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Papa Leone XIV convocherà un concistoro straordinario di cardinali a gennaio
Papa Leone XIV terrà il primo concistoro straordinario dei cardinali del suo pontificato a gennaio.
Secondo un articolo del National Catholic Register (NCR) che, non è ancora stato confermato dalla Santa Sede, dal 7 all’8 gennaio 2026 tutti i cardinali si riuniranno a Roma per un concistoro straordinario, un incontro speciale per discutere questioni chiave che riguardano la Chiesa.
«Il Santo Padre Leone XIV ha in mente di convocare un Concistoro Straordinario per i giorni 7 e 8 gennaio 2026», si legge in un breve inviato ai cardinali. «A tempo debito, il Decano del Collegio Cardinalizio invierà a Vostra Eminenza la relativa lettera con ulteriori dettagli».
Il predecessore di Leone XIII, Papa Francesco, tenne solo due concistori durante i suoi 12 anni di pontificato. Il primo, nel 2014, fu convocato per discutere di famiglia in vista del Sinodo sulla famiglia, che si sarebbe tenuto più avanti nello stesso anno. Durante quel concistoro, il cardinale Walter Kasper pronunciò il suo famigerato discorso in cui suggerì che, in determinati casi, si dovesse prevedere un percorso per i cattolici divorziati e «risposati» per ricevere i sacramenti.
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Diversi cardinali conservatori, come il cardinale Gerardo Müller, allora prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, avevano subito denunziato il discorso di Kasper, sottolineando che la comunione ai divorziati «risposati» è impossibile e minerebbe l’istituzione del matrimonio.
«Il dogma della Chiesa non è una qualsiasi teoria elaborata da qualche teologo, ma è la dottrina della Chiesa, nientemeno che la parola di Gesù Cristo, che è chiarissima. Non posso cambiare la dottrina della Chiesa», ha affermato il presule tedesco.
Ciononostante, si dice che il discorso di Kasper abbia gettato le basi per l’esortazione apostolica di Francesco del 2016 Amoris Laetitia, in cui il defunto pontefice lasciava intendere che i cattolici divorziati e «risposati» civilmente potrebbero essere in grado di ricevere la Santa Comunione in determinati casi.
Bergoglio non tenne un altro concistoro straordinario fino al 2022, incentrato esclusivamente sulle riforme della Curia romana e sul governo della Chiesa, scrive LifeSite.
Papa Benedetto XVI non tenne alcun concistoro straordinario durante il suo pontificato durato otto anni, mentre Papa Giovanni Paolo II ne convocò sei durante il suo pontificato durato quasi trent’anni.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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Accusati di scisma, pregano nella tempesta per il Santo Padre e la Chiesa
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«Il non appartenere alla Chiesa conciliare è una grazia e una testimonianza provvidenziale»: le parole di mons. Tissier
Renovatio 21 pubblica un estratto dell’articolo di monsignor Bernard Tissier de Mallerais (1945-2024) «Y a‑t-il une Église conciliaire ?» («esiste una Chiesa conciliare») apparso sulla rivista Le Sel de la Terre n° 85 (estate 2013).
Beati coloro che non appartengono a questa «comunione dei profani», che sono provvidenzialmente esclusi da essa o minacciati di esclusione!
Felice relegazione o abbandono! La vocazione della Fraternità Sacerdotale San Pio X, fin dalla sua erezione da parte della Chiesa Cattolica nel 1970 e dal decreto di lode che la onorò nel 1971, non è mai stata quella di ricevere le benedizioni e i riconoscimenti di questa Chiesa conciliare! Era indubbiamente necessario che questa società sacerdotale, con tutta la famiglia della Tradizione, fosse come la fiaccola accesa e posta non sotto il moggio conciliare, ma sul candelabro della gogna, affinché illuminasse tutti coloro che sono nella casa di Dio.
Era probabilmente preferibile, secondo le vie della Provvidenza, che questa sana parte della Chiesa, che, come il divino Maestro, era diventata pietra d’inciampo, pietra rigettata dai costruttori della dissociazione ecclesiastica conciliare, diventasse la pietra angolare e la chiave di volta dell’indistruttibile cattedrale cattolica.
La nostra incrollabile testimonianza della vera Chiesa di Gesù Cristo, del sacerdozio e della regalità di Cristo sacerdote e re, esige indubbiamente, da parte della Chiesa conciliare, l’esclusione e l’ostracismo pronunciati contro di noi e contro ciò che rappresentiamo. Ma come san Giuseppe, nel suo esilio dall’Egitto, portò in sé il Bambino Gesù e la sua divina Madre, che costituirono il seme della Chiesa, così anche, nel suo esilio, la famiglia della Tradizione porta in sé la Chiesa, senza, certo, avere diritti esclusivi a questa gloriosa funzione, ma possedendone l’essenza stessa e il cuore, la sua integrità e incorruttibilità.
Essa dunque porta in sé il Pontefice Romano, nel quale il successore di Pietro un giorno si libererà da una lunga prigionia e si risveglierà dal sonno delle sue grandi illusioni, per proclamare, come fece il primo papa a Cesarea di Filippo al suo Maestro: «Tu es Christus, Filius Dei vivi!».
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Pertanto, se siamo complessi, rimpiangeremo di essere privati della comunione conciliare o della sua apparenza di comunione ecclesiale, e saremo infelici e ansiosi, costantemente alla ricerca di una soluzione. Se, d’altra parte, abbiamo la fede e la semplicità di un bambino, cercheremo semplicemente quale testimonianza rendere alla fede cattolica.
E la troveremo: è innanzitutto la testimonianza della nostra esistenza, della nostra permanenza, della nostra stabilità, insieme a quella della nostra piena professione di fede cattolica e del nostro rifiuto degli errori e delle riforme conciliari. Una testimonianza è assoluta. Se rendo testimonianza alla Messa cattolica, a Cristo Re, devo astenermi dalle Messe e dalle dottrine conciliari.
È come un granello d’incenso offerto agli idoli: o è un solo granello o non ce n’è affatto. Quindi, è «niente affatto». E questa testimonianza implica anche persecuzione, cosa normale da parte dei nemici di questa fede, che vogliono ridurre la nostra diametrale opposizione alla nuova religione, e finché piace a Dio che persistano nei loro perversi disegni. Non è forse Dio stesso a stabilire questa inimicizia tra la progenie del diavolo e i figli di Maria? Inimicitias ponam!
Perciò, non appena, nel raccoglimento della preghiera, abbiamo percepito questa vocazione a noi propria, adattata da Dio alla crisi presente, vi accogliamo con perfetta rettitudine e grande pace: una rettitudine incapace di qualsiasi complicità con il nemico, una pace senza amarezza.
Corriamo verso di essa, vi balziamo addosso ed esclamiamo come Santa Teresa di Gesù Bambino: «Nella Chiesa, Madre mia, ho trovato la mia vocazione!».
E chiediamo alla magnanima santa: «Ottieni per me la grazia di avere nella Chiesa e per la Chiesa l’anima di un martire o almeno di un confessore della fede!»
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Immagine da FSSPX.news
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Comunicato della Casa Generalizia: La Fraternità San Pio X presenta ricorso contro il decreto del 2 luglio 2026
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