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Immigrazione

Migranti: nel 2022 Ankara ha espulso oltre 68 mila afghani

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Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di AsiaNews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

 

L’altro volto della «rotta orientale» su cui il naufragio di Crotone ha riacceso i riflettori. Nel totale di 120 mila espulsioni anche 12 mila pakistani. La situazione è peggiorata dopo la riconquista talebana dell’agosto del 2021. Nonostante i continui finanziamenti da parte dell’Unione europea, la Turchia non esamina le richieste di asilo dei profughi provenienti dall’Afghanistan attraverso l’Iran.

 

 

 

Nel corso del 2022 la Turchia ha espulso 68.290 afghani e più di 12.511 pakistani insieme a migranti di altri Paesi la cui presenza in territorio turco è considerata illegale per un totale di 120 mila espulsioni totali. A dirlo sono i dati della direzione generale per la migrazione delle Turchia relativi all’anno scorso dopo che l’ennesima tragedia nel Mediterraneo (con più di 60 migranti morti, tra cui almeno 12 bambini, e i cui cadaveri sono stati recuperati nei pressi di Crotone, in Sud Italia) ha riacceso i riflettori su quella che viene comunemente chiamata la rotta orientale e che dalla Turchia si dirama nella rotta balcanica (percorsa a piedi attraverso l’Europa dell’Est) e nella rotta del Mediterraneo orientale, che si sviluppa invece via mare.

 

Dopo che nell’ultimo naufragio sono morti anche una ventina di cittadini pakistani, il governo di Islamabad ha ordinato un’indagine contro le reti di trafficanti che operano nel Paese. Il ministro per i pakistani d’oltremare, Sajid Hussain Turi ha detto che «è necessario un giro di vite contro le reti criminali del traffico di esseri umani in tutto il mondo» dopo che «da aprile 2022 oltre 600 mila persone sono state inviate all’estero per lavoro. Si chiede alle persone di non cadere vittima dei trafficanti», ha aggiunto il ministro.

 

La Turchia ospita 3,9 milioni di rifugiati, il numero più alto al mondo e di cui la maggior parte (3,7 milioni) sono siriani scappati dalla guerra iniziata nel 2011. Altri 322 mila rifugiati registrati dalle organizzazioni internazionali provengono da Afghanistan, Iraq, Iran e Somalia.

 

In base a un accordo del 2016 con alcuni leader europei, la Turchia si impegna a farsi carico dei rifugiati presenti sul Paese utilizzando i fondi dell’Ue. Tra il 2016 e il 2019 l’Unione europea ha stanziato, attraverso due diversi meccanismi, oltre 8 miliardi di euro in aiuti umanitari affinché Ankara impedisca ai rifugiati di attraversare i confini con l’Europa. A questi si aggiungono quasi 960 milioni di euro versati tra il 2020 e il 2023.

 

Eppure le condizioni dei profughi in Turchia dopo tutti questi anni continuano a essere drammatiche: a inizio gennaio la direzione generale per la migrazione aveva annunciato che avrebbe espulso altri 5 mila migranti afghani, sulla falsariga delle espulsioni praticate nel 2022.

 

Secondo l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, oltre il 98% dei rifugiati in Turchia vive fuori dai campi profughi in circostanze difficili e spesso precarie e molte famiglie hanno esaurito le proprie risorse economiche. Molti ritengono di non avere scelta se non ricorrere a meccanismi di sopravvivenza come il lavoro minorile, l’accattonaggio in strada o dando in sposa le figlie minorenni.

 

Gli afghani sono anche vittime di sequestri di riscatto e una fonte di AsiaNews aveva raccontato che «molte persone» sono morte lungo la frontiera tra Afghanistan, Iran e Turchia nel «disperato tentativo» di ricominciare una nuova vita lontano dai talebani.

 

Anche diverse organizzazioni umanitarie denunciano le condizioni dei profughi afghani in Turchia: secondo un rapporto di Human Rights Watch dell’anno scorso, Ankara espelle e respinge in maniera sistematica i profughi afghani con un esame minimo o nullo delle richieste di protezione internazionale.

 

La situazione è peggiorata a seguito della riconquista talebana del Paese ad agosto 2021: come è noto, oltre ai divieti e alle limitazioni imposti alle donne, la situazione umanitaria è tragica, con oltre il 90% della popolazione sotto la soglia della povertà. Sono inoltre aumentati gli attacchi da parte del ramo locale dello Stato islamico (IS-K), le sparizioni forzate degli ex funzionari governativi e le uccisioni per vendetta da parte dei talebani.

 

Ad ottobre dello scorso anno la Presidenza per la gestione della migrazione del ministero dell’Interno turco aveva dichiarato di aver impedito l’ingresso nel Paese a 238.448 «migranti irregolari» nel 2022.

 

 

 

 

 

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Renovatio 21 offre questo articolo per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni

 

 

 

 

Immagine di Disaster and Emergency Management Presidency of Turkey via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 3.0 Unported (CC BY-SA 3.0)

 

 

 

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Immigrazione

Mondiali, la bandiera inglese è stata definita «intimidatoria» per i migranti

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Alcuni consigli comunali in Inghilterra hanno sconsigliato ai residenti di esporre la bandiera nazionale, la croce di San Giorgio, su proprietà pubbliche, citando norme di sicurezza, preoccupazioni per la coesione sociale e la necessità di mantenere un ambiente accogliente, secondo quanto riportato dai media locali.

 

L’avvertimento arriva alla vigilia dei Mondiali. L’Inghilterra giocherà la sua prima partita, contro la Croazia, il 17 giugno.

 

Il dibattito si è ampliato mercoledì, quando l’Independent Monitoring Boards (IMB), l’organismo che sovrintende alle carceri e ai centri di detenzione per immigrati, ha pubblicato un rapporto in cui avverte che le spille con la bandiera inglese indossate dal personale dei centri di detenzione potrebbero essere percepite dai detenuti come un segno di «pregiudizio o addirittura di intimidazione», soprattutto alla luce delle recenti proteste anti-immigrazione in cui l’esposizione della bandiera ha avuto un ruolo di primo piano.

 

Il leader di Reform UK, Nigel Farage, ha colto al volo l’occasione del dibattito, scrivendo su Facebook: «Indossate una spilla dell’Inghilterra? Esponete una bandiera inglese fuori casa? Secondo la nostra classe politica, ora state intimidando i migranti!».

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«I consigli comunali progressisti dovrebbero smetterci di vergognarsi della nostra identità e cultura nazionale e iniziare invece a celebrarla» ha dichiarato al Daily Mail il ministro ombra degli Interni, Chris Philp, ha criticato l’approccio dei consigli comunali, dichiarando

 

La controversia trae origine dalla campagna «Operation Raise the Colours», che si ritiene sia nata a Birmingham nell’agosto del 2025 per poi diffondersi in tutta l’Inghilterra. I sostenitori affermavano che l’iniziativa mirava a promuovere il patriottismo e l’orgoglio nazionale affiggendo la croce di San Giorgio e la bandiera britannica su lampioni, ponti e altri spazi pubblici, mentre i critici sostenevano che fosse legata a sentimenti anti-immigrazione e a tentativi di marcare il territorio in comunità con un’elevata presenza di immigrati.

 

Negli ultimi anni la Gran Bretagna è stato teatro di importanti proteste e disordini contro l’immigrazione, con accuse alle autorità di non riuscire a controllare l’immigrazione clandestina e ad affrontare adeguatamente i crimini commessi da migranti e altre minoranze etniche.

 

Questa settimana a Belfast sono scoppiate proteste e disordini contro i migranti dopo che un richiedente asilo sudanese è stato accusato dell’omicidio con presunto tentativo di decapitazione di un residente locale, mentre manifestazioni si sono svolte anche davanti agli hotel che ospitano richiedenti asilo in Scozia e Inghilterra.

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Immagine di Rept0n1x via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic

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Immigrazione

Londra accusa Musk di aver fomentato le proteste anti-immigrati a Belfast

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Londra ha accusato Elon Musk di aver alimentato le tensioni con la sua reazione all’attacco con un coltello con presunto tentativo di decapitazione che ha scatenato rivolte anti-immigrati a Belfast.   Martedì sera, nella capitale nordirlandese, sono scoppiati episodi di violenza dopo che un richiedente asilo sudanese avrebbe accoltellato un uomo, causandogli la cecità all’occhio sinistro: secondo la vulgata finita ai media, l’immigrato avrebbe cercato di decapitare il malcapitato.   Bande mascherate hanno attaccato abitazioni, incendiato veicoli e si sono scontrate con la polizia, spingendo le autorità a esortare alla calma.   Il sudanese di 30 anni è comparso in tribunale mercoledì con l’accusa di tentato omicidio. L’incidente si inserisce in un dibattito sempre più acceso sull’immigrazione in Gran Bretagna, alimentato da una serie di crimini di alto profilo che coinvolgono cittadini stranieri.   Musk, da tempo critico nei confronti del governo britannico, aveva pubblicato su X prima dei disordini: «Solo protestando RIPETUTAMENTE e a gran voce si potrà ottenere un cambiamento!!»  

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Il magnate di origine sudafricana ha inoltre condiviso un post dell’attivista di destra Tommy Robinson che elencava decine di luoghi di protesta in tutto il Regno Unito.   Mercoledì, la presidente del Partito Laburista, Anna Turley, ha condannato Musk, sostenendo che il miliardario stesse contribuendo ad alimentare le tensioni durante i disordini. «È spaventoso. Chiunque cerchi di sfruttare una situazione del genere per portare avanti la propria agenda politica si sbaglia di grosso e sta arrecando un danno enorme», ha dichiarato a LBC.   La Turley ha affermato che il magnate della tecnologia, commentando da «migliaia di chilometri di distanza», non ha dovuto subire le conseguenze dei disordini in Irlanda del Nord.   Il primo ministro britannico Keir Starmer si è unito alle critiche, avvertendo che coloro che incitano o mettono in atto la violenza «inaccettabile» – online o per strada – dovranno affrontare la piena forza della legge.   La scorsa settimana, Starmer ha affermato che Musk stava cercando di «alimentare la divisione» dopo l’accoltellamento mortale del diciottenne Henry Nowak. Musk ha pubblicato diversi post sul caso, che ha scatenato indignazione pubblica e proteste in Gran Bretagna, oltre alle scuse pubbliche del primo ministro.   Nowak è stato accoltellato a morte a dicembre da Vickrum Singh Digwa, un uomo sikh di 23 anni, che ha falsamente denunciato alla polizia di essere stato vittima di un attacco razzista. Le immagini diffuse dopo la condanna di Digwa mostravano gli agenti ammanettare e trascinare Nowak nonostante le sue ripetute suppliche di essere stato accoltellato e di non riuscire a respirare. In seguito, Nowak perse conoscenza e morì.   Musk è stato tra coloro che hanno affermato che la polizia britannica aveva trattato Nowak in modo diverso a causa della sua etnia. «Inviate a tutti i vostri conoscenti il ​​video che mostra come Nowak sia stato trattato in modo orribile dalla polizia nei suoi ultimi istanti di vita e come gli agenti si siano vigliaccamente inchinati al suo assassino» ha scritto Musk in un altro tweet. «I media tradizionali, gli stessi che hanno scritto milioni di volte di George Floyd, tacciono di colpo su Nowak».    

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Come riportato da Renovatio 21, nell’estate 2024 era scoppiata una disputa online tra il primo ministro britannico Keir Starmer e il CEO di Tesla Elon Musk in merito alle rivolte anti-immigrazione in Gran Bretagna, quando più di una dozzina di città e centri abitati sono stati colpiti da proteste caotiche, innescate da una strage con coltello a Southport, in Inghilterra.   Starmer stava valutando di modificare l’Online Safety Act britannico per punire le aziende di social media che consentono la diffusione di contenuti «legali ma dannosi». Le autorità avevano dichiarato che anche ritwittare un contenuto può costituire un reato. In alcuni casi era possibile venire arrestati anche per un solo tweet, un commento rilasciato sui social media, o perfino un retweet, una condivisione. Quantità di comuni cittadini finirono in prigione, tra cui Peter Lynch, un nonno che poi si suicidò: la sua colpa era aver urlato alla polizia durante le rivolte. Il governo britannico aveva rilasciato un gran numero di criminali in carcere per mettere dietro le sbarre persone condannate per il coinvolgimento nelle rivolte.   Musk aveva affermato che «la guerra civile è inevitabile», commentando un video su X (ex Twitter) che mostrava gli scontri di strada. Il video è stato pubblicato da un utente che ha suggerito che la causa principale fosse l’immigrazione di massa in Gran Bretagna e le politiche di frontiera aperta. All’epoca il commissario della Metropolitan Police di Londra ha minacciato di incriminare gli stranieri per «istigazione all’odio» online, indicando il proprietario di X, Elon Musk, come qualcuno che potrebbe essere perseguito.    

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Immagine di House of Commons via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC-ND 2.0
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Immigrazione

Scontri anti-immigrazione a Belfast dopo l’accoltellamento

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Martedì sera a Belfast sono scoppiati scontri di stampo anti-immigrazione, dopo che un richiedente asilo sudanese armato di coltello avrebbe aggredito un uomo nella capitale nordirlandese, tentando, a quanto riportano le cronache, di decapitare il malcapitato.

 

L’episodio si è inserito in un clima di acceso dibattito sulle politiche migratorie, reso ancora più teso da una serie di reati commessi da cittadini stranieri in varie parti della Gran Bretagna.

 

Autobus e automobili sono stati incendiati, mentre la polizia invitava la popolazione a mantenere la calma. I video girati sul posto mostravano veicoli completamente avvolti dalle fiamme. Altri filmati ritraevano un’auto in fiamme che rotolava lungo la strada.

 

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Folle inferocite hanno dato fuoco a diverse abitazioni e hanno vandalizzato le fermate degli autobus con graffiti anti-islamici. Secondo le testimonianze, in alcune zone della città si sono radunati gruppi di persone che tentavano di fare irruzione nelle case di presunti migranti.

 

I disordini sono esplosi dopo la diffusione, lunedì, di un video virale che mostrava un aggressore armato di coltello immobilizzare a terra un altro uomo in mezzo alla strada. Diversi passanti sono intervenuti, salvando la vittima, che ha riportato numerose ferite da arma da taglio.

 

Secondo quanto riportato dalla polizia, il sospettato ha volato da Parigi a Dublino prima di raggiungere Belfast in autobus nel 2023, dove ha presentato richiesta di asilo.

 

Negli ultimi anni la Gran Bretagna è stata scenario di significative proteste e tumulti contro l’immigrazione, con politici e attivisti di destra che hanno accusato le autorità di non riuscire a controllare l’immigrazione clandestina e di non affrontare in modo adeguato i crimini compiuti da migranti e da altre minoranze etniche.

 

Nel 2024, a Southport, nel Nord-Ovest dell’Inghilterra, scoppiarono violenti disordini dopo che un uomo di origine ruandese accoltellò a morte tre ragazze in una scuola di danza. L’incidente portò a una serie di arresti per post sui social media che, a quanto pare, incitavano all’odio razziale.

 

All’inizio di questo mese si sono svolte manifestazioni in memoria di Henry Nowak, uno studente universitario ucciso da un uomo sikh britannico nel 2025. L’indignazione pubblica si è intensificata dopo la diffusione di un filmato ripreso dalle telecamere indossate dagli agenti di polizia, che mostrava gli agenti sul posto ammanettare Nowak, già ferito a morte, anziché il suo aggressore, Vickrum Digwa, che ora è stato condannato all’ergastolo con possibilità di libertà condizionale dopo 21 anni per omicidio.

 

La Gran Bretagna rimane sotto shock per il perdurante scandalo delle «grooming gang», bande di pakistani che stupravano impunemente migliaia di minorenni nel corso di almeno tre cadi. Particolari rivoltanti, come l’uso di gabbie e di cani per le violenze sessuali, stanno emergendo in questi giorni.

 

In Irlanda, ma a Dublino, si ebbero tre anni fa rivolte violente a causa dell’aggressione con coltello di una donna e dei bambini da parte di un immigrato. L’anno passato la capitale dell’Eire fu teatro di ulteriori moti dopo che un immigrato venne accusato di aver violentato una bambina di 10 anni.

 

Come riportato da Renovatio 21, sei mesi fa un sedicente «Nuovo Movimento Repubblicano» ha pubblicato un video in cui, nello stile dei vecchi comunicati terroristici IRA tra bandiere, baschi e passamontagna, minacciava i politici irlandesi per il tema dell’immigrazione e per l’indottrinamento sessuale dei bambini.

 

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