattolica. Ma il fatto è che noi celebriamo queste ordinazioni episcopali proprio per rimanere cattolici romani», ha affermato il sacerdote. «Preferiremmo morire piuttosto che provocare uno scisma», ha aggiunto.

 

Nell’intervista, de Lacoste ha criticato il Concilio Vaticano II per quelli che la Società considera errori modernisti. «Il modernismo è un errore teologico», ha affermato, aggiungendo che gli insegnamenti del Concilio Vaticano II contraddicono «quanto la Chiesa ha insegnato per 20 secoli».

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Secondo don de Lacoste, il concilio non raggiunse il suo obiettivo, ovvero quello di portare una ventata di aria fresca nella Chiesa, come dimostrato dal calo del numero di fedeli praticanti e di sacerdoti.

 

Ha ribadito che la Fraternità Sacerdotale San Pio X sostiene l’insegnamento tradizionale della Chiesa, specialmente in materia di morale sessuale, che molti nella gerarchia odierna hanno minimizzato o addirittura negato. Ha affermato che il divorzio e il «nuovo matrimonio» civile sono peccati mortali, così come gli atti omosessuali e tutti gli altri atti sessuali al di fuori di un matrimonio valido.

 

«I rapporti sessuali sono finalizzati alla procreazione, ed esclusivamente all’interno di un matrimonio stabile tra un uomo e una donna che saranno in grado di crescere i propri figli», ha sottolineato de Lacoste. «Questo è l’ordine naturale voluto dal Creatore».

 

Il direttore del seminario ha descritto i membri della Società come «medici dell’anima» e ha affermato che i fedeli «hanno bisogno della dottrina integrale, dei sacramenti amministrati secondo tale dottrina e della liturgia tradizionale per poter entrare in paradiso».

 

De Lacoste ha affermato di credere che il futuro della Chiesa risieda nella Tradizione e nella Fraternità Sacerdotale San Pio X, poiché il numero di cattolici che partecipano alle loro Messe è in costante aumento.

 

«Siamo certi che un giorno il papa riconoscerà di essersi allontanato dalla dottrina cattolica e ringrazierà la Società per averla preservata nella sua interezza, conferendole lo status canonico», ha concluso.

 

Le consacrazioni episcopali della Fraternità Sacerdotale San Pio X, previste senza l’approvazione di Roma, hanno suscitato molte polemiche all’interno della Chiesa, anche tra vescovi e cardinali che difendono la Tradizione cattolica. Mentre il vescovo Athanasius Schneider si è espresso a favore della Fraternità, molti altri vescovi conservatori, come il cardinale Gerhard Müller, il cardinale Robert Sarah e il vescovo Marian Eleganti, si sono opposti alle consacrazioni, avvertendo che si tratterebbe di un «atto scismatico».

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Papa Leone XIV elogia la «comunione tra cristiani e musulmani» durante la sua visita in Algeria

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Papa Leone XIV ha elogiato la «comunione tra cristiani e musulmani» in un messaggio pubblicato su X durante la sua visita apostolica in Algeria.   Il 13 aprile, Papa Leone XIV ha pubblicato un messaggio sulla piattaforma social mentre si trovava ad Algeri, in Algeria, dove era giunto lo stesso giorno per la prima visita papale nella storia del Paese, invocando la «comunione tra cristiani e musulmani» sotto il patrocinio della Vergine Maria e presentandola come un segno di unità in un mondo segnato da divisioni e conflitti.   «La comunione tra cristiani e musulmani si concretizza sotto il manto di Nostra Signora d’Africa», scrisse Leone. «Qui, in Algeria, l’amore materno di Lalla Meryem riunisce tutti come bambini, nella nostra ricca diversità, nella comune aspirazione alla dignità, all’amore, alla giustizia e alla pace. In un mondo in cui divisioni e guerre seminano dolore e morte, vivere in unità e pace è un segno inequivocabile».  

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Nel suo messaggio, il Papa si è riferito alla Vergine Maria utilizzando sia il titolo cristiano «Nostra Signora d’Africa» sia quello islamico-berbero Lalla Meryem («Signora Maria»), sottolineando così una presunta compatibilità tra le due religioni.   In precedenza, quello stesso giorno, papa Leone XIV aveva visitato la Grande Moschea di Algeri, considerata la terza moschea più grande del mondo dopo quelle della Mecca e di Medina. Secondo fonti vaticane, il Papa si è tolto le scarpe come da protocollo ed è rimasto all’interno per diversi minuti, dedicando del tempo alla «riflessione silenziosa» nei pressi del mihrab, elemento architettonico che indica la direzione della Mecca.   Il romano pontefice ha inoltre incontrato privatamente il rettore della moschea, al quale ha espresso gratitudine per essere presente in quello che ha descritto come «un luogo che rappresenta lo spazio proprio di Dio».   Il linguaggio utilizzato nel messaggio del papa sui social media, in particolare il riferimento alla «comunione» tra cristiani e musulmani, introduce un termine che ha un significato teologico ben definito all’interno della dottrina cattolica. Nella teologia cattolica, «comunione» indica solitamente la partecipazione alla stessa fede, agli stessi sacramenti e all’unità ecclesiale. Secondo il Vangelo, non è possibile alcuna comunione con coloro che negano Gesù Cristo come Dio, Signore e Salvatore: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo mio.e» (Gv 14,6).   Il quadro generale delle relazioni cattolico-musulmane negli ultimi anni è stato in parte plasmato dal «Documento sulla fraternità umana per la pace mondiale e la convivenza pacifica» del 2019, comunemente noto come documento di Abu Dhabi, firmato da papa Francesco e dal Grande Imam di Al-Azhar. Tale documento – che ha suscitato un enorme scandalo tra i fedeli – afferma che «il pluralismo e la diversità delle religioni (…) sono voluti da Dio nella Sua saggezza, mediante la quale ha creato gli esseri umani. Questa divina saggezza è la fonte da cui derivano il diritto alla libertà di credo e la libertà di essere diversi».

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Come riportato da Renovatio 21, la dichiarazione di Abu Dhabi piacque moltissimo alla massoneria, che si complimentò con il gesuita argentino.   Mentre il papa si trovava ad Algeri il 13 aprile, due attentatori jihadisti hanno tentato di compiere un attacco suicida coordinato nella città di Blida, situata a circa 45 chilometri a sud-ovest della capitale algerina. Secondo quanto riportato dalle forze di sicurezza, i due uomini sono stati intercettati dalle forze algerine mentre si dirigevano verso obiettivi civili e di polizia in zone popolate. Gli agenti hanno aperto il fuoco prima che gli attentatori potessero raggiungere i loro obiettivi. Gli ordigni esplosivi indossati dagli aggressori sono comunque detonati, causandone la morte.   L’incidente ha riacceso le preoccupazioni riguardo al terrorismo islamista nel Paese, dove non si registrano attacchi confermati dal 2017.

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Papa Leone XIV definisce la moschea di Algeri «spazio proprio di Dio» e prega in silenzio con l’imam

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Papa Leone XIV ha visitato la terza moschea più grande del mondo ad Algeri, in Algeria, e si è fermato in preghiera silenziosa con l’imam. Durante il suo ultimo viaggio a Istanbul, non aveva pregato nella Moschea Blu.

 

Il 13 aprile, Papa Leone ha iniziato il suo viaggio apostolico in Africa, con la prima tappa in Algeria – la prima visita papale nella storia del Paese. Durante la sosta alla Moschea di Algeri, il Papa si è tolto le scarpe come previsto dal protocollo e si è fermato in preghiera silenziosa insieme all’Imam Mohamed Mamoun al Qasimi, mostrando un cambiamento di atteggiamento rispetto a quanto fatto nella Moschea Blu di Istanbul durante un precedente viaggio apostolico.

 

Il recente viaggio di Papa Leone è iniziato con una visita al luogo di culto islamico, che si classifica come la terza moschea più grande al mondo, dopo quelle della Mecca e di Medina in Arabia Saudita.

 

Secondo Vatican News, il Papa, dopo essersi tolto le scarpe per entrare, come previsto dal protocollo, è rimasto all’interno per poco meno di dieci minuti, alcuni dei quali trascorsi in «silenziosa riflessione» accanto all’imam e davanti al mihrab, la nicchia scavata nella parete che indica la direzione della Mecca. È verso questa direzione che i musulmani si orientano durante la preghiera. Secondo la tradizione islamica, il mihrab simboleggia la presenza di Dio e la centralità della preghiera.

 

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Ad accompagnare il Papa c’erano due cardinali: George Jacob Koovakad, prefetto del Dicastero per il Dialogo Interreligioso, e Jean-Paul Vesco, arcivescovo di Algeri.

 

Come riportato dalla stessa fonte vaticana, il Papa si è poi ritirato per un momento di dialogo privato con il rettore della moschea, durante il quale ha espresso «gratitudine per trovarsi in un luogo che rappresenta lo spazio proprio di Dio».

 

Sebbene il Papa, l’imam, i cameraman e gli altri operatori più vicini a lui si fossero tolti le scarpe, altre persone più lontane dalle telecamere erano visibilmente all’interno della moschea con le scarpe ai piedi, il che fa apparire la visita più come una messa in scena mediatica che come un sincero gesto di devozione religiosa.

 

Nel novembre 2025, durante il suo primo viaggio apostolico in Turchia, Papa Leone XIV visitò la Moschea Blu di Istanbul. Secondo diverse fonti, si tolse le scarpe come previsto dal protocollo, visitò la moschea in silenzio e con rispetto, ma declinò l’invito dell’imam a unirsi alla preghiera.

 

Il Vaticano aveva inizialmente annunciato un «breve momento di preghiera silenziosa» durante la visita a Istanbul, ma in seguito ha chiarito che il Pontefice aveva scelto di vivere la visita come un momento di ascolto e apprendimento, piuttosto che di preghiera formale. Successivamente, Leone XIV ha spiegato di preferire pregare in una chiesa cattolica, davanti al Santissimo Sacramento, e che il suo gesto non doveva essere interpretato come un segno di mancanza di rispetto verso l’Islam.

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