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Epidemie

Long COVID, «i vaccini potrebbero non prevenire molti sintomi»: la stampa lo ammette

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Il Washington Post ha pubblicato una delle prime ammissioni riguardo l’inefficacia dei vaccini, in questo caso riguardo alla prevenzione mancata del Long COVID.

 

In un articolo di questa settimana, è stato riportato che un ampio studio statunitense ha esaminato se la vaccinazione protegge contro il Long COVID, dimostrando che le iniezioni hanno solo un leggero effetto protettivo: «essere vaccinati sembrava ridurre il rischio di disturbi ai polmoni e ai coaguli di sangue, ma ha fatto poco per proteggere dalla maggior parte degli altri sintomi», scrive il WaPo.

 

Il nuovo paper citato, pubblicato mercoledì su Nature Medicine, fa parte di una serie di studi del Department of Veterans Affairs sull’impatto del coronavirus e si basava su 33.940 persone infettatesi dopo la vaccinazione.

Sei mesi dopo la diagnosi iniziale di COVID, le persone nello studio che sono state vaccinate avevano solo un rischio leggermente ridotto di contrarre il Long COVID, il 15% in totale. Secondo lo studio, non c’era differenza tra i vaccinati e i non vaccinati quando si trattava di rischi a lungo termine di problemi neurologici, sintomi gastrointestinali, insufficienza renale e altre condizioni.

 

«Questo è stato deludente», ha detto al Post Ziyad Al-Aly, autore principale e capo del servizio di ricerca e sviluppo presso VA Saint Louis Health Care System. «Speravo di vedere che i vaccini offrissero maggiore protezione, soprattutto considerando che i vaccini sono la nostra unica linea di difesa al giorno d’oggi».

 

Il termine Long COVID si riferisce alla costellazione di sintomi che molte persone hanno riportato mesi dopo le loro infezioni iniziali. All’inizio della pandemia, alcuni pazienti che si lamentavano di sintomi persistenti sono stati respinti dai medici che pensavano che le manifestazioni potessero essere psicologiche. Ma da allora la condizione è diventata una delle principali preoccupazioni per la comunità medica.

 

L’ Organizzazione Mondiale della Sanità ha definito la sindrome post-COVID come un insieme sintomi che durano per almeno due mesi e non possono essere spiegati da diagnosi alternative. L’OMS cita prove che suggeriscono che fino al 20% del mezzo miliardo di persone in tutto il mondo che si stima siano infettate dal coronavirus potrebbe subire effetti a medio e lungo termine.

 

Secondo una nuova stima del Long COVID fatta uscire dal CDC questa settimana, esso colpisce un adulto su cinque di età inferiore ai 65 anni fra coloro che hanno avuto il COVIDe uno su quattro di quelli di età pari o superiore a 65 anni.

 

Le persone in entrambi i gruppi di età avevano il doppio del rischio delle persone non infette di sviluppare sintomi respiratori e problemi polmonari, inclusa l’embolia polmonare, ha scoperto il CDC.

 

Quelli nella fascia di età più avanzata erano a maggior rischio di sviluppare insufficienza renale, diabete di tipo 2, condizioni neurologiche e problemi di salute mentale.

 

I risultati si aggiungono al dibattito che circonda analisi simili provenienti dal Regno UnitoIsraele e altri paesi che hanno mostrato risultati contrastanti in termini di protezione contro il Long COVID.

Il Washington Post riporta le parole di infermiera di una clinica per la sindrome post-COVID del Dartmouth Hitchcock Medical Center, secondo la quale da novembre il suo staff ha notato una «tendenza preoccupante» di persone vaccinate che hanno infezioni rivoluzionarie e che sviluppano Long COVID.

 

«Quando la clinica è stata fondata un anno fa, ha detto, prevedevano di vedere meno nuovi pazienti a questo punto poiché più persone venivano vaccinate. Sfortunatamente, hanno visto il contrario, con il numero dei pazienti in aumento. “Ora sentiamo che il Long COVID è qui per restare. … Ciò avrà profonde implicazioni sul nostro sistema sanitario e sulle nostre risorse”».

 

Il tema del Long COVID è fonte di accesa attenzione anche in Europa.

 

Il professor Harald Matthes dell’ospedale di Berlino Charité ha dichiarato il mese scorso di aver registrato 40 volte più «effetti collaterali gravi» delle vaccinazioni contro il COVID-19 rispetto a quanto riconosciuto da fonti ufficiali tedesche.

 

 

 

 

 

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Bizzarria

«L’unica cosa che manca è l’invasione di zombi»: il premier spagnuolo per una volta tiene ragione

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Il premier spagnuolo Pedro Sanchez parla di invasione zombi, che sostiene sia l’unica cosa che il suo Paese non ha affrontato in questi anni. Si potrebbe trattare della prima e unica volta che dice una cosa giusta.

 

Durante un’intervista a TVE, il Sanchez ha spiegato che da quando è entrato in carica nel 2018, il suo governo ha dovuto affrontare un assalto di questioni come la pandemia di COVID-19, l’eruzione del vulcano La Palma, la tempesta Filomena, il vaiolo delle scimmie, nonché il conflitto in Ucraina e il successivo conseguenze economiche.

 

Alla domanda sui sondaggi inclementi per il suo governo, il primo ministro del Regno borbonico ha affermato di aver compreso la frustrazione e la rabbia della gente e di lavorare per «invertire questi sondaggi».

 

Anche la Spagna è stata colpita dalle conseguenze economiche della congiuntura. Come riportato dall’Istituto nazionale di Statistica spagnolo, l’inflazione al consumo nel Paese è balzata al 10,7% a luglio, mentre i prezzi dell’elettricità sono aumentati del 49%, del carburante e del gas del 23,9% e dei generi alimentari del 13,5% negli ultimi 12 mesi.

 

Come riportato da Renovatio 21, già sei mesi fa in Ispagna erano partiti con il razionamento nei supermercati. Il Regno è tuttavia meno esposto nei confronti del gas russo rispetto a Germania e Italia, acquistando il gas in larga parte dall’Algeria. Come segnalato su questo sito, a causa di frizioni diplomatiche con Madrid che avrebbe fatto (inusualmente) dichiarazioni pro Marocco nello scontro tra Rabat e Algeri (che nessun giornale, ovviamente sta riportando), gli algerini hanno improvvisamente alzato dell’8% il costo degli idrocarburi mandati in Spagna, dando così una bella dimostrazione di affidabilità anche ai nuovi clienti, gli italiani, arrivati con il cappello in mano in Maghreb per sostituire il gas russo.

Tornando al Sanchez, il governo spagnuolo ha precedentemente affermato di non avere alcun protocollo in atto per un’apocalisse di zombi, a differenza di paesi come Stati Uniti e Regno Unito, che hanno ufficialmente confermato di avere piani di emergenza in atto – e  non scherziamo: in il piano del Pentagono contro gli zombi si chiama CONOP 888.

 

Come sa il lettore, Renovatio 21 ritiene che l’immensa quantità di film e serie sugli zombi degli ultimi anni sia servita a preparare la popolazione mondiale ad una situazione dove si possa comodamente sterminare i malati come si fa con gli zombi, mitragliandoli o facendoli a pezzi con la motosega, con conseguente ampia riduzione della popolazione terrestre.

 

Se avete presente l’odio fatto crescere nella società contro i no-vax untori sapete di cosa stiamo parlando, alcuni commenti sui social, da parte di zelanti particelle della massa vaccina, andavano proprio in questa direzione.

 

In pratica, gli zombi siamo noi.

 

Ciò detto, Renovatio 21 non vi lascia senza ricordare una curiosità: come noto la parola zombi deriva dalle pratiche di magia nera vudù di Haiti; meno nota, ma molto insistita su questo sito, è la connessione tra i Clinton e Haiti, divenuta di fatto loro catastrofico feudo.

 

I Clinton vi trascorsero la luna di miele, assistendo ad una cerimonia del «papa» del vudù Max Beauvoir – probabilmente l’uomo al mondo che riguardo agli zombi la sapeva più lunga.

 

Bille Hillary parteciparono ad un rito vudù del «re degli zombi»:

 

«Gli spiriti arrivarono, e possederono una donna e un uomo – ricorda il Bill nella sua autobiografia My Life – L’uomo si strofinò una torcia sul suo corpo e camminò sui carboni ardenti senza essere bruciato. La donna, nella frenesia, urlava ripetutamente, poi prese un pollo vivo e gli staccò la testa a morsi».

 

La strana passione dei Clinton per le cose haitiane fu al centro anche di un video elettorale che circolava anni fa-

 

 

Si dice che alcuni manufatti haitiani furono poi trasferiti alla Casa Bianca, almeno fino a che, dicono voci non confermate, non arrivò Melania Trump, che avrebbe fatto eseguire un «esorcismo» presso la casa del presidente.

 

Si tratta solo di voci.

 

È vera invece la storia, segnalata da Renovatio 21 tre anni fa, di una signora fuori forma che ha sposato un bambolotto zombie.

 

Così come è vera la storia dell’ameba-mangia cervello, che ha ucciso un bambino in Nebraska poche settimane fa. I prioni sarebbero invece alla base anche di un’epidemia del 2019 di cervi-zombie:  ai poveri ungulati, già martoriati dalle zecche portatrici di Lyme che ritengono il loro manto peloso il luogo migliore per accoppiarsi,  viene «mangiato» il cervello da proteine infette, ingenerando così nelle tenere bestie cornute comportamenti di zomberia pura.

 

 

 

 

 

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Armi biologiche

Il dottor Peter McCullough afferma che il COVID è un’arma biologica creata da un’«operazione del governo» USA

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Il COVID-19 è un’«arma biologica» di cui è responsabile il governo federale degli Stati Uniti, secondo il dottor Peter McCullough, eminente critico dell’establishment.

 

Internista, cardiologo ed epidemiologo noto per aver analizzato e commentato gli sviluppi dell’epidemia di COVID e la sua risposta politica, McCullough ha rilasciato una recente intervista alla giornalista Kristi Leigh per discutere del libro di cui è coautore con John Leake, The Courage to Face COVID- 19 («Il coraggio di affrontare il COVID-19»).

 

«È stata un’operazione del governo che ha creato SARS-CoV-2 e la proteina spike», dichiara nell’intervista il dottor McCullough. «È il governo degli Stati Uniti che lo ha fatto. E stavano lavorando sulla minaccia e sulla risposta (…) era tutto pianificato (…) il SARS-CoV-2 è un’arma biologica».


 

All’inizio della pandemia, la teoria secondo cui il COVID ha avuto origine in un laboratorio cinese piuttosto che nella natura è stata  condannata come disinformazione: Renovatio 21 fu bandita dai social per aver anche solo riportato qualcuno che ventilava la possibilità che il virus potesse essere una bioarma. La presenza di militari cinesi nel complesso, è fuor di dubbio, dopo e pure prima dello scoppio dell’epidemia..

 

Tuttavia a metà del 2021, con l’aumento di prove sempre più inconfutabili, il mainstream ha iniziato a riconoscere la possibilità che un virus da laboratorio colpisca subito la città – Wuhano – dove è sito quello che è praticamente il laboratorio di massi sicurezza biologica in Cina.

 

A febbraio 2022 l’ex direttore del CDC Robert Redfield arrivò a dire  la versione di Fauci sull’origine del COVID, cioè quella per cui sarebbe partito dal pipistrello,  è «antitetica alla realtà».

 

Lo scorso maggio, i membri repubblicani della House Intelligence Committee degli Stati Uniti hanno pubblicato un rapporto trovando «prove circostanziali significative» che il COVID si è diffuso fuggendo dall’Istituto di Virologia di Wuhan cinese e il senatore repubblicano degli Stati Uniti Rand Paul del Kentucky ha assunto un ruolo di primo piano nel investigando sul direttore uscente del National Institute of Allergy & Infectious Diseases (NIAID) e consigliere della Casa Bianca per il COVID, il dottor Anthony Fauci, sulla sua supervisione nel presunto ruolo del governo degli Stati Uniti.

 

Sotto Fauci, il NIAID ha approvato il finanziamento per EcoHealth Alliance per esplorare la ricerca sul guadagno di funzione (GoF), che comporta il rafforzamento intenzionale dei virus per studiare meglio i loro potenziali effetti sui coronavirus in diversi siti, incluso il WIV.

 

Fauci e i suoi difensori hanno insistito sul fatto che il lavoro approvato dal NIAID non era una ricerca di guadagno di funzione e non avrebbe potuto portare a COVID, ma a gennaio gli investigatori conservatori del Project Veritas hanno rilasciato documenti che hanno ottenuto dimostrando che, prima di passare al NIAID, EcoHealth aveva precedentemente presentato la sua richiesta di finanziamento alla Defense Advanced Research Projects Agency’s (DARPA), che l’ha respinta sulla base del fatto che il progetto avrebbe violato una moratoria preesistente sulla ricerca sul GoF e non ha tenuto conto dei suoi potenziali rischi.

 

Da allora, le e-mail trapelate hanno rivelato che i migliori ricercatori del NIAID, del National Institutes of Health (NIH), del Wellcome Trust di Londra e dell’Erasmus University Medical Center dei Paesi Bassi erano a conoscenza della possibilità di una perdita di laboratorio già nel febbraio 2020, ma temevano pubblicamente riconoscere comprometterebbe «la scienza e l’armonia internazionale».

 

A maggio, il direttore ad interim del NIH Lawrence Tabak ha ammesso al Congresso che l’agenzia ha limitato la disponibilità di dati sulle prime sequenze genomiche di COVID-19, informazioni che potrebbero aiutare a stabilire le origini del virus, su richiesta degli scienziati della Cina comunista.

 

Come riportato da Renovatio 21, la sequenza cronologica della pandemia presenta varie coincidenze e aberrazioni.

 

Otto mesi fa il deputato repubblicano dell’Alabama Mo Brooks disse in TV che il COVID era un’«arma biologica creata nel laboratorio di armi biologiche di Wuhan del Partito Comunista Cinese».

 

 

 

Immagine screenshot da Rumble

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Animali

COVID, studio israeliano assolve il pipistrello

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Un team di ricercatori dello Stato ebraico assolve il pipistrello.

 

Non ci sono prove convincenti che colleghino i chirotteri allo scoppio della pandemia di COVID-19, hanno scoperto scienziati israeliani dell’Università di Tel Aviv dopo aver esaminato numerosi articoli scientifici sulle malattie infettive. Lo riporta RT.

 

«Due anni dopo lo scoppio della pandemia, non sappiamo ancora con certezza quale sia l’origine esatta della variante COVID-19»,  ha dichiarato la dottoressa Maya Weinberg, autrice principale dello studio, che è stato pubblicato nel numero di agosto di iScience.

 

Secondo la Weinberg, incolpare i pipistrelli della pandemia costituisce una «teoria erronea» che «non era basata su prove scientifiche sufficienti e convincenti e ha causato stress e confusione inutili in tutto il mondo».

 

Il possesso di anticorpi per il nuovo coronavirus da parte dei pipistrelli non significa necessariamente che la malattia sia stata trasmessa all’uomo da loro; ciò dimostra solo che gli animali sono stati in grado di sopravvivere alla malattia e sono diventati resistenti ad essa, ha detto la dottoressa israeliana.

 

«I pipistrelli hanno un sistema immunitario altamente efficace che consente loro di affrontare relativamente facilmente virus considerati letali per altri mammiferi».

 

La ricercatrice ha affermato che il suo team ha studiato documenti sull’origine di circa 100 virus, tra cui COVID-19, SARS ed Ebola, scoprendo che quasi la metà delle affermazioni riguardanti i pipistrelli al loro interno erano «basate sull’incidenza di anticorpi o test PCR, piuttosto che isolamento effettivo di virus identici. Inoltre, molti dei risultati riportati non sono convincenti».

 

L’assoluzione, insomma, andrebbe ben oltre il solo COVID. Un’assoluzione totale, per non aver commesso il fatto.

 

Anzi, potremmo avere qui un caso di odiosa discriminazione: «in generale, i pipistrelli sono erroneamente concepiti come serbatoi di molte malattie contagiose», ha detto la Weinberga, che ha sottolineato come, al contrario, gli scienziati «devono studiare in modo approfondito le capacità immunologiche antivirali dei pipistrelli e quindi ottenere mezzi nuovi ed efficaci per far fronte alla lotta dell’umanità contro le malattie contagiose, l’invecchiamento e il cancro».

 

Noi capiamo bene se lo studio voglia significare una semplice negazione della teoria dello spillover uomo-animale o più largamente voglia negare che il virus possa derivare dai pipistrelli di laboratorio, cioè dall’Istituto di Virologia di Wuhano, luogo di lavoro della mitica Shi Zhengli, anche detta «batwoman».

 

Come riportato da Renovatio 21, dopo aver a lungo negato la presenza di pipistrelli nel laboratorio wuhaniano, sono emerse prove incontrovertibile della loro presenza, così come di «incidenti» di ricercatori morsi dalle bestie violanti, che in un caso orinarono addosso al povero scienziato cinese.

 

Al Pentagono i ricercatori di Wuhan, finanziati in vari modi dal contribuente USA, avevano chiesto milioni di dollari per inserire nei pipistrelli «proteine chimeriche spike COVID con nanoparticelle ipodermiche».

 

Mezzo anno fa il ministero della Difesa russo ha rivelato che il Pentagono eseguiva esperimenti sui coronavirus da pipistrelli nei laboratori che finanziava in Ucraina.

 

Nel frattempo, gli scienziati di Wuhano non hanno aspettato e a inizio anno hanno segnalato di aver trovato un nuovo coronavirus di babbastriglio, stavolta in Africa – mica in Cina, no.

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