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Mons. Strickland: la nuova enciclica di Papa Leone XIV è incentrata su una teologia dell’uomo, non di Dio

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Renovatio 21 pubblica questo attesto del vescovo Joseph Strickland apparse su The Pillars of Faith.

 

Cari fratelli e sorelle in Cristo,

 

In quanto successore degli apostoli, ho il solenne dovere non solo di predicare il Vangelo, ma anche di aiutare i fedeli a discernere gli spiriti del tempo alla luce dell’immutabile verità affidata alla Chiesa da Nostro Signore Gesù Cristo.

 

San Paolo esortò Timoteo a «fatti araldo della parola divina, insisti a tempo opportuno e anche non opportuno, confuta, sgrida, esorta, con grande pazienza e voglia d’insegnare» (2 Tim 4,2). Questo dovere spetta a ogni vescovo incaricato di custodire il deposito della fede.

 

Pertanto, ritengo importante affrontare le preoccupazioni relative alla recente enciclica Magnifica Humanitas del Santo Padre Leone XIV. Alcuni l’hanno trovata in alcune sue parti illuminanti e convincenti. Altri, invece, hanno provato un profondo disagio durante la lettura: il timore che, al di là di molte affermazioni veritiere, il documento rifletta un più ampio cambiamento teologico che rischia di porre l’uomo al centro in un modo che oscura il primato di Dio.

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Poiché queste questioni toccano il cuore stesso della fede cattolica, ritengo necessario offrire un’attenta riflessione dottrinale. Ciò non avviene in spirito di ostilità o ribellione, né con l’intento di seminare confusione o divisione all’interno della Chiesa. Piuttosto, la vera carità richiede chiarezza. I fedeli meritano pastori disposti a parlare con onestà quando determinate enfasi o schemi teologici sembrano in grado di confondere le anime.

 

La Chiesa ha sempre insegnato che ogni epoca deve essere giudicata alla luce di Cristo – non un Cristo reinterpretato attraverso la lente delle ideologie moderne, ma Cristo come tramandato attraverso la Sacra Scrittura, la Sacra Tradizione e il Magistero perenne della Chiesa. La tecnologia, l’intelligenza artificiale e le mutevoli realtà sociali richiedono certamente un’attenta riflessione morale.

 

Eppure nessuna epoca, nessuna crisi e nessuna rivoluzione tecnologica possono alterare le verità fondamentali della fede cattolica: che l’uomo è caduto a causa del peccato, redento solo attraverso Gesù Cristo, chiamato al pentimento e alla santificazione, e destinato non solo alla prosperità terrena, ma all’unione eterna con Dio.

 

È con questa preoccupazione per la salvezza delle anime e con questa fedeltà alla fede cattolica che offro la seguente riflessione.

 

La recente enciclica sull’Intelligenza Artificiale, il transumanesimo, la dignità umana, l’economia, la guerra e il futuro dell’umanità si presenta come una profonda riflessione sulle implicazioni morali e sociali dell’era tecnologica. Contiene numerose affermazioni di chiara ispirazione cattolica e persino ammirevoli: rifiuta il transumanesimo, mette in guardia contro la tecnocrazia, condanna lo sfruttamento e la tratta di esseri umani, difende la dignità della persona umana, afferma l’Incarnazione, parla di grazia, fa riferimento all’Eucaristia e insiste sul fatto che l’uomo non deve mai essere ridotto a macchina o a dati.

 

Eppure, nonostante questi elementi positivi, molti cattolici fedeli proveranno un profondo disagio leggendolo. Tale disagio non deriva solo da singoli passaggi, ma dall’orientamento generale, dall’enfasi e dal centro di gravità teologico del documento stesso.

 

La preoccupazione maggiore non è che il documento affermi cose false sull’umanità, ma che riorganizzi la gerarchia delle verità ponendo al centro l’umanità, la fioritura umana, la dignità umana e le relazioni umane, in un modo che rischia di oscurare il primato di Dio, del peccato, della redenzione, dell’adorazione e della salvezza.

 

La teologia cattolica inizia con Dio. Inizia con la gloria di Dio, la sovranità di Dio, la santità di Dio, la realtà del peccato, la necessità della redenzione, la Croce di Cristo, il giudizio eterno e la salvezza delle anime. La dignità umana è affermata proprio perché l’uomo è creato da Dio, redento da Cristo e ordinato alla comunione eterna con Lui. La dignità dell’uomo scaturisce da Dio e a Lui rimane subordinata.

 

In questo documento, tuttavia, l’enfasi appare spesso invertita. Ripetutamente, il linguaggio si concentra sulla fioritura umana, la vulnerabilità umana, la solidarietà umana, la fraternità umana, la comunione umana, le relazioni umane, la partecipazione umana e la preservazione dell’umanità stessa.

 

Certamente, la dottrina cattolica insegna queste cose. Tuttavia, la ripetuta enfasi crea l’impressione che la crisi principale del mondo moderno sia la «disumanizzazione», piuttosto che il peccato contro Dio. Il male viene spesso descritto in termini di frammentazione, dominio, esclusione, riduzionismo tecnologico o relazioni interrotte, anziché come ribellione alla legge divina e necessità di pentimento e conversione.

 

Il modo in cui Cristo viene trattato lo rivela in modo particolare. Tradizionalmente, Cristo viene proclamato, come è giusto che sia, come l’eterno Figlio di Dio, il Redentore, il Salvatore dal peccato, l’Agnello sacrificale, il Re, il Giudice dei vivi e dei morti.

 

Sebbene questo documento faccia certamente riferimento a Cristo, all’Incarnazione, alla grazia e all’Eucaristia, Cristo viene spesso presentato principalmente come: la rivelazione dell’autentica umanità, il modello di comunione, colui che rivela la dignità umana, il compimento della relazionalità umana. Sebbene sia vero che Cristo rivela l’uomo a se stesso, questa verità è sempre subordinata alla realtà più grande della redenzione dal peccato e della riconciliazione con Dio. Cristo non si limita a rivelare l’autentica umanità; Egli salva l’umanità decaduta attraverso la sua Passione, Morte e Risurrezione.

 

In questo documento, tuttavia, ci sono momenti in cui Cristo appare quasi più importante come compimento dell’umanità che come Salvatore dal peccato. Ciò crea l’impressione di una teologia antropocentrica, in cui la persona umana diventa il centro interpretativo. La relativa assenza di un trattamento esplicito del peccato acuisce questa preoccupazione.

 

Questo documento tratta ampiamente di: sistemi di potere, tecnocrazia, guerra, ingiustizia economica, manipolazione, controllo algoritmico, frammentazione sociale e disumanizzazione. Ma relativamente poco si dice del peccato originale, della concupiscenza, del pentimento personale, della colpevolezza morale, del giudizio, dell’inferno, della penitenza o del destino eterno dell’anima.

 

Di conseguenza, le radici del male iniziano ad apparire principalmente strutturali piuttosto che spirituali. La dottrina cattolica insegna che il disordine nella società deriva in ultima analisi dal disordine nel cuore umano ferito dal peccato originale. La tecnologia in sé non è la crisi più grave; la crisi è l’uomo separato da Dio.

 

Questa preoccupazione emerge in modo particolarmente evidente nel ripetuto appello del documento alla costruzione di una «civiltà dell’amore». L’espressione stessa è autenticamente cattolica ed è stata usata da papi come Paolo VI e Giovanni Paolo II. Tuttavia, tradizionalmente questa visione era esplicitamente radicata in: conversione, evangelizzazione, regno sociale di Cristo Re, obbedienza alla legge divina e grazia soprannaturale.

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In questa nuova formulazione, la «civiltà dell’amore» può a volte apparire meno come il frutto della conversione a Cristo e più come un progetto umanitario globale incentrato su fraternità, solidarietà, inclusione e pace. Anche in questo caso, nessuno di questi obiettivi è sbagliato. Il problema è che la dimensione soprannaturale della salvezza appare meno centrale rispetto alla costruzione di un ordine sociale umano.

 

Ecco perché molti cattolici fedeli percepiranno questo documento come profondamente inquietante. Il timore non è semplicemente che la dottrina venga negata in toto, ma che l’intero quadro di riferimento si stia gradualmente modificando: da una centralità di Dio a una centralità dell’uomo, dalla salvezza alla fioritura umana, dal peccato ai sistemi, dalla redenzione alla relazionalità, dal culto all’umanitarismo.

 

La Chiesa ha ripetutamente messo in guardia contro le forme di umanesimo religioso che preservano il linguaggio cristiano spostando gradualmente il centro del cristianesimo da Dio all’uomo. Quando la dignità umana si distacca dalla sovranità di Dio, quando la trasformazione sociale oscura la salvezza e quando il linguaggio della comunione sostituisce quello della penitenza e della santificazione, il cristianesimo rischia di ridursi a una visione etica o umanitaria.

 

Riconosco che questo documento non è privo di autentici elementi cattolici. Il suo rifiuto del transumanesimo è forte e importante. La sua insistenza sul fatto che l’uomo non debba mai essere ridotto a una macchina o a un algoritmo è preziosa. La sua difesa dell’incarnazione, della sofferenza, dei limiti e della dignità umana si pone con fermezza contro molte pericolose correnti della cultura moderna. Inoltre, i suoi avvertimenti sulla guerra basata sull’intelligenza artificiale, sullo sfruttamento, sulla manipolazione digitale e sul dominio tecnologico sono seri e spesso illuminanti.

 

Tuttavia, la questione è più sottile e, per certi versi, più preoccupante. Il problema risiede nell’enfasi, nell’orientamento teologico e nell’approccio antropologico.

 

La teologia cattolica afferma chiaramente che l’uomo si comprende pienamente solo in relazione a Dio, e che la dignità umana trova il suo vero significato solo all’interno dell’ordine della creazione, della redenzione, della grazia e della salvezza eterna. Senza che questa gerarchia sia saldamente preservata, anche un linguaggio nobile che parla di dignità, pace, fraternità e umanità rischia di sfociare in una forma di umanesimo cristianizzato in cui l’uomo diventa il centro pratico.

 

Ecco perché i fedeli cattolici che leggono questo documento potrebbero non solo provare disaccordo, ma anche un profondo allarme spirituale. La preoccupazione non riguarda solo ciò che viene detto, ma ciò che sembra essere diventato centrale – e se l’ordine soprannaturale della teologia cattolica venga gradualmente oscurato da un’antropologia incentrata principalmente sull’umanità stessa.

 

Al centro di questa discussione si cela una questione ben più ampia dell’Intelligenza Artificiale, della tecnologia, dell’economia o persino della politica globale. La vera domanda è: chi è al centro?

 

Da duemila anni, la Chiesa cattolica proclama che Gesù Cristo non è semplicemente la rivelazione dell’autentica umanità, né un mero modello di comunione e solidarietà. Egli è l’eterno Figlio di Dio, crocifisso e risorto per la salvezza dei peccatori. La Chiesa esiste innanzitutto per glorificare Dio, annunciare il Vangelo, salvare le anime e condurre l’umanità alla vita eterna.

 

Certamente, la Chiesa deve difendere la dignità umana, resistere alla disumanizzazione tecnologica, opporsi allo sfruttamento e combattere l’ingiustizia. Tuttavia, tutte queste preoccupazioni devono rimanere radicate nell’ordine soprannaturale. La dignità umana non può separarsi dalla verità che l’uomo è una creatura che appartiene a Dio ed è chiamato alla conversione, alla santità e all’adorazione. Quando l’umanità stessa diventa la lente interpretativa primaria attraverso cui si comprende la teologia, anche un bel linguaggio sulla fraternità, la pace, la comunione e la dignità può gradualmente scivolare in una forma di umanesimo religioso che non pone più Dio al primo posto.

 

Ecco perché il discernimento è urgentemente necessario ai nostri giorni.

 

Viviamo in un’epoca profondamente tentata dall’antropocentrismo, un’epoca che parla sempre più di umanità dimenticando Dio, che parla di solidarietà trascurando il pentimento e che cerca la salvezza attraverso sistemi, tecnologia, psicologia o strutture politiche anziché attraverso la croce di Gesù Cristo.

 

La risposta alla crisi moderna non si trova nel transumanesimo, nella tecnocrazia, nell’Intelligenza Artificiale o in una visione del mondo puramente umanitaria. Né si trova nella disperazione o nella paura. La risposta rimane quella che è sempre stata: Gesù Cristo, Re dei re e Signore dei signori.

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Solo Cristo rivela sia la grandezza che la miseria dell’uomo. Solo Cristo guarisce le ferite inferte dal peccato. Solo Cristo ristabilisce l’ordine divino. Solo Cristo può portare la vera pace, perché solo Cristo riconcilia l’uomo con Dio.

 

Come cattolici, dobbiamo dunque rimanere saldamente radicati nella fede perenne della Chiesa: nella Sacra Scrittura, nella Sacra Tradizione, nel Santo Sacrificio della Messa, nella devozione eucaristica, nella preghiera, nella penitenza, nella fedeltà alla verità e nella ricerca della santità. Dobbiamo resistere a ogni tentativo di ridurre il cristianesimo a un mero progetto terreno, anche quando rivestito di un linguaggio compassionevole o spirituale.

 

Il mondo non ha bisogno di una nuova religione incentrata sull’umanità. Il mondo ha bisogno del Vangelo.

 

Possa la Madonna, Sede della Sapienza e Distruttrice delle Eresie, intercedere per la Chiesa in questo tempo di confusione. Possa aiutarci a rimanere fedeli al suo Divin Figlio, affinché in ogni epoca e in ogni prova possiamo proclamare con chiarezza e coraggio: «Gesù Cristo è il medesimo ieri e oggi, ed è anche per i secoli.» (Eb 13,8).

 

Vescovo Joseph Strickland

Vescovo emerito di Tyler, Texas

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Spirito

Breve commento di mons. Viganò sull’enciclica di Leone sull’IA

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L’arcivescovo Carlo Maria Viganò ha brevemente commentato su X la nuova enciclica Magnifica Humanitas presentata lo scorso 25 maggio presso l’Aula Nuova del Sinodo in Vaticano.   «La chiesa conciliare e sinodale — grottesca contraffazione della vera Chiesa di Cristo — giunge a plasmarsi un dio a proprio uso e consumo, un dio ecumenico e inclusivo, un dio che non chiede conversione né penitenza, un dio che non Si è incarnato per redimerci con la propria Passione, ma che “abdica” per così dire alla propria divinità per lasciarsi sostituire dall’uomo-che-si-fa-dio e che deifica con sé una “Magnifica humanitas” ribelle, una “Dignitas infinita” fatta di orgoglio e di rifiuto della Croce» scrive monsignore.

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Il riferimento è alla dichiarazione del Dicastero per la Dottrina della Fede (DDF) pubblicata l’8 aprile 2024 Dignitas infinita, la quale, secondo la Fraternità San Pio X, «riprende, e la aggrava, la nozione disallineata o squilibrata della dignità umana che era al centro del Concilio Vaticano II, affermata nella Dichiarazione sulla libertà religiosa (Dignitatis humanae)».   Veniva rilevato «l’aggravamento di questa dottrina con l’uso del termine “infinito” associato alla dignità ontologica, che non è più nemmeno una deviazione, ma un’aberrazione. Solo Dio è infinito». Di fatto, «la dignità morale della persona dipende quindi dal suo agire: l’uomo che fa il bene per raggiungere il suo fine ultimo ha una dignità tanto maggiore quanto più ricerca questo fine. Ma chi si allontana dal suo fine e fa il male cade da questa dignità: se ne spoglia».   Come riportato da Renovatio 21, Leone ha presentato la sua prima enciclica, dedicata all’Intelligenza Artificiale, assieme al cofondatore del colosso dell’AI Anthropic Chrish Olah, che il pontefice ha ringraziato. Anthropic è entratata in collisione con il Pentagono e l’amministrazione Trump per l’uso militare della sua AI. Il CEO di Anthropic Dario Amodei ha inoltre varie volte preconizzato la distruzione sistematica di enormi percentuali di posti di lavoro remunerativi una volta che l’IA sarà via via introdotta sul mercato.   Secondo quanto riportato dalla stampa, Claude, un’IA di Anthropic, sarebbe stata utilizzata nell’operazione di rapimento del presidente venezuelano Nicolas Maduro. È giunta inoltre sui giornali la storia di scienziato informatico di Anthropic, specializzato in sicurezza AI per le armi biologiche, il quale si è dimesso per darsi ad una vita bucolico-contemplativa sostenendo che «il mondo è in pericolo».   L’azienda quest’anno ha annunziato di possedere un’AI, Mythos, che sarebbe in grado di «bucare» quantità immani di sistemi informatici, mettendo la sicurezza di tutta l’umanità a rischio. Anthropic ha quindi dichiarato di non voler ancora rilasciare tale IA nel mondo, temendo rischi esiziali.   Secondo alcuni, tra cui Elon Musk e il suo ex collega a Paypal, ora consigliere per l’AI alla Casa Bianca David Sacks, Anthropic grida al lupo per poi capitalizzare sulla risposta. Non è facile capire di fatto come la società che crea un’arma cibernetica assoluta come Mythos poi si metta a parlare di etica e si piazzi a fianco al papa in Vaticano.

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Intelligenza Artificiale

«L’Intelligenza Artificiale deve essere disarmata»: discorso di Leone XIV sull’IA

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Renovatio 21 pubblica il discorso proferito da Leone XIV alla presentazione della sua enciclica sull’Intelligenza Artificiale Magnifica Humanitas. L’enciclica è stata firmata il 15 maggio 2026 in occasione del 135° anniversario della promulgazione della Lettera Enciclica Rerum Novarum di Papa Leone XIII.

 

Cari fratelli e sorelle,

 

desidero ringraziare tutti voi per essere qui oggi, per il vostro interesse.

 

Ringrazio di cuore coloro che hanno organizzato l’incontro odierno, e in particolare coloro che hanno condiviso la loro competenza e la loro esperienza nelle diverse relazioni che abbiamo ascoltato.

 

In modo particolare desidero ringraziare il signor Olah per avere accettato il nostro invito. A mia volta, a nome della Chiesa, accetto il suo invito a camminare insieme, ad ascoltare e a parlare insieme per trovare il cammino per l’umanità in questo tempo dell’Intelligenza Artificiale.

 

Che grande segno di speranza il fatto che, con le nostre differenze, possiamo ascoltarci gli uni gli altri. Questo scambio indica chiaramente la gravità del momento, nonché la convinzione che, insieme, possiamo discernere le questioni più importanti del nostro tempo e, quindi, il futuro dell’umanità.

 

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Nei momenti chiave della storia, la Chiesa è chiamata a decifrare «cose nuove» alla luce del Vangelo e della dignità della persona. 135 anni fa, il mio venerabile predecessore Leone XIII osservò la situazione degli operai, le loro famiglie sradicate e le nuove forme di povertà generate dalla rapida trasformazione industriale. Comprese che la Chiesa non poteva restare distante. In un momento di svolta epocale che minacciava la dignità umana, l’enciclica Rerum novarum espresse il suo messaggio evangelico e sociale sulle «cose nuove» che erano in corso.

 

Oggi ci troviamo di fronte a una trasformazione di dimensioni simili, con conseguenze forse perfino più grandi. L’Intelligenza Artificiale tocca già molti ambiti della nostra vita e incide su decisioni che modellano la coesistenza umana. Sta anche cambiando in modo drammatico il modo in cui viene condotta la guerra.

 

Come il «Leone» precedente, mi sento chiamato a guardare a un’altra grande trasformazione con gli occhi della fede, con la lucidità della ragione, con apertura al mistero e con le grida dei poveri della terra che risuonano nel mio cuore.

 

Magnifica humanitas è nata dall’ascoltare come fece Leone XIII. Ho ascoltato scienziati e ingegneri che lavorano con sincero entusiasmo su tecnologie capaci di alleviare immense sofferenze; leader politici e funzionari pubblici che hanno cercato con tenacia norme eque; genitori e insegnanti profondamente preoccupati del futuro delle generazioni più giovani.

 

Mi sono giunte anche altre voci molto preoccupanti, riguardo a sistemi d’armi sempre più autonomi, che praticamente nessun uomo e nessun governo può davvero controllare. Sento racconti molto preoccupanti di algoritmi che possono bloccare l’accesso alle cure sanitarie, al lavoro e alla sicurezza sulla base di dati inquinati da pregiudizi e ingiustizia. E ho sentito il silenzio di coloro che non hanno voce quando vengono prese le decisioni, decisioni che rischiano di generare nuove forme di esclusione e di sofferenza.

 

Da questo ascolto è maturata una convinzione allarmante espressa in Magnifica humanitas: l’Intelligenza Artificiale deve essere disarmata. Si tratta di una parola forte, lo so, ma è stata scelta volutamente perché questo momento ha bisogno di parole capaci di attirare attenzione, risvegliare coscienze e indicare la strada da seguire per l’umanità.

 

La Chiesa si adopera da molto tempo per il disarmo nucleare, consapevole che ogni grande potere tecnologico può incidere sulla vita delle persone e quindi deve essere accompagnato da un discernimento morale e un controllo pubblico adeguati. Il disarmo nucleare continua a essere un servizio alla pace e alla dignità della famiglia umana.

 

In modo analogo, l’Intelligenza Artificiale esige ora di essere «disarmata», liberata dalle logiche che la trasformano in uno strumento di dominazione, esclusione e morte. Come l’energia nucleare, deve essere al servizio di tutti e del bene comune. Le decisioni riguardanti la tecnologia non devono mai essere separate dalla coscienza e dalla responsabilità. «Non dormiamo dunque come gli altri», ammoniva l’apostolo Paolo, «ma vigiliamo» (1 Ts 5, 6). Questa vigilanza è necessaria oggi. La pace non è soltanto assenza di guerra, ma è giustizia in azione. Tuttavia, quando la tecnologia indebolisce il nostro senso critico, la pace stessa è a rischio.

 

Disarmare, però, non basta. Dobbiamo costruire.

 

La parola «costruire« mi ricorda gli anni trascorsi in Perú come missionario. Nel 2017, il nord del Paese fu colpito da piogge torrenziali e alluvioni: molte famiglie videro inghiottire dal fango le loro case, e anche molte strade. Lì ho imparato che ricostruire non significa semplicemente sostituire ciò che è stato distrutto. Significa riparare legami, ripristinare fiducia e risvegliare la speranza nel futuro. Inoltre, nessuno ricostruisce da solo.

 

In Magnifica humanitas ricordo il profeta biblico Neemia. Davanti alle rovine delle mura di Gerusalemme, egli riunisce le persone scoraggiate per dare vita a una rinascita. L’immagine delle mura non legittima chiusure o divisioni, ma invita tutti e ciascuno a fare la propria parte. Mattone dopo mattone prende forma una coesistenza più giusta, capace di salvaguardare la dignità di tutti. Lo sforzo di Neemia parla al tempo presente. L’Intelligenza Artificiale può essere un cantiere della storia all’interno di un orizzonte di comunione, nel quale il progresso tecnico impara a servire la vita umana.

 

«Ma ciascuno stia attento a come costruisce!» (1 Cor 3, 10) avverte san Paolo. Egli non teme il cantiere; piuttosto mette in guardia dal costruire senza solide fondamenta. Non abbiamo paura dell’Intelligenza Artificiale, ma continuiamo a mantenere viva la questione dell’umano. Non possiamo essere negligenti nell’uso dei nostri strumenti tecnici più potenti.

 

Il vero sviluppo, afferma san Paolo VI, riguarda sempre «ogni uomo e tutto l’uomo». «Ogni» significa che nessuna persona può essere lasciata ai margini della trasformazione digitale. «Tutto» significa che nessuno può essere ridotto alla produttività, alle prestazioni cognitive o a semplici dati. Ogni persona reca in sé una libertà, un’interiorità e una vocazione all’amore e all’adorazione che nessuna macchina può sostituire o fermare.

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Solo con questa visione integrale l’Intelligenza Artificiale potrà essere diretta al bene comune. Solo insieme — coloro che progettano i sistemi e coloro che ne subiscono gli effetti, i Paesi più ricchi e quelli più poveri, le istituzioni e gli individui, i centri di potere e le periferie — riusciremo a costruire un futuro non per pochi privilegiati, ma per l’intera famiglia umana.

 

È questa la civiltà dell’amore di cui parlava san Paolo VI e che san Giovanni Paolo II ha indicato con tanta forza come orizzonte da cercare insieme. Non è un sogno ingenuo. È una direzione. È il cammino che Gesù Cristo apre nella storia.

 

Per questa ragione, la Chiesa desidera, con umiltà e franchezza, essere parte delle conversazioni sull’Intelligenza Artificiale. Non possediamo risposte tecniche, ne cerchiamo di sostituirci a coloro che possiedono competenze. Ma portiamo una saggezza riguardante l’umano di cui il tempo presente ha un disperato bisogno: ogni persona è unica e insostituibile, un soggetto libero e intelligente dotato di coscienza, capace di cercare Dio, di servire l’altro e di prendersi cura della nostra casa comune.

 

Pertanto, invito tutti i membri della Chiesa e della famiglia umana: impariamo ad ascoltarci a vicenda, ad affrontare le sfide presenti con coraggio e a cooperare nel costruire una società più umana e fraterna.

 

Da questa presentazione di Magnifica humanitas per favore portate con voi l’impegno a rimanere vigili e, come «artigiani di speranza», a continuare a costruire il cantiere del nostro tempo. Che lo Spirito del Signore Risorto Gesù sostenga il nostro lavoro insieme.

 

Affido ognuno di voi a nostra Madre Maria. Il suo Magnificat canta la grandezza di Dio, che innalza gli umili. Possa ella insegnarci a riconoscere la vera grandezza di ogni uomo e di ogni donna nell’amore e nel servizio. Dio Onnipotente renda feconda la grande impresa che oggi affidiamo alla sua grazia, facendo maturare nella storia la civiltà dell’amore.

 

Su tutti voi invoco di cuore la benedizione di Dio.

 

[Benedizione]

Grazie.

 

Papa Leone XVI

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Spirito

La Casa Generalizia FSSPX annuncia i nomi dei futuri vescovi

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COMUNICATO DELLA CASA GENERALIZIA

In questa ottava di Pentecoste, don Davide Pagliarani, Superiore Generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X, ha la gioia di annunciare i nomi dei sacerdoti della Fraternità scelti per ricevere la consacrazione episcopale il prossimo 1º luglio a Écône.   In uno spirito di rispetto verso l’autorità suprema della Chiesa universale, i dossier di questi sacerdoti sono stati presentati al Santo Padre, accompagnati da alcune spiegazioni necessarie per una corretta comprensione di questa iniziativa, nel contesto molto particolare ed eccezionale di queste consacrazioni episcopali.   I quattro sacerdoti sono:  
  • Reverendo don Pascal Schreiber, di nazionalità svizzera;
  • Reverendo don Michael Goldade, di nazionalità statunitense;
  • Reverendo don Michel Poinsinet de Sivry, di nazionalità francese;
  • Reverendo don Marc Hanappier, di nazionalità francese.
  Il Superiore Generale ribadisce che la scelta e la consacrazione di questi eletti non procedono da alcuna volontà di rivendicare un potere di giurisdizione o di stabilire un’autorità parallela nella Chiesa. Esse non costituiscono in alcun modo una negazione, un rifiuto o una sfida al potere di giurisdizione supremo, pieno e immediato del Vicario di Cristo sulla Chiesa universale.   La cerimonia del 1º luglio non avrà altro scopo se non quello di assicurare la continuità nell’amministrazione dei sacramenti dell’Ordine e della Confermazione, così come dei sacramentali riservati ai vescovi, secondo il rito tradizionale della santa Chiesa romana e la fede di sempre.   L’episcopato che questi sacerdoti riceveranno è dunque concepito unicamente come un servizio reso alle anime e alla Chiesa nel mezzo di questa crisi della fede senza precedenti.   La nostra volontà di servire la santa Chiesa cattolica rimane incrollabile, nella coscienza del dovere imperioso di trasmettere fedelmente e integralmente ciò che abbiamo ricevuto, vale a dire ciò che la Chiesa ha sempre creduto, insegnato e praticato.   Menzingen, 26 maggio 2026  

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Rev. Don Pascal Schreiber

Don Pascal Schreiber, 53 anni, è nato in una famiglia cattolica di cinque figli originaria del cantone di Argovia, in Svizzera. Nel 1992 è entrato nel seminario Herz Jesu di Zaitzkofen, in Germania, prima di proseguire gli studi a Écône, in Svizzera, dove ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale nell’estate del 1998.   Dopo cinque anni di ministero in Germania e nella Svizzera francese, nel 2003 gli è stata affidata la direzione di un collegio maschile a Mels, nella Svizzera tedesca.   Due anni più tardi ha assunto la responsabilità della scuola elementare e superiore femminile di Wil, ministero che ha esercitato per nove anni.   Chiamato nel 2014 a Rickenbach, sede del distretto della Svizzera, vi ha ricoperto per due anni l’incarico di economo, prima di essere nominato superiore di distretto.   Dal 15 agosto 2020 è rettore del seminario Herz Jesu di Zaitzkofen, in Germania, dove si dedica alla formazione di oltre cinquanta futuri sacerdoti e fratelli provenienti da sedici Paesi distinti. Parla correntemente tedesco e francese, e conosce anche l’inglese.

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Rev. Don Michael Goldade

Originario del North Dakota e cresciuto a St. Marys, Kansas, negli Stati Uniti, don Michael Goldade proviene da una famiglia cattolica di dieci figli che conta tre Suore della Fraternità Sacerdotale San Pio X. All’età di diciotto anni è entrato nel seminario di Winona, dove è stato ordinato sacerdote nel 2004.   Ha esercitato il suo ministero ad Armada, nel Michigan, per cinque anni, prima di essere chiamato a dirigere la casa di ritiri di Ridgefield.   Nel 2014 è stato nominato priore a Kansas City, dove si è occupato contemporaneamente del priorato, di un’importante parrocchia, di una scuola e di una comunità religiosa femminile. A queste responsabilità si è aggiunta, nel 2021, la funzione di assistente del superiore di distretto.   Nominato nell’estate del 2023 rettore del seminario Saint Thomas Aquinas, in Virginia, segue oggi la formazione di quasi cento seminaristi. Ha 45 anni, parla inglese, ha studiato il francese e possiede anche alcune conoscenze di spagnolo.

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Rev. Don Michel Poinsinet de Sivry

Di nazionalità francese e proveniente da una famiglia cattolica di sette figli, don Michel Poinsinet de Sivry ha 42 anni. Ha compiuto la sua formazione sacerdotale presso il seminario di Flavigny, in Francia, poi a Écône, dove ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale nel 2008.   Ha iniziato il ministero presso la scuola Saint-Joseph-des-Carmes, nel sud della Francia; nel 2011 gli è stata affidata la direzione della scuola elementare Saint-Louis di Parigi. Ha esercitato questo incarico per cinque anni, occupandosi contemporaneamente di una cappella nella Seine-Saint-Denis e partecipando all’apostolato della chiesa Saint-Nicolas-du-Chardonnet di Parigi.   Ha poi diretto per sei anni il collegio Saint-Jean-Baptiste-de-La-Salle di Camblain-l’Abbé, nei pressi di Arras, prima di essere nominato superiore del distretto del Benelux nel 2022, incarico che ricopre tuttora. Oltre al francese, parla anche inglese e prosegue lo studio del tedesco e dell’olandese.  

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Rev. Don Marc Hanappier

Don Marc Hanappier, di nazionalità francese, è nato nel 1990 in una famiglia cattolica di dieci figli, nella quale sono fiorite numerose vocazioni: uno dei suoi fratelli è sacerdote della Fraternità, un altro è sacerdote presso i Cappuccini di Morgon, e una delle sue sorelle è Domenicana insegnante di Saint-Pré.   Formatosi nei seminari di Flavigny e di Écône, ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale nel 2013. Ha iniziato il ministero nell’insegnamento in Francia, dapprima presso la scuola dell’Étoile-du-Matin, vicino a Bitche, poi presso la scuola Saint-Michel, a Châteauroux.   Nel 2020, nominato professore al seminario di Dillwyn, in Virginia, ha dapprima perfezionato per un anno la sua conoscenza dell’inglese in Scozia, collaborando al tempo stesso al ministero parrocchiale.   Nel seminario insegna principalmente metafisica e teologia dogmatica, assicurando inoltre ogni domenica il ministero pastorale in diverse cappelle. Parla correntemente francese e inglese, ha studiato il tedesco e si è anche iniziato allo spagnolo.   Articolo previamente apparso su FSSPX.News

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Immagini da FSSPX.News
 
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