Economia
Orban: i burocrati di Bruxelles corrono in giro come polli in preda al panico
Il primo ministro ungherese Viktor Orban ha aspramente criticato Bruxelles, accusando la leadership dell’UE di una gestione fallimentare in settori cruciali come l’economia, l’immigrazione e la sicurezza.
In un discorso tenuto presso i Digital Civic Circles, una rete di gruppi digitali che promuovono valori conservatori in Ungheria, ha dichiarato che il blocco UE è sull’orlo del collasso a causa delle carenze dei suoi attuali leader.
Sabato, il primo ministro ha descritto un quadro drammatico, parlando di «montagne di debiti, folle di migranti, violenza di strada, l’ombra sempre più oscura della guerra, licenziamenti di massa, costi dei servizi pubblici alle stelle, famiglie impoverite e burocrati di Bruxelles che corrono in giro come polli in preda al panico», elencando i problemi dell’UE.
Secondo Orban, l’UE non è riuscita a imporsi come una potenza globale credibile. Invece di affrontare queste sfide, l’Unione è diventata un simbolo di debolezza, indecisione e caos interno, ha sostenuto.
Il premier magiaro criticato quello che ha definito il «tragico» accordo commerciale con gli Stati Uniti firmato dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, aggiungendo che le politiche verdi dell’UE stanno «uccidendo l’industria europea». I prezzi dell’energia, ha osservato Orban, sono «da tre a quattro volte più alti» rispetto agli Stati Uniti, mentre Paesi come la Francia si avvicinano a livelli di debito insostenibili.
«L’Europa, come l’abbiamo conosciuta e amata, è finita», ha avvertito Orban. «Se lo neghiamo, perdiamo tempo. Se lo diciamo ad alta voce, guadagniamo tempo».
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Il politico ha contrapposto l’approccio di Budapest a quello di Bruxelles, evidenziando controlli più rigidi sull’immigrazione, una politica familiare legata all’occupazione e un sistema fiscale che, a suo dire, sostiene chi cerca lavoro.
Le critiche dell’Orbano, pur espresse in modo incisivo, si inseriscono in preoccupazioni più ampie condivise da economisti e analisti. Esperti del Fondo Monetario Internazionale e di altre istituzioni hanno avvertito che l’UE rischia una stagnazione a lungo termine.
Il FMI prevede una crescita dell’area dell’euro di appena lo 0,8% nel 2025 e dell’1,2% nel 2026, mentre il debito pubblico rimane vicino al 90% del PIL e i deficit superano il 3%, ben oltre i livelli pre-pandemia.
Come riportato da Renovatio 21, Orban aveva parlato di un possibile «collasso» dell’Unione Europea ancora due settimane fa, descrivendo una fase di «disintegrazione caotica e costosa» e avvertendo che il bilancio UE 2028-2035 «potrebbe essere l’ultimo se non cambia nulla».
«L’UE è attualmente sull’orlo del collasso ed è entrata in uno stato di frammentazione. E se continua così… passerà alla storia come il deprimente risultato finale di un esperimento un tempo nobile», ha dichiarato Orban ad un picnic civico annuale a Kotcse, proponendo di trasformare l’UE – definita sempre da lui due mesi fa come «debole e ridicola» – in «cerchi concentrici».
Ancora la scorsa estate fa Orban aveva denunciato come il bilancio di Brusselle potrebbe distruggere l’intero euroblocco, notando pure, in un’altra occasione, l’esistenza di un piano «progressista» per l’Europa di «sostituire il cristianesimo e la nazione».
Il premier di Budapest aveva altresì chiesto, con un tweet ironico, la defenestrazione del presidente della Comissione UE Ursula Von der Leyen all’altezza del voto di sfiducia dello scorso luglio.
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Immagine di © European Union, 1998 – 2025 via Wikimedia ripubblicata secondo indicazioni.
Economia
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Economia
Grecia e Malta si oppongono alle ultime sanzioni UE alla Russia
Grecia e Malta si oppongono alla proposta dell’Unione Europea di vietare tutti i servizi marittimi legati al petrolio greggio russo, configurandosi come i principali ostacoli all’approvazione del 20° pacchetto di sanzioni del blocco nei confronti di Mosca.
La misura in discussione, avanzata dalla Commissione europea la scorsa settimana, sostituirebbe l’attuale price cap del G7 con un divieto assoluto su tutti i servizi di trasporto, assicurazione e portuali forniti dall’UE per il petrolio greggio russo, a prescindere dal prezzo di acquisto.
Lunedì, nel corso di una riunione degli ambasciatori dell’UE, Grecia e Malta hanno manifestato le loro riserve, temendo che tale cambiamento possa arrecare gravi danni al settore marittimo europeo e contribuire a un aumento dei prezzi dell’energia, come riportato da Bloomberg sulla base di fonti informate.
Secondo Lloyd’s List, autorevole pubblicazione del settore con sede a Londra, i funzionari della Commissione europea stanno attualmente conducendo negoziati interni con Atene e La Valletta. Dati analitici della testata indicano che le petroliere di proprietà o sotto controllo di armatori dell’UE – nella stragrande maggioranza greci – hanno gestito il 19% delle spedizioni di petrolio russo nel mese scorso.
La Grecia possiede la flotta di petroliere più grande al mondo. Un divieto totale sui servizi renderebbe immediatamente queste navi incapaci di trasportare petrolio russo, anche quello acquistato legalmente al di sotto del tetto attuale di 44,10 dollari al barile, provocando l’annullamento di numerosi contratti e perdite economiche rilevanti per l’industria navale ellenica.
Malta, d’altra parte, amministra uno dei registri navali più estesi a livello globale. La proposta di divieto metterebbe a rischio le entrate derivanti dal suo ruolo di Stato di bandiera.
Il ventesimo pacchetto di sanzioni dovrebbe essere finalizzato entro il 24 febbraio, esattamente quattro anni dopo l’escalation del conflitto in Ucraina. Grecia e Malta dispongono di diritto di veto sulle decisioni in materia di sanzioni dell’UE, per cui la misura non potrà essere adottata senza il loro consenso.
Dal 2022, i paesi occidentali hanno applicato sanzioni severe alla Russia, colpendo in particolare il suo commercio petrolifero attraverso il price cap sulle spedizioni e la black list di singole navi.
Le autorità occidentali accusano Mosca di aver creato una cosiddetta “flotta ombra”. Nelle scorse settimane, marine statunitense, britannica e francese hanno sequestrato diverse petroliere sospettate di violare le sanzioni. Il Regno Unito starebbe inoltre preparando il lancio di una flotta di droni marittimi per intercettare e sequestrare imbarcazioni collegate alla Russia.
I funzionari russi hanno definito questi sequestri una «palese violazione» del diritto internazionale marittimo. Mosca sostiene inoltre che le sanzioni non abbiano raggiunto gli obiettivi prefissati e che la Russia sia riuscita ad adattarsi con successo alle restrizioni imposte.
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Economia
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