Gender
Nuova traduzione della Bibbia con connotazioni LGBT
Dall’altra parte dell’Atlantico, la recente approvazione da parte della Conferenza Episcopale degli Stati Uniti (USCCB) di una nuova traduzione della Bibbia per uso non liturgico sta creando polemiche, poiché diversi esperti criticano la versione rivista per aver attenuato l’insegnamento della Chiesa sull’omosessualità.
Traduttore, traditore… Non è sempre facile tradurre un testo, soprattutto quando è sacro, e in questo tipo di campo, il diavolo si nasconde spesso nei dettagli. Questo è ciò che la Conferenza Episcopale degli Stati Uniti ha appena realizzato, con un comitato che ha approvato, un po’ frettolosamente, alla fine di settembre 2025, una traduzione rivista della Bibbia per uso non liturgico, la New Revised Standard Version Updated Edition (NRSVue).
Questa versione fa parte di un elenco di traduzioni bibliche autorizzate per l’uso da parte dei fedeli. Queste versioni non devono essere confuse con la traduzione liturgica della Bibbia utilizzata nelle chiese americane, chiamata New American Bible, Revised Edition (NABRE).
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A differenza della NABRE, che adotta un approccio di equivalenza formale – una traduzione più letterale fedele ai manoscritti originali – la NRSVue privilegia un «approccio dinamico» per rendere il testo più fluido… a volte a rischio di tradirne il significato, ed è qui che risiede la controversia.
Il 30 settembre 2025, Peter Wolfgang, presidente del Family Institute of Connecticut, pubblicò una dura critica alla versione NRSVue approvata dalla Chiesa cattolica sul sito web Catholic Culture. La denunciò come una «Bibbia che ammorbidisce l’omosessualità», sostenendo che gli autori della nuova versione avevano deliberatamente omesso passi biblici che condannavano gli atti omosessuali per allinearsi alle tendenze ideologiche del movimento LGBT.
Peter Wolfgang si è basato in particolare sull’analisi del teologo protestante Robert A.J. Gagnon, rinomato biblista, che ha definito i ricorrenti aggiornamenti della NRSVue come un tentativo di «eliminare qualsiasi chiaro riferimento alla pratica omosessuale» in due passaggi chiave delle Epistole di San Paolo: 1 Corinzi 6,9 e 1 Timoteo 1:10.
Questi versetti, nella loro formulazione greca originale, elencano alcuni vizi che escludono dal Regno dei Cieli. Il termine centrale nel dibattito è «arsenokoitai», un neologismo paolino probabilmente coniato dalle parole greche arsen (maschio) e koite (letto), che si riferisce ai divieti levitici contro le relazioni omosessuali (Levitico 18, 22 e 20, 13).
Nelle versioni più antiche della Bibbia approvate dalla Conferenza Episcopale degli Stati Uniti, «arsenokoitai» era tradotto come «sodomiti», un termine che irritava i progressisti. La versione approvata nel settembre 2025 è passata all’espressione «uomini che intrattengono relazioni sessuali illecite», accompagnata da una nota a piè di pagina che indica che il significato del termine greco è «incerto».
Difficilmente si potrebbe trovare un modo migliore per diluire il messaggio dell’Apostolo delle Genti. Robert Gagnon contesta vigorosamente questa ambiguità: «Il significato del greco è tutt’altro che incerto», protesta l’esperto, che dimostra che il brano in questione si riferisce esplicitamente alla pratica omosessuale, attiva o passiva.
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Sulla base di questa analisi, Peter Wolfgang ha chiesto pubblicamente ai vescovi della Conferenza Episcopale degli Stati Uniti di ritirare il loro imprimatur fino a quando gli «errori» di traduzione non saranno corretti. Da parte loro, i difensori della nuova versione li denunciano come attacchi «disonesti» e «malafede».
Non c’è bisogno di essere un indovino per immaginare che molti prelati della Conferenza Episcopale degli Stati Uniti si siano trovati di fronte al fatto compiuto: un’approvazione frettolosa, fatta a loro nome, di una traduzione imperfetta della Bibbia. Questa è l’ennesima dimostrazione delle divisioni all’interno della Chiesa d’oltreoceano tra conservatori e progressisti, divisioni che il precedente pontificato non ha fatto nulla per sanare. Anzi, il contrario.
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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Migranti LGBT deportati da Trump in Paesi «ostili»
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Gli adolescenti americani stanno tornando eterosessuali: nuove statistiche
La quota di adolescenti americani che si definiscono omosessuali o bisessuali sarebbe in diminuzione, stando agli ultimi dati dei Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC). Lo riporta LifeSite.
Il CDC ha diffuso l’indagine biennale nazionale sui comportamenti a rischio tra i giovani, che «fornisce un’istantanea della salute e del benessere degli studenti delle scuole superiori negli Stati Uniti nel 2025 e dei cambiamenti avvenuti negli ultimi 2 e 10 anni» su alimentazione, attività fisica, sonno, comportamento online, salute mentale e rischio di suicidio.
Il rapporto evidenzia solo una parte delle questioni che il CDC giudica statisticamente significative. Jean Twenge, professoressa di psicologia alla San Diego State University, ha però esaminato i dati completi del sistema del CDC e ha rilevato che «gli adolescenti più giovani sono ora molto meno propensi a dichiararsi lesbiche, gay o bisessuali».
Il 16% dei ragazzi di 17-18 anni si è identificato come «LGB» (lesbiche, gay o bisessuali), la quota più alta tra i sottogruppi, ma in calo di due punti rispetto al 2023. Tutti i gruppi più giovani erano meno numerosi e hanno registrato flessioni più marcate: il calo maggiore riguarda i 14-15enni, passati dal 17% che si identificava come LGBT nel 2023 all’11% nel 2025.
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La Twenge, che in passato si era espressa in modo contrastante sulla validità di queste dichiarazioni, ha definito il risultato «sorprendente» e ha detto che «sembra davvero un crollo verticale», e che «apparentemente è dovuto quasi esclusivamente alle ragazze». Il cambiamento dipenderebbe in larga parte dal fatto che le ragazze hanno smesso di definirsi bisessuali: dal 26% delle ragazze del nono anno nel 2021 al 13% nel 2025.
L’aumento precedente rende il ribaltamento più netto. «Tra il 2015 e il 2021, il numero di ragazze in età scolare che si identificano come LGB è aumentato del 128%, mentre l’autoidentificazione come LGB dei ragazzi è quasi raddoppiata, con un aumento del 99% tra il 2015 e il 2023», osserva il Daily Caller. «Pertanto, le ragazze del primo anno delle superiori sono state il fattore principale nell’ultimo calo, con la percentuale di ragazze che si identificano come LGB quasi dimezzata, passando dal 30% nel 2021 al 17% nel 2025».
I dati indicano anche un calo dei sentimenti di tristezza o disperazione, dal 40% nel 2023 al 33% nel 2025, e dei problemi di salute mentale, dal 29% al 23%. Ancora più netto il ridimensionamento degli studenti che pianificavano il suicidio, dal 16% al 12%, e dei tentativi effettivi, dal 9% al 6%.
Twenge non ha indicato una possibile causa del mutamento nell’autoidentificazione sessuale. Altri vi hanno visto un’ulteriore prova che queste tendenze, tra giovani suggestionabili, dipendano almeno in parte da influenze culturali e non da un’attrazione sessuale innata e stabile. Una spiegazione possibile sarebbe il numero di ragazze adolescenti che negli ultimi anni hanno subìto le conseguenze dell’«adattamento» dei ragazzi biologici transgender negli sport, nei bagni e negli spogliatoi femminili.
Questi risultati arrivano mentre una reazione culturale diffusa alla difesa aggressiva dei diritti delle persone transgender da parte della lobby LGBT sembra essersi estesa a uno spostamento, minore ma percepibile, che si allontana sia da «LGB» sia da «T». A luglio un sondaggio Economist/YouGov ha rilevato per la seconda volta che il sostegno al «matrimonio» tra persone dello stesso sesso è sceso al 54%: resta una maggioranza, ma è molto al di sotto del 65% e oltre registrato in precedenza da Gallup.
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