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Geopolitica

Procuratore USA incrimina dirigente di Zoom per aver censurato conferenze su Tiananmen

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Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di Asianews.

 

 

Xinjiang Jin è accusato di aver bloccato almeno quattro incontri video su indicazione del governo cinese. La compagnia USA  prende le distanze e licenzia il proprio dipendente. L’artista Ai Weiwei racconta la repressione dei manifestanti democratici a Hong Kong. Il magnate pro-democrazia Jimmy Lai spostato in un carcere di massima sicurezza.

 

 

 

 

 

Un procuratore distrettuale USA ha incriminato ieri un dirigente della compagnia di comunicazioni web Zoom per aver cancellato l’account di alcune persone, e di aver fermato alcuni incontri on-line legati all’anniversario del massacro di Tiananmen.

 

Un procuratore distrettuale USA ha incriminato ieri un dirigente della compagnia di comunicazioni web Zoom per aver cancellato l’account di alcune persone, e di aver fermato alcuni incontri on-line legati all’anniversario del massacro di Tiananmen

Seth DuCharme ha dichiarato che  Xinjiang Jin è accusato di aver bloccato almeno quattro incontri video in maggio e in giugno.

 

Ai meeting online – uno gestito da Hong Kong e tre dagli Stati Uniti – partecipavano anche dissidenti e attivisti del movimento di Tiananmen. Il 4 giugno del 1989 migliaia di studenti cinesi furono massacrati per aver chiesto libertà e democrazia.

 

Secondo il procuratore del distretto di Brooklyn, Xinjiang Jin ha agito per conto del governo cinese, impedendo a utenti USA della piattaforma online di esercitare il proprio diritto alla libertà di espressione. Inoltre egli avrebbe sabotato altre riunioni web di gruppi religiosi e politici che Pechino boicotta, e avrebbe fornito alle autorità del suo Paese i dati personali di un certo numero di fruitori di Zoom.

 

La direzione di Zoom ha detto di aver licenziato il proprio operativo in Cina per aver violato le politiche aziendali, e di aver messo in congedo altri dipendenti coinvolti nell’affare in attesa del completamento di un’indagine interna.

 

Secondo il procuratore del distretto di Brooklyn, Xinjiang Jin ha agito per conto del governo cinese, impedendo a utenti USA della piattaforma online di esercitare il proprio diritto alla libertà di espressione

In una dichiarazione resa pubblica l’11 giugno, essa aveva ammesso di aver compiuto atti di censura su richiesta del governo cinese.

 

La compagnia si è attirata molte critiche per aver rivelato di studiare una tecnologia che possa cancellare o bloccare utenti specifici in base alla geografia, senza censurare un evento con utenti da tutto il resto del mondo.

 

Zoom è molto popolare in Cina, ma per rimanere nel Paese, deve sottostare alla censura voluta dal potere politico. Altri social che – almeno per ora – non si sottomettono alle regole cinesi, sono banditi. Fra questi vi è Facebook, ma anche Twitter, Whatsapp e Skype.

 

Avrebbe sabotato altre riunioni web di gruppi religiosi e politici che Pechino boicotta, e avrebbe fornito alle autorità del suo Paese i dati personali di un certo numero di fruitori di Zoom

Le proteste pro-democrazia – e la loro soppressione – sono tabù in Cina. Ciò è raccontato nell’ultimo documentario di Ai Weiwei. Cockroach (Scarafaggi) è come la polizia di Hong Kong chiama i manifestanti che da oltre un anno chiedono il rispetto delle libertà democratiche garantite loro dopo il passaggio di sovranità dalla Gran Bretagna a Pechino nel 1997. Il filmato dell’artista e regista dissidente cinese dà voce ai cittadini dell’ex colonia britannica che temono la repressione e le intimidazioni delle autorità.

 

Le proteste del fronte democratico a Hong Kong hanno subito un duro colpo con l’imposizione in giugno della nuova legge sulla sicurezza voluta dalla leadership cinese. Jimmy Lai è finora la più nota vittima del draconiano provvedimento. Il magnate dell’editoria e attivista pro-democrazia sarà processato per «collusione» con forze straniere: rischia l’ergastolo. L’Apple Daily, il suo quotidiano, ha rivelato che stamane egli è stato spostato in un carcere di massima sicurezza, dove sono detenuti gangster e capi della malavita locale.

 

 

 

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Geopolitica

La Von der Leyen evita di condannare la guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran

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La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen non ha condannato la guerra condotta da Stati Uniti e Israele contro l’Iran, affermando che «non si dovrebbero versare lacrime per» la defunta Guida suprema dell’Iran, l’aiatollà Ali Khamenei, eliminato nei primi attacchi.

 

Intervenendo lunedì alla conferenza annuale degli ambasciatori dell’UE, von der Leyen ha liquidato il dibattito su se l’attacco all’Iran «sia una guerra scelta o necessaria», presentandolo invece come l’apertura di «una strada verso un Iran libero».

 

«Credo che questo dibattito non colga il punto», ha dichiarato. «Voglio essere chiara: non si dovrebbero versare lacrime per il regime iraniano. Questo regime ha inflitto morte e impone la repressione al suo stesso popolo».

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L’UE è stata criticata per non aver diffuso una dichiarazione unitaria per quasi 48 ore dopo i primi attacchi USA-Israele contro l’Iran. Come riportato da Renovatio 21, l’indignazione pubblica si è concentrata su un post in cui von der Leyen annunciava che avrebbe convocato una riunione di emergenza sulla sicurezza dell’Iran due giorni dopo, scatenando una diffusa presa in giro per quella che gli utenti hanno descritto come inerzia burocratica e incompetenza geopolitica dell’UE. È stata inoltre criticata per aver definito «ingiustificati» gli attacchi di rappresaglia iraniani contro Israele e le basi statunitensi, senza condannare i primi attacchi USA-Israele.

 

Negli ultimi giorni, i critici hanno accusato von der Leyen di eccesso diplomatico dopo una serie di post sulla guerra in Iran – inclusi segnali di sostegno al cambio di regime a Teheran – e molteplici telefonate con i leader del Golfo. Secondo un articolo di Politico di lunedì, diplomatici, funzionari dell’UE e legislatori hanno criticato quello che considerano il suo tentativo di presentarsi come la principale voce dell’UE all’estero nonostante la mancanza di un mandato formale, nel contesto di quella che è ampiamente ritenuta una lotta di potere dietro le quinte con la principale diplomatica del blocco, Kaja Kallas.

 


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Nel suo discorso di lunedì, anziché concentrarsi sul conflitto in sé, von der Leyen ha sfruttato l’escalation per mettere in discussione il cosiddetto ordine internazionale «basato sulle regole» dell’Occidente e per sostenere un cambiamento nella posizione di sicurezza dell’UE.

 

«L’impatto a lungo termine sta già ponendo interrogativi esistenziali sul futuro del nostro sistema internazionale basato sulle regole», ha affermato, aggiungendo che «l’Europa non può più essere custode del vecchio ordine mondiale» e mettendo in dubbio se la dipendenza dell’Unione dal «consenso e dal compromesso» in politica estera «sia più un aiuto o un ostacolo», nonché esortando l’UE a prepararsi «a proiettare il nostro potere in modo più assertivo».

 

«In parole povere», ha aggiunto la presidente della Commissione, questo significa maggiori investimenti nelle forze armate.

 

In pratica, la guerra in Iran servirà all’Europa per giustificare i megainvestimenti bellici, con la riconversione, ad esempio, dell’industria automobilistica tedesca in produzione di armamenti.

 

La conseguenza, ovviamente, è un’ulteriore instabilità dell’intero mondo.

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Immagine di © European Union, 2026 via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International; immagine tagliata


 

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Geopolitica

Putin e Trump si sono telefonati

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Il presidente russo Vladimir Putin ha avuto una conversazione telefonica con il suo omologo statunitense Donald Trump, ha riferito ai giornalisti il consigliere del Cremlino Yurij Ushakov. La chiamata è stata avviata dal presidente americano per discutere degli ultimi sviluppi internazionali, ha precisato.   Secondo l’assistente, il colloquio si è concentrato sul conflitto iraniano e sui negoziati trilaterali tra Mosca, Washington e Kiev finalizzati a risolvere il conflitto ucraino. Il dialogo tra i due leader è stato «professionale, aperto e costruttivo», ha dichiarato Ushakov, sottolineando che entrambi i presidenti si sono detti disponibili a mantenere contatti regolari.   Putin e Trump hanno parlato per circa un’ora, ha aggiunto l’Ushakov.   Il presidente degli Stati Uniti ha ribadito l’interesse di Washington nel porre fine alle ostilità tra Mosca e Kiev e nel raggiungere una soluzione duratura del conflitto ucraino. Putin ha ringraziato Trump per gli sforzi di mediazione continui della sua amministrazione, secondo quanto riferito da Ushakov.   Putin ha inoltre condiviso le sue considerazioni sul conflitto in corso in Iran e ha riferito a Trump delle conversazioni avute la scorsa settimana con i leader delle nazioni del Golfo e con il presidente iraniano Masoud Pezeshkian. Trump, da parte sua, ha espresso la propria opinione sulla situazione, ha detto Ushakov, precisando che la discussione sulla questione è stata molto «sostanziale».

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Trump ha definito la conversazione con Putin «un’ottima telefonata», dichiarando in una conferenza stampa tenutasi più tardi lunedì che i due leader hanno discusso sia della guerra con l’Iran sia della «lotta senza fine» in Ucraina.   L’ultima telefonata tra i due presidenti risaliva a dicembre. In quell’occasione, la Casa Bianca l’aveva descritta come «positiva».   Lunedì mattina, Putin aveva avvertito che la prosecuzione del conflitto in Medio Oriente rischia di compromettere gravemente i flussi globali di petrolio e gas, soprattutto a causa della chiusura di fatto dello Stretto di Ormuzzo, una rotta marittima cruciale.   Il conflitto potrebbe provocare un’interruzione della produzione petrolifera del Golfo e condurre a una «nuova… realtà dei prezzi», ha affermato durante una riunione di governo. Mosca resta un «fornitore di energia affidabile», ha dichiarato il presidente, aggiungendo che continuerà a fornire petrolio e gas alle nazioni che considera partner affidabili.   Mosca ha condannato la campagna di bombardamenti statunitense e israeliana contro l’Iran, definendola un «atto di aggressione premeditato e immotivato». Lo stesso Putin non ha espresso una valutazione pubblica complessiva dell’operazione, ma ha descritto l’uccisione della Guida Suprema iraniana, l’ayatollah Ali Khamenei, come una «cinica violazione» della moralità e del diritto internazionale.

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Geopolitica

«La coda scondinzola il cane»: Putin prende in giro le relazioni UE-Ucraina

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Il presidente russo Vladimir Putin ha paragonato il rapporto tra Ucraina e Unione Europea a «la coda che scodinzola al cane», affermando che, nonostante il comportamento aggressivo del governo di Kiev, Bruxelles continua a sostenerlo.

 

Le autorità ucraine stanno impedendo al petrolio russo di raggiungere Ungheria e Slovacchia attraverso l’oleodotto Druzhba, che attraversa l’Ucraina, sostenendo che sia stato danneggiato dagli attacchi russi – affermazioni respinte da Mosca. Budapest e Bratislava hanno ripetutamente accusato Kiev di ricatto. Sostengono anche che Bruxelles si sia schierata con l’Ucraina invece di sostenere due Stati membri dell’UE.

 

«La situazione è molto strana», ha detto Putin domenica in un’intervista a Vesti. «Ho l’impressione che ci troviamo di fronte a un caso in cui “la coda scodinzola il cane”, e non il contrario».

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Il presidente russo ha definito la posizione assunta da Kiev pericolosa e aggressiva. Ha sottolineato che Bruxelles continua a fornire all’Ucraina un sostegno incondizionato, sia in termini di armi che di aiuti finanziari.

 

Commentando il mercato energetico, Putin ha sottolineato che l’interruzione del transito potrebbe compromettere ulteriormente la sicurezza energetica degli Stati membri dell’UE, come accaduto dopo il sabotaggio dei gasdotti Nord Stream. «Eppure l’UE preferisce continuare a fornire, assecondando di fatto il regime di Kiev», ha aggiunto Putin.

 

Putin ha criticato i paesi occidentali per la crisi in corso in Ucraina, descrivendola come un «errore sistemico». Il presidente ha affermato che il conflitto è iniziato con il sostegno occidentale a un colpo di stato a Kiev, seguito dalla riunificazione della Crimea con la Russia e dai disordini nell’Ucraina sudorientale, compresi Donbass e Novorossiya.

 

«Queste non sono le nostre azioni», ha affermato Putin, aggiungendo che i Paesi europei stanno ora «raccogliendo ciò che hanno seminato».

 

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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)

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