Geopolitica
Mosca elogia la «posizione coerente» di Trump sull’Ucraina
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump possiede una visione coerente del conflitto in Ucraina ed è disponibile ad ascoltare le posizioni di Mosca al riguardo, ha affermato ai giornalisti il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov, confermando che la Russia si attende un rapido ripristino dei contatti tra Trump e il presidente russo Vladimir Putin.
Solo pochi giorni prima, i due leader si erano parlati al telefono in occasione del 250° anniversario dell’indipendenza degli Stati Uniti. Secondo il Cremlino, Putin e Trump hanno conversato per quasi un’ora e mezza sabato, affrontando un ampio ventaglio di temi, tra cui l’Ucraina, l’Iran e i rapporti bilaterali. L’amministrazione Trump ha cercato di assumere un ruolo di mediazione nel conflitto ucraino.
«Il presidente Trump ha una posizione coerente» riguardo al conflitto in Ucraina, ha dichiarato Peskov ai giornalisti lunedì, commentando il ruolo del presidente statunitense nel processo di pace. «È coerente e fiducioso nella sua comprensione di ciò che sta accadendo. Cosa ancora più importante, è aperto ad ascoltare le informazioni che il presidente Putin gli trasmette».
Il portavoce del Cremlino ha poi respinto quelle che ha definito «speculazioni» sui presunti continui cambiamenti di posizione di Trump sul conflitto in Ucraina, giudicandole «non coerenti con la realtà».
Washington ha riavviato i contatti diretti con Mosca all’inizio del 2025, dopo il ritorno di Trump alla Casa Bianca, ponendo fine a anni di gelo diplomatico sotto il suo predecessore Joe Biden.
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Diversi round di negoziati mediati dagli Stati Uniti, insieme a incontri diretti tra delegazioni russe e ucraine, hanno portato ad alcuni risultati concreti, come importanti scambi di prigionieri, il rimpatrio di soldati caduti e lo scambio di memorandum di pace, ma non hanno ancora consentito di raggiungere un accordo di pace complessivo.
Il processo ha registrato un rallentamento all’inizio di quest’anno, quando gli Stati Uniti hanno spostato l’attenzione sull’Iran, ma il mese scorso Trump ha indicato che Washington riprenderà gli sforzi per porre fine al conflitto in Ucraina.
Lunedì Peskov aveva confermato che entrambi i presidenti «hanno un’intesa» sul fatto che «i loro contatti continueranno nel prossimo futuro». Reuters ha riferito che il presidente statunitense potrebbe chiamare il suo omologo russo entro la fine della settimana, dopo l’incontro con il leader ucraino Volodymyr Zelens’kyj a margine del vertice NATO in Turchia.
Il miglioramento dei rapporti arriva dopo settimane di dichiarazioni tese da parte del Cremlino.
Come riportato da Renovatio 21, solo una settimana fa Putin aveva dichiarato che ad Anchorage, lo scorso agosto, non si era concluso alcun accordo.
I rapporti sembrano improvvisamente migliorati dopo la telefonata del 4 luglio, con il presidente russo ha dire che i due Paesi hanno una «responsabilità speciale» per la sicurezza globale.
Al contempo Putin sembra aver alzato il tono riguardo ai fiancheggiatori europei di Kiev.
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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0);
Geopolitica
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Geopolitica
Il Pakistan amplia i poteri del capo militare
Il Pakistan ha esteso in modo significativo i poteri del Capo di Stato Maggiore della Difesa (CDF) Asim Munir tramite due nuove leggi approvate lo scorso giovedì.
La legge sulle forze di difesa del 2026 e la legge sull’autorità di comando nazionale modificata del 2010 ampliano il ruolo statutario del Capo di Stato Maggiore della Difesa, una carica istituita solo lo scorso anno.
La legge sulle forze di difesa autorizza il Capo di Stato Maggiore della Difesa a esercitare i poteri e a svolgere le funzioni necessarie per «l’integrazione multidominio, la coesione operativa, il coordinamento e la supervisione di tutte le questioni che hanno implicazioni congiunte, interforze e strategiche per le forze armate e la sicurezza nazionale del Pakistan».
Tali poteri consentono inoltre a Munir di mandare in pensione, licenziare, accettare o rifiutare le dimissioni di chiunque, oppure di trattenerlo in servizio, fatta eccezione per le posizioni le cui nomine spettano al presidente su consiglio del primo ministro, come quelle di capo dell’esercito, della marina e dell’aeronautica.
Egli può inoltre attenuare i limiti di età o di servizio per il pensionamento di qualsiasi membro del personale militare.
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La costituzione pakistana stabilisce che il Capo di Stato Maggiore della Difesa (CDF) sia anche il capo dell’esercito, carica considerata la più potente del Paese, attribuendo di fatto a Munir il controllo su esercito, marina e aeronautica. Il CDF è inoltre il principale consigliere militare del comando nucleare pakistano.
Le recenti modifiche assegnano a Munir un’ampia influenza sulla carriera degli ufficiali militari. Designando il Capo di Stato Maggiore della Difesa (CDF) come consigliere militare senior del Primo Ministro, le leggi rafforzano anche il ruolo della leadership militare nel processo decisionale.
Il gabinetto federale guidato dal primo ministro Shehbaz Sharif ha approvato i disegni di legge giovedì, e questi sono stati presentati all’Assemblea Nazionale dal Ministro della Difesa Khawaja Asif, pur non figurando all’ordine del giorno.
I disegni di legge, elaborati come seguito al 27° emendamento costituzionale, sono stati poi approvati tra le proteste dell’opposizione, che ha abbandonato l’aula.
Lo scorso anno il 27° emendamento costituzionale ha riorganizzato il comando militare pakistano, istituendo le figure di Capo di Stato Maggiore della Difesa (CDF) e di Comandante del Comando Strategico Nazionale. L’emendamento ha assicurato a Munir l’immunità dall’arresto o da procedimenti giudiziari per azioni ufficiali o personali connesse al suo mandato e al suo grado.
Il Munir è stato promosso al grado di feldmaresciallo il 20 maggio 2025, diventando il secondo ufficiale nella storia militare del Pakistan, dopo Ayub Khan, a ricevere tale grado.
Diversi analisti e riviste accademiche descrivono l’attuale assetto sotto il comando del capo dell’esercito Asim Munir come una fase di forte consolidamento del potere militare, con l’esercito, tradizionale «kingmaker» della politica pakistana, che ha rafforzato il proprio predominio attraverso un governo civile debole e remissivo.
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Alcuni commentatori sono ancora più netti: un articolo recente della Columbia Political Review sostiene che, a quasi ottant’anni dall’indipendenza, il Paese abbia vissuto oltre tre decenni di vera e propria dittatura militare, che nessun primo ministro sia mai riuscito a completare un mandato di cinque anni, e che la contraddizione tra questa realtà e l’etichetta di «democrazia» non sia più sostenibile.
Altre analisi parlano di un’evoluzione verso una «governance ibrida», in cui il potere formale democratico convive con un’influenza sostanziale e non elettiva dei militari, un equilibrio precario piuttosto che una vera supremazia civile.
Alcuni studiosi usano per descrivere il Pakistan l’espressione Garrison State («stato di guarnigione») sottolineando che dietro le elezioni e le istituzioni formali resta un controllo militare pervasivo.
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Immagine di Inter Services Public Relations Pakistan via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
Geopolitica
La Russia effettua testa missili vicino alle isole Curili fra le proteste giapponesi
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