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Perché Bill Gates investe sull’Italia

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Che Bill Gates sia uno dei più grandi finanziatori del moto sovversivo e putrido avente come scopo la perdizione eterna delle anime non è cosa nascosta a nessuno, basti pensare a tutti i pronunciamenti che l’inventore di Microsoft ha fatto a favore di campagne pro-aborto, pro gender e a tutto ciò che si pone in antitesi con la famiglia. Questo, appunto, è un dato certo e ineludibile. Non è nemmeno una novità dire che tutti i grandi magnati pluri miliardari del mondo fanno da marionette al Demonio, che le gestisce in forza dell’inchiostro maleodorante e dello zolfo infernale con il quale si crea la corruzione: il vile danaro. Con il denaro, infatti, Satana smuove i suoi interessi – oggi più che mai. I soldi non sono certamente il fine – come qualcuno vorrebbe far credere -, tuttavia sono il mezzo per eccellenza.
Ora, Bill Gates di dollari ne ha tanti e, come spesso accade in questi casi, non sapendo davvero cosa farsene, si decide di investirli certo, ma anche di aprire fondazioni umanitarie e non ben identificate; di qualunque specie insomma, purché abbiano i lineamenti buonisti e pacifisti, sotto i quali (sempre) si nascondono i peggiori intenti. A quale scopo, ci si potrebbe chiedere: una volta che l’anima è venduta, il denaro ad un certo punto smette di saziare ed è lì che subentra il celebre detto volgare “cummannari è megghiu ri futtiri”. 

“Pensate che in ballo ci sia solo la malaria, Zika e altre cose simili? O forse è meglio ricordarsi che molti esperimenti da attuarsi sull’essere umano prima si testano su insetti e animali?

 

Abbiamo parlato di finanziamenti economici per continuare il moto sovversivo che porta anime al Diavolo, ma il lavoro è talmente fine che va pure oltre questo – pur non cambiando ovviamente i destini: la morte dell’anime è il sangue da succhiare per primo, epperò non deve più mancare, ma anzi si deve ampliare, il ritorno del sacrificio umano e cioè la vera e propria morte fisica delle persone.
Per occuparsi meglio di questi affari, Gates ha messo in piedi una fondazione umanitaria che porta il suo nome e quello di sua moglie: Bill & Melinda Gates Foundation (BMGF), nata nel 2000 e ad oggi la più grande fondazione privata al mondo. La dotazione complessiva ammonta a 43,5 miliardi di dollari, promuovendo e finanziando in tutto il mondo programmi sanitari atti a ridurre (fintamente) il divario tra Paesi ricchi e Paesi poveri. Negli ultimi anni la fondazione si è enormemente impegnata nel contrasto delle malattie che più colpiscono l’Africa e l’India, come malaria, poliomielite, tubercolosi e HIV – salvo poi finanziare le tonnellate di immigrazione che invadono l’Europa riportando tante persone positive all’HIV, probabilmente nemmeno controllate e di cui, in fondo, non frega niente a nessuno nemmeno se si sapesse che proprio di HIV dovrebbero morire. Tuttavia la Sig.ra Lorenzin Beatrice, pur di obbligare e di vaccinare qualcosa arriva finalmente a farselo scappare.
Le operazioni sanitarie della BMGF trovavano largo spazio in India, dove le condizioni igieniche precarie e trascurate fanno sopravvivere di gran lunga certe malattie, facendo così trovare terreno fertile per le operazioni della Big Foundation prolificando i propri interessi che esigeva o trattamenti sanitari obbligati (TSO) di massa. Ecco perché, non da molto, la Fondazione si è fortemente scontrata con il governo indiano a causa di un programma di immunizzazione ( Technical Support Unit (ITSU) ) del governo di New Delhi che punta alla vaccinazione di 27 milioni di bambini ogni anno. Il programma, ovviamente,  ha ricevuto i finanziamenti della Bill & Melinda Gates Foundation.
Qualcosa però si deve essere rotto, nonostante le prove di smentita attuate dai responsabili della Fondazione in India: Reuters, non molto tempo fa tuonava così“L’india rompe alcuni legami finanziari con la Gates Foundation sull’immunizzazione”.
Un responsabile del Ministero della Salute indiano, Soumya Swaminathan, ha dichiarato che il governo avrebbe da quel momento in poi finanziato di tasca propria il programma annuale di vaccinazione massiva: «C’era la percezione che se un’agenzia esterna avesse finanziato l’operazione, ci sarebbe potuta essere un’influenza da parte sua» – dice Swaminathan.

CONFLITTI DI INTERESSi? SÌ, GRAZIE.

Sempre Reuters, una delle più importanti testate britanniche, sostiene che “la Fondazione finanzia anche la GAVI, l’alleanza globale per i vaccini, che conta su alcune grosse compagnie farmaceutiche tra i propri partner”.
Questo non è l’unico taglio netto rispetto al finanziamento di simili campagne, visto che sempre in India si è arrivati alle strette e poi alla frattura  con il Public Health Foundation of India (PHFI). Un provvedimento del governo Modi, infatti, bloccava tutti i contributi stranieri nelle ONG indiane. La conseguenza? 11.000 organizzazioni venivano colpite da questo restringimento.
Tuttavia il PHFI risultava essere la più grande tra gli enti coinvolti e, guarda caso, essa veniva finanziata da un colosso che di nome fa immancabilmente Bill & Melinda Gates Foundation. Quando si dice le coincidenze…

Altre coincidenze, o per meglio dire altri dati di fatto, venivano a galla nel non lontano 2009 quando nel distretto di Khammam, sempre in India, si somministrava a sedicimila adolescenti il  vaccino Gardasil contro lo Human Papilloma Virus, meglio conosciuto sotto la sigla di HPV.

Ne conseguì – come sempre è accaduto con questo malefico vaccino – che poco dopo le vaccinazioni le ragazze fatte oggetto del massivo TSO mostravano svariati disturbi di salute: chi attacchi epilettici, chi gravi dolori addominali, chi mal di testa, chi sbalzi di umore; chi, ci tocca pur dirlo, nel peggiore dei casi è morto prematuramente seppur tutte le investigazioni mediche si siano poi sbracciate sgomitate per dire che le morti di queste giovani ragazze non erano direttamente connesse alla vaccinazione. Siamo sempre nel campo delle letali coincidenze a quanto pare.

Se da un lato l’India respinge queste campagne, dall’altro c’è un Paese che coccola Bill Gates, gli asciuga le lacrimucce e lo accoglie e braccia aperte. O sarebbe meglio dire a laboratori sperimentali aperti. Negli ultimi tre mesi l’attivismo della suddetta Fondazione in Italia è balzato agli onori di cronaca, ed è nostro dovere porre attenzione su quanto sta accadendo.

Il primo vero motivo di preoccupazione risale precisamente a giugno, quando è stato ufficialmente inaugurato un centro sperimentale alla facoltà di Medicina di Terni, con il nome dato al progetto che così suona: “Target Malaria”. All’interno di questo laboratorio riprogenetico e bioingegneristico si è creato un clima tropicale adatto all’habitat di una zanzara creata in laboratorio e geneticamente modificata, probabilmente grazie alla raffinata tecnica del

CRISPR- CAS 9, una tecnica di “taglia e cuci” genetico in grado di asportare chirurgicamente e minuziosamente i geni sostituendoli tranquillamente con altri. Un metodo che, partito dagli yogurt, passando per gli animali e sugli insetti, è già arrivato ad essere applicato anche sugli esseri umani.
Ma proseguiamo: i promotori di questo progetto tutto italiano ci spiegano che l’obiettivo è quello “di sviluppare nuove tecnologie genetiche per l’eliminazione delle sole specie di zanzare che trasmettono la malaria”. E in tutto questo smercio di zanzare OGM, chi ha finanziato il laboratorio? Nientepopodimeno che la Bill & Melinda Gates Foundation.
Le zanzare sterilizzate geneticamente vengono dette “daughterless”, cioè senza figlie: si accoppieranno con altre zanzare ma avranno solo la possibilità di avere figli maschi, con la tecnica del “taglia e cuci” genetico a cui facevamo riferimento sopra. Saranno, di fatto, estinte tutte le zanzare che avranno prescelto. Il tutto avverrà nel tempo di una sola generazione.

Pensate che in ballo ci sia solo la malaria, Zika e altre cose simili? O forse è meglio ricordarsi che molti esperimenti da attuarsi sull’essere umano prima si testano su insetti e animali?

Passiamo a luglio, dove presso l’Università di Siena veniva presentato l’Institute for Global Health (IFGH). I rettori parlano di un “progetto strategico internazionale dell’Ateneo dedicato ai temi della salute pubblica”. Lo scopo, vi chiederete? Molto semplice, creare nuovi vaccini e farmaci “per il controllo e la prevenzione delle malattie infettive”.

Per raggiungere il suo scopo, l’IFGH ha dato vita a partnership e relazioni con altri enti di ricerca, ONG e svariate aziende che smuovono quattrini. A questo accorato appello non poteva ovviamente mancare la Fondazione dei Gates che anzi è parte attiva del progetto, fino al punto di inviare Trevor Mundel, Presidente della divisione per la Salute Globale (Global Health Division) della Fondazione, alla presentazione del progetto dove ha tenuto anche un intervento.

Insomma da una parte si sterilizzano le zanzare e le si modificano geneticamente, dall’altra irrompe il caso malaria con annessi allarmismi di epidemia, e nel mezzo viene presentato un progetto di “ricerca” che si occuperà di nuovi vaccinazioni di massa.

Le coincidenze iniziano un pochino a stufare e l’Italia, più che aver spalancato le porte della scienza, ha palesemente spalancato le porte dell’Inferno. Chissà se qualcuno se ne accorgerà: se questo “qualcuno” esiste, lo invitiamo a sostenere la vera scienza,  quella che insomma può arginare un ormai prossimo profondo baratro.

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Medico dell’esercito USA ammette: 28 soldati morti per i vaccini COVID

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Un medico dell’esercito statunitense avrebbe testimoniato di essere a conoscenza di 28 decessi occorsi tra militari americani e riconducibili ai vaccini contro il COVID-19. Lo riporta Politico, citando una deposizione resa in sede giudiziaria. La stessa funzionaria ha inoltre dichiarato che il governo statunitense sta attualmente indagando su 2.544 decessi segnalati successivamente alla somministrazione dei vaccini.

 

Secondo quanto riportato, a rendere questa testimonianza sarebbe stata Theresa Long, che ricopre anche il ruolo di consulente del segretario alla Salute degli Stati Uniti Robert F. Kennedy Jr., nel corso di una deposizione datata 14 agosto, resa nell’ambito di un procedimento davanti a un tribunale federale della Virginia. Fino a questo momento non erano stati resi pubblici né i contenuti della sua testimonianza né il suo incarico presso il Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani (HHS).

 

Sempre secondo quanto riferito, la Long avrebbe precisato che i 2.544 decessi non ancora verificati sarebbero stati segnalati al sistema di segnalazione degli eventi avversi da vaccino (VAERS) del dipartimento.

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L’ex presidente degli Stati Uniti Joe Biden aveva disposto l’obbligo vaccinale per l’intero personale militare statunitense, prevedendo il congedo per chi non si fosse adeguato: una misura che portò a oltre 9.000 congedi. Una volta tornato alla Casa Bianca, il presidente Donald Trump ha invece incaricato il Pentagono di offrire il reintegro a quanti erano stati congedati per essersi rifiutati di vaccinarsi.

 

I vaccini anti-COVID-19 realizzati su larga scala tramite la tecnologia a mRNA sono stati immessi sul mercato in tempi estremamente rapidi tramite una controversa manovra voluta da Trump chiamata Operation Warp Speed. In precedenza nessun siero mRNA era stato approvato, anche per vari test che avevano ucciso le cavie animali. La stessa farmaceutica Moderna (il cui nome significata di fatto «Modo RNA») non aveva mai venduto un singolo prodotto in tutti gli anni della sua esistenza.

 

Pfizer e Moderna, che da questi prodotti hanno tratto profitti miliardari, hanno successivamente riconosciuto che, in casi rari, i rispettivi vaccini potevano essere associati a un aumento del rischio di infiammazione del muscolo cardiaco.

 

Aumenti di casi di miocardite sono stati registrati su persone particolarmente sane – come gli atleti professionisti – i giovani, e pure nei bambini. Vari studi emersi in questi anni hanno dimostrato una correlazione tra danni al cuore e vaccini COVID, ma al contempo è saltato fuori che gli enti di controllo avrebbero nascosto i dati sulla miocardite.

 

La Long ha reso la propria testimonianza a sostegno della difesa in una causa attualmente all’esame del giudice distrettuale Michael Nachmanoff, riguardante il licenziamento di Terry Adirim dall’incarico di direttrice del Centro per i servizi sanitari globali della CIA. Adirim sostiene di essere stata allontanata dall’agenzia di Intelligence per ragioni di natura politica, riconducibili in particolare al proprio sostegno alla campagna vaccinale contro il COVID -19.

 

Durante il periodo della pandemia, Adirim aveva ricoperto l’incarico di assistente segretario ad interim per gli affari sanitari presso il dipartimento della Difesa. Il suo licenziamento da parte della CIA, avvenuto nell’aprile 2025, fu all’epoca rilanciato da diversi commentatori politici di area conservatrice, tra cui Ivan Raiklin, oggi imputato nella causa in questione. La decisione arrivò circa un mese prima che Adirim maturasse il diritto alla pensione federale piena.

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Nel maggio 2025 il giudice Nachmanoff aveva già manifestato dubbi sulle reali possibilità di successo dell’azione legale intentata da Adirim, negando la richiesta di un’ingiunzione volta ad annullare il licenziamento. Da parte sua, la CIA ha sempre sostenuto che si tratti di una comune controversia di natura contrattuale.

 

Kennedy, dal canto suo, ha più volte affermato che alcuni vaccini non sarebbero stati sottoposti a studi sufficientemente approfonditi e potrebbero comportare effetti collaterali di rilievo. Posizioni che gli sono valse le critiche di chi lo accusa di alimentare tesi antivacciniste, ritenendolo per questo inadeguato a ricoprire la carica di ministro della Salute.

 

Come riportato da Renovatio 21, appena tornato alla Casa Bianca Trump aveva reintegrato nei ranghi dell’esercito tutti i militari espulsi da Biden per aver rifiutato la puntura genica sperimentale.

 

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Vaccini

Vaccinazioni dei bambini Amish, i dati dello studio sull’autismo nel 2010 non sono mai stati resi pubblici

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense.   Uno studio presentato da alcuni ricercatori nel 2010 ha rilevato un tasso di autismo tra i bambini Amish pari a circa 1 su 271, molto inferiore alla media nazionale. I ricercatori hanno raccolto i dati sulle vaccinazioni dei bambini studiati, ma non li hanno resi pubblici, rendendo impossibile sapere se i bambini Amish che hanno sviluppato l’autismo fossero vaccinati o meno. Gli esperti suggeriscono che sarebbe utile rendere pubblici questi dati.   È scoppiata una polemica attorno a uno studio del 2010 sui tassi di autismo tra gli Amish, dopo che lunedì il presidente Donald Trump ha pubblicato un grafico che citava tale studio.   Nel suo post su Truth Social, Trump affermava: «nessun caso pubblicato ha documentato esplicitamente un bambino Amish non vaccinato affetto da autismo».   Il post sui social media citava uno studio condotto nel 2008 e nel 2009 da ricercatori che avevano sottoposto a screening 1.899 bambini Amish in Indiana e Ohio per l’autismo. I ricercatori avevano confermato sette casi di autismo tra i bambini.

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Lo studio ha concluso che tra i bambini Amish esaminati, il tasso di autismo era di circa 1 su 271, un dato di gran lunga inferiore al tasso nazionale, che all’epoca era stimato dai Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) a 1 su 91.   Secondo quanto riportato nel post di Trump, gli autori dello studio hanno raccolto le storie vaccinali dei bambini, ma «non hanno segnalato alcun caso confermato» di autismo in soggetti «completamente non vaccinati».   Secondo la giornalista specializzata in salute Sayer Ji, il post ha suscitato reazioni contrastanti, tra apprezzamenti verifiche dei fatti.   Ji ha definito il post di Trump «fattualmente imperfetto» ma «genuinamente importante».   Il post conteneva inesattezze fattuali: ad esempio, affermava che gli Amish esistono da 330 anni. Tuttavia, sebbene gli Amish si siano separati dai Mennoniti 333 anni fa, nel 1693, gli insediamenti Amish negli Stati Uniti non iniziarono prima del 1720.   Il post di Trump ha inoltre richiamato l’attenzione sul fatto verificabile che gli Amish tendono ad avere tassi di vaccinazione e di autismo più bassi rispetto alla popolazione generale.   Ji ha elogiato il presidente per aver messo in evidenza lo studio del 2010. «Qualunque cosa si pensi di quest’uomo, lui [Trump] ha indicato quello studio», ha scritto Ji.   Mary Holland, CEO di Children’s Health Defense (CHD), ha dichiarato a The Defender di essere lieta che Trump abbia sottolineato la relativa assenza di autismo tra gli Amish, che in genere presentano tassi di vaccinazione inferiori rispetto alle comunità non afroamericane.   «È ora di iniziare a fare i conti con la realtà: l’attuale programma di vaccinazione causa danni cerebrali noti come autismo. Cerchiamo di essere abbastanza umili da imparare dagli Amish», ha affermato Holland.

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Cosa ha rivelato lo studio sull’autismo condotto nella comunità Amish nel 2010?

Secondo un abstract di una conferenza relativa allo studio, il post di Trump cita uno studio del 2010 condotto da ricercatori di genomica umana dell’Università di Miami e della Vanderbilt University.   Tuttavia, contrariamente a quanto affermato nel post di Trump, lo studio non è mai stato pubblicato su una rivista scientifica con revisione paritaria.   L’abstract dello studio, datato 22 maggio 2010, è apparso sul sito web dell’International Meeting for Autism Research, un convegno di ricerca organizzato dalla International Society of Autism Research.   Sembra che gli autori dello studio abbiano presentato la ricerca al convegno di maggio 2010. Non esiste alcuna versione completa dello studio disponibile online.   Nella sezione relativa ai metodi dell’abstract si afferma che i ricercatori hanno raccolto i dati sulle vaccinazioni dei bambini. Tuttavia, la sezione dei risultati non specifica se i sette bambini Amish inclusi nello studio, a cui è stato diagnosticato l’autismo, fossero vaccinati o meno.   Il riassunto afferma: «i dati preliminari hanno evidenziato la presenza di disturbi dello spettro autistico (ASD) nella comunità Amish con una frequenza di circa 1 bambino su 271, utilizzando strumenti standard di screening e diagnosi per l’ASD, sebbene alcune modifiche possano essere opportune».   Gli autori hanno scritto che «sono in corso ulteriori studi» per affrontare le norme e le consuetudini culturali che possono influenzare il modo in cui i genitori parlano del comportamento dei loro figli quando vengono intervistati dai ricercatori.   Non è chiaro se gli autori dello studio abbiano verificato se i sette bambini con autismo fossero stati vaccinati.   L’autore principale dello studio, identificato come JL Robinson, non ha risposto alla richiesta del quotidiano The Defender di chiarire se i ricercatori avessero mai condotto un’analisi stratificata per vaccinazione sui sette casi confermati di autismo e perché non avessero mai pubblicato lo studio.   Il giornale The Defender ha posto le stesse domande a Margaret Pericak-Vance, Ph.D., direttrice del John P. Hussman Institute for Human Genomics presso l’Università di Miami e una delle autrici dello studio. Tuttavia, la richiesta è stata indirizzata al responsabile delle pubbliche relazioni dell’università, che non ha risposto entro la scadenza.   Ji ha effettuato una ricerca online nei registri pubblici per verificare se gli autori dello studio avessero mai parlato nuovamente pubblicamente della ricerca o l’avessero sottoposta a pubblicazione su una rivista scientifica con revisione paritaria, ma non ha trovato nulla.   «È un fatto significativo», ha dichiarato Ji a The Defender. «Ho cercato, senza successo, alcuna dichiarazione pubblica da parte di nessuno dei sei autori, in sedici anni, sul perché l’articolo non sia mai stato pubblicato o che fine abbiano fatto i dati. Questa assenza è la vera scoperta».   Ji ha affermato di non accusare gli autori dello studio di aver intenzionalmente occultato i dati relativi alla storia vaccinale dei bambini Amish. «Non sto sostenendo che nessuno dei sei abbia distrutto dati o agito in malafede: non ho prove di ciò».   Ma i loro dati furono di fatto «sepolti», nel senso che non vennero mai pubblicati e non comparvero in alcuno studio successivo.   Ji ha riconosciuto che, anche se lo studio avesse esplicitamente collegato tutti e sette i casi di autismo alla mancata vaccinazione, non avrebbe comunque dimostrato che i bambini non vaccinati non sviluppano l’autismo, perché sette è un numero troppo piccolo per poter stilare un modello statistico significativo.   Ma i dati sarebbero comunque utili perché «colmerebbero una lacuna nella documentazione e ci direbbero se l’infrastruttura di screening può essere ricostruita su larga scala», ha affermato. «Uno statistico potrebbe farlo in poche settimane se i file esistessero».   Gli autori dello studio non hanno risposto quando The Defender ha chiesto se fossero ancora in possesso dei file di ricerca originali dello studio.   Visto che, stando all’abstract, lo studio sembrava aver utilizzato fondi di ricerca federali, il pubblico ha il diritto di sapere che fine hanno fatto i documenti, ha affermato Ji.

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Trump si è concentrato sulla scoperta di un legame tra autismo e vaccino

Il post di Trump che fa riferimento allo studio del 2010 arriva nel bel mezzo di un acceso dibattito sui vaccini e l’autismo. A maggio, Trump aveva sollecitato il segretario alla Salute statunitense Robert F. Kennedy Jr. a fare di più per indagare su un possibile legame tra vaccini e autismo, secondo un articolo del Wall Street Journal del 27 luglio.   Il mese scorso, Trump ha firmato un ordine esecutivo che prevede cambiamenti radicali alla politica vaccinale statunitense, tra cui la riduzione da 18 a 11 del numero di malattie per le quali i bambini ricevono i vaccini di routine.     Durante una conferenza stampa del 22 settembre 2025 , Trump ha dichiarato: «Ci sono certi gruppi di persone che non si vaccinano e non assumono pillole e che non sono autistiche. … Gli Amish, ad esempio, non sono praticamente affetti da autismo».   Secondo Ji, lo studio sugli Amish del 2010 non dimostra che i vaccini causino l’autismo.   Tuttavia, la vicenda dello studio del 2010 rivela che, quando vengono raccolti dati che potrebbero potenzialmente contribuire a rispondere alla domanda se i vaccini causino l’autismo, tali dati «non vengono resi disponibili», ha affermato Ji.   Secondo Ji, gli studi sui tassi di autismo tra gli Amish dovrebbero esaminare molti fattori, tra cui lo stato vaccinale, l’esposizione al glifosato, al paracetamolo, agli ultrasuoni, la dieta, l’endogamia e l’accesso all’assistenza sanitaria.   I risultati completi dovrebbero essere resi pubblici, a prescindere da ciò che emerge dagli studi. «Questo non è essere contro i vaccini. È scienza».   Il legame tra i bassi tassi di vaccinazione e l’autismo tra gli Amish è stato un argomento che il giornalista investigativo Dan Olmsted ha documentato per anni.   Olmsted, fondatore di Age of Autism, è stato autore nel 2011 di Age of Autism: Mercury, Medicine, and a Man-Made Epidemic («L’era dell’autismo: mercurio, medicina e un’epidemia causata dall’uomo.») e nel 2017 Denial: How Refusing to Face the Facts about Our Autism Epidemic Hurts Children, Families, and Our Future («Negazione: come il rifiuto di affrontare la realtà dell’epidemia di autismo danneggia i bambini, le famiglie e il nostro futuro») prima della sua scomparsa all’inizio del 2017.

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Da dove ha preso Trump l’immagine che ha pubblicato?

Gli Amish continuano a essere al centro del dibattito nazionale sui vaccini. A New York, gli Amish minacciano di lasciare lo stato a causa dell’obbligo vaccinale scolastico imposto dallo stato, secondo un articolo del New York Post del 26 agosto.   La Pennsylvania, che ospita la più grande comunità Amish degli Stati Uniti, è balzata agli onori della cronaca per l’attuale epidemia di morbillo e per le indagini in corso sui decessi correlati alla malattia.   Steve Kirsch ha creato la grafica che Trump ha pubblicato sui social media. Il 14 agosto, Kirsch ha pubblicato la grafica su X con la seguente didascalia: «Sconcertante, vero? L’autismo si riscontra solo nei bambini Amish vaccinati. Chissà perché?».   Kirsch ha dichiarato a The Defender di aver creato la grafica utilizzando ChatGPT. Ha incaricato ChatGPT di creare un grafico basato sullo studio del 2010 e sulla sua convinzione che non vi siano prove che a un bambino Amish non vaccinato sia mai stato diagnosticato l’autismo.   «Nessuno ha mai sentito parlare di un bambino Amish non vaccinato affetto da autismo», ha dichiarato Kirsch a The Defender.   Kirsch ha affermato di aver definito lo studio «pubblicato» nella grafica perché la Società Internazionale per la Ricerca sull’Autismo aveva pubblicato online l’abstract della conferenza. Ha ammesso, tuttavia, che lo studio in sé non è mai stato pubblicato.   La Casa Bianca non ha risposto alla nostra richiesta di commento entro la scadenza. Suzanne Burdick Ph.D.   © 2 settembre 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.   Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.  

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Scienziati chiedono la ritrattazione dello studio danese che afferma che l’alluminio nei vaccini è «sicuro»

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense.

 

Il controverso studio danese del 2025 sosteneva di non aver trovato alcun legame tra l’alluminio presente nei vaccini infantili e 50 esiti negativi per la salute, tra cui autismo, asma e malattie autoimmuni. Tuttavia, un nuovo articolo sottoposto a revisione paritaria da scienziati di Children’s Health Defense illustra come i dati dello stesso studio danese contraddicano le conclusioni degli autori.

 

Secondo un nuovo articolo sottoposto a revisione paritaria e scritto da Brian Hooker, responsabile scientifico di Children’s Health Defense (CHD), e da Karl Jablonowski, ricercatore senior, il controverso studio danese del 2025 sull’alluminio nei vaccini dovrebbe essere immediatamente ritirato, poiché i dati dello studio stesso contraddicono le conclusioni degli autori.

 

L’articolo di Hooker e Jablonowski è stato pubblicato questa settimana sulla rivista Integrative Medicine: A Clinician’s Journal.

 

Jablonowski ha dichiarato a The Defender che lo studio danese, pubblicato il 15 luglio 2025 negli Annals of Internal Medicine, è «un buon esempio di come la cattiva scienza possa diffondersi».

 

Lo studio sosteneva di non aver trovato alcun legame tra l’alluminio presente nei vaccini infantili e 50 esiti negativi per la salute, tra cui autismo, asma e malattie autoimmuni.

 

Da allora, lo studio danese è stato citato 36 volte in pubblicazioni scientifiche come prova della sicurezza degli adiuvanti a base di alluminio nei vaccini, ha affermato Jablonowski.

 

Lo studio ha ricevuto così tanta attenzione da parte dei media e del mondo accademico da classificarsi nel 5% delle migliori pubblicazioni scientifiche, secondo Altmetric, una società specializzata nell’analisi dell’influenza dei dati.

 

Ma questa attenzione non significa che le conclusioni degli autori danesi fossero corrette, ha affermato Jablonowski. Nella loro critica, lui e Hooker hanno presentato un’analisi dettagliata che mostrava una discrepanza tra i dati dello studio danese e le conclusioni degli autori.

 

«Lo studio che ha convinto il mondo che l’alluminio nei vaccini non causa l’autismo era una facciataÐ, ha affermato Jablonowski. Quella facciata è crollata sotto esame, ha aggiunto.

 

«Ci siamo ritrovati con una montagna di domande senza risposta e prove che l’alluminio nei vaccini è positivamente correlato ai disturbi dello sviluppo neurologico».

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Gli autori danesi affermano che i risultati dimostrano che l’alluminio nei vaccini è sicuro

Gli autori dello studio danese, ampiamente riportato dai principali media, hanno affermato di non aver trovato alcun legame tra l’ alluminio contenuto nei vaccini e l’autismo.

 

Anders Hviid, professore e capo del dipartimento di epidemiologia presso lo Statens Serum Institut e uno degli autori dello studio, ha dichiarato a MedPage Today che i risultati «forniscono solide prove a sostegno della sicurezza dei vaccini infantili».

 

«Questa è la prova che genitori, medici e funzionari della sanità pubblica devono fare le scelte migliori per la salute dei nostri figli», ha affermato Hviid.

 

In un comunicato stampa, Hviid ha definito i risultati «rassicuranti» e ha affermato che studi di grandi dimensioni come il suo sono importanti in «un’epoca caratterizzata da una diffusa disinformazione sui vaccini».

 

Tuttavia, secondo Hooker e Jablonowski, che hanno esaminato lo studio e i dati corretti, i dati corretti aggiunti dopo la data di pubblicazione originale dello studio dimostrano che gli autori si sbagliavano.

 

Hanno concluso che i dati dello studio condotto su 1,2 milioni di bambini indicano chiaramente un legame tra l’alluminio presente nei vaccini e l’autismo.

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Dati corretti mostrano un legame tra vaccini e autismo

Il 17 luglio 2025, gli Annals of Internal Medicine hanno aggiunto una nota di esclusione di responsabilità allo studio danese, affermando che «al momento della pubblicazione iniziale, includeva una versione errata del materiale supplementare».

 

Il materiale aggiornato è disponibile al link dello studio «Correction: Aluminum-Adsorbed Vaccines and Chronic Diseases in Childhood» [«Correzione : Vaccini adsorbiti su alluminio e malattie croniche nell’infanzia»].

 

In una precedente intervista, Jablonowski aveva affermato: «secondo i dati corretti, quasi 10 (9,7) bambini su 10.000 vaccinati con una dose più elevata di alluminio (rispetto a una dose moderata) hanno sviluppato un disturbo dello sviluppo neurologico, principalmente autismo, tra i 2 e i 5 anni di età».

 

Il giorno prima della pubblicazione dello studio e tre giorni prima che la rivista emettesse una rettifica, Hviid ha dichiarato a numerosi media che lo studio dimostrava che l’alluminio nei vaccini non causa l’autismo.

 

Hooker ha ipotizzato che gli autori danesi potrebbero essere stati più propensi a produrre risultati favorevoli alla vaccinazione, dato che lavorano presso lo Statens Serum Institut, un istituto di ricerca con una lunga esperienza nella produzione di vaccini.

 

Ad esempio, Hooker ha affermato: «l’analisi dello studio non prevedeva un gruppo di controllo con “esposizione zero”. Al contrario, come la maggior parte degli studi ‘comprati’ dall’industria, ha confrontato l’esposizione a ‘una certa’ quantità di sali di alluminio con l’esposizione a una quantità ‘un po’ maggiore’ di sali di alluminio».

 

Hviid ha dichiarato di aver ricevuto finanziamenti dalla Fondazione Novo Nordisk, legata al colosso farmaceutico Novo Nordisk.

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RFK Jr: I ricercatori danesi hanno minimizzato “qualsiasi segnale di danno”

L’analisi di Jablonowski e Hooker è l’ultima di una lunga serie di critiche feroci al controverso studio sull’alluminio.

 

Il 1° agosto 2025, il Segretario alla Salute degli Stati Uniti Robert F. Kennedy Jr. ha pubblicato un editoriale su TrialSite News in cui ha elencato una miriade di difetti dello studio danese. Ha scritto:

 

«I media mainstream, servili e finanziati dalle case farmaceutiche, sempre pronti a difendere le ortodossie del settore, hanno salutato trionfalmente questo studio come prova della sicurezza dell’alluminio, senza nemmeno un esame superficiale delle sue fatali lacune o dei conflitti di interesse finanziari dei suoi autori».

 

Lo studio ha escluso i bambini ad alto rischio, ha affermato Kennedy. I ricercatori danesi hanno inoltre escluso un gruppo di controllo non esposto al rischio.

 

«Invece di valutare separatamente questo gruppo di bambini non vaccinati e di trattarli come gruppo di controllo, li hanno raggruppati nella coorte meno esposta, diluendo qualsiasi segnale di danno», ha scritto.

 

Kennedy ha concluso che, per quanto riguarda la ricerca sull’alluminio nei vaccini, «ciò che serve non è un maggior numero di modelli statistici volti a nascondere i segnali di danno, bensì una ricerca indipendente fondata sulla piena trasparenza, sull’integrità metodologica e sul coraggio di affrontare verità scomode».

 

Hooker e Jablonowski erano d’accordo. Erano coautori di un rapporto sottoposto a revisione paritaria che spiegava come e perché lo studio danese non fosse riuscito a stabilire la sicurezza dell’alluminio nei vaccini.

 

Nel dicembre 2025, il Journal of Trace Elements in Medicine and Biology ha pubblicato il rapporto. Oltre a Hooker e Jablonowski, tra gli autori figuravano 10 scienziati e opinion leader di spicco nel campo della tossicologia dell’alluminio e dei danni da vaccino.

 

Hooker ha affermato che la sua nuova pubblicazione, realizzata insieme a Jablonowski, fornisce «un’analisi più dettagliata dei difetti fatali» dello studio danese.

 

Suzanne Burdick

Ph.D.

 

© 26 agosto 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.

 

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