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Mosca chiede che l’Ucraina sia essere indagata per «sovversione» in Africa

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L’Ucraina sta fornendo armi, droni e addestramento ai militanti per organizzare attacchi coordinati contro i governi della regione africana del Sahel, ha affermato il vice rappresentante russo presso le Nazioni Unite.

 

Dmitrij Polyanskij ha avanzato queste accuse mercoledì durante un briefing del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (UNSC) sulle minacce alla pace e alla sicurezza internazionale, secondo una dichiarazione ufficiale.

 

«Esistono fatti concreti che dimostrano chiaramente che i servizi speciali ucraini, tra cui l’intelligence di difesa dell’Ucraina, sono stati coinvolti in attività sovversive nei paesi del Sahel e in altre regioni dell’Africa», ha affermato Polyansky.

 

«Ciò che il regime di Kiev sta facendo nel continente africano è qualcosa che merita la nostra particolare attenzione», ha aggiunto, chiedendo un’indagine sulle azioni ucraine.

 

Polyansky ha elogiato il lavoro dell’Ufficio Antiterrorismo delle Nazioni Unite e della Direzione esecutiva del Comitato antiterrorismo, ma ha criticato l’ultimo rapporto del Segretario generale delle Nazioni Unite sulle minacce poste dallo Stato islamico (IS, precedentemente ISIS) in Africa.

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Il diplomatico di Mosca ha affermato che il rapporto riconosce che il gruppo terroristico sta sfruttando fattori quali l’instabilità politica e il conflitto armato per espandere la propria presenza nel continente, ma trascura quello che ha definito un elemento chiave: l’interferenza occidentale negli affari degli stati della regione.

 

L’inviato russo ha indicato la rivolta del 2011, sostenuta dalla NATO, che ha detronizzato e ucciso il leader libico Muammar Gheddafi, come un esempio degli interventi occidentali che hanno distrutto le istituzioni statali e lasciato un vuoto di potere sfruttato dai terroristi.

 

Nel suo discorso, Polyansky ha accusato in particolare la Francia di utilizzare il terrorismo come strumento per imporre politiche neocoloniali in Africa, sostenendo che tali pratiche spiegano perché le cosiddette missioni antiterrorismo hanno costantemente fallito.

 

Il diplomatico ha affermato che Parigi sta appoggiando le forze ribelli responsabili della violenza jihadista di lunga data nel Sahel, in un «futile tentativo di mantenere il suo sfuggente controllo» sulle ex colonie.

 

Anche i regimi militari di Burkina Faso, Mali e Niger hanno ripetutamente accusato Francia e Ucraina di sponsorizzare gruppi armati nei loro paesi. Bamako, Niamey e Ouagadougou hanno interrotto i legami difensivi con Parigi e hanno espulso le forze francesi, accusando l’ex sovrano coloniale di prolungare l’instabilità. Da allora hanno rafforzato i legami di sicurezza con la Russia, che considerano un partner più affidabile.

 

Come riportato da Renovatio 21, il Mali ha interrotto i rapporti diplomatici con l’Ucraina ad agosto. Il Niger ha seguito l’esempio poco dopo, mentre il Burkina Faso ha successivamente confermato che i suoi rapporti con Kiev erano di fatto congelati. L’Ucraina ha negato le accuse.

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Lo stesso presidente del Burkina Faso ha dichiarato che vi è nell’area un enorme afflusso di armi «ucraine» che finiscono nelle mani dei terroristi takfiri. Medesime accuse sulle armi fornite all’Ucraina finite a destabilizzare l’Africa fu fatta due anni fa dal presidente nigeriano Muhammadu Buhari.

 

Ad aprile il ministro degli Esteri maliano Abdoulaye Diop ha dichiarato che Kiev deve essere ritenuta responsabile per aver alimentato l’instabilità in Africa, che ha causato non solo la morte di soldati maliani, ma anche vittime civili.

 

Come riportato da Renovatio 21, Mosca negli scorsi mesi ha più volte accusato Kiev di addestrare gruppi terroristi in Africa.

 

Come riportato da Renovatio 21, due anni fa il Mali aveva accusato i francesi di doppio gioco, cioè – disse il primo ministro Maiga, di addestrare e sostenere gli stessi terroristi che diceva di voler combattere nella regione. Un’ONG russa all’epoca dichiarò che i media francesi stavano lavorando per coprire i crimini militari di Parigi nel Paese africano.

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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia

 

 

 

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Lavrov: il caso Epstein rivela il «satanismo» delle élite occidentali

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Lo stile di vita dissoluto del finanziere statunitense Jeffrey Epstein, noto molestatore sessuale caduto in disgrazia, e del suo entourage rappresenta una chiara testimonianza del degrado morale che caratterizza le élite occidentali, ha dichiarato il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov.   I file pubblicati «hanno messo a nudo il vero volto dell’Occidente e dello Stato profondo, o meglio di una sorta di unione profonda che controlla l’intero Occidente e aspira a dominare il mondo intero», ha affermato Lavrov durante un’intervista trasmessa domenica dal canale NTV.   «Ogni persona normale capisce che quanto emerso va oltre ogni limite della comprensione ed è puro satanismo», ha aggiunto il ministro.   Nel corso della sua vita, Epstein intrattenne relazioni con politici, diplomatici, imprenditori e membri di famiglie reali, molti dei quali soggiornarono nella sua isola privata nei Caraibi.   Tra i documenti di recente pubblicazione figurano accuse secondo cui Epstein e i suoi sodali avrebbero preso parte a rituali occulti che includevano sacrifici umani. La scorsa settimana, il primo ministro polacco Donald Tusk ha annunciato che il suo governo avvierà verifiche per accertare se bambini polacchi siano stati vittime di abusi all’interno del cosiddetto «circolo satanico» legato a Epstein.

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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0) 
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Rapina in un aeroporto sudafricano: ingente bottino

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La polizia della provincia sudafricana di Limpopo ha lanciato una vasta caccia all’uomo per rintracciare sei sospettati armati, dopo una rapina avvenuta all’aeroporto di Tarentaal, nel distretto di Mopani, durante la quale sono stati rubati metalli preziosi.

 

L’aeroporto di Tarentaal è una pista privata situata vicino a Letsitele, utilizzata principalmente per voli charter, operazioni agricole e il trasporto di merci di elevato valore, incluse spedizioni legate al settore minerario.

 

Secondo la polizia sudafricana (SAPS), il colpo è stato messo a segno venerdì intorno alle 9:30, quando un uomo di 26 anni proveniente dal Gauteng si trovava in servizio per ritirare pacchi contenenti oro e rame da agenti di una società di sicurezza.

 

L’uomo è stato avvicinato da sei individui con passamontagna mentre si dirigeva verso un camion e derubato di pacchi di oro e rame per un peso complessivo di circa 21,276 kg.

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Nel corso della rapina, due agenti di sicurezza sono stati disarmati delle loro pistole di ordinanza, che sono state successivamente recuperate dopo essere state abbandonate dai sospettati durante la fuga. La polizia ha inoltre sequestrato munizioni cariche per fucile, ritenute collegate ai malviventi.

 

I sospettati si sono allontanati dalla scena a bordo di un furgone Ford Bantam grigio e di una Hyundai Getz bianca; la loro identità resta al momento sconosciuta.

 

Sul posto sono intervenuti alti dirigenti della SAPS, tra cui il commissario distrettuale ad interim, il generale di brigata Mary Mashila, il comandante dei detective distrettuali e il comandante della stazione locale, supportati da un team multidisciplinare composto da unità provinciali e distrettuali, nonché dal Centro locale di registrazione dei reati (LCRC).

 

Il portavoce della polizia provinciale, il colonnello Malesela Ledwaba, ha annunciato l’avvio di un’intensa caccia all’uomo e ha sottolineato che i sospettati sono considerati armati e pericolosi, invitando i cittadini a fornire qualsiasi informazione utile alle indagini, contattando Crime Stop al numero 08600 10111, recandosi alla stazione di polizia più vicina o utilizzando l’app My SAPS. Le segnalazioni possono essere anonime.

 

È stato aperto un fascicolo per rapina in un’attività commerciale, che sarà gestito dalla Direzione per le indagini sui crimini prioritari, nota come Hawks («i falchi»).

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