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Spirito

Mons. Strickland: l’amore, non la sfida, è stata la forza trainante di mons. Lefebvre e della FSSPX

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Renovatio 21 pubblica questo testo del vescovo Joseph Strickland apparse su The Pillars of Faith.

 

«Se avessi tutta la fede, al punto da trasportare le montagne, ma non avessi l’amore, non sarei nulla».

1 Corinzi 13,2

 

Nei momenti di grande tensione all’interno della Chiesa, dobbiamo ricordare che ogni giudizio emesso deve in ultima analisi servire alla salvezza delle anime. La verità non può mai essere separata dalla carità, né la carità dalla verità.

 

Mentre proseguono le discussioni sulla Fraternità Sacerdotale San Pio X, credo sia necessario porsi una domanda che vada oltre le argomentazioni canoniche o le controversie storiche. Cosa ha mosso questi sacerdoti e fedeli nel corso degli ultimi 50 anni?

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Per comprendere la Fraternità, dobbiamo ricordarne le origini. L’arcivescovo Marcel Lefebvre non intraprese questo cammino perché fosse facile, né perché gli procurasse onore o pace. Qualunque sia il giudizio su ogni sua decisione, pochi negherebbero che egli soffrì immensamente a livello personale. Credeva che i preziosi tesori affidati da Cristo alla Sua Chiesa – il Santo Sacrificio della Messa, la venerabile celebrazione dei sacri misteri, la formazione dei santi sacerdoti e gli insegnamenti perenni della Fede Cattolica – fossero in pericolo di essere sminuiti. La sua risposta nacque da un profondo desiderio di preservare e tramandare ciò che generazioni di cattolici avevano ricevuto con gratitudine.

 

Questo amore per il sacro patrimonio della Chiesa ha continuato a ispirare molti sacerdoti, religiosi e famiglie di fedeli che hanno accettato incomprensioni e sacrifici perché credevano che questi tesori meritassero di essere preservati per le generazioni future.

 

Osservando onestamente la loro storia, si vedono uomini e donne che hanno sacrificato grandi cose perché credevano di preservare i tesori affidati alla Chiesa da Cristo stesso: il Santo Sacrificio della Messa, la riverenza dovuta alla Santa Eucaristia, la dottrina perenne della Fede Cattolica e le sacre tradizioni tramandate nei secoli.

 

Se ogni decisione presa lungo il cammino sia stata prudente è una questione che i cattolici ragionevoli possono discutere. Ma è difficile negare l’amore che ha ispirato innumerevoli sacrifici, vocazioni, famiglie e anime fedeli che hanno desiderato solo rimanere vicine a Nostro Signore e fedeli al deposito della fede.

 

La Chiesa ha sempre riconosciuto che la disciplina esiste per la guarigione, la riconciliazione e il bene delle anime. Essa non dovrebbe mai essere esercitata in modo da oscurare il sincero amore che molti nutrono per Cristo e la Sua Chiesa.

 

Questo è anche un momento di onesta riflessione. In tutto il mondo, numerose contestazioni pubbliche alla dottrina e alla morale cattolica hanno generato grande confusione tra i fedeli. I cattolici si chiedono, naturalmente, perché coloro che rifiutano apertamente gli insegnamenti consolidati della Chiesa spesso non subiscono quasi nessuna correzione, mentre coloro il cui desiderio più profondo è quello di preservare la sacra eredità della Chiesa sono visti con le pene più severe. Tali domande non dovrebbero essere ignorate, ma dovrebbero trovare risposta con giustizia, saggezza e carità.

 

Nessun cattolico dovrebbe rallegrarsi della divisione. Ogni cattolico fedele dovrebbe pregare per la piena e visibile unità. Ma l’unità non si rafforza con il sospetto, né con la paura, bensì con la fiducia reciproca, l’umiltà e il riconoscimento dell’amore sincero ovunque esso si trovi.

 

Il Signore ci ha insegnato che il comandamento più grande è l’amore: amore per Dio e amore per il prossimo. Se partiamo da questo, parleremo diversamente gli uni con gli altri, giudicheremo con maggiore attenzione e cercheremo la riconciliazione con più fervore.

 

Affidando questa questione alla Divina Provvidenza, chiedo a ogni cattolico di pregare, non solo per i fedeli della Fraternità Sacerdotale San Pio X, ma anche per il Santo Padre, per i vescovi e per tutti coloro a cui è stata affidata la grave responsabilità di pascere il gregge di Cristo.

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Possa ciascuno di noi esaminare il proprio cuore davanti al Cuore di Gesù. Possano coloro che si sono adoperati per preservare le sacre tradizioni della Chiesa continuare ad agire con umiltà, fedeltà e amore. E possano coloro che devono prendere decisioni per la Chiesa universale scrutare a fondo il cuore di chi li ha preceduti, riconoscendo non solo le loro azioni, ma anche l’amore che ha ispirato tali sacrifici.

 

Il Sacro Cuore di Gesù non è diviso contro se stesso. Il Suo Cuore è la fonte di verità e amore, giustizia e misericordia. È a quel Sacro Cuore che ora dobbiamo rivolgerci. Se il Cuore di Cristo ci guida, allora la verità non sarà mai pronunciata senza carità, la giustizia non sarà mai esercitata senza misericordia e l’autorità sarà sempre diretta alla salvezza delle anime.

 

Possa la Madonna, Madre della Chiesa, intercedere per tutti i suoi figli, affinché rimaniamo saldi nella pienezza della fede cattolica, amandoci gli uni gli altri con la stessa carità del suo Divin Figlio.

 

«Ora dunque rimangono queste tre cose: la fede, la speranza e l’amore; ma la più grande di esse è l’amore». (1 Corinzi 13, 13)

 

E Dio Onnipotente vi benedica, il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Amen.

 

+ Joseph E. Strickland,
Vescovo emerito

 

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Immagine da FSSPX.News

 

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Spirito

Consolatrici del Sacro Cuore, giubileo dell’abate du Chalard e 18 prime professioni religiose

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Il 12 e 13 giugno 2026, a Narni, in Italia, la Congregazione delle Suore Consolatrici del Sacro Cuore di Gesù ha celebrato due importanti eventi: le prime professioni religiose di diciotto giovani suore e il giubileo d’oro di Padre Emmanuel du Chalard, alla presenza del Superiore Generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X, Padre Davide Pagliarani. Queste due celebrazioni testimoniano la notevole crescita di questa comunità.  

Diciotto professioni di punta

Venerdì 12 giugno, festa del Sacro Cuore, diciotto novizie hanno pronunciato i primi voti di povertà, castità e obbedienza nelle mani di padre Davide Pagliarani. Si sono così impegnate a seguire Cristo nella vita religiosa secondo le costituzioni delle Suore Consolatrici del Sacro Cuore.  

Cinquant’anni di sacerdozio

Il giorno seguente, la Congregazione ha reso grazie per i cinquant’anni di sacerdozio di padre Emmanuel du Chalard. La messa giubilare, celebrata nella chiesa di San Francesco a Narni da padre du Chalard, è stata caratterizzata da un’omelia pronunciata da padre Davide Pagliarani.   Fondata nel 1961 da padre Basilio Rosati, sacerdote passionista, la Congregazione è affidata dal 1996 alla direzione dell’abate Emmanuel du Chalard.

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Una primavera di vocazioni

La Congregazione sta vivendo un periodo di crescita eccezionale. Negli ultimi sei anni, 90 giovani donne sono entrate nel noviziato di Narni, un segno particolarmente incoraggiante nell’attuale contesto di declino delle vocazioni religiose.   Fedeli alla loro missione, le Suore Consolatrici si dedicano alla preghiera, all’adorazione e alla riparazione del Sacro Cuore di Gesù, svolgendo al contempo un apostolato di insegnamento, catechismo, accoglienza degli orfani e opere di misericordia.   Di fronte a questo afflusso di vocazioni, il noviziato, ospitato dal 2021 in un ex monastero cappuccino del XVII secolo, è diventato ben presto troppo piccolo. La costruzione di una nuova chiesa, iniziata nell’estate del 2025, fornirà alla comunità un santuario adeguato alla sua crescita.  

Prime professioni religiose

 

Giubileo d’oro dell’abate du Chalard

  Articolo previamente apparso su FSSPX.News  

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Bioetica

Pegoraro vescovo, FSSPX scomunicata: ecco la chiesa moderna

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Domenica scorsa è stato ordinato vescovo monsignor Renzo Pegoraro, attuale presidente della Pontificia Accademia per la Vita (PAV).

 

La cerimonia si è avuta nel pomeriggio nel Santuario di Santa Maria Madre della Provvidenza, all’interno dell’Opera della Provvidenza di Sant’Antonio (OPSA) a Sarmeola di Rubano, Padova, città del neovescovo, che ha 67 anni e una laurea in medicina presso il prestigioso ateneo patavino.

 

Era presente, oltre al vescovo Cipolla (quello nella cui città si prega contro «qualsiasi tradizione che offusca lo spirito evangelico»), anche un peso massimo del Vaticano, il segretario di Stato Pietro Parolin, e pure il predecessore alla presidenza della PAV, monsignor Vincenzo Paglia. Non solo: vi erano anche monsignor Pierantonio Pavanello (diocesi di Adria-Rovigo), monsignor Giampaolo Dianin (diocesi di Chioggia), monsignor Giuliano Brugnotto (diocesi di Vicenza), mons. Riccardo Battocchio (diocesi di Vittorio Veneto) e monsignor Giuseppe Alberti (diocesi di Oppido Mamertina-Palmi); i vescovi emeriti monsignor Antonio Mattiazzo (diocesi di Padova) e monsignor Michele Pennisi (diocesi di Monreale); monsignor Fabio Dal Cin, arcivescovo prelato di Loreto e delegato pontificio per il Santuario della Santa Casa, monsignor Ivo Scapolo, ex nunzio apostolico in Portogallo.

 

Insomma, un’ordinazione davvero sentita dall’istituzione cattolica. E non solo: c’era pure la terza carica della Repubblica Italiana, il presidente della Camera onorevole Lorenzo Fontana, che alcuni pensavano fosse un tradizionalista cattolico, qui sorridente ed entusiasta assai.

 

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I lettori di Renovatio 21 hanno potuto leggere un articolo in cui venivano elencati alcuni punti controversi della carriera del Pegoraro, che al momento della nomina a presidente PAV aveva espresso l’intenzione di «lavorare in continuità con i temi e la metodologia di questi anni, valorizzando le competenze specifiche del nostro ampio e qualificato gruppo internazionale e interreligioso di accademici».

 

Si tratta della stessa PAV che con Paglia, quello della 194 «pilastro della vita sociale» e delle geremiadi per infliggere la quinta dose mRNA agli anziani, aveva di fatto ha aperto a contraccezione ed esseri umani prodotti in laboratorio, passando per l’eutanasia con DAT con modulo accluso ai libri pubblicati dalla Pontificia Accademia.

 

Il vaticanista Edward Pentin aveva riassunto per il National Catholic Register alcune dichiarazioni controverse, invero gravemente controverse, nelle quali era incappato quello che era definito «il braccio destro di Paglia» divenuto vertice PAV.

 

Nel 2022, ha commentato il sostegno di altri membri del PAV al suicidio assistito e la probabilità, all’epoca, che una legge sul suicidio assistito o una legge sull’eutanasia venissero legalizzate in Francia. Ha ammesso che sembrava scontato che una delle due sarebbe stata legalizzata e che, tra le due, il suicidio assistito offriva maggiori garanzie rispetto alla legge sull’eutanasia. Tuttavia il monsignore aveva sottolineato con fermezza che entrambe le opzioni erano in contrasto con l’insegnamento cattolico: il discorso del sasso e della mano che conosciamo bene negli equilibrismi della democristianeria maleminorista.

 

Un’intervista rilasciata alla fine del 2022 suggeriva che Pegoraro fosse aperto alla possibilità dell’uso di contraccettivi. «La norma contro la contraccezione «segnala valori che devono essere preservati nella vita matrimoniale – in particolare il senso della sessualità e la trasmissione della vita – ma è anche vero che altri valori degni di essere protetti possono essere presenti nella situazione che la famiglia sta vivendo» avrebbe detto il nuovo vescovo parlando con il veterano vaticanista Francis Rocca sul Wall Street Journal. «Ad esempio, ha affermato mons. Pegoraro, la contraccezione potrebbe essere ammessa “nel caso di un conflitto tra l’esigenza di evitare una gravidanza per ragioni mediche e la salvaguardia della vita sessuale della coppia”».

 

In un’intervista del luglio 2025 a La Repubblica il Pegoraro, pur dicendo di condannare il suicidio assistito, sembrava accettare certi criteri imposti dalla Corte Costituzionale in tema eutanasia. «Monsignor Pegoraro: “Sul fine vita Chiesa aperta al dialogo» era il titolo dell’articolo apparso sul quotidiano «laico». «In una società pluralista è necessario trovare delle mediazioni. Applicare meglio le leggi su cure palliative e consenso informato del paziente» scriveva l’occhiello per riassumere il contenuto della conversazione con il prelato.

 

Possiamo raccontare anche un altro episodio, non finito sui giornali. Si era a metà degli anni 2010, nel pieno della battaglia sul gender che stava entrando di prepotenza nelle scuole – cosa a cui, nonostante i vani proclami di Pro-vita & Famiglia e dei Valditari, è semplicemente accaduta, forse proprio per un placet che neanche tanto silenziosamente l’Oltretevere aveva dato.

 

Una scuola cattolica patavina, gestita da coriacee suore, organizza un incontro sul tema. L’ospite più ambito per tali conferenze di rottura era all’epoca Elisabetta Frezza, che girava il Veneto e l’Italia tutta sconvolgendo le masse (chi scrive ha visto palazzetti di cittadine campagna con gente che aspettava fuori: duemila, tremila persone) raccontando del piano in atto, apofanticamente rivelato da schemini come quello sull’educazione sessuale OMS.

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Alla conferenza organizzata dalle suore, Elisabetta, davanti alla solita torma di genitori sbigottiti e via via più imbestialiti, spiega la teoria gender e la sua penetrazione a scuola. Sul tavolo non c’è solo lei, c’è anche lui, don Pegoraro, a quel tempo solo noto come prete bioetico, e con probabilità figura già di un certo peso nell’ecosistema ecclesiastico della città del Santo.

 

Dopo la Frezza prende parola don Pegoraro, solo che, ascoltando quanto dice, il pubblico fa partire mugugni, fischi, buuu, in maniera sempre più aperta. Era il momento in cui la chiesa padovana aveva recepito, per prima, l’allarme in corso, ed era corsa ai ripari per spegnere l’incendio: cioè, non per combattere l’ideologia omotransessualista anticristiana versata nelle scuole dei nostri figli, ma per normalizzare, tranquillizzare, dire che è tutto sotto controllo. Uscì un comunicato di un alto prete della diocesi che diceva che andava tutto bene, che bisognava fidarsi dell’allora ministro all’istruzione Stefania Giannini, già rettrice dell’università di Perugia e nota per le foto in topless finite sui rotocalchi.

 

Dopo questo segnale, le conferenze agguerrite persero una buona porzione di audience: alla fin fine, ogni genitore anela a sentirsi rassicurato, a vedere l’orrenda dissonanza cognitiva (ma davvero devo credere che vogliono pervertire mio figlio?) chiusa per sempre.

 

E così, nonostante i fischi, quella linea è passata. Così, senza che il clero cattolico sparasse un colpo – anzi – siamo passati dalla propaganda a scuola agli ormoni bloccanti e alle proposte di mutilazione sessuale per i nostri figli, grazie anche alla diffusione incontrastata della carriera alias.

 

Ora visualizziamo alle immagini di tutti questi prelati importanti in questa brutta chiesa moderna fuori Padova, e poi pensiamo ai quattro giovani che, in una spianata verde gremita da diecine di migliaia di fedeli in festa, saranno consacrati vescovi per la FSSPX.

 

Quattro sacerdoti che sono rimasti fedeli alla Chiesa di Cristo, alla sua dottrina, alla sua tradizione: essi saranno, con buona probabilità, scomunicati, mentre i Pegorari divengono vescovi con ogni onore possibile.

 

È anche da questi episodi che vediamo in quale crisi abissale si è cacciata Roma. E vediamo pure quanto le consacrazioni della Fraternità San Pio X siano davvero necessarie alla sopravvivenza della fede cattolica – e forse, in un momento in cui la bioetica vaticana apre al mondo umanoide – dell’umanità stessa.

 

Roberto Dal Bosco 

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Spirito

Un saggio del cardinale Fernandez, scoperto di recente, rivela la sua convinzione che tutti siano salvati

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Il futuro cardinale Victor Manuel «Tucho» Fernandez appoggiò apertamente l’universalismo, ovvero l’idea che tutti siano salvati, in un documento recentemente ritrovato, scritto più di 30 anni fa.   In un saggio di 46 pagine del 1995 intitolato «Romanos 9-11: gracia y predestinación», riportato per la prima volta dal sito argentino El Wanderer, il futuro prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede scrisse ampiamente sull’insegnamento della Chiesa in materia di salvezza e predestinazione, citando le opere di Sant’Agostino e Sant’Aquino, sebbene l’allora sacerdote si concentrasse su quanto da loro scritto sulla misericordia di Dio, ignorando in gran parte la Sua giustizia. Il Fernandez concludeva il suo lavoro sottolineando di avere «ferma fiducia» nel fatto che «tutti saranno salvati», aggiungendo che questo non è un «mero desiderio», ma si basa su ciò che «sa di Dio e dei Suoi piani specifici».   «Credo che tutto ciò su cui abbiamo riflettuto ci permetta di affermare quanto segue: “Confido fermamente che tutti saranno salvati; una fiducia che non si basa su un mero desiderio, né sulla mia compassione per l’umanità, ma su ciò che so di Dio e dei Suoi piani specifici grazie alla Sua Rivelazione”», ha scritto il futuro cardinale bergogliano. «Si tratta, dunque, di una “fiducia saldissima” fondata sulla realtà, sul modo divino di rapportarsi all’umanità in questo specifico piano di salvezza».   Sebbene la Chiesa cattolica insegni che Dio desidera la salvezza di tutti e non predestina nessuno all’inferno, i fedeli devono operare la propria salvezza cooperando con la grazia di Dio. Tuttavia, nelle Sacre Scritture, Nostro Signore ha esortato i suoi seguaci a entrare per la «porta stretta», indicando chiaramente che la maggior parte delle persone non è salva.   Al contrario, le parole di Tucho sembrano avallare la visione «universalista» della salvezza, secondo la quale tutti gli uomini sono salvati. Tale visione è stata condannata dalla Chiesa.

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È interessante notare che, nel suo saggio, Fernandez cita il canone romano «Liberaci dalla dannazione eterna e annoveraci tra i tuoi eletti» per confutare correttamente l’idea che Dio predestini le persone all’inferno. Ironicamente, tuttavia, questa preghiera confuterebbe la sua conclusione universalista finale, poiché se tutti venissero salvati, la preghiera risulterebbe irrilevante.   Nel corso di un’omelia del 2023, il prelato argentino fece analoghe osservazioni eterodosse, detestando il fatto che la Chiesa impedisca ad alcuni fedeli di ricevere la Santa Eucaristia:   «Sapete che per molti secoli la Chiesa ha preso un’altra direzione. Senza rendersene conto, ha sviluppato un’intera filosofia e morale piena di classificazioni, per classificare le persone, per etichettarle… questo è così, quello è cosà; questo può ricevere la Comunione, questo no; questo può essere perdonato, questo no… è terribile che questo ci sia accaduto nella Chiesa. Grazie a Dio, papa Francesco ci aiuta a liberarci da questi schemi».   Il Fernandezzo aveva già suscitato polemiche in passato a causa dei numerosi scritti, definiti «pornografici» dai detrattori, venuti alla luce negli ultimi anni.   In particolare, nel 2023, è riemerso un libro esplicitamente sessuale scritto da Fernandez nel 1995, intitolato «Guariscimi con la bocca: L’arte del bacio», che trattava del bacio e delle sensazioni che esso evoca. Nel 2024, è stato riscoperto anche un altro libro erotico scritto dal futuro prefetto nel 1998, intitolato «Passione mistica: spiritualità e sensualità», che discute delle «particolarità dell’orgasmo maschile e femminile che si manifestano in qualche modo anche nella relazione mistica con Dio» e minimizza la natura immorale dell’omosessualità.   Alla fine del 2025, sono stati scoperti altri tre testi fernandeziani definiti dai critici come «pornografici» che descrivevano in modo esplicito il corpo umano.   Come riportato da Renovatio 21, il Fernandez – autore del documento sulla benedizione delle coppie omofile Fiducia Supplicans e della privazione alla Madonna del titolo di corredentrice – è colui che, in compagnia del papa Leone XIV, ora minaccia di scomunicare la FSSPX per la consacrazione di quattro nuovi vescovi. Si dice anzi che da mesi egli abbia già preparato l’ordine di scomunica. Al superiore della FSSPX don Davide Pagliarani il porporato argentino aveva detto che i documenti del Concilio Vaticano II «non possono essere corretti».

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