Militaria
L’82ª Divisione Aviotrasportata USA avrebbe ricevuto l’ordine di schierarsi in Medio Oriente
Il comandante dell’82ª divisione aviotrasportata, il maggiore generale Brandon Tegtmeier, e alcuni membri del suo staff hanno ricevuto l’ordine di essere schierati in Medio Oriente, secondo quanto riportato martedì da Fox News.
Secondo quanto riportato, il Pentagono sta valutando la possibilità di inviare la divisione nella regione nell’ambito di una possibile operazione di terra contro l’Iran.
Venerdì, la CBS News ha riferito, citando fonti attendibili, che il Dipartimento della Guerra degli Stati Uniti aveva preparato piani dettagliati per il possibile dispiegamento di truppe di terra in Iran, al fine di fornire all’amministrazione del presidente statunitense Donald Trump una gamma completa di scenari militari nel contesto dell’escalation del conflitto in Medio Oriente.
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La 82ª Divisione Aerotrasportata dell’Esercito degli Stati Uniti, soprannominata «All American», è una delle unità più prestigiose e pronte al combattimento al mondo. Costituita il 5 agosto 1917 a Camp Gordon, in Georgia, durante la Prima Guerra Mondiale, combatté in Francia con soldati provenienti da tutti gli Stati Uniti, da cui deriva il soprannome e la patch con le lettere «AA».
Nel 1942 divenne la prima divisione aviotrasportata della storia americana. Durante la Seconda Guerra Mondiale partecipò a lanci storici in Sicilia, Normandia (D-Day), Market Garden e alla Battaglia delle Ardenne, guadagnandosi una fama leggendaria.
Oggi ha base a Fort Bragg, Carolina del Nord, ed è parte del XVIII Airborne Corps. La sua missione principale è il dispiegamento rapido entro 18 ore con assalti paracadutati per operazioni di forza di entrata congiunta. Ha preso parte a quasi tutti i conflitti statunitensi: Vietnam, Grenada, Panama, Golfo Persico, Iraq, Afghanistan e, nel 2021, all’evacuazione di Kabullo.
Con circa 18.000 soldati, rappresenta la punta di lancia della risposta rapida americana.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Militaria
L’India ricomincia a produrre i caccia russi Sukhoi
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Militaria
Epidemia di suicidi colpisce gli hacker militari USA
Il Comando cibernetico degli Stati Uniti sta analizzando un numero anomalo di suicidi tra i propri membri, concentrati in un arco di circa un mese durante l’estate.
La testata, citando messaggi interni delle forze armate, documenti ufficiali e colloqui con persone informate, ha riferito giovedì che almeno cinque individui impiegati nel comando o in stretto contatto con esso si sono tolti la vita tra l’inizio di giugno e i primi di luglio.
Questa sequenza di decessi ha spinto il Cyber Command a qualificare gli eventi come un cosiddetto «cluster di suicidi», espressione utilizzata dal Pentagono per indicare una serie di suicidi verificatisi a intervalli più stretti del consueto e tali da richiedere misure specifiche.
Gli operatori del comando hanno il compito di difendere le reti informatiche militari americane e, al tempo stesso, di penetrare nei sistemi digitali delle forze armate straniere per compromettere comunicazioni, difese aeree e altre capacità operative. Gran parte di queste attività si svolge all’interno di strutture ad altissima sicurezza e resta classificata.
Il costo psicologico di questo lavoro rappresenta da tempo una fonte di preoccupazione per i responsabili militari. Uno studio finanziato dall’esercito e richiamato da Bloomberg ha evidenziato che gli specialisti informatici soffrono spesso di insonnia, deficit di memoria, ruminazioni ossessive e patologie fisiche.
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Le criticità relative alla salute mentale degli hacker delle forze armate erano già emerse in sede congressuale. Una norma della legge sulla difesa del 2025 ha imposto al Cyber Command di mettere a disposizione esperti di salute mentale dedicati, compresi consulenti autorizzati a operare con personale che tratta materiali secretati.
I recenti decessi hanno riportato il tema all’attenzione del Congresso. Secondo Bloomberg, la Commissione per le Forze Armate del Senato sta valutando con il comando la possibilità di destinare risorse aggiuntive al supporto psicologico, mentre l’omologa commissione della Camera ha definito l’aumento dei suicidi una «questione critica».
Fonti di Bloomberg riferiscono che il carico di lavoro degli operatori è cresciuto in modo drastico a causa dei conflitti in corso all’estero, in particolare della guerra in Iran. I suicidi sono coincisi con una delle fasi più intense dello scontro.
È noto come il suicidio sia contagioso, tanto più che si può parlare di vere epidemie, che si propagano per imitazione o trasmissione sociale dei comportamenti suicidari (noto come effetto Werther o contagio suicidario).
L’effetto Werther è il fenomeno per cui la notizia del suicidio di una persona, diffusa dai media, provoca un aumento di suicidi emulativi nella popolazione.Il termine è stato coniato dal sociologo David Phillips nel 1974. Prende il nome dal romanzo di Giovanni Wolfgango Goethe del 1774, I dolori del giovane Werther, dopo la cui pubblicazione si registrò una catena di suicidi tra i giovani lettori che usavano lo stesso metodo del protagonista.
I giornalisti vengono quindi formati alla delicatezza totale nel parlare del tema del suicidio, perché un articolo pubblicato potrebbe di fatto far scattare a catena altri suicidi.
Tuttavia, la stampa sembra infischiarsene ampiamente, magari glorificando pure il suicida, in ispecie nel caso che questo scelga la morte eutanatica.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Droni
La «gamification» ucraina dell’uccisione di russi è «macabra»: parla il più alto militare britannico
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