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Ambiente

«La terra potrebbe rivoltarsi e uccidere l’umanità» dice lo scienziato.

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L’influente scienziato ambientalista James Lovelock, crede che la Terra si autoregoli come un organismo vivente.

 

La sua teoria di Gaia, che prende il nome dalla divinità greca con lo stesso nome che rappresenta la personificazione della Terra, suggerisce che l’ambiente del nostro pianeta sia un essere vivente, in grado quindi di reagire agli stimoli – e agli abusi.

 

Ecco quindi che in un editoriale per il Guardian Lovelock annunzia che Gaia sta per vendicarsi.

 

Il vecchio Lovelock sostiene che le temperature superficiali del nostro pianeta sono state modulate per miliardi di anni «grazie a Gaia: foreste, oceani e altri elementi nel sistema di regolazione della Terra, che ha mantenuto la temperatura superficiale abbastanza costante e quasi ottimale per la vita».

 

L’umanità, dice il Lovelock, ha sostanzialmente alterato quella formula attentamente bilanciata.

 

«Due atti di genocidio – il soffocamento da parte dei gas serra e l’eliminazione delle foreste pluviali – hanno causato cambiamenti su una scala che non si vedeva da milioni di anni», scrive. «Stiamo entrando in un’era di caldo in cui la temperatura e il livello del mare aumenteranno di decennio in decennio fino a quando il mondo non diventerà irriconoscibile».

 

Per Lovelock, non possiamo semplicemente costruire qualche appezzamento di pannelli solari o installare campi di pale eoliche per porre fine alla nostra dipendenza dalla combustione di combustibili fossili.

 

In effetti, l’ambientalista arriva una conclusione sorprendente: «Dobbiamo costruire più centrali nucleari per superare questo problema, anche se i verdi dovranno prima superare le loro esagerate paure delle radiazioni».

 

Lovelock ha dunque parlato della pandemia globale, che a suo dire dovrebbe essere preso come avvertimento: «il virus COVID-19, potrebbe essere stato un feedback negativo», scrive Lovelock.

 

«Gaia si impegnerà di più la prossima volta con qualcosa di ancora più cattivo».

 

L’ambientalismo è, di fatto, un processo di sostituzione religiosa, di ripaganizzazione del mondo. E con il paganesimo, tornano i sacrifici umani

Il catastrofismo ambientale di Lovelock non è cosa nuova, ma gli va riconosciuto di avere almeno inventato un brand efficace (Gaia, suona benissimo), anche se c’è chi dice che in realtà il suggerimento gli sia venuto dal suo vicino di casa William Golding, lo scrittore premio Nobel autore de Il signore delle mosche.

 

L’ipotesi di Gaia è oramai diffusa assai, degenerando in una vera e propria pseudoreligone, che non è errato definire pagana – lo è letteralmente, visto che Gaia era un titano s della mitologia greca, chiamato anche Gea.

 

La religione di Gaia, l’entità olistica che corrisponde alla Terra, insegna che l’uomo è una bestia fra le altre, anzi è la parte peggiore che risulta cancerogena per l’intero sistema. Per cui è lecito aspettarsi dalla Madre – dalla «natura matrigna», direbbe il gobbo di Recanati – una punizione per i propri peccati.

 

Il culto pagano della Madre il cui fantasma pubblicitario a base di quadretti naturali alla National Geographic è chiaramente un sostituto del culto mariano, dove le immagini di cascate e foreste equatoriali sostituiscono le icone della Beata Vergine.

 

L’ambientalismo è, di fatto, un processo di sostituzione religiosa, di ripaganizzazione del mondo.

 

E con il paganesimo, tornano i sacrifici umani.

 

 

 

 

Immagine di ThemeFinland via Deviantart pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 3.0 Unported (CC BY-NC-SA 3.0)

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Ambiente

La Libia chiede un’indagine internazionale sull’attacco alla petroliera russa

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Le organizzazioni internazionali dovrebbero indagare sull’attacco a una petroliera russa nel Mediterraneo al largo delle coste libiche, ha dichiarato all’agenzia stampa governativa Sputnik Adel Abdelkafi, consigliere per la sicurezza nazionale del Consiglio Supremo di Stato libico (SSC).

 

Il ministero dei Trasporti russo aveva dichiarato il 3 marzo che la petroliera russa Arctic Metagaz era stata attaccata da imbarcazioni ucraine senza equipaggio al largo delle coste libiche, in prossimità delle acque territoriali maltesi nel Mar Mediterraneo.

 


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«Questa vicenda richiede l’attenzione degli organi o delle organizzazioni internazionali competenti, con esperienza nella risoluzione di incidenti di questo tipo, al fine di prevenire conseguenze negative per la costa libica, il territorio libico e i suoi cittadini», ha dichiarato Abdelkafi, sottolineando che, insieme alle organizzazioni internazionali, anche l’attenzione degli stati costieri del Mediterraneo è fondamentale per prevenire tali attacchi, proteggere l’ambiente marino e garantire la sicurezza di questi Paesi.

 

In precedenza, la National Oil Corporation (NOC) libica aveva affermato di poter gestire le conseguenze dell’attacco ucraino alla petroliera russa di GNL al largo delle coste libiche. La petroliera di GNL verrà rimorchiata in uno dei porti della compagnia.

 

La portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha precisato che la nave cisterna per il trasporto di gas naturale liquefatto (GNL), che trasportava 100.000 metri cubi di gas naturale liquefatto, ha perso propulsione e potenza, subendo un incendio e una conseguente esplosione di gas. Tutti i 30 membri dell’equipaggio sono stati tratti in salvo, ma due marinai sono rimasti feriti.

 

La nave è ora alla deriva nel Mediterraneo tra la Sicilia e Malta. Attivisti ambientalisti dicono che potrebbe esplodere creando un disastro ecologico marittimo.

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Ambiente

«Un crimine che segnerà generazioni»: l’Iran accusa Israele di ecocidio

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Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha chiesto che Israele venga «punito per i suoi crimini di guerra» contro la Repubblica islamica.   I bombardamenti dei depositi di carburante a Teheran da parte delle autorità israeliane «violano il diritto internazionale e costituiscono ecocidio», ha scritto su X.   Araghchi ha messo in guardia sul fatto che gli attacchi potrebbero provocare danni ambientali irreversibili, mettendo a rischio la salute dei residenti e contaminando il suolo e le falde acquifere per generazioni.   In precedenza, l’ambasciatore Amir Saeid Iravani aveva presentato formalmente una denuncia alle Nazioni Unite dopo che gli attacchi ai depositi di carburante avevano generato aria tossica e piogge acide, esponendo i civili a gravi pericoli per la salute.   Come riportato da Renovatio 21, gli attacchi israeliani a Teheran hanno prodotto piogge acide e incendi che sono stati filmati pure per le strade della città.  

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Il portavoce del ministero degli Esteri iraniani ha dichiarato che gli attacchi «non sono altro che una guerra chimica intenzionale contro i cittadini iraniani. Le conseguenze di questa catastrofe ambientale e umanitaria non saranno limitate ai confini dell’Iran».   I grandi incendi di idrocarburi generano enormi quantità di sostanze chimiche tossiche e particolato fine, che comportano rischi immediati e prolungati per la salute. Fuliggine, ossidi di zolfo e di azoto, metalli pesanti e altre sostanze nocive colpiscono in misura particolare le persone con patologie respiratorie e gli anziani.   A lungo termine, questi inquinanti possono provocare gravi malattie, incluso il cancro. Una volta dispersi nell’atmosfera, possono viaggiare per migliaia di chilometri; depositati sul suolo, contaminano le falde acquifere.   Eventi analoghi provocati dall’uomo, come gli incendi dei pozzi petroliferi appiccati dalle forze di Saddam Hussein nel 2003 durante l’invasione statunitense, hanno prodotto effetti duraturi sulle truppe americane presenti sul campo. Gli incendi di Teheran si distinguono per la loro prossimità a un grande centro urbano, con un rischio maggiore di esposizione acuta.  

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Ambiente

Ghiacciaio antartico accusato di rubare il ghiaccio ai vicini

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Un ghiacciaio antartico – osservato dallo spazio –  è stato sorpreso a rubare ghiaccio al ghiacciaio vicino durante il suo scioglimento.

 

In uno studio pubblicato sulla rivista The Cryosphere, alcuni ricercatori dell’Università di Leeds in Inghilterra, hanno scoperto che un ghiacciaio dell’Antartide occidentale si è reso protagonista di un vero atto di «pirateria del ghiaccio», ossia aumentando di volume a discapito dei ghiacciai vicini che si stavano assottigliavano.

 

Utilizzando immagini satellitari scattate tra il 2005 e il 2022, gli scienziati sono rimasti sorpresi nell’apprendere che sebbene tre ghiacciai – Kohler East, Pope e Smith – avessero iniziato a ritirarsi con una velocità superiore del 51% all’anno, il ghiacciaio vicino, Kohler West, aveva in realtà rallentato il suo avanzamento del 10%.

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Secondo Heather Selley, ricercatrice di dottorato a Leeds e autrice principale dell’articolo, queste diverse velocità di diradamento sembrano avere strane conseguenze.
«Riteniamo che il rallentamento osservato sul ghiacciaio Kohler West sia dovuto alla deviazione del flusso di ghiaccio verso il ghiacciaio vicino, il Kohler East», ha spiegato la scienziata in un comunicato stampa.

 

Questa «pirateria del ghiaccio» consiste nel fatto che la massa congelata viene «reindirizzato da un ghiacciaio all’altro, e il ghiacciaio che accelera, in sostanza, “ruba” il ghiaccio al suo vicino che rallenta».

 

Sebbene questo fenomeno non sia sconosciuto dagli studiosi di quetso ramo scientifico, in passato occorrevano centinaia o addirittura migliaia di anni perché si verificasse. Osservarlo accadere in un periodo di soli diciotto anni è stato «affascinante», ha sottolineato la Selley, ma allo stesso tempo potrebbe anche creare delle preoccupazioni alla comunità scientifica.

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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia

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