Connettiti con Renovato 21

Economia

La Banca d’Inghilterra avverte di «svendite auto-rafforzanti» nei mercati finanziari

Pubblicato

il

La Banca d’Inghilterra (BOE) è intervenuta nuovamente l’11 ottobre con un nuovo ciclo di acquisti di obbligazioni di emergenza per cercare di stabilizzare quella che è chiaramente una situazione fuori controllo tra i fondi pensione e, più in generale, nei mercati finanziari.

 

La BOE ha avvertito in una dichiarazione pubblica di martedì:

 

«La disfunzione in questo mercato e la prospettiva di dinamiche di fire-sale [cioè di «svendita», ndr] auto-rafforzanti rappresentano un rischio materiale per la stabilità finanziaria del Regno Unito».

 

Il primo intervento di emergenza di un forte ritorno agli acquisti di obbligazioni di tipo QE è arrivato il 28 settembre.

 

oi il 10 e 11 ottobre la BOE è intervenuta nuovamente, aumentando il limite per i suoi acquisti giornalieri di gilt (titoli di stato emessi dal Regno Unito  con scadenze da 1 a 50 anni generalmente a tasso fisso) imprecando per tutto il tempo su una pila di derivati contratti che concluderanno gli acquisti venerdì (14 ottobre), secondo il governatore della Banca d’Inghilterra Andrew Bailey.

 

La Banca d’Inghilterra ha ulteriormente rassicurato i mercati sul fatto che, «come per le operazioni di acquisto di gilt convenzionali, questi ulteriori acquisti di gilt indicizzati saranno limitati nel tempo e completamente indennizzati dal Tesoro della Sua Maestà», cioè dal Dipartimento economico del governo britannico.

 

Dopo la scadenza del 14 ottobre («rilasseremo il piede dall’acceleratore venerdì»), la Banca d’Inghilterra ha annunciato che il 31 ottobre inizierà la vendita posticipata di gilt nell’ambito di un più ampio Quantitative Tightening (QT: inasperimento quantititavo) – «tireremo i freni il 31 ottobre, promesso» –, insieme a mosse simili a quelle della FED americana.

 

Il Comitato di politica monetaria del Regno Unito non si riunirà di nuovo fino al 3 novembre, dopo l’inizio del QT previsto.

 

Gli operatori di mercato nel Regno Unito non sono convinti della manovra. Krishna Guha, vicepresidente di Evercore ISI, ha dichiarato in una nota lunedì sera 10 ottobre che «continuiamo a pensare che la BOE probabilmente dovrà riprogrammare o riprofilare il programma QT che ha promesso di riprendere».

 

La testata Politico, in un articolo intitolato «Liz Truss va nel panico mentre i mercati continuano a precipitare», cita un alto funzionario di Whitehall che afferma che «il Primo Ministro è in preda al panico e cerca quasi tutto ciò che può fare per calmare la situazione. Era così bruciata dalle ricadute del mini-budget che tutto ciò che sembrava audace, ora vuole ridimensionare in modo massiccio».

 

Politico aggiunge che il team di Truss desidera disperatamente «dare ai fondi pensione più tempo per raccogliere denaro e fermare il cosiddetto ciclo del destino».

 

Una fire-sale è un’espressione del gergo finanziario traducibile come «svendita». Essa consiste nella vendita di beni o attività a prezzi fortemente scontati. La «Fire sale» originariamente si riferiva alla vendita scontata di beni danneggiati da un incendio. Ora si riferisce più comunemente a qualsiasi vendita in cui il venditore è in difficoltà finanziarie.

 

Le fire-sale avvengono in prossimità di grandi crash finanziari sistemici. Non è chiaro quanto esse, di fatto, ne possano essere invece la causa, o un amplificatore catastrofico.

 

Scene di fire-sale molto ficcanti sono state rese al cinema in film come Margin Call. Diviene chiaro che, come si sparge la voce di un soggetto finanziario che inizia una vendita di questo tipo, nel giro di poche ore l’intero mercato crolla.

 

 

 

 

Immagine di TH gommage via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0 International (CC BY-SA 4.0)

 

 

 

Continua a leggere

Economia

L’UE ha dato all’Ucraina 195 miliardi di euro

Pubblicato

il

Da

Secondo l’Alto rappresentante per la politica estera dell’Unione Europea, Kaja Kallas, l’Unione Europea ha destinato 195 miliardi di euro all’Ucraina dall’escalation del conflitto con la Russia, avvenuta quattro anni fa. La cifra aggiornata è stata resa nota in un momento di crescente malcontento e divisioni tra gli Stati membri riguardo al protrarsi degli aiuti militari e finanziari di Bruxelles a Kiev.

 

«Ad oggi, l’UE è il principale sostenitore dell’Ucraina, con 195 miliardi di euro dal 2022», ha dichiarato Kallas lunedì nel corso di un discorso programmatico alla Conferenza degli ambasciatori dell’UE a Bruxelles. La stima precedente, diffusa da Kallas a dicembre, ammontava a oltre 187 miliardi di euro.

 

La cifra «non include i 90 miliardi di euro  di prestiti in fase di elaborazione», ha precisato.

Sostieni Renovatio 21

Il prestito presenta un futuro incerto, dal momento che l’Ungheria lo ha bloccato il mese scorso nel contesto di una disputa legata all’interruzione da parte di Kiev delle forniture di petrolio russo attraverso l’oleodotto Druzhba. Anche la Slovacchia ha fatto sapere che potrebbe porre il veto al prestito, con il Primo Ministro Robert Fico che lo ha definito sostanzialmente un «regalo» che Kiev non avrebbe restituito.

 

La scorsa settimana, il presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj ha lanciato una minaccia appena velata contro il primo ministro ungherese Viktor Orbán per aver ostacolato i fondi, affermando che avrebbe lasciato che i militari ucraini «gli parlassero nella loro lingua».

 

Nel frattempo, sono emerse nuove preoccupazioni sulla corruzione in Ucraina dopo che la scorsa settimana le autorità ungheresi hanno sequestrato decine di milioni di dollari in contanti e nove chilogrammi d’oro da veicoli blindati ucraini nei pressi di Budapest.

 

I funzionari ucraini hanno accusato l’Ungheria di «furto» e «banditismo di Stato», mentre Budapest ha chiesto «risposte immediate» all’Ucraina, sostenendo che la spedizione sollevava «seri interrogativi su un possibile collegamento con la mafia di guerra ucraina».

 

Kiev è stata investita da molteplici scandali di corruzione negli ultimi mesi. A novembre, le agenzie anticorruzione hanno scoperto un sistema di tangenti da 100 milioni di dollari che coinvolgeva l’operatore nucleare statale Energoatom. L’indagine ha portato alle dimissioni di diversi funzionari di alto livello, tra cui il ministro dell’Energia German Galushchenko e l’influente capo dello staff di Zelens’kyj, Andrej Yermak.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di © European Union, 2026 via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International

Continua a leggere

Economia

Putin: la produzione di petrolio nel Golfo potrebbe fermarsi tra poche settimane

Pubblicato

il

Da

Il presidente russo Vladimir Putin ha dichiarato che la produzione di petrolio che dipende dallo Stretto di Hormuz potrebbe interrompersi del tutto entro un mese, mettendo in guardia sui gravi rischi che il conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran potrebbe comportare per il mercato energetico mondiale.   Lo scorso anno, circa un terzo delle esportazioni mondiali di petrolio via mare è transitato attraverso lo stretto, ha affermato Putin lunedì durante una riunione di governo dedicata ai mercati energetici globali. «Si tratta di circa 14 milioni di barili al giorno, di cui l’80% è diretto ai paesi asiatici e del Pacifico», ha precisato, aggiungendo che «ora questa rotta è di fatto chiusa».   Secondo le informazioni disponibili, il traffico nello stretto è calato dell’80% la scorsa settimana, in seguito alla campagna di bombardamenti lanciata da Stati Uniti e Israele contro l’Iran, che ha scatenato attacchi di rappresaglia da parte di Teheran. Diverse petroliere sono state colpite nelle vicinanze. Questi sviluppi hanno portato il prezzo del greggio oltre i 100 dollari al barile e hanno alimentato previsioni di misure energetiche d’emergenza da parte dell’UE e di altre grandi economie.

Sostieni Renovatio 21

«La produzione di petrolio che dipende dallo stretto rischia di fermarsi completamente nel prossimo mese. Sta già calando», ha sottolineato il presidente. Ripristinare la produzione potrebbe richiedere settimane o addirittura mesi, ha proseguito.   I prezzi globali del petrolio sono già in rialzo, ha osservato Putin, precisando che l’aumento ha superato il 30% solo nell’ultima settimana. Le interruzioni nelle forniture energetiche, secondo il presidente, aggravano l’inflazione e provocano un calo della produzione industriale.   Putin ha avvertito che il mondo si trova di fronte a una «nuova… realtà dei prezzi», definendola «inevitabile».   La Russia si conferma un «fornitore energetico affidabile», ha dichiarato il presidente, assicurando che continuerà a fornire petrolio e gas alle nazioni considerate partner affidabili. Secondo Putin, tra questi figurano paesi asiatici e membri dell’UE come Slovacchia e Ungheria.   Lunedì, il Primo Ministro ungherese Viktor Orban e il ministro degli Esteri Peter Szijjarto hanno chiesto a Brusselle di revocare il divieto sul petrolio e sul gas russi, alla luce dell’escalation del conflitto in Medio Oriente. In precedenza, il segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent ha annunciato un allentamento parziale delle sanzioni sul petrolio russo per contribuire alla stabilizzazione dei mercati.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)
Continua a leggere

Economia

Trump «furioso» con Israele per i massicci attacchi alle infrastrutture petrolifere iraniane

Pubblicato

il

Da

Secondo alcune voci finite sulla stampa americana, il presidente Trump darebbe «furioso» con Israele per gli attacchi unilaterali alle infrastrutture petrolifere iraniane, al punto che un vertice programmato tra Stati Uniti e Israele sia stato annullato, mentre emerge il primo grave disaccordo tra i due Paesi.

 

Gli inviati di Trump Steve Witkoff e Jared Kushner (il suo genere ebreo, proveniente da una famiglia di finanziatori di Netanyahu) avrebbero dovuto incontrare il Primo Ministro Benjamin Netanyahu a Gerusalemme martedì.

 

«Trenta depositi di carburante iraniani sono stati distrutti nel fine settimana, con immagini apocalittiche che mostrano incendi che si innalzano nel cielo, enormi colonne di fumo e una pioggia nera e oleosa che cade dal cielo» scrive il giornale britannico Daily Mail.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

I funzionari della Casa Bianca erano sbalorditi dalla portata dei bombardamenti israeliani e temevano che le immagini del petrolio in fiamme avrebbero fatto infuriare gli americani, costretti a fronteggiare l’aumento dei prezzi della benzina: fino a 3,4 dollari al gallone in media, rispetto ai 2,9 dollari di prima dell’inizio della guerra. Un consigliere del presidente Trump, citato da Axios, avrebbe dichiarato: «Al presidente non piace l’attacco. Vuole salvare il petrolio. Non vuole bruciarlo. E ricorda alla gente l’aumento dei prezzi della benzina».

 

Il prezzo del petrolio è schizzato a 120 dollari al barile, prima di scendere a 106 dollari.

 

In un post pubblicato domenica su Truth Social, il presidente Trump ha affermato che i prezzi sarebbero rapidamente «scesi» una volta «terminata la distruzione della minaccia nucleare iraniana».

 

«I prezzi del petrolio a breve termine, che scenderanno rapidamente quando sarà terminata la distruzione della minaccia nucleare iraniana, rappresentano un prezzo molto basso da pagare per gli Stati Uniti e per il mondo, per la sicurezza e la pace», ha scritto il presidente Trump.

 

«SOLO GLI SCIOCCHI PENSEREBBERO DIVERSAMENTE!»

 

Dall’Iran, nel frattmepo, arrivano immagini impressionanti.

 


Iscriviti al canale Telegram

Il trasporto attraverso lo stretto di Ormuzzo, un importante passaggio giornaliero per il 20% del petrolio mondiale, è stato quasi bloccato a causa dell’operazione Epic Fury, l’attacco congiunto di Stati Uniti e Israele contro l’Iran.

 

La scorsa settimana, secondo l’American Automobile Association, il prezzo medio nazionale per un gallone di benzina normale è aumentato di 27 centesimi, raggiungendo una media di 3,25 dollari.

 

«L’ultima volta che la media nazionale ha fatto un simile balzo settimanale è stato a marzo 2022, all’inizio del conflitto tra Russia e Ucraina», ha affermato l’organizzazione.

 

Il segretario all’Energia americana Chris Wright ha dichiarato alla CBS che i prezzi scenderanno nel giro di poche settimane e non di mesi, e ha affermato che l’operazione contro l’Iran darà inizio a «un’era di prezzi ancora più bassi».

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr

Continua a leggere

Più popolari