Geopolitica
L’Iran dichiara vittoria sugli Stati Uniti
Il memorandum d’intesa appena firmato tra Stati Uniti e Iran rappresenta una vittoria diplomatica per Teheran, ottenuta grazie alla forza, ed è la prova che Washington non è riuscita a raggiungere nessuno dei suoi obiettivi militari, hanno affermato funzionari iraniani.
Secondo i mediatori pakistani, il documento di 14 punti è stato firmato a distanza dal presidente Donald Trump e dal suo omologo iraniano, Masoud Pezeshkian, nella tarda serata di mercoledì ed è entrato immediatamente in vigore.
La parte statunitense ha mantenuto un tono insolitamente cauto nella sua risposta pubblica. La Casa Bianca non ha ancora pubblicato il testo definitivo del memorandum, sebbene un alto funzionario statunitense, rimasto anonimo, abbia letto il documento di 14 punti ai giornalisti dopo giorni di critiche sulla segretezza che ha circondato l’accordo.
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Nel frattempo, il presidente del Parlamento iraniano e capo negoziatore nei colloqui, Mohammad Ghalibaf, ha descritto il memorandum come prova della resa degli Stati Uniti. «L’accordo è la prova del fallimento degli Stati Uniti», ha dichiarato il Ghalibaf in un’intervista televisiva mercoledì. «La gente lo vedrà e giudicherà».
Teheran ha sostenuto che il documento riflette una serie di concessioni da parte di Washington, tra cui la revoca del blocco navale statunitense, la deroga alle sanzioni per le esportazioni di petrolio iraniano, l’accesso ai fondi iraniani congelati e un piano di ricostruzione economica sostenuto dagli Stati Uniti del valore di almeno 300 miliardi di dollari. Washington ha inoltre accettato di non imporre nuove sanzioni né dispiegare ulteriori forze nella regione mentre le parti negoziano un accordo definitivo.
In risposta, l’Iran «prenderà provvedimenti» per ripristinare la libertà di navigazione attraverso lo Stretto di Ormuzzo, una questione che non era mai stata un problema prima dell’attacco israelo-americano. Tuttavia, Teheran ha fatto intendere che l’importante via navigabile non tornerà semplicemente alle condizioni prebelliche.
«Ribadisco che lo Stretto di Ormuzzo non tornerà mai alle condizioni precedenti», ha dichiarato il Ghalibaffo. «L’Iran ha diritto alla sovranità sullo Stretto di Hormuz e, naturalmente, riceveremo un compenso per i servizi resi».
Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, ha aggiunto che è in fase di sviluppo un quadro di riferimento per la gestione di questa importante via navigabile, e che sono già state avviate consultazioni con l’Oman, come previsto dal protocollo d’intesa.
Teheran ha inoltre sottolineato la formulazione del memorandum relativa al Libano. «Se gli attacchi del regime israeliano contro il Libano dovessero continuare, ciò sarà considerato una violazione degli impegni assunti dall’altra parte nell’ambito del memorandum d’intesa», ha affermato il Baghaei.
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Il memorandum non costituisce un accordo di pace definitivo, ma avvia un periodo di negoziati di 60 giorni durante il quale Washington e Teheran dovrebbero discutere del programma nucleare iraniano, dell’allentamento delle sanzioni, dei beni congelati, della futura amministrazione dello Stretto di Hormuz e di una soluzione finale da ratificare da parte del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
Il documento, in riferimento al nucleare, afferma che l’Iran «ribadisce la sua intenzione di non procurarsi né sviluppare armi nucleari», una posizione che Teheran ribadisce da anni, anche durante i due precedenti attacchi congiunti tra Stati Uniti e Israele. Il memorandum d’intesa aggiunge che le parti elaboreranno un meccanismo per lo smaltimento del materiale arricchito stoccato, prevedendo come metodo minimo la diluizione in loco sotto la supervisione dell’AIEA.
Poche ore dopo la firma, Trump ha pubblicato diversi post non correlati all’accordo su Truth Social, senza però menzionarlo esplicitamente. In precedenza, aveva difeso il memorandum, minacciando di «bombardare senza pietà» l’Iran in caso di mancata conformità.
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Immagine di Khamenei.ir via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International; immagine tagliata
Geopolitica
Washington sta cercando il prossimo leader di Cuba
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Geopolitica
Colono ebreo armato accusato della morte di un leader palestinese in Cisgiordania
Giovedì i procuratori israeliani hanno formalizzato l’accusa di omicidio colposo a carico del colono ebreo Yinon Levi in relazione all’uccisione a colpi d’arma da fuoco, avvenuta nel 2025 nella Cisgiordania occupata, della leader della comunità palestinese Awdah Hathaleen. Si tratta della prima incriminazione di questo genere in sette anni.
Hathaleen, insegnante di 31 anni, è stata uccisa il 28 luglio durante uno scontro con un gruppo di coloni che avevano introdotto escavatori nel villaggio di Umm al-Khair per livellare il terreno e realizzare un nuovo avamposto. Gli insediamenti ebraici in Cisgiordania sono considerati illegali dal diritto internazionale, poiché le Nazioni Unite li ritengono un ostacolo alla nascita di uno Stato palestinese indipendente.
Le immagini dell’episodio mostrano Levi mentre brandisce una pistola durante lo scontro con i residenti e apre il fuoco contro la folla. Si odono alcuni degli uomini che lo circondano gridare «Sparatemi» in inglese. Secondo l’atto d’accusa, citato da Haaretz, Levi ha esploso un colpo verso degli edifici «agendo in modo sconsiderato, consapevole della possibilità che le sue azioni potessero causare la morte di qualcuno».
Se dichiarato colpevole, rischia fino a 12 anni di reclusione. Levi era stato inserito nella lista degli «estremisti violenti» dall’amministrazione Biden, ma il presidente statunitense Donald Trump lo ha cancellato dalle sanzioni americane nel 2025. Resta comunque soggetto alle sanzioni dell’Unione europea.
El grupo DDHH B’Tselem publica vídeo del periodista palestino Awdah Hathaleen filmando su propio asesinato a manos del colono israelí Yinon Levi
Como es habitual en Israel, juez liberó rápidamente a Levi, a pesar d q las imágenes muestran q le disparó a Hathaleen a sangre fría pic.twitter.com/788KmMSqRc
— aapayés (@aapayes) August 11, 2025
This is the settler who killed our dear friend ‘Awdah Hathaleen.
At the end of the video, he fires the bullet that took the life of ‘Awdah
Today, the apartheid court decided to release him to house arrest.
Yinon Levi, a settler sanctioned by 9 countries (now 8, because of Trump) pic.twitter.com/pwFBFVmBkc— Basel Adra (@basel_adra) July 29, 2025
An Israeli settler just shot Odeh Hadalin in the lungs, a remarkable activist who helped us film No Other Land in Masafer Yatta. Residents identified Yinon Levi, sanctioned by the EU and US, as the shooter. This is him in the video firing like crazy. pic.twitter.com/xH1Uo6L1wN
— Yuval Abraham יובל אברהם (@yuval_abraham) July 28, 2025
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Secondo l’organizzazione israeliana per i diritti umani B’Tselem, coloni e soldati israeliani hanno ucciso almeno 1.100 palestinesi in Cisgiordania dall’inizio della guerra tra Israele e Hamas a Gaza nell’ottobre 2023.
L’organizzazione israeliana per i diritti umani Yesh Din evidenzia che Levi è il primo civile israeliano a essere incriminato per la morte di un palestinese in Cisgiordania dal 2019. I dati dell’associazione, riportati dai media israeliani, indicano che tra il 2005 e il 2025 oltre il 90% dei casi non ha portato ad alcuna incriminazione e soltanto il 3% si è concluso con una condanna.
Negli ultimi anni Israele ha intensificato l’espansione degli insediamenti, una politica sostenuta da esponenti politici tra cui il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir e il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich. Il mese scorso Smotrich ha annunciato lo stanziamento di circa 440 milioni di dollari per la creazione di 34 nuovi insediamenti, provocando la condanna delle Nazioni Unite.
Come riportato da Renovatio 21, pochi giorni fa coloni israeliani e soldati delle Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno ucciso quattro palestinesi durante un attacco a un villaggio nella Cisgiordania occupata. Una moschea è stata data alle fiamme nel villaggio palestinese di Tal.
Due settimane fa i coloni hanno di fatto sequestrato un deputato USA, il congressman della California Ro Kanna.
I coloni due mesi fa hanno incendiato la città cristiana di Taybeh. Continui attacchi dei coloni giudei terrorizzano le cittadine cristiane della Cisgiordania come Taybeh, i cui sacerdoti chiesero aiuto durante l’assedio di mesi fa. Il vescovo ausiliare del Patriarcato latino di Gerusalemme William Shomali a marzo aveva denunciato l’escalation degli attacchi terroristici dei coloni israeliani contro i cristiani.
L’annessione della Cisgiordania, considerata come il vero premio per Israele dell’attuale crisi, è nei progetti dello Stato Ebraico da tempo. Incursioni militari si sono viste a inizio anno a seguito dell’esplosione di alcuni autobus, e poco prima erano stati effettuati raid aerei con relativa strage a Tulkarem. Due anni fa si ebbe l’episodio dei commando israeliani che entrarono in un ospedale cisgiordano travestiti da donna.
A febbraio 2024 ministri del gabinetto Netanyahu si trovarono ad un convegno che celebrava la colonizzazione celebrato con balli sfrenati su musica tunza-tunza.
In una strana umiliazione inflitta agli USA, due mesi fa il Parlamento israeliano (la Knesset) aveva votato per la «sovranità» sionista sulla Cisgiordania proprio mentre era in visita il vicepresidente americano JD Vance, che disse di sentirsi «insultato» dalla «stupida trovata». Trump ha dichiarato quindi che toglierà i fondi ad Israele qualora annettesse la Cisgiordania. Il presidente americano, contrariamente a quanto auspicato da ministri sionisti all’epoca della sua elezione, non sembra voler concedere allo Stato Giudaico l’anschluss di quella che gli israeliano chiamano «Giudea e Samaria».
La Knesset ha votato la proposta di legge di Ben-Gvir (che gira con una spilla a forma di cappio e festeggia il compleanno con torte sempre a tema di impiccagione) per dare la pena di morte ai «terroristi», intendendo per questi solo i palestinesi.
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Immagine screenshot da Twitter
Geopolitica
Attacco su vasta scala Houthi contro le forze sostenute dai sauditi
Reports are emerging of a significant Houthi assault on the Saudi backed Yemen Emergency Forces encampment near Marib, Yemen with several casualties reported. This video purports to show the aftermath of one of the attacks, though it has not been verified.
Marib is the… pic.twitter.com/6LmQyHkhW2 — OSINTdefender (@sentdefender) August 6, 2026
From point-blank range: Very powerful footage showing Yemeni army forces storming positions of the Iran-backed Houthi group on the Marib front.
– Yemeni army soldiers are seen assaulting Houthi positions. pic.twitter.com/gKpOt91Gnu — The Middle East (@A_M_R_M1) August 7, 2026
Footage shows a large fire erupting in Saudi Arabia’s Najran region just hours after Yemen said it targeted a military facility there with a rocket attack.
A Yemeni drone attack targeted Saudi-backed militia positions in the Hadhramaut province. LOUD explosions. U.S. media… pic.twitter.com/HQsZZGtbUh — Ryan Rozbiani (@RyanRozbiani) August 7, 2026
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