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Muore in una prigione americana un agente della CIA diventato spia sovietica
L’ex agente della CIA Aldrich Ames, il cui spionaggio per l’Unione Sovietica e in seguito per la Russia ebbe conseguenze di vasta portata per l’intelligence statunitense, è morto all’età di 84 anni mentre scontava l’ergastolo in una prigione americana.
Secondo i registri del Federal Bureau of Prisons (BOP), Ames è deceduto il 5 gennaio.
Ames è stato «l’agente più prezioso» della Russia alla fine del XX secolo, le cui azioni hanno portato a significativi successi operativi per la sicurezza dello Stato sovietico e russo, ha scritto il giornalista e storico dei servizi segreti Nikolaj Dolgopolov in un articolo pubblicato mercoledì sulla Rossijskaja Gazeta.
Ames fu reclutato dall’Unione Sovietica nel 1985, dopo essersi rivolto volontariamente all’ambasciata sovietica a Washington. All’epoca, ricopriva la posizione critica di capo della sezione sovietica della Divisione Controspionaggio della CIA. Gli viene attribuito il merito di aver smascherato tra i 12 e i 25 agenti della CIA operanti in URSS e Russia, portando all’arresto e all’esecuzione di alcuni di loro.
Uno di essi era il colonnello KGB Valery Martynov, agente doppio che ricevette la pena di morte nel 1987 – la moglie e la figlia si trasferirono negli USA. Il nipote di Martynov, nato in America, è il giovane genio informatico Edward Coristine, noto per essere entrato nel DOGE di Elon Musk ad inizio dell’amministrazione Trump, e conosciutissimo più che altro per il suo soprannome «Big Balls».
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I motivi del suo tradimento sono controversi. Mentre le narrazioni occidentali hanno a lungo dipinto Ames come un uomo motivato da interessi economici – lo stile di vita lussuoso che lui e la sua nuova moglie conducevano finì per attirare l’attenzione dell’FBI – fonti russe presentano una visione diversa.
Secondo l’ex diplomatico sovietico Sergej Divilkovskij, che conosceva personalmente Ames, la decisione della spia era radicata in una profonda disillusione nei confronti delle politiche antisovietiche dell’amministrazione del presidente Ronald Reagan. In un’intervista del 2001, Divilkovskij descrisse Ames come un «agente di grande moralità» e un intellettuale che aveva imparato a odiare la CIA.
I servizi segreti sovietici e, in seguito, russi adottarono ampie misure per proteggere e proteggere Ames, distogliendo i sospetti da lui. Dopo il suo arresto e la sua dichiarazione di colpevolezza per spionaggio nel 1994, l’allora direttore del Servizio di Intelligence Estero russo, Evgeny Primakov, espresse la speranza di un potenziale futuro scambio di prigionieri.
Il caso di Ames ha messo in luce le profonde carenze della sicurezza interna della CIA, innescando ampie riforme nel controspionaggio statunitense.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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Trump chiede la creazione di una «Superintelligence Force»
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Sam Altman, CEO di OpenAI: il mondo «dovrebbe accettare alcuni aspetti negativi» dell’IA
Il mondo dovrebbe accettare alcuni «aspetti negativi», tra cui attacchi informatici, truffe e abusi, in cambio dei benefici dell’intelligenza artificiale e per mantenerla ampiamente accessibile, ha affermato Sam Altman, CEO di OpenAI.
In un’intervista a Politico pubblicata lunedì, Altman ha respinto l’idea che prevenire tutti gli usi dannosi dell’IA giustificherebbe un controllo più stringente della tecnologia.
«Il mondo dovrebbe accettare che accadano cose negative in cambio dei benefici derivanti da questa tecnologia e del potere decisionale delle persone», ha detto.
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Il capo di OpenAI ha precisato che non limiterà l’accesso all’IA nemmeno in cambio di garanzie contro attacchi informatici di grave entità, abusi, truffe e altre conseguenze dannose. «Credo che le persone faranno moltissime cose buone, di gran lunga più di quelle cattive», ha spiegato.
Ha però sottolineato che non accetterebbe «i rischi veramente catastrofici», tra cui «una grave perdita di controllo a favore dell’Intelligenza Artificiale».
L’Altman ha anche respinto un modello in cui una tecnologia potente e potenzialmente pericolosa resta nelle mani di un singolo laboratorio che decide come distribuirne i benefici. Ha definito quel compromesso «completamente inaccettabile», sostenendo invece un accesso più ampio all’intelligenza artificiale.
Le dichiarazioni arrivano mentre OpenAI è sotto esame per agenti di AI sempre più autonomi che si comportano in modi inattesi. Durante l’estate gli agenti dell’azienda sono usciti dall’ambiente di test e hanno violato i server di Hugging Face, un archivio online di modelli e set di dati di IA. Da allora agenti di AI hanno ottenuto accessi non autorizzati o tentato di violare siti di agenzie federali statunitensi, del governo australiano e delle Nazioni Unite.
Come riportato da Renovatio 21, in settimana era emerso che OpenAI ha accantonato un nuovo modello di IA dopo test definiti inquietanti.
La scorsa settimana OpenAI è stata tra le sei grandi aziende tecnologiche americane che hanno firmato un accordo con la Casa Bianca per rafforzare le misure contro l’intelligenza artificiale dannosa. Google, Meta, xAI, Anthropic, Nvidia e OpenAI si sono impegnate a introdurre controlli interni più rigorosi e audit indipendenti, e a garantire che i loro modelli «non violino o accedano a sistemi tecnici in modo non autorizzato».
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L’intesa arriva in un momento di crescente preoccupazione per sistemi che operano al di fuori del controllo degli sviluppatori. Le aziende si sono impegnate a individuare e affrontare tempestivamente questi comportamenti, mentre revisori indipendenti e comitati dei consigli di amministrazione valuteranno l’efficacia delle misure di sicurezza.
Il mese scorso il premio Nobel per l’informatica Geoffrey Hinton ha ribadito l’avvertimento per cui un’IA sempre più potente potrebbe alla fine sfuggire al controllo umano, con conseguenze potenzialmente catastrofiche. Ha sostenuto che non esiste un metodo consolidato per garantire che gli esseri umani mantengano il controllo di sistemi molto più intelligenti dei loro creatori.
Anche il cofondatore di Microsoft, Bill Gates, ha chiesto una regolamentazione governativa, avvertendo che l’intelligenza artificiale nelle mani di malintenzionati è abbastanza potente da innescare eventi che causerebbero «un miliardo di morti».
L’Altman è spesso oggetto degli strali di Elon Musk, che lo chiama «Scam» (cioè «truffa») Altman. Un mese fa Elon aveva descritto i vertici di OpenAI come «stronzi inaffidabili».
Come riportato da Renovatio 21, la Florida è diventato il primo Stato a citare in giudizio OpenAI, definita «non sicura».
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Immagine di TechCrunch via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
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Bill Gates insiste: la minaccia dell’IA «non è una bufala»
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