Connettiti con Renovato 21

Economia

Papua Nuova Guinea, nuovi scontri per le ricchezze della grande miniera: almeno 20 morti

Pubblicato

il

Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di AsiaNews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

Video online mostrano incendi e famiglie sfollate a causa della presenza di «minatori illegali» – come sono definiti dalle autorità – migrati nelle aree circostanti per prelevare oro. I proventi della miniera di Porgera, una delle più ricche al mondo, sono distribuiti anche ai proprietari terrieri locali come forma di compensazione per i danni ambientali, suscitando però scontri tra i diversi gruppi. Una piaga denunciata da papa Francesco pochi giorni fa durante la sua visita.

 

Almeno 20 persone sono morte in scontri violenti che circa cinque giorni fa sono esplosi nei pressi della miniera d’oro di Porgera, nella provincia di Enga in Papua Nuova Guinea.

 

Il commissario della polizia locale, David Manning, ha emesso un ordine di emergenza per salvaguardare le infrastrutture e i residenti da quelli che sono stati definiti «minatori illegali» che «usano la violenza per vittimizzare e terrorizzare i proprietari terrieri locali».

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

La presenza della miniera, la seconda più grande della Papua Nuova Guinea, attiva dagli anni ‘90, ha riacceso i conflitti tra popolazioni tribali per il possesso della terra. Un tema più volte toccato anche da Papa Francesco nel suo viaggio in Asia e in Oceania appena concluso. Solo una settimana fa il pontefice chiedeva la fine della violenza tribale e l’equa distribuzione della ricchezza derivante dalle risorse naturali.

 

Non è chiaro quanti minatori abusivi operino nella regione, ma secondo le autorità locali, da quando la miniera ha riaperto a fine 2023, è aumentato il numero di persone migranti che prelevano oro dagli scavi e nelle aree circostanti, scontrandosi con i proprietari terrieri locali che, invece, ricevono proventi come compenso per i danni ambientali causati dall’attività estrattiva, lasciando alle compagnie straniere la possibilità di sfruttare il giacimento e le risorse del sottosuolo.

 

Già ad aprile il commissario Manning aveva definito «occupanti abusivi» le persone migrate da altri territori della Papua Nuova Guinea in seguito alla riapertura della miniera: «Questi facinorosi stanno occupando illegalmente terreni privati per ottenere profitti illeciti e non si preoccupano di chi o cosa danneggiano. Questa avidità danneggia le imprese e le comunità della Porgera Valley», aveva commentato Manning.

 

Per far fronte alla situazione (e nonostante oggi in Papua Nuova Guinea si celebri la Giornata dell’Indipendenza), il personale di sicurezza è stato autorizzato a utilizzare la forza per sedare le violenze.

 

Video e foto circolati online negli ultimi giorni mostrano uomini pesantemente armati girare per le strade della città, edifici in fiamme e famiglie sfollate.

 

Il commissario Manning ha ordinato agli agenti di trattare chiunque possieda un’arma come una minaccia alla vita: «ciò significa che chiunque sollevi un’arma in uno spazio pubblico o minacci un’altra persona, verrà colpito», ha detto sabato il capo della polizia. Altri 122 agenti, e alcuni soldati sono stati dispiegati per ripristinare l’ordine. «Invitiamo inoltre i proprietari terrieri a sostenere le operazioni delle forze di sicurezza a protezione della propria gente e delle infrastrutture sulle proprie terre», ha continuato il commissario Manning.

 

Secondo Benar News, la New Porgera, l’impresa che gestisce la miniera, ha sospeso la propria attività perché non è in grado di garantire la sicurezza del personale. «Nelle ultime ventiquattro ore, l’intensificarsi dei combattimenti tribali ha avuto un impatto su molti dei nostri dipendenti», ha dichiarato James McTiernan, direttore generale dell’azienda. Ai dipendenti locali è stato concesso di prendere un congedo non retribuito per trasferire e mettere al sicuro la famiglia.

Iscriviti al canale Telegram

La miniera d’oro di Porgera si trova a circa 600 chilometri a Nord-Ovest dalla capitale Port Moresby, a un’altitudine di oltre 2mila metri. Rientra tra le prime 10 più grandi miniere d’oro al mondo, contribuendo alle esportazioni nazionali per circa il 10%.

 

Dopo che a maggio una frana ha interrotto i collegamenti stradali che portano al giacimento, uccidendo oltre 100 persone, è possibile raggiungere il sito degli scavi solo a piedi o per via aerea. Circa 50mila abitanti, in un Paese di 12 milioni, sono stanziati nella regione.

 

La New Porgera Limited è oggi posseduta al 51% da azionisti papuani (divisi tra la Kumul Minerals, una holding di proprietà statale, i proprietari terrieri locali e l’amministrazione provinciale di Enga) e al 49% dalla Barrick Niugini, a sua volta una joint venture tra la canadese Barrick Gold e la cinese Zijin Mining

 

Nel 2019 il governo della Papua Nuova Guinea si era rifiutato di rinnovare la licenza alle compagnie straniere, portando alla chiusura della miniera nell’aprile 2020. La ripresa delle attività il 22 dicembre 2023 è stata frutta di lunghe trattative.

 

Gli abitanti locali hanno più volte denunciato le violenze da parte del personale di sicurezza e cercato di portare l’attenzione sul problema dello smaltimento degli scarti dell’industria mineraria, che, inquinando per anni i fiumi locali, hanno reso improduttivi i terreni agricoli.

 

Invitiamo i lettori di Renovatio 21 a sostenere con una donazione AsiaNews e le sue campagne.

Renovatio 21 offre questo articolo per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine da AsiaNews.

Continua a leggere

Economia

Merz ammette: la crisi energetica tedesca è causata dalla «mancanza di gas russo»

Pubblicato

il

Da

Il cancelliere Friedrich Merz ha ammesso che la prolungata crisi energetica tedesca è stata provocata dall’interruzione delle forniture di gas russo.   L’industria tedesca è stata colpita in modo particolarmente duro dall’impennata dei costi energetici, che ora sono i terzi più alti al mondo dopo quelli della Gran Bretagna e del Giappone. Un tempo potenza industriale europea, la Germania ha abbandonato le importazioni di gas russo a basso costo nel 2022, abbandonando gradualmente l’energia nucleare a favore delle energie rinnovabili, il che ha fatto lievitare i costi di produzione e accelerato il declino delle industrie ad alta intensità energetica.   Mosca ha ripetutamente affermato, anche per bocca dello stesso presidente Vladimiro Putin, di essere pronta a riprendere le forniture di gas attraverso il tratto rimanente del gasdotto Nord Stream, ma l’offerta non ha ricevuto alcuna risposta da Berlino. Putin un mese fa al forum sampietroburghese SPIEF ha insistito sul fatto che il gas russo potrebbe tornare a fluire in Germania «domani».   In un’intervista rilasciata domenica al canale televisivo ZDF, Merz ha risposto a domande sulle promesse elettorali non mantenute e sulla scarsa fiducia dell’opinione pubblica nel suo governo. Il cancelliere ha sostenuto che la Germania si trova ora ad affrontare circostanze «completamente diverse», citando il conflitto in Ucraina, la «sfida» rappresentata dalla Cina e la «crisi energetica in corso dovuta alla mancanza di gas russo».   La Germania si trova ad affrontare una rinnovata pressione dovuta all’impennata dei costi del carburante, in seguito alla ripresa dei bombardamenti statunitensi contro l’Iran. Domenica, il prezzo del diesel è aumentato di 6,7 centesimi di euro in poche ore, raggiungendo i 2,30 euro al litro, con un incremento di 3,35 euro per un pieno di 50 litri, come riportato dal quotidiano Bild. «Fare benzina è di nuovo uno shock», ha scritto il giornale.   Prima dell’embargo energetico autoimposto dalla Germania nei confronti della Russia, quest’ultima forniva il 55% delle importazioni di gas naturale del Paese. Attualmente la Germania si rifornisce di gas da Norvegia (44%), Paesi Bassi (24%) e Belgio (21%), mentre il gas naturale liquefatto (GNL) statunitense rappresenta la maggior parte della quota rimanente.   Nonostante le crescenti pressioni, l’UE ha escluso un ritorno al gas russo. La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha dichiarato a marzo che il blocco manterrà la sua politica di eliminazione graduale anche in caso di carenze fisiche o di minaccia di interruzioni di corrente.   Bruxelles si è impegnata a porre fine a tutte le importazioni di gas russo entro il 2027. Il GNL russo fornito tramite contratti a lungo termine, che attualmente rappresenta circa il 14% delle importazioni del blocco, sarà vietato a partire dal 1° gennaio, mentre le importazioni di gas tramite gasdotto cesseranno il 30 settembre. Gli Stati membri saranno inoltre tenuti a verificare l’origine del gas prima di autorizzare le consegne, e gli acquisti nell’ambito di nuovi contratti a breve termine per il GNL sono già vietati.   In precedenza, Merz aveva dichiarato a Der Spiegel che l’era di prosperità della Germania era finita e che il mantenimento dell’attuale tenore di vita del Paese avrebbe richiesto cambiamenti dolorosi. Sosteneva che i tedeschi non avessero ancora compreso la portata dei cambiamenti globali che stavano rimodellando il Paese.   L’economia tedesca si è contratta sia nel 2023 che nel 2024, registrando il primo calo annuale consecutivo in oltre vent’anni, e si prevede una crescita di appena lo 0,5% quest’anno. Secondo i dati ufficiali, inoltre, i fallimenti aziendali sono aumentati di oltre il 22% in entrambi gli anni.   Il settore manifatturiero è stato colpito in modo particolarmente duro, soprattutto quello automobilistico. BASF, Bosch, Volkswagen e oltre una dozzina di altri produttori tedeschi hanno chiuso stabilimenti dal 2022. A giugno, la Volkswagen, la più grande casa automobilistica del Paese, ha annunciato la chiusura di quattro impianti e il taglio di fino a 100.000 posti di lavoro.   Come riportato da Renovatio 21, Volkswagen, dichiarata vicina al collasso della liquidità, ora inizierà a produrre armi, come da comando di rimilitarizzazione di Berlino e Brusselle, come storicamente accaduto durante il III Reich nazionalsocialista. Accordi per la fornitura di armamenti tedeschi sono stati trattati con lo Stato d’Israele.  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di Grunpfnul via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
Continua a leggere

Economia

L’Iran avverte: «petrolio per tutti o per nessuno»

Pubblicato

il

Da

Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane (i pasdaran) ha avvertito che le esportazioni regionali di petrolio e gas potrebbero essere completamente bloccate in risposta ai tentativi degli Stati Uniti di controllare lo Stretto di Ormuzzo.

 

In una dichiarazione rilasciata martedì, i pasdaran hanno accusato Washington di comportarsi come «pirati» limitando i flussi energetici nella regione e hanno avvertito che, in risposta, potrebbero essere bloccate altre rotte di esportazione che servono gli Stati Uniti e i loro alleati.

 

«Le esportazioni regionali di petrolio e gas sono per tutti o per nessuno», si legge nella dichiarazione.

 

L’avvertimento è giunto mentre le Guardie Rivoluzionarie rivendicavano un nuovo attacco contro infrastrutture militari statunitensi in Bahrein, che ospita la Quinta Flotta della Marina degli Stati Uniti e funge da uno dei principali hub navali di Washington nel Golfo Persico.

Iscriviti al canale Telegram

Secondo i pasdarani, la quinta ondata dell’Operazione Nasr-2 ha preso di mira un centro di gestione della NSA, un centro di comando e controllo, grandi magazzini contenenti componenti e attrezzature militari e serbatoi di carburante appartenenti alla Quinta Flotta statunitense.

 

Secondo il comunicato, le strutture sarebbero state «distrutte e devastate» durante l’attacco avvenuto nelle prime ore del mattino. L’esercito statunitense non ha commentato l’affermazione.

 

L’ultimo avvertimento fa seguito alla decisione di Teheran di dichiarare chiuso lo Stretto ormusino fino a quando gli Stati Uniti non porranno fine al loro intervento militare «illegale» nella regione.

 

Washington ha dichiarato che i rinnovati attacchi contro l’Iran mirano a proteggere il traffico commerciale e la libertà di navigazione attraverso lo stretto. Il presidente statunitense Donald Trump ha affermato che l’America ora «controlla» la via navigabile e ne sarà la «guardiana».

 

Il presidente degli Stati Uniti ha anche minacciato di intensificare gli attacchi contro l’Iran, compresi quelli contro centrali elettriche e ponti, a meno che Teheran non torni ai negoziati. In un’intervista a Fox News di martedì, Trump si è rifiutato di escludere un’offensiva di terra, affermando che «altre persone» potrebbero condurla, e ha fatto nuovamente riferimento all’isola di Kharg, il principale polo di esportazione petrolifera iraniano.

 

L’isola di Kharg gestisce la maggior parte delle esportazioni di petrolio greggio dell’Iran ed è stata ripetutamente citata da Trump come possibile obiettivo. All’inizio di quest’anno, aveva affermato che gli Stati Uniti avrebbero potuto impadronirsi dell’isola «per impossessarsi del petrolio».

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


 


 

Continua a leggere

Economia

Boom di fallimenti in Germania

Pubblicato

il

Da

Secondo l’Istituto di ricerca economica di Halle (IWH), la Germania ha registrato il numero più alto di fallimenti aziendali degli ultimi vent’anni, con quasi 5.000 imprese che hanno presentato istanza di insolvenza nel secondo trimestre del 2026.   Secondo un rapporto pubblicato giovedì dall’istituto, nel periodo aprile-giugno sono state presentate 4.996 istanze di fallimento, con un aumento del 9% rispetto al trimestre precedente e il dato più alto per un secondo trimestre dal 2005.   L’aumento ha interessato quasi tutti i principali settori, tra cui l’edilizia, il settore immobiliare, il commercio, l’ospitalità e i servizi, con ripercussioni su circa 45.500 posti di lavoro.   Nel solo mese di giugno, 1.702 aziende hanno presentato istanza di fallimento, il 20% in più rispetto all’anno precedente e l’80% in più rispetto alla media mensile pre-pandemia.   Steffen Muller, responsabile della ricerca sulle insolvenze presso IWH, ha affermato che i fallimenti aziendali rimangono a un «livello eccezionalmente elevato».

Sostieni Renovatio 21

«La situazione rimane difficile: i fallimenti stanno colpendo l’economia in modo generalizzato. Molti settori e regioni ne risentono contemporaneamente», ha affermato, aggiungendo che l’istituto prevede che i fallimenti rimarranno al di sopra dei livelli dello scorso anno nel terzo trimestre.   La Germania, la maggiore economia dell’UE, ha dovuto affrontare una crescente pressione dovuta agli elevati costi energetici da quando ha gradualmente eliminato le importazioni di petrolio e gas dalla Russia in seguito all’escalation del conflitto in Ucraina nel 2022. La situazione è stata ulteriormente aggravata dal recente aumento dei prezzi del petrolio greggio, innescato dalla guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran, che ha aumentato la pressione su questa potenza industriale.   L’economia tedesca si è contratta nel 2023 e nel 2024, registrando il primo calo annuale consecutivo in oltre due decenni, e si prevede che crescerà solo dello 0,5% quest’anno. I dati ufficiali mostrano che i fallimenti aziendali sono aumentati notevolmente negli ultimi anni, con un incremento di oltre il 22% sia nel 2023 che nel 2024.   La pressione è stata particolarmente forte nel settore manifatturiero, soprattutto in quello automobilistico. Giovedì i lavoratori della Volkswagen hanno organizzato proteste mentre l’azienda portava avanti un piano di ristrutturazione che, secondo alcune fonti, potrebbe eliminare fino a 100.000 posti di lavoro e chiudere stabilimenti in tutta la Germania.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di Dietmar Rabich «Altoforno n. 2, Landschaftspark Duisburg-Nord a Duisburg, Renania Settentrionale-Vestfalia, Germania» via Wikimedia pubblicata su licenza CC BY-SA 4.0
Continua a leggere

Più popolari