Militaria
L’Associated Press dice che l’FBI non ha trovato prove della rete di traffico sessuale di Epstein
Secondo quanto riferito dall’agenzia stampa internazionale Associated Press, l’FBI non avrebbe rinvenuto prove che dimostrino che il finanziere caduto in disgrazia Jeffrey Epstein fosse a capo di un’organizzazione strutturata dedita al traffico sessuale. L’articolo pubblicato dalla nota agenzia ha scatenato l’ilarità in rete.
Il mese scorso, il dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha reso pubblici oltre 3 milioni di pagine di documenti provenienti dalla famiglia Epstein, circa 2.000 video e 180.000 immagini, insieme a dettagli sui suoi legami con figure di spicco della politica, del mondo imprenditoriale e della tecnologia, tra cui Elon Musk, Bill Clinton e Bill Gates.
In un articolo pubblicato domenica, l’AP ha riportato che, dopo anni di esame di registri bancari, e-mail di Epstein e perquisizioni nelle sue proprietà, l’FBI «ha trovato scarse prove che il finanziere ben introdotto fosse a capo di un’organizzazione dedita al traffico sessuale al servizio di uomini potenti».
Citando una «revisione dei registri interni del dipartimento di Giustizia», l’AP ha precisato che le autorità federali statunitensi avevano raccolto prove incriminanti solo nei confronti di Epstein e della sua complice Ghislaine Maxwell per lo sfruttamento sessuale e gli abusi su vittime, comprese ragazze minorenni.
In un’e-mail del luglio 2025, gli agenti dell’FBI avrebbero indicato che «quattro o cinque» vittime avevano dichiarato di essere state abusate sessualmente anche da altri uomini o donne. Tuttavia, secondo l’Associated Press, «non c’erano prove sufficienti per incriminare questi individui a livello federale».
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Nel febbraio 2025, il procuratore generale degli Stati Uniti Pam Bondi aveva affermato che la «lista dei clienti» di Epstein si trovava «sulla mia scrivania in questo momento». Pochi giorni prima, però, un agente speciale supervisore dell’FBI aveva scritto che «gli investigatori non avevano trovato tale lista nel corso delle indagini».
Lo scorso luglio, il dipartimento di Giustizia ha ufficialmente dichiarato che le autorità non avevano individuato prove di una «lista di clienti incriminanti». Questa retromarcia ha provocato forti critiche da parte di numerosi parlamentari repubblicani e di influenti commentatori. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che in precedenza aveva sostenuto l’esistenza della «lista di clienti», ha poi appoggiato le conclusioni del Dipartimento di Giustizia, definendo gli scettici «stupidi».
Nel frattempo alcuni politici statunitensi, come Thomas Massie, stanno chiedendo la desecretazione completa dei file: sarebbero visibile ora tre milioni di file quando il faldone nel conterrebbe sei. I file sono pesantemente censurati nelle parti in cui si indicano nomi ed email di alcuni personaggi.
Massie dice di aver veduto i file mancanti e di essere impressionato da sei nomi che sarebbero stati censurati, e che secondo lui dovranno essere indagati.
Alcuni sostengono che il numero di file messo a disposizione dal governo di Washingtone è calato leggermente, indicando un’ulteriore livello di censura attiva.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Droni
Caccia francesi abbattono un drone kamikaze sopra la Lettonia: le immagini
WATCH: French Rafale jet shoots down a Ukrainian kamikaze drone over Latvia this morning. pic.twitter.com/sZ3gJ3gf2m
— Clash Report (@clashreport) June 8, 2026
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Geopolitica
Cuba mobilita le milizie mentre crescono i timori di un’invasione USA
Settimane dopo che il leader cubano aveva messo in guardia sul fatto che qualsiasi azione militare statunitense contro l’isola caraibica controllata dai comunisti sarebbe sfociata in un «bagno di sangue» e avrebbe rischiato di destabilizzare l’intera regione, la stampa locale riferito che il regime aveva cominciato a distribuire armi ai cittadini comuni.
Altre fonti, tuttavia, contestano questa versione e suggeriscono che L’Avana stia invece mobilitando le sue milizie territoriali. In ogni caso, il segnale è chiaro: Cuba sta assumendo una postura più difensiva.
Secondo la testata venezuelano Diario Versión il governo dell’Avana ha iniziato a distribuire armi ai cittadini comuni, esortandoli ufficialmente a prepararsi a un’imminente invasione straniera.
Stephen Gibbs, giornalista del Times e del Sunday Times, ha sostenuto che le notizie secondo cui Cuba starebbe armando i civili non corrispondono al vero «per ovvie ragioni», aggiungendo: «Sta mobilitando le sue milizie territoriali e, a quanto pare, alcune armi sono state consegnate ai vigili del fuoco, etc.»
La scorsa settimana gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni al presidente cubano Miguel Díaz-Canel, a sua moglie Lis Cuesta Peraza, al figliastro Manuel Anido Cuesta e ad alcuni membri della famiglia Castro, nell’ambito di una campagna di pressione economica durata sei mesi lanciata dall’amministrazione Trump contro il regime comunista. Ulteriori misure hanno colpito reti di influenza cubana all’estero collegate a ONG di sinistra statunitensi.
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L’intensificarsi di questa pressione coincide con una crescente presenza navale americana nella regione, descritta come la più imponente al di fuori del Medio Oriente: il gruppo d’attacco della portaerei USS Nimitz, insieme a cacciatorpediniere, incrociatori lanciamissili, aerei da ricognizione e droni, opera nelle vicinanze dell’isola.
Il Segretario di Stato Marco Rubio ha recentemente dichiarato che L’Avana è «in grossi guai», avvertendo che uno Stato fallito a Sud della Florida rappresenterebbe una minaccia per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti.
La scorsa settimana il presidente Díaz-Canel aveva ammonito: «Se l’invasione statunitense dovesse concretizzarsi, scatenerebbe un bagno di sangue con conseguenze incalcolabili, oltre all’impatto devastante sulla pace e la stabilità regionale».
Le «incalcolabili conseguenze» citate da Díaz-Canel non sono state meglio specificate. Tuttavia, recenti segnali indicano uno spettro di minacce più ampio, che spazia da possibili attacchi con droni contro il territorio statunitense al rischio che reti di ONG radicalizzate con base negli Stati Uniti, legate all’Istituto cubano di amicizia con i popoli (ICAP), possano essere attivate per provocare disordini nelle strade americane. Questo potrebbe contribuire a spiegare la decisione di Rubio di sanzionare l’organizzazione.
La preparazione di Cuba rispetto ad una possibile invasione USA va avanti da mesi. Tre mesi fa Trump aveva dichiarato che «con Cuba posso fare quello che voglio» e che rapire il presidente cubano «non sarebbe difficile», assicurando che Cuba andrà al collasso «molto presto».
Sul Paese grava un embargo petrolifero americano che sta causando problemi e blackout. Una delegazione USA due mesi fa ha sollecitato Cuba a passare all’economia di mercato. Sull’isola aveva fatto visita anche il capo della CIA John Ratcliffe.
Come riportato da Renovatio 21, la scorsa settimana funzionari militari statunitensi e cubani hanno tenuto un raro incontro faccia a faccia presso la base navale di Guantanamo Bay, che altre notizie sostengono che potrebbe essere attacata dalale forze dell’Avana. La settimana precedente, l’ex presidente cubano Raul Castro è stato incriminato dal dipartimento di Giustizia statunitense per l’abbattimento, avvenuto nel 1996, di due aerei americani operati da esuli cubani anticomunisti al largo delle coste dell’isola.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Militaria
Il piano di integrazione tra gli eserciti statunitensi e israeliani è il piano di Netanyahu
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