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Ambiente

La Cina è in grado di controllare il tempo meteorologico

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Un nuovo studio scientifico afferma che la Cina è riuscita ufficialmente nel suo intento di cambiare letteralmente il cielo, controllando artificialmente la meteoreologia.

 

Come riporta il South China Morning Post, i ricercatori affermano che durante la celebrazione del centenario del Partito Comunista Cinese della scorsa estate, le autorità meteorologiche hanno modificato con successo il cielo sopra Pechino per schiarire il cielo e ridurre l’inquinamento per le scenografiche moltitudini riunite per l’immane cerimonia commemorativa in Piazza Tiananmen che doveva divinizzare Xi come un nuovo Mao.

 

Come riportato da Renovatio 21, durante la cerimonia, il presidente Xi, vestito effettivamente da Mao, usò toni minacciosi e assicurò la volontà di riprendersi Taiwan.

 

Gli scienziati meteorologi cinesi hanno utilizzato la tecnologia di «inseminazione delle nuvole», un processo studiato da decenni, ma considerato controverso

Gli scienziati meteorologi cinesi hanno utilizzato la tecnologia di «inseminazione delle nuvole», un processo studiato da decenni, ma considerato controverso. Il cloud seeding, come è chiamato in inglese, prevede il lancio di particelle di ioduro d’argento nelle nuvole, con l’idea di attirare gocce d’acqua per modificare il tempo. Pare che siano stati lanciati, nel processo, razzi dalle montagne fuori Pechino il primo luglio 2021.

 

Il documento, dei ricercatori dell’Università cinese Tsinghua, arriva un anno dopo che la Cina stava espandendo drasticamente il suo programma di modifica del clima in un’area di prova di ben 5,5 milioni di miglia quadrate entro l’anno 2025.

 

Come riportato da Renovatio 21, tale poligono per tecnologia di controllo climatico è più grande dell’India e potrebbe finire per sollevare seri problemi con i Paesi limitrofi.

 

Non è la prima volta che la Cina utilizza la tecnologia di cloud seeding: nei mesi precedenti le Olimpiadi di Pechino del 2008 era stato provata la possibilità di avere un tempo che non rovinasse la grande festa sportiva.

 

Questo per il centenario del PCC sembra essere sia uno dei test di maggior successo su vasta scala condotti non solo dai cinesi, ma da ogni Nazione terrestre

Tuttavia, questo per il centenario del PCC sembra essere sia uno dei test di maggior successo su vasta scala condotti non solo dai cinesi, ma da ogni Nazione terrestre. Sappiamo che le forze armate statunitensi hanno cercato di controllare la pioggia almeno dal 1967, ma – almeno da quel che si sa – mai sono arrivati a un tale, misurabile successo.

 

Secondo il quotidiano di Hong Kong, c’erano una serie di ostacoli che i funzionari meteorologici dovevano superare per cambiare con successo il tempo. L’inquinamento che ha portato al centenario del PCC era particolarmente grave, e si era pure nell’estate più piovosa mai registrata in Cina.

 

Tuttavia, i dati hanno indicato che l’inquinamento di Pechino il 1 luglio è passato da «moderato» a «buono» e la pioggia di mezzogiorno sembrava in effetti artificiale.

 

Sebbene aree degli Stati Uniti e di altri Paesi abbiano cercato di utilizzare la tecnologia di inseminazione delle nuvole per cambiare il tempo, c’è chi espresso la preoccupazione che il PCC possa usarla per scopi militari.

 

Se un Paese è in grado di controllare il proprio clima, in teoria potrebbe farlo altrove – e quindi usare il clima artificiale come arma

Non si tratta di una questione di poco conto. Se un Paese è in grado di controllare il proprio clima, in teoria potrebbe farlo altrove – e quindi usare il clima artificiale come arma.

 

Siamo davanti, quindi, all’era delle armi climatiche. Un cambiamento di paradigma geostrategico importante, oltre che un’ulteriore scenario da apprendista stregone non dissimile all’atomo e alle armi biologiche: chi conosce le possibili conseguenze devastanti di tali armi?

 

Chi può dire che al loro impiego non consegua un’alterazione dell’equilibrio climatico regionale e globale tale da mettere in pericolo l’intera umanità?

 

Nella guerra fredda si parlava di «inverno nucleare», cioè un pesante raffreddamento a seguito della guerra termonucleare. Chi può ora immaginare il quadro di ciò che segue ad una guerra combattuta con armi climatiche?

 

 

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Ambiente

La Libia chiede un’indagine internazionale sull’attacco alla petroliera russa

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Le organizzazioni internazionali dovrebbero indagare sull’attacco a una petroliera russa nel Mediterraneo al largo delle coste libiche, ha dichiarato all’agenzia stampa governativa Sputnik Adel Abdelkafi, consigliere per la sicurezza nazionale del Consiglio Supremo di Stato libico (SSC).

 

Il ministero dei Trasporti russo aveva dichiarato il 3 marzo che la petroliera russa Arctic Metagaz era stata attaccata da imbarcazioni ucraine senza equipaggio al largo delle coste libiche, in prossimità delle acque territoriali maltesi nel Mar Mediterraneo.

 


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«Questa vicenda richiede l’attenzione degli organi o delle organizzazioni internazionali competenti, con esperienza nella risoluzione di incidenti di questo tipo, al fine di prevenire conseguenze negative per la costa libica, il territorio libico e i suoi cittadini», ha dichiarato Abdelkafi, sottolineando che, insieme alle organizzazioni internazionali, anche l’attenzione degli stati costieri del Mediterraneo è fondamentale per prevenire tali attacchi, proteggere l’ambiente marino e garantire la sicurezza di questi Paesi.

 

In precedenza, la National Oil Corporation (NOC) libica aveva affermato di poter gestire le conseguenze dell’attacco ucraino alla petroliera russa di GNL al largo delle coste libiche. La petroliera di GNL verrà rimorchiata in uno dei porti della compagnia.

 

La portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha precisato che la nave cisterna per il trasporto di gas naturale liquefatto (GNL), che trasportava 100.000 metri cubi di gas naturale liquefatto, ha perso propulsione e potenza, subendo un incendio e una conseguente esplosione di gas. Tutti i 30 membri dell’equipaggio sono stati tratti in salvo, ma due marinai sono rimasti feriti.

 

La nave è ora alla deriva nel Mediterraneo tra la Sicilia e Malta. Attivisti ambientalisti dicono che potrebbe esplodere creando un disastro ecologico marittimo.

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Ambiente

«Un crimine che segnerà generazioni»: l’Iran accusa Israele di ecocidio

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Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha chiesto che Israele venga «punito per i suoi crimini di guerra» contro la Repubblica islamica.   I bombardamenti dei depositi di carburante a Teheran da parte delle autorità israeliane «violano il diritto internazionale e costituiscono ecocidio», ha scritto su X.   Araghchi ha messo in guardia sul fatto che gli attacchi potrebbero provocare danni ambientali irreversibili, mettendo a rischio la salute dei residenti e contaminando il suolo e le falde acquifere per generazioni.   In precedenza, l’ambasciatore Amir Saeid Iravani aveva presentato formalmente una denuncia alle Nazioni Unite dopo che gli attacchi ai depositi di carburante avevano generato aria tossica e piogge acide, esponendo i civili a gravi pericoli per la salute.   Come riportato da Renovatio 21, gli attacchi israeliani a Teheran hanno prodotto piogge acide e incendi che sono stati filmati pure per le strade della città.  

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Il portavoce del ministero degli Esteri iraniani ha dichiarato che gli attacchi «non sono altro che una guerra chimica intenzionale contro i cittadini iraniani. Le conseguenze di questa catastrofe ambientale e umanitaria non saranno limitate ai confini dell’Iran».   I grandi incendi di idrocarburi generano enormi quantità di sostanze chimiche tossiche e particolato fine, che comportano rischi immediati e prolungati per la salute. Fuliggine, ossidi di zolfo e di azoto, metalli pesanti e altre sostanze nocive colpiscono in misura particolare le persone con patologie respiratorie e gli anziani.   A lungo termine, questi inquinanti possono provocare gravi malattie, incluso il cancro. Una volta dispersi nell’atmosfera, possono viaggiare per migliaia di chilometri; depositati sul suolo, contaminano le falde acquifere.   Eventi analoghi provocati dall’uomo, come gli incendi dei pozzi petroliferi appiccati dalle forze di Saddam Hussein nel 2003 durante l’invasione statunitense, hanno prodotto effetti duraturi sulle truppe americane presenti sul campo. Gli incendi di Teheran si distinguono per la loro prossimità a un grande centro urbano, con un rischio maggiore di esposizione acuta.  

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Ambiente

Ghiacciaio antartico accusato di rubare il ghiaccio ai vicini

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Un ghiacciaio antartico – osservato dallo spazio –  è stato sorpreso a rubare ghiaccio al ghiacciaio vicino durante il suo scioglimento.

 

In uno studio pubblicato sulla rivista The Cryosphere, alcuni ricercatori dell’Università di Leeds in Inghilterra, hanno scoperto che un ghiacciaio dell’Antartide occidentale si è reso protagonista di un vero atto di «pirateria del ghiaccio», ossia aumentando di volume a discapito dei ghiacciai vicini che si stavano assottigliavano.

 

Utilizzando immagini satellitari scattate tra il 2005 e il 2022, gli scienziati sono rimasti sorpresi nell’apprendere che sebbene tre ghiacciai – Kohler East, Pope e Smith – avessero iniziato a ritirarsi con una velocità superiore del 51% all’anno, il ghiacciaio vicino, Kohler West, aveva in realtà rallentato il suo avanzamento del 10%.

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Secondo Heather Selley, ricercatrice di dottorato a Leeds e autrice principale dell’articolo, queste diverse velocità di diradamento sembrano avere strane conseguenze.
«Riteniamo che il rallentamento osservato sul ghiacciaio Kohler West sia dovuto alla deviazione del flusso di ghiaccio verso il ghiacciaio vicino, il Kohler East», ha spiegato la scienziata in un comunicato stampa.

 

Questa «pirateria del ghiaccio» consiste nel fatto che la massa congelata viene «reindirizzato da un ghiacciaio all’altro, e il ghiacciaio che accelera, in sostanza, “ruba” il ghiaccio al suo vicino che rallenta».

 

Sebbene questo fenomeno non sia sconosciuto dagli studiosi di quetso ramo scientifico, in passato occorrevano centinaia o addirittura migliaia di anni perché si verificasse. Osservarlo accadere in un periodo di soli diciotto anni è stato «affascinante», ha sottolineato la Selley, ma allo stesso tempo potrebbe anche creare delle preoccupazioni alla comunità scientifica.

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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia

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