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Cancro

La vitamina C potenzia l’attività anti-cancro. La conferma da un nuovo studio

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Un nuovo studio rivela che la vitamina C  somministrata in dosi massicce per via endovenosa potrebbe rivelarsi utile potenziando l’attività anticancro del sistema immunitario e rendendo più efficaci e meglio tollerate le immunoterapie a base di inibitori dei checkpoint immunitari. 

 

«Dopo i dati positivi sull’aumento della sopravvivenza in pazienti con tumori trattati con vitamina C raccolti negli anni ’70, ma mai adeguatamente riprodotti e comprovati, gli studi sul ruolo di questa vitamina nel cancro sono stati a lungo abbandonati» – spiega principale investigator dello studio, il Dott. Alberto Bardelli, direttore del Laboratorio di Oncologia Molecolare presso l’Istituto di Candiolo e professore ordinario del Dipartimento di Oncologia dell’Università di Torino. 

 

«Dopo i dati positivi sull’aumento della sopravvivenza in pazienti con tumori trattati con vitamina C raccolti negli anni ’70, ma mai adeguatamente riprodotti e comprovati, gli studi sul ruolo di questa vitamina nel cancro sono stati a lungo abbandonati»

«Di recente — continua Bardelli —  si è scoperto che la vitamina C somministrata per via orale non può essere assorbita dall’intestino a dosi tali da avere un effetto anticancro. Così abbiamo deciso di testare mega-dosi iniettandole direttamente nel peritoneo di topolini affetti da diversi tumori solidi, cercando di capirne l’effetto sul cancro e sul sistema immunitario». 

 

«La contemporanea somministrazione di iniezioni endovenose di vitamina C ad alte dosi — conclude l’oncologo — ha potenziato l’effetto dell’immunoterapia con gli inibitori di checkpoint, rallentando la crescita dei tumori e addirittura portando alla regressione completa in alcuni animali con tumore al seno. Si tratta di risultati pre-clinici, condotti in laboratorio su cavie, che prima di essere tradotti in una cura per i pazienti oncologici devono ancora essere confermati da studi successivi sugli essere umani e su un numero elevato di malati».

 

I risultati mostrerebbero inoltre che la vitamina C da sola è in grado di azionare i linfociti T, capaci di  rallentare in maniera significativa la crescita del tumore.

«Di recente si è scoperto che la vitamina C somministrata per via orale non può essere assorbita dall’intestino a dosi tali da avere un effetto anticancro»

 

«Il possibile effetto anticancro della vitamina C è mediato dall’azione positiva che ha sul sistema immunitario» conferma anche la Prof.ssa Federica Di Nicolantonio, professore associato all’Università di Torino e a capo del laboratorio di epigenetica del cancro presso l’Istituto di Candiolo.

 

Che prosegue:

 

«Abbiamo quindi cercato di capire se tale effetto si mantenga anche in caso di immunoterapia, somministrando la vitamina C insieme a due farmaci inibitori dei checkpoint, già approvati per la terapia di alcuni tumori, ma gravati da frequenti effetti collaterali, come la comparsa di resistenze al trattamento o di malattie autoimmuni». 

 

«La contemporanea somministrazione di iniezioni endovenose di vitamina C ad alte dosi ha potenziato l’effetto dell’immunoterapia con gli inibitori di checkpoint, rallentando la crescita dei tumori e addirittura portando alla regressione completa in alcuni animali con tumore al seno»

I checkpoint fungono da «freni molecolari» che in situazioni normali possono controllare il sistema immunitario bloccando reazioni di difesa eccessive, le quali danneggerebbero i tessuti o potrebbero causare malattie autoimmuni. Sbloccarli tramite gli inibitori può essere molto utile in caso di cancro, perché la risposta immune diventa così più incisiva e può avere la meglio sul tumore. 

 

Per quanto ci si trovi ancora molto lontano da uno «sdoganamento» della Vitamina C quale cura anti-cancro, questo è sicuramente un passo in avanti a cui hanno dovuto prestare attenzione anche i media ufficiali, e per il quale possono andare fieri tutti i bravissimi medici che da anni lo sostengono, non senza essere stati ostracizzati e messi alla gogna dalla Nuova Dittatura Sanitario-Farmacologica.

 

 

Cristiano Lugli   

 

 

 

 

 

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Cancro

Dott. McCullough: «infertilità e cancro possibili conseguenze del vaccino»

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Come riportato da Renovatio 21, in una intervista dello scorso luglio con l’avvocato tedesco Reiner Fuellmich, il dottor Peter McCullough – cardiologo texano di chiara fama – ha parlato del sistema del nuovo vaccino come di «bioterrorismo propagato per iniezione».

 

Nella stessa intervista il cardiologo americano ha espresso preoccupazione riguardo al fatto che gli attuali vaccini sperimentali COVID-19 possano sterilizzare i giovani, favorire il cancro  – oltre a poter essere forse chiamati in causa per una cifra di morti che va da 50.000 a 70.000nei soli Stati Uniti.

 

Nell’intervista il medico discute di come alcuni dati della Cleveland Clinic insieme ad altri studi rivelerebbero che dal 30% al 50% «delle persone che sono già immuni, naturalmente immuni», stanno ancora ricevendo il vaccino. 

«Ho molta paura, in base a ciò che abbiamo appreso, solo dalle prime iniezioni, che interagiscono con p53 e BRCA [gene del cancro al seno], che alla fine potrebbero portare al cancro. Potrebbero portare a tumori»

 

Poiché non vi è alcun motivo medico, clinico o di sicurezza per l’iniezione di questi agenti biologici a tali persone, rivela che «il vaccino è artificioso. Tutta questa cosa è inventata. Dovrebbe essere molto ovvio. Ora il CDC ha cambiato la soglia del ciclo PCR per abbassarla, quindi ci saranno meno casi». Quindi sembrerà come se il vaccino riducesse casi e decessi.

 

Nell’osservare altri dati, McCullough teme anche la possibilità che queste nuove iniezioni sperimentali di terapia genica possano favorire il cancro e portare all’infertilità nei giovani:

 

«Ho molta paura, in base a ciò che abbiamo appreso, solo dalle prime iniezioni, che interagiscono con p53 e BRCA [gene del cancro al seno], che alla fine potrebbero portare al cancro. Potrebbero portare a tumori» dichiara il medico.

 

Inoltre, ha spiegato, «i giapponesi ci hanno già mostrato che le particelle lipidiche si concentrano nelle ovaie. Potrebbero essere sterilizzanti? Se hai detto che questo è tutto un programma della Gates Foundation per ridurre la popolazione, si adatta abbastanza bene a quell’ipotesi».

«I giapponesi ci hanno già mostrato che le particelle lipidiche si concentrano nelle ovaie. Potrebbero essere sterilizzanti? Se hai detto che questo è tutto un programma della Gates Foundation per ridurre la popolazione, si adatta abbastanza bene a quell’ipotesi»

 

«La prima ondata è stata quella di uccidere gli anziani a causa dell’infezione respiratoria. La seconda ondata è prendere i sopravvissuti, prendere di mira i giovani e sterilizzarli. Se noti, il messaggio nel paese, negli Stati Uniti, è che non sono nemmeno interessati agli anziani ora. Vogliono i bambini…. Una tale attenzione per i bambini», ha sottolineato McCullough.

 

Come riportato da Renovatio 21, McCullough in passato ha già condannato con parole chiarissime la bizzarra, totale mancanza di protocolli di cure precoci al COVID:

 

«Forse uno dei più grandi crimini di tutta questa pandemia è il rifiuto da parte delle autorità sanitarie in carica di emettere una guida per il trattamento precoce. Invece, hanno fatto tutto il possibile per sopprimere i rimedi che hanno dimostrato di funzionare, che si tratti di corticosteroidi, idrossiclorochina (HCQ) con zinco, ivermectina, vitamina D o NAC».

 

In un’altra occasione, il cardiologo aveva altresì dichiarato che «le morti legate alla vaccinazioni sono dieci volte il numero ufficiale».

 

«La prima ondata è stata quella di uccidere gli anziani a causa dell’infezione respiratoria. La seconda ondata è prendere i sopravvissuti, prendere di mira i giovani e sterilizzarli. Ora vogliono i bambini»

McCullough è altresì contrario alle politiche dei tamponi attuate dagli Stati e dagli enti sanitari: «non ci dovrebbe essere una singola persona sulla terra che si sottopone al test da asintomatico, o che vi si sottopone secondo una routine».

 

Egli sostiene che «l’immunità naturale è robusta, completa e duratura» anche nei confronti delle varianti.

 

«Le varianti non penetrano l’immunità naturale… In questo momennto le persone che hanno l’immunità naturale non stanno prendendo la variante Lambda, Delta, Epsilon»

 

A differenza di ministri e virologi social-TV, McCullough è ottimista: «il COVID-19, e non è importante quale sia variante, è facilmente curabile a casa»

 

 

 

 

Immagine screenshot da YouTube

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Cancro

Seno aumentato dopo il vaccino ad una ragazza norvegese. I medici: tutto normale

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Dopo che i programmi di vaccinazione anti-COVID di massa in corso sono stati lanciati in tutto il mondo, sono emerse diverse segnalazioni su un insolito effetto collaterale.

 

Come riportato dall’agenzia russa Sputnik, una ragazza di 17 anni di Oslo ha detto di essere in «una specie di crisi» dopo aver notato un bizzarro effetto collaterale del colpo della Pfizer che ha ricevuto poche settimane fa: il suo seno è diventato più grande.

 

Una ragazza di 17 anni di Oslo ha detto di essere in «una specie di crisi» dopo aver notato un bizzarro effetto collaterale del colpo della Pfizer che ha ricevuto poche settimane fa: il suo seno è diventato più grande

Emma ha detto agli altri utenti di TikTok che la taglia del suo reggiseno è aumentata di un livello e che di conseguenza il suo seno è diventato piuttosto popolare online.

 

Secondo l’emittente locale NRK, che ha riportato la notizia, la fanciulla ha appreso rapidamente di non essere la sola ad aver subito questa mutazione: molte altre donne hanno apparentemente notato un effetto simile dopo aver fatto il vaccino anti-COVID.

 

«Quando ho visto che c’erano diversi su TikTok che avevano sperimentato la stessa cosa, l’ho cercato online. Poi ho trovato molti articoli dagli Stati Uniti», ha scritto la giovane donna.

 

La fanciulla ha appreso rapidamente di non essere la sola ad aver subito questa mutazione: molte altre donne hanno apparentemente notato un effetto simile dopo aver fatto il vaccino anti-COVID

Un esperto ha detto a NRK che l’effetto collaterale potrebbe essere collegato ai linfonodi ingrossati, che non sono un sintomo raro della somministrazione del vaccino, che introduce nel corpo un agente simile a un microrganismo patogeno, innescando la produzione di anticorpi.

 

«Abbiamo visto che alcune donne hanno linfonodi più grandi e più visibili sul lato che ha visto la siringa», ha dichiarato ai media norvegesi Heinrich Backmann, primario del centro diagnostico del seno al Nordland Hospital.

 

Il medico non consiglia alle donne preoccupate che sono state vaccinate di prenotare subito una mammografia, ma ha detto che dovrebbero aspettare quattro settimane dopo il vaccino o farlo prima di essere vaccinate.

 

«Abbiamo visto che alcune donne hanno linfonodi più grandi e più visibili sul lato che ha visto la siringa»

Secondo Steinar Madsen, direttore medico presso l’Agenzia norvegese per i medicinali, la sua organizzazione non ha ricevuto alcuna segnalazione di crescita del seno in Norvegia, ma conferma che è probabilmente il risultato di linfonodi ingrossati:

 

«L spiegazione potrebbe essere che quando uno viene vaccinato, il 10% potrebbe forse avere linfonodi ingrossati sotto l’ascella. Questo può spingere il seno un po’ in avanti e puoi avere la sensazione che sia diventato più grande», ha detto il medico intervistato.

 

I linfonodi ingrossati causati dalla vaccinazione non sono esclusivi del vaccino Pfizer; Il CDC americano (l’ente per il controllo delle epidemie) ha affermato in precedenza che circa l’11% dei pazienti riporta mammelle  più grandi dopo la prima iniezione del vaccino Moderna.

Apprendiamo anche di questa reazione avversa, per la quale, a differenza delle tante morti post-vaccinali che ci circondano, i dottori arrivano ad ammettere una qualche correlazione. Chissà perché

 

Insomma, apprendiamo anche di questa reazione avversa, per la quale, a differenza delle tante morti post-vaccinali che ci circondano, i dottori arrivano ad ammettere una qualche correlazione. Chissà perché.

 

Tuttavia, già a marzo qualcuno, invece che di grandi seni, cominciava a parlare di reazioni simili al cancro al seno.

 

«Nuovi studi stanno sollevando preoccupazioni sul fatto che un altro effetto collaterale» del vaccino come «i linfonodi ingrossati, possa causare paura del cancro al seno nelle donne» scrive il sito Cancercenter.

 

«Nuovi studi stanno sollevando preoccupazioni sul fatto che un altro effetto collaterale» del vaccino come «i linfonodi ingrossati, possa causare paura del cancro al seno nelle donne»

«I linfonodi ingrossati, o adenopatia, possono essere un segno precoce di cancro al seno, specialmente quando si verifica nell’ascella su un lato. I linfonodi ingrossati possono anche apparire su una mammografia, anche quando il paziente non si accorge di essere gonfio e non sente dolorabilità in quella zona».

 

«I medici temono che, dopo aver fatto il vaccino COVID-19, le donne che manifestano linfonodi ingrossati come effetto collaterale possano sottoporsi a ulteriori test diagnostici non necessari per il cancro al seno».

 

 

 

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Ambiente

«Le mascherine sono una bomba a orologeria»

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Il problema ambientale delle mascherine, lo sappiamo tutti, è pericolosamente latente.

 

A parlarne diffusamente è stato ancora lo scorso aprile il dottor Joseph Mercola, noto medico osteopatico e sostenitore della medicina alternativa. Mercola ha il merito non solo di affrontare il tema da un punto di vista ecologico, ma anche di salute dell’uomo e delle altre speci.

 

«Il pianeta potrebbe affrontare una nuova crisi della plastica, simile a quella causata dall’acqua in bottiglia, ma questa volta coinvolge le mascherine per il viso scartate. Il “mascheramento di massa” continua a essere raccomandato dalla maggior parte dei gruppi di sanità pubblica durante la pandemia di COVID-19, nonostante la ricerca mostri che le mascherine non riducono significativamente l’incidenza dell’infezione» ha scritto mercola in un articolo ampiamente circolato in rete.

 

La crisi dell’acqua in bottiglia è ora nota come una delle principali fonti di inquinamento ambientale da plastica, ma dovrebbe essere superata da una nuova crisi delle mascherine. Mentre circa il 25% delle bottiglie di plastica viene riciclato, non esiste una guida ufficiale sul riciclaggio delle mascherin

«Di conseguenza, si stima che ogni mese in tutto il mondo vengano utilizzate 129 miliardi di mascherine per il viso, il che equivale a circa 3 milioni di mascherine al minuto. La maggior parte di queste sono la varietà usa e getta, realizzata con microfibre di plastica. Con dimensioni che vanno da cinque millimetri (mm) a lunghezze microscopiche, le microplastiche, che includono le microfibre, vengono ingerite da pesci, plancton e altre forme di vita marina, nonché dalle creature terrestri che le consumano (compresi gli esseri umani). Più di 300 milioni di tonnellate di plastica vengono prodotte ogni anno a livello globale, e questo prima che indossare la mascherina diventasse un’abitudine quotidiana. La maggior parte finisce come rifiuto nell’ambiente, portando i ricercatori dell’Università della Danimarca meridionale e dell’Università di Princeton ad avvertire che le mascherine potrebbero diventare rapidamente “il prossimo problema della plastica».

 

Si chiede il dottor Mercola: perché le mascherine usa e getta possono essere anche peggio delle bottiglie di plastica? 

 

La crisi dell’acqua in bottiglia è ora nota come una delle principali fonti di inquinamento ambientale da plastica, ma dovrebbe essere superata da una nuova crisi delle mascherine. Mentre circa il 25% delle bottiglie di plastica viene riciclato, non esiste una guida ufficiale sul riciclaggio delle mascherine, il che rende più probabile lo smaltimento come rifiuto solido, hanno affermato i ricercatori. Con l’aumento delle segnalazioni sullo smaltimento inappropriato delle mascherine, è urgente riconoscere questa potenziale minaccia ambientale.

 

«Non solo le mascherine non vengono riciclate, ma i loro materiali le rendono suscettibili di persistere e accumularsi nell’ambiente. La maggior parte delle mascherine usa e getta contiene tre strati: uno strato esterno in poliestere, uno strato intermedio in polipropilene o polistirene e uno strato interno in materiale assorbente come il cotone».

 

È noto inoltre  che le particelle di plastica percorrono grandi distanze, ponendo rischi immensi praticamente in ogni parte del globo

Il polipropilene è già una delle materie plastiche più problematiche, poiché è ampiamente prodotto e responsabile di un grande accumulo di rifiuti nell’ambiente, oltre ad essere un noto fattore scatenante dell’asma. Poiché le mascherine possono essere realizzate direttamente con fibre di plastica microdimensionate con uno spessore compreso tra 1 mm e 10 mm, possono rilasciare particelle microdimensionate nell’ambiente più facilmente e più velocemente rispetto a oggetti di plastica più grandi, come i sacchetti di plastica.

 

Inoltre, l’impatto ambientale può essere aggravato da una mascherina di nuova generazione, le nanomaschere, che utilizzano direttamente fibre di plastica di dimensioni nanometriche (ad esempio, diametro <1 mm) e aggiungono una nuova fonte di inquinamento da nanoplastiche. Come riportato da Renovatio 21, un rapporto di OceansAsia ha calcolato che 1,56 miliardi di mascherine  potrebbero essere entrate negli oceani del mondo nel 2020, sulla base di una stima della produzione globale di 52 miliardi di mascherine prodotte quell’anno e un tasso di perdita del 3%, che è prudente.

 

«Sulla base di questi dati e di un peso medio da 3 a 4 grammi per una mascherina chirurgica in polipropilene monouso, le mascherine aggiungerebbero da 4.680 a 6.240 tonnellate aggiuntive di inquinamento plastico all’ambiente marino, che impiegherà fino a 450 anni per abbattersi, trasformandosi lentamente in microplastiche e con un impatto negativo sulla fauna marina e sugli ecosistemi».

«Tali plastiche contengono anche contaminanti, come gli idrocarburi policiclici (IPA), che possono essere genotossici (cioè causare danni al DNA che potrebbero portare al cancro), insieme a coloranti, plastificanti e altri additivi legati a ulteriori effetti tossici, tra cui tossicità riproduttiva, cancerogenicità e mutagenicità»

 

È noto inoltre  che le particelle di plastica percorrono grandi distanze, ponendo rischi immensi praticamente in ogni parte del globo. Piccoli pezzi di plastica rovinati dalle intemperie, che fanno pensare che abbiano fatto un lungo viaggio, sono stati trovati in cima alle montagne dei Pirenei nel sud della Francia e “nelle aree più settentrionali e orientali dei mari della Groenlandia e di Barents”.

 

«Definendo l’area dei mari della Groenlandia e di Barents un “vicolo cieco” per i detriti di plastica, i ricercatori hanno ipotizzato che il fondale marino sottostante sarebbe stato un punto di raccolta per l’accumulo di detriti di plastica. In una ricerca separata, è stato anche rivelato che l’inquinamento da plastica ha raggiunto l’Oceano Antartico che circonda l’Antartide, un’area ritenuta per lo più priva di contaminazioni» ricorda Mercola citando uno studio.

 

«Tali plastiche contengono anche contaminanti, come gli idrocarburi policiclici (IPA), che possono essere genotossici (cioè causare danni al DNA che potrebbero portare al cancro), insieme a coloranti, plastificanti e altri additivi legati a ulteriori effetti tossici, tra cui tossicità riproduttiva, cancerogenicità e mutagenicità».

 

Oltre alla tossicità chimica, l’ingestione di microplastiche da mascherine degradate e altri rifiuti di plastica è anche tossica a causa delle particelle stesse e del potenziale che potrebbero trasportare microrganismi patogeni.

 

Un altro problema di cui si parla raramente è il fatto che quando si indossa una mascherina vengono rilasciate minuscole microfibre, che possono causare problemi di salute se inalate.

Un altro problema di cui si parla raramente è il fatto che quando si indossa una mascherina vengono rilasciate minuscole microfibre, che possono causare problemi di salute se inalate. 

 

«I ricercatori della Xi’an Jiaotong University hanno anche affermato che scienziati, produttori e autorità di regolamentazione devono valutare l’inalazione di detriti di microplastica e nanoplastica rilasciati dalle mascherine, sia usa e getta che di stoffa, osservando “irritazione alla gola o disagio nel tratto respiratorio da parte di bambini, anziani o altri individui sensibili dopo averli indossati possono essere segnali di allarme di quantità eccessive di detriti respirabili inalati da mascherine e respiratori fatti da sé”».

 

C’è poi la questione più nuova e delicata, quella del microbioma polmonare:

 

«Sebbene sia risaputo che il microbiota intestinale influisca sul sistema immunitario e sul rischio di malattie croniche, si è pensato a lungo che i polmoni fossero sterili. Ora è noto che i microbi della tua bocca, noti come commensali orali, entrano frequentemente nei tuoi polmoni. Non solo, ma i ricercatori della Grossman School of Medicine della New York University (NYU) hanno rivelato che quando questi commensali orali sono “arricchiti” nei polmoni, sono associati al cancro».

 

«Nello specifico, in uno studio su 83 adulti con cancro ai polmoni, quelli con cancro in stadio avanzato avevano più commensali orali nei polmoni rispetto a quelli con cancro allo stadio iniziale. Quelli con un arricchimento di commensali orali nei polmoni avevano anche una ridotta sopravvivenza e un peggioramento della progressione del tumore».

 

«Sebbene lo studio non abbia esaminato il modo in cui l’uso della mascherina potrebbe influenzare i commensali orali nei polmoni, hanno notato: “Il microbiota delle vie aeree inferiori, in stato di salute o di malattia, è principalmente influenzato dall’aspirazione delle secrezioni orali e il microbiota delle vie aeree inferiori i prodotti sono in costante interazione con il sistema immunitario dell’ospite”».

 

Sembra molto probabile, scrive quindi il dottore, che indossare una mascherina acceleri l’accumulo di microbi orali nei polmoni, sollevando così la questione se l’uso della mascherina possa essere collegato al cancro del polmone in stadio avanzato. Il National Institutes of Health ha persino condotto uno studio che ha confermato che quando indossi una mascherina la maggior parte del vapore acqueo che espiri normalmente rimane nella mascherina, si condensa e viene re-inalata.

 

Utilizzando i dati su 25.930 bambini, sono stati segnalati 24 problemi di salute associati all’uso di mascherine che rientravano nelle categorie di problemi fisici, psicologici e comportamentali. Hanno registrato sintomi che «includevano irritabilità (60%), mal di testa (53%), difficoltà di concentrazione (50%), meno felicità (49%), riluttanza ad andare a scuola/asilo (44%), malessere (42%), difficoltà di apprendimento ( 38%) e sonnolenza o affaticamento (37%)».

Sono arrivati ​​al punto di suggerire che indossare una mascherina umida e inalare l’aria umida del proprio respiro fosse una buona cosa, perché avrebbe idratato le vie respiratorie. Ma data la scoperta che l’inalazione dei microbi dalla bocca può aumentare il rischio di cancro avanzato, questo non sembra un vantaggio.

 

La «nuova normalità» del mascheramento diffuso sta interessando non solo l’ambiente ma anche la salute mentale e fisica degli esseri umani, compresi i bambini. Si presume in gran parte che le mascherine siano «sicure» da indossare per i bambini per lunghi periodi, come durante la scuola, ma non è stata effettuata alcuna valutazione dei rischi. Inoltre, come evidenziato dal primo registro tedesco che registra l’esperienza che i bambini stanno vivendo indossando mascherine.

 

Utilizzando i dati su 25.930 bambini, sono stati segnalati 24 problemi di salute associati all’uso di mascherine che rientravano nelle categorie di problemi fisici, psicologici e comportamentali. Hanno registrato sintomi che «includevano irritabilità (60%), mal di testa (53%), difficoltà di concentrazione (50%), meno felicità (49%), riluttanza ad andare a scuola/asilo (44%), malessere (42%), difficoltà di apprendimento ( 38%) e sonnolenza o affaticamento (37%)».

 

Hanno anche scoperto che il 29,7% ha riferito di sentirsi a corto di fiato, il 26,4% di vertigini e il 17,9% non era disposto a muoversi o giocare. Centinaia di persone hanno più esperienza di «respirazione accelerata, senso di oppressione al petto, debolezza e compromissione della coscienza a breve termine».

 

È anche noto che le microplastiche esistono nella placenta umana e gli studi sugli animali mostrano che le particelle di plastica inalate passano attraverso la placenta e nel cuore e nel cervello dei feti. I feti esposti alle microplastiche hanno anche guadagnato meno peso nella parte successiva della gravidanza.

 

«Abbiamo trovato le nanoparticelle di plastica ovunque guardassimo: nei tessuti materni, nella placenta e nei tessuti fetali. Li abbiamo trovati nel cuore, nel cervello, nei polmoni, nel fegato e nei reni del feto», ha detto al Guardian Phoebe Stapleton della Rutgers University, capo della ricerca.

 

Il Dr. Jim Meehan, un oftalmologo e specialista in medicina preventiva che ha eseguito più di 10.000 procedure chirurgiche ed è anche un ex editore della rivista medica Ocular Immunology and Inflammation, ha anche condotto un’analisi scientifica basata sull’evidenza sulle mascherine, che dimostra che non solo dovrebbero le persone sane non indossare mascherine ma potrebbero essere danneggiate di conseguenza.

 

È anche noto che le microplastiche esistono nella placenta umana e gli studi sugli animali mostrano che le particelle di plastica inalate passano attraverso la placenta e nel cuore e nel cervello dei feti. I feti esposti alle microplastiche hanno anche guadagnato meno peso nella parte successiva della gravidanza

Meehan suggerisce che l’idea di indossare una mascherina sfida il buon senso e la ragione, considerando che la maggior parte della popolazione ha un rischio molto basso o quasi nullo di ammalarsi gravemente di COVID-19.

 

Meehan ha compilato 17 modi in cui le mascherine possono causare danni:

 

  • Le mascherine mediche influiscono negativamente sulla fisiologia e sulla funzione respiratoria
  • Le mascherine mediche riducono i livelli di ossigeno nel sangue
  • Le mascherine mediche aumentano i livelli di anidride carbonica nel sangue
  • SAR-CoV-2 ha un sito di “scissione del furin” che lo rende più patogeno e il virus entra più facilmente nelle cellule quando i livelli di ossigeno arterioso diminuiscono, il che significa che indossare una mascherina potrebbe aumentare la gravità del COVID-19
  • Le mascherine mediche intrappolano il virus espirato in bocca/maschera, aumentando la carica virale/infettiva e aumentando la gravità della malattia
  • SARS-CoV-2 diventa più pericoloso quando i livelli di ossigeno nel sangue diminuiscono
  • Il sito di scissione della furina di SARS-CoV-2 aumenta l’invasione cellulare, specialmente durante bassi livelli di ossigeno nel sangue
  • Le mascherine di stoffa possono aumentare il rischio di contrarre il COVID-19 e altre infezioni respiratorie
  • Indossare una mascherina facciale può dare un falso senso di sicurezza
  • Le mascherine compromettono le comunicazioni e riducono il distanziamento sociale
  • È comune una gestione non addestrata e inappropriata delle mascherine per il viso
  • Le mascherine indossate in modo imperfetto sono pericolose
  • Le mascherine raccolgono e colonizzano virus, batteri e muffe
  • Indossare una mascherina per il viso fa entrare l’aria espirata negli occhi
  • Gli studi sul tracciamento dei contatti mostrano che la trasmissione dei portatori asintomatici è molto rara
  • Le mascherine per il viso e gli ordini di rimanere a casa impediscono lo sviluppo dell’immunità di gregge
  • Le mascherine per il viso sono pericolose e controindicate per un gran numero di persone con condizioni mediche e disabilità preesistenti

 

«Abbiamo trovato le nanoparticelle di plastica ovunque guardassimo: nei tessuti materni, nella placenta e nei tessuti fetali. Li abbiamo trovati nel cuore, nel cervello, nei polmoni, nel fegato e nei reni del feto»

«Aggiungendo la beffa al danno, il primo studio randomizzato controllato su oltre 6.000 individui per valutare l’efficacia delle mascherine chirurgiche contro l’infezione da SARS-CoV-2 ha rilevato che le mascherine non hanno ridotto in modo statisticamente significativo l’incidenza dell’infezione» conclude Mercola.

 

«Considerando la mancanza di prove per il loro uso e i potenziali danni alla salute umana e all’ambiente, non c’è da meravigliarsi che stiano crescendo le richieste di disobbedienza civile pacifica contro il mascheramento obbligatorio». 

 

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