Sanità
L’OMS chiede donazioni online dopo che Trump ha annunciato il ritiro degli USA
Pochi giorni dopo che il presidente americano Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo per ritirare gli Stati Uniti dall’Organizzazione mondiale della sanità a causa delle preoccupazioni sul ruolo sproporzionato della Cina, uno dei massimi dirigenti dell’organizzazione mondiale ha iniziato a raccogliere fondi sui social media.
Maria Van Kerkhove, epidemiologa delle malattie infettive e responsabile tecnico dell’OMS per la pandemia di COVID-19, ha pubblicato giovedì mattina su X un post in cui chiedeva donazioni alla Fondazione OMS.
Venerdì pomeriggio erano stati raccolti solo circa 23.000 dollari per raggiungere l’obiettivo di 1 miliardo di dollari.
Si tratta di una frazione esigua del deficit di 706 milioni di dollari previsto dagli Stati Uniti per il biennio di bilancio 2024-2025, pari al 18 percento delle entrate dell’organizzazione.
L’ordine esecutivo di Trump, firmato poche ore dopo il suo insediamento, avvia un periodo di notifica di un anno specificato nella risoluzione congiunta adottata dal Congresso nel 1948 che sancisce l’adesione degli Stati Uniti all’OMS.
Il direttore generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha detto giovedì allo staff che l’organizzazione avrebbe implementato «riduzioni dei costi ed efficienze», tra cui il congelamento delle nuove assunzioni «tranne nelle aree più critiche» e lo stop agli investimenti di capitale, secondo quanto riportato dalle notizie.
Secondo una presentazione PowerPoint fornita alla Daily Caller News Foundation, i programmi che dipendono maggiormente dai contributi volontari degli Stati Uniti sono quelli che affrontano l’HIV, l’AIDS e altre malattie sessualmente trasmissibili (il 75% dei contributi volontari globali) e la tubercolosi (il 61% dei contributi volontari globali).
L’ordine esecutivo richiama anche il personale e i collaboratori americani dell’OMS.
Gli Stati Uniti sono tenuti a soddisfare i propri obblighi finanziari nei confronti dell’OMS per l’anno fiscale prima del ritiro, secondo le convenzioni internazionali.
Il Congressional Research Service ha scoperto che non è chiaro come l’OMS possa far rispettare in modo credibile i pagamenti obbligatori, sebbene ai sensi della Convenzione di Vienna sul diritto dei trattati, una nazione debba pagare i propri obblighi finanziari rimanenti prima di ritirarsi da un trattato.
Il nuovo ordine esecutivo afferma che il ritiro degli Stati Uniti è stato motivato da «pagamenti ingiustamente onerosi da parte degli Stati Uniti, sproporzionati rispetto ai pagamenti accertati da altri Paesi», in particolare quelli della Cina.
L’OMS riceve contributi dagli Stati membri che sono scalati in base alla popolazione e al PIL, così come contributi volontari sia da organizzazioni private che da stati membri.
Attualmente, gli Stati Uniti e la Cina versano importi comparabili in contributi stimati: la Cina dovrebbe versare 181 milioni di dollari in contributi stimati per gli anni 2024 e 2025, mentre gli Stati Uniti avrebbero dovuto versare 264 milioni di dollari.
Tuttavia, in contributi volontari, la Cina non dona quasi nulla: si prevede che pagherà solo 2,5 milioni di dollari nel 2024 e 2025. Prima dell’ordine esecutivo, si prevedeva che gli Stati Uniti avrebbero versato contributi volontari per un totale di 442 milioni di dollari.
L’OMS si aspettava che gli Stati Uniti versassero questo mese il contributo stimato per il 2024, pari a un totale di 130 milioni di dollari, ma finora non lo ha ricevuto.
La Cina è la seconda economia più grande al mondo, ma rimane formalmente classificata come paese in via di sviluppo dalle Nazioni Unite. Tuttavia, i pagamenti stimati della Cina all’OMS sono cresciuti negli ultimi anni con la crescita della sua economia, rispetto ai 53 milioni di dollari che la Cina ha contribuito a un periodo di bilancio di due anni un decennio fa.
L’ordine esecutivo sottolinea anche la deferenza dell’OMS nei confronti delle autorità di Pechino nel tentativo di accedere agli ospedali e ai laboratori rigorosamente controllati di Wuhan durante la pandemia di COVID-19.
«Gli Stati Uniti hanno preso atto del loro ritiro dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nel 2020 a causa della cattiva gestione da parte dell’organizzazione della pandemia di COVID-19 scoppiata a Wuhan, in Cina… e della loro incapacità di dimostrare indipendenza dall’inappropriata influenza politica degli stati membri dell’OMS», afferma l’ordinanza.
La prima missione dell’OMS a Wuhan nel febbraio 2020 ha elogiato i lockdown della Cina come «forse lo sforzo di contenimento delle malattie più ambizioso, agile e aggressivo della storia», una dichiarazione amplificata come un’approvazione del Partito Comunista Cinese nella propaganda cinese.
Una seconda missione a Wuhan nel gennaio e febbraio 2021 per scoprire le origini della pandemia ha portato a un rapporto e una conferenza stampa che hanno respinto l’ipotesi che la pandemia fosse il risultato di un incidente di laboratorio come «estremamente improbabile», a quanto si dice perché era l’unico modo in cui il ricercatore capo dell’OMS, Peter Ben Embarek, poteva includere tale possibilità nelle conclusioni della missione.
L’OMS non ha mai ricevuto i dati completi necessari per valutare le origini della pandemia.
«L’OMS ha ripetutamente chiesto alla Cina di condividere tutte le informazioni disponibili sui primi casi, sugli animali venduti nei mercati di Wuhan, sui laboratori che lavorano con i coronavirus e altro ancora, ma fino ad oggi non ha ricevuto queste informazioni», ha scritto Van Kerkove su Science il 16 gennaio.
Nonostante ciò, Van Kerkove ha sottolineato che «è fondamentale che i paesi … non attribuiscano la colpa».
La conferma di Van Kerkove secondo cui i primi dati sui casi sono incompleti mette in discussione un’affermazione fatta dai virologi occidentali nel 2022, pubblicata anch’essa sulle pagine di Science, secondo cui questi primi dati sui casi, forniti dalle autorità di Pechino all’OMS, si irradiano dal mercato all’ingrosso di frutti di mare di Huanan come un bersaglio, indicandolo inequivocabilmente come l’origine della pandemia.
Alcuni esperti di sanità pubblica hanno lanciato l’allarme: l’uscita degli Stati Uniti dall’OMS potrebbe limitare l’accesso a dati importanti sulle epidemie emergenti.
All’inizio di questo mese, l’OMS ha informato i suoi stati membri di un sospetto focolaio del virus Marburg in Tanzania.
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Immagine di Mattia Panciroli via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic
Sanità
Ospedale riutilizza le siringhe e infetta centinaia di bambini con l’HIV
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Epidemie
Avanzamenti della Commissione COVID. Intervista al dottor Giacomini
La Commissione parlamentare COVID sta andando avanti. Mercoledì alla Camera dei Deputati vi è stata un’udienza riguardante i danni da vaccino. Vi ha partecipato il dottor Dario Giacomini, presidente dell’associazione ContiamoCi!, che si è spesa sin dall’inizio per riportare il dibattito pubblico nell’alveo di una corretta comunicazione scientifica, tutelando al contempo i diritti costituzionali calpestati durante il biennio pandemico.
Dottor Giacomini, di cosa si è parlato ieri in Commissione?
Abbiamo portato della documentazione che dimostrava che le istituzioni, nello specifico il ministero della Salute, già dal 2021 conoscevano il problema degli eventi avversi. Le circolari ministeriali già riconoscevano l’esistenza della questione.
Quali effetti avversi erano già noti al ministero della Salute?
Oltre alle possibili reazioni allergiche legati alla composizione del siero, erano note alcune patologie quali la sindrome da perdita capillare, la sindrome di Guillain-Barré, le miocarditi, le pericarditi, la sindrome trombotica trombocitopenica.
Può farci un esempio di un documento che già conteneva questa informazione?
La circolare del ministero della Salute del 4 agosto 2021. Siamo ad otto mesi dal lancio della vaccinazione nazionale.
E cosa ha fatto il ministero?
Il ministero conosceva queste cose. Ma diceva che la vaccinazione doveva andare avanti: semplicemente, suggeriva di cambiare marca di vaccino. In pratica, le reazioni ai sieri non implicavano la sospensione della vaccinazione, ma il cambio di etichetta del siero: se ti ha fatto male il Pfizer, fai il Moderna.
Perché non si sono fermati?
Posso dire che il ministero sembrava più preoccupato dal garantire inderogabilmente la continuazione della campagna vaccinale nazionale invece che la salute del singolo cittadino a cui pure veniva riconosciuto ufficialmente un danno da vaccino. La stessa questione si è avuta con le donne in gravidanza. Si decise di proseguire con le donne incinte nonostante l’assenza totale di studi riguardo gli effetti su questa popolazione. La stessa circolare insiste che qualora il soggetto fosse guarito dalla malattia, cioè avesse l’immunità naturale, il titolo anticorpale non va ritenuto un parametro di esclusione dalla vaccinazione COVID.
Cioè secondo la circolare se avevi fatto la malattia dovevi comunque fare il vaccino?
Sì, dovevi farti il vaccino per avere gli anticorpi – anticorpi vaccinali, quindi indotti artificialmente su un frammento del patogeno – e invece gli anticorpi prodotti dall’immunità naturale non possono essere presi in considerazione. La sensazione è che bisognava vaccinare davvero tutti.
Perché?
Il sospetto che mi viene è che non bisognava avere una popolazione di controllo, cioè un gruppo di persone non vaccinate – parliamo di decine di milioni di cittadini che erano guariti e quindi avevano l’immunità naturale. Essi avrebbero dimostrato che si poteva sopravvivere al virus senza il siero. La politica invece doveva dimostrare la qualità salvifica della vaccinazione. Senza gruppo di controllo dei guariti, che sono stati inoculati anche loro, non è possibile nessun raffronto e quindi si può portare avanti la narrazione del vaccino unico strumento per uscire dalla pandemia.
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Quali altri elementi vi sono in questo processo?
Un altro elemento che ci fa capire come potrebbe esserci stata consapevolezza dei possibili eventi avversi anche letali è lo scudo penale stabilito con l’articolo 3 del DL 44/2021: si normava il fatto che qualora vi fosse un evento avverso anche mortale il medico vaccinatore sarebbe stato esentato da qualsiasi responsabilità, era sufficiente che avesse rispetto per le linee guida e le circolari ministeriali.
A cosa ha portato tutto questo?
Tutto questo ha portato ad una profonda sfiducia da parte del cittadino nei confronti delle istituzioni e della scienza medica, perché la regia politica ed ideologica diviene evidente, così come l’omissione di informazioni che pure erano presenti nella comunicazioni all’interno delle istituzioni. Ricordiamo com’erano quei mesi: c’era la censura e se dicevi le stesse cose contenute nella circolare ministeriali venivi etichettato come pericoloso «no-vax».
Quindi i sieri sono «sicuri ed efficaci»?
Questi farmaci per la loro stessa composizione possono avere effetti avversi: l’mRNA può raggiungere tutti i tessuti e non conosciamo le diverse reazioni di questi alla sostanza. Tutto questo era noto ma non si poteva comunicare all’esterno perché non si doveva spegnere quello che il ministro Speranza avrebbe definito, in una registrazione della riunione del CTS a seguito della morte di Camilla Canepa, l’«entusiasmo vaccinale».
Cosa è successo durante l’udienza?
Dopo la relazione mia e del vicepresidente di ContiamoCi! Marco Cosentino, vi è stato l’intervento della senatrice del PD Ylenia Zambito. Ha avuto il coraggio di dire che non c’era alcun obbligo vaccinale. Mi è toccato ricordarle, insieme all’onorevole Bagnai, che non solo l’obbligo c’era, ma c’era pure sanzioni amministrative, sproporzionate ed irragionevoli, che avevano portato alla fame milioni di cittadini che non potevano più lavorare. Tantissimi si sono piegati a questa «coercizione amministrativa», che per quanto mi riguarda era solo un enorme «ricatto».
Solo un ricatto?
Di più. Per me quello che c’è stato è stata una guerra civile. Per la prima volta, lo Stato ha disconosciuto milioni dei suoi cittadini e li ha perseguitati solo perché volevano liberamente decidere riguardo al proprio corpo – cosa peraltro sancita dall’articolo 32 della Costituzione.
Dicono che la vaccinazione ha salvato milioni di vite.
Quand’anche fosse vero, il salvare le milioni di vite non può passare attraverso il sacrificio coatto di una minoranza che viene mandata a morire. Lo Stato non lo può fare. La Costituzione su questo è chiara. Dovevi assumerti il rischio, di una malattia da reazione avversa o perfino della morte, senza alternativa. Dovevi accettare la roulette russa. Tutto questo facendoti pure firmare un consenso informato che informato non era.
I politici vaccinisti stanno cambiando idea?
Ho avuto l’impressione che le forze politiche che in quegli anni hanno avallato la discriminazione e la coercizione oggi non possono più difendere queste posizioni, cercando di mettere nel dimenticatoio quella stagione. Del resto sono posizioni indifendibili: la letteratura scientifica, i casi sanitari in tutto il Paese, la Costituzione – di cui si sono detti paladini nell’ultimo referendum – violata in tantissime sue parti. Rispetto al 2024 quando andammo in Commissione COVID la prima volta, quando erano belli agguerriti, mi sono parsi più sulla difensiva, più remissivi. Hanno le armi spuntate: di fronte a relazioni rigorose e pacate non hanno la possibilità di controbattere nulla.
Quale valore ha la Commissione in questo momento?
I lavori della Commissione continuano ad essere silenziati dalla grande stampa. Invece un evento che ha sconvolto la vita di tutti gli italiani, comunque la si pensi, non può essere messo in un cassetto da chiudere per sempre. Abbiamo un obbligo civile, morale di analizzare tutto quello che è successo e far emergere le verità che sono state taciute, al fine di dare ai cittadini gli elementi. Se siamo ancora in una democrazia, dobbiamo avere il coraggio di cercare la verità. Qualsiasi siano le conclusioni che arriveranno alla fine di questo percorso.
Cosa vuole dire ai lettori di Renovatio 21?
Che il perno deve essere il lavoratore, l’uomo che fa, che crea il proprio destino. Quindi invitiamo tutti a sostenere l’azione del sindacato DI.CO.SI. ContiamoCi! per difendere il diritto al lavoro che non deve mai più essere calpestato nel nome di una spinta emergenziale, che, guarda caso, oggi si sta riproponendo in altre forme. Perché il fine ultimo metapolitico di tutto questo è quello di spogliare l’uomo della sua libertà. Togliere il lavoro significa togliere la libertà, e quindi avere un popolo facilmente controllabile di schiavi.
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Immagine della Presidenza della Repubblica Italiana via Wikimedia; fonte Quirinale.it; immagine modificata
Sanità
Una «separazione delle carriere» per chi giudica i medici. Intervista al dottor Giacomini del sindacato DI.CO.SI.
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