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Stragi

Nuova indagine sull’11 settembre?

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Il senatore repubblicano statunitense Ron Johnson ha ipotizzato che potrebbero essere imminenti nuove udienze del Congresso sugli attacchi dell’11 settembre, citando domande senza risposta riguardanti la narrazione ufficiale e il trattamento delle prove.

 

L’11 settembre 2001, i terroristi di al-Qaeda dirottarono quattro aerei di linea, facendone schiantare due contro le torri gemelle del World Trade Center a Manhattan. Un terzo aereo colpì il Pentagono, mentre il quarto si schiantò in un campo in Pennsylvania. Secondo il National Institute of Standards and Technology (NIST), l’Edificio 7 del World Trade Center crollò a causa di incendi innescati dai detriti di una delle torri gemelle vicine.

 

Nel corso di un’intervista rilasciata al commentatore conservatore Benny Johnson, pubblicata lunedì, il senatore Johnson ha messo in discussione diversi aspetti delle indagini sull’11 settembre, tra cui il crollo dell’Edificio 7.

 

«Non so se si possano trovare ingegneri strutturali, a parte quelli che hanno condotto le indagini sulla corruzione all’interno del NIST, che affermerebbero che quella cosa non è crollata in nessun altro modo se non tramite una demolizione controllata», ha affermato.

 


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Johnson, che presiede la sottocommissione permanente per le indagini sulla sicurezza interna e gli affari governativi del Senato, ha anche criticato la rimozione e la distruzione delle prove fisiche dal sito, definendola «totalmente contraria a qualsiasi altra procedura di indagine antincendio». «Dov’è tutta la documentazione dell’indagine del NIST? Ci sono un sacco di domande che vorrei porre e che farò, onestamente, ora che ho gli occhi aperti», ha continuato.

 

Alla domanda se il pubblico avrebbe potuto assistere a udienze sulla questione, Johnson ha risposto: «Credo di sì», suggerendo che il presidente Donald Trump, «essendo lui stesso newyorkese», potrebbe essere interessato a riaprire il caso: «cosa è successo realmente l’11 settembre? Cosa sappiamo? Cosa viene insabbiato? Immagino che ci sia moltissimo da nascondere riguardo a ciò che il governo americano sa dell’11 settembre».

 

Johnson ha anche affermato di aver parlato di recente con l’ex membro del Congresso Curt Weldon e di voler «collaborare con lui per rivelare ciò che è disposto a rivelare».

 

Il rapporto della Commissione sull’11 settembre, pubblicato nel 2004, rimane la più completa analisi federale statunitense sugli attacchi. Tuttavia, i critici hanno sottolineato le omissioni e la continua segretezza di documenti governativi chiave. Johnson ha anche fatto riferimento a un’iniziativa bipartisan con il senatore democratico del Connecticut Richard Blumenthal nel 2023 per ottenere i file dell’FBI non censurati.

 

«Volevamo ottenere quelle risposte, quei documenti per le famiglie. Ancora una volta, non abbiamo ottenuto nulla dall’FBI», ha affermato.

 

La Commissione sull’11 settembre ha concluso che «nessuna delle misure adottate dal governo degli Stati Uniti dal 1998 al 2001 ha ostacolato o anche solo ritardato il progresso del complotto di Al-Qaeda».

 

All’inizio di questo mese, l’interessa per la questione è stato riacceso quando Curt Weldon ha esortato Trump a nominare «persone di impeccabile integrità» per guidare una commissione incaricata di «studiare i fatti» riguardanti l’11 settembre.

 

In un’intensa intervista con il giornalista Tucker Carlson, Weldon ha liquidato l’etichetta di complottista, suggerendo che la CIA e il governo siano da tempo coinvolti nella disinformazione. «Sapete, quello che mi dà fastidio sono i giornalisti che chiamano la gente teorici del complotto. Beh, è ​​solo questo che fa l’agenzia! Sono loro a creare le cospirazioni», ha detto. «Hanno corsi interi per i loro agenti su come far passare le persone per complottisti».

 

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Lo Weldon, che era stato estromesso dalla politica in modo allucinante – durante le primarie nel suo partito ricevette un raid delle forze dell’ordine a casa della figlia, senza che ne dicessero mai il perché – è un ex pompiere con lunga esperienza al Congresso nella Commissione per l’Intelligence. Ha sostenuto di aver un video in cui uno dei pompieri dell’11 settembre dice alla radio di essere arrivati nel piano dell’incendio, e che la situazione è sotto controllo. Poco dopo l’edificio crollò.

 

Nell’intervista al Carlson, che rimane sbigottito dinanzi alla mancanza di spiegazione rispetto il crollo della celebre Torre 7, che crolla verticalmente senza essere colpita da aerei, lo Weldon arriva a parlare direttamente della «termite», sostanza che erode i metalli che in tanti negli anni hanno dichiarato essere vera responsabile del crollo dei palazzi, i quali erano stati progettati per resistere all’urto di un aereo (evento accaduto accidentalmente all’Empire State Building il 28 luglio 1945, quando un bombardiere Mitchell B-25 si schiantò contro l’iconico grattacielo neoeboraceno).

 

Lo Weldon fa riferimento anche ad un ulteriore documento pubblico divenuto via via sempre più trovabile: quello di Donald Trump, all’epoca solo costruttore a Nuova York, che immediatamente a ridosso della catastrofe dichiara i suoi dubbi sul fatto che il crollo sia dovuto all’impatto degli aerei, dicendo apertis verbis di credere che vi possano essere state bombe dentro l’edificio.

 


 

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Stragi

Traghetto con oltre 350 persone a bordo affonda nelle Filippine

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Un traghetto con 332 passeggeri e 27 membri dell’equipaggio a bordo è affondato lunedì nelle Filippine meridionali, dopo essersi capovolto durante la traversata da Zamboanga City, sull’isola di Mindanao, verso l’isola di Jolo, secondo quanto comunicato dalla Guardia costiera filippina (PCG).   Arsina Kahing-Nanoh, sindaco del comune di Hadji Muhtamad – località dove si è verificato il naufragio – ha inizialmente confermato almeno otto vittime.   Successivamente, il comandante del PCG Romel Dua, responsabile del distretto di Mindanao meridionale, ha dichiarato a Reuters che il bilancio è salito a 15 morti, 316 persone sono state tratte in salvo e 28 risultano ancora disperse.   Le autorità stanno conducendo indagini per accertare le cause dell’incidente. Nelle operazioni di ricerca e soccorso sono stati impiegati aerei e unità navali militari, ha precisato Dua.   Un video girato sul luogo del naufragio mostra numerosi passeggeri in acqua, aggrappati a gommoni di emergenza; alcuni di loro indossano giubbotti di salvataggio.     Come riportao da Renovatio 21, negli ultimi mesi le Filippine sono state colpite da terremoti con alti bilanci di morte e allarmi tsunami.  

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Stragi

Ultima tornata elettorale in Birmania: raid della giunta colpiscono civili nello Stato Kachin

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Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di AsiaNews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

Alla vigilia dell’ultima fase delle elezioni organizzate dalla giunta militare, i bombardamenti aerei hanno colpito la popolazione civile in diverse regioni del Myanmar. Nel villaggio di Kawngjar, nello Stato Kachin, un attacco durante una preghiera funebre ha causato almeno 22 morti. Altri raid hanno colpito Magway e Sagaing. Il processo elettorale è terminato con intimidazioni, mentre le aree sotto il controllo della resistenza sono state escluse dal voto.

 

Mentre la giunta militare del Myanmar portava a termine l’ultima fase delle elezioni, considerate una farsa da buona parte della comunità internazionale, il voto è stato accompagnato da una nuova scia di sangue. Nei giorni scorsi, prima dell’apertura delle urne ieri per la terza fase delle votazioni, una serie di bombardamenti aerei ha colpito la popolazione civile in diverse aree del Paese.

 

L’episodio più grave si è verificato nello Stato Kachin, dove un attacco dell’aviazione militare ha centrato una cerimonia funebre, uccidendo almeno 22 persone e ferendone decine.

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Il bombardamento è avvenuto giovedì 22 gennaio nel villaggio di Kawngjar, noto anche come Hteelin, a ovest di Bhamo. Nel primo pomeriggio, mentre gli abitanti si erano riuniti per una preghiera in memoria di un uomo del villaggio recentemente scomparso, un jet della giunta ha sganciato due bombe sui presenti. L’area non era un fronte attivo di combattimento. Al contrario, il villaggio era diventato un rifugio per centinaia di sfollati interni in fuga dagli scontri urbani in corso a Bhamo.

 

«Eravamo riuniti per pregare, cercando un momento di pace per onorare i nostri morti», ha raccontato un sopravvissuto fuggito nel villaggio il mese scorso. «Il rumore dell’aereo è stato l’unico avvertimento. Poi ci sono state solo fiamme e urla. Non hanno ucciso solo i vivi: ci hanno attaccati mentre stavamo onorando i nostri morti».

 

Secondo il colonnello Naw Bu, portavoce dell’Esercito per l’Indipendenza Kachin (KIA), 18 persone sono morte sul colpo, mentre il bilancio è salito a 22 nei giorni successivi, quando alcuni feriti sono deceduti per la mancanza di cure adeguate. «La giunta è pienamente consapevole che queste sono zone non combattenti», ha dichiarato Naw Bu. «Si è trattato di un atto deliberato di terrore, volto a paralizzare la popolazione alla vigilia del loro voto farsa».

 

Il massacro nello Stato Kachin non è stato un caso isolato. Nelle 72 ore precedenti il voto del 25 gennaio, la giunta militare, che ha assunto il nome di Consiglio di amministrazione dello Stato (SAC), ha intensificato la campagna di bombardamenti aerei in diverse aree contese del Paese. Nella regione di Magway, un attacco aereo ha colpito una festa di matrimonio nel villaggio di Tatgone, nel comune di Aunglan, causando la morte di cinque civili, tra cui un bambino di un anno.

 

Altri raid hanno preso di mira infrastrutture civili a Indaw e Mawlu, nella regione di Sagaing, mentre oltre 8mila persone sono state costrette a fuggire nella giungla nella municipalità di Salin, sempre in Magway, a seguito di un’offensiva di terra.

 

Secondo analisti militari locali, gli attacchi nello Stato Kachin sarebbero stati un tentativo preventivo di soffocare le forze di resistenza che avrebbero potuto ostacolare la fase finale delle votazioni nel corridoio strategico di Bhamo–Shwegu. A Bhamo, dove l’esercito mantiene il controllo del centro cittadino ma ha perso l’aeroporto e vari avamposti circostanti, il voto si è svolto esclusivamente all’interno di complessi militari fortificati.

 

«L’esercito usa le elezioni come giustificazione per omicidi di massa», ha dichiarato un difensore dei diritti umani appartenente all’organizzazione Fortify Rights. «Bombardano i villaggi per impedire alle persone di muoversi, poi dichiarano un’alta affluenza nelle aree che hanno svuotato di ogni opposizione».

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Mentre i media controllati dalla giunta si apprestano ad annunciare la vittoria del partito sostenuto dai militari, l’Union Solidarity and Development Party (USDP), la realtà sul terreno è ben diversa. L’intero processo elettorale, articolato in tre fasi tra il 28 dicembre e il 25 gennaio, è stato ampiamente condannato dagli osservatori internazionali come privo di qualsiasi credibilità democratica. Il partito più popolare del Paese, la Lega nazionale per la democrazia, è stato messo fuori legge, mentre la sua leader, Aung San Suu Kyi, è tuttora detenuta.

 

Anche l’ultima fase del voto ha seguito lo schema già visto nei turni precedenti: le famiglie sono state minacciate con la perdita dell’accesso ai servizi pubblici in caso di astensione dal voto, mentre i funzionari statali sono stati avvertiti che avrebbero perso il posto di lavoro. In alcune aree sotto il controllo delle forze di resistenza, la giunta non è riuscita a organizzare alcuna votazione.

 

Mentre il regime si prepara a insediare un nuovo Parlamento dominato dall’USDP e ad annunciare la transizione della presidenza retta dal generale Min Aung Hlaing a un governo civile, una parte della comunità internazionale continua a rifiutare il riconoscimento dei risultati, mentre la Cina ha evitato di condannare il processo elettorale, mantenendo il proprio sostegno alla giunta militare.

 

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Catastrofi

Scontro tra treni ad alta velocità in Spagna: 40 morti

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Almeno 39 persone hanno perso la vita e decine sono rimaste ferite in seguito alla collisione tra due treni ad alta velocità nel sud della Spagna, secondo quanto riferito dalla polizia.   I servizi di emergenza avevano inizialmente indicato che almeno 73 persone erano rimaste ferite nell’incidente, di cui 24 in condizioni gravi, tra cui quattro minori.   Lo scontro si è verificato nel comune di Adamuz, nei pressi della città di Cordoba, nella regione dell’Andalusia, alle 19:45 ora locale (18:45 GMT) di domenica, come comunicato dall’operatore ferroviario Adif.   La coda di un treno diretto da Malaga a Madrid, con circa 300-317 passeggeri a bordo, è deragliata e ha invaso la linea opposta, scontrandosi con un treno proveniente da Madrid e diretto a Huelva, con oltre 200 persone a bordo, causando il deragliamento anche di quest’ultimo.    

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I soccorritori sono intervenuti immediatamente sul luogo e hanno estratto tutti i sopravvissuti dai vagoni ribaltati entro la mezzanotte, ha dichiarato il ministro dei Trasporti spagnolo Óscar Puente. Tuttavia, il ministro ha avvertito che il bilancio delle vittime potrebbe ancora aumentare, poiché le operazioni di ricerca dei corpi proseguono. Le cause dell’incidente rimangono al momento sconosciute; Puente ha definito l’evento «tremendamente strano», in quanto si è verificato su un tratto pianeggiante di binari rinnovati lo scorso maggio, e il treno deragliato per primo era in servizio da meno di quattro anni.   Il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez ha espresso le sue condoglianze alle famiglie delle vittime, definendo la serata «una giornata di profonda tristezza per il nostro Paese» in un messaggio su X. Ha inoltre annunciato tre giorni di lutto nazionale e promesso che verrà fatta piena luce sulle cause con «trasparenza assoluta».   La Spagna possiede la rete ferroviaria ad alta velocità più estesa dell’Unione Europea per treni superiori ai 250 km/h, con oltre 3.000 km di binari dedicati.   L’ultimo grave incidente ferroviario nel Paese risale al 2013, quando 80 persone morirono nel deragliamento di un treno a Santiago de Compostela.  

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