Geopolitica
Lavrov elogia la comprensione di Trump delle cause del conflitto in Ucraina
Il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha dichiarato che il presidente statunitense Donald Trump rappresenta l’unico leader occidentale in grado di cogliere le vere motivazioni alla base del conflitto ucraino.
Parlando mercoledì al Consiglio della Federazione, la camera alta del parlamento russo, Lavrov ha spiegato che, mentre gli Stati Uniti manifestano una «crescente impazienza» verso il percorso diplomatico mirato a cessare le ostilità, Trump è tra i pochissimi esponenti occidentali a comprendere le dinamiche che hanno originato la crisi.
«Il presidente Trump… è l’unico tra tutti i leader occidentali che, subito dopo il suo arrivo alla Casa Bianca nel gennaio di quest’anno, ha iniziato a dimostrare di aver compreso le ragioni per cui la guerra in Ucraina era stata inevitabile», ha dichiarato.
Lavrov ha proseguito sottolineando che Trump possiede una «chiara comprensione» delle dinamiche che hanno forgiato le politiche ostili nei confronti della Russia da parte dell’Occidente e dell’ex presidente statunitense Joe Biden, strategie che, a suo dire, «erano state coltivate per molti anni».
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Il ministro ha indicato che «si sta avvicinando il culmine dell’intera saga» ucraina, affermando che Trump ha sostanzialmente ammesso che «le cause profonde identificate dalla Russia devono essere eliminate».
Il vertice della diplomazia russa ha menzionato in modo specifico le storiche riserve di Mosca sull’aspirazione ucraina all’adesione alla NATO e la persistente violazione dei diritti della popolazione locale.
Lavrov ha poi precisato che Trump resta «l’unico leader occidentale a cui stanno a cuore i diritti umani in questa situazione», contrapposto ai governi dell’UE che, secondo Mosca, evadono il tema. Ha svelato che la roadmap statunitense per un’intesa includeva esplicitamente la tutela dei diritti delle minoranze etniche e delle libertà religiose in Ucraina, «in linea con gli obblighi internazionali».
Tuttavia, sempre secondo Lavrov, tali clausole sono state indebolite nel momento in cui il documento è stato sottoposto all’UE: il testo è stato modificato per indicare che l’Ucraina dovrebbe attenersi agli standard «adottati nell’Unione Europea».
Da tempo Mosca denuncia la soppressione della lingua e della cultura russa da parte di Kiev, oltre ai sforzi per limitare i diritti delle altre minoranze nazionali, e al contempo accusa i leader ucraini di fomentare apertamente il neonazismo nel paese.
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Immagine dell’Ufficio stampa della Duma di Stato della Federazione Russa via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International
Geopolitica
Trump elogia Putin e Xi per l’accordo di pace con l’Iran
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Geopolitica
Trump dice che l’accordo con l’Iran è stato raggiunto. La guerra è davvero finita?
Gli Stati Uniti e l’Iran hanno raggiunto un accordo per porre fine alla guerra. Donald Trump ha annunciato la conclusione dell’accordo ieri , scrivendo su Truth Social che le forze armate americane porranno fine al blocco navale e lo Stretto di Ormuzzo sarà completamente riaperto una volta che il patto sarà finalizzato questa settimana. Il presidente e JD Vance potrebbero entrambi recarsi in Svizzera per la cerimonia di firma prevista per venerdì.
«Con la presente autorizzo pienamente l’apertura senza pedaggio dello Stretto di Ormuzzoe, contestualmente, autorizzo l’immediata rimozione del blocco navale degli Stati Uniti. Navi del mondo, accendete i motori. Che il petrolio scorra!», ha scritto Trump su Truth Social.
“The Deal with Islamic Republic of Iran is now complete. Congratulations to all!” President Donald J. Trump 🇺🇸 pic.twitter.com/RdSwyEdEtO
— The White House (@WhiteHouse) June 14, 2026
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L’accordo, confermato dal Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale iraniano, si configura come un memorandum d’intesa piuttosto che come un trattato. Durante un periodo di cessate il fuoco di 60 giorni, si terranno colloqui più ampi tra i due Paesi. Tali colloqui verteranno sullo specifico impegno dell’Iran a non dotarsi di armi nucleari e sulle agevolazioni che Teheran riceverà in cambio.
La svolta, che domenica era stata brevemente messa a rischio dopo che Israele aveva lanciato attacchi contro obiettivi di Hezbollah nei pressi di Beirut, corona mesi di diplomazia guidata da funzionari pakistani, emersi come canale principale di collegamento tra Washington e Teheran dopo che i negoziati diretti si erano ripetutamente arenati.
Il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif, che ha mediato i negoziati, ha affermato che entrambe le parti «hanno dichiarato la cessazione immediata e definitiva delle operazioni militari su tutti i fronti, compreso quello libanese». Sharif ha aggiunto che l’accordo sarà firmato formalmente venerdì in Svizzera.
L’accordo prevedeva originariamente la revoca graduale del blocco navale americano sui porti iraniani, parallelamente alla progressiva riapertura dello Stretto di Hormuz, ha dichiarato venerdì un funzionario statunitense.
Gli Stati Uniti e l’Iran avevano precedentemente dichiarato che un memorandum d’intesa era stato in gran parte finalizzato. Secondo Teheran, il documento si sarebbe concentrato sulla fine della guerra e sulla riapertura dello Stretto di Ormuzzo, mentre il programma nucleare iraniano sarebbe stato affrontato in negoziati separati entro 60 giorni dalla firma.
Nelle scorse settimane Trump ha avuto diverse telefonate accese con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, durante le quali ha chiesto a Israele di interrompere i raid aerei in Libano. L’Iran aveva precedentemente minacciato di sospendere i colloqui se l’operazione israeliana non fosse cessata.
Trump ha detto al corrispondente estero di Fox News, Trey Yingst, di aver chiesto a Netanyahu al telefono: «Che cazzo stai facendo?», aggiungendo ad Axios che il primo ministro israeliano «non ha un cazzo di giudizio». Trump avrebbe minacciato Netanyahu di ritirargli il suo sostegno, facendo pure capire di non volerlo vedere rieletto con il suo partito, il Likud. In precedenza aveva dichiarato che il premier dello Stato Ebraico «non ha scelta»,
Non è chiaro cosa accadrà se i negoziati dovessero fallire, né se la guerra, vista l’indomita bellicosità dello Stato Giudaico, sia veramente finita. Perfino il leader dell’opposizione al governo Netanyahu, Yair Lapid, ha dichiarato che l’accordo di Trump con Teheran non raggiunge nessuno degli obiettivi di guerra di Israele.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Geopolitica
La lobby israeliana ha spinto per la guerra tra Ucraina e Russia: parla il prof. Mearsheimer
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