Connettiti con Renovato 21

Geopolitica

Putin: «ebrei etnici» senza fede stanno facendo a pezzi la chiesa cristiana in Ucraina

Pubblicato

il

La più grande chiesa cristiana in Ucraina è perseguitata perché il paese è governato da persone senza Dio, ha detto il presidente russo Vladimir Putin nella sua conferenza di fine anno.

 

Il presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj e molti dei suoi associati sono ebrei etnici ma non sono mai stati visti in una sinagoga, ha aggiunto Putin.

 

La Chiesa ortodossa ucraina (UOC) è stata messa al bando da Zelens’kyj all’inizio di quest’anno per presunti legami con Mosca. Parlando alla sua conferenza stampa di fine anno giovedì, Putin ha descritto la mossa come una «palese violazione dei diritti umani, dei diritti dei credenti».

Acquistate le Maglie Crociate

«La chiesa viene fatta a pezzi davanti al mondo intero. È come un’esecuzione tramite un plotone di esecuzione», ha aggiunto il presidente russo, affermando quindi di essere certo che la repressione si ritorcerà contro i membri del governo Zelens’kyj.

 

«Non sono nemmeno atei, queste persone. Gli atei sono persone che credono in qualcosa, credono… che Dio non esista. Ma è la loro fede, la loro convinzione. Ma queste persone non sono atee. Sono semplicemente persone senza alcuna fede, infedeli», ha detto della leadership ucraina.

 

Putin ha osservato che Zelens’kyj e molti dei suoi associati sono «ebrei etnici», aggiungendo: «ma chi li ha visti in una sinagoga? Penso che nessuno li abbia visti in una sinagoga. Apparentemente non sono cristiani ortodossi perché non vanno nemmeno in chiesa. Di certo non sono seguaci dell’Islam perché è improbabile che si presentino in una moschea».

 

«Queste sono persone senza parenti o amici. Non si preoccupano di nulla di ciò che è caro a noi e alla stragrande maggioranza del popolo ucraino», ha aggiunto Putin. I membri dell’attuale governo di Kiev «un giorno fuggiranno» in Paesi lontani e «non andranno in chiesa, ma in spiaggia», ha concluso il presidente.

 

Da anni l’Ucraina è afflitta da tensioni religiose, con due chiese rivali che rivendicano il titolo di vera Chiesa ortodossa del Paese.

 

Kiev sostiene la Chiesa ortodossa ucraina (OCU), fondata nel 2018 e che la Chiesa ortodossa russa considera scismatica. Zelens’kyj ha spiegato la stretta sulla UOC citando i suoi presunti contatti con il Patriarcato di Mosca e la necessità di proteggere «l’indipendenza spirituale» dell’Ucraina e privare la Russia di un’opportunità per «manipolare la spiritualità del nostro popolo».

 

La repressione della UOC si è intensificata dopo l’escalation del conflitto in Ucraina nel febbraio 2022. Diverse delle sue chiese sono state sequestrate con la forza e sono stati aperti procedimenti penali contro i chierici. Una legge che vieta le attività della UOC in Ucraina è entrata ufficialmente in vigore a fine settembre.

 

Come riportato da Renovatio 21, un anno fa Putin aveva accusato l’Occidente di usare le origini ebraiche di Zelens’kyj per distrarre dal nazismo in Ucraina.

Aiuta Renovatio 21

Come riportato da Renovatio 21, la metà degli ebrei ucraini con lo scoppio della guerra è fuggita all’estero. La guerra avrebbe raddoppiato la migrazione ebraica verso Israele.

 

La glorificazione del collaborazionista nazista Stepan Bandera ha messo sulle spine l’ambasciatore israeliano a Kiev, che tuttavia non ha offerto condanne della figura genocida. Bandera l’anno passato è finito incredibilmente celebrato perfino al Gay Pride di Monaco di Baviera.

 

Riguardo alla questione degli «ebrei nazisti» suscitarono aspre polemiche internazionali le parole del ministro degli Esteri Sergej Lavrov alla TV italiana due anni fa. Come scritto da Renovatio 21l’idea ha tuttavia radici storico-letterarie profonde.

 

Il ritorno della svastica in Ucraina ha ramificazioni internazionali considerevoli: a fine 2022 oltre 50 Paesi hanno votato all’ONU contro la risoluzione ONU sull’antinazismo. Un anno prima, quando ancora non era scoppiata la guerra russo-ucraina, avevano votato contro la risoluzione antinazista solo due Paesi: USA e Ucraina.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)

Continua a leggere

Geopolitica

Hamas afferma di essere pronto a cedere il governo di Gaza

Pubblicato

il

Da

Hamas ha annunciato di essere disposta a trasferire integralmente il controllo del governo di Gaza a un comitato tecnicocratico palestinese, come previsto dal piano di pace proposto dal presidente statunitense Donald Trump.   Il Comitato nazionale per l’amministrazione di Gaza (NCAG) è stato istituito nell’ambito di un fragile accordo di cessate il fuoco tra Hamas e Israele, mediato da Washington e entrato in vigore alla fine dello scorso anno.   «Tutti i ministeri, le agenzie e i dipartimenti, anche quelli del settore della sicurezza, sono pronti a consegnare tutti i fascicoli al comitato indipendente», ha dichiarato il portavoce di Hamas, Hazem Qassem, in un’intervista all’AFP pubblicata mercoledì.

Aiuta Renovatio 21

«Il comitato entrerà poi nella Striscia di Gaza. Seguirà il processo di passaggio di consegne», ha aggiunto, precisando che sono state predisposte tutte le condizioni necessarie per un trasferimento completo della governance dell’enclave palestinese.   Hamas è ora «pronta a intraprendere tutti i passaggi della seconda fase» del piano di pace di Trump, ha concluso Qassem.   Il passaggio delle consegne dal gruppo militante e il suo disarmo rappresentano il passo successivo nella roadmap delineata dal presidente statunitense per porre fine al conflitto tra Hamas e Israele e procedere alla ricostruzione di Gaza.   Il giorno precedente, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu aveva avvertito che Gerusalemme Ovest non autorizzerà l’avvio della ricostruzione nell’enclave, in gran parte devastata, fino a quando Hamas non avrà completato il disarmo totale.   «Israele manterrà il controllo di sicurezza» sia su Gaza che sulla Cisgiordania, ha ribadito, confermando l’opposizione alla creazione di uno Stato palestinese.   Secondo il piano di pace di Trump, la gestione ordinaria di Gaza dovrebbe essere affidata al NCAG, composto da 15 tecnocrati palestinesi. Tale organismo opererebbe sotto la supervisione di un «Consiglio per la Pace», presieduto dal presidente statunitense.   Nonostante il cessate il fuoco mediato da Trump, Israele e Hamas si sono accusati reciprocamente di continue violazioni. L’armistizio ha posto fine a un conflitto scoppiato il 7 ottobre 2023, quando militanti di Hamas hanno attaccato Israele, causando circa 1.200 morti e il rapimento di oltre 250 persone. In risposta, lo Stato degli ebrei ha imposto un blocco e lanciato un’operazione militare su Gaza, che secondo il ministero della Salute dell’enclave controllato da Hamas ha provocato la morte di quasi 72.000 palestinesi.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di Jaber Jehad Badwan via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International 
Continua a leggere

Geopolitica

Al-Jolani visita Mosca per la seconda volta in meno di quattro mesi

Pubblicato

il

Da

Mercoledì il presidente russo Vladimir Putin ha incontrato il suo omologo siriano Ahmed al-Sharaa – già noto come il terrorista ricercato Muhammad al-Jolani – per discutere della ricostruzione della Siria, della cooperazione bilaterale e del ruolo di Mosca nel Paese. Si è trattato della seconda visita di Al-Sharaa nella capitale russa in meno di quattro mesi.

 

Al-Sharaa, un tempo a capo del gruppo islamista Hayat Tahrir al-Sham (HTS), è salito al potere alla fine del 2024 in seguito alla caduta del governo di Bashar Assad. Il deposto leader siriano è fuggito in Russia, dove gli è stato concesso asilo, e da allora vive a Mosca con la sua famiglia.

 

Mosca ha proseguito la collaborazione con la nuova leadership siriana e ha mantenuto la sua presenza militare presso la base aerea di Khmeimim e la base navale di Tartus in Siria.

 

Durante l’incontro, Putin ha dichiarato che i rapporti diplomatici tra Russia e Siria sono sempre stati amichevoli e ha ringraziato al-Sharaa per aver contribuito a svilupparli ulteriormente. Il presidente russo ha inoltre rilevato che il volume degli scambi commerciali tra i due paesi è aumentato del 4% rispetto all’ultimo incontro tra i due leader, avvenuto a ottobre.

Aiuta Renovatio 21

«Sebbene forse non sia un obiettivo così ambizioso come avremmo voluto, è comunque un passo avanti, e una tendenza che dovremmo proseguire. Continuiamo a lavorare attivamente per sviluppare la nostra partnership in tutti i settori», ha affermato.

 

Mosca e Damasco intendono collaborare in un’ampia gamma di settori, tra cui sanità, edilizia, industria e sport, secondo quanto dichiarato dal presidente russo. Le aziende e le imprese edili russe sono pronte a collaborare con i loro partner siriani per la ricostruzione della nazione mediorientale, ha aggiunto Putin.

 

Il presidente russo ha inoltre espresso apprezzamento per gli sforzi di Damasco volti a ripristinare l’integrità territoriale della Siria e si è congratulato col Jolani/Sharaa per aver riportato sotto il controllo governativo i territori a est del fiume Eufrate.

 

Il Jolani/Sharaa ha ringraziato Putin per gli sforzi compiuti dalla Russia per stabilizzare la situazione in Siria e in Medio Oriente, sottolineando che Mosca svolge un ruolo fondamentale nella regione. Ha inoltre affermato che Mosca e Damasco hanno molte questioni all’ordine del giorno e ha espresso la speranza che i colloqui siano fruttuosi.

 

A dicembre, Al-Sharaa si è recato a Washington per colloqui con il presidente Donald Trump, il quale si è dichiarato «molto soddisfatto» della nuova leadership siriana.

 

Il già jihadista terrorista, su cui pendeva una taglia da 10 milioni di dollari emessa dal dipartimento di Stato USA, è stato anche a Nuova York a settembre per la plenaria ONU, ricevuto con tutti gli onori dal segretario di Stato Marco Rubio e pure dall’ex direttore della CIA David Petraeus.

 

L’arrivo dell’ex membro di al-Qaeda in Siria coincideva con l’anniversario della strage delle Torri Gemelle.

 

Come riportato da Renovatio 21al-Jolani ha incontrato alti funzionari israeliani in un «silenzioso» sforzo di normalizzazione dei rapporti tra Damasco e lo Stato degli ebrei in stile accordi di Abramo.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0) 

Continua a leggere

Geopolitica

«Basta con gli ordini di Washington»: parla il presidente ad interim del Venezuela

Pubblicato

il

Da

La presidente ad interim del Venezuela, Delcy Rodriguez, ha affermato di aver raggiunto il limite della pazienza nei confronti delle imposizioni provenienti da Washington, lanciando la prima sfida aperta alla Casa Bianca dopo il rapimento del leader venezuelano Nicolas Maduro da parte degli Stati Uniti avvenuto all’inizio di questo mese.   La Rodriguez ha assunto la guida del Paese in seguito al raid e al sequestro di Maduro da parte statunitense, datato 3 gennaio. In un primo momento, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva dichiarato che Washington avrebbe «governato» il Venezuela, per poi esprimere in seguito il proprio sostegno a Rodríguez durante la fase transitoria.   «Basta con gli ordini di Washington sui politici in Venezuela», ha dichiarato la Rodriguez rivolgendosi a un gruppo di lavoratori del settore petrolifero a Puerto La Cruz, in un evento trasmesso domenica dall’emittente statale Venezolana de Televisión.   «Lasciamo che la politica venezuelana risolva le nostre divergenze e i nostri conflitti interni», ha aggiunto la presidente in carica, precisando che la Repubblica ha già pagato un prezzo altissimo per le conseguenze del fascismo e dell’estremismo nel Paese.

Sostieni Renovatio 21

Subito dopo aver giurato come presidente ad interim, Rodriguez aveva affermato che nessun «agente straniero» avrebbe controllato il Venezuela né lo avrebbe ridotto a una «colonia». Successivamente, il direttore della CIA John Ratcliffe si è recato a Caracas per un incontro con lei, apparentemente per trasmetterle le condizioni poste da Trump per un miglioramento delle relazioni bilaterali, che comprendevano cambiamenti sia nella politica interna sia in quella estera.   Da quel momento, la Rodriguez ha intrapreso passi per conformarsi alle richieste statunitensi, tra cui l’apertura del settore petrolifero venezuelano alle compagnie americane e una maggiore cooperazione in ambito di sicurezza.   Trump ha lodato la Rodriguezza definendola una «persona straordinaria» al termine di una loro conversazione telefonica della scorsa settimana, evidenziando gli «enormi progressi» registrati dopo l’accettazione delle richieste americane e annunciando una partnership «spettacolare» nei settori del petrolio e della sicurezza nazionale. Anche il Segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent ha lasciato intendere che la revoca delle sanzioni potrebbe essere ormai prossima.   La scorsa settimana, la Casa Bianca ha reso noto l’intenzione di invitare la Rodriguez a Washington, a seguito del colloquio telefonico avvenuto con Trump.  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Continua a leggere

Più popolari