Connettiti con Renovato 21

Militaria

Nuova base navale russa in Sudan

Pubblicato

il

Khartoum e Mosca hanno concordato la creazione di una base navale russa in Sudan, ha affermato il ministro degli Esteri Ali Youssef Ahmed Al-Sharif.

 

In una conferenza stampa con il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov a Mosca mercoledì, Al-Sharif ha confermato che le discussioni si sono concluse con successo, affermando, «quindi, la questione è piuttosto semplice. Non ho nulla da aggiungere. Abbiamo concordato su tutto».

 

Secondo l’agenzia russa TASS, l’accordo, emerso per la prima volta a dicembre 2020, delinea la creazione di una struttura di supporto logistico per la Marina russa. Fungerà da hub per le riparazioni e i rifornimenti delle navi. Il personale della struttura sarà limitato a 300 persone, con un massimo di quattro navi russe autorizzate a stazionare lì contemporaneamente.

 

Dopo i colloqui, Lavrov ha ribadito la posizione della Russia «sulla necessità di una rapida cessazione delle ostilità e dell’avvio di un dialogo nazionale inclusivo» sul conflitto in Sudan tra le Forze armate sudanesi (SAF) e le Forze paramilitari di supporto rapido (RSF), sottolineando la necessità di una risoluzione senza interferenze esterne.

Sostieni Renovatio 21

Da aprile 2023, il brutale conflitto ha causato la morte di decine di migliaia di persone e milioni di sfollati.

 

Nel corso della conferenza stampa, il ministro degli Esteri russo ha sottolineato che, nonostante le sanzioni occidentali, Mosca continua ad ampliare il suo impegno con le nazioni africane, aggiungendo che la Russia è riuscita a mantenere e rafforzare partnership reciprocamente vantaggiose in tutto il continente.

 

«Certamente, cerchiamo e, nella maggior parte dei casi, troviamo modi per continuare la nostra cooperazione reciprocamente vantaggiosa con i paesi africani e altri, indipendentemente dalle azioni criminali, unilaterali e illegittime dell’Occidente collettivo», ha affermato.

 

Lavrov ha anche sostenuto che le sanzioni occidentali mettono a nudo l’inaffidabilità di coloro che le impongono, affermando che minano i principi chiave della globalizzazione: «la concorrenza leale, la presunzione di innocenza, l’inviolabilità della proprietà, il libero gioco delle forze di mercato: tutto questo è stato immediatamente ribaltato».

 

Il Sudan ha in programma di firmare accordi con aziende russe per progetti industriali, commerciali e petroliferi, concentrandosi su oltre 20 pozzi petroliferi in zone libere da conflitti come la regione del Mar Rosso e il Sudan occidentale, secondo il ministro sudanese del petrolio e del gas, Mohi-Eddin Naeem Mohamed Saeed. Lo stato africano ha offerto 22 giacimenti petroliferi a società russe tra cui Rosneft e Gazprom.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine del Ministero degli Esteri russo via Mid.ru pubblicata secondo indicazioni.

Continua a leggere

Militaria

Gli Stati Uniti sottovalutano enormemente il costo della guerra con l’Iran

Pubblicato

il

Da

Il costo finanziario della guerra contro l’Iran per i contribuenti americani viene sottovalutato dalle autorità e potrebbe lievitare fino a raggiungere migliaia di miliardi di dollari nel lungo periodo. Lo riporta The Intercept.   Il bilancio militare statunitense, il più alto al mondo, ha superato gli 830 miliardi di dollari per l’anno fiscale 2026. Il presidente Donald Trump si è vantato che la campagna per il cambio di regime a Teheran potrebbe essere condotta «per sempre» utilizzando le attuali scorte di munizioni del Pentagono, sebbene gli scettici affermino che l’esaurimento delle armi rappresenti un problema serio.   Mercoledì, The Intercept ha messo a confronto le stime sull’Operazione Epic Fury fornite dai funzionari dell’amministrazione Trump con le cifre di esperti, legislatori e due funzionari governativi intervistati a condizione di anonimato.

Aiuta Renovatio 21

La stima di 12 miliardi di dollari fornita domenica dal consigliere economico di Trump, Kevin Hassett, non tiene conto del costo del rafforzamento militare in Medio Oriente che ha preceduto l’attacco israeliano-americano di fine febbraio, ha affermato la testata. Una guerra di tre settimane costerebbe direttamente tra i 60 e i 130 miliardi di dollari, cifra che salirebbe a 250 miliardi se si protraesse per otto settimane, secondo quanto riferito da fonti governative alla stessa testata.   I legislatori prevedono che l’amministrazione aggiungerà almeno 50 miliardi di dollari alla richiesta di bilancio di 1.500 miliardi di dollari per il dipartimento della Guerra per l’anno fiscale 2027.   Le spese a lungo termine, inclusi i benefici per i veterani e gli interessi su ulteriori debiti, potrebbero far lievitare il totale a migliaia di miliardi, in modo simile alla guerra in Iraq, sottolinea il rapporto. L’amministrazione di Giorgio W. Bush aveva inizialmente stimato il costo per rovesciare Saddam Hussein a 40 miliardi di dollari, ma valutazioni indipendenti hanno indicato una cifra intorno agli 8 trilioni di dollari entro il 2021.   Secondo i dati del Tesoro, il debito pubblico statunitense si sta avvicinando ai 39 trilioni di dollari, in aumento rispetto ai 38 trilioni dello scorso ottobre. Trump, durante la campagna elettorale, aveva promesso di non intraprendere nuove guerre costose e di ridurre il debito tagliando le spese pubbliche superflue.   Questa settimana, Joe Kent, capo del Centro nazionale antiterrorismo statunitense, si è dimesso per protesta contro la guerra all’Iran affermando che, contrariamente a quanto sostenuto da Trump, l’Iran «non rappresentava una minaccia imminente per la nostra nazione» e che l’attacco è stato lanciato «a causa delle pressioni di Israele e della sua potente lobby americana».

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Continua a leggere

Militaria

I pasdaran hanno attaccato tutte le basi USA in Medio Oriente

Pubblicato

il

Da

L’Iran ha colpito tutte le basi militari statunitensi situate in Medio Oriente durante l’ultimo attacco, ha dichiarato mercoledì il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane (i pasdaran).

 

«Nelle ultime ore, le forze armate hanno condotto una serie di potenti attacchi nell’ambito della 62a fase dell’Operazione Vera Promessa 4, prendendo di mira tutte le basi statunitensi nella regione, nonché i punti di raccolta e i centri di supporto al combattimento dei sionisti», ha dichiarato il Corpo dei Pasdaran secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa iraniana Fars.

 

Le Guardie Rivoluzionarie hanno aggiunto di aver colpito le città di Tel Aviv, Beersheba, Haifa e Acri in Israele, nonché le basi statunitensi di Ali Al-Salem, Al-Udeiri e Arifjan in Kuwait, Victoria in Iraq, Al-Udeid in Qatar, Al-Dhafra negli Emirati Arabi Uniti e Al-Azraq in Giordania, e la Quinta Flotta della Marina statunitense, dislocata nel Golfo Persico, nel Mar Rosso e nel Mar Arabico.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di Sarallah Ankouti / Tasnim via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International

Continua a leggere

Militaria

Israele sta esaurendo le scorte di intercettori missilistici

Pubblicato

il

Da

Israele ha informato gli Stati Uniti di avere scorte di intercettori missilistici balistici estremamente basse. Lo riporta la testata Semafor, che cita funzionari USA.   Israele è entrato nell’attuale guerra con scorte di intercettori già esaurite a causa del conflitto della scorsa estate, e i continui attacchi iraniani hanno accelerato ulteriormente il consumo.   Il ministro degli Esteri israeliano Gedeone Sa’ar ha negato la carenza domenica 15 marzo. Viè da considerare inoltre l’entità della spesa per gli intercettori.

Sostieni Renovatio 21

Gli Stati Uniti hanno lanciato oltre 150 intercettori THAAD durante la guerra dei 12 giorni dello scorso anno, consumando circa un quarto delle loro scorte dell’epoca, e si stima che abbiano lanciato intercettori Patriot per un valore di circa 2,4 miliardi di dollari solo nei primi cinque giorni dell’attuale conflitto.   Gli analisti ora si chiedono se Washingtone condividerà ulteriori intercettori con Israele, a ulteriore costo delle proprie riserve.   I funzionari sentiti dalla testata americana insistono sul fatto che le scorte statunitensi rimangono sufficienti. «Abbiamo tutto il necessario per proteggere le nostre basi e il nostro personale nella regione», ha affermato un funzionario.   La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha affermato che le scorte statunitensi sono «più che sufficienti» per raggiungere gli obiettivi di Trump «e anche di più».

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Continua a leggere

Più popolari