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Programmatori di Amazon rivelano: non molto vantaggioso il passaggio all’AI
L’inserimento dell’Intelligenza Artificiale in vari aspetti del mondo del lavoro atte a facilitare alcune mansioni, non ha sempre avuto un riscontro positivo. Alcuni programmatori di Amazon hanno sempre meno la sensazione che questa nuova tecnologia li abbia realmente facilitati e sgravati di fatiche nel loro lavoro, tanto che le loro mansioni sono sempre e comunque faticose.
Questo è il quadro realistico narrato da un articolo del New York Times, in cui i vertici di Amazon – come in tante altre aziende – sono convinti che l’intelligenza artificiale aumenterà in modo straordinario la produttività.
Oggigiorno, non c’è carenza di assistenti di programmazione basati sull’intelligenza artificiale tra cui scegliere. Google e Meta ne fanno ampio uso, così come Microsoft. Satya Nadella, CEO del colosso di Redmond, stima che fino al 30% del codice dell’azienda sia ora scritto con l’AI, scrive Futurism.
Se Amazon vuole tenere il passo con la concorrenza, deve seguire l’esempio. Il CEO Andy Jassy ha ribadito questo concetto in una recente lettera agli azionisti, citata dal NYT, sottolineando la necessità di dare ai clienti ciò che desiderano il «più rapidamente possibile», prima di sostenere la programmazione come un campo in cui l’intelligenza artificiale «cambierebbe le regole».
E così è stato, anche se questo è dovuto meno ai meriti dell’IA e più all’opportunismo eccessivo del management aziendale. Tre ingegneri di Amazon hanno dichiarato al rotocalco nuovayorkese che i loro superiori li hanno spinti sempre di più a utilizzare l’IA nel loro lavoro nell’ultimo anno. E con ciò sono arrivati obiettivi di produzione più elevati e scadenze ancora più strette. Un ingegnere ha affermato che il suo team è stato ridotto a circa la metà delle dimensioni dell’anno scorso, ma che ci si aspettava comunque che producesse la stessa quantità di codice utilizzando l’IA.
A quanto si evince le nuove tecnologie di automazione vengono utilizzate per giustificare l’aumento delle richieste nei loro lavori.
«Sembra che le cose stiano accelerando per i lavoratori della conoscenza», ha dichiarato al NYT Lawrence Katz, economista del lavoro presso l’Università di Harvard, citando una ricerca in corso. «C’è la sensazione che il datore di lavoro possa aggiungere più roba».
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L’adozione dell’AI era apparentemente facoltativa per i programmatori di Amazon, ma la scelta era praticamente obbligata. Un ingegnere ha dichiarato al giornale che ora si prevede che completeranno la creazione di nuove funzionalità del sito web in pochi giorni, mentre prima ne avevano diverse settimane. Questo differenza di tempo è resa possibile dall’utilizzo dell’IA per automatizzare parte del codice, e va a scapito della qualità: c’è meno tempo per consultarsi con i colleghi per ottenere feedback e scambiarsi idee.
Soprattutto, l’AI sta prosciugando ogni appagamento della loro professione. I codici dell’intelligenza artificiale richiedono un doppio controllo approfondito, una critica importante che non può essere ignorata ed è uno dei motivi principali per cui gli scettici si chiedono se questi assistenti alla programmazione producano effettivamente guadagni in termini di efficienza. E quando ci si riduce a correggere le bozze di una macchina, c’è poco spazio per la creatività e un senso di controllo ancora più ridotto.
«È più divertente scrivere codice che leggerlo», ha detto al giornale americano Simon Willison, programmatore e blogger appassionato di intelligenza artificiale. «Se ti dicono che devi fare una revisione del codice, non è mai una parte divertente del lavoro. Quando lavori con questi strumenti, è la maggior parte del lavoro».
Amazon, da parte sua, sostiene di condurre revisioni periodiche per garantire che i suoi team siano adeguatamente formati. «Continueremo ad adattare il modo in cui integriamo l’intelligenza artificiale di generazione nei nostri processi», ha dichiarato un portavoce di Amazon al NYT.
Già due anni orsono il colosso americano dell’e-commerce ha trovato evidenti difficoltà con queste nuove tecnologie.
Come riportato da Renovatio 21, l’azienda di Jeff Bezos ha messo in dubbio la reale efficienza della sua speciale tecnologia «Just Walk Out» che permetteva ai clienti di mettere la spesa nella borsa e lasciare il negozio senza dover fare la fila alla cassa. Questa tecnologia utilizzava una serie di telecamere e sensori per tracciare ciò con cui gli acquirenti lasciavano il negozio.
Tuttavia, secondo quanto si apprende, invece di chiudere il ciclo tecnologico con la pura automazione e l’Intelligenza Artificiale, l’azienda ha dovuto fare affidamento anche su un esercito di oltre 1.000 lavoratori in India, che fungevano da cassieri a distanza.
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Immagine di Tony Webster via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
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Droni
Il drone kamikaze tedesco «non è pericoloso nemmeno per i carri armati gonfiabili»
Il colosso tedesco della difesa Rheinmetall starebbe perdendo terreno rispetto ai concorrenti più piccoli nella corsa allo sviluppo di un nuovo drone kamikaze che, allo stato attuale, «non è pericoloso nemmeno per i carri armati gonfiabili». Lo riporta il quotidiano germanico Berliner Zeitung.
Il quotidiano ha citato documenti riservati e fonti interne secondo cui il produttore di armi starebbe ricevendo un trattamento di favore da parte del governo, nonostante il suo drone FV-014 abbia riscontrato diversi problemi durante i test. Rheinmetall è in competizione con le startup Helsing e Stark Defence, mentre Berlino investe miliardi di euro in un riarmo militare presumibilmente volto a scoraggiare la Russia.
La scorsa settimana, la testata giornalistica ha riportato che un accordo quadro avrebbe conferito a Rheinmetall un vantaggio rispetto ai suoi concorrenti. Un successivo articolo di lunedì suggerisce che l’FV-014 non abbia ottenuto risultati altrettanto brillanti nei recenti test. Funzionari del Ministero della Difesa si riferirebbero internamente al drone come a un «progetto PowerPoint», mentre i parlamentari valutano l’approvazione del contratto da 2,5 miliardi di euro (2,9 miliardi di dollari).
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Rheinmetall definisce il suo drone un sistema «all’avanguardia», «progettato per un impiego dinamico in combattimento a distanze fino a 100 chilometri».
Durante i test, l’FV-014 ha avuto il compito di colpire due bersagli fissi, repliche gonfiabili di carri armati, posizionati a meno di un chilometro di distanza, ha riferito la fonte. Secondo quanto riportato, i propulsori non si sono accesi correttamente in due occasioni, mentre i livelli di rumore erano sufficientemente elevati da rischiare di esporre le postazioni degli operatori al fuoco nemico.
Tra le ulteriori preoccupazioni emerse, figuravano le prestazioni della batteria, l’integrazione con i sistemi di droni della Bundeswehr e il fatto che i test fossero stati condotti da personale aziendale anziché da operatori militari.
Lo scorso novembre sono emersi dubbi sulla procedura di appalto, quando i media hanno rivelato che Helsing e Stark Defence non avevano superato i test iniziali, mentre Rheinmetall non aveva partecipato. Nonostante ciò, il governo ha proceduto al finanziamento di tutti e tre i progetti.
Nel frattempo, Helsing e Stark Defence hanno migliorato i loro sistemi e si sono aggiudicate i contratti a febbraio. In base all’accordo generale proposto, attualmente al vaglio della Commissione Bilancio del Parlamento, Rheinmetall prevede di fornire circa 2.500 droni FV-014 per un valore di quasi 300 milioni di euro.
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Immagine di Lunabonn via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported, 2.5 Generic, 2.0 Generic e 1.0 Generic
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