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Due omaggi a mons. Lefebvre negli USA

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Due articoli recenti, pubblicati sul sito web americano The Remnant, rendono omaggio a mons. Marcel Lefebvre. Il primo, pubblicato il 23 luglio 2025 da Robert Morrison, è un elogio diretto ed enfatico intitolato: «la Santa Saggezza di mons. Marcel Lefebvre sulla crisi della Chiesa cattolica».

 

Degli scritti più veri oggi di quando furono pubblicati per la prima volta.

 

L’autore sottolinea giustamente: «mons. Lefebvre ha diagnosticato accuratamente la vera fonte di confusione nel suo libro del 1985, Lettera aperta ai cattolici perplessi», da cui cita ampiamente dei passaggi, tra cui: «che i cattolici di questa fine del XX secolo siano perplessi, chi può negarlo? (…)»

 

«Siamo quindi portati a chiederci cosa abbia causato un simile stato di cose. Ogni effetto ha una causa. È forse la fede degli uomini che è diminuita, a causa di un’eclissi di generosità di spirito, di un desiderio di piacere, di un’attrazione per i piaceri della vita e delle numerose distrazioni offerte dal mondo moderno?»

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«Queste non sono le vere ragioni; sono sempre esistite, in un modo o nell’altro. Piuttosto, il rapido declino della pratica religiosa deriva dal nuovo spirito che è entrato nella Chiesa e ha gettato sospetti su un intero passato di vita ecclesiastica, di insegnamento e di principi di vita». (Lettera aperta ai cattolici perplessi, pp. 7-8, edizione Clovis 2016)

 

Robert Morrison riconosce prontamente: «le seguenti citazioni di mons. Lefebvre risuonano più autenticamente oggi di quando le scrisse decenni fa, e illuminano il cammino per rimanere fedeli cattolici».

 

A riprova, cita questo passaggio sulla fonte persistente della crisi, che è l’unione adultera tra Chiesa e Rivoluzione, ponendo verità ed errore sullo stesso piano: «l’unione adultera tra Chiesa e Rivoluzione», scrive mons. Lefebvre, «si concretizza attraverso il dialogo. Nostro Signore ha detto: “Andate, insegnate alle nazioni, convertitele”, ma non ha detto: ‘Dialogate con loro senza cercare di convertirle”».

 

«Errore e verità sono incompatibili; dialogare con l’errore significa mettere Dio e il diavolo sullo stesso piano. Questo è ciò che i papi hanno sempre ripetuto, e che i cristiani hanno prontamente compreso, perché è anche una questione di buon senso. Per imporre un atteggiamento e dei riflessi diversi, era necessario agire sulle menti, in modo da rendere modernisti i chierici chiamati a diffondere la nuova dottrina».

 

«Questo è ciò che si chiama riciclaggio, un processo di condizionamento volto a rimodellare lo strumento stesso che Dio ha dato all’uomo per condurre il suo giudizio». (Lettera aperta ai cattolici perplessi, p. 141, edizione Clovis 2016)

 

E Robert Morrison traccia la strada tracciata di mons. Lefebvre ai sacerdoti e ai fedeli legati alla Tradizione bimillenaria: «quanto a me, non mi rassegnerò; non mi accontento di restare inerte a guardare l’agonia di mia Madre, la Santa Chiesa. […] Se così fosse, capirete che, nonostante tutto, non sono pessimista».

 

«La Beata Vergine sarà vittoriosa. Trionferà sulla grande apostasia, frutto del liberalismo. Un motivo in più per non girarci i pollici! Dobbiamo lottare più che mai per il Regno Sociale di Nostro Signore Gesù Cristo. In questa battaglia non siamo soli: abbiamo con noi tutti i papi fino a Pio XII compreso».

 

«Tutti hanno combattuto contro il liberalismo per liberare la Chiesa da esso. Dio non ha permesso loro di avere successo, ma questa non è una ragione per deporre le armi! Dobbiamo perseverare. Dobbiamo costruire, mentre altri demoliscono». (Lo hanno detronizzato, pp. 280-281, edizione Clovis 2008)

 

E Robert Morrison conclude: «comprendere questa santa saggezza di mons. Lefebvre non fa scomparire la crisi, ma ci aiuta a servire Dio senza sentirci ‘persi e confusi’ di fronte a ciò che vediamo da Roma. Questo è forse il motivo per cui coloro che cercano di perpetuare la crisi nella Chiesa non cessano mai di denigrare colui che ha fatto più di chiunque altro per opporsi alla rivoluzione del Vaticano II e preservare la Messa tradizionale».

 

«Lungi dall’allontanarci dalle perspicaci opinioni di mons. Lefebvre, questa incessante persecuzione del santo difensore della fede dovrebbe far risplendere la sua saggezza più intensamente per coloro che hanno bisogno di luce nell’oscurità della crisi attuale. Cuore Immacolato di Maria, prega per noi!»

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Se lo hanno detronizzato, deve essere di nuovo posto sul trono.

Il secondo omaggio reso a mons. Lefebvre è indiretto, ma può essere applicato solo al fondatore della Fraternità San Pio X, poiché il titolo riecheggia quello di una delle sue opere più famose: Lo hanno detronizzato [orig. Ils l’ont découronné]. Contrariamente a tutto quanto pubblicato durante e dopo il Concilio Vaticano II, il suo autore, Andrew Pollard, non esita a scrivere: «Cristo Re deve essere nuovamente incoronato per salvare il mondo». Lo afferma il 18 luglio 2025, mentre mons. Lefebvre aveva pubblicato Lo hanno detronizzato nel 1987.

 

Andrew Pollard dichiara: «Il più grande disastro che si sia abbattuto sul mondo è stata la detronizzazione di Cristo Re: l’abbandono di gran parte delle persone della fede in Gesù Cristo come Re di tutti gli individui e di tutte le autorità civili. Questa ribellione di individui e governi contro Cristo Re ha portato al rifiuto delle vere credenze e all’accettazione di false idee e ideologie. Ancora più grave, ha portato alla morte del mondo».

 

Più avanti, aggiunge: «Non solo il mondo ha rifiutato Cristo Re, ma ha anche rinnegato gli insegnamenti della Santa Chiesa di Cristo – la Chiesa Cattolica – e l’ha esclusa dalla vita attiva delle nazioni – un errore grave e distruttivo. Tragicamente, nel mondo moderno, l’uomo si è incoronato al posto di Gesù Cristo. Lo “Stato-Dio” e l'”Uomo-Dio” hanno sostituito Cristo Re e gli insegnamenti della sua Chiesa con false idee secolari. I risultati sono spaventosi. Gli esseri umani stanno distruggendo i loro paesi e le loro civiltà».

 

Tutto questo perché «il mondo ha rifiutato l’insegnamento di Cristo secondo cui ‘ogni potere in cielo e in terra mi è stato dato’. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato» (Mt 28,18-20).

 

Andrew Pollard sottolinea la responsabilità della Chiesa – in questo caso, la sua complicità – in questa detronizzazione a partire dal Concilio Vaticano II: «Cristo Re è stato detronizzato da una parte della Chiesa cattolica stessa, che ha ampiamente voltato le spalle alla dottrina cattolica tradizionale di Cristo Re. In alcune parti della Chiesa cattolica, l’insegnamento del Regno Sociale di Gesù Cristo è stato persino bandito».

 

Prosegue spiegando: «Pio XI istituì la festa di Cristo Re, celebrata l’ultima domenica di ottobre. Eppure, nel 1969, meno di cinquant’anni dopo la promulgazione di Quas Primas, Papa Paolo VI sostituì la festa di Cristo Re con una solennità intitolata “Gesù Cristo Re dell’Universo”, celebrata alla fine dell’anno liturgico della Chiesa, verso la fine di novembre».

 

Paolo VI sostituì anche molte preghiere e inni della Messa originale di Cristo Re e del breviario. In precedenza, queste preghiere si concentravano sul qui e ora [hic et nunc]; ma nella nuova solennità, l’enfasi è sulla fine dei tempi.

 

Andrew Pollard torna sulla colpevolezza dei poteri civili: «la maggior parte dei governi del mondo odierno ha rifiutato la regalità sociale di Gesù Cristo, nonostante le parole di Papa Pio XI in Quas Primas: ‘Sarebbe un grave errore negare a Cristo Uomo la sovranità sulle cose temporali, qualunque esse siano. […] I capi di Stato non possono quindi rifiutarsi di rendere – in nome proprio e con tutto il loro popolo – pubblico omaggio, rispetto e sottomissione alla sovranità di Cristo». E mostra le conseguenze disastrose di questa detronizzazione per la Chiesa e per il mondo: «Papa Pio XI insegnò in Quas Primas che la detronizzazione di Cristo Re e il rifiuto degli insegnamenti della sua santa Chiesa avrebbero avuto “conseguenze deplorevoli”».

 

«Tutte le credenze, vere o false, laiche o religiose, hanno conseguenze, e coloro che rifiutano i veri insegnamenti di Cristo Re sono in conflitto con la realtà oggettiva e alla fine portano a gravi conseguenze negative, fino al crollo e alla morte di alcune delle più grandi nazioni del mondo».

 

Perché «dove Gesù Cristo non regna, disordine, morte e scomparsa delle nazioni sono inevitabili. Non possiamo rifiutare i comandamenti di Cristo e della sua Chiesa cattolica senza infliggerci gravi danni. Cristo possiede ogni potere e autorità ed esercita la supremazia assoluta sul mondo intero». In definitiva, «detronizzare Cristo Re porta inevitabilmente all’autodistruzione. Gli esseri umani si sono distaccati dalla realtà e, di conseguenza, hanno adottato ogni sorta di false credenze, religioni, illusioni e ideologie. Se le nostre credenze non sono in accordo con la verità oggettiva, ne seguiranno inevitabilmente conseguenze disastrose».

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Una questione di vita o di morte

Da qui l’unica soluzione logica: «l’unico modo per salvare i paesi un tempo cattolici dalla morte è incoronare nuovamente Cristo Re attraverso una rinascita cattolica tradizionale mondiale, o, come la descrisse Papa Pio X: ‘la restaurazione di tutte le cose in Cristo, omnia instaure in Christo’. Nei paesi a maggioranza non cattolica, Cristo deve essere incoronato dall’evangelizzazione della Chiesa cattolica’.Evangelizzare con la fede cattolica tradizionale».

Perché è necessario sottolineare: «Cristo non è solo il Re dei nostri cuori e delle nostre anime, delle nostre coscienze, delle nostre menti e delle nostre volontà, ma anche delle nostre famiglie, delle nostre città, dei nostri popoli e dei nostri paesi. Non solo gli individui, ma anche i leader di tutti i paesi sono tenuti a rendergli omaggio e obbedirgli pubblicamente».

 

Questo è l’unico rimedio realistico: «la vera religione si rivolge al mondo reale; non è una fantasia religiosa. La fede in Cristo Re non è semplicemente una pia pratica religiosa estranea alla vita quotidiana, ma una verità con conseguenze concrete e materiali. Gesù Cristo è veramente il Re del mondo, anche se non ci crediamo».

 

«Rifiutare Gesù Cristo e la sua Santa Chiesa conduce a fantasie, illusioni e peccato». Lo Stato deve riconoscere la verità del cattolicesimo, non per scelta personale, ma perché nessun altro insieme di credenze corrisponde alla realtà oggettiva.

 

Da qui questo appello missionario, sia esteriore, in tutto il mondo, sia interiore, all’interno della Chiesa: «il mondo ha urgente bisogno di una rinascita e di una rigenerazione del cattolicesimo tradizionale, così come dell’evangelizzazione del mondo non cattolico. La fede cattolica tradizionale è la linfa vitale del mondo».

 

«Negli ultimi 70 anni, gran parte del mondo ha subito quello che equivale a un grave infarto. La vera religione deve essere restaurata e diffusa in tutto il mondo per la sopravvivenza dell’umanità. Dio non ci abbandonerà, “ma coloro che lo abbandonano periranno” (Salmo 73, 27)».

 

Agli scettici liberali che dubitano della natura – non solo spirituale ma anche materiale – del pericolo affrontato da coloro che non riconoscono la necessità di riconoscere la regalità sociale di Gesù Cristo, Andrew Pollard fornisce un fatto inconfutabile: il suicidio demografico delle nazioni che un tempo erano cristiane e di quelle che la Chiesa si rifiuta di evangelizzare oggi, in nome della libertà religiosa, dell’ecumenismo e del dialogo interreligioso.

 

Scrive in modo inequivocabile: «Gesù Cristo deve regnare, altrimenti i paesi moriranno. Il Giappone è la quarta economia mondiale, ma la sua popolazione sta crollando a causa di un tasso di natalità molto basso, ben al di sotto del livello di sostituzione, e di oltre un milione di aborti all’anno». Chi ha orecchie, ascolti… senza indugio.

 

Lo hanno detronizzato e Lettera aperta ai cattolici perplessi sono disponibili in versione italiana sul sito delle Edizioni Piane.

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News

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I cuori preparano il ritorno glorioso del Signore e la definitiva sconfitta del nemico infernale: omelia di mons. Viganò

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Renovatio 21 pubblica l’omelia dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò per la domenica di Pentecoste 2026.    

Beata gens

Omelia nella Domenica di Pentecoste

 

Beata gens, cujus est Dominus Deus ejus.

Ps 32, 12

La Santa Chiesa si gloria di celebrare oggi l’evento storico della discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli e su Maria Santissima, cinquanta giorni dopo la Resurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo. Il grado di questa festa è pari a quello della Santa Pasqua, e nella vigilia di questo giorno benedetto – secondo i riti precedenti l’infausta riforma della Settimana Santa ad opera di Annibale Bugnini – si celebra proprio, come per il Sabato Santo, una Veglia con il canto delle Profezie e una identica liturgia battesimale. Il Cero pasquale riappare durante questa notte di grazia, simbolo del Verbo Incarnato, Luce del mondo (Gv 8, 12). E nel rigoglio del mese di Maggio, Pentecoste era detta Pasqua delle rose, perché i loro petali vermigli richiamano le fiammelle che scesero su ciascuno dei centoventi discepoli radunati nel Cenacolo.   Celebriamo dunque lo Spirito Santo; il Paraclito, il divino Consigliere dell’anima; il Signore Vivificante, che dà la vita, il soffio vitale – πνεῦμα, in greco. La Terza Persona della Santissima ed Individua Trinità: quell’Amore divino che spira tra il Padre e il Figlio in modo così sublime da essere Dio anch’Esso, Qui ex Patre Filioque procedit, il Quale procede dal Padre e dal Figlio.   Questo Amore, fratelli carissimi, è Dio. Deus caritas est, dice San Giovanni (1Gv 4, 16). Dio è carità, Dio è amore; e chi rimane nella carità rimane in Dio e Dio in lui. Un Amore che essendo divino non può non volerSi comunicare. Non può non voler dare la vita. Non può non creare, redimere e santificare. Perché in Dio l’Amore — la Carità — è la Sua stessa essenza. Una Carità che è fondata nella Verità, come nella fiamma il calore e la luce sono distinti ma provenienti dallo stesso fuoco.   Spiritus ubi vult spirat (Gv 3, 8), lo Spirito soffia dove vuole: sono parole del Vangelo, che Nostro Signore ha rivolto a Nicodemo, che acquisiscono il giusto significato solo se lette dopo la frase che le precede: Se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel regno di Dio. Quel che è nato dalla carne è carne e quel che è nato dallo Spirito è Spirito (ibid., 5-6). Eppure vi è chi — in una “chiesa” che si vuole ispirata da una “nuova Pentecoste” — vorrebbe costringere lo Spirito Santo a soffiare non dove Egli vuole, ma dove vogliono ribelli ed eretici, per ratificare ciò che è nato dalla carne.   Costoro spacciano per opera del Paraclito le loro frodi, i loro errori dottrinali, la primavera conciliare, il cammino sinodale, le diaconesse e le vescovesse, le nozze sodomitiche, il pantheon ecumenico, il culto della Madre Terra. Ma come potrebbe lo Spirito Santo promuovere ciò che contraddice quanto Egli ha detto per mezzo dei Profeti e attraverso la voce infallibile del perenne Magistero cattolico? Come potrebbe lo Spirito di Verità insegnare la menzogna? Come potrebbe il Consolatore seminare confusione e divisione tra i Suoi fedeli?

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La chiesa conciliare e sinodale — grottesca contraffazione della vera Chiesa di Cristo — giunge a plasmarsi un dio a proprio uso e consumo, un dio ecumenico e inclusivo, un dio che non chiede conversione né penitenza, un dio che non Si è incarnato per redimerci con la propria Passione, ma che «abdica» per così dire alla propria divinità per lasciarsi sostituire dall’uomo che si fa dio e che deifica con sé una Magnifica humanitas ribelle, una dignitas infinita fatta di orgoglio e di rifiuto della Croce.   Dinanzi all’apostasia dei vertici della Gerarchia lo Spirito Santo continua a soffiare dove vuole, ossia dove sempre ha voluto e dove sempre vorrà, perpetuando mediante l’effusione dei Suoi doni l’opera di creazione, di redenzione e di santificazione della Santissima Trinità. Un’opera che la Santa Chiesa è chiamata a compiere principalmente mediante i Sacramenti. A ciò sono chiamati gli Apostoli che nel Cenacolo hanno ricevuto lo Spirito Santo, e a ciò sono chiamati i loro Successori. Essi hanno ricevuto la pienezza del Sacerdozio che perpetua l’Ordine Sacro e la Santa Messa, cuore palpitante della Chiesa, nella linea ininterrotta della Successione Apostolica.   È a loro che Nostro Signore ha affidato il compito di effondere lo Spirito Santo, anche quando la crisi colpisce i vertici del corpo ecclesiale, anche quando sul Soglio del Principe degli Apostoli siede un usurpatore che, abusando di un’autorità sovvertita, favorisce attivamente la dissoluzione e impedisce ai buoni Pastori di compiere il proprio Ministero. Lo Spirito Santo soffia dove vuole, dove sempre ha voluto, dove sempre vorrà: perché agisce con sovranità assoluta, in modo invisibile ma inequivocabile, e senza seguire i tortuosi percorsi dettati da chi agisce secondo la carne.   I frutti del Paraclito — pentimento, conversione, pace, carità e santità — non si pianificano in assemblee sinodali, in gruppi di discussione, né adulterando la Verità o corrompendo la Morale, né con maneggi e menzogne. Egli è Spiritus sapientiae, et intellectus. Spiritus consilii, et fortitudinis. Spiritus scientiae, et pietatis. L’esatto opposto di come agiscono il Principe di questo mondo e i suoi servi, dentro e fuori la Chiesa.   Come nell’antichità si benediceva il Fonte anche a Pentecoste, così oggi abbiamo amministrato il Santo Battesimo e la Santa Cresima alla carissima Mary Isabella Rhye, proprio nel giorno in cui il Paraclito scende sui discepoli.   Con il Battesimo e la Cresima di Mary Isabella Rhye, Marcello e Rhye— che sono già legittimamente sposati — perfezionano la loro unione nuziale che Cristo eleva a segno visibile del Suo amore per la Chiesa. La Grazia santificante, mediante i Sacramenti, è dono dello Spirito Santo: è l’aiuto soprannaturale con il quale la Santissima Trinità ci permette di compiere il bene e di evitare il male, compiacendoSi di moltiplicare le Sue Benedizioni se solo siamo docili ai Suoi consigli. Quale insondabile abisso di magnificenza nei nostri riguardi! Il Padre ci riconosce quali Suoi figli, Suoi eredi e coeredi in Cristo (Rm 8, 17), nello Spirito Santo.   E noi, nel nostro nulla, possiamo rispondere a questa magnificenza non con i nostri mezzi, ma con i Doni dello Spirito Santo: sapienza, intelletto, consiglio, fortezza, scienza, pietà e timor di Dio. È grazie a questi Doni soprannaturali che la Maestà divina Si degna di armarci nel combattimento di questo terreno pellegrinaggio. E queste difese potenti ci sono impetrate dalla Santissima Vergine, Sposa del Paraclito, Mediatrice di tutte le Grazie, che ebbe il privilegio di ricevere lo Spirito Santo insieme agli Apostoli. Vieni, o Santo Spirito, riempi i cuori dei tuoi fedeli: e accendi in essi il fuoco del tuo amore. È la preghiera del Corpo Mistico, la preghiera della Chiesa militante, la preghiera di chi si prepara nell’ascesi e nel digiuno al combattimento con il nemico dell’anima.   Beata la nazione di cui Dio è il Signore – canta il Salmista (Sal 32, 12). Veramente beata, questa nazione: fatta di cittadini del Cielo, in pellegrinaggio in terra ostile, resi forti dalla Grazia santificante, alimentati dal cibo soprannaturale della Santissima Eucaristia. Questa nazione, la Santa Chiesa Cattolica Apostolica Romana, è oggi sotto assedio e eclissata da usurpatori. Ma saranno i cuori divinamente infiammati di Fede, di Speranza e di Carità che prepareranno il trionfo del Cuore Immacolato di Maria e il ritorno glorioso del Signore e la definitiva sconfitta del nemico infernale.   Fratelli carissimi, facciamo nostra la preghiera del Postcommunio di questa Messa: Sancti Spiritus, Domine, corda nostra mundet infusio: et sui roris intima aspersione fœcundet. L’infusione dello Spirito Santo, o Signore, purifichi i nostri cuori e li fecondi con l’intima aspersione della sua rugiada.   E così sia.   + Carlo Maria Viganò, Arcivescovo Viterbo, 24 maggio MMXXVI Dominica Pentecostes  

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Immagine: Juan Bautista Maíno (1581–1649), Pentecoste (tra il 1615 e il 1620), Museo del Prado, Madrid; particolare Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia; immagine tagliata
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Mons. Schneider: l’infiltrazione della massoneria è responsabile della crisi nella Chiesa

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Il vescovo Athanasius Schneider, vescovo ausiliare di Astana, in Kazakistan, ha parlato in un’intervista pubblicata venerdì dei mali della massoneria e della sua profonda infiltrazione nella Chiesa sin dal Concilio Vaticano II.

 

Durante un’intervista sul canale YouTube Adrian Milag TV, trasmessa pubblicamente il 22 maggio, il vescovo Schneider, parlando del suo libro Credo: Compendio della fede cattolica, ha affermato di aver incluso un capitolo sulla Massoneria perché è uno dei principali mali moderni che non viene affrontato nel Catechismo ufficiale della Chiesa. Il vescovo ha poi sottolineato che la Massoneria è una forma di gnosticismo e relativismo che si è profondamente infiltrata nella Chiesa sin dal Concilio Vaticano II, soprattutto attraverso l’ecumenismo, il dialogo interreligioso e la riorientazione «antropocentrica» della liturgia.

 

«Questa è una delle sette più pericolose e delle sette pseudo-religiose segrete, che è una forma di (gnosticismo)», ha detto il vescovo. «Nei livelli più alti (della Massoneria), si avvicina sempre di più al culto di Satana… e il dogma fondamentale della Massoneria è il relativismo, (credono) che “non c’è verità nella religione, tutte le religioni sono uguali e ognuno può scegliere il proprio dio”».

 

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«Il secondo dogma è l’antropocentrismo, secondo il quale l’uomo deve essere al centro di tutto, non Dio», ha aggiunto.

 

Monsignor Schneider ha poi approfondito le ragioni per cui i massoni si sono infiltrati nella Chiesa.

 

«Il più grande ostacolo all’ideologia della Massoneria è Gesù Cristo, il Dio incarnato», ha affermato Sua Eccellenza. «Questo è in totale contrasto con l’intero edificio spirituale della Massoneria. Pertanto, la vera e piena fede cattolica… è considerata dai massoni il più grande antagonismo».

 

«Pertanto, fin dall’inizio la Massoneria ha avuto come obiettivo quello di emarginare la fede cattolica e di combatterla», ha aggiunto. «E ora sono passati a un’altra tattica, davvero demoniaca, per combattere direttamente la fede cattolica: hanno iniziato a infiltrarsi nella Chiesa per corromperla con le loro idee di relativismo, naturalismo, antropocentrismo… questa è la radice dell’attuale crisi della Chiesa sin dal Concilio Vaticano II».

 

Il prelato kazako-tedesco ha sottolineato che, pur non affermando che la massoneria sia direttamente responsabile della crisi nella Chiesa, le somiglianze con l’ideologia massonica sin dal Concilio sono «davvero sorprendenti», soprattutto per quanto riguarda l’ecumenismo, il dialogo interreligioso e la centralità dell’uomo nella liturgia.

 

«La crisi che dura da 60 anni, a partire dal Concilio, è il primato del relativismo, attraverso il cosiddetto ecumenismo e il dialogo interreligioso. Gesù Cristo è privato della sua unicità rispetto alle altre religioni», ha affermato.

 

«Il secondo fenomeno all’interno della Chiesa cattolica dal Concilio è quello di mettere l’uomo al centro della liturgia… e Cristo viene messo in un angolo, di lato, persino nelle chiese. La Santa Eucaristia… il Cristo vivente, il Dio vivente incarnato, viene messo in un angolo e il sacerdote si mette sulla sua sedia, al centro», ha aggiunto. «Questo è così antropocentrico, e il modo di celebrare la Santa Messa rivolti verso il popolo come in un cerchio chiuso… l’altare non è (più) un altare. No, è un tavolo, e al centro c’è il sacerdote (non più) Cristo. Dicono in teoria, sì, ma non in pratica».

 

«Questa è dunque un’altra caratteristica fondamentale della crisi della Chiesa cattolica, che è anche, lo ripeto, una caratteristica dell’ideologia massonica. Vale a dire che “il primato deve essere dato alla natura della vita terrena, alle realtà terrene”, a scapito della verità eterna, a scapito della grazia della vita spirituale in grazia con Dio, e questa è la nostra crisi. Dobbiamo tornare a Cristo… Lui deve essere il centro» ha continuato il vescovo.

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Satana crede in Roma?

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Il 15 maggio, il giornalista spagnolo Pedro Gomez Carrizo ha pubblicato su Infovaticana un articolo di opinione particolarmente rilevante, intitolato «Satana crede in Roma».   Il testo prende spunto dalla recente nota del Cardinale Victor Manuel Fernandez, Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, riguardante le imminenti consacrazioni episcopali della Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX). Fin dalle prime righe, l’autore pone le basi per la sua riflessione: «La nota del cardinale Fernandez contro la FSSPX solleva una questione ancora più seria di quella dello scisma selettivo: se Satana tentò Cristo chiedendogli di vagliare Pietro, perché si terrebbe lontano dai dicasteri, dai seminari e dagli uffici dove la fede viene preservata – o distorta? Ieri, il cardinale Fernandez ha ripubblicato la sua nota. In essa, ha ribadito «formalmente» che le ordinazioni episcopali della FSSPX costituiscono un atto scismatico e che lo scisma comporta la scomunica».   L’autore sottolinea immediatamente quello che considera un netto contrasto tra la gravità delle accuse e la personalità stessa del cardinale Fernandez: «La prima cosa che colpisce è vedere parole così pesanti pronunciate da una penna così leggera. “Scisma”! Questa parola antiquata, con il suono metallico degli ammonimenti romani, sulla bocca di un cardinale così giovane; questo concetto grave, che conserva tutto l’antico peso di realtà ultime e sacre, nella mente di un cardinale frivolo, innamorato della modernità e di tutte le sue novità».

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Perché Roma parla di scisma solo in relazione a Econe?

L’autore pone immediatamente la domanda: «ci si potrebbe chiedere perché Roma pronunci la parola “scisma” con tanta solennità quando guarda a Ecône, e la tenga accuratamente per sé quando è testimone di tutta questa variegata e colorata serie di rotture dottrinali, liturgiche, morali e sacramentali che, per decenni, sono entrate nella Chiesa ufficiale dalla porta principale».   Un passaggio del testo riguarda la recente accoglienza in Vaticano di Sarah Mullally, una donna che ricopre la carica di «arcivescovo di Canterbury». Pedro Gomez Carrizo scrive: «l’Arcivescovo di Canterbury è stata accolta in Vaticano con il rispetto dovuto a una dignità ecclesiastica e portata in preghiera comune sotto un tetto apostolico. Nessuna breve nota ha ritenuto opportuno ricordare che Leone XIII dichiarò in Apostolicae curae la nullità delle ordinazioni anglicane, e che a questa nullità si aggiunge ora, in una sorta di sfida teatrale, il fatto che lei sia una donna. Con la massima naturalezza, una figura che la dottrina cattolica non può considerare vescovo in alcun modo viene trattata pubblicamente da Roma come se lo fosse; e la piacevole coreografia della scena comunica al mondo tanto l’approvazione quanto la asciutta nota di Fernandez esprime la disapprovazione».   Pedro Gomez Carrizo la spiega così: «È uno scisma “selettivo”: per Pachamama c’era l’inculturazione; per Lutero, una memoria riconciliata; per le benedizioni ambigue, il discernimento pastorale; per le nomine episcopali all’ombra del Partito Comunista Cinese, il realismo diplomatico; per il raffreddamento della mariologia, una sensibilità ecumenica; per le liturgie delle fiere di paese, la creatività comunitaria. Per la Tradizione, invece, il Codice riappare miracolosamente».   L’autore prosegue descrivendo quella che considera una profonda contraddizione nella Chiesa odierna: «improvvisamente, dal volto sorridente della Chiesa sinodale – fluida, dialogica, ecumenica, ospitale verso ogni estraneità e comprensione fino all’esaurimento verso ogni deviazione – emerge la severa smorfia di condanna: il Dicastero per la Dottrina della Fede, guidato dall’ineffabile cardinale, riscopre la solennità dell’antico Sant’Uffizio per mettere in guardia dallo scisma coloro che conservano la liturgia romana, la morale cattolica e la dottrina appresa da intere generazioni di fedeli».   Pedro Gomez Carrizo non vuole soffermarsi sulla figura del cardinale Fernandez, che rappresenta solo una parte del problema: «lasciamo da parte Víctor Manuel Fernandez, perché il cardinale romanziere, il censore fuorviato delle deviazioni, è solo il germe di una malattia interiore. La sua continua guida del Dicastero per la Dottrina della Fede esprime uno dei più dolorosi capovolgimenti dell’era post-conciliare: un Sant’Uffizio rinnovato, ora dedito alla persecuzione della Tradizione. Chi vigila sui custodi quando perdono il discernimento elementare che permette di distinguere l’amico dal nemico della fede?»

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Quando Roma cominciò a temere la Tradizione più dell’eresia?

Pedro Gomez Carrizo introduce quindi una riflessione più ampia sul Concilio Vaticano II e sull’aggiornamento: «Vargas Llosa mise in bocca a Zavalita questa famosa domanda: “A che punto il Perù si è disgregato?”. Una domanda simile comincia a porsi anche per il cattolico del nostro tempo: a che punto Roma ha iniziato a sentirsi più a disagio con la Tradizione che con l’eresia? La risposta non ha una data precisa, ma ha una parola fondamentale, una parola d’ordine e un segno di riconoscimento di un’epoca: aggiornamento».   Egli paragona il Concilio Vaticano II ai grandi concili dogmatici della storia: «il Vaticano II presenta un’anomalia storica raramente affrontata: mentre i grandi concili nacquero per definire la fede contro gli errori che ne minacciavano l’integrità – Nicea contro Ario; Trento contro la rivoluzione protestante; Vaticano I contro l’assalto del razionalismo, del liberalismo e delle nuove forme di protesta moderna – il Vaticano II finì per adattarsi a un mondo già colonizzato dall’eresia. Il modernismo regnava nelle università, nei seminari, nell’esegesi, nella teologia morale e nell’immaginazione pastorale di tanti ecclesiastici che sognavano una Chiesa “riconciliata con il mondo” da allora, ha regnato anche in Vaticano».   Pedro Gomez Carrizo ricorda la condanna del Modernismo da parte di San Pio X: «Ora, il Modernismo, nonostante la natura amichevole del termine e le sue connotazioni positive, è proprio ciò che San Pio X identificò come la sintesi di tutte le eresie. In altre parole: qualcosa di molto grave. Così grave che Papa Paolo VI, dopo aver aperto le porte e le finestre del Vaticano al Modernismo, si rese conto che “il fumo di Satana” era entrato nella Santa Chiesa».

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Satana non è una metafora

Il punto cruciale arriva quando Pedro Gomez Carrizo rifiuta qualsiasi interpretazione simbolica del diavolo: «E qui non parliamo di Satana come metafora. Parliamo di Satana come realtà personale, intelligente e attiva, nemico di Dio e delle anime. La fede cattolica perde la sua forza quando riduce il diavolo a un simbolo psicologico o a una reliquia letteraria di tempi creduloni».   Egli ricorda diversi episodi scritturali: «Cristo fu tentato da Satana nel deserto; Giuda, seduto alla mensa del Signore, cedette alla sua influenza fino al punto di commettere tradimento; Pietro udì dalle labbra stesse di Cristo quel terribile ‘Vattene via da me, Satana!’ quando cercò di dissuadere il Signore dalla via della croce; e questo stesso Pietro fu avvertito che Satana gli aveva chiesto di vagliarlo come il grano. La Scrittura non colloca l’azione diabolica ai margini pittoreschi della religione, ma al cuore stesso del dramma della salvezza, dove si decide tra fedeltà e tradimento».   Pedro Gomez Carrizo anticipa la solita obiezione: «come potrebbe il Nemico infiltrarsi nella Chiesa, la Sposa di Cristo?»   Egli replica immediatamente: «Una risposta ponderata inizia distinguendo ciò che Dio ha promesso da ciò che non ha mai promesso. Cristo ha promesso che le porte dell’inferno non avrebbero prevalso contro la Sua Chiesa; questa promessa assicura l’indefettibilità della Sposa, la permanenza della fede, l’efficacia dei sacramenti e la vittoria finale di Cristo sulle potenze avverse. Ma Cristo non ha mai promesso pastori impeccabili, dicasteri immuni, seminari incorruttibili, liturgisti ispirati, teologi docili o cardinali edificanti. L’indefettibile santità della Chiesa è coesistita, fin dai tempi di Giuda, con la terribile possibilità di tradimento all’interno delle sue stesse mura visibili».   La conclusione dell’articolo è senza dubbio il passaggio più incisivo: «In realtà, la promessa di Cristo presuppone un assalto: se le porte dell’inferno non prevarranno, sarà perché certamente ci proveranno. L’immagine sarebbe priva di significato se la Chiesa fosse posta sotto una cupola di vetro, preservata da ogni infiltrazione e corruzione interna. San Paolo parlò del mysterium iniquitatis, mise in guardia contro i falsi apostoli e avvertì i sacerdoti di Efeso che dopo la sua partenza sarebbero entrati lupi rapaci e che uomini si sarebbero levati tra di loro per trascinare discepoli dietro di sé. “Tra di voi”, dice l’Apostolo».   L’autore prosegue: «la storia della Chiesa conferma questo insegnamento. Ario era un sacerdote; Nestorio era il Patriarca di Costantinopoli; Onorio era il papa; i prelati rinascimentali trasformarono la Curia in una corte mondana; e i moderni capi ecclesiastici hanno distrutto dai loro pulpiti ciò che martiri e confessori avevano difeso con il loro sangue. Nulla di tutto ciò distrugge la Chiesa, ma tutto ciò rivela il vero campo di battaglia. La Sposa rimane santa attraverso il suo Capo, che è Cristo – non il suo vicario – attraverso l’assistenza dello Spirito Santo e attraverso la fedeltà di coloro che, spesso da umili origini, continuano a credere in ciò che la Chiesa ha ricevuto. Le sue membra visibili possono contaminarla agli occhi degli uomini, renderla irriconoscibile per un certo tempo, trasformare le sue strutture in strumenti di confusione e le sue parole più venerabili in alibi per l’apostasia pratica».   Segue quindi quest’ultima riflessione, che dà pieno significato al titolo dell’articolo: «sì, l’infiltrazione diabolica nella Chiesa non è solo possibile: è prevedibile per chiunque creda veramente nella Chiesa. Satana non perde tempo dove non c’è nulla di decisivo in gioco. Il suo interesse naturale è rivolto all’altare, al confessionale, al seminario, all’episcopato, alla liturgia, alla dottrina, alla formazione dei bambini, alla nomina dei pastori e persino al linguaggio con cui si nominano peccato e grazia».   Pedro Gomez Carrizo conclude con un’immagine particolarmente suggestiva: «se una merceria commette un errore, venderà bottoni scadenti. Se Roma commette un errore, può disorientare le anime. Il Nemico conosce la differenza».   Articolo previamente apparso su FSSPX.News  

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