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Mater Populi fidelis: intervista con il Superiore generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X

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In merito alla pubblicazione di Mater Populi fidelis.

 

«Negare il titolo di “Corredentrice” equivale a detronizzare la Santissima Vergine. Ciò colpisce l’anima cattolica in ciò che essa ha di più caro.»

 

FSSPX.Attualità: Reverendo Superiore Generale, il 4 novembre scorso è stato pubblicato un documento del Dicastero per la Dottrina della Fede (di seguito «DDF») che limita l’uso di alcuni titoli tradizionalmente attribuiti alla Beata Vergine, intitolato Mater Populi fidelis. Qual è stata la sua prima reazione al riguardo?

Don Davide Pagliarani: Confesso di essere rimasto scioccato. Se da un lato Papa Leone XIV aveva già manifestato la volontà di continuità con il suo predecessore, non mi aspettavo un documento di un dicastero romano volto a limitare l’uso dei titoli, così ricchi di significato, che la Chiesa attribuisce tradizionalmente alla Vergine. La mia prima reazione è stata quella di celebrare una Messa di riparazione per questo nuovo attacco alla Tradizione e, per di più, alla Santissima Vergine Maria.

 

Infatti, non è solo l’uso dei titoli di «Corredentrice» e «Mediatrice di tutte le grazie» ad essere messo in discussione; è il significato tradizionale di questi titoli ad essere snaturato. Ciò è ancora più grave, perché la negazione di queste verità equivale a detronizzare la Santissima Vergine, e questo colpisce l’anima cattolica in ciò che essa ha di più caro. Infatti, la Santissima Vergine rappresenta, insieme alla Santa Eucaristia, il dono più prezioso che Nostro Signore ci ha lasciato.

 

Cosa l’ha colpita di più?

Innanzitutto, il fatto di considerare l’uso del termine «corredentrice» come «sempre inappropriato», il che, in pratica, equivale a vietarlo. La ragione addotta è la seguente: «Quando un’espressione richiede numerose e continue spiegazioni, per evitare che si allontani dal significato corretto, non serve alla fede del Popolo di Dio e diventa sconveniente». (1)

 

Ora, non ci troviamo di fronte a un termine esotico suggerito da una veggente in seguito ad un’apparizione dubbia, ma piuttosto a un’espressione che la Chiesa usa da secoli e il cui significato esatto è stato chiaramente stabilito dai teologi. Inoltre, diversi papi hanno fatto uso di questa espressione. Ciò che è paradossale è che lo stesso Giovanni Paolo II ha usato questo titolo più volte. Nel suo magistero, San Pio X definisce in modo molto chiaro il fondamento e la portata della corredenzione della Madonna, anche se non usa direttamente questo termine, ma quello di «riparatrice dell’umanità decaduta».

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Cosa dice esattamente San Pio X?

Nella sua enciclica mariana Ad diem illum (2 febbraio 1904), San Pio X tratta direttamente e molto chiaramente della corredenzione e pure della mediazione universale di Maria. Lasciamo che sia lui a parlare:

 

«E quando venne per Gesù l’ultima ora, “Sua Madre stava presso la Croce, oppressa dal tragico spettacolo e nello stesso tempo felice perché Suo Figlio si immolava per la salvezza del genere umano e d’altronde Ella partecipava talmente ai Suoi dolori, che Le sarebbe sembrato infinitamente preferibile prendere su di sé tutti i tormenti del Figlio, se fosse stato possibile”» (2).

 

La conseguenza di questa comunione di sentimenti e di sofferenze fra Maria e Gesù è che Maria «divenne legittimamente degna di riparare l’umana rovina» (3) e perciò di dispensare tutti i tesori che Gesù procurò a noi con la Sua morte e il Suo sangue. Certo, solo Gesù Cristo ha il diritto proprio e particolare di dispensare quei tesori che sono il frutto esclusivo della Sua morte, essendo egli per Sua natura il mediatore fra Dio e gli uomini. Tuttavia, per quella comunione di dolori e d’angosce, già menzionata tra la Madre e il Figlio, è stato concesso all’Augusta Vergine di essere “presso il Suo unico Figlio la potentissima mediatrice e conciliatrice del mondo intiero» (4).

 

La fonte è dunque Gesù Cristo e «noi tutti abbiamo derivato qualcosa dalla Sua pienezza» (5); «da Lui tutto il corpo reso compatto in tutte le giunture dalla comunicazione prende gli incrementi propri del corpo ed è edificato nella carità» (6=. Ma Maria, come osserva giustamente San Bernardo, è l’«acquedotto» (7), o anche quella parte per cui il capo si congiunge col corpo e gli trasmette forza e efficacia; in una parola, il collo. Dice San Bernardino da Siena: «Ella è il collo del nostro capo, per mezzo del quale esso comunica al suo corpo mistico tutti i doni spirituali» (8).

 

È dunque evidente che noi non dobbiamo attribuire alla Madre di Dio una virtù produttrice di grazie: quella virtù che è solo di Dio. Tuttavia, poiché Maria supera tutti nella santità e nell’unione con Gesù Cristo ed è stata associata da Gesù Cristo nell’opera di redenzione, Ella ci procura de congruo, come dicono i teologi, ciò che Gesù Cristo ci ha procurato de condigno ed è la suprema dispensatrice di grazie. Gesù «siede alla destra della Maestà Divina nell’altezza dei Cieli9»; Maria siede regina alla destra di Suo Figlio, «rifugio così sicuro e ausilio così fedele in tutti i pericoli, che non si deve temere nulla né disperare sotto la sua guida, i suoi auspici, la sua protezione e la sua benevolenza10» (11).

 

Questa citazione è certamente lunga, ma contiene le risposte alle conclusioni formulate nella nota dottrinale del DDF. Inoltre, va notato che questa enciclica di San Pio X è semplicemente menzionata in una nota alla fine del testo, ma non è mai citata. Si coglie facilmente il motivo: non è compatibile con il nuovo orientamento teologico.

 

Ma qual è, secondo lei, la vera ragione per cui il DDF considera ora «sempre inappropriato» il concetto di corredenzione?

La ragione è innanzitutto ecumenica. Bisogna capire bene che il concetto di corredenzione, così come quello di mediazione universale, sono assolutamente incompatibili con la teologia e lo spirito protestanti. Questi concetti erano già stati accantonati al momento del Concilio, dopo essere stati oggetto di un acceso dibattito: infatti una parte dei padri conciliari aveva richiesto la definizione della mediazione universale come dogma di fede.

 

Questo accantonamento ispirato dall’ecumenismo ha avuto l’effetto disastroso di un indebolimento della fede. Infatti, se non si ricorda regolarmente l’insegnamento tradizionale sulla Santissima Vergine, si finisce per perderlo. In altre parole, coloro che hanno redatto questo documento sono realmente convinti che i termini in questione siano pericolosi per la fede. Ciò è catastrofico.

 

Il testo, nella sua interezza, ripete continuamente che la Santissima Vergine non deve in alcun modo offuscare l’unicità e la centralità della mediazione di Nostro Signore e del suo ruolo unico e irripetibile di Redentore. Questa preoccupazione sembra quasi patologica, una sorta di paranoia spirituale, inspiegabile in un cattolico.

 

Infatti, nessun fedele istruito nelle verità della fede, che ricorre alla Santissima Vergine e si lascia guidare da lei, può correre il rischio di venerarla troppo, a scapito di Nostro Signore. La devozione mariana, illuminata dalla fede, ha un solo scopo: permetterci di penetrare maggiormente il mistero di Nostro Signore e della Redenzione.

 

Questo era ben compreso – e praticato – fino al Concilio. Ci troviamo qui di fronte a un circolo vizioso che rasenta l’assurdo: ci si mette in guardia contro un mezzo considerato abusivo e inadeguato per raggiungere un fine, mentre quel mezzo ci è stato dato proprio per raggiungere quel fine.

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Pensa che la preoccupazione ecumenica sia l’unica ragione di questo approccio del Vaticano?

Penso che si debba prendere in considerazione un altro motivo. Le espressioni incriminate nel documento romano hanno un rapporto diretto con il mistero della Redenzione e della grazia che ne deriva. Purtroppo, però, il concetto di Redenzione oggi non è più lo stesso. Infatti, i concetti di «sacrificio espiatorio per i nostri peccati» e di «sacrificio satisfattorio della giustizia divina» vengono sempre più abbandonati. Non si accetta più l’idea di un sacrificio offerto a Dio per placare la sua giustizia. Nella prospettiva moderna, Nostro Signore non ha realmente bisogno di meritare, né di soddisfare per i nostri peccati, né di offrire un sacrificio espiatorio, poiché la misericordia di Dio non muta di fronte alla realtà del peccato degli uomini: essa è incondizionata. Dio perdona sempre, per pura liberalità.

 

Di conseguenza, Nostro Signore è Redentore in un senso completamente nuovo: la sua morte non è altro che la manifestazione ultima e suprema dell’amore misericordioso del Padre (12). Non c’è quindi da stupirsi se da questa distorsione della Redenzione derivi inevitabilmente un’incapacità radicale di comprendere come e perché la Vergine possa esservi stata associata con le sue sofferenze.

 

A questo proposito, il testo del DDF contiene un avvertimento rivelatore: «Bisogna quindi evitare titoli ed espressioni riferiti a Maria che la presentino come una specie di “parafulmine” di fronte alla giustizia del Signore, come se Maria fosse un’alternativa necessaria all’insufficiente misericordia di Dio» (13).

 

Torniamo al concetto di «corredenzione». Perché lo ritiene così importante?

 

Essa è innanzitutto l’espressione di un’evoluzione omogenea del dogma cattolico ed era considerata una conclusione teologica comune, o addirittura, per alcuni, una verità definibile come dogma di fede. Ha la sua fonte nel Vangelo stesso e manifesta l’esatta portata dell’associazione all’opera della Redenzione che Nostro Signore ha voluto per sua Madre.

 

Non si tratta né di una Redenzione parallela, né di qualcosa che si aggiungerebbe all’opera di Nostro Signore, come una certa caricatura vorrebbe farci credere a torto. Si tratta semplicemente di un’incorporazione assolutamente unica nell’opera di Cristo, senza alcun equivalente possibile, che riconosce a Maria Santissima il suo posto specifico e ne trae le conseguenze che si impongono.

 

Quali sono gli argomenti autorevoli utilizzati dal testo del DDF?

Questa nota teologica cita il parere sfavorevole del cardinale Josef Ratzinger, che riteneva che il concetto di corredenzione non fosse sufficientemente radicato nella Sacra Scrittura. Tuttavia, non dobbiamo dimenticare che lo stesso cardinale Ratzinger aveva teorie non tradizionali sul tema della Redenzione (14).

 

Ma la nota si basa soprattutto sull’autorità di Papa Francesco. Riportiamo le sue parole, così come sono citate nel testo: «Maria “non ha mai voluto prendere per sé qualcosa di suo Figlio. Non si è mai presentata come co-redentrice. No, discepola”. L’opera della Redenzione è stata perfetta e non necessita di alcuna aggiunta. Perciò, “a Madonna non ha voluto togliere a Gesù alcun titolo […]. Non ha chiesto per sé di essere una quasi-redentrice o una co-redentrice: no. Il Redentore è uno solo e questo titolo non si raddoppia”. Cristo “è l’unico Redentore: non ci sono co-redentori con Cristo”»(15).

 

Queste parole sono affliggenti. Sono una caricatura delle vere ragioni su cui si basa la corredenzione. Diciamo semplicemente che non si tratta di sapere cosa la Madonna avrebbe voluto essere – sarebbe ridicolo. Si tratta di riconoscere ciò che la Sapienza divina le ha concesso e le ha chiesto di essere: nell’opera unica della Redenzione, le è stato dato di offrire per noi una soddisfazione di convenienza mentre Gesù Cristo soddisfaceva per noi in stretta giustizia; grazie alla sua perfetta carità e alla sua unione del tutto particolare con Dio, le fu dato di meritare per noi ciò che Nostro Signore ha meritato in stretta giustizia.

 

Esiste un legame tra la corredenzione e la mediazione di tutte le grazie?

È evidente che esiste un legame tra questi due concetti: è proprio per questo motivo che anche il titolo di «mediatrice di tutte le grazie» è messo in discussione, poiché il suo uso è ormai considerato pericoloso e quindi fortemente sconsigliato, come vedremo più dettagliatamente.

 

A causa dell’associazione della Madonna all’opera della Redenzione, e poiché pure ella ci ha meritato – sebbene in modo diverso – tutto ciò che Nostro Signore ci ha meritato, ella è stata stabilita da Nostro Signore stesso come dispensatrice di tutte le grazie così meritate. È quanto emerge dalle indagini della teologia tradizionale, nonché dal magistero di San Pio X che abbiamo appena ricordato.

 

Naturalmente, la presente nota dottrinale non nega la possibilità che i santi e la Santissima Vergine possano meritare. Tuttavia, implicitamente, essa mette in discussione la mediazione universale e necessaria di Maria nella distribuzione delle grazie16: «Nella perfetta immediatezza tra un essere umano e Dio, nella comunicazione della grazia, nemmeno Maria può intervenire. Né l’amicizia con Gesù Cristo né l’inabitazione trinitaria possono essere concepite come qualcosa che ci giunge attraverso Maria o i santi. In ogni caso, ciò che possiamo dire è che Maria desidera questo bene per noi e lo chiede insieme a noi (17). (…) Solo Dio giustifica. Solo il Dio Trinità, solo Lui ci eleva per superare la sproporzione infinita che ci separa dalla vita divina; solo Lui attua in noi l’inabitazione trinitaria; solo Lui entra in noi trasformandoci e rendendoci partecipi della sua vita divina. Non si fa onore a Maria attribuendole una qualsiasi mediazione nel compimento di quest’opera esclusivamente divina18».

 

In realtà, per le ragioni già esposte, la Santissima Vergine ci ha già meritato non solo alcune grazie, ma tutte e ciascuna; e non solo ci ha meritato la loro applicazione, ma anche la loro acquisizione ai piedi della croce, poiché è stata unita a Cristo redentore nell’atto stesso della Redenzione quaggiù, prima di intercedere per noi in cielo.

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Perché allora c’è un avvertimento contro l’uso del termine «mediatrice di tutte le grazie» e perché questo termine è considerato incapace di garantire una corretta comprensione del ruolo della Vergine?

Su questo punto, possiamo rispondere che gli autori del testo hanno un pregiudizio: non accettano che Dio abbia deciso – e che la Tradizione abbia spiegato – in modo diverso dall’idea preconcetta che si sono fatti.

 

È corretto affermare che Nostro Signore è l’unico mediatore e che esiste un’unica Redenzione, la sua, sovrabbondante. Ma, così come Nostro Signore sceglie liberamente i mezzi per realizzare la Redenzione, in particolare morendo sulla croce quando avrebbe potuto scegliere un altro mezzo, allo stesso modo sceglie liberamente di associare sua Madre alla sua opera come Egli vuole. Nessuno, nemmeno il prefetto del DDF, può togliere a Nostro Signore il potere di agire secondo la sua divina Sapienza e di rendere sua Madre corredentrice e mediatrice universale delle grazie.

 

Nostro Signore è consapevole che agendo in questo modo non toglie nulla alla sua dignità di Redentore. Ma la conseguenza di questa scelta di Nostro Signore è chiara: così come è necessario ricorrere a Lui per salvarsi, allo stesso modo è necessario ricorrere a Sua Madre, anche se in veste diversa. Non riconoscere questa necessità significa rifiutare i decreti di Nostro Signore, la Tradizione della Chiesa e i mezzi che sono dati ai cristiani per la loro salvezza.

 

Questa idea preconcetta, e persino questa ostinazione, ricorre molto spesso nel testo. Limitiamoci ad alcuni passaggi: «Se si tiene conto che l’inabitazione trinitaria (grazia increata) e la partecipazione alla vita divina (grazia creata) sono inseparabili, non possiamo pensare che questo mistero possa essere condizionato da un “passaggio” attraverso le mani di Maria» (19); «Nessuna persona umana, nemmeno gli Apostoli o la Santissima Vergine, può agire come dispensatore universale della grazia20»; «il titolo [mediatrice di tutte le grazie] corre il rischio di presentare la grazia divina come se Maria si convertisse in un distributore di beni o di energie spirituali, senza un legame con la nostra relazione personale con Gesù Cristo» (21).

 

Da un punto di vista pastorale, come giudica l’impatto di queste decisioni del DDF?

Credo di poter dire che le ripercussioni negative saranno molteplici e catastrofiche.

 

Innanzitutto, non dobbiamo dimenticare che Maria è il modello perfetto della vita cristiana. Minimizzando l’associazione di Maria Santissima all’opera della Redenzione, il testo minimizza l’invito rivolto a ogni anima a entrare attraverso la croce nell’opera della Redenzione, della riparazione e della santificazione personale. Ciò corrisponde esattamente a una visione protestante della vita cristiana, in cui non c’è più spazio per una cooperazione all’opera di Cristo che ci santifica e ci salva.

 

È per questo motivo che Lutero ha distrutto la vita religiosa e considerava ogni opera buona, compresa la Santa Messa, come un’offesa alla grandezza dell’opera di Cristo che, essendo perfetta, non necessita di alcuna aggiunta. Qualsiasi aggiunta corrisponderebbe a una mancata comprensione della sua perfezione. Come cattolici, professiamo esattamente il contrario: poiché l’opera di Cristo è eminentemente perfetta, è in grado di integrare la cooperazione delle creature senza perdere nulla della propria perfezione.

 

Inoltre, queste decisioni del DDF mi sembrano catastrofiche nel contesto attuale, soprattutto per la fede e la vita spirituale delle anime più semplici e più bisognose. Penso alle periferie sociali e morali, per usare un termine in voga durante il pontificato precedente. Alle persone più abbandonate, spesso non resta altro rifugio che la Santissima Vergine, nell’attuale deserto. Ho constatato con i miei occhi come una semplice e sincera devozione alla Santissima Vergine sia in grado di assicurare la salvezza ad anime che non hanno nemmeno la possibilità di vedere regolarmente un sacerdote. Per questo motivo, un testo del DDF che ha lo scopo di mettere in guardia le anime dai concetti mariani tradizionali mi sembra inqualificabile e pastoralmente irresponsabile.

 

Infine, mai come oggi la Chiesa stessa avrebbe bisogno di riscoprire le grandezze della Santissima Vergine: di fronte alla pressione del mondo che immerge sempre più le anime nell’apostasia e nell’impurità, queste grandezze rappresentano il mezzo privilegiato per resistere a questa pressione e rimanere fedeli.

 

Ha qualche consiglio pastorale da dare agli autori del testo?

L’idea di ricordare che Nostro Signore è l’unico mediatore tra Dio e gli uomini, e che esiste una sola vera Redenzione, la sua, è di per sé lodevole e, soprattutto oggi, è necessario ricordarla.

 

Il problema è che non è ai cattolici che bisogna ricordarla, con il pernicioso scopo di metterli in guardia contro le interferenze o una presunta concorrenza della Santissima Vergine. Bisognerebbe piuttosto predicare e ricordare questa verità agli ebrei, ai buddisti, ai musulmani e a tutti coloro che non conoscono Nostro Signore, credenti non cristiani o atei.

 

Eppure, lo scorso 28 ottobre, in Vaticano è stato celebrato il sessantesimo anniversario della promulgazione della Nostra Aetate, ovvero del documento conciliare che è alla base del dialogo con le religioni non cristiane. Ciò è a dir poco paradossale, poiché questo dialogo – che negli ultimi sessant’anni ha inspirato le più pietose riunioni interreligiose – è la chiara ed esplicita negazione del fatto che Nostro Signore è l’unico mediatore tra Dio e gli uomini, e del fatto che la Chiesa cattolica è stata istituita per predicare questa verità al mondo.

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Secondo lei, c’è un altro concetto mariano tradizionale che meriterebbe di essere conosciuto meglio?

Nell’Ufficio divino della Santissima Vergine, la liturgia la definisce come «colei che ha schiacciato tutte le eresie». Penso che questo concetto meriterebbe di essere approfondito maggiormente dalla ricerca teologica. È molto interessante notare come la Chiesa consideri la Madonna come custode della verità cattolica. Ciò è direttamente collegato al suo ruolo di Madre. Ella non potrebbe generare in ciascuno di noi Nostro Signore senza comunicarci la verità e l’amore per la verità, poiché Nostro Signore è la Verità stessa, incarnata, manifestata agli uomini. È attraverso la fede, e nella purezza della fede, che le anime vengono rigenerate e hanno la possibilità di crescere a immagine di Nostro Signore.

 

Credo che non comprendiamo sufficientemente questo necessario legame tra la purezza della fede e l’autenticità della vita cristiana. Nostra Signora, che distrugge tutti gli errori, è la chiave per comprendere questa verità.

 

Per concludere questa intervista, quale preghiera in onore della Madonna sceglierebbe?

Sceglierei senza esitazione la seguente preghiera, tratta anch’essa dall’uso liturgico:

 

«Dignare me laudare te, Virgo sacrata. Da mihi virtutem contra hostes tuos.
Permettete che io vi possa laudare, Vergine sacra. Datemi forza contro i vostri nemici».

 

 

Intervista realizzata a Menzingen, il 9 novembre 2025, nel giorno della festa della dedicazione della Basilica del Santissimo Salvatore

 

NOTE

1) Mater Populi fidelis, n. 22.

2) San Bonaventura, I Sent., d. 48, ad Litt., dub. 4.

3) Eadmeri, De Excellentia Virg. Mariæ, c. IX.

4) Pio IX, Ineffabilis.

5) Gv I, 16.

6) Ef IV, 16.

7) De Aquæductu, n. 4.

8) Quadrag. de Evangelio æterno, Serm. X, a. III, c. 3.

9) He I, 3.

10) Pio IX, Ineffabilis.

11) Pio X, Ad diem illum.

12) Si tratta qui della nuova dottrina del Mistero pasquale, che costituisce in particolare la base della riforma liturgica postconciliare.

13) Mater Populi fidelis, n. 37, b.

14) In particolare nella sua opera La fede cristiana ieri e oggi, 1968 (riedito nel 2000 con una prefazione dell’autore).

15) Mater Populi fidelis, n. 21.

16) Il grande errore del testo è quello di non fare la classica distinzione tra mediazione fisica e mediazione morale. Per mediazione fisica si intende che Maria trasmette la grazia come un vero e proprio strumento, ad esempio un’arpa che, suonata dall’artista, produce suoni armoniosi.ì Teologi riconosciuti (Lépicier, Hugon, Bernard) attribuiscono alla Vergine un tale influsso, subordinato all’umanità di Cristo, insistendo sul fatto che, secondo la Tradizione, Maria è veramente nel corpo mistico come il collo che, unendo la testa alle membra, trasmette loro l’impulso vitale. Per mediazionesolomorale di Maria sulla grazia, si intende che, almeno attraverso la soddisfazione, i meriti passati e la sua intercessione sempre attuale, Maria trasmette alle anime, universalmente, tutte le grazie che derivano dalla croce di suo Figlio. Questa tesi è accettata da tutti i teologi tradizionali. In entrambi i casi, la mediazione di Maria è voluta liberamente da Dio come universale e necessaria.
Negando la mediazione fisica strumentale di Maria e omettendo la sua classica distinzione dalla mediazione almeno morale, il testo conclude indebitamente con una negazione generale di ogni mediazione universale e necessaria di Maria nella dispensazione delle grazie. In altre parole: si può discutere sulla modalità della mediazione della Vergine, ma non sulla sua universalità né sulla sua necessità di fatto.

17) Ibid. n. 54.

18) Ibid. n. 55.

19) Ibid. n. 45.

20) Ibid. n. 53.

21) Ibid. n. 68.

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News.

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«La Fraternità non vi abbandonerà mai»: lettera del Superiore Generale a tutti i fedeli FSSPX

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Menzingen, 19 luglio 2026   Carissimi fedeli,   A pochi giorni dalla cerimonia del 1° luglio, desidero rivolgervi queste poche parole.   Anzitutto desidero ringraziarvi. Da diversi anni pregavo la Santissima Vergine affinché preparasse i cuori a questo evento storico. Confesso di essere stato profondamente commosso nel vedere come tutti voi abbiate accompagnato le consacrazioni episcopali con la preghiera e con gratitudine verso la Divina Provvidenza.   Il 1° luglio numerosi fedeli provenienti da tutto il mondo erano presenti a Écône e rappresentavano tutti voi. È stata una gioia immensa vederli così numerosi e così fervorosi. Come certamente sapete, durante la cerimonia è scoppiato un temporale: «Al fulgore della sua presenza si dispersero le nubi… Il Signore tuonò dal cielo e l’Altissimo fece udire la sua voce» (Sal 17 [18], 13-14).   In quel momento la mia gioia si è raddoppiata. Da una parte ero il testimone privilegiato di una liturgia di eccezionale bellezza; dall’altra avevo davanti agli occhi un’altra bellezza, altrettanto commovente: quella di una folla immensa di fedeli rimasti al proprio posto durante tutta la tempesta, intenti a pregare la Madonna per i nuovi Vescovi, per la Chiesa e per il papa. Tra loro vi erano anziane signore in ginocchio e giovani mamme che stringevano tra le braccia i loro neonati. Era l’immagine più bella che si potesse offrire della Fraternità: fedeli animati da una fede incrollabile, che nulla poteva turbare; anime per le quali il Santo Sacrificio della Messa è veramente il centro della vita.   Non potete immaginare la consolazione che ho provato in quell’istante. Questa scena si è impressa profondamente nella mia memoria e non potrò mai dimenticarla.   Fino all’ultimo giorno ho sperato in un gesto di benevolenza, o almeno di semplice comprensione, da parte della Santa Sede. Ma le consacrazioni sono state condannate e la severità delle sanzioni adottate non ha precedenti. Esse colpiscono anzitutto i Vescovi, ma anche i membri della Fraternità. Perfino i fedeli sono coinvolti. Questa condanna, profondamente ingiusta, rappresenta un’umiliazione immensa per persone che non hanno altro scopo se non quello di difendere la vera fede e di lavorare alla salvezza delle anime.   Tuttavia desidero che sappiate che questa profonda umiliazione, che colpisce anzitutto i membri della Fraternità, ha un significato agli occhi di Dio che non deve sfuggirvi. In ultima analisi, queste consacrazioni sono state compiute per ciascuno di voi, cari fedeli. Le vostre anime sono il vero tesoro affidato alla Fraternità, ciò che essa custodisce più gelosamente.   Una sola anima possiede un valore infinito. Se, per assicurarle l’insegnamento della vera fede e l’amministrazione dei veri sacramenti, occorre pagare il prezzo di una tale umiliazione, allora ne vale la pena, perché un’anima non ha prezzo. La festa del Preziosissimo Sangue di Nostro Signore, prezzo della nostra salvezza, ce lo ricordava con forza proprio il 1° luglio.   Le sanzioni intendono colpire con durezza anche voi. Questo fatto è certamente doloroso, ma non siate troppo sorpresi. In definitiva, è la Tradizione stessa, che noi amiamo al di sopra di ogni cosa, ad essere scomunicata in tutti coloro che la incarnano. È evidente che, davanti a Dio, una tale condanna non può essere valida, poiché condannerebbe ciò che rappresenta il cuore pulsante della vita della Chiesa.   Ma allora, in mezzo a questa nuova tempesta, una domanda si pone: che cosa Nostro Signore si aspetta ora da voi? È nell’anima di ciascuno di voi che la fede deve rimanere integra e viva. Se la Provvidenza permette una crisi tale per cui l’insegnamento della fede viene misteriosamente oscurato, questa stessa fede deve continuare a vivere nelle anime, nonostante tutti i venti contrari che cercano di spegnerla.   Se lo splendore esteriore della professione ufficiale della fede viene meno, la piccola candela che ciascuno di voi ha ricevuto nel giorno del proprio Battesimo deve rimanere accesa nel suo cuore e nella sua mente fino all’ultimo giorno. In definitiva, è questa l’unica cosa che conta. Questa piccola fiamma è il primo dono ricevuto all’inizio della nostra vita cristiana, ed è anche l’unico che conserveremo fino alla fine.   Vi affido tutti alla Santissima Vergine Maria, alla quale la Fraternità Sacerdotale San Pio X è consacrata in modo del tutto particolare. Ella vi protegga sempre in mezzo a tutte le tempeste e a tutte le difficoltà, e mantenga viva quella piccola fiamma accesa nelle vostre anime quando si scatenano tutti i venti contrari. Tutte le grazie ci vengono dalle sue mani.   È Lei che dobbiamo ringraziare per la grazia delle consacrazioni episcopali, ed è Lei che dobbiamo pregare affinché i nuovi Vescovi siano strumenti sempre più docili alle sue ispirazioni e perseverino fino alla fine in questa fedeltà.   La Fraternità non vi abbandonerà mai. Mai le vostre anime perderanno il loro valore e il loro prezzo agli occhi dei suoi sacerdoti.   Dio vi benedica!   Don Davide Pagliarani   Lettera apparsa su FSSPX.News  

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Cardinale Burke: la sinodalità «deve essere fermata» e riesaminata a fondo

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In un’ampia intervista rilasciata dopo il secondo concistoro straordinario dei cardinali indetto da papa Leone XIV il 26 e 27 giugno, il cardinale Raymond Burke ha espresso una forte critica all’enfasi che il Vaticano continua a porre sulla sinodalità, chiedendo che venga interrotta e sottoposta a uno studio rigoroso. Lo riporta LifeSite.

 

«Dobbiamo insistere affinché tutta questa storia della sinodalità si fermi», ha dichiarato il cardinale. «E che venga condotto uno studio molto serio sull’intera questione, perché stiamo parlando della vita stessa della Chiesa e della salvezza delle anime».

 

In un’intervista rilasciata al College of Cardinals Report il 28 giugno, ma pubblicata mercoledì, Burke ha esordito esprimendo apprezzamento per l’incontro convocato dal nuovo pontefice. «Tutti i cardinali sono certamente grati al papa per averci riuniti di nuovo, cosa che non accadeva da tanti anni, durante il pontificato di papa Francesco», ha affermato. «I cardinali stanno parlando di più tra di loro. Ci stiamo conoscendo meglio e questo è un frutto molto importante».

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Tuttavia, si è subito concentrato sulle preoccupazioni fondamentali relative alla struttura del concistoro. Ai partecipanti è stato comunicato che la riunione «deve ora conformarsi alla sinodalità». Ciò significava abbandonare il tradizionale dibattito aperto tra cardinali a favore di piccoli tavoli che seguivano domande predefinite. «Ognuno commenta e, a mio avviso, non si arriva al cuore delle questioni in modo approfondito».

 

I resoconti riflettevano solo i punti di consenso, ha spiegato Burke. «I resoconti riportano solo… ciò su cui ogni cardinale era d’accordo. Quindi, un cardinale solleva una questione su cui magari gli altri non erano d’accordo, ma che potrebbe essere molto vera e importante da far sapere al Papa. Questo non gli viene riferito».

 

Nessuna definizione di «sinodalità» e «nessuna traccia storica di essa nella Chiesa».

 

La sessione finale è tornata al formato classico con interventi liberi alla presenza del papa. «Per me, quella è stata la sessione più produttiva del concistoro», ha osservato Burke. Ha descritto il processo complessivo come «molto controllato», con presidenti e segretari di ciascun piccolo gruppo apparentemente preselezionati piuttosto che scelti dai gruppi stessi.

 

Al centro dell’obiezione di Burke c’è la mancanza di fondamento teologico per la sinodalità. «Non esiste una definizione di sinodalità. Non c’è una sua storia nella Chiesa», ha affermato con enfasi.

 

Un cardinale ha sottolineato la focalizzazione contemporanea sulla dimensione «sincrona» in contrapposizione alla dimensione storica «diacronica» che manca. Burke ha messo in guardia dal pericolo: «Una cosa è che la Chiesa si rivolga al mondo, un’altra è che si conformi al mondo, a un modo di pensare mondano. E c’è tutto questo discorso sul “cambiamento di paradigma”. Continuano a invocarlo, dicendo che c’è stato un cambio di paradigma. Beh, la Chiesa non ha cambi di paradigma. La Chiesa è una, santa, cattolica e apostolica».

 

Nel suo intervento, il porporato americano ha preso di mira il rapporto del Gruppo di studio sinodale 9 su dottrina e morale, in particolare il suo trattamento della «condizione omosessuale». Ha sostenuto che esso «mette in discussione ciò che la Chiesa ha sempre insegnato in materia di moralità sessuale».

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Il rapporto, ha affermato, includeva testimonianze che accusavano falsamente l’apostolato Courage — che lui sostiene dagli anni Ottanta— di mancanze che Burke ha definito «semplicemente infondate».

 

«Come ha potuto la Chiesa, in un rapporto diffuso in tutta la Chiesa, non verificare se ciò che quel testimone… aveva detto su Courage fosse vero, e invece non l’ha fatto?», ha ammonito.

 

Burke ha invece sottolineato la verità oggettiva, affermando che «la verità riguarda la natura delle cose e i loro fini propri, e non le inclinazioni che ho, i desideri o i progetti che ho», che sono «molto soggettivi» e possono quindi essere influenzati dal peccato originale.

 

In tali condizioni si è tentati di «riconformare l’insegnamento della Chiesa» ai propri desideri o inclinazioni, ha ammonito il cardinale. Eppure tutti noi «troviamo la nostra felicità» nella comprensione «della verità su noi stessi, sul mondo e sulla nostra giusta finalità».

 

Il cardinale Burke ha espresso allarme per il fatto che il rapporto abbia già incoraggiato «persino vescovi e arcivescovi» a promuovere «l’agenda LGBTQ+, affermando: “guardate, la Chiesa sta cambiando il suo insegnamento”».

 

Burke ha definito «iniqui» i piani di diffondere i suggerimenti dei gruppi di studio alle diocesi. «Questo non dovrebbe accadere». Il processo, ha insistito, «deve essere fermato e deve essere completamente studiato e riorientato in modo che» rimanga «completamente fedele a ciò che la Chiesa insegna e alla santità della vita della Chiesa».

 

Le questioni interne alla Chiesa hanno ricevuto scarsa attenzione nel contesto delle discussioni sulle «ferite del mondo». Burke ha sottolineato come le imminenti consacrazioni episcopali della Fraternità Sacerdotale San Pio X rappresentino un atto scismatico incombente, con conseguente scomunica automatica, evidenziando la necessità di provvedimenti pastorali simili a quelli di San Giovanni Paolo II nel 1988.

 

Il porporato del Missouri inoltre denunciato Traditionis Custodes come «una vera e propria persecuzione della Messa tradizionale in latino», confermando che «non ci possono essere dubbi nella mente di nessuno, e papa Benedetto XVI lo ha chiarito in modo inequivocabile: (il vetus ordo) è un bene eterno nella Chiesa, una forma del rito romano che è stata celebrata per più di 15 secoli. Ed è semplicemente così bello e i fedeli si nutrono spiritualmente grazie a questa forma del rito latino. Questo dovrebbe essere permesso liberamente».

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Inoltre, si adoperò per la creazione di un dicastero dedicato al sostegno di queste comunità di fedeli, note per le loro famiglie numerose e per l’impegno nella trasmissione della fede.

 

Il cardinale Burke ha osservato che argomenti come la situazione dei vescovi tedeschi, la crisi della Fraternità Sacerdotale San Pio X e la Messa tradizionale in latino sono stati in gran parte messi da parte, e che la «lobby omosessuale nella Chiesa» non è stata affatto discussa, ricordando al pubblico che un concistoro ha lo scopo di fornire consigli sinceri al papa, a differenza di un sinodo.

 

Nonostante queste preoccupazioni, il cardinale Burke ha espresso fiducia nella protezione divina: «Sono fiducioso che Nostro Signore proteggerà la Chiesa, ma noi dobbiamo fare la nostra parte per dire: “No, questo concetto di sinodalità… è fondamentalmente errato”».

 

Il cardinale ha esortato a seguire un cammino di saggezza e coraggio, concludendo: «nostro Signore è sempre il capo della sua Chiesa. E noi restiamo con lui e non ci allontaniamo da lui perché siamo infelici di come vanno le cose nella Chiesa», comprendendo «che lui sistemerà tutto».

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Immagine di Abraxham03 via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0 International (CC BY-SA 4.0)

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Peter Thiel: Benedetto XVI «credeva di vivere negli ultimi tempi»

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L’investitore miliardario Peter Thiel, che ha recentemente tenuto una serie di conferenze sull’anticristo a Roma, a due passi dal Vaticano, ha spiegato che il motivo principale per cui ha parlato pubblicamente dell’anticristo è «perché nessun altro ne parla», aggiungendo che, per gran parte della storia cristiana, sarebbe sembrato un chiaro segno del suo imminente arrivo (2Pietro 3, 3-4).   In un lungo saggio intitolato «Il papa e l’anticristo», pubblicato sulla prestigiosa testata cattolica statunitense First Things, Thiel afferma che papa Benedetto XVI credeva di vivere negli ultimi tempi.   Thiel ha introdotto il suo articolo per First Things, scritto in collaborazione con il Sam Wolfe, affermando: «Non spetta a me dire alla Chiesa che ora è», aggiungendo: «Benedetto lo ha già fatto».

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La fascinazione del magnate già socio di Elone Musk per le opinioni di papa Benedetto sull’anticristo e sulla fine dei tempi è sorprendente, considerando che è nato in una famiglia protestante (i genitori sono tedeschi immigrati in America, e sono religiosi, a quanto è dato di sapere) che ha accumulato un’enorme ricchezza – ha co-fondato PayPal, è stato uno dei primi investitori di Facebook e ora è a capo di Palantir – e che è anche omosessuale «sposato» con un uomo e con figli ottenuti via utero in affitto.   Pur non essendo cattolico, Thiel si è chiaramente immerso negli insegnamenti e nella storia della Chiesa cattolica ben oltre la media dei fedeli cattolici, nota LifeSite. È noto ai lettori di Renovatio 21, tuttavia, che egli sia stato discepolo diretto all’Università di Stanford del filosofo cattolico Réné Girard, di cui ha assimilato certamente la teoria del sacrificio così come quella della teoria mimetica, che sembra aver guidato la sua fortunatissima carriera di investitore in grado di discernere tra un investimento rilevante e uno fatto perché è desiderato anche da altri.   Nell’articolo su First Things Thiel ha espresso rammarico per il fatto che Benedetto XVI sia rimasto in silenzio sull’anticristo durante tutto il suo pontificato e abbia aspettato fino alle sue dimissioni per esprimere il suo parere. Come riportato da Renovatio 21, ciò non è del tutto vero.   Thiel ha osservato che solo quando il papa emerito è diventato anziano ha «iniziato a parlare con la chiarezza che fino ad allora aveva negato a tutti tranne che ai suoi lettori più intimi». In un’intervista del 2018 ha affermato che «la società moderna sta formulando un credo anticristiano e opporsi ad esso viene punito con la scomunica sociale. È naturale temere questo potere spirituale dell’anticristo e ha davvero bisogno dell’aiuto delle preghiere di un’intera diocesi e della Chiesa mondiale per resistergli».   Tre anni prima, inaspettatamente, il politico slovacco Vladimír Palko aveva ricevuto una lettera da Benedetto XVI che elogiava il suo libro Die Löwen Kommen («Arrivano i leoni»). La lettera includeva queste parole: «Vediamo come il potere dell’anticristo si stia espandendo e non possiamo che pregare che il Signore ci dia pastori forti che difendano la sua Chiesa in quest’ora di bisogno dal potere del male».   «Il cristiano sa che nulla dura per sempre, perché questo mondo ha un inizio e una fine. L’apocalisse, la rivelazione di tutti i segreti e la fine di tutte le interpretazioni, prima o poi arriverà», ha osservato Thiel a conclusione del suo avvincente saggio. «C’è un tempo e un luogo per l’esoterismo, il cui contrario è la rivelazione. Ma non in questioni che riguardano il destino del mondo e delle nostre anime. Perché quando il tempo stringe e l’ora è tarda, chi può sperare nella salvezza nella reticenza filosofica?»   Come riportato da Renovatio 21, a giugno il Festival di Vienna aveva revocato la prevista partecipazione di Thiel, a causa delle crescenti critiche da parte degli sponsor e del massiccio ritiro di altri partecipanti. Thiel avrebbe dovuto parlare di anticristo, tema che lo ossessione pubblicamente al punto da essere canzonato lungo un’intera stagione del popolarissimo cartone satirico americano South Park.  

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Due settimane fa il Thiel ha alzato il tiro sul papato dichiarando, ad un incontro elitario ad Aspen che papa Leone XIV «lavora per i comunisti cinesi».   Come riportato da Renovatio 21, in settimana è emerso che Thiel, in previsione di un collasso statunitense o mondiale, si è trasferito in Argentina.   Le tensioni tra il miliardario del settore tecnologico e il Vaticano non sono una novità. A marzo, il Thiel ha tenuto una serie di conferenze sull’Anticristo a Roma, a pochi isolati dalla Santa Sede, su invito. Le conferenze avrebbero innervosito il Vaticano e spinto due università cattoliche a dichiarare pubblicamente di non essere coinvolte nell’organizzazione degli eventi.   Thiel, cofondatore di Palantir e PayPal, è stato uno dei primi sostenitori del presidente Donald Trump nella Silicon Valley, contribuendo al lancio della carriera del vicepresidente JD Vance: Vance, convertito al cattolicesimo, lavorava presso Mithril Capital, una società di investimenti cofondata da Thiel, prima che quest’ultimo appoggiasse il suo ingresso in politica.   In realtà, a differenza di quanto creduto da Thiel, Ratzinger aveva esposto anche prima del suo ritiro idee precise, e complesse, sull’anticristo e sui tempi ultimi – e sul ruolo che avranno le macchine.   Come riportato da Renovatio 21, il 15 marzo 2000 il cardinale Joseph Ratzinger parlò a Palermo in un incontro con sacerdoti e seminaristi.

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«Nel loro orrore, [i campi di concentramento] hanno cancellato, cancellato volti e storia, nomi, cancellato persone. Hanno trasformato l’uomo in un numero, l’uomo non è che un numero, è un pezzo di un macchinario, l’uomo non è che un pezzo di un macchinario, di un ingranaggio, non è più che una funzione» aveva detto il futuro papa Benedetto.  
«Ai nostri giorni non dovremmo dimenticare che queste mostruosità della storia hanno prefigurato il destino di un mondo che corre il rischio di adottare la stessa struttura dei campi di concentramento, se viene accettata la legge universale della macchina»  
«Le macchine che sono state costruite impongono questa stessa legge, questa stessa legge che era adottata nei campi di concentramento. Secondo la logica della macchina, secondo i padroni della macchina, l’uomo deve essere interpretato da un computer, e questo è possibile solamente se l’uomo viene tradotto in numeri» aveva continuato colui che un lustro dopo sarebbe salito al Soglio di Pietro.
  «La Bestia è un numero, e ci trasforma in numeri. Dio nostro Padre invece ha un nome, e chiama ciascuno di noi per nome. È una persona, e quando guarda ciascuno di noi vede una persona, una persona eterna, una persona amata». Ecco che, parlando della Bestia e di numeri Benedetto sembra avvicinarsi al pensiero di Thiel su anticristo e AI.   Mentre molti nel mondo cattolico esprimono fastidio per le riflessioni di Thiel, si tratta, come evidenti, di questioni che ora vanno poste senza esitazione. Perché l’apocalisse potrebbe essere davvero alle porte, e non possiamo confidare nella capacità di guida e di lotta di un Vaticano occupato da modernisti invertiti.  

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Immagine di Gage Skidmore via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic
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