Bizzarria
La Kallas dice che è arrivato il momento di imbriacarsi
La responsabile della politica estera dell’Unione Europea, Kaja Kallas, ha lasciato intendere in privato che il momento attuale potrebbe essere «propizio» per iniziare a bere. Lo riporta il sito di informazione Politico.
Il commento è emerso mentre Kallas è sotto pressione per le richieste di dimissioni legate alla sua gestione della diplomazia europea. Secondo Politico, che cita due partecipanti presenti, la dichiarazione sarebbe stata fatta durante un incontro informale con i leader dei gruppi parlamentari europei. Kallas avrebbe precisato di non essere una persona che beve abitualmente, ma che la gravità della situazione internazionale attuale potrebbe giustificare il ricorso all’alcol.
La «battuta» arriva in un contesto di tensioni globali in forte escalation: dalle minacce statunitensi nei confronti di Groenlandia, Iran e Venezuela, ai conflitti in corso in Ucraina e Gaza, fino alle crescenti critiche interne all’UE rivolte a Bruxelles.
Come riportato da Renovatio 21, la scorsa settimana il primo ministro slovacco Robert Fico ha chiesto apertamente la sostituzione dell’Alto rappresentante per la politica estera, dichiarando apertis verbis che «dobbiamo rimpiazzare l’Alto rappresentante per le politiche dell’Unione europea, la signora Kallas». Fico ha motivato la richiesta sostenendo che l’UE si trova in una crisi senza precedenti e che la leadership di Kallas è incapace di affrontarla, limitandosi a «odiare la Russia».
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Nel Paese natìo della Kallassa, l’Estonia, la percentuale di persone con problemi legati all’alcol è tra le più elevate del continente. Circa il 12,2% della popolazione adulta soffre di un vero e proprio disturbo da uso di alcol (alcolismo), una cifra che sale a circa il 16% se si considera il consumo ad alto rischio.
Nel 2024, un adulto estone ha consumato in media 10,7 litri di alcol puro. Anche se in lieve calo rispetto agli 11,2 litri del 2022, questo dato colloca l’Estonia stabilmente tra i primi 15-20 Paesi al mondo per consumo. Secondo i dati dell’OCSE, l’Estonia è stata classificata al quarto posto tra i Paesi con il consumo più alto, superata solo da Lettonia, Lituania e Repubblica Ceca.
Il consumo eccessivo riguarda circa il 19,7% degli uomini e il 12,2% delle donne estoni. Negli ultimi anni è stato registrato un aumento preoccupante del consumo rischioso proprio tra le donne e nelle fasce d’età più giovani. Nel 2022 si sono registrati 753 decessi direttamente correlati all’alcol, un aumento significativo rispetto ai 496 decessi del 2018.
L’86% dei residenti ritiene che la violenza domestica sia il principale problema sociale legato all’alcol nel Paese. Il governo estone ha lanciato una strategia per ridurre il consumo a 8,7 litri pro capite entro il 2035 attraverso l’aumento delle accise e limitazioni alla disponibilità.
Tuttavia, l’ex premier del Paese baltico sembra andare in controtendenza rispetto a quel governo che ella stessa capeggiava tra il 2021 e il 2024.
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Immagine di Stenbocki maja via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC 2.0
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Uomo ricoverato in ospedale dopo essersi occluso l’uretra con la colla superadesiva
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Nauru, il terzo Paese più piccolo del mondo, cambia nome
Il Paese insulare di Nauru, nell’Oceano Pacifico, ha mutato la propria denominazione in Repubblica di Naoero, come annunciato dal presidente, allineandola all’ortografia e alla pronuncia della lingua nazionale. Lo comunica l’agenzia Associated Press.
Il codice internazionale del Paese passerà da NRU a NRO e i suoi abitanti saranno denominati dei-Naoero anziché Nauruan.
La decisione riporterebbe la remota nazione insulare del Pacifico meridionale al suo nome tradizionale, secondo quanto indicato in un comunicato pubblicato giovedì sull’account Facebook del governo. Il Paese era divenuto noto a livello internazionale come Nauru soltanto perché il suo nome locale risultava difficile da pronunciare per gli stranieri e si trattava di una questione di praticità piuttosto che di una scelta deliberata, secondo una precedente dichiarazione governativa.
«Questa proposta di modifica mira a onorare in modo più fedele il patrimonio, la lingua e l’identità della nostra nazione», ha dichiarato il presidente David Adeang quando ha illustrato la proposta al Parlamento a gennaio. L’emendamento costituzionale suggerito è stato approvato dai legislatori nei due turni di votazione previsti, sebbene non sia stato immediatamente chiaro se il documento sia stato formalmente modificato.
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Con 12.000 abitanti, Nauru è il terzo Paese più piccolo al mondo per popolazione, dopo Tuvalu e Città del Vaticano. Il minuscolo atollo di calcare corallino fu colonizzato dalla Germania e in seguito amministrato dall’Australia prima di diventare una repubblica indipendente nel 1968.
L’isola ha attraversato fasi turbolente: l’estrazione di fosfati ha generato enormi ricchezze negli anni Settanta, prima che il settore crollasse, spingendo Nauru sull’orlo della rovina economica negli anni Novanta.
Oggi il Paese figura tra i più esposti al mondo all’innalzamento del livello del mare , circostanza che ha indotto il governo a ricercare investimenti esteri attraverso un programma di cittadinanza a pagamento, concepito per finanziare il trasferimento di persone e infrastrutture lontano dall’oceano in avanzata, scrive AP.
Il cambio di nome segnala «l’inizio di un rinnovato orgoglio nazionale», ha dichiarato Adeang nel suo ultimo annuncio. Quando il suo governo votò per la modifica a maggio, il presidente annunciò un referendum per confermarla.
Nella dichiarazione rilasciata la settimana scorsa, il governo ha affermato che, dopo «ampie discussioni», i legislatori avevano stabilito che non era necessario un voto popolare. «Sebbene un referendum abbia lo scopo di determinare la volontà del popolo, il nome Naoero non è mai andato perduto, ma è in attesa di essere pienamente adottato», si legge nella dichiarazione.
Tale denominazione «costituisce già l’identità del popolo, è presente sullo stemma nazionale e viene pronunciata nella comunità; e, cosa importante, è consentita dalla Costituzione», ha aggiunto.
La decisione del Nauru comporterà il cambio di nome degli aerei e delle navi nazionali. Il governo si stava già adoperando affinché altri Paesi e istituzioni internazionali riconoscessero tale cambiamento, si legge nella dichiarazione.
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Il sito web delle Nazioni Unite riporta il nome del Paese con la sua nuova denominazione, precisando che il governo ne aveva richiesto il cambio a giugno. Anche i ministeri degli esteri di Australia e Nuova Zelanda, così come le ambasciate di Stati Uniti e Cina nella regione, si riferiscono al Paese come Naoero sui rispettivi siti web.
Con questa iniziativa, il Paese si conferma l’ultimo a segnalare un allontanamento dal proprio passato coloniale attraverso un cambio di nome. Il piccolo regno africano dell’Eswatini è tornato al suo nome storico, precedentemente noto come Swaziland, nel 2018. Altri Paesi hanno cercato di attuare questo cambiamento come una forma di rebranding, come ha fatto la Turchia quando, nel 2022, Ankara ha chiesto alle Nazioni Unite di poter iniziare a chiamare il Paese Türkiye, nome che la nazione utilizzava da lungo tempo in patria.
Lo stessa dicasi per Kiev che ora vuole farsi chiamare «Kyiv». Cambiamenti del genere hanno investito l’India a cavallo tra gli anni Novanta e i Duemila, che ha dato il peggio di sé storpiando nomi coloniali e cancellano toponimi con una storia millenaria: Bombay («buona baia» in portoghese) è divenuta orrendamente «Mumbai», Calcutta si è trasformata in «Kolkata» (ma perché?), Bangalore con nessuna fantasia è ora «Bengaluru», e la città antichissima dove morì martire San Tommaso Apostolo, Madras, adesso bisognerebbe chiamarla «Chennai».
Altri luoghi, come la città di Livingstone in Zambia, è riuscita a sopravvivere alla foga decolonialista: unico luogo a conservare un nome inglese (quello del famoso esploratore del «il dottor Livingstone, suppongo») dopo l’ondata di cambi dopo l’indipendenza del Paese africano, grazie allo storico presidente zambiano Kenneth Kaunda (KK) riuscì ad evitare di essere ribattezzata Maramba.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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Ex soldato israeliano e attivista cristiano vengono alle mani
For anyone interested in the debate between @YosephHaddad and the groyper loser Dennis Feitosa “Def Noodles”… from nearly the start of the debate, Dennis was cursing screaming, and threatening violence. In fact, Dennis became incredibly frustrated when Yoseph refused to engage… pic.twitter.com/s54FQ5nIw8
— Emily Schrader – אמילי שריידר امیلی شریدر (@emilykschrader) August 11, 2026
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Mentre le persone presenti in studio separavano i due uomini, Haddad minacciò Feitosa dicendogli che lo avrebbe preso a pugni in testa, a pugni in faccia e poi sarebbe andato a piangere dalla madre. L’ex soldato delle Forze di Difesa Israeliane ha poi cercato di provocare un giovane presente in studio, spingendolo a uscire e a battersi. In altri video si vede il caos che si riversava all’esterno, con lo Haddad che afferrava delle pietre da una fioriera nel parcheggio dello studio e Feitosa trattenuta da due guardie di sicurezza.A former IDF soldier went on a podcast smiling and bragging about ordering strikes on schools and civilian areas in Gaza.
The Christian host horrified, snapped and threw him out. Israel’s image is becoming fucking toxic worldwide. pic.twitter.com/79GDgNQS0G — Parody Jeff (@Parodyjeffx) August 11, 2026
MORE FOOTAGE shows former IDF soldier Yoseph Haddad THROWING PUNCHES at American citizen Def Noodles! https://t.co/JzdvRhbTew pic.twitter.com/F2He5raSLy
— Saviour (@s2funcensored) August 11, 2026
Here’s what went down as soon as they threw him out, the cowards ambushed him. pic.twitter.com/dXo6BBC9p1
— 🇵🇸 Arabian (@Wise_Arabian) August 11, 2026
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