Connettiti con Renovato 21

Nucleare

L’Iran accusa gli USA di violare il trattato nucleare. Un parlamentare di Teheran: «Trump bugiardo, siti non distrutti»

Pubblicato

il

L’Iran ha accusato gli Stati Uniti di aver violato il diritto internazionale e il Trattato di non proliferazione nucleare (TNP) a seguito di attacchi aerei notturni su tre dei suoi principali impianti nucleari. Tuttavia, Teheran afferma che le ispezioni preliminari non hanno rilevato tracce di contaminazione radioattiva.

 

In una dichiarazione rilasciata domenica mattina, l’Organizzazione per l’Energia Atomica dell’Iran (AEOI) ha confermato che gli attacchi statunitensi hanno preso di mira i suoi siti nucleari di Fordow, Natanz e Isfahan. L’operazione, condotta in coordinamento con Israele, è stata condannata dalle autorità iraniane come un atto illegale e «brutale».

 

«Questo atto di aggressione è stato compiuto all’ombra dell’indifferenza internazionale e con l’apparente sostegno o silenzio dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica», ha affermato l’AEOI.

Sostieni Renovatio 21

Il Centro iraniano per il Sistema Nazionale di Sicurezza Nucleare ha riferito che sono state completate ispezioni di emergenza in tutte e tre le località. «Non sono stati registrati segni di contaminazione», ha dichiarato l’agenzia, aggiungendo che «non vi è alcun pericolo per i residenti che vivono vicino ai siti interessati».

 

L’Iran ha promesso che il suo programma nucleare non verrà ostacolato. «Non permetteremo che questa industria nazionale, costruita grazie ai sacrifici dei nostri martiri nucleari, venga fermata da malvagie cospirazioni», ha dichiarato l’AEOI, promettendo azioni legali contro gli attacchi.

 

Washington non ha risposto formalmente alle accuse di violazione del TNP. Il presidente Donald Trump, che ha confermato il coinvolgimento degli Stati Uniti negli attacchi, ha messo in guardia l’Iran dal reagire, affermando che qualsiasi reazione sarebbe stata seguita da ulteriori attacchi.

 

I funzionari iraniani sostengono che il suo programma nucleare sia interamente pacifico e sotto la supervisione di ispettori internazionali. L’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica non ha riportato alcuna prova attuale di un programma iraniano di armi nucleari.

 

L’incidente ha suscitato timori di ulteriore instabilità regionale, con l’Iran che accusa gli Stati Uniti di minare le norme globali di non proliferazione. Domenica pomeriggio, Teheran non aveva annunciato alcuna risposta militare.

 

 

Nel frattempo la stampa iraniana sta valutando i danni dell’attacco statunitense.

 

Il sito nucleare iraniano di Fordow non ha subito gravi danni nell’attacco sferrato dagli Stati Uniti, ha riferito domenica l’agenzia di stampa Fars, citando il parlamentare Mohammad Manan Raisi della provincia di Qom, dove si trova l’impianto.

 

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha affermato che i siti nucleari di Fordow, Natanz ed Esfahan sono stati «completamente e totalmente distrutti» durante gli attacchi americani della notte.

 

Raisi ha dichiarato all’agenzia che «contrariamente alle affermazioni del bugiardo presidente degli Stati Uniti, l’impianto nucleare di Fordow non ha subito gravi danni e la maggior parte dei danni ha interessato solo il livello del suolo e può essere ripristinato».

 

Il parlamentare persiano ha descritto gli effetti del bombardamento americano come «superficiali», affermando inoltre che non ci sono state vittime né perdite di radiazioni sul sito in seguito.

 

«Questa aggressione statunitense significa che l’America sta entrando direttamente in guerra, e ora è l’Iran a determinare come e in che modo rispondere a questa evidente stupidità americana», ha insistito Manan Raisi.

 

In precedenza, Reuters aveva riferito, citando un funzionario iraniano di alto rango rimasto anonimo, che la maggior parte dell’uranio arricchito era stato spostato da Fordow in una località non rivelata prima dell’attacco statunitense.

Iscriviti al canale Telegram

Il Centro iraniano per il sistema nazionale di sicurezza nucleare ha confermato l’attacco agli impianti nucleari del Paese, ma ha affermato che le ispezioni di emergenza nei siti interessati non hanno rilevato segni di contaminazione radioattiva o perdite.

 

L’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica ha dichiarato in seguito che non è stato segnalato alcun aumento dei livelli di radiazioni a Fordow, Natanz e Esfahan.

 

Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (i cosiddetti Pasdarani) ha rilasciato domenica una dichiarazione accusando gli Stati Uniti di aver lanciato un «attacco militare illegale contro impianti nucleari pacifici» in coordinamento con Israele e in violazione della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale.

 

Gli americani e gli israeliani «non hanno né il potere di iniziativa né la capacità di sfuggire a pesanti risposte» da parte dell’Iran, ha affermato il Corpo delle Guardia della Rivoluzione, aggiungendo di aver già individuato i luoghi in cui sono stazionati gli aerei che hanno preso parte all’attacco.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia; immagine tagliata

Continua a leggere

Intelligenza Artificiale

L’IA ha «allucinato» la presenza di componenti per armi nucleari in navi cinesi dirette in Iran: ad un passo dalla guerra totale?

Pubblicato

il

Da

Questa primavera, nel pieno della guerra con l’Iran, è circolato all’interno delle forze armate statunitensi un rapporto d’Intelligence secondo cui una nave cinese nel Medio Oriente stava trasportando componenti per un programma di armi nucleari. Lo riporta la CNN, che cita fonti.   Il rapporto era stato messo insieme da un analista di un comando delle forze speciali, e solo poco prima dell’operazione pianificata i funzionari hanno approfondito il rapporto scoprendo che era stato generato con l’aiuto dell’intelligenza artificiale — e che un chatbot usato dall’analista aveva identificato in modo errato il materiale trasportato dalla nave.   Il Pentagono si è mosso con piani per intercettare la nave, secondo quattro fonti a conoscenza dell’episodio. Secondo due di queste fonti, membri armati delle forze statunitensi si stavano preparando a salire a bordo della nave, e aerei militari erano già in volo.

Sostieni Renovatio 21

Una delle fonti ha definito il rapporto «completamente falso», ma ha anche detto che «ha quasi fatto scoppiare una guerra»: un’operazione statunitense contro una nave cinese avrebbe potuto far precipitare la situazione in un conflitto armato tra le due nazioni.   Secondo alcune fonti citate da testate che hanno ripreso lo scoop, l’informazione iniziale sul carico della nave proveniva dallo US Special Operations Command Pacific, con base alle Hawaii; l’analista avrebbe inserito questi dati in un chatbot per l’analisi, senza che sia chiaro se si trattasse di un sistema commerciale o di uno strumento sviluppato per il governo USA. Il sistema avrebbe combinato dati open-source con informazioni di intelligence classificate, arrivando a una conclusione errata.   L’episodio si inserisce in uno sforzo più vasto, in corso nelle forze armate e nella comunità d’intelligence statunitensi, di integrare l’IA in quasi ogni aspetto del lavoro: dall’analisi degli enormi volumi di dati raccolti alla selezione degli obiettivi per gli attacchi, fino ad applicazioni più ordinarie come la gestione di budget, logistica e catene di approvvigionamento.   Un ex funzionario statunitense citato in alcune riprese della notizia ha osservato che l’IA «permette di arrivare più velocemente a un’idea sbagliata» — riassumendo bene il timore sollevato dall’episodio: l’accelerazione decisionale offerta dall’IA può amplificare errori con conseguenze potenzialmente gravissime.   Nel gergo dell’IA, questo tipo di situazioni vengono definite «allucinazioni». Un’allucinazione nell’intelligenza artificiale è una risposta errata, inventata o fuorviante che un modello presenta con assoluta sicurezza come se fosse un fatto reale.   Una macchina allucinata, quindi, può far scattare la Terza Guerra Mondiale. La domanda è tuttavia un’altra: come sappiamo che si tratti di un errore della macchina, e non di una precisa volontà di spingere il suo creatore, l’umanità, ad una guerra ultra-distruttiva?  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di 日本防衛省・統合幕僚監部 via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution License 4.0 International  
Continua a leggere

Nucleare

Medvedev: siamo a pochi secondi dalla fine del mondo

Pubblicato

il

Da

Dmitrij Medvedev, vicepresidente del Consiglio di Sicurezza ed ex presidente russo, ha rivolto un nuovo monito aspro ai leader occidentali sul loro coinvolgimento sempre più rischioso nella guerra in Ucraina.

 

In un’intervista del 10 settembre a Vedomosti gli è stato chiesto dei suoi recenti «suggerimenti» sull’uso di armi nucleari da parte della Russia. Ha replicato con nettezza che quei commenti «non erano suggerimenti», ma un richiamo alla dottrina nucleare russa.

 

«Non si tratta di una tattica intimidatoria; è la realtà. La dottrina nucleare russa, in base alla quale il Paese si riserva il diritto di usare tali armi se la sua sicurezza è minacciata, difficilmente può essere definita un semplice suggerimento», ha detto, secondo l’agenzia turca Anadolu.

 

La nuova dottrina nucleare russa prevede che un’aggressione da parte di uno Stato non nucleare, con la partecipazione o il sostegno di una potenza nucleare, sia considerata un attacco congiunto e che Mosca si riservi di rispondere di conseguenza.

Sostieni Renovatio 21

Medvedev ha accusato l’Occidente di spingere di proposito il mondo verso l’orlo di un’apocalisse nucleare, definendo l’appoggio agli attacchi ucraini contro città russe pacifiche «azioni aggressive che un giorno potrebbero scatenare la Terza Guerra Mondiale. E questo significherebbe cancellare l’intera storia della civiltà umana, riportandola a uno stato primitivo, ammesso che qualcuno dei miliardi di persone sul pianeta dovesse sopravvivere».

 

La Russia «riconosce la propria responsabilità per il destino dell’umanità e si impegna con tutte le sue forze per scongiurare una catastrofe globale. Ma la nostra pazienza non è illimitata. Questa opzione estrema rimane l’ultima risorsa, da utilizzare solo quando tutte le altre misure si sono rivelate inefficaci. Oggi siamo a pochi passi da essa: pochi secondi sull’Orologio dell’Apocalisse», ha concluso.

 

L’Orologio dell’Apocalisse (Doomsday Clock) è un simbolo ideato nel 1947 dal Bulletin of the Atomic Scientists — la pubblicazione dell’organizzazione fondata nel 1945 dagli ex fisici del Progetto Manhattan, tra cui Einstein e Oppenheimer, dopo Hiroshima e Nagasaki. La mezzanotte rappresenta la catastrofe globale, la fine potenziale della civiltà umana. Più le lancette si avvicinano alla mezzanotte, più il mondo è considerato vicino al disastro. Ogni anno il Science and Security Board del Bulletin, in consultazione con un comitato di esperti che include otto premi Nobel, decide se spostare le lancette avanti o indietro, in base a un’analisi di rischi geopolitici, tecnologici e ambientali.

 

Il 27 gennaio 2026 il Bulletin ha fissato l’orologio a 85 secondi dalla mezzanotte, il punto più vicino alla catastrofe mai raggiunto nella sua storia, quattro secondi in meno rispetto agli 89 secondi dell’anno precedente. Le motivazioni citate includono la mancata ripresa del dialogo tra Stati Uniti e Russia sul controllo degli arsenali nucleari, investimenti destabilizzanti nella difesa missilistica, e i rischi legati alla possibilità che l’IA venga usata per creare minacce biologiche.

 

Come riportato da Renovatio 21, a breve il Seimas, il Parlamento lituano, discuterà l’abrogazione del divieto costituzionale di armi nucleari sul territorio lituano.

 

Come riportato da Renovatio 21, quattro anni fa il Medvedev aveva detto che se Svezia e Finlandia avessero aderito alla NATO, la Russia non avrebbe più aderito allo status non nucleare della regione del Baltico. Le dichiarazioni furono poi ridimensionata dal portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov. Tuttavia un avvertimento era stato lanciato anche dal viceministro degli Esteri russo Alexander Grushko.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


 

 

Continua a leggere

Nucleare

Il Parlamento lituano voterà sulla possibilità di autorizzare la presenza di armi nucleari sul territorio

Pubblicato

il

Da

Ieri il Seimas, il Parlamento lituano, ha aperto la sessione autunnale. Tra i punti all’ordine del giorno figurano l’abrogazione del divieto costituzionale di armi nucleari sul territorio lituano e l’approvazione di una Strategia di sicurezza nazionale aggiornata. Lo riporta LRT.   Il presidente del Parlamento, Juozas Olekas, ha detto che per «adottare questo specifico articolo della Costituzione» occorrerà allungare un po’ la sessione autunnale, eventualmente fino al 13 gennaio 2027. A suo avviso, per via di quel vincolo costituzionale la Lituania «spicca come un pugno in un occhio nel contesto della NATO».   Il Seimas dovrà votare l’emendamento costituzionale due volte, a tre mesi di distanza. Serve una maggioranza qualificata: 94 deputati su 141.   L’agenzia di Stato russa TASS scrive che il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, aveva già avvertito che la disponibilità degli Stati baltici, Lituania inclusa, a ospitare armi nucleari non renderebbe la regione più sicura. Al contrario, ha detto Peskov, una scelta del genere spingerebbe la Russia a prendere contromisure per tutelare la propria sicurezza.

Sostieni Renovatio 21

Come riportato da Renovatio 21, parlamentari lituani avevano avanzato un emendamento alla Costituzione per eliminare il divieto nazionale di ospitare armi nucleari due mesi fa.   Il presidente Gitanas Nauseda aveva sottolineato che la Lituania è ormai praticamente l’unico membro della NATO a mantenere un veto autoimposto sull’ospitare armi nucleari, citando la vicina Finlandia, anch’essa membro della NATO e dell’UE, che ha recentemente revocato il proprio divieto sulle armi nucleari, consentendone ora l’importazione, la produzione, lo stoccaggio e il dispiegamento sul proprio territorio.   «Sarebbe davvero un peccato se diventassimo l’anello debole o una zona grigia all’interno della NATO», aveva affermato il Nausėda.   Come riportato da Renovatio 21, quattro anni fa il vicesegretario del Consiglio di sicurezza russo Dmitrij Medvedev aveva detto che se Svezia e Finlandia avessero aderito alla NATO, la Russia non avrebbe più aderito allo status non nucleare della regione del Baltico. Le dichiarazioni furono poi ridimensionata dal portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov. Tuttavia un avvertimento era stato lanciato anche dal viceministro degli Esteri russo Alexander Grushko.   «È chiaro che il nostro confine con la Finlandia è lungo 1.300 km. Ciò significherà un cambiamento radicale nella situazione militare e politica ed è comprensibile che saremo costretti ad adottare misure di sicurezza e difesa che riterremo necessarie», aveva detto il Grushko all’agenzia TASS.  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di Saeima via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic   
Continua a leggere

Più popolari