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Lettera aperta al papa e professione di fede cattolica della FSSPX

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Nell’imminenza della consacrazione di quattro nuovi vescovimì, la Fraternità Sacerdotale San Pio X ha inviato una lettera aperta «a Sua Santità Papa Leone XIV e ai Cardinali della Santa Chiesa», datata 24 giugno, La FSSPX vi ha allegato una vasta «Professione di fede cattolica’»in 17 capitoli, esortando Papa Leone X e i cardinali ad abbracciare la Tradizione come rimedio ai ‘mali più profondi’ della Chiesa. 

 

Renovatio 21 pubblica i due documenti qui di seguito.

 

 

Lettera aperta a Sua Santità Papa Leone XIV e ai Cardinali della Santa Chiesa

 

Beatissimo Padre,
Eminenze Reverendissime,

 

Alla vigilia del Concistoro previsto per la fine di questo mese, e a pochi giorni dalle consacrazioni episcopali previste per il 1° luglio prossimo a Ecône, ci sembra che sia giunto il momento per la Fraternità Sacerdotale San Pio X di formulare una professione integrale di fede cattolica, che vorremmo consegnare nelle mani di Vostra Santità e in quelle di ogni Cardinale.

 

La Chiesa soffre oggi sotto la pressione di nuove forze, provenienti sia dall’interno che dall’esterno, che la spingono in tutte le direzioni possibili, tranne – a nostro avviso – quella giusta. Di fronte a una tale sofferenza, non possiamo rimanere indifferenti.

 

Non spetta alla Fraternità San Pio X indicare la via da seguire, ma alla Tradizione bimillenaria della Chiesa, fedelmente custodita e trasmessa dalla Sede Apostolica nel corso dei secoli, e che molti considerano ormai, di fatto, una realtà superata, soggetta a una continua evoluzione.

 

È in nome di questa stessa Tradizione, e alla sola luce di essa, che formuliamo oggi questa professione di fede cattolica di fronte ai principali errori e ai pericoli più gravi del nostro tempo.

 

Siamo convinti che la Tradizione racchiuda tutti i rimedi ai mali più profondi di cui soffrono la Chiesa e il mondo, e per i quali si cercano invano soluzioni al di fuori di essa. La fede immutabile e integrale è il principio, il fondamento e la radice della salvezza delle anime. Questa fede, contenuta nella Tradizione e insegnata dal Magistero costante, costituisce il vero fondamento dell’unità della Chiesa e, di conseguenza, il mezzo necessario per stabilire l’unione e la comunione tra i membri del Corpo mistico di Cristo.

 

Al di sopra dei cambiamenti e delle vicissitudini del tempo si staglia la Tradizione immutabile, eco nella storia della Verità eterna.

 

Non possiamo che sperare e supplicare che questa Tradizione e la purezza della fede siano nuovamente poste a fondamento della vita della Chiesa, affinché da esse possa avere inizio un’autentica rigenerazione. È per questa intenzione che preghiamo con insistenza.

 

Siamo convinti che, nel contesto instabile ed estremamente pericoloso che oggi si presenta ai nostri occhi, il miglior contributo che si possa offrire alla Chiesa universale sia quello di una professione sincera e integrale della fede cattolica.

 

Speriamo che un giorno questo testo dottrinale possa servire da base per una discussione franca con la Santa Sede, in un clima pacifico, fraterno e caritatevole.

 

Il testo che vi presentiamo non è la sterile cantilena di un gruppo di nostalgici, ma la necessaria espressione, pacifica e risoluta, della nostra fede.

 

«Non enim possumus aliquid adversus veritatem sed pro veritate».
«Poiché non possiamo fare nulla contro la verità, ma solo per la verità».

 

E secondo il Salmista, ripreso da san Paolo:

«Et nos credimus propter quod et loquimur».
«Anche noi crediamo, per questo parliamo».

 

Ringraziandovi per l’attenzione che vorrete dedicare a questo testo, vi assicuriamo la nostra costante preghiera per voi e per la Chiesa universale.

 

Menzingen, 24 giugno 2026, Natività di San Giovanni Battista

 

Davide Pagliarani
Superiore Generale

+ Alfonso de Galarreta
Primo Assistente Generale

Christian Bouchacourt
Secondo Assistente Generale

+ Bernard Fellay
Primo Consigliere Generale
Ex Superiore Generale

Franz Schmidberger
Secondo Consigliere Generale
Ex Superiore Generale

 

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Professione di fede cattolica della Fraternità Sacerdotale San Pio X per illuminare le anime di fronte agli errori moderni

 

Nel nome della Santa e indivisa Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo.

 

Premessa

  1. Confesso e abbraccio l’intera verità della fede cattolica, così come è stata «ricevuta dagli Apostoli dalla bocca stessa di Nostro Signore Gesù Cristo, o trasmessa come di mano in mano dagli stessi Apostoli sotto la dettatura dello Spirito Santo0F», poi conservata fedelmente e giunta fino a noi in una successione ininterrotta nella Chiesa cattolica, attraverso la predicazione dei Papi e dei vescovi, gli scritti dei Padri della Chiesa e dei teologi, e le definizioni dei santi concili.
  2. Accetto fermamente tutte e ciascuna delle verità che la Chiesa infallibile ha proposto come divinamente rivelate e necessarie alla salvezza, sia attraverso le definizioni del suo Magistero solenne, sia attraverso l’unanimità del suo Magistero ordinario e universale. Accetto inoltre tutto ciò che appartiene alla dottrina cattolica in virtù di un nesso necessario con il deposito rivelato, e ritengo certe le verità che la Chiesa ha insegnato con costanza al fine di preservare tale deposito dagli errori.
  3. Respingo pertanto tutti gli errori contrari a questa fede, in particolare quelli del liberalismo, dell’indifferentismo, del modernismo, dell’ecumenismo e del laicismo, condannati dai Papi Pio IX, Leone XIII, san Pio X, Pio XI e Pio XII. Questi errori, infatti, oscurano la dottrina rivelata, snaturano la Tradizione, deturpano la santa liturgia, corrompono i costumi, indeboliscono lo spirito missionario e disgregano l’ordine sociale cristiano, recando grave danno alla salvezza delle anime.
  4. Confesso questa fede e respingo tutti gli errori che le sono contrari perché voglio rimanere fedelmente sottomesso alla Santa Chiesa cattolica, apostolica e romana, Maestra di verità, nonché al Papa, Vicario di Cristo, nell’attaccamento alla Roma eterna che ha ricevuto la missione di custodire santamente ed esporre fedelmente il deposito rivelato fino alla fine dei secoli.
  5. Aggiungo che, nell’attuale confusione, non è più sufficiente richiamare alcune verità isolate. Diventa indispensabile mettere in piena luce l’intero ordine della dottrina cattolica, nella sua coerenza soprannaturale e nella sua luminosa armonia, senza omettere alcun dogma, senza sminuire alcuna verità, senza sostituire alla fede ricevuta un linguaggio equivoco o troncato che, con il pretesto dell’ecumenismo o dell’adattamento al mondo, sfiguri questa dottrina con audacia sempre maggiore. 
  6. La carità stessa impone di professare questa dottrina con chiarezza, pazienza e forza, per la gloria di Dio, l’onore della Chiesa e la salvezza delle anime.

I. La Rivelazione divina, la fede e la Tradizione

  1. Credo che Dio, nella sua bontà, abbia chiamato l’uomo, mediante il dono della grazia, a ottenere la visione beatifica. Ritengo fermamente e professo che questa esaltazione dell’uomo superi le forze e le esigenze della natura umana, e che sia un dono gratuito di Dio, cioè un dono soprannaturale. 
  2. Credo che Dio non abbia lasciato l’uomo alle sole sue forze naturali, ma che gli abbia rivelato i misteri della sua vita divina e il destino soprannaturale al quale lo chiama. Così, dopo aver parlato un tempo per mezzo dei Profeti nell’Antica Alleanza, ha parlato definitivamente per mezzo del suo Figlio unigenito, Nostro Signore Gesù Cristo, nella Nuova Alleanza, con la quale la Rivelazione divina ha ricevuto il suo perfetto compimento.
  3. Questa Rivelazione è la parola veritiera di Dio, affidata alla Chiesa come deposito e proposta agli uomini come regola di fede sotto forma di un corpus dottrinale, nel quale i misteri sono formulati in modo da renderli comprensibili ed esprimibili con le parole. La Rivelazione non è l’espressione progressiva di una coscienza religiosa, né il frutto di un’esperienza collettiva della comunità credente; è la verità stessa di Dio che si comunica soprannaturalmente all’intelligenza degli uomini per la loro salvezza.
  4. Credo che il deposito della fede sia stato completato con la morte dell’ultimo Apostolo. Dopo gli Apostoli, la Chiesa non riceve una nuova Rivelazione: custodisce, spiega, difende e trasmette il deposito ricevuto.
  5. Riconosco le prove esterne della Rivelazione, in particolare i miracoli e le profezie, come segni certissimi attraverso i quali l’origine divina della religione cristiana viene dimostrata in modo adeguato all’intelletto umano, in ogni tempo e in ogni luogo. Riconosco inoltre la Chiesa stessa, attraverso la sua unità, la sua santità, la sua cattolicità, la sua fecondità e la sua invincibile stabilità, come motivo permanente di credibilità e testimonianza inconfutabile della sua missione divina.
  6. Professo che la fede è la sottomissione soprannaturale dell’intelletto, sotto l’impulso della grazia, alla verità rivelata esternamente da Dio. Essa non si fonda né sull’evidenza delle cose visibili, né sul giudizio privato, né sull’esperienza di ciò che è vissuto, ma sull’autorità stessa di Dio che parla e che, essendo la Verità prima, non può né sbagliarsi né ingannarci. La fede non è quindi né un sentimento religioso cieco, né un’emozione dell’anima, né una convinzione intima prodotta dalla coscienza personale o collettiva. È la virtù soprannaturale che eleva l’intelligenza umana e le permette di conoscere Dio così com’è, grazie alla testimonianza che Dio dà di sé stesso, in attesa della visione.
  7. Respingo pertanto l’errore del modernismo, così come ancora oggi imperversa, che riduce la fede a un’esperienza interiore, a un’aspirazione sensibile o a una progressiva presa di coscienza della comunità credente. Una tale concezione distrugge il concetto stesso di dogma e rende impossibile l’obbligo di credere, sostituendo la verità divina alla sincerità soggettiva e consegnando la dottrina alle fluttuazioni della storia.
  8. Professo inoltre che il deposito della dottrina rivelata da Dio è racchiuso nelle sue due fonti, che sono la Sacra Scrittura e la Tradizione. Professo che la Tradizione comprende più di una verità rivelata da Dio che non si trova nella Scrittura, e che di conseguenza la Scrittura deve essere letta e compresa in dipendenza dalla Tradizione.
  9. Professo che la Sacra Scrittura, i cui libri sono stati scritti integralmente, in tutte le loro parti, sotto l’ispirazione dello Spirito Santo, è veramente la parola di Dio, esente da ogni errore e affidata all’autentica interpretazione del Magistero della Chiesa, secondo la norma della Tradizione e secondo l’analogia della fede.
  10. Respingo quindi l’esegesi razionalista, che tratta i libri sacri come documenti aventi per unico autore l’uomo, che esclude a priori la possibilità del soprannaturale, separa artificialmente il Cristo storico dalla fede della Chiesa, dissolve i miracoli nel simbolo, o sottopone la Scrittura alle ipotesi mutevoli e alle manipolazioni dei metodi critici naturalisti. La vera scienza biblica deve mettersi al servizio della comprensione della fede; non le spetta diventare la regola, l’interprete o il giudice della Parola di Dio.
  11. Professo infine che la Tradizione non è una memoria morta, ma la trasmissione viva della dottrina ricevuta dagli Apostoli. Essa rimane viva per distinzione dalla Rivelazione che è conclusa. Lo è sia nell’attività del Magistero della Chiesa docente, sia nella professione di fede della Chiesa che discente, il cui «sentire cum Ecclesia» è il risultato prodotto dall’insegnamento del Magistero. La Tradizione può definirsi «vivente», non nel senso che cambi di significato, ma nel senso che il Magistero vivente propone attraverso i secoli, in modo sempre più chiaro ed esplicito, la stessa verità secondo lo stesso significato. Ciò che è stato creduto da tutti, ovunque e sempre, come appartenente alla fede, non può essere negato né messo in dubbio da nessuna moda teologica, nessuna pressione pastorale, nessuna necessità diplomatica, nessuna presunta esigenza del mondo moderno.

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II. Dio, principio e fine di tutte le cose, Santissima Trinità

  1. Professo l’esistenza di un Dio unico, personale, vivente e vero, principio primo e fine ultima di tutte le cose, che all’inizio creò dal nulla il cielo e la terra, le cose visibili e invisibili. Infinitamente perfetto, eterno e onnipotente, immutabile, incomprensibile nella sua essenza e sovranamente libero nelle sue opere, egli è distinto dal mondo che ha creato liberamente, che mantiene nell’esistenza e che governa con la sua Provvidenza.
  2. Professo che Dio può essere conosciuto con certezza mediante la luce naturale della ragione a partire dalle sue creature, così come la causa è conosciuta dai suoi effetti. La fede cattolica riconosce infatti che l’intelligenza umana è capace di cogliere veramente la realtà delle cose, di conoscerne spesso le cause e di giungere a vere certezze.
  3. Per questo motivo respingo l’agnosticismo moderno, lo scetticismo filosofico, il soggettivismo idealista e tutte le dottrine che limitano la portata della conoscenza umana ai fenomeni sensibili o alle costruzioni della coscienza, negando in tal modo la possibilità stessa di un Magistero ecclesiastico e di una vera teologia.
  4. Confesso che nell’unica natura divina sussistono tre Persone realmente distinte: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, Trinità consustanziale e indivisibile. Il Padre è senza principio; il Figlio è generato da tutta l’eternità dal Padre; lo Spirito Santo procede eternamente dal Padre e dal Figlio come da un unico principio. Ma queste tre Persone sono un’unica e stessa sostanza divina: sono un unico Eterno e non tre Eterni; un unico Dio saggio, buono, onnipotente, e non tre dei ugualmente saggi, buoni e onnipotenti; sono una cosa sola nella volontà e nella provvidenza divina, e godono di un’unica e stessa gloria.
  5. Respingo le professioni di fede trinitaria ridotte che, con il pretesto dell’unità religiosa o della prudenza ecumenica, tacciono volontariamente ciò che Dio ha rivelato su se stesso. Non basta dire, come fanno gli ebrei e i musulmani, che Dio è uno; non basta riconoscere, come fanno gli ariani, che il Figlio è della stessa natura del Padre; non basta nemmeno confessare, come fanno i greci scismatici, che lo Spirito Santo procede dal Padre, tacendo il Filioque. Questo falso irenismo persegue un’illusoria concordia: omettendo di professare alcune verità rivelate, sostituisce la confusione alla chiarezza e minaccia l’integrità della fede.

III. La creazione dell’uomo e l’ordine soprannaturale della grazia

  1. Credo che Dio abbia creato l’uomo a sua immagine, dotato di un’anima spirituale e immortale, capace di conoscere la verità, di amare il bene conosciuto dalla ragione naturale e di rivolgersi liberamente al suo Creatore. L’uomo non è quindi il prodotto necessario di un’evoluzione cieca, né il semplice risultato di forze materiali; egli proviene da Dio come da causa creatrice, dipende da Dio che lo mantiene nell’essere ed è ordinato a Dio come a fine suo.
  2. Professo che Dio non ha destinato l’uomo alla sola sua perfezione naturale, ma lo ha chiamato gratuitamente a un fine soprannaturale che supera assolutamente le forze e i diritti della natura creata: la visione beatifica, mediante la quale l’anima vedrà Dio faccia a faccia e parteciperà alla vita intima della Santissima Trinità. Il fatto che l’uomo sia chiamato a diventare figlio di Dio, partecipante alla natura divina ed erede del Cielo, non è il necessario compimento della sua natura, ma un puro effetto della liberalità divina.
  3. Respingo quindi ogni dottrina che dissolva la distinzione tra natura e grazia, che faccia della vita soprannaturale un’esigenza della natura umana, o che presenti la grazia come un semplice sviluppo interiore delle capacità naturali dell’uomo. Una tale confusione compromette sia la gratuità del soprannaturale sia la realtà della natura. Finisce per ridurre la fede a un’antropologia religiosa e la Redenzione a una rivelazione dell’uomo a se stesso.
  4. Professo inoltre che la grazia non distrugge né sostituisce la natura: la guarisce, la eleva e la perfeziona, conservandola al contempo. L’ordine soprannaturale non mette in discussione né la ragione, né la legge naturale, né le creature; le guarisce e le subordina a un fine più alto. Ecco perché l’opposizione moderna tra la libertà umana e la grazia, tra la dignità della persona e la dipendenza da Dio, tra la cultura e la fede, è radicalmente falsa.
  5. Respingo il falso umanesimo religioso che celebra l’uomo in se stesso, come se l’Incarnazione avesse rivelato innanzitutto e unicamente l’immagine di Dio nella creazione dell’uomo, piuttosto che la miseria del peccato e la misericordia di Dio che si abbassa verso il peccatore. L’uomo è veramente grande solo quando accoglie umilmente la grazia che lo guarisce e lo eleva, fa penitenza per i propri peccati, si sottomette alla verità e vive come figlio di Dio. Allontanandosi da Dio, non si esalta: si perde.
  6. Professo che la dignità umana, con la quale Dio ha posto la sua creatura al vertice del mondo materiale, non può mai essere invocata contro la legge di Dio, contro la necessità della conversione o contro la sottomissione alla verità rivelata. Questa dignità è ferita dal peccato: deve essere restaurata ed elevata alla dignità dei figli adottivi di Dio, per mezzo della grazia.

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IV. Il peccato originale e la condizione dell’uomo

  1. Credo che i nostri progenitori siano stati posti da Dio in uno stato di giustizia e santità originarie e dotati dei doni dell’integrità, dell’impassibilità e dell’immortalità. Per una grazia particolare di Dio, essi possedevano non solo l’integrità della propria natura, ma anche i doni soprannaturali che li ordinavano alla vita stessa di Dio. Adamo, capo e principio dell’umanità, ricevette inoltre il dono della scienza.
  2. Professo che, con la sua disobbedienza, Adamo ha realmente commesso il peccato originale, che si trasmette a tutti gli uomini di generazione in generazione. Questo peccato è per tutti un peccato di natura, che li condanna alla morte, alla sofferenza, all’ignoranza e alla concupiscenza. Essendo stati privati della grazia santificante e dei doni preternaturali, che non possono più trasmettere alla loro discendenza, Adamo ed Eva furono cacciati dal paradiso terrestre.
  3. In Adamo, tuttavia, la natura dell’uomo non è stata distrutta, ma solo ferita: la sua intelligenza, sebbene offuscata, rimane capace di conoscere la verità; il suo libero arbitrio, sebbene indebolito, rimane capace di volere e di amare il bene naturale. Per questo motivo respingo tutte le dottrine che, in un pessimismo disperato, giudicano l’uomo irrimediabilmente corrotto e incapace di ogni bene.
  4. Tuttavia, respingo ugualmente tutte le dottrine che, in un ottimismo insensato, minimizzano il peccato originale, esaltano ingenuamente la bontà innata dell’uomo o pretendono di fondare la pace universale sul solo progresso morale, tecnico, politico o culturale dell’umanità. Le tragedie della storia, i disordini delle società e le tenebre del cuore umano si spiegano fondamentalmente, prima di tutto e soprattutto, con la profonda ferita del peccato.
  5. Professo che l’uomo ha bisogno di essere salvato da una redenzione che lo liberi sia dal peccato originale sia dall’insieme dei suoi peccati personali. Questa redenzione – o questo riscatto – richiede il dono della grazia di Dio in Cristo: senza di essa, l’uomo non può salvarsi da solo con le sue opere naturali, la sua cultura, la sua scienza o la sua sincerità religiosa. Senza la grazia santificante di Cristo, egli rimane incapace di raggiungere il suo fine soprannaturale.
  6. Respingo quindi il naturalismo moderno, sia esso teorico (in filosofia o in teologia) o pratico (in morale, in politica o nella pastorale). Ogni dottrina che parli di fratellanza, di pace, di dignità o di progresso, senza riconoscere il peccato, la Croce né la necessità della grazia, costruisce su un fondamento illusorio e finisce per ingannare le anime che pretende di servire.
  7. Professiamo al contempo che la gravità del peccato non deve mai condurre alla disperazione, poiché Dio, nella sua misericordia, non ha abbandonato l’uomo dopo la sua caduta, ma fin dalle origini gli ha promesso un Salvatore nato dalla Donna, di cui ha preparato progressivamente l’avvento attraverso la storia della salvezza.
  8. In tutto ciò, professo che i fatti riportati dal libro della Genesi riguardanti i fondamenti della religione cattolica vanno intesi in senso letterale e storico: ad esempio, la creazione di tutte le cose operata da Dio all’inizio dei tempi; la creazione specifica dell’uomo; la formazione della prima donna dal primo uomo; l’unità del genere umano; la felicità originaria dei progenitori nello stato di giustizia, integrità e immortalità; il comandamento dato da Dio all’uomo per mettere alla prova la sua obbedienza; la trasgressione del precetto divino, su istigazione del diavolo sotto le sembianze del serpente; la caduta dei progenitori da quello stato primitivo di innocenza; nonché la promessa del Redentore a venire.

V. Gesù Cristo, Verbo incarnato, unico Mediatore e Redentore

  1. Credo e professo che Nostro Signore Gesù Cristo è il Verbo eterno di Dio, vero Dio e vero uomo, consustanziale al Padre secondo la divinità e della stessa natura nostra secondo l’umanità, simile a noi tranne che nel peccato. Egli è l’unico Mediatore tra Dio e gli uomini, l’unico Salvatore del genere umano, l’unico Re delle anime e delle società, promesso da Dio nella sua misericordia ai nostri progenitori e annunciato dai profeti.
  2. Professo che, quando giunse la pienezza dei tempi, il Figlio di Dio si incarnò, non per confermare l’uomo nella sua dignità umana o per rivelargli l’immagine di Dio in lui stesso, ma per salvarlo dal peccato e restituirgli l’accesso alla vita eterna. Nato dalla Vergine Maria, senza cessare di essere Dio, ha assunto una vera natura umana, ha vissuto tra noi, ha insegnato la verità, ha adempiuto le profezie, ha manifestato la sua divinità con i suoi miracoli, e poi si è offerto liberamente sulla Croce come sacrificio espiatorio per i peccati del mondo.
  3. Professo che la Redenzione è una vera soddisfazione offerta alla giustizia divina, in riparazione del peccato originale e dei peccati personali. Cristo, Sacerdote e Vittima nella sua santa umanità, ci ha redenti con il suo Sangue. Portando i nostri peccati e subendo la pena che ci spettava, ha offerto al Padre un atto perfetto di obbedienza, atto d’amore e di riparazione, al quale la dignità della sua Persona divina conferiva un valore meritorio infinito.
  4. Respingo quindi ogni dottrina che riduca la Redenzione a una semplice manifestazione dell’amore di Dio, a una solidarietà di Cristo con le sofferenze umane, a una rivelazione della dignità dell’uomo, o a una liberazione puramente morale, politica o sociale. La Croce non è solo un segno: è l’altare del sacrificio redentore. Cristo non si è limitato ad annunciare la salvezza: l’ha meritata con il suo sacrificio. La sua passione volontaria e la sua morte sulla Croce costituiscono l’unico sacrificio redentore mediante il quale l’umanità è riconciliata con Dio.
  5. Professo che il terzo giorno è risorto glorioso dai morti, e che questa risurrezione è propriamente un fatto storico. Essa è il segno più lampante della sua vittoria definitiva sul peccato, sulla morte e sull’inferno. Costituisce il fondamento della speranza cristiana e la garanzia della nostra stessa risurrezione. Rappresenta anche il principale motivo di credibilità della divinità di Gesù Cristo.
  6. Credo che quaranta giorni dopo sia asceso al cielo, che ora sieda alla destra del Padre suo, che governi invisibilmente la sua Chiesa per mezzo del suo Vicario e che interceda costantemente per noi, in attesa di tornare nella gloria alla fine dei tempi, per giudicare i vivi e i morti.
  7. Professo inoltre che, sebbene Cristo sia morto per tutti, non tutti sono salvati solo per questo. I meriti della Passione devono essere applicati alle anime, cosa che avviene di norma quando queste ricevono con le disposizioni richieste i sacramenti che comunicano loro la grazia santificante. Chi rifiuta i sacramenti, li riceve indegnamente o persevera volontariamente nel peccato, si chiude alla salvezza che Cristo gli ha acquisito.
  8. Respingo quindi il falso ottimismo di una redenzione universale già realizzata in ogni uomo, indipendentemente dalla sua conversione e dalla sua perseveranza. Una tale dottrina distrugge l’urgenza della predicazione, indebolisce lo zelo missionario, rende inutile la penitenza e contraddice le stesse parole del Salvatore: «Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato; chi non crederà sarà condannato».
  9. Professo infine che Gesù Cristo non è solo il Redentore dei singoli, ma il centro di tutta la storia e il Re di tutto il Creato. Tutto è stato creato da Lui e per Lui; tutto deve essere restaurato in Lui. Nessuna cultura, nessuna società, nessuna legge, nessuna saggezza umana trova la sua vera perfezione, completa e compiuta, al di fuori del Suo regno. 

VI. La Santissima Vergine Maria nell’economia della salvezza

  1. Credo che la Santissima Vergine Maria occupi nella storia della salvezza un posto unico voluto da Dio fin dall’eternità, e che la sua condizione non sia quindi quella comune alle altre creature. Colui che aveva deciso di donare il proprio Figlio agli uomini aveva anche deciso di donargli una Madre.
  2. Professo che la Beata Vergine Maria, per un privilegio singolare, fu immacolata fin dal primo istante del suo concepimento, affinché fosse la degna Madre di Gesù Cristo: preservata dal peccato originale in previsione dei meriti di Cristo e così redenta in modo più sublime, colma di grazia fin dal primo istante della sua esistenza, Maria si è sempre mostrata perfettamente fedele alla volontà di Dio.
  3. Credo che sia rimasta sempre vergine, prima, durante e dopo il parto; la sua verginità perpetua manifesta l’origine divina di suo Figlio e la sua totale consacrazione all’opera di Dio.
  4. Professo che, vera Madre di Dio e Madre degli uomini, è stata associata in modo unico e incomparabile all’opera redentrice del suo divino Figlio: nuova Eva accanto al nuovo Adamo, il suo «Fiat» ha aperto la via all’Incarnazione; la sua fedeltà silenziosa ha accompagnato tutta la vita del Salvatore; la sua compassione dolorosa ai piedi della Croce l’ha unita con un unico cuore al sacrificio redentore.
  5. Professo che, così unita al suo divin Figlio, ella ha meritato per convenienza nella sua Compassione ciò che Cristo ha meritato per stretta giustizia nella sua Passione; non come causa principale della Redenzione, ma come associata subordinata, dipendente e del tutto relativa al Figlio, in un unico e medesimo atto di riscatto delle nostre anime. È in questo senso che la pietà cattolica, fondandosi sull’insegnamento tradizionale dei papi e dei teologi, la chiama giustamente, in virtù di questa Compassione, «Corredentrice» e, di conseguenza, «Mediatrice universale».
  6. Respingo quindi con indignazione la tendenza moderna a sminuire i privilegi della Santissima Vergine con il pretesto della prudenza ecumenica, del dialogo con le false religioni, o per il timore infondato di oscurare l’unica mediazione redentrice di Gesù Cristo. Indebolire la dottrina mariana non significa onorare meglio Cristo: significa ignorare l’ordine voluto da Dio, che ha voluto venire a noi attraverso Maria e condurci a Lui per mezzo di lei.
  7. Credo che, al termine della sua vita terrena, sia stata assunta in corpo e anima alla gloria celeste, dove regna presso il trono di Dio, al fianco della santa umanità del suo divin Figlio, sugli angeli e sugli uomini, esercitando il suo ruolo materno di Dispensatrice di tutte le grazie.
  8. Professo infine che il culto autentico e speciale reso alla sua Madre non sminuisce in alcun modo il culto dovuto a Dio; al contrario, lo accresce, perché riconosce le meraviglie della grazia divina nella creatura più perfetta e conduce le anime più sicuramente a Gesù Cristo. La vera restaurazione cattolica non può essere separata dall’onore reso a colei che schiaccia la testa del serpente.

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VII. La Chiesa cattolica, Corpo mistico di Cristo e unica arca di salvezza

  1. Credo fermamente che, per perpetuare e prolungare l’opera della Redenzione fino alla fine dei secoli, Nostro Signore Gesù Cristo abbia fondato un’unica Chiesa, visibile, gerarchica, indefettibile e necessaria alla salvezza. Questa Chiesa, acquisita dal Sangue di Cristo, affidata a Pietro e ai suoi successori, i Pontefici romani, non è altro che la Chiesa cattolica romana.
  2. Professo che la Chiesa è una, santa, cattolica e apostolica. È una per la sua fede, il suo culto, il suo governo e il suo fine. È santa per il suo Fondatore, per la sua dottrina, per i suoi sacramenti e per i santi che non cessa di generare. È cattolica perché, inviata a tutti i popoli e stabilita in tutto l’universo, è ovunque in grado di procurare la salvezza agli uomini di ogni condizione. È apostolica perché rimane fondata sugli Apostoli, conserva la loro dottrina e porta avanti la loro missione, governata dai loro successori.
  3. Professo che la Chiesa è al tempo stesso società visibile e Corpo mistico di Cristo. Cristo ne è il Capo; i fedeli ne sono le membra; la vita soprannaturale acquisita sulla Croce si comunica in essa attraverso i sacramenti ricevuti nella fede e si realizza nella carità. 
  4. Professo che la Chiesa è la Sposa immacolata di Cristo. Cristo l’ha amata fino a donarsi per lei, per santificarla e presentarla senza macchia né ruga. Sebbene i suoi membri possano peccare, essa stessa, nella sua dottrina, nei suoi sacramenti, nella sua costituzione divina e nel suo fine, rimane la fedele e pura custode del deposito rivelato e la dispensatrice dei misteri di Dio. Le colpe degli uomini di Chiesa non possono essere imputate alla Chiesa in quanto tale; esse derivano dal fatto che questi uomini non hanno vissuto secondo le sue sante leggi. Pertanto respingo le accuse ingiuste e blasfeme mosse contro la Chiesa in nome dei peccati dei suoi figli, così come i pentimenti che sembrano far ricadere sulla Sposa di Cristo le colpe di coloro che l’hanno tradita.
  5. Professo che la Chiesa è Madre delle anime. Essa le genera alla vita divina attraverso il battesimo, le nutre con l’Eucaristia, le risolleva con la penitenza, le rafforza con la cresima, santifica le famiglie con il matrimonio, consacra i sacerdoti con l’ordine sacro e assiste i morenti con l’estrema unzione. La sua maternità è soprannaturale e salvifica: dona agli uomini il pane della sana dottrina, la grazia e i mezzi per la vita eterna. 
  6. Professo che Dio ha voluto fare della Chiesa il mezzo necessario per la salvezza; così come non c’è sotto il cielo alcun altro nome dato agli uomini se non quello di Gesù Cristo, per mezzo del quale dovevamo essere salvati, allo stesso modo non c’è alcuna salvezza soprannaturale al di fuori della Chiesa cattolica. Infatti ogni salvezza proviene da Gesù Cristo; e ogni grazia salvifica o è concessa nell’unica Chiesa da Lui fondata e per mezzo di essa, oppure chi la riceve è ordinato a quella stessa Chiesa.
  7. Questa verità significa che nessuno può essere salvato senza Cristo e la sua Chiesa, attraverso una falsa religione in quanto tale, né può essere certo della propria salvezza al di fuori della struttura visibile della Chiesa. Se alcuni uomini sono salvati senza appartenere alla comunità visibile che è la Chiesa, Corpo mistico di Cristo, lo sono per una disposizione soprannaturale verso l’unica Chiesa della salvezza, e nonostante gli errori delle false religioni in cui si trovano, dai quali si liberano non rifiutando la grazia che viene loro offerta e rispondendo ad essa.
  8. Respingo quindi il falso ecumenismo, basato sull’idea che lo Spirito Santo non rifiuterebbe di servirsi delle comunità separate come mezzi di salvezza, come se la Chiesa di Cristo vi fosse presente e operante, o come se tali comunità possedessero in sé stesse un valore salvifico, la cui virtù deriverebbe dalla pienezza di grazia e di verità affidata alla Chiesa cattolica. Se qualche uomo accede alla verità rivelata o riceve una grazia di santificazione al di fuori dei limiti visibili della Chiesa cattolica, tale verità e tale grazia appartengono di diritto a quella stessa Chiesa, richiamano inequivocabilmente all’unità cattolica, e lo Spirito Santo non le dona servendosi delle comunità separate in quanto tali come mezzi di salvezza, allontanare le anime dalle quali non sarà mai troppo. 
  9. Respingo altresì l’idea secondo cui le religioni non cristiane rifletterebbero un raggio della verità che illumina ogni uomo, o sarebbero vie legittime attraverso le quali Dio condurrebbe positivamente gli uomini alla salvezza. Alcuni frammenti di verità naturale, o vestigia deformate di verità antiche, possono certamente trovarsi tra gli adepti di queste false religioni; ma queste, prese in quanto tali e nella misura in cui mescolano l’errore al loro culto, sono opera del demonio e non possono essere gradite a Dio. Lo Spirito Santo non si avvale di esse come vie di salvezza, e in esse non si trova alcuna virtù propria dell’unica Chiesa di Cristo, unica luce che illumina ogni uomo nelle tenebre.
  10. Respingo inoltre l’idea di un «cristianesimo anonimo», secondo cui ogni uomo che conduca una vita naturalmente onesta, sia esso «credente», ateo o agnostico, sarebbe orientato verso Cristo e quindi salvato da Lui, in quanto «cristiano» senza saperlo.
  11. Professo infine che l’Antica Alleanza è stata adempiuta, superata e resa caduca dalla Nuova Alleanza, che è il compimento della promessa fatta ad Abramo, in Cristo e nella sua Chiesa. Le figure dell’Antica Legge hanno trovato il loro compimento e la loro cessazione nel sacrificio del vero Agnello, Mediatore della Nuova Alleanza e Sacerdote per l’eternità secondo l’ordine di Melchisedek. Per volontà eterna di Dio, la vera discendenza di Abramo è Cristo, insieme a coloro che gli appartengono nel suo Corpo mistico che è la Chiesa.
  12. Condanno quindi la nuova ecclesiologia, che distrugge lo slancio missionario relativizzando l’unicità della Chiesa, unica arca di salvezza. 
  13. Respingo altresì l’inculturazione intesa come adozione acritica delle categorie religiose, morali o simboliche delle culture pagane e delle loro pratiche. Il Vangelo può assumere ciò che è naturalmente buono, vero e nobile nei popoli; non può mai consacrare l’idolatria, la superstizione, l’errore o i costumi contrari alla legge naturale. La missione della Chiesa non è un dialogo indefinito, una cooperazione umanitaria o un riconoscimento reciproco delle tradizioni religiose: è il mandato ricevuto da Cristo di insegnare a tutte le nazioni, di battezzarle e di insegnare loro a osservare tutto ciò che Egli ha comandato.

VIII. Lo Spirito Santo, santificatore delle anime e anima della Chiesa

  1. Professo che lo Spirito Santo, terza Persona della Santissima Trinità, vero Dio insieme al Padre e al Figlio, ha parlato per mezzo dei profeti, ha ispirato le Scritture, ha santificato i giusti, ha formato l’umanità del Verbo incarnato nel seno verginale di Maria ed è stato inviato visibilmente a Pentecoste per manifestare la Chiesa e vivificarla fino alla fine dei secoli.
  2. Credo che, inviato dal Padre e dal Figlio, Egli dimori nella Chiesa fino alla fine dei secoli, secondo la promessa di Nostro Signore. Egli è l’anima increata della Chiesa, non come una forma sostanziale che abolisca la distinzione tra Cristo e i suoi membri, ma come principio invisibile e causa efficiente della sua vita soprannaturale, della sua unità di professione di fede e di culto, della santità del suo governo e del suo Magistero, e della sua fecondità nelle sue opere.
  3. Professo che tutta la vita della Chiesa dipende dalla sua azione. È Lui che assiste il Magistero ecclesiastico, specialmente quello del Papa, affinché conservi, proclami e spieghi senza errore il deposito rivelato: non per inventare nuove dottrine, ma per penetrare più profondamente, nello stesso senso e nello stesso significato, la verità già rivelata da Dio agli Apostoli. 
  4. Credo che sia Lui a comunicare alle anime, nei sacramenti, la grazia acquisita dal Salvatore, a dimorare in esse per mezzo di questa grazia e a renderle conformi a Cristo; è Lui che illumina le menti con la sua saggezza, sostiene le volontà con la sua forza, diffonde la sua carità nei cuori; è Lui che suscita le buone opere, ispira la carità fraterna e conduce le anime verso la loro perfezione. 
  5. È Lui che ha sostenuto i martiri, illuminato i dottori, suscitato i missionari, alimentato la vita contemplativa, fecondato gli ordini religiosi e fatto fiorire la santità in tutti gli stati di vita. Le grandi opere della civiltà cristiana, frutti della cultura cattolica, testimoniano a loro volta questa presenza discreta ma feconda dello Spirito di Dio nella Chiesa nel corso dei secoli.
  6. Condanno quindi ogni pretesa di invocare lo Spirito Santo per giustificare adattamenti dottrinali in rottura con la Tradizione, capovolgimenti morali o procedure sinodali con cui si mette in discussione ciò che la Chiesa ha ricevuto da Dio. Lo Spirito di verità non può ispirare oggi il contrario di ciò che ha ispirato ieri. Egli non invita la Chiesa ad ascoltare il mondo per accoglierne le aspirazioni; al contrario, la spinge a insegnare al mondo, a convertirlo e a santificarlo. La sua opera non consiste né nel suscitare ispirazioni anarchiche, né nell’incoraggiare la creatività dottrinale, né nel far poggiare la vita spirituale sulla ricerca di fenomeni carismatici straordinari; consiste nel guidare le anime illuminandone la fede e nel difenderle dai loro nemici spirituali, per portare a compimento in esse l’opera della loro salvezza e condurle nella luce dell’eternità.

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IX. Il Pontefice romano, l’episcopato e la costituzione gerarchica della Chiesa

  1. Riconosco nel Pontefice romano il successore di san Pietro, il Vicario di Gesù Cristo, il Pastore supremo e universale, capo visibile di tutta la Chiesa, che possiede, per istituzione divina, un potere di vera e propria giurisdizione suprema, plenaria, immediata e universale, su tutti i pastori e su tutti i fedeli battezzati nella Chiesa. 
  2. Credo che tale autorità non gli derivi da una delega della comunità, ma direttamente da Cristo stesso, il quale ha istituito tale carica per la salvaguardia della dottrina della fede, la santificazione delle anime e il governo della Chiesa.
  3. Riconosco che, in virtù di questo potere proprio e vero, pastori e fedeli gli devono rispetto e obbedienza filiale in tutto ciò che rientra nel legittimo esercizio del suo ufficio. Così, essendo salvaguardate l’unità di comunione con il Pontefice romano e l’unità di professione della stessa fede, la Chiesa di Cristo costituisce un unico gregge sotto un unico pastore supremo.
  4. Riconosco inoltre che i vescovi sono i successori degli Apostoli, il che li rende veri pastori di diritto divino, dotati nella Chiesa, per volontà di Cristo, di una giurisdizione particolare e subordinata, che ricevono immediatamente dal Pontefice romano. Uniti a quest’ultimo nella sottomissione alla sua autorità suprema, essi esercitano legittimamente la propria autorità nelle rispettive diocesi, come stabiliti dallo Spirito Santo nell’ordine gerarchico voluto da Cristo.
  5. Riconosco inoltre che il corpo dei vescovi, unito al proprio capo, il Pontefice romano, e mai senza di esso, può essere il soggetto straordinario e non permanente di un potere plenario e supremo sulla Chiesa universale, ma che ciò avviene solo nell’ambito di un concilio ecumenico, su iniziativa e per ordine del solo Sommo Pontefice, e nei limiti della sua volontà esclusiva.
  6. Respingo pertanto le concezioni collegialiste che farebbero del collegio dei vescovi una persona giuridica permanente nella Chiesa, o un secondo soggetto del potere supremo, distinto dal successore di Pietro. La costituzione monarchica della Chiesa è di istituzione divina e intangibile, e così sarà fino alla fine dei secoli, poiché nessuno può ridefinire la funzione che Cristo stesso ha conferito a Pietro nella sua Chiesa.
  7. Respingo parimenti le concezioni sinodali che tendono a trasformare la Chiesa gerarchica in una struttura consultiva, parlamentare o democratica, soggetta alle opinioni mutevoli del popolo cristiano o alle pressioni del mondo. La coscienza collettiva dei fedeli, le indagini pastorali, le sensibilità culturali e le aspettative del mondo non sono fonti della Rivelazione. L’ascolto legittimo delle anime non può mai diventare un continuo adattamento della vita della Chiesa, della sua dottrina e della sua costituzione divina allo spirito del mondo, con il pretesto di interpretare il «sensus fidei» del popolo di Dio.

X. Il Magistero, custode del deposito rivelato

  1. Credo che il Pontefice romano goda dell’infallibilità quando parla ex cathedra, cioè quando, nell’adempimento del suo incarico di pastore e dottore di tutti i cristiani, definisce, in virtù della sua suprema autorità apostolica, che una dottrina riguardante la fede o i costumi debba essere professata dalla Chiesa universale.
  2. Professo inoltre che il potere del Magistero nella Chiesa è essenzialmente ordinato alla custodia del deposito rivelato e, per mezzo di esso, alla salvezza delle anime. Lo Spirito Santo non è stato promesso ai successori di Pietro affinché manifestassero una nuova dottrina, ma affinché custodissero santamente ed esponessero fedelmente il deposito trasmesso dagli Apostoli.
  3. Per questo motivo il Magistero attuale non può contraddire sostanzialmente il Magistero precedente. Il Magistero vivente non è la predicazione attuale contrapposta a quella passata; è la predicazione continua e ininterrotta dello stesso significato della stessa verità di fede attraverso i secoli. Il Papa e i vescovi non sono i padroni della Rivelazione; ne sono i custodi e ad essa sono sottomessi come il discepolo lo è al maestro. Essi non possono né cambiare la fede, né modificare la costituzione divina della Chiesa, né dichiarare buono ciò che è contrario alla legge di Dio.
  4. Respingo quindi ogni concezione evolutiva del dogma secondo cui le verità rivelate cambierebbero di significato nel corso della storia. All’interno della Chiesa può esserci un progresso omogeneo nella comprensione, che percepisce meglio, in modo più distinto ed esplicito, il senso della verità rivelata; ma mai una mutazione del senso di tale verità. Ciò che è già stato insegnato dal Magistero vivente della Chiesa che docente, e creduto nella professione di fede della Chiesa discente, non può diventare falso; ciò che è stato condannato come contrario alla fede non può diventare legittimo; ciò che appartiene alla costituzione divina della Chiesa non può essere rimodellato secondo le categorie del mondo moderno o il contesto storico-culturale.
  5. Respingo quindi la nozione di un nuovo Magistero, che pretendesse di autorizzarsi in nome del tempo presente per imporre dottrine contrarie o estranee alla Tradizione costante. Respingo altresì l’opposizione artificiale tra il Magistero di ieri e quello di oggi, come se l’unico Magistero vivente della Sposa di Cristo fosse quello del tempo presente e potesse, con il pretesto di adattarlo meglio, rinnegare ciò che la Chiesa ha sempre insegnato, creduto e condannato fin dai tempi degli Apostoli.
  6. Ritengo che, fatta salva la legittima libertà di ricerca e di opinione dei teologi in merito alle questioni dottrinali aperte o controverse, il Magistero della Chiesa abbia il legittimo dovere di esercitare un controllo e, se del caso, una censura sulle pubblicazioni, per evitare che queste mettano in pericolo la fede dei fedeli. Respingo quindi l’accusa mossa contro la Santa Chiesa di aver mancato di carità, anatematizzando le eresie e scomunicando gli eretici.
  7. Respingo inoltre il dialogo perpetuo instaurato nello spirito dell’ultimo Concilio, per mezzo del quale la gerarchia rinuncia a esercitare un vero Magistero e pretende ora di trarre ispirazione dal «senso della fede» del popolo dei credenti, ora di discutere da pari a pari con gli adepti delle false religioni, o addirittura con i non credenti. 
  8. Rifiuto infine la concezione soggettivista del pluralismo teologico, che deriva da tale rinuncia alla funzione magisteriale. Ritengo che la Chiesa non sia un’assemblea in perenne ricerca, ma che sia la custode di una verità rivelata da Dio e trasmessa dagli Apostoli, e che il suo autentico Magistero, che assicura nel corso dei secoli la trasmissione ininterrotta del deposito rivelato, sia la norma immediata e universale della verità in materia di fede e di costumi.

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XI. L’ordine morale e la legge di Dio

  1. Professo che esiste un ordine morale realmente fondato sulla saggezza eterna di Dio. Gli atti umani sono buoni o cattivi a seconda della loro conformità o opposizione alla legge divina, santa e indefettibile. Le opinioni individuali, il consenso sociale, le intenzioni soggettive, le circostanze storiche non possono modificare il valore intangibile di questi principi della morale cristiana. 
  2. Dall’immensa bontà con cui Dio ha elevato l’uomo all’ordine soprannaturale, ne consegue che l’uomo ha un unico fine ultimo, soprannaturale, al quale rimane ordinato secondo il disegno di Dio, anche dopo il peccato. Questo fine soprannaturale assume, eleva e perfeziona il fine dell’ordine naturale dell’uomo. 
  3. La legge naturale, inscritta da Dio nella natura dell’uomo, rimane conoscibile dalla retta ragione e vincola tutti gli uomini. La legge positiva rivelata, di ordine soprannaturale, la conferma, la eleva e la precisa superandola. Non vi è quindi alcuna opposizione tra la legge del Vangelo e la legge naturale; anzi, la stessa grazia dona all’uomo la forza di essere soprannaturalmente fedele alle rispettive esigenze e di godere così di quella libertà dei figli di Dio grazie alla quale, liberato dal potere del peccato, può tendere al suo fine ultimo. 
  4. Respingo quindi la morale situazionista, secondo la quale le circostanze concrete potrebbero rendere buone azioni intrinsecamente cattive. In particolare, affermo che nessuna circostanza potrà mai legittimare il ricorso alla contraccezione, all’aborto e all’eutanasia. Respingo ogni dottrina che pretenda che una condotta oggettivamente contraria ai comandamenti di Dio possa costituire, per alcuni, la risposta generosa attualmente richiesta da Dio. Dio non comanda mai il peccato né ciò che è impossibile; non benedice mai il disordine morale e non giustifica mai ciò che contraddice la sua stessa legge; ma a chi fa del proprio meglio, non rifiuta mai la sua grazia per osservare i suoi comandamenti.
  5. Professo che le unioni adultere, le unioni contro natura e tutte le situazioni pubbliche contrarie alla legge divina non possono essere presentate come beni imperfetti, doni di Dio, tappe positive o realtà suscettibili di essere benedette in quanto tali. Una tale presentazione ingannevole altera gravemente i principi della morale cristiana e lede la sacra istituzione del matrimonio e il bene delle famiglie.
  6. Respingo quindi, in quanto contraria alla fede e alla costante disciplina della Chiesa, la pretesa di ammettere ai sacramenti, e in modo particolare alla ricezione della Santissima Eucaristia, coloro che persistono pubblicamente in tali stati senza rinunciare al proprio disordine. La vera misericordia chiama il peccatore alla conversione; non avalla il peccato con il pretesto dell’accompagnamento pastorale o del discernimento delle situazioni particolari.
  7. Respingo parimenti la moderna dissociazione tra dottrina e pastorale. Una pastorale che contraddice la dottrina non è pastorale; essa svia le anime. La carità non consiste nel tacere la verità per evitare la sofferenza, ma nel dire la verità con benevolenza per condurre alla salvezza. La medicina della Chiesa può guarire solo nominando il male, invitando alla penitenza e offrendo i rimedi della grazia.
  8. Professo infine che Dio non è solo l’autore e il fine dell’ordine morale, ma anche il suo custode, il suo giudice e il sovrano remuneratore del bene e del male. L’oblio del giudizio divino genera una falsa misericordia, sentimentale e impotente, che non salva nessuno perché non converte nessuno.

XII. La regalità sociale di Cristo e la civiltà cristiana

  1. Professo che la Santissima Trinità può e deve essere riconosciuta e adorata non solo da ogni singolo uomo, ma anche dalle famiglie, dalle istituzioni e dalle società civili. Nessuna autorità um91Fana è indipendente da Dio, poiché ogni autorità proviene da Lui e deve essere esercitata secondo la legge eterna. 
  2. Professo che le società civili, come le persone, hanno il dovere di riconoscere e onorare l’unico e vero Dio, che è Gesù Cristo, Verbo incarnato, seconda Persona della Santissima Trinità, e di rendergli il culto che gli è dovuto, nella vera religione rivelata e istituita da Lui. 
  3. Professo che le autorità che governano queste società devono provvedere al bene comune conformandosi alla duplice legge divina, naturale e rivelata. L’uso della libertà non consiste nel dare libero sfogo a tutti i capricci della concupiscenza, ma nello scegliere il modo migliore di usare i beni di questo mondo in vista della salvezza eterna.
  4. Respingo quindi il laicismo moderno, che pretende di costituire la società come se Dio non esistesse. Il rifiuto pubblico di riconoscere Dio come Signore sovrano non è neutralità, ma un’ingiustizia sociale nei confronti del Creatore e una causa profonda di disordine tra i popoli. Infatti, una società che nega a Dio l’onore che gli è dovuto distrugge progressivamente i fondamenti della propria giustizia: recide la legge umana dalla sua fonte eterna e consegna i popoli ai capricci mutevoli dell’uomo decaduto. 
  5. Professo che Nostro Signore Gesù Cristo, poiché è il Verbo incarnato e poiché ha redento gli uomini con il suo Sangue, è Re non solo degli individui, ma anche delle famiglie, delle istituzioni, dei popoli e delle nazioni. A Lui è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra: il suo regno non si limita al foro interno delle coscienze o alla sfera privata; deve estendersi al foro esterno, alle leggi, ai costumi, all’educazione, alla cultura e alla vita pubblica. Il suo Regno è eterno e universale: regno di verità e di vita, regno di santità e di grazia, regno di giustizia, di amore e di pace.
  6. Professo che la società civile, sebbene perfetta nel proprio ordine, non possiede tutti i mezzi necessari per condurre l’uomo alla sua vera perfezione, la quale rimane inaccessibile alla natura umana decaduta senza l’aiuto della grazia che guarisce ed eleva. 
  7. Per questo professo che coloro che governano la società devono sottomettersi all’influenza salutare della Chiesa, che illumina le menti con il suo Magistero, guarisce e fortifica le volontà con la grazia dei sacramenti, e orienta l’uomo verso il suo vero destino soprannaturale, di cui essa è custode. Il bene della società esige di conseguenza che i capi di Stato riconoscano il loro diritto e il loro dovere di favorire e proteggere la Santa Chiesa, nonché di opporsi, mediante le leggi del loro governo, a tutto ciò che ostacolasse la sua necessaria influenza, che è quella dell’unica vera religione. 
  8. Respingo quindi il liberalismo politico e religioso: non solo quello che rivendica per l’errore gli stessi diritti che per la verità, e per i falsi culti lo stesso riconoscimento ufficiale e pubblico che per il vero; ma anche quello che, in nome della dignità umana e di una falsa libertà religiosa, attribuisce a ciascuno il diritto di agire pubblicamente secondo la propria coscienza senza esserne impedito dall’autorità civile, anche quando tale coscienza è errata e si oppone al bene comune o alla vera religione. 
  9. Ammetto che l’errore possa essere in certi casi tollerato per evitare mali maggiori, o per preservare il bene superiore della pace civile, ma professo che esso non possiede in sé un diritto morale ad essere difeso o incoraggiato allo stesso titolo della verità, né tantomeno a non essere mai ostacolato in nome di una falsa libertà di coscienza. 
  10. Affermo inoltre che, se l’uomo possiede una dignità ontologica che lo eleva al di sopra degli esseri materiali, la dignità umana da rispettare non è indifferente al vero e al falso professati dalle persone, né al bene e al male che esse compiono: chi professa il falso o compie il male viene privato della propria dignità morale. Per questo motivo, quando l’autorità legittima, per difendere il bene comune da gravi disordini, punisce i crimini secondo le esigenze della giustizia, con pene proporzionate, non lede in alcun modo la dignità umana.
  11. Respingo anche quella forma moderna di personalismo che vorrebbe assegnare alla Chiesa la missione di salvaguardare la dignità della persona umana e di instaurare una fratellanza universale sul fondamento di questa dignità che si pretende essere comune al genere umano – senza stabilire alcuna distinzione tra, da un lato, la vera dignità del cristiano che rinuncia al peccato per vivere secondo la morale evangelica nella Chiesa cattolica, e, d’altra parte, la falsa dignità di coloro che, smarriti nell’errore e nel vizio, rifiutano la via della salvezza. 
  12. Condanno la falsificazione che ne deriva e che tende a fare della Chiesa, se non la serva, almeno la collaboratrice del mondo nella realizzazione del suo proprio ideale: quello di una pace puramente terrena e temporale, fondata su un perfezionamento naturalistico dell’umanità, senza alcuna prospettiva soprannaturale. Tale ideale favorisce l’indipendenza dell’uomo rispetto a Dio, alla sua legge, alla verità e al bene; implica il disprezzo della regalità sociale di Cristo e della cristianità; e conduce infine all’ateismo e alla sostituzione di Dio con l’uomo.
  13. Respingo altresì il pregiudizio moderno che presenta la civiltà cristiana come oppressiva, oscurantista o nemica della dignità umana. Lungi dal distruggere ciò che c’è di buono nelle diverse culture, l’ordine cristiano lo assume e lo purifica. È così che, a partire dalla dottrina rivelata e grazie all’influenza della teologia cattolica, specialmente quella di san Tommaso d’Aquino, Dottore comune della Chiesa, si è costituita, sotto la vigilanza del Magistero, una vera e propria cultura cristiana di portata universale, che integra gli elementi migliori delle culture greca e latina. Autentico frutto del Vangelo, essa ha contribuito a educare i popoli e a farli crescere nella fede e nelle virtù cristiane. Anche se non è mai stata perfetta, poiché gli uomini rimangono sempre peccatori, questa civiltà è stata comunque, nella storia, la più alta realizzazione dell’ordine sociale cristiano. 
  14. Al contrario, il rifiuto moderno della regalità sociale di Cristo ha prodotto un regresso della civiltà, attraverso la secolarizzazione delle istituzioni, la dissoluzione del matrimonio, la distruzione dell’autorità, l’educazione senza Dio, la tirannia delle passioni e la progressiva scomparsa dello spirito di sacrificio nelle nazioni un tempo cattoliche. Contro questa apostasia pubblica, professiamo che occorre restaurare tutto in Cristo, il quale, attraverso il suo Corpo mistico, è l’unico santo e santificatore delle anime e dei popoli.

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XIII. I sacramenti della Nuova Legge

  1. Credo che esistano sette sacramenti propriamente detti della Nuova Legge, istituiti da Nostro Signore Gesù Cristo per conferire efficacemente la grazia che essi significano: il battesimo, la cresima, l’Eucaristia, la penitenza, l’estrema unzione, l’ordine e il matrimonio.
  2. Professo che i sacramenti devono essere celebrati validamente, con la materia, la forma e l’intenzione prescritte, osservando i riti liturgici che esprimono chiaramente la fede cattolica; e che devono essere ricevuti con le disposizioni richieste.
  3. Credo che il battesimo sia la porta della Chiesa e che sia necessario alla salvezza. Di norma, nessuno può essere salvato senza averlo ricevuto; mediante questo sacramento, l’uomo è purificato dal peccato originale, incorporato a Cristo, segnato con il carattere cristiano e reso membro della Chiesa. Per questo motivo disapprovo la pratica che consiste nel rinviare senza un motivo grave il battesimo dei bambini che non hanno l’uso della ragione. Tuttavia, chi, dopo l’età della ragione e senza colpa da parte sua, è impedito di accedere a questo sacramento, può salvarsi in modo straordinario mediante il battesimo di desiderio, cioè mediante un atto soprannaturale di fede e di carità perfetta che lo orienti verso la Chiesa.
  4. Professo che la cresima fortifica il battezzato con il dono dello Spirito Santo, affinché confessi coraggiosamente la fede, resista ai nemici della salvezza e viva come testimone di Cristo. In un’epoca di confusione, questa forza soprannaturale è particolarmente necessaria, poiché nessuno può conservare la fede senza lottare.
  5. Professo che la penitenza rimette i peccati commessi dopo il battesimo, mediante gli atti del penitente quali la contrizione, la confessione e la soddisfazione. Respingo fermamente ogni approccio pastorale che indebolisca il senso del peccato, minimizzi la necessità della confessione sacramentale o riduca la soddisfazione a un semplice atto di riparazione verso se stessi o gli altri, senza alcun riferimento all’offesa commessa nei confronti di Dio.
  6. Professo che l’estrema unzione conforta e rafforza i malati, rimette i peccati se del caso, contribuisce potentemente a cancellare la pena dovuta al peccato e prepara l’anima cristiana a comparire davanti a Dio. 
  7. Affermo che il matrimonio è l’unione stabile e indissolubile tra un uomo e una donna, elevata da Cristo alla dignità di sacramento tra i battezzati. Lo scopo di questa unione, stabilito da Dio, artefice della natura, è duplice: da un lato la generazione e l’educazione dei figli, che costituiscono il fine primario e principale del matrimonio; dall’altro il sostegno reciproco dei coniugi e il rimedio alla concupiscenza, che ne sono i fini secondari, veri ed essenziali, ma naturalmente subordinati al primo.
  8. Respingo quindi ogni dottrina che consideri le unioni contrarie al matrimonio come partecipazioni reali, seppur imperfette, di quest’ultimo; o che, volendo definire il matrimonio in funzione del solo amore dei coniugi, distrugga la gerarchia dei fini del matrimonio, con il rischio di legittimare il divorzio, il rifiuto di avere figli e, di conseguenza, la contraccezione, pur essendo contraria al diritto naturale.
  9. Confesso che il sacramento dell’Ordine imprime in chi lo riceve il carattere sacerdotale che lo configura a Cristo Sacerdote, e che nessuna donna può riceverlo, a nessun grado. In tal modo, il sacerdote riceve il potere di offrire il sacrificio salvifico per i vivi e per i morti, di rimettere i peccati e di santificare i fedeli. Respingo quindi ogni confusione tra il sacerdozio, nel senso vero e proprio dei ministri di Cristo, e il sacerdozio comune, detto in senso improprio dei fedeli: i fedeli offrono spiritualmente con il sacerdote e per mezzo del sacerdote; ma solo il sacerdote debitamente ordinato compie e offre sacramentalmente il sacrificio nella persona di Cristo.

XIV. Il santo sacrificio della Messa, la santa Eucaristia e la liturgia cattolica

  1. Professo che la Messa è veramente, nel senso proprio del termine, un sacrificio. Non è solo un memoriale dell’Ultima Cena o della Passione; celebrata da un sacerdote debitamente ordinato, rappresenta sacramentalmente l’unico sacrificio del Calvario e lo rinnova in modo incruento, senza tuttavia moltiplicarlo. La Vittima è la stessa, il Sacerdote principale è lo stesso, differisce solo il modo di offrirla.
  2. Nella Messa, e per mezzo dell’azione del suo ministro, Nostro Signore Gesù Cristo offre se stesso al Padre come sacrificio di adorazione, di ringraziamento, di espiazione e di impetrazione. Unendosi a questa azione di Cristo, che è identica a quella del sacerdote celebrante, la Chiesa rende a Dio il culto perfetto che gli è dovuto e applica alle anime dei vivi e dei defunti i meriti del sacrificio della Croce.
  3. Credo che, mediante le parole della consacrazione pronunciate validamente da un sacerdote, il pane e il vino siano trasformati in tutta la loro sostanza nel Corpo e nel Sangue di Cristo, sebbene i loro accidenti sensibili rimangano. Questa meravigliosa trasformazione è giustamente chiamata transustanziazione.
  4. Credo che la Santissima Eucaristia occupi il centro della vita della Chiesa e che contenga veramente, realmente e sostanzialmente il Corpo, il Sangue, l’Anima e la Divinità di Nostro Signore Gesù Cristo. Adoro il Santissimo Sacramento dell’altare e respingo ogni dottrina o pratica che indebolisca la fede nella presenza reale, sminuisca il rispetto dovuto all’Eucaristia, banalizzi la comunione o alteri il carattere sacro del santuario.
  5. Poiché è l’espressione privilegiata della fede, la liturgia è anche la scuola permanente in cui si forma l’anima cristiana. Con il suo orientamento, il suo silenzio, i suoi gesti, il suo canone, la sua lingua sacra, il suo spirito di adorazione e la sua struttura teocentrica, la liturgia nutre la fede ed esercita una profonda influenza sulle anime. Attraverso di essa, i popoli imparano a pensare secondo Dio, a giudicare secondo l’eternità, ad amare ciò che è santo, a disprezzare ciò che è transitorio e a ordinare tutta la loro vita al sacrificio di Cristo. Essa plasma anche i costumi, ispira le arti, le istituzioni, le feste e le usanze del popolo cristiano. Ecco perché, quando il culto divino diventa prosaico, vuoto, ambiguo, profano o antropocentrico, indebolisce la comprensione stessa della fede. 
  6. Professo che la Messa romana tradizionale, celebrata secondo il rito in uso prima della riforma del Novus Ordo Missae, esprime con incomparabile chiarezza la dottrina cattolica del sacrificio, del sacerdozio e della presenza reale. Ma constato con dolore che le riforme liturgiche contemporanee si sono allontanate notevolmente dalla liturgia tradizionale, sia nel complesso che nei dettagli: così facendo, hanno oscurato il carattere sacrificale e propiziatorio della Messa, favorito una concezione democratica del culto, avvicinato l’espressione liturgica cattolica alle concezioni protestanti e contribuito in tal modo in modo preponderante alla perdita del senso del sacro, alla corruzione dello spirito cristiano, alla diminuzione delle vocazioni e all’indebolimento generale della fede.
  7. Respingo quindi qualsiasi riforma o uso liturgico che, per omissione, ambiguità dottrinale o orientamento pratico, favorisca l’eresia, indebolisca la fede, si allontani dalla dottrina cattolica della Messa formulata nel Concilio di Trento, o distolga i fedeli dall’adorazione dovuta a Dio. Il culto pubblico della Chiesa deve esprimere la fede cattolica in modo inequivocabile.
  8. Sono certo, infine, che la restaurazione cattolica dei popoli passi necessariamente attraverso la restaurazione del culto divino, mediante la liturgia tradizionale di sempre. Laddove la Messa viene celebrata come il vero sacrificio di Cristo, rinascono la fede, la pietà, la vita di grazia, le famiglie cristiane, le vocazioni e il desiderio dei beni eterni.

XV. La vita cristiana, la santità e la perfezione della carità

  1. Credo che la vocazione suprema dell’uomo sia la santità. Creato da Dio, redento da Cristo e santificato dall’azione dello Spirito Santo, l’uomo è chiamato a partecipare alla vita stessa di Dio attraverso una crescente conformità alla sua volontà, per giungere all’unione perfetta e definitiva con Lui nella gloria.
  2. Credo che la grazia santificante renda l’uomo figlio adottivo del Padre, membro di Gesù Cristo, tempio dello Spirito Santo ed erede della vita eterna. Essa rende l’anima gradita a Dio, le comunica una partecipazione creata alla natura divina, la rende capace di atti soprannaturali e la orienta alla visione beatifica. Le virtù teologali della fede, della speranza e della carità uniscono l’anima direttamente a Dio; le virtù morali infuse orientano la sua condotta secondo la legge divina; i doni dello Spirito Santo la rendono capace di accogliere docilmente le sue ispirazioni, conferendo alle virtù la loro perfezione ultima.
  3. Credo che la vita cristiana comporti, in misura molto importante e non trascurabile, una lotta spirituale. Fin dalla caduta originale, l’uomo rimane esposto alle tentazioni del mondo, della carne e del demonio. La grazia non elimina questa lotta: essa dona la forza necessaria per condurla vittoriosamente.
  4. Credo che il cammino verso la santità passi attraverso l’imitazione di Gesù Cristo, l’obbedienza ai suoi comandamenti, la preghiera, i sacramenti, la penitenza, la rinuncia a se stessi, la fedeltà al proprio dovere di stato e l’amore per la Croce. Il discepolo non è al di sopra del Maestro: se vuole entrare nella gloria, deve seguire le orme di Cristo crocifisso.
  5. Respingo quindi il falso cristianesimo senza Croce, che promette una pace terrena senza conversione, una misericordia senza penitenza, una fratellanza senza dipendenza dalla paternità di Dio e una santità senza eroismo. La Chiesa non ha mai canonizzato la mediocrità, l’adattamento al mondo o la semplice buona volontà naturale; ha proposto all’imitazione dei suoi fedeli santi la cui fede era integra, la carità eroica e la vita conforme a quella di Cristo.
  6. Respingo quindi ogni riduzione della vita cristiana a una vaga filantropia, a una sensibilità sociale o a un impegno terreno. La carità cristiana non si misura innanzitutto in base all’emozione condivisa o all’utilità visibile, ma all’amore soprannaturale di Dio sopra ogni cosa e del prossimo per Dio. La stessa misericordia corporale perde il suo vero significato e il suo autentico valore quando non è più ordinata alla misericordia spirituale e alla salvezza eterna.
  7. Professo che la santità è il frutto più bello della Chiesa. I martiri, i confessori, le vergini, i monaci, i missionari, i dottori, i pastori e tutte le sante anime fedeli testimoniano la potenza della verità, la fecondità della grazia e la vittoria di Cristo sul peccato.

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XVI. I novissimi e la speranza cristiana

  1. Credo che la vita presente sia un tempo di preparazione all’eternità e quindi di prova. L’uomo non ha qui sulla terra la sua dimora definitiva: è creato per un destino soprannaturale che supera infinitamente i beni transitori di questo mondo. Credo nella vita dopo la morte, alla quale si accede attraverso la separazione dell’anima dal corpo.
  2. Credo che, al termine della sua vita terrena, ciascuno comparirà dapprima davanti al tribunale di Cristo per il giudizio particolare e riceverà, secondo i propri pensieri, parole, azioni e omissioni, la sentenza del proprio destino eterno; credo anche che, alla fine dei tempi, Nostro Signore Gesù Cristo tornerà nella sua gloria per presiedere al giudizio universale.
  3. Sostengo con amore e timore che, nelle opere di Dio, risplendano al tempo stesso la misericordia e la giustizia. Il peccato dell’uomo ha offeso la gloria del Creatore, l’uomo è diventato debitore di Dio e la giustizia divina esige riparazione; ma, nella sua più grande misericordia, Dio ci ha dato un Redentore che, in quanto Capo dell’umanità, ha offerto egli stesso, per i peccati del mondo intero, una soddisfazione che richiede la nostra collaborazione.
  4. Confido nell’infinita misericordia di Dio: non c’è peccato che Egli non possa perdonare né miseria che Egli non voglia alleviare; ma ripudio fermamente quella misericordia senza giustizia predicata dal nuovo umanesimo, quella di un dio che non punisce il peccato, non condanna nessuno e non esige alcuna conversione, giustificando piuttosto il peccato che il peccatore.
  5. Professo che le anime che muoiono in stato di peccato mortale sono condannate al terribile abisso dell’inferno, pena eterna della privazione di Dio e pena eterna del fuoco. Respingo ogni dottrina che neghi l’eternità dell’inferno, sminuisca la realtà delle pene eterne o lasci intendere che tutti gli uomini saranno alla fine salvati, mentre l’inferno rimarrà vuoto.
  6. Credo che le anime che muoiono in stato di grazia, ma sono ancora soggette a pene temporali, vengano purificate nel Purgatorio. Professo quindi la necessità di pregare per i defunti, di applicare loro i suffragi della Chiesa, e respingo le menzogne che promettono a tutti l’ingresso immediato nella casa del Padre, spegnendo così la pia consuetudine della Chiesa di pregare costantemente per i morti.
  7. Respingo in particolare il falso linguaggio pastorale che, per timore di turbare le coscienze, tace sul giudizio, sull’inferno e sulla necessità della penitenza. Non è carità nascondere agli uomini il pericolo eterno in cui li mette il peccato. La predicazione dei novissimi appartiene alla misericordia della Chiesa, perché risveglia le anime e le orienta verso la salvezza.
  8. Affermo infine che le anime che muoiono nell’amicizia di Dio, perfettamente purificate, entrano immediatamente nella vita eterna e godono della visione beatifica. Contemplano Dio faccia a faccia, così com’è, e trovano in Lui il loro riposo eterno. La vita cristiana è orientata a questa beatitudine; ogni pastorale che riduce la felicità umana al benessere terreno, alla pace sociale o alla realizzazione puramente psicologica, tradisce il fine soprannaturale del Vangelo.
  9. La speranza cristiana non è quindi né ottimismo terreno, né incertezza mista a timore. È attesa fiduciosa del Regno eterno, fondata sulle promesse di Dio e alimentata dalla grazia. Essa permette al cristiano di lavorare quaggiù senza dimenticare che la sua patria è in Cielo, e di combattere gli errori del tempo senza perdere la pace dell’anima.

 

XVII. La crisi moderna e il dovere di professare la fede

  1. Credo che la Chiesa, assistita dalla Provvidenza divina, rimanga indefettibile fino alla fine dei secoli. La promessa di Cristo non può venir meno: le porte dell’inferno non prevarranno mai contro di essa.
  2. Credo tuttavia che la storia della Chiesa conosca periodi di prova, in cui la professione della vera fede risulta gravemente compromessa, in cui gli errori si diffondono, in cui la disciplina si indebolisce e in cui numerose anime vengono trascinate verso lo smarrimento.
  3. Riconosco in particolare che gli errori moderni rappresentano una minaccia temibile per l’intero ordine cattolico, e che la loro penetrazione nella vita della Chiesa, grazie al Concilio Vaticano II e alle riforme postconciliari, ha provocato una crisi di eccezionale gravità: l’agnosticismo attacca la conoscenza di Dio; il naturalismo attacca la necessità della grazia; il soggettivismo attacca il fondamento soprannaturale della fede; il relativismo attacca l’immutabilità del dogma; la morale situazionista attacca la legge divina; il liberalismo attacca la regalità sociale di Cristo; il falso ecumenismo attacca l’unicità della Chiesa; la collegialità e la sinodalità attaccano la costituzione divina della Chiesa nella sua gerarchia; l’antropocentrismo liturgico attacca il santo sacrificio della Messa.
  4. L’attuale crisi non può quindi essere ridotta a un semplice conflitto di sensibilità, di preferenze liturgiche o di scelte pastorali. Essa tocca i fondamenti stessi della fede e della morale, del sacerdozio e del culto, della Chiesa e della regalità di Cristo. 
  5. Questi errori non rimangono astratti, ma hanno prodotto frutti visibili: indebolimento della predicazione dottrinale, svanimento dello spirito missionario, banalizzazione del peccato, crisi della famiglia, rovina della liturgia, perdita del senso di Dio, rarefazione delle vocazioni, apostasia silenziosa delle nazioni cristiane e profonda confusione dei fedeli.
  6. Ecco perché oggi non basta più affermare le verità cattoliche in termini generali, senza denunciare parallelamente gli errori che tentano di corromperle. La carità verso le anime esige la chiarezza della verità totale, senza alcuna ambiguità.
  7. Questa crisi può essere superata solo attraverso il ripristino di tutte le cose in Gesù Cristo, mediante il ritorno alla fede, alla vita di grazia, al culto divino e alla ricerca della santità.
  8. In queste dolorose circostanze, senza giudicare nessuno né usurpare l’autorità della Chiesa, non posso fare a meno di professare la fede la cui professione viene sminuita, di richiamare la Tradizione che viene bandita, di difendere la morale, di custodire la liturgia, di proclamare i diritti di Cristo.

 

Conclusione

  1. Fedele alla Roma eterna che custodisce il deposito trasmesso dagli Apostoli, voglio conservare integralmente questa eredità, senza diminuzioni, senza alterazioni e senza timore, non come un’opinione particolare nella Chiesa di oggi, ma come la fede ricevuta dalla Chiesa una, santa, cattolica, apostolica e romana.
  2. Perché questa fede non mi appartiene: l’ho ricevuta per rimanerle fedele, per viverla, trasmetterla e, se Dio lo chiede, soffrire per essa, nell’attesa fiduciosa del trionfo della verità e della grazia, per la salvezza delle anime e la gloria della Santissima Trinità.
  3. Chiedo a Dio che mi mantenga saldo in questa confessione fino all’ultimo istante della mia vita. Affido questa professione di fede all’intercessione della Santissima Vergine Maria, dei santi Apostoli, dei martiri, dei confessori e di tutti i santi che ci hanno preceduto nella fedeltà a Cristo.
  4. E nella speranza della risurrezione e della vita del mondo a venire, affido la mia anima, la Chiesa e tutte le cose nelle mani di Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo, a cui appartengono l’onore, la gloria e la potenza nei secoli dei secoli.

Così sia.

Dato a Menzingen, il 24 giugno 2026, Natività di San Giovanni Battista

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News

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Immagine da FSSPX.News

Pensiero

Vera rivolta contro il mondo moderno. Mons. Williamson commenta il manifesto di Unabomber

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Renovatio 21 pubblica una trascrizione della lezione che monsignor Richard Williamson (1940-1925), in quella che sembra un’aula di quello che fu il seminario della FSSPX a Winona, in Minnesota, dedicata all’analisi del Manifesto di Unabomber, al secolo Theodor Kaczynsky (1942-2023), matematico, pensatore e terrorista che disseminò di bombe postali gli Stati Uniti per lustri.  Come raccontato da Renovatio 21, non è irrilevante notare che il giovanissimo Kaczynsky, arrivato all’ateneo di Harvard a 16 anni grazie alle sue doti matematiche straordinarie, fu oggetto di un crudele esperimento psicologico (forse legato al famigerato programma di studio del controllo mentale MK Ultra messo in piedi dalla CIA duranta la guerra fredda) volto a distruggerne la persona. Ad ogni modo, la lezione di monsignor Williamson sull’argomento assume particolarmente valore  perché mostra il contatto tra due visioni totalmente critiche del mondo moderno, quella antitecnologica dell’Unabomberro e quella tradizionista di monsignor Williamson, della FSSX e di tutto il cattolicesimo tradizionalista. Sentire la mezzoretta monsignor Williamson commentare la disamina delle questioni della società presente di Kaczynsky vale di più, a nostro avviso, delle centinaia di pagine di Rivolta contro il mondo moderno di Julius Evola, con le sue fumisterie esoteriche intellettualoidi. Notevole, in questo discorso di Sua Eccellenza registrato trenta anni fa, l’attacco sferrato all’Unione Europea, allora non ancora a pieno regime con l’euro, e a quanti, pur dicendosi sovranisti, non sono in grado di fermarla rinunziando alla sua interdipendenza economica. Ulteriormente impressionante la piena condanna del vescovo Williamson contro la scuola moderna, della psicoterapia e soprattutto l’uso degli psicofarmaci, usati per piegare i bambini e gli adulti ad una società sbagliata.     Il manifesto di Unabomber, che è di circa cento pagine in edizione economica, quindi è piuttosto corposo, e lui dice che è già troppo breve. Quindi lui ritiene di avere un grande argomento, e io credo che ce l’abbia. Non penso che sia infallibile, e non penso che sia un santo, ma penso che sia interessante, e penso che abbia ragione su qualcosa.   Leggiamo il breve, brevissimo sommario. «La società moderna  sta distruggendo la dignità umana e la libertà attraverso la sua tecnologia industriale. Le macchine  stanno disumanizzando».   «Un sintomo di questa distruzione è il moderno uomo di sinistra, o sinistrorso – un tipo d’uomo ricorrente in numerosi movimenti di protesta oggi, spesso lui stesso non appartenente a nessun gruppo di minoranza». In altre parole, non è nero, non è nemmeno una donna, non è lesbica, non è ebreo o altro – è un WASP [White Anglo Saxon Protestant, ossia i bianchi di origine britannica e protestante, ndt] – ma nondimeno, «nel nome di una varietà di questi gruppi, attacca la civiltà occidentale con un’ostilità che tradisce la sua mancanza di reale compassione per le presunte vittime». Il tuo sinistrorso finge di simpatizzare con ebrei e neri o omosessuali o quel che sia, e non è vero. Queste cose sono tutte uno strumento per colpire la civiltà occidentale.   Perché vuole colpire la civiltà occidentale? Unabomber non lo sa, ma io e te lo sappiamo: perché la civiltà occidentale ha tradito Dio molto tempo fa.   Quello che Unabomber, nel primo paragrafo, sta di fatto osservando, senza capirlo è che il mondo si sta rivoltando contro la gente. In altre parole, i cuccioli di foca, lo strato di ozono usato – in realtà sono ancora i neri e gli ebrei a essere usati, o gli handicappati, o tutti questi gruppi minoritari usati come leva per distruggere quello che resta ancora di una civiltà cristiana. Perché il sinistrorso dice «questo strato non va bene», e ha ragione in buona parte, perché questo strato è molto lontano dalla Chiesa cattolica, e lui rappresenta diversi tradimenti già avvenuti.   Quindi il sinistrorso attacca – be’, in nome di cosa attacca? Non può attaccare in nome del re, perché sarebbe tirannia. Non può attaccare in nome dell’aristocrazia, perché sarebbe elitismo. Non può attaccare in nome della classe media, perché sarebbe capitalismo. Quindi deve attaccare in nome degli alberi, dei cuccioli di foca, e dei neri e degli ebrei. Quindi è arrivato fin qui – questo è ciò che il sinistrorso sta di fatto facendo.   Unabomber non può vederlo, perché non appartiene a un gruppo di minoranza, ma iltuo sinistrorso, dice Kaczynski, attraversa questa falsa associazione con i gruppi minoritari come mezzo per colpire la civiltà occidentale, e lo fa con un’ostilità che tradisce il fatto che non è realmente interessato o solidale con neri, ebrei e omosessuali. In realtà vuole distruggere quello che resta della civiltà occidentale.   «Né la sua rivolta può essere così autentica contro la società quando desidera integrarli in essa» – questa è un’altra affermazione che richiede di essere discussa intelligentemente. Vedete? Perché lui vuole i neri – dice che i neri sono disprezzo, sono una trappola — vuole i neri di nuovo nella società. Ehi, pensavo avessi detto che la società non andava bene – ma allora perché vuoi tirarci dentro i neri? Vedete, sta cogliendo la contraddizione che c’è in questi sinistrorsi. Dice che il sinistrismo è una barzelletta, e ha ragione, e dice che è un sintomo.   Il sinistrismo è dunque un – la malattia del sinistrismo è un sintomo della malattia della società moderna, e lui darà la colpa della malattia della società moderna alla tecnologia industriale.  

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Punto due. «Il sistema tecnologico-industriale – TI, in breve – rende talmente facile per gli uomini soddisfare i loro bisogni di base di cibo, vestiario e riparo, che il bisogno altrettanto naturale dell’uomo di raggiungere qualche obiettivo attraverso uno sforzo serio da parte sua rimane ampiamente frustrato».   Ha di nuovo ragione. Ai vecchi tempi non c’erano ragazzi che vagavano per le strade e si frustravano, che facevano sparatorie dall’auto e frequentavano cinema squallidi – be’, non succedeva ai vecchi tempi, perché i ragazzi dovevano lavorare la terra, perché se non lavoravano la terra, la madre sarebbe morta di fame a febbraio o marzo.   La dura disciplina del lavoro agricolo faceva sì che i ragazzi non si mettessero nei guai, e nemmeno le ragazze si mettessero nei guai. Le ragazze non avevano la lavatrice, quindi dovevano restare a casa a mandare avanti la fattoria, lavare i vestiti degli uomini mentre gli uomini lavoravano tutto il giorno nei campi. Quindi c’era un’interazione e una necessità e una dura fatica di vita che impediva loro di perdere le misure.   C’è una cosa molto divertente detta a proposito degli immigrati ebrei – che sbarcavano a Brooklyn, e poi, si trasferivano nell’entroterra, nelle zone più eleganti del New Jersey, dove dice: «Sai, quando siamo sbarcati dal Vecchio Mondo a Brooklyn, eravamo troppo miserabili per pensare al suicidio. Ma ora che siamo ricchi, oziosi e agiati nel New Jersey, e abbiamo bellissime case, pensiamo tutti al suicidio. Finché eravamo miserabili eravamo abbastanza felici; ora che siamo completamente felici, siamo tutti miserabili». Ecco, è questo – è questo che sta dicendo Unabomber.   Sta dicendo che un uomo non ha bisogno solo di cibo e vestiti e così via – ha anche bisogno di fare qualcosa con uno scopo nella sua vita, di sentire di aver dato un contributo, di sentire che quello che fa conta. E quel senso che quello che fa conta tende a essere distrutto dalle enormi mietitrebbie che, con una bocca larga come questa stanza, attraversano un campo in poche ore e sfamano l’intero villaggio per tutto l’inverno.   C’è un compromesso per queste macchine magnifiche, ed è tutto molto bello avere una magnifica mietitrebbia che sfamerà l’intero villaggio per tutto l’inverno in poche ore, ma il compromesso è che i ragazzi diventeranno dei fannulloni assistiti. Se non avessi enormi mietitrebbie, non potresti avere fannulloni assistiti, perché i fannulloni assistiti sarebbero tutti fuori a raccogliere cotone, perché dovrebbero guadagnarsi da vivere e mettere il cibo in tavola.   Quindi il compromesso di queste enormi macchine è un tempo libero che molta gente non sa come usare, e in realtà la distruzione del senso del proprio valore per molte persone, perché «non devo lavorare, mi occupo di bollini e assistenza sociale, è tutto…»   «La famiglia o qualsiasi altra lealtà su piccola scala naturale all’uomo…», e intende allora l’uomo locale, di villaggio. Unabomber si rende conto che l’uomo vive naturalmente in piccole comunità. Vive in una famiglia, poi la famiglia vive in un isolato, e l’isolato fa parte di un villaggio o di una strada. E Unabomber dice che gli uomini ne hanno bisogno, ma dice che «qualsiasi lealtà su piccola scala di questo tipo viene necessariamente distrutta dall’impegno su larga scala richiesto dal funzionamento della tecnologia industriale».   È molto acuto. Fermiamoci un momento a pensarci. Ecco una fabbrica che produce in serie, credo sia questo il suo esempio, che produce in serie, diciamo, scarpe, e poiché ne produco così tante, le produco a prezzi molto bassi. Ma se produco, a Cleveland, Ohio, un’enorme quantità di scarpe, devo farle arrivare in tutte le parti del Paese. In altre parole, ci deve essere una distribuzione perché le scarpe siano prodotte così a buon mercato. I camionisti, gli autotrasportatori, devono portarle fuori; gli autotrasportatori non devono scioperare. Gli autotrasportatori devono essere sincronizzati con la fabbrica, e poi i rivenditori devono essere sincronizzati con gli autotrasportatori, sincronizzati con la fabbrica. La produzione su larga scala richiede il buon funzionamento di una macchina enorme.   Quindi, dice, è questo che intende per «l’impegno su larga scala richiesto dalla tecnologia industriale». La tecnologia industriale richiede un impegno su larga scala per funzionare. Dice che un solo frigorifero richiede acciaio, richiede freon – la fabbrica che produce freon, o qualcosa di simile – richiede qualcuno che lo trasporti attraverso il Paese, richiede un’infinità di cose a cui non pensi quando il frigorifero è semplicemente lì, fermo. Ma dietro un frigorifero c’è tutto un sistema, un intero sistema su vasta scala e grande, tutto necessario perché un frigorifero funzioni – a cui si aggiunge, ovviamente, la necessità di un’intera centrale elettrica locale.   Insomma, la tecnologia industriale distrugge i valori familiari, perché devi mettere la lealtà verso il grande sistema al di sopra della lealtà verso il mio piccolo villaggio, altrimenti il grande sistema semplicemente non funzionerà. E quindi il grande sistema è in guerra con i piccoli sistemi, e se metti tutta la tua fede e il tuo denaro nei grandi sistemi, questo distruggerà necessariamente i piccoli sistemi.   Quindi quando la gente dice «vogliamo la famiglia, vogliamo i valori familiari, vogliamo la famiglia, vogliamo i valori familiari», e poi nel respiro successivo dice «ma vogliamo beni prodotti in serie che siano tutti molto economici, così da avere uno stile di vita comodo e agiato», Unabomber dice che queste persone si contraddicono senza rendersene conto. Vogliono un’infinità di cose che minano quello che, dall’altra parte, pensano anche loro di volere.   E così l’intero sistema della vita americana, per esempio, tende alla distruzione della famiglia, tanto che quando poveri americani si alzano in piedi e dicono «voglio difendere la mia famiglia, credo nei valori familiari, voglio difendere la mia famiglia», quasi sempre quegli stessi americani, due o tre o cinque o dieci o cinquanta minuti dopo, si schiereranno a favore della tecnologia, o a favore dell’industria, o a favore di qualcosa che mina proprio quella famiglia che avevano appena detto di voler difendere. Quindi c’è sempre un compromesso, e il compromesso della tecnologia industriale è costoso.

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Esattamente la stessa cosa sta succedendo in Europa. In Europa, inglesi perbene dicono «vogliamo l’Inghilterra», tedeschi patriottici dicono «vogliamo la sovranità della Germania», un francese perbene dice «vogliamo la Francia cattolica all’antica» – ma un quarto d’ora dopo, quello stesso inglese, quello stesso tedesco e quello stesso francese dicono tutti «ma vogliamo anche la bella vita che è offerta dalla produzione su scala europea». Ma nel momento in cui ti schieri per la produzione su scala europea, in modo che le scarpe vengano dalla Spagna, i pomodori vengano dall’Italia, i rasoi vengano dall’Olanda, il manzo venga dall’Inghilterra, qualsiasi cosa sia — nel momento in cui vuoi la produzione su scala, con le banane che vengono dall’Irlanda, qualsiasi cosa possa essere – devi necessariamente mettere l’Europa al primo posto. E così questi cari europei, che da un lato vogliono difendere il proprio Paese, dall’altro vogliono la vita morbida, economica e facile – si contraddicono senza rendersene conto.   Se vuoi un Paese bello e sovrano, devi pagarne il prezzo, che è avere meno beni manifatturieri comodi ed economici. Se vuoi questi beni prodotti in serie, comodi, economici e facilmente disponibili, devi dire, prima o poi, addio alla sovranità nazionale. Scegli – paghi i tuoi soldi, fai la tua scelta – ma non puoi avere entrambe le cose. Unabomber lo vede, ed è un uomo intelligente, e dice: non puoi avere sia la tecnologia industriale su scala nazionale sia la famiglia – non puoi avere entrambe le cose, dovrai fare una scelta. Quindi, distrugge i valori familiari.   «Allo stesso modo, la moltitudine di regole e regolamenti imposti dal funzionamento della tecnologia industriale soffoca la capacità dell’uomo di agire per conto proprio per raggiungere obiettivi reali» – che è ciò che Unabomber chiama «la sua vera libertà». E quindi, secondo Unabomber, la tecnologia industriale non è solo contro la famiglia, la tecnologia industriale è anche contro la libertà. Ha questo pallino della libertà, ma c’è qualcosa di vero.   Tre: «nessun adattamento o compromesso minore può riconciliare la tecnologia industriale con la libertà, sia perché la tecnologia industriale deve regolare da vicino il comportamento umano per poter funzionare, sia perché tutte le parti della tecnologia industriale sono interdipendenti». È una cosa che dimostra nel dettaglio.   Se prendi, ad esempio, un’acciaieria. Come sapete, un’acciaieria, un forno per rotaie d’acciaio, deve restare caldo tutto il tempo. Ci vuole molto tempo per riscaldare un forno d’acciaio, e una volta che è caldo, devi tenerlo in funzione. In altre parole, dovrai avere operai attivi ventiquattr’ore su ventiquattro – operai per il primo turno, operai per il secondo turno, operai per il terzo turno. E se uno degli operai del turno molla, il forno si raffredda e gli altri operai del turno vanno nei guai. Devi entrare nel sistema e diventare parte del sistema e obbedire al sistema perché il sistema funzioni.   Mentre quando gestisci la tua piccola fattoria, con i tuoi piccoli cavalli, indipendentemente da qualsiasi altra fattoria, non devi preoccuparti di ciò che qualcun altro sta facendo nella sua fattoria – sei tu l’unità, l’unità di lavoro è solo la tua piccola fattoria, l’unità di lavoro al massimo è il tuo piccolo villaggio. Ma la tecnologia industriale fa sì che la tua unità di lavoro sia o l’intero Paese o l’intero continente, e in Europa la cosa sta diventando drammatica, perché la sovranità nazionale di queste famose vecchie nazioni sta andando in rovina, e sta andando in rovina sotto le ruote del colosso inarrestabile della tecnologia industriale.   Tutte le parti sono interdipendenti. Per esempio, i produttori di frigoriferi hanno assolutamente bisogno di elettricità, e l’elettricità ha assolutamente bisogno di qualcuno che produca le macchine che necessitano di elettricità. Tutto il sistema si intreccia su una scala enorme. Tutto il sistema deve intrecciarsi – non puoi negarlo, semplicemente non puoi negarlo. E c’è sempre un compromesso, ma se hai la tecnologia su scala nazionale, c’è una grave perdita per quanto riguarda la famiglia.   Ed egli argomenta che «il desiderio degli uomini per la tecnologia industriale e per i benefici che la tecnologia industriale offre da tempo si è dimostrato più forte del loro desiderio di libertà, per una varietà di ragioni, cosicché l’avanzata della tecnologia industriale sembra a molte persone irreversibile». Sono sicuro che a molti di voi sembra reversibile.   Per esempio, un esempio interessante, l’uso dell’automobile era originariamente facoltativo. Quando le automobili sono apparse per la prima volta, potevi averne una o potevi non averla, non eri obbligato ad averla. Tuttavia poi, dopo un po’, dopo che le automobili erano arrivate – specialmente negli Stati Uniti – le città sono state disegnate in funzione dell’automobile, i sobborghi hanno immediatamente iniziato a estendersi molto più ampiamente, e per andare ai negozi hai bisogno di un’automobile.

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Nelle città e nei paesi all’antica, come nel New England, potevi andare a piedi ai negozi o alle case – ma non più oggi. Il centro commerciale è a cinque o dieci minuti in automobile, e tutti non pensano due volte per saltare in macchina e guidare fino al centro commerciale per fare acquisti – ti serve un’automobile per arrivare al centro commerciale. A volte non hanno nemmeno più marciapiedi o passaggi pedonali per andare dai sobborghi o dalle case ai centri commerciali, e se cammini da casa tua al centro commerciale, passa la volante della polizia a chiederti cosa stai facendo, perché sei una creatura strana se sei ancora sulle tue due gambe.   In altre parole, in origine l’uso dell’automobile era facoltativo, ma l’automobile stessa ha cambiato talmente l’assetto delle città che ora devi avere un’automobile. Quindi, argomenta, la tecnologia industriale non sarà fermata da nessuna riforma su piccola scala, ma solo da una rivoluzione totale. Quindi vuole un’altra rivoluzione per smantellare l’establishment della tecnologia industriale.   Va ammesso: l’uomo ha un po’ di cervello. Quattro: lo scontro tra tecnologia industriale e libertà umana è messo in evidenza dal fatto che la tecnologia industriale persegue attualmente modi per domare il comportamento umano selvaggio; per esempio, il controllo della scuola, il controllo della genitorialità, le droghe – come si chiama quella famosa che danno ai bambini, il Ritalin o qualcosa del genere – la psicoterapia, la neurologia, la genetica, e presto, è dietro l’angolo, l’ingegneria del cervello.   Queste sono tutte forme di manipolazione con cui la tecnologia industriale, se può, re-ingegnerizzerà la natura stessa dell’uomo per adattarla alla tecnologia industriale. Ha ragione! In altre parole, è la coda che scodinzola il cane. L’uomo ha creato la tecnologia industriale per servirlo, ma ora l’uomo sarà cambiato per servire e adattarsi alla tecnologia industriale. Questo è ciò che sta succedendo – sta succedendo proprio attorno a noi.   Sai, diamo ai bambini le medicine perché non si adattano alle nostre meravigliose scuole, o non si adattano al nostro meraviglioso stile di vita. «Mia moglie sta pensando che io sono un figlio di hmh – be’, devo mandarla dallo psicoterapeuta perché ha un problema». No – forse non ce l’ha, forse sei tu il problema. Forse tutti questi ragazzi che non si adattano alla società moderna — forse non sono loro gli inadatti, forse è la società a essere inadatta.   Ascolti questi cantanti rock – ho menzionato i Pink Floyd – ascolti questi cantanti rock, sono in preda al dolore, sono in preda al dolore per la società moderna. «Non abbiamo bisogno di istruzione, non abbiamo bisogno di controllo del pensiero» – si lamentano delle scuole, perché il sistema scolastico processa e fa il lavaggio del cervello, il sistema scolastico nega a questi ragazzi il loro valore e la loro importanza come esseri umani. Vuole trasformarli in macchine, vuole trasformarli in nerd informatici.   E c’è una frase meravigliosa nel libro che dice è che gli insegnanti nelle scuole di oggi sono troppo occupati a togliere coltelli e pistole ai ragazzi per avere il tempo di trasformarli in nerd informatici. Detto bene, molto ben detto, perché i ragazzi non vogliono essere trasformati in nerd informatici.   Cosa vogliono i ragazzi? Non lo sanno, non sanno cosa vogliono – tutto quello che sanno è che non vogliono la società moderna. Non sto dicendo che i ragazzi siano santi o angeli, ma sto dicendo che la società moderna ha molte cose profondamente sbagliate, e Unabomber, anche senza la fede, è abbastanza intelligente da essere sulla traccia di queste cose che la società moderna ha sbagliato.   Quello che sta succedendo è – ed è qui che ci ricolleghiamo alle encicliche – la Chiesa cattolica comprende la natura umana come Dio l’ha fatta, ma i massoni vogliono cambiare la natura umana. Vogliono piegarla, vogliono sostituire la natura data da Dio con una nuova natura tutta loro. Ma la nuova natura, il nuovo mondo, il nuovo mondo tecnologico, il nuovo mondo delle macchine che stanno producendo per cambiare la natura umana, non si adatta alla natura umana, e quindi i poveri ragazzi strillano e urlano, perché sanno che non si adatta.   Poi i ragazzi raggiungono l’età di vent’anni, e cedono. I ragazzi dicono: «Be’, mi offrono un lavoro bello comodo da cinquantamila l’anno, e c’è una bella ragazza qui, quindi mi accontenterò di una casetta scadente, una moglie scadente, un’auto scadente, uno stipendio scadente, e avrò una felicitàscadente, e poi so che i miei figli ascolteranno il rock and roll quando cresceranno, ma so che ne usciranno, proprio come è successo a me». Che razza di mondo è questo?   Quindi, tutte queste sono forme di manipolazione attraverso cui la tecnologia industriale nazionale, se può, re-ingegnerizzerà la natura stessa dell’uomo per adattarla alla tecnologia industriale – la coda sta già scodinzolando il cane. Abbiamo un profondo problema umano, e Unabomber sta uccidendo persone per svegliare la gente su questo problema. Non sto dicendo che abbia ragione  – ma l’uomo è così frustrato nel tentativo di far arrivare un messaggio serio a persone che non vogliono essere raggiunte, che ricorre a uccidere per farsi ascoltare.   «Attualmente, sempre più esseri umani si sollevano in rivolta contro la tecnologia industriale, ma se la tecnologia industriale prevale, nemmeno i governanti, i manipolatori, i tizi al comando della tecnologia industriale, avranno molta libertà di movimento». Okay – è verissimo. Sono seduto in cima a questa macchina, che sta schiacciando tutti gli altri, ma devo restare nella cabina di questa macchina, e devo continuare a controllare tutti questi comandi – altrimenti non sarò più seduto qui a lungo. Qualcun altro prenderà il mio posto, perderò il controllo, loro smetteranno di essere schiacciati, e allora sarò io a essere schiacciato insieme a tutti gli altri.

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Quindi la macchina schiaccia le persone sotto di essa in un modo, e schiaccia le persone che la guidano in un altro. È un trionfo del diavolo – un assoluto trionfo del diavolo. Tutti vengono disumanizzati, tutti vengono schiacciati.   Se vince, allora nemmeno i conducenti della tecnologia industriale avranno molta libertà di movimento, mentre se la tecnologia industriale viene distrutta – questo è il sogno di Unabomber – potrebbe esserci il caos, ma almeno l’umanità avrà un’altra possibilità, e il caos potrebbe causare meno sofferenza rispetto al proseguimento della nostra tecnologia industriale.   E lui argomenta ogni punto lungo il percorso. Cinque: perché se la tecnologia industriale sopravvive, allora il futuro appare cupo, perché ha varie alternative. Se non viene spezzata e distrutta, se non prendiamo mazze per demolire l’intero stile di vita della tecnologia industriale, se la tecnologia industriale continua, ci sono varie alternative.   O, per ragioni di efficienza, le macchine saranno in totale controllo e nessun uomo avrà alcuna libertà, «oppure un’élite resterà al comando, e l’élite gestirà le macchine padrone. E allora ci sono di nuovo due alternative: l’élite gestirà le macchine padrone in modo da eliminare le masse, così che pochi siano al comando mentre il resto sia tutto morto; oppure gestiranno le macchine in modo da domare le masse, addomesticare le masse, così che i pochi siano incatenati alla macchina – devono restare al posto di guida e continuare a premere i pulsanti – mentre il resto non ha libertà o significato nelle proprie vite».   «Se la tecnologia industriale sopravvive, in qualunque modo, l’uomo dovrà essere re-ingegnerizzato oltre ogni riconoscimento». Ora, questo è o tecnologia industriale o uomo – scegli. È questo che sta argomentando. È un forte sei.   Sei: la la tecnologi aindustriale non è inarrestabile. Possiamo inceppare gli ingranaggi. L’alternativa positiva di cui abbiamo bisogno ora – è qui che entra la natura selvaggia, è per questo che è andato a vivere in una capanna nel Montana, libero dagli uomini, o con uomini selvaggi. Quindi torna a distruggere esseri umani – non ha risposta, non ha una vera risposta. Vede il problema, è molto bravo con il problema, ma senza la fede non ha idea di come rimetterlo insieme, o come uscirne.   Quindi la sua risposta è logica: dato che la tecnologia industriale è il problema, allora dobbiamo tornare alla natura selvaggia. E aveva quella piccola capanna nel mezzo del Montana, nel mezzo del nulla.   Qual è il vantaggio della natura selvaggia? È completamente non tecnologica – sai, vipere e felci e cespugli e fiumi e torrenti e montagne e nuvole. Non è tecnologia, è bella, si prende cura di sé stessa, permette la sopravvivenza – la vita. Si può avere il mal di denti, ma meglio il mal di denti che la tecnologia industriale.   «I mezzi per rovesciare la tecnologia industriale sono una rivoluzione che non sarà solo politica, ma economica e tecnologica, mondiale, perché non può essere rovesciata pezzo per pezzo». Quindi sta sognando una massiccia sollevazione mondiale contro la macchina.   Soprattutto – quindi vuole un’altra rivoluzione, ne abbiamo avute una, due, tre, quattro, quindi vuole una quinta rivoluzione, è tutta la stessa cosa.,, « Poiché la tecnologia industriale non può essere rovesciata pezzo per pezzo, soprattutto, che i nostri rivoluzionari abbiano l’unico obiettivo chiaro: la tecnologia industriale deve sparire (…) Tutti i mezzi per raggiungere quell’obiettivo possono poi essere adattati pragmaticamente». E qui parla come Lenin, sai – parla come un comunista, e dice che abbiamo bisogno di una rivoluzione, e i rivoluzionari devono fissarsi sull’obiettivo e poi adattare tutti i mezzi, se prendi quello che diceva Lenin.   Sette, infine: che i nostri rivoluzionari non si mescolino con i sinistrorsi, che sono anti-individualisti quanto la tecnologia industriale stessa, e quindi i sinistrorsi si opporranno alla tecnologia industriale solo per poi usarla contro tutti gli altri. Lui conosce i sinistrorsi a fondo – ha detto che odia la tecnologia industriale, e poi odia i sinistrorsi, e vuole tornare alla natura selvaggia. È solo un’altra soluzione anomala, in effetti, ma ha ragione – come spesso, fino in fondo – ha ragione sui difetti dell’establishment precedente. Enrico VIII aveva torto, perché Enrico stava attaccando la Chiesa cattolica, ma tutti gli altri hanno più o meno ragione in quello che attaccano.   «Inoltre, il sinistrismo è abitualmente incline a collaborare con le rivoluzioni con i non-sinistrorsi solo per poi tradirli in seguito. Il sinistrismo è totalitario per natura – infatti è una religione sostitutiva, il bisogno di credere nella quale farà sì che anche seguaci onesti condonino i crimini più indecenti dei loro leader».   E così ha iniziato con la delinquenza del sinistrismo, e finisce con la delinquenza del sinistrismo, quindi sa che il sinistrismo non è una risposta – sta protestando contro il sinistrismo, sta protestando contro i socialisti di Franklin Delano Roosevelt, i socialisti assistenzialisti di FDR e il loro Stato assistenziale, il loro Stato assistenziale tecnologico-industriale.   È un altro gradino più in basso, poveretto – se solo potessei avesse saputo tornare alla fede.  

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Spirito

Papa Leone XIV celebra il motto massonico e rivoluzionario francese «Libertà, Uguaglianza, Fraternità»

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Papa Leone XIV ha celebrato un motto della Rivoluzione francese usato dai massoni — il famigerato «Libertà, Uguaglianza, Fraternità» — come «imperativi etici universali” durante un discorso all’Eliseo venerdì scorso. Lo riporta LifeSite.

 

«La Francia ha contribuito in modo significativo al progresso del nostro mondo, compreso il riconoscimento dei diritti umani fondati sulla natura stessa della persona umana, in particolare la libertà religiosa», ha affermato Leo alla presenza del controverso presidente Emmanuel Macron e di alti funzionari francesi. Macron, si ricordi, ha da poco avviato l’eutanasia e suicidio assistito in Francia e piazzato l’aborto in costituzione.

 

«Questa costante attenzione alla dignità intrinseca di ogni persona trova eco nel vostro motto nazionale. Libertà, uguaglianza e fraternità non sono semplicemente parole impresse sulla facciata dei vostri edifici pubblici; si riferiscono a imperativi etici universali che trovano anche nel messaggio evangelico una fonte inesauribile di ispirazione e di realizzazione», ha affermato il romano pontefice.

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Il riferimento di Leone a «Libertà, uguaglianza e fraternità» come «imperativi etici universali» è preoccupante perché, sebbene queste parole siano il motto nazionale della Francia, lo sono anche del Grande Oriente massonico e della Grande Loggia di Francia. Il motto deriva dalla Rivoluzione francese, che si oppose ferocemente alla Chiesa cattolica e che, durante il «Regno del Terrore», causò la morte per ghigliottina di migliaia di vescovi, sacerdoti, religiosi e laici cattolici.

 

Per secoli la vecchia chiesa, partendo dalle rivelazioni dell’abate Augustin Barruel (1741-1820), ha considerato la Rivoluzione francese come una grande operazione massonica per scardinare il cattolicesimo distruggendo al contempo trono (cioè l’autorità monarchica) ed altare (cioè l’autorita religiosa romana).

 

L’elogio di Leone della «libertà religiosa» che, a suo dire, è stata riconosciuta dalla Francia, è in contrasto con la tradizionale concezione cattolica dell’argomento. La Quanta Cura e il Sillabo degli Errori di papa Pio IX condannavano l’idea che «Ogni uomo è libero di abbracciare e professare quella religione che, guidato dalla luce della ragione, riterrà vera».

 

Nel discorso di venerdì il Papa sembra aver al contempo rimproverato il secolarismo francese, che a sua volta affonda le radici nella Rivoluzione francese.

 

«Il cristiano impegnato nella vita pubblica, che agisce alla luce della sua coscienza illuminata dalla fede, non può essere considerato un proselitista né una minaccia all’unità della patria», ha detto Leone.

 

«Un giusto laicismo, dunque, non consiste nell’escludere la religione dalla sfera pubblica o dall’istruzione, ma nell’impegnarsi affinché lo Stato e le istituzioni religiose dialoghino tra loro e uniscano le forze al servizio del bene comune», ha affermato il papa.

 

Sembrava che il suo intento fosse criticare apertamente la politica francese di «laicità», che impone la totale separazione tra Stato e religione. Tale politica fu codificata dalla Legge sulla separazione tra Chiesa e Stato del 1905.

 

L’anno scorso Macron ha pronunciato un discorso alla nazione elogiando la struttura laica del Paese, affermando che la «Repubblica laica» significa che la Francia non rappresenta «un’identità nata da origini culturali, religiose o particolari». Ha elogiato la legge del 1905 come «il compimento della Rivoluzione francese».

 

Papa Leone ha sottolineato venerdì le «profonde radici cristiane» della Francia, che risalgono a Sant’Ireneo di Lione e al battesimo di Clodoveo, re dei Franchi, nel 496, evento che sancì il titolo della Francia di «Figlia maggiore della Chiesa».

 

Leone ha inoltre sottolineato l’importanza del diritto alla vita e ha condannato l’aborto, il suicidio assistito e la maternità surrogata in presenza di funzionari francesi. In questo modo ha criticato le stesse leggi francesi a favore dell’aborto e del suicidio assistito. Il Paese ha recentemente approvato una legge che legalizza l’eutanasia e il suicidio assistito a determinate condizioni.

 

«La tutela del diritto alla vita costituisce il fondamento imprescindibile di ogni altro diritto umano», ha affermato il pontefice, sostenendo che è necessario «accogliere la vita incondizionatamente, di sostenere la fragilità con amorevole cura, di accompagnare ogni fase della vita con rispetto e fiducia reciproca e di difendere con coraggio e compassione coloro che non sono in grado di far sentire la propria voce e coloro che si sentono ignorati o trascurati».

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Leone ha inoltre espresso preoccupazione per le «tendenze sociali che rischiano di trasformare la scienza e la tecnologia in imprese a scopo di lucro, promuovendo la manipolazione genetica, la maternità surrogata, il traffico di organi umani o la possibilità di organizzare la propria morte».

 

«Non dimentichiamo che il rispetto reciproco e la protezione di ogni vita umana sono un dovere che incombe su ciascuno di noi», ha continuato Leone, ricordando che la «Dichiarazione universale dei diritti umani» fu proclamata per la prima volta a Parigi.

 

Prima del discorso alle autorità civili e al corpo diplomatico francesi, Leone ha incontrato privatamente Macron al Palazzo dell’Eliseo, nella prima tappa del suo viaggio in Francia. Il viaggio apostolico si svolge dal 25 al 28 settembre e comprende una visita alla sede dell’UNESCO, alla cattedrale di Notre Dame e al santuario di Nostra Signora di Lourdes.

 

Come riportato da Renovatio 21, inquietanti segni di avvicinamento del vaticano alla Rivoluzione francese, che uccise numeri immani di fedeli, suore, sacerdoti, si erano avuti di recente in una pagina del sito web ufficiale del Dicastero delle Cause dei Santi, l’organismo della Curia romana che si occupa di gestire tutti i processi di beatificazione e canonizzazione.

 

Nella scheda di beato Jean-Baptiste Souzy (1732-1794), sacerdote morto consunto dalla fame e dalla malattia in una carcerazione disumana inflitta dalle forze anticristiche della Rivoluzione francese.

 

Eppure, il sito vaticano scrive: «La Rivoluzione Francese ebbe dei grandi meriti nella formazione politica, morale e sociale dell’epoca moderna, ma come tutte le rivoluzioni, che in qualche modo presuppongono un capovolgimento violento delle classi al potere con i rivoltosi, lasciò dietro di sé un lago di sangue, morti ingiuste, delitti e violenze» (corsivo nostro).

 

 

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Spirito

Flavigny: 26 nuovi seminaristi e futuri frati FSSPX

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Sotto uno splendido sole borgognone, in questo sabato 19 settembre, le famiglie si accalcano per accompagnare i propri figli all’ingresso del Seminario.   Provenienti da ogni angolo della Francia, ma anche dal Canada, dal Gabon, dal Portogallo e dal Medio Oriente, ventisei giovani prendono possesso dei loro pochi effetti personali nelle celle che circondano il chiostro o si affacciano sulle vie medievali di Flavigny-sur-Ozerain.   Ventitré di loro sono destinati al sacerdozio, mentre tre si preparano alla vita religiosa con i Fratelli della Società di San Pio X. Alcuni arrivano dopo un anno, o pochi mesi, di preseminario: un tempo prezioso che avrà permesso loro di maturare la vocazione e acquisire solide abitudini di vita comunitaria.   Come ogni anno, il background è variegato. La maggior parte ha già vissuto l’esperienza universitaria e alcuni sono in possesso di titoli di studio avanzati: master, laurea in ingegneria, laurea in giurisprudenza… Alcuni, tuttavia, particolarmente maturi nonostante la giovane età, hanno appena conseguito il diploma di maturità.   Storie diverse, età ed esperienze differenti, ma un tratto le accomuna: la generosità. Tutte hanno preso la decisione di dedicare la propria vita al regno di Cristo Salvatore sulle anime e sulle società, e di impegnarsi per la loro salvezza.   Così, oggi entra in Seminario una nuova classe, con i suoi volti ancora sconosciuti, le sue storie uniche e le sue vocazioni nascenti. A Flavigny, per loro inizia un cammino impegnativo, ma anche una splendida avventura al servizio di Dio e della Chiesa.   Articolo previamente apparso su FSSPX.News  

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