Intelligenza Artificiale
L’Iran bombarda per rappresaglia i data center dell’AI
All’inizio di questa settimana, droni iraniani hanno colpito tre strutture di Amazon Web Services (AWS) negli Emirati Arabi Uniti e in Bahrein, provocando interruzioni globali dei servizi online. Gli esperti ritengono che gli attacchi rappresentino il primo caso in cui grandi aziende tecnologiche americane sono state prese di mira in un’operazione militare.
Gli attacchi hanno causato «danni strutturali, interrotto la fornitura di energia elettrica alle nostre infrastrutture e, in alcuni casi, hanno richiesto interventi di spegnimento incendi che hanno causato ulteriori danni causati dall’acqua», ha ammesso il gigante della tecnologia in un aggiornamento del 2 marzo riportato da Futurism.
Secondo quanto riportato dal Financial Times, fonti affiliate alla Guardia Rivoluzionaria iraniana hanno affermato che l’Iran avrebbe preso di mira sia gli stabilimenti di Amazon che quelli di Microsoft, sebbene quest’ultima non abbia ancora subito interruzioni nella regione.
Gli incidenti evidenziano come i data center siano diventati obiettivi chiave sul campo di battaglia. La regione circostante, in Medio Oriente, è stata un’importante attrazione per gli hyperscaler (i principali fornitori di servizi cloud su larga scala) statunitensi, come sottolinea la CNBC, il che potrebbe significare che un numero ancora maggiore di asset americani è a rischio.
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A far salire la posta in gioco è l’ascesa dell’intelligenza artificiale, che richiede data center potenti, già emersi come focolai di controversie lontano da qualsiasi teatro di guerra. Aziende come OpenAI, Oracle e Nvidia hanno annunciato importanti investimenti negli Emirati Arabi Uniti, tra cui importanti data center e un vasto «campus di Intelligenza Artificiale», nell’ambito del programma Stargate del presidente Donald Trump, una travagliata e visionaria – nonché inquietante – iniziativa da 500 miliardi di dollari annunciata quasi subito dopo il suo insediamento.
«L’Iran e i suoi alleati hanno preso di mira i giacimenti petroliferi in passato, ma i loro attacchi di questa settimana ai data center degli Emirati Arabi Uniti dimostrano che ora sono considerati infrastrutture critiche», ha dichiarato alla CNBC Patrick Murphy, direttore esecutivo dell’unità geopolitica della società di consulenza Hilco Global.
Gli attacchi evidenziano anche la crescente domanda di sicurezza delle infrastrutture per mantenere online le operazioni, che secondo Murphy potrebbe portare i governi a includere i data center in Medio Oriente «nei quadri di pianificazione della sicurezza nazionale insieme agli impianti energetici, alle reti di telecomunicazioni, agli impianti di trattamento delle acque e agli hub dei trasporti».
Rafforzare questi obiettivi potrebbe risultare difficile, poiché i data center potrebbero essere resi offline prendendo di mira turbine, unità di aria condizionata e altre strutture esposte.
«Gli iraniani considerano i data center parte del conflitto», ha dichiarato al Financial Times Matt Peal, direttore del Center for Strategic and International Studies. «Questo è un modo per avere un impatto concreto sulla regione».
Nel frattempo, Amazon è scossa dalla crescente instabilità geopolitica che minaccia le sue attività. «Anche se lavoriamo per ripristinare queste strutture, il conflitto in corso nella regione rende il contesto operativo più ampio in Medio Oriente ancora imprevedibile», ha dichiarato l’azienda ai clienti in una nota. «Raccomandiamo vivamente ai clienti con carichi di lavoro in esecuzione in Medio Oriente di agire ora per migrare tali carichi di lavoro verso regioni AWS alternative».
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Guerra cibernetica
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Intelligenza Artificiale
Israele ha speso oltre 45 milioni di dollari in una campagna di propaganda basata sull’Intelligenza Artificiale e diretta contro gli Stati Uniti
Israele sta investendo decine di milioni di dollari in una campagna mediatica basata sull’intelligenza artificiale, con l’obiettivo di migliorare la propria immagine e influenzare l’opinione pubblica negli Stati Uniti. Lo riporta il Wall Street Journal.
La reputazione di Israele tra gli americani è peggiorata negli ultimi anni. Secondo il Pew Research Center, a marzo circa il 60% degli adulti statunitensi aveva un’opinione sfavorevole del Paese, rispetto al 53% dell’anno precedente e al 42% del 2022.
Secondo un’inchiesta pubblicata sabato dal Wall Street Journal, milioni di messaggi generati dall’intelligenza artificiale sono stati inviati agli americani negli ultimi mesi da mittenti che utilizzavano nomi come Emma, Sarah e John.
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I messaggi affermano di provenire da un gruppo chiamato «Amici per la Pace» e pongono ai destinatari domande come «Come pensate che i colloqui di pace tra Stati Uniti e Israele con l’Iran influenzeranno la sicurezza globale?». Il giornale ha dichiarato di non essere riuscito a trovare alcuna organizzazione no-profit o società registrata con tale nome.
Secondo quanto riferito, i messaggi di testo fanno parte di un contratto più ampio del valore di oltre 45 milioni di dollari, assegnato a un’operazione guidata da Brad Parscale, ex responsabile della campagna elettorale del presidente statunitense Donald Trump. Sparkfire, la società che gestisce la campagna di messaggi, aveva ricevuto 6,5 milioni di dollari entro la metà di maggio.
Il team di Parscale ha anche creato siti web e post online filo-israeliani progettati per generare risposte più favorevoli sullo Stato Ebraicoda piattaforme di Intelligenza artificiale come ChatGPT e Claude.
L’anno scorso, il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar ha dichiarato che lo Stato degli ebrei aveva stanziato oltre 700 milioni di dollari nel bilancio 2026 per migliorare l’immagine di Israele nel mondo e «plasmare la coscienza collettiva».
Secondo il WSJ, almeno sei società sono state incaricate di svolgere il lavoro negli Stati Uniti, mentre circa una trentina di persone si sono registrate come agenti stranieri per conto di Israele.
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Secondo quanto riferito, la campagna statunitense include anche oltre 500.000 dollari in pubblicità tramite l’emittente conservatrice Salem Media, dove Parscale ricopre il ruolo di responsabile della strategia. Salem ha negato di aver pagato i propri conduttori per promuovere posizioni specifiche.
In un’intervista rilasciata mercoledì al podcaster Joe Rogan, il vicepresidente statunitense JD Vance ha accusato alcuni membri del governo israeliano di tentare di manipolare l’opinione pubblica americana per prolungare il conflitto con l’Iran «a tempo indeterminato».
Come riportato da Renovatio 21, a giugno era emerso che il governo israeliano aveva triplicato la spesa per le campagne di influenza negli Stati Uniti.
Le pratiche di influenza di Israele sull’ecosistema mediatico statunitense hanno subito una profonda evoluzione digitale, come confermato dalle dichiarazioni del premier Benjamin Netanyahu. Mesi fa, durante un incontro a Nuova York con diversi creatori di contenuti americani, il primo ministro israeliano aveva esplicitamente definito i social media come l’arma più importante nella guerra informativa contemporanea per blindare il consenso negli Stati Uniti.
Nello specifico, il Netanyahu ha descritto il passaggio di TikTok sotto il controllo di un consorzio statunitense guidato da figure e investitori vicini a Israele, Tra cui il fondatore di Oracle Larry Ellison, ebreo sionista, come l’acquisizione geopolitica più rilevante del momento, in grado di alterare la moderazione algoritmica e arginare i trend pro-palestinesi tra i giovani americani.
Ellison, tra i primi uomini più ricchi del pianeta e grande finanziatore delle forze israeliane, ha guidato un consorzio per rilevare il social media cinese, popolarissimo tra i giovani, negli USA tramite Oracle, con il probabile obiettivo, neanche tanto occultato, di controllare l’algoritmo di TikTok e limitare il dissenso pro-Palestina.
Tale scalata al colosso informatico straniero si unisce alle mosse della sua famiglia: il figlio David ha infatti acquisito Paramount Global (che controlla il canale televisivi CBS), espandendo l’influenza degli Ellison dall’intrattenimento televisivo ai flussi informativi dei social network americani. A capo della CBS Ellison ha messo la giovane giornalista lesbo-sionista Bari Weiss, da moltissimi considerata senza alcuna esperienza per tale lavoro, ma la cui fede nella causa dello Stato Giudaico è totale. Alla Weiss, che è relativamente giovane, ora sarebbe stata affidata pure il colosso CNN.
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Documenti depositati presso il dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ai sensi del Foreign Agents Registration Act (FARA) hanno svelato l’esistenza del progetto segreto denominato Progetto Esther. Attraverso questa operazione finanziata dal ministero degli Esteri israeliano e mediata da agenzie di pubbliche relazioni come Havas, lo Stato Ebraico ha stanziato ingenti budget per remunerare influencer americani con compensi fino a settemila dollari a post, con l’obiettivo di orientare la narrazione sul conflitto di Gaza.
Questa strategia aperta si affianca a campagne clandestine tracciate da società di sicurezza informatica, caratterizzate dall’uso di reti di profili falsi e bot basati sull’intelligenza artificiale per condizionare deputati ed elettori del Partito Democratico.
Il ministero degli Esteri israeliano ha inoltre finanziato una massiccia operazione di sorveglianza e tracciamento digitale nelle chiese degli Stati Uniti. Attraverso l’agenzia Show Faith by Works, registrata ai sensi del FARA, lo Stato degli ebrei ha stanziato oltre tre milioni di dollari per applicare un sistema di geofencing: si tratta di barriere virtuali basate sulla geolocalizzazione dei telefoni inserite intorno a centinaia di megachiese e campus protestanti ed evangelici in California, Arizona, Nevada e Colorado.
Il piano punta a contrastare il calo di consenso verso Israele riscontrato tra i giovani cristiani americani. Rilevando i dispositivi mobili dei fedeli riuniti per il culto domenicale, il sistema raccoglie i dati di tracciamento per inondarli di annunci digitali mirati, video e messaggi personalizzati sulla guerra a Gaza.
La campagna acquisisce l’identità dei presenti per continuare a bersagliarli con propagande pro-Israele e anti-palestinesi, trasformando i luoghi di culto in un bacino di raccolta dati geopolitici.
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Droni
I pasdaran attaccano in Bahrein un deposito di droni USA e un centro di AI
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