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Newman Dottore della Chiesa?
Il titolo di «Dottore» è meritato da colui i cui insegnamenti hanno dato il duplice esempio della sua ortodossia e della sua eminente scienza.
1. «Dobbiamo conservare non solo ciò che ci è stato tramandato nelle Sacre Scritture, ma anche le spiegazioni dei santi dottori che le hanno conservate intatte per noi». Così si esprimeva san Tommaso d’Aquino, egli stesso in seguito definito «Dottore comune della Chiesa »(1). Questa riflessione non è rimasta lettera morta, se si considera che le opere del dottore angelico contengono circa 8.000 citazioni dei «santi dottori».
2. Il termine «dottore» può essere inteso in senso lato e improprio e designa quindi il teologo in quanto tale. La stessa parola può essere intesa in senso stretto e proprio e designa un titolo, quello che viene «ufficialmente conferito dalla gerarchia della Chiesa (2) agli scrittori ecclesiastici notevoli per la santità della vita, la purezza dell’ortodossia e la qualità della scienza». (3)
Melchiorre Cano (4) mostra come i dottori si distinguano dai Padri della Chiesa, titolo riservato a figure vissute nei primi secoli (5): i Padri non sono tutti dottori e i dottori non sono tutti Padri. I dottori, infatti, costituiscono, con i Padri, due tipi diversi di testimoni, sui quali il Magistero della Chiesa può fare affidamento per indicare il senso autentico della dottrina divinamente rivelata nelle Scritture.
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Sia nei Padri che nei Dottori (questo è il punto comune che li rende testimoni autorizzati) è richiesta l’ortodossia, cioè la perfetta conformità dei loro insegnamenti al deposito rivelato. La differenza è che nei Padri è richiesta l’anzianità, mentre nei Dottori è richiesta l’erudizione, cioè una scienza eminente, tale eminenza potendo essere indicata nell’estensione, dovuta all’estensione dei loro scritti, o nell’intensità, dovuta alla profondità del loro genio.
L’aureola dei Dottori, dice San Tommaso, è la ricompensa della loro scienza, cioè il frutto della vittoria riportata nello scacciare il diavolo dalle menti. Supplemento alla Somma Teologica di San Tommaso d’Aquino, domanda 96, articolo 7: «L’uomo riporta una vittoria perfettissima contro il diavolo quando, non contento di resistere ai suoi assalti, lo scaccia non solo da sé, ma anche dagli altri. Questo è ciò che si fa con la predicazione e l’insegnamento». È un’opera di misericordia spirituale.
Un’altra differenza: il titolo di Dottore è oggetto di un conferimento ufficiale, che si realizza con un decreto solenne del Sommo Pontefice e con il precetto che viene dato di celebrare la Messa e di recitare il corrispondente ufficio liturgico; il titolo di Padre invece è oggetto di un conferimento immemorabile, basato sulla consuetudine.
3. È innegabile, tuttavia, che sia i Padri sia i Dottori possano mescolare una parte del pensiero personale con la pura espressione della fede comune: non ogni parola di un dottore della Chiesa è parola della Chiesa. Lo storico del dogma deve quindi distinguere attentamente ciò che nei loro scritti ha valore veramente cattolico e ciò che, al contrario, è solo opinione personale o «infiltrazione di correnti ideologiche non tradizionali » (6).
Ma è chiaro che detta «infiltrazione» non poteva, in un santo dottore, assumere le proporzioni di un errore problematico se non in opposizione, o almeno in dissonanza troppo sensibile rispetto non solo alla dottrina divina e cattolica, ma anche alla dottrina comune dei teologi.
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4. Questo punto è importante e vorremmo qui sottolinearne ancora una volta i presupposti (7). La vita personale di un santo dottore, considerata dal punto di vista della virtù morale, è diversa dalla sua riflessione personale, considerata dal punto di vista della virtù intellettuale. L’eresia, che si oppone alla virtù della fede teologale, implica, come quest’ultima, entrambi i punti di vista, quello della vita intellettuale inseparabile da quello della vita morale.
L’eresia, infatti, è un errore voluto consapevolmente e in consapevole opposizione all’autorità divina manifestata attraverso la proposizione della Chiesa. Ma se l’eresia è un errore (e un errore voluto), non ogni errore è eresia, poiché ci sono errori, e persino errori dottrinali, che non sono voluti in quanto tali, cioè che non derivano da una consapevole opposizione all’autorità di Dio e della Chiesa, e che vanno addirittura di pari passo con una vita personale irreprensibile in termini di virtù morale.
Ma l’errore resta comunque quello che è ed è per questo che, anche se per pura ipotesi (dato non concesso) uno scrittore ecclesiastico potesse meritare gli onori della beatificazione o della canonizzazione, la Chiesa potrebbe esitare o addirittura rifiutare di attribuirgli il titolo di «Dottore della Chiesa».
La canonizzazione è meritata da chi ha dato esempio di virtù eroica. Il titolo di «Dottore» è meritato da chi, con i suoi insegnamenti, ha dato il duplice esempio della sua ortodossia e della sua eminente conoscenza. Certamente, la santità deve sempre andare di pari passo con l’ortodossia. Ma non sempre si ritrova con l’ortodossia e l’eminente conoscenza richieste per il titolo di «Dottore».
In che misura ciascuno dovrebbe essere esemplare? Spetta al Papa giudicare, ma egli deve tenere conto di tutto ciò che è richiesto nelle circostanze attuali per la salvaguardia del bene comune di tutta la Chiesa, costituito dalla sua Tradizione.
5. Beatificato da Benedetto XVI nel 2010, il cardinale John Henry Newman (1801-1890) è stato canonizzato da Francesco il 13 ottobre 2019. E ora, giovedì 31 luglio, un comunicato della sala stampa della Santa Sede riporta che, nel corso dell’udienza concessa al cardinale Marcello Semeraro, prefetto del Dicastero per le Cause dei Santi, papa Leone XIV «ha confermato il parere favorevole della plenaria dei cardinali e vescovi, membri del Dicastero per le Cause dei Santi, circa il titolo di Dottore della Chiesa universale che sarà presto conferito a san John Henry Newman». (8)
6. In attesa delle argomentazioni che il Papa non mancherà di addurre per giustificare l’attribuzione di questo titolo, possiamo già ripetere qui quanto scrivemmo sei anni fa, in occasione della canonizzazione del defunto cardinale.
«Anche se la fede personale di Newman fosse rimasta intatta, la sua riflessione personale non avrebbe potuto beneficiare di una raccomandazione troppo forte da parte della Chiesa» (9). Ciò è chiaramente visibile in uno dei principali scritti del suo periodo cattolico, An Essay in Aid of a Grammar of Assent, solitamente indicato in breve come Grammatica dell’Assenso.
Henri Bremond (1865–1933) elogiò «questa meravigliosa Grammatica dell’assenso, che è per molti di noi e che sarà ancora di più per le generazioni future ciò che la Summa di San Tommaso e il Discorso sul metodo furono per le generazioni precedenti». (10)
Ma questo elogio incontrerà, lo stesso anno in cui viene attribuito a Newman, un temibile oppositore, sulle colonne della Revue de philosophie (11), che sarà ripreso anche l’anno seguente dalla Revue thomiste (12). L’abate Emile Baudin (1875-1949), professore di filosofia al Collège Stanislas, all’Institut Catholique de Paris e alla Facoltà di teologia cattolica di Strasburgo, è l’autore di questo magistrale studio che fa il punto su “La filosofia della fede in Newman”. Egli formula la seguente critica.
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7. «Newman sembra non solo essere uno psicologo che si accontenta di studiare il fatto e il come della sua fede, ma anche un filosofo che cerca di ricavarne, in modo più o meno consapevole e deliberato, una teoria generale della fede. Qual è il fondamento di questa filosofia, se questa espressione può essere usata per caratterizzare un sistema così ondulato?»
«Newman sembra profondamente convinto che il principio, il punto di partenza e la base della sua dottrina siano da ricercare nei dati dell’esperienza. Pensa di offrire quella che si potrebbe definire, in stile comtiano (13), una dottrina positiva della fede, basata sui fatti, nient’altro che fatti. Ma sembra piuttosto che segua un processo inverso al metodo scientifico e che faccia appello all’esperienza per stabilire una dottrina preconcetta».
«Così tutta la sua opera non sarebbe altro che un vasto ragionamento per presupposti (14) con, come presupposto fondamentale, il fideismo (15) assunto come dottrina, e ancor più come atteggiamento. Non avrebbe quindi alcun fondamento oggettivo. Il fideismo, in Newman, è prima un’esigenza e un atteggiamento, poi una dottrina, poi una psicologia». (16)
Newman parte dal dato di fatto della sua fede e intende dimostrare che questa fede è giustificata (o che l’oggetto della sua fede è credibile) perché appare conforme alle aspirazioni della sua vita profonda, alla sua ricerca personale della verità. Riconosciamo qui ciò che i teologi designano come il motivo interiore individuale della credibilità. Newman lo sottolinea, a rischio di trascurare altri motivi senza i quali questa rimarrebbe insufficiente, i motivi esteriori della credibilità, come i miracoli e le profezie.
Pertanto, nel Newmanismo, «tutti gli argomenti sono soggettivi, ogni fede si confonde con il desiderio di credere e ogni vera verità con la nostra verità utile. Il pragmatismo religioso, stabilendo le utilità, deve quindi offrire una giustificazione integrale della fede integrale, nonostante le restrizioni e le distinzioni introdotte dalla ragione razionale» (17)
8. Mons. Jean Honoré, che resta uno degli specialisti riconosciuti della vita e del pensiero di Newman (18), non aveva quindi torto quando vedeva nella Grammatica dell’assenso lo sviluppo magistrale delle «intuizioni che Blondel avrebbe poi ripreso nella sua Azione» (19). Blondel, il filosofo dell’azione, fondava infatti la fede sulle necessità vitali dell’agire umano.
Newman non si spinge certo così lontano, adottando quello che sarà il principio stesso del modernismo di Blondel. Ma ne apre già la porta. «Lasciamo le dimostrazioni», dice Newman, «a chi ne ha il dono… Per me, è più in linea con il mio temperamento tentare una dimostrazione del cristianesimo nello stesso modo informale che mi permette di ritenere certo che sono venuto in questo mondo e che lo lascerò».
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L’argomentazione si riduce a «un accumulo di varie probabilità». Egli sostiene che «dalle probabilità possiamo costruire una prova legittima sufficiente a dare certezza» (20). Quest’ultima riflessione è cruciale, perché dimostra che Newman intende arrivare alla certezza.
Proprio per questo la sua argomentazione, tratta dalla tesi delle probabilità convergenti, non cade sotto la condanna del decreto Lamentabili, che nel 1907, diciassette anni dopo la morte del cardinale, sancì come reproba e proscrisse la seguente proposizione: «L’assenso di fede riposa in ultima analisi su un insieme di probabilità» (21).
Newman afferma che il fatto della rivelazione può essere dimostrato da un tale insieme di probabilità e che la ragione può trarne una legittima certezza, mentre agli occhi dei modernisti, anche di coloro che meglio comprendono i migliori argomenti dell’apologetica, questi non possono elevare nessuno al di sopra delle probabilità. (22)
E non bisogna dimenticare che Newman si preoccupava soprattutto, come un pastore, della fede dei semplici… Ma resta, anche con questo, che il fideismo immanentista (23), che soggiaceva all’apologetica di Newman, per quanto inconscio, ebbe abbastanza forza da condurre un giorno alla filosofia dell’azione di un Maurice Blondel.
9. È appropriato attribuire all’autore di una simile riflessione il titolo di Dottore della Chiesa? Una riflessione così ondulata, dice l’Abbé Baudin, che il sistema del suo pensiero è «quasi senza spina dorsale» e che «nulla è più pericoloso dello sforzo di disegnare uno scheletro equivalente a un tale organismo»? Oltre alla chiara e distinta ortodossia, vi troveremmo forse l’eminenza di una scienza abilmente costruita? Purtroppo, crediamo di avere qualche motivo per dubitarne.
Padre Jean-Michel Gleize
FSSPX
Padre Jean-Michel Gleize è il principale collaboratore del Courrier de Rome. Ha partecipato alle discussioni dottrinali tra Roma e la FSSPX tra il 2009 e il 2011.
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NOTE
1) San Tommaso d’Aquino, Commento al Trattato sui nomi divini di Dionigi Areopagita, capitolo II, lezione 1. Il dottore angelico spiega qui che il ricorso all’autorità dei santi dottori è il mezzo per conservare intatta la regola della Scrittura.
2) In passato questa consacrazione poteva essere conferita dal Magistero ordinario dei vescovi; oggi è riservata allo stesso Papa, che agisce da solo o a capo di un concilio ecumenico.
3) Robert Lesage, «Docteurs de l’Eglise» nell’Enciclopedia pubblicata sotto la direzione di Gabriel Jacquemet, Catholicisme hier aujourd’hui et demain, vol. III, 1952, Letouzey e Ané, col. 936.
4) Melchior Cano (1509–1560), op. cit., fu uno dei principali teologi della Scuola di Salamanca del XVI secolo. La sua opera principale è il Trattato sui luoghi teologici (De locis theologicis), pubblicato dopo la sua morte nel 1563.
5) Melchior Cano, Des lieux théologiques, Libro VII, Capitoli 1 e 2.
6) Lesage, ibid.
7) Vedi l’articolo «Newman» nel numero di dicembre 2019 del Courrier de Rome.
8) https://www.vaticannews.va/fr/pape/news/2025-07/cardinal-newman-proclame-docteur-eglise.html
9) Articolo “Newman” nel numero di dicembre 2019 del Courrier de Rome, § 9, p. 8.
10) Henri Bremond, Newman. Essai de biographie psychologique, Parigi, 1906, p. 8.
11) Revue de philosophie del 1° giugno 1906 (pp. 571–598), 1° luglio 1906 (pp. 20–55), 1° settembre 1906 (pp. 253–286) e 1° ottobre 1906 (pp. 373–391).
12) Revue thomiste del 1906, pp. 723–733 e del 1907, pp. 222–231.
13) Cioè secondo lo stile di Auguste Comte (1798-1857), autore del pensiero positivista, che mira a basarsi esclusivamente sui fatti.
14) Il ragionamento per ipotesi è un ragionamento che presuppone la verità di una data interpretazione dei fatti (detta «ipotesi») e ne deduce le conseguenze logiche. Se queste conseguenze spiegano sufficientemente i fatti, l’interpretazione è provvisoriamente ritenuta vera.
15) Il fideismo è una posizione, a volte filosofica, a volte teologica, secondo cui la verità può essere stabilita solo mediante un argomento di autorità; la verità è oggetto di credenza o di fede, non di scienza. Il fideismo assume forme diverse a seconda che ritenga che tutta la verità o solo un certo tipo di verità, come la verità religiosa, debba essere oggetto di credenza. Il fideismo, che cerca di fare a meno della dimostrazione dell’esistenza di Dio e di fondamenti esterni e oggettivi di credibilità razionale (miracoli e profezie), è stato condannato dalla Chiesa.
16) Revue thomiste del 1906, p. 728.
17) Revue thomiste del 1907, p. 226.
18 Cfr. Jean Honoré, «Newman» in Catholicisme, hier aujourd’hui et demain, vol. IX, Letouzey e Ané, 1982, col. 1183–1188.
19) Honoré, ibid., col. 1186.
20) H. Tristram e F. Bacchus, «Newman» nel Dictionnaire de théologie catholique, vol. XI, prima parte, Letouzey e Ané, 1931, col. 395.
21) Proposizione condannata n. 25, DS 3425.
22) Vedi su questo argomento le riflessioni di S. Harent nella voce «fede» del Dictionnaire de théologie catholique, vol. VI, prima parte, Letouzey e Ané, 1947, col. 194–195.
23) Il fideismo immanentista è una concezione dell’apologetica in cui la verità creduta appare vera principalmente nella misura in cui è conforme alle aspirazioni intime della coscienza.
24) Revue thomiste del 1906, p. 723.
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Immagine : John Everett Millais (1829–1896), John Henry Newman (1881), National Portrait Gallery, Londra.
Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia; immagine tagliata.
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La Russia colpisce uno stabilimento di Kiev per la produzione di droni
🇷🇺💥🇺🇦 RUSSIAN MOD: STRIKES HIT KIEV DEFENSE INDUSTRY, TWO DRONE PLANTS TARGETED
Russian Armed Forces struck defense industry facilities in Kiev, hitting the Aerdron enterprise, which manufactures UAVs, the Russian Defense Ministry reported. Forces also struck the Fanplit… pic.twitter.com/nl1B53UZZf — DD Geopolitics (@DD_Geopolitics) July 11, 2026
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Google maps accusata di essere dietro le nuove tensioni al confine baltico tra Russia e Estonia
Un alto funzionario di frontiera estone ha attribuito la colpa a Google Maps in seguito a una serie di incidenti che hanno coinvolto cittadini estoni che attraversavano il confine con la Russia. Lo riporta la stampa russa.
Negli ultimi mesi sono stati registrati quattro attraversamenti accidentali del confine, ha dichiarato alla stampa locale Regina Kukk, responsabile del posto di frontiera di Narva. Le violazioni possono comportare multe fino a 600 euro e la detenzione per diversi giorni, ha aggiunto.
«Se non volete guai, scegliete un altro specchio d’acqua», ha detto Kukk. «Naturalmente, non possiamo impedire alle persone [di correre dei rischi]. Da parte nostra, stiamo facendo tutto il possibile per ridurre il numero di violazioni».
Per evitare tali problemi, la Polizia e la Guardia di Frontiera estone (PPA) raccomandano di non utilizzare Google Maps e altri servizi di navigazione popolari, ma di affidarsi all’app di navigazione ufficiale Nutimeri o a un dispositivo GPS dedicato.
Estonia e Russia hanno da tempo divergenze di confine, le cui radici risalgono al crollo dell’Impero russo e che si sono acuite con il conflitto in Ucraina.
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L’Estonia passò sotto il dominio russo all’inizio del XVIII secolo, dopo che la Svezia cedette vasti territori ai membri della coalizione guidata dalla Russia che la sconfisse nella Guerra del Nord del 1700-1721. Con il crollo dell’Impero russo durante la Prima Guerra Mondiale e i successivi sconvolgimenti rivoluzionari, l’Estonia dichiarò la propria indipendenza. Il governo bolscevico riconobbe la separazione con il Trattato di Tartu del 1920.
L’Estonia entrò a far parte dell’URSS nel 1940; secondo Mosca, i sovietici lo ritennero necessario a causa della minaccia rappresentata dalla Germania nazista. La Russia sostiene che tale mossa invalidò il trattato del 1920, mentre alcuni politici estoni continuano a contestare questa posizione.
In base al vecchio trattato, parte di quello che oggi è territorio russo fu assegnata all’Estonia. Un tentativo di definire il confine moderno nel 2005 fallì dopo che Tallinn aggiunse all’accordo un riferimento al Trattato di Tartu, che secondo Mosca avrebbe potuto creare le basi per future rivendicazioni territoriali.
Un accordo di confine rivisto è stato firmato nel 2014, ma non è mai stato ratificato. Nel 2022, il partito nazionalista EKRE ha proposto di ritirare la firma dell’Estonia dal documento, ma la mossa non ha ottenuto il sostegno del parlamento.
Le tensioni lungo il confine di circa 300 km, una parte significativa del quale attraversa il fiume Narva, si sono intensificate nel maggio 2024. L’Estonia ha accusato le guardie di frontiera russe di aver rimosso unilateralmente circa la metà delle 50 boe di segnalazione che l’Estonia aveva unilateralmente posizionato nel fiume.
I segnali vengono normalmente regolati congiuntamente ogni primavera, poiché il letto del fiume si sposta nel tempo. Tuttavia, il deterioramento delle relazioni bilaterali a seguito dello scoppio del conflitto in Ucraina ha impedito la consueta cooperazione.
L’allora primo ministro Kaja Kallas, ora responsabile della politica estera dell’UE, accusò la Russia di aver preso di mira le boe allo scopo di «creare paura e ansia» in Estonia.
Dal 2022, l’Estonia, insieme a diversi altri Stati membri dell’UE confinanti con la Russia, ha imposto restrizioni di viaggio sempre più severe ai cittadini russi, affermando di dover rispondere al rischio di infiltrazione da parte di agenti legati a Mosca. Il traffico transfrontaliero è diminuito drasticamente. Secondo le autorità estoni, poco più di un milione di persone ha attraversato il confine orientale del Paese nel 2025, in calo rispetto al picco di 5,3 milioni raggiunto nel 2018.
Le restrizioni di viaggio, unite ad altre politiche che prendono di mira la lingua russa e i legami transfrontalieri, hanno reso la vita più difficile a molti russi di etnia russa residenti in Estonia. Tra i più colpiti figurano le persone con parenti, proprietà o interessi commerciali in Russia.
Le tensioni di confine si sono ulteriormente acuite quest’anno a seguito di ripetuti incidenti che hanno visto coinvolti droni kamikaze ucraini precipitare in paesi confinanti con la Russia. Poco a sud dell’Estonia, in Lettonia, tali incidenti hanno innescato una crisi politica, culminata nel crollo della coalizione di governo a metà maggio.
I governi occidentali hanno attribuito a Mosca la responsabilità ultima delle incursioni ucraine. La Russia, a sua volta, ha accusato gli Stati interessati di aver dato a Kiev un tacito permesso di utilizzare il loro spazio aereo per attaccare i suoi porti nel Baltico.
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Il presidente serbo contro l’UE: «governo via email»
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