Geopolitica
L’Iran minaccia Israele: «guerra di annientamento»
Israele affronterà una guerra catastrofica se le sue forze invadono il Libano, ha affermato l’Iran, dopo l’intensificarsi del conflitto transfrontaliero tra le IDF e il gruppo armato libanese Hezbollah.
Il primo ministro Beniamino Netanyahu ha dichiarato all’inizio di questo mese che Israele è «preparato per un’operazione molto intensa» lungo il confine con il Libano.
In un post su X venerdì, la missione iraniana presso le Nazioni Unite ha etichettato gli apparenti preparativi di Israele come «guerra psicologica» e «propaganda”», ma ha avvertito che «ne seguirà una guerra annientatrice» se Israele effettua un attacco in piena regola contro territorio libanese.
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«Tutte le opzioni, incluso il pieno coinvolgimento di tutti i fronti di resistenza, sono sul tavolo», ha affermato la missione iraniana. In precedenza aveva affermato che Hezbollah «ha la capacità di difendere se stesso e il Libano» e avrebbe sconfitto le Forze di difesa israeliane.
Sabato mattina Israele ha colpito diversi siti nel Libano meridionale.
«Nelle ultime ore, gli aerei da guerra hanno attaccato diversi obiettivi di Hezbollah, tra cui un sito militare dell’organizzazione nell’area di Zabqin, due siti infrastrutturali operativi nell’area di Khiam e un edificio di Hezbollah nell’area di al-Adissa», ha affermato l’IDF.
Il ministro della Difesa israeliano Yoav Gallant ha avvertito all’inizio di questa settimana che, sebbene Israele non stia cercando una guerra con il suo vicino, si sta «preparando per ogni scenario» e potrebbe riportare «il Libano all’età della pietra». Il capo di Hezbollah Hassan Nasrallah ha risposto dicendo che una potenziale guerra non avrebbe «nessuna restrizione, nessuna regola e nessun limite massimo».
La continua violenza ha suscitato rinnovata preoccupazione tra i politici occidentali e i gruppi umanitari, con il capo degli affari umanitari delle Nazioni Unite Martin Griffiths che avverte che la prospettiva di una guerra tra Israele e Libano è «potenzialmente apocalittica».
La risposta israeliana non ha tardato ad arrivare. Il ministro degli Esteri israeliano Israel Katz ha risposto ieri all’avvertimento dell’Iran secondo cui Israele non dovrebbe lanciare una guerra su vasta scala contro Hezbollah in Libano, altrimenti «ne deriverà una guerra annientatrice».
Il 29 giugno Katz ha scritto su X: «L’Iran minaccia oggi di distruggere Israele se Israele risponderà pienamente agli attacchi di Hezbollah dal Libano. La mia risposta all’Iran è chiara: 1. Se Hezbollah non cessa il fuoco e non si ritira dal Libano meridionale, agiremo contro di esso con tutta la forza fino a quando la sicurezza non sarà ripristinata e i residenti [israeliani] potranno tornare alle loro case. 2. Un regime che minaccia la distruzione merita di essere distrutto».
La risposta «chiara» di Katz sembra essere che la risposta completa di Israele include una guerra su vasta scala e che Hezbollah deve ritirarsi ad un’ulteriore distanza non specificata all’interno del Libano.
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Curiosa l’ultima parte del messaggio, dove non pare esserci traccia di ironia: dopo aver lanciato la minaccia di una guerra distruttrice su vasta scala, sostiene che l’Iran merita di essere distrutto per tali minacce. Le regole si applicano a tutti, tranne a chi le enuncia. Oramai la spudoratezza israeliana – anche detta chuzpah – raggiunge vette di paradosso.
Israele da tempo prepara l’invasione del Libano, continuando da mesi i raid aerei sul Paese confinante.
Come riportato da Renovatio 21, il Canada ha appena richiamato i suoi cittadini dal Libano.
Come riportato da Renovatio 21, a inizio 2024 è emerso che una valutazione segreta della Defense Intelligence Agency (DIA) di Washington avrebbe rilevato che le forze israeliane potrebbero trovare «difficile avere successo» in una guerra su due fronti contro Hamas a Gaza e Hezbollah in Libano.
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Immagine di Yarondvash via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International; immagine tagliata
Geopolitica
Trump: Putin fermerà gli attacchi su Kiev
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Geopolitica
Orban: Kiev «ha oltrepassato il limite»
I tentativi di intimidazione messi in atto da Kiev non convinceranno Budapest a ritirare il proprio veto sull’adesione dell’Ucraina all’Unione Europea né a concedere ulteriori aiuti finanziari al Paese, ha dichiarato il primo ministro ungherese Viktor Orban.
Durante il suo intervento al World Economic Forum di Davos la settimana scorsa, il presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj ha affermato che Orban – il quale ha costantemente criticato le sanzioni europee contro la Russia e ha invocato una soluzione diplomatica al conflitto tra Mosca e Kiev – «merita uno schiaffo in testa» per quella che ha definito «la svendita degli interessi europei».
In seguito, il ministro degli Esteri ucraino Andrij Sybiha ha aggiunto che Orban «costituisce una minaccia per il suo stesso popolo».
Lunedì Orban ha dato disposizione al ministro degli Esteri ungherese di convocare l’ambasciatore ucraino a Budapest, motivando la decisione con la conclusione dei servizi di sicurezza nazionale secondo cui le dichiarazioni e le azioni dei politici ucraini rientrano in un’operazione coordinata volta a interferire nelle prossime elezioni parlamentari ungheresi e a minacciare la sovranità del Paese.
Mercoledì, su X, Orban ha ammonito che il governo ucraino ha «superato il limite».
«Vogliono un nuovo governo filo-ucraino a Budapest», ha scritto.
The Ukrainian leadership crossed a line.
We did not seek conflict, yet for days now Hungary has been in the crosshairs. Still, neither threats from the president, nor from the foreign minister, nor from extremist military groups will deter us from standing up for the interests… pic.twitter.com/dSRFERc93N
— Orbán Viktor (@PM_ViktorOrban) January 28, 2026
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«Non abbiamo cercato il conflitto, eppure l’Ungheria è nel mirino da giorni. Tuttavia, né le minacce del presidente, né quelle del ministro degli Esteri, né quelle dei gruppi militari estremisti ci impediranno di difendere gli interessi degli ungheresi», ha aggiunto il premier.
Budapest «non permetterà che l’Ucraina venga spinta nell’Unione Europea entro due anni calpestando il diritto dell’UE, perché ciò significherebbe importare anche la guerra», ha insistito Orban.
Secondo indiscrezioni, l’accelerazione dell’adesione di Kiev rientra in un piano di «prosperità» per la ricostruzione da 800 miliardi di dollari, promosso dagli Stati Uniti e trasmesso in via riservata dalla Commissione Europea agli Stati membri all’inizio di questo mese. L’iniziativa ha già destato preoccupazioni in diversi Paesi dell’Unione.
«Non invieremo soldi in Ucraina: è meglio nelle famiglie ungheresi che nel bagno di un oligarca ucraino», ha affermato Orban, riferendosi al water dorato rinvenuto dagli inquirenti nell’appartamento di Kiev di Timur Mindich, socio di Zelens’kyj, fuggito dal Paese in seguito a un vasto scandalo di corruzione esploso lo scorso novembre.
Il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov aveva dichiarato in ottobre che l’Ungheria merita rispetto perché, pur essendo uno «Stato membro della NATO e dell’UE, assume una posizione speciale in termini di sovranità e difesa dei propri interessi».
Come riportato da Renovatio 21, due giorni fa Orban aveva dichiarato che la Russia non permetterà a NATO e UE di entrare nei suoi confini e che Zelens’kyj è «un uomo in una posizione disperata». Tre mesi fa si era scagliato contro la «rete mafiosa di guerra» legata al vertice ucraino, il mese precedente aveva parlato di «ricatto morale» da parte dello Zelens’kyj.
Ad agosto Orban aveva accusato lo Zelens’kyj di aver minacciato gli ungheresi, quando il comandante militare della forza dei droni dell’Ucraina aveva rivendicato l’attacco al gasdotto russo che trasporta petrolio in Ungheria e Slovacchia – un altro Paese che sotto il governo Fico si è dimostrato amico della Russia ed ostile ai programmi ucraini come l’adesione alla NATO.
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L’attacco all’oleodotto Druzhba non arriva, per i lettori di Renovatio 21, come un fulmine a ciel sereno. Già nel 2023 uno scoop del Washington Post faceva emergere che il presidente ucraino aveva proposto durante un incontro con il vice primo ministro Yulia Svridenko a febbraio di «far saltare in aria» il Druzhba («amicizia», in russo), che trasporta il petrolio russo in Ungheria.
Secondo i documenti citati dal quotidiano di Washington, lo Zelens’kyj avrebbe detto che «l’Ucraina dovrebbe semplicemente far saltare in aria l’oleodotto e distruggere… l’industria ungherese [del primo ministro] Viktor Orban, che si basa pesantemente sul petrolio russo».
Come riportato da Renovatio 21, l’anno passato è stata data alle fiamme nella zona di confine una chiesa cattolica ungherese, sui cui muri è stato scritto in ucraino «coltello agli ungheresi».
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Trump contro il ritorno di Maliki al potere in Iraq
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