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Salute

Miocardite, 21enne calciatore della nazionale canadese escluso dalle qualificazioni ai Mondiali

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Il calciatore della nazionale canadese Alphonso Davies, considerato uno dei migliori terzini sinistri al mondo, ha dato segni segni di «infiammazione del muscolo cardiaco». Per questo sarà escluso dalle partite per la qualificazione ai Mondiali del Qatar.

 

Davies, che gioca nel Bayern Monaco, ha 21 anni.

 

A seguito degli improvvisi problemi al cuore, Davies è stato escluso dalle tre partite di qualificazione del Canada ai Mondiali che si terranno a gennaio e febbraio.

 

A seguito degli improvvisi problemi al cuore, Davies è stato escluso dalle tre partite di qualificazione del Canada ai Mondiali che si terranno a gennaio e febbraio

È completamente vaccinato e ha fatto il richiamo a dicembre, hanno scritto i giornali.

 

«Rimarrà ad allenarsi fino a nuovo avviso. Non sarà disponibile, anche nelle prossime settimane. L’ecografia mostra che questa miocardite non è così drammatica ma è un segno di miocardite. Tuttavia, deve guarire e ci vorrà sicuramente del tempo», ha dichiarato il suo allenatore al Bayern, Julian Nagelsmann.

 

Nagelsmann ha altresì affermato che il problema è stato rilevato durante un esame di follow-up al COVID .

 

Il giovane allenatore non ha subito attribuito l’infiammazione al COVID, affermando che «ci sono diversi motivi, in particolare la carica virale o l’influenza, ad esempio, che possono causare problemi cardiaci».

 

Le parole di Nagelsmann riguardano la possibile correlazione con il virus, senza prendere in considerazione altre ipotesi. Tuttavia, dice l’allenatore, l’origine del male del 21enne atleta non hanno importanza, in questo momento.

 

È completamente vaccinato e ha fatto il richiamo a dicembre

«Ciò è accaduto prima del coronavirus ad altri giocatori. Ora la probabilità è più alta se si combinano coronavirus e massimo atletismo, ciò potrebbe causare altri problemi. Ma questo non è rilevante per noi in questo momento. Non è rilevante per il trattamento. Non importa se Alphonso Davies ha avuto questo a causa dell’influenza o dell’Omicron-Delta o altro. Non è proprio questo il fattore decisivo».

 

«La situazione è che è assolutamente terribile, terribile. Cosa posso dire? Una brutta situazione per noi».

 

Il mondo del calcio, sport per sua natura molto cardio-intensive, sta registrando in queste settimane un grande numero di giocatori con problemi cardiaci, che talvolta si manifestano brutalmente anche mentre stanno giocando nel campo di gioco.

 

 

 

Immagine di Canada Soccer via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 2.0 Generic (CC BY-SA 2.0)

Epidemie

Long COVID, «i vaccini potrebbero non prevenire molti sintomi»: la stampa lo ammette

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Il Washington Post ha pubblicato una delle prime ammissioni riguardo l’inefficacia dei vaccini, in questo caso riguardo alla prevenzione mancata del Long COVID.

 

In un articolo di questa settimana, è stato riportato che un ampio studio statunitense ha esaminato se la vaccinazione protegge contro il Long COVID, dimostrando che le iniezioni hanno solo un leggero effetto protettivo: «essere vaccinati sembrava ridurre il rischio di disturbi ai polmoni e ai coaguli di sangue, ma ha fatto poco per proteggere dalla maggior parte degli altri sintomi», scrive il WaPo.

 

Il nuovo paper citato, pubblicato mercoledì su Nature Medicine, fa parte di una serie di studi del Department of Veterans Affairs sull’impatto del coronavirus e si basava su 33.940 persone infettatesi dopo la vaccinazione.

Sei mesi dopo la diagnosi iniziale di COVID, le persone nello studio che sono state vaccinate avevano solo un rischio leggermente ridotto di contrarre il Long COVID, il 15% in totale. Secondo lo studio, non c’era differenza tra i vaccinati e i non vaccinati quando si trattava di rischi a lungo termine di problemi neurologici, sintomi gastrointestinali, insufficienza renale e altre condizioni.

 

«Questo è stato deludente», ha detto al Post Ziyad Al-Aly, autore principale e capo del servizio di ricerca e sviluppo presso VA Saint Louis Health Care System. «Speravo di vedere che i vaccini offrissero maggiore protezione, soprattutto considerando che i vaccini sono la nostra unica linea di difesa al giorno d’oggi».

 

Il termine Long COVID si riferisce alla costellazione di sintomi che molte persone hanno riportato mesi dopo le loro infezioni iniziali. All’inizio della pandemia, alcuni pazienti che si lamentavano di sintomi persistenti sono stati respinti dai medici che pensavano che le manifestazioni potessero essere psicologiche. Ma da allora la condizione è diventata una delle principali preoccupazioni per la comunità medica.

 

L’ Organizzazione Mondiale della Sanità ha definito la sindrome post-COVID come un insieme sintomi che durano per almeno due mesi e non possono essere spiegati da diagnosi alternative. L’OMS cita prove che suggeriscono che fino al 20% del mezzo miliardo di persone in tutto il mondo che si stima siano infettate dal coronavirus potrebbe subire effetti a medio e lungo termine.

 

Secondo una nuova stima del Long COVID fatta uscire dal CDC questa settimana, esso colpisce un adulto su cinque di età inferiore ai 65 anni fra coloro che hanno avuto il COVIDe uno su quattro di quelli di età pari o superiore a 65 anni.

 

Le persone in entrambi i gruppi di età avevano il doppio del rischio delle persone non infette di sviluppare sintomi respiratori e problemi polmonari, inclusa l’embolia polmonare, ha scoperto il CDC.

 

Quelli nella fascia di età più avanzata erano a maggior rischio di sviluppare insufficienza renale, diabete di tipo 2, condizioni neurologiche e problemi di salute mentale.

 

I risultati si aggiungono al dibattito che circonda analisi simili provenienti dal Regno UnitoIsraele e altri paesi che hanno mostrato risultati contrastanti in termini di protezione contro il Long COVID.

Il Washington Post riporta le parole di infermiera di una clinica per la sindrome post-COVID del Dartmouth Hitchcock Medical Center, secondo la quale da novembre il suo staff ha notato una «tendenza preoccupante» di persone vaccinate che hanno infezioni rivoluzionarie e che sviluppano Long COVID.

 

«Quando la clinica è stata fondata un anno fa, ha detto, prevedevano di vedere meno nuovi pazienti a questo punto poiché più persone venivano vaccinate. Sfortunatamente, hanno visto il contrario, con il numero dei pazienti in aumento. “Ora sentiamo che il Long COVID è qui per restare. … Ciò avrà profonde implicazioni sul nostro sistema sanitario e sulle nostre risorse”».

 

Il tema del Long COVID è fonte di accesa attenzione anche in Europa.

 

Il professor Harald Matthes dell’ospedale di Berlino Charité ha dichiarato il mese scorso di aver registrato 40 volte più «effetti collaterali gravi» delle vaccinazioni contro il COVID-19 rispetto a quanto riconosciuto da fonti ufficiali tedesche.

 

 

 

 

 

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Essere genitori

Bambino morto di miocardite, riconoscimento CDC: ma l’autorizzazione per la terza dose 5-11 anni va avanti

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

 

Un bambino di età compresa tra 5 e 11 anni è morto dopo aver ricevuto la sua prima dose del vaccino Pfizer-BioNTech COVID-19, secondo il CDC [l’ente USA per il controllo delle epidemie, ndt].

 

Tuttavia, il comitato consultivo sui vaccini del CDC e il suo direttore, la dottoressa Rochelle Walensky, hanno firmato una terza dose per la giovane fascia di età nonostante fossero a conoscenza della morte del ragazzo.

 

Il dottor Tom Shimabukuro, un membro del team di sicurezza del vaccino dell’agenzia, ha detto durante una riunione virtuale tenuta dal comitato consultivo per l’immunizzazione e le pratiche (ACIP) un giovane maschio è morto 13 giorni dopo aver ricevuto la sua prima dose del vaccino COVID della Pfizer.

 

Il ragazzo ha avuto la febbre 12 giorni dopo la sua prima dose.

 

Il giorno dopo, ha avvertito dolore addominale e vomito. È morto lo stesso giorno.

 

Le prove hanno mostrato che il ragazzo soffriva di un’infiammazione cardiaca nota come miocardite.

 

«Questo paziente ha avuto un decorso clinico rapido. Dal momento in cui hanno iniziato a provare il dolore addominale, il giorno 13 dopo la dose uno, fino al momento in cui sono stati portati nel [dipartimento di emergenza] e successivamente sono morti è stato nell’ordine di un paio d’ore», ha detto Shimabukuro.

 

«L’evidenza istopatologica di miocardite era presente all’autopsia e questa è stata considerata essere la causa della morte», ha aggiunto.

 

La morte è stata segnalata al VAERS e verificata dal CDC attraverso un’intervista con l’operatore sanitario.

 

I test condotti sul ragazzo dal ramo di patologia delle malattie infettive del CDC «non hanno trovato prove di infezione virale al momento della morte», ha detto Shimabukuro.

 

L’ACIP non ha posto domande o discusso della morte, ma ha invece stabilito che i benefici del vaccino COVID di Pfizer superano i rischi.

 

 

Megan Redshaw

 

 

 

© 27 maggio 2022, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.

 

 

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

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Cina

OMS, Pechino stoppa la presenza di Taiwan all’assemblea annuale

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L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha rifiutato la partecipazione di Taiwan all’assemblea annuale dell’ente.

 

«Dietro il rifiuto ufficializzato ieri vi sarebbe, come già avvenuto in passato, una forte pressione diplomatica della Cina che considera Taiwan parte dei proprio territorio» scrive AsiaNews.

 

Il ministero degli Esteri taiwanese ha parlato «profondo dispiacere e malcontento».

 

Il rifiuto dell’OMS arriva in un momento di tremende tensioni su Taiwan, che una certa narrativa sostiene possa diventare «una nuova Ucraina», nel senso dell’annunciata operazione di riunificazione (cioè, di invasione) da parte della Repubblica Popolare Cinese.

 

Taiwan in questi anni ha goduto di quello che chiamano lo «scudo del microchip»: la sua capacitò di produrre componenti elettronici è talmente avanzata che perfino Pechino non si poteva azzardare ad creare un conflitto militare.

 

Tuttavia, due degli ingredienti necessari all’industria dei microprocessori, palladio e neon, provengono dalla Russia e dall’Ucraina. Una carestia di chip, già sensibile nel mercato mondiale, potrebbe divenire collasso del settore (e le conseguenze su altri settori, come l’automotive, già si sentono), con conseguente semaforo verde per un’invasione pechinese, che qualcuno dice sia stata solo rinviata proprio grazie alla guerra ucraina.

 

Come riportato da Renovatio 21, anche la popolazione di Taiwan (e pure quella giapponese) si aspetta l’invasione in tempi stretti. Il Pacifico quindi si candida ad essere la zona più calda dello scontro tettonico tra le potenze nucleari.

 

Tornando all’OMS e a Taiwan, negli anni della pandemia abbiamo visto Taipei compiere scelte talvolta opposte rispetto a quelle del Partito Comunista Cinese. Soprattutto all’inizio della pandemia, Taiwan si è distinta per fare il contrario di quello che Pechino comunicava al mondo (per esempio, nella fase in cui cercava di tranquillizzare il mondo).

 

Abbiamo inoltre visto in questi anni lo spettacolo indecente dell’OMS che finge di non sentire nemmeno le domande poste da Taiwan, con scene che vanno ben oltre l’imbarazzante.

 


 

La dipendenza dell’OMS dalla Cina – per non dire il suo cover-up – è stato un tema a lungo dibattuto, e sottolineato dal presidente Trump quando tolse i fondi USA all’Organizzazione.

 

Ha sempre destato scalpore la particolare vicinanza del direttore OMS Tedros con Pechino, forse risalente ai tempi in cui in Etiopia egli era quadro di un gruppo marxista-leninista con probabilissimi agganci oltrecortina.

 

La debolezza delle azioni OMS nei riguardi della Cina durante la pandemia è stata evidente fino a divenire comica.

 

Prova ne è il famoso viaggio alla ricerca delle origini del coronavirus, quando, dopo lunghi tentennamenti del Dragone, spedirono a Wuhan una squadra che stette all’Istituto di Virologia solo tre ore, praticamente non vedendo nulla. Tuttavia è perfino peggio di così: la Cina accettò di far arrivare a Wuhano ispettori ONU solo quando trovò nomi di scienziati di suo gradimento.

 

Diedero quindi l’OK quando l’OMS si offrì di spedire Peter Daszak, l’uomo che con EcoHealthAlliance è sospettato di essere dietro al traffico cino-americano di fondi e scienziati che ha portato all’esperimento Gain of Function da cui potrebbe essere nato il COVID. Daszak aveva finanziato e lavorato con l’Istituto, che conosceva bene – e son memorabili le sue foto mentre brinda con la dottoressa Shi Zhengli detta «batwoman» o i video in cui parla di quanto sia facile manipolare i coronavirus.

 

I risultati di quell’inchiesta sono stati contestati da gruppi di scienziati che hanno conservato un briciolo di dignità e senso del ridicolo.

 

 

 

 

 

 

 

 

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