Politica
Kyle Rittenhouse libero!
Il processo che ha tenuto con il fiato sospeso gli USA – e non solo – è finito: Kyle Rittenhouse è un uomo libero.
Assolto assolto da tutte le accuse relative alla sparatoria dell’anno scorso a Kenosha, nel Wisconsin.
Il 18enne era stato accusato di cinque reati; omicidio intenzionale di primo grado, omicidio colposo di primo grado, tentato omicidio intenzionale di primo grado e due capi d’accusa di primo grado per pericolo alla sicurezza.
La giuria ha raggiunto la sua decisione dopo quattro giorni di delibera, che sono durate più a lungo di quanto chiunque, compreso il giudice Bruce Schroeder, si aspettasse.
L’assoluzione è arrivata tra due richieste di annullamento da parte della difesa su prove video ad alta definizione che sono state trattenute – forse involontariamente – dall’accusa.
Gli avvocati di Rittenhouse hanno affermato che una copia di qualità inferiore di un video potenzialmente cruciale avrebbe potuto influire sulla loro difesa.
Al contempo, un uomo di colore che durante quella notte aveva inseguito e colpito con un calcio volante alla testa l’allore minorenne Rittenhouse mentre era a terra non è mai stato ascoltato al processo, e non si capisce se fosse stato identificato o meno – ora lo è.
Rittenhouse, ora 18enne, l’anno scorso aveva sparato e ucciso due uomini che lo inseguivano e ne ha ferito un terzo durante le rivolte del 2020 a Kenosha, una piccola città del Wisconsin da 100 mila abitanti tra Milwaukee e Chicago.
Kenosha era stata devastata dalle rivolte razziali post-George Floyd nel 2020. La città venne razziata e incendiata per giorni da orde di violenti. Ricorderete il contesto: la campagna elettorale 2020… Era necessario esercitare pressione su Trump, dipingerlo come razzista.
Per cui, l’establishment democratico si disse d’accordo con le rivolte, e da qualche parte, forse, passò anche un ordine: lasciateli fare.
Il risultato, fu la devastazione totale. Città letteralmente data alla fiamme. Guardate voi stessi.
FLASHBACK: I want to remind you of what was going on in Kenosha (from someone who was there)
As the corporate media continues to push the intentionally dishonest narrative that the rioter who were shot were just peaceful protesters
Reporter @VenturaReport helped me film this pic.twitter.com/QsqJJXmieQ
— ELIJAH (@ElijahSchaffer) November 15, 2021
Di fatto, la polizia non fece molto per contenere la furia barbara dell’orda, lasciando totalmente soli i cittadini e le loro attività. Kyle Rittenhouse, che vive a Antioch, Illinois (ad una distanza di nemmeno trenta chilometri…) e ha padre e amici a Kenosha, decise di andare a dare una mano, imbracciando un fucile automatico AR-15 (lo standard americano per i «black rifle») fatto comprare da un amico maggiorenne. Il giorno prima era stato a Kenosha a pulire i graffiti lasciati dai rivoltosi violenti.
Poi, quella sera, andò con altri cittadini armati – lì la legge lo consente – a difendere le attività commerciali di Kenosha.
Tutta la serata è immortalata in diecine di video, motivo per cui è strano per alcuni pensare che si sia arrivati a processo: il povero Kyle, neanche maggiorenne, si era solo difeso da adulti criminali che gli davano la caccia (uno dei quali, armato con una Glock illegale) e che soprattutto volevano prendere il suo fucile, per farci cosa, poi, non è dato sapere.
Il primo ad aggredire Kyle, che finisce a terra, è stato Joseph Rosenbaum, visto in alcuni video usare catene. Assieme a lui, un rivoltoso, mentre Rittenhouse era a terra, aveva sparato una pistolettata in aria.
Rosembaum, 36 anni, era arrivato alla protesta direttamente da un ospedale psichiatrico, dove era stato ricoverato per un tentato suicidio. In Wisconsin aveva accuse pendenti per presunti abusi domestici e cauzione saltata.
Secondo i giornali americani, si trattava di un uomo accusato di pedofilia e condannato dalla legge. Le vittime di Rosembaum erano cinque bambini di età compresa tra i nove e gli 11 anni; le 11 accuse, tra cui la sodomia, sono state modificate in un patteggiamento e Rosenbaum è stata condannata per conte modificate. Secondo i documenti del tribunale, Rosenbaum è stato condannato a 10 anni il 12 dicembre 2002 per contatto sessuale con un minore e poi condannato a 2 anni e 6 mesi per contatto sessuale di un minore correlato allo stesso incidente del 2002.
Rosenbaum era stato condannato l’8 agosto 2016 per aver interferito con un dispositivo di monitoraggio detentivo, tuttavia, alla corte è stato chiesto di revocare il suo programma dopo essere stato accusato di consumo di cannabinoidi sintetici e alcol, di non aver partecipato alle sedute di trattamento per molestatori sessuali e di aver avuto accesso a materiali a sfondo sessuale ritenuto inappropriato dall’ufficiale di sorveglianza.
Come ha detto Tucker Carlson, «Rosenbaum è morto come è vissuto: mentre cercava di toccare un minorenne non consenziente».
Subito dopo che Rittenhouse si era difeso dall’aggressione di Rosenbaum Anthony Huber, 26 anni, ha inseguito il ragazzino colpendolo con uno skateboard. Il giovane gli ha spirato un singolo colpo al petto uccidendolo.
I documenti del tribunale del Wisconsin mostrano che Huber è stato condannato per abusi domestici e condotta disordinata nel 2018. Ha anche scontato un periodo di detenzione nel 2012 per aver strozzato suo fratello.
Un terzo uomo, Gaige Grosskreutz di 28 anni, è stato colpito una volta al braccio dopo essersi avvicinato a Rittenhouse con una pistola carica, una Glock detenuta illegalmente.
Since the prosecution in the Rittenhouse trial is scared to show this footage. Gun pointed at the head of Kyle Rittenhouse, who responds by vaporizing the bicep of Gaige Grosskreutz and saving his own life. pic.twitter.com/0p9X90O0ep
— Kyle Rittenhouse Acquitted (@DschlopesIsBack) November 11, 2021
In un momento che ha stupito tutti per l’assist involontario fornito alla difesa di Rittenhouse, in tribunale il Grosskreutz, orecchinazzi in bella vista, ha testimoniato di aver puntato la sua pistola contro Rittenhouse prima di essere colpito, ma ha detto che non era intenzionale. In quel momento uno dei due prosecutor dell’accusa ha sprofondato la testa nelle mani appoggiate sulla scrivania.
Gaige Grosskreutz admitting that he pointed his gun at Kyle first #KyleRittenhouse pic.twitter.com/j34KJ4zGb1
— Cody (@Whisky_Actual) November 12, 2021
I disordini a Kenosha il 25 agosto sono stati una delle 75 «proteste a cui il Grosskreutz aveva partecipato, ha testimoniato al processo.
Tutto questo accadeva mentre il giovane Rittenhouse stava visibilmente scappando da persone che lo colpivano e lo minacciavano. La sua intenzione era quella di consegnarsi alla polizia – che, una volta raggiunta, però non bada a lui non capendo la situazione.
Un blindato della polizia, poco prima, è stato filmato mentre si fermava di fronte ad un palazzo difeso da un gruppo di cittadini armati – tra cui Kyle – usando l’altoparlante per dire quanto le forze dell’ordine stiano apprezzando la mano che stavano dando i cittadini.
I pubblici ministeri erano visibilmente abbattuti dopo la lettura del verdetto. Ne avevano ben donde: il loro lavoro è stato un disastro dopo l’altro.
Il processo è stato costellato da una serie di errori dell’accusa, tra cui anche quelle che il giudice ha definito «gravi offese costituzionali», come quando l’accusa, interrogando Kyle (cosa rara: gli accusati di omicidio evitano di finire alla sbarra per non incriminarsi) ha cercato di insinuare qualcosa riguardo al suo silenzio dopo l’arresto, che è garantito (in molti Paesi, non solo in USA) dalla legge.
Il processo è stato inoltre viziato da qualcosa di gravissimi: gli appelli da parte di attivisti di fare foto ai giurati per intimidirli.
Il giudice Shroeder nell’ultimo giorno di processo ha bandito la troupe dell’emittente MSNBC dal tribunale dopo che aveva seguito l’autobus con vetri oscurati che si usava per proteggere i giurati.
La politica e i media americani, ma anche italiani – tutti – , hanno subito cercato di razzializzare la vicenda, anche se nessuna – nessuna! – delle persone coinvolte era di colore.
Di più: il Rosenbaum, poco prima di aggredire Rittenhouse e morire, sarebbe stato registrato quella stessa sera mentre urlava ad alta voce la parola, ora divenuta dispregiativa, che inizia con la lettera «n».
Ma vediamo come riportano la notizia i giornali nostrani.
Screenshot fresca di poco fa, da Google notizie.
La parola «razza» è ovunque, anche se si tratta di una storia di un bianco che spara a tre bianchi – e tutti con cognomi germanofonici.
Nel frattempo, vi preghiamo di guardare il titolo di Fanpage, il sito napoletano che manda Saverio Tommasi nella mischia delle manifestazioni no green pass di Milano.
Un attimo, c’è un errore? Guardiamo il sito.
È titolato proprio così. «USA, la sentenza che fa discutere: Kyle Rittenhouse, che uccise 2 afroamericani, è stato assolto».
Ma è uno sbaglio dei titolisti? Leggiamo dentro: «Colpì diversi attivisti afroamericani (uno rimase feriti [sic], altri due restano uccisi) nel corso delle proteste seguite al ferimento lo scorso 23 agosto di Jacob Blake, un ventinovenne di colore». Corsivo nostro. Refuso loro.
Ma il sito partenopeo mica è solo: questo è l’autorevole Huffington Post.
Avete letto bene: «Sentenza choc a Kenosha, uccise due attivisti neri ma viene assolto». Corsivo notro
Vabbè, Affari italiani, che neppure ci dispiacciono, in realtà: «Kyle Rittenhouse assolto, uccise due attivisti neri a Kenosha»
Massì, Rittenhouse avrebbe ucciso due neri, come no. Ambedue bianchissimi, con cognome teutonico, piuttosto tipico in certa campagna rurale americana colonizzata dai contadini tedeschi tra il secondo Ottocento e i primi del Novecento.
Pazienza, non è possibile chiedere a Fanpage, Huffington Post e a chiunque altro di dirla giusta quando lo stesso presidente Biden aveva definito Kyle un «White Suprematist», un razzista bianco.
Don’t forget, Biden labeled a 17-year old Rittenhouse a “white supremacist.” Beyond shameful. pic.twitter.com/G1mA7XLqHj
— Rep. Dan Bishop (@RepDanBishop) November 19, 2021
Ora si attende che Kyle Rittenhouse quereli per diffamazione Biden, e potrebbe farlo – sempre che il tribunale lo dichiari «capace di intendere e di volere».
Nel frattempo, godiamoci questo momento: la Civiltà e chi la vuole difendere, per una volta, vincono sulla barbarie di chi brucia, devasta, violenta.
Kyle Rittenhouse libero!
Viva la Civiltà!
Immagine elaborazione screenshot da YouTube
Economia
Crolla una banca, si dimette il presidente paraguagio. Quando avverrà lo stesso in Italia?
Il presidente paraguaiano Santiago Peña si è dimesso dopo che il crollo di un importante istituto di credito, sostenuto da Peña e dal suo governo, ha scatenato proteste di massa.
Giovedì, in un videomessaggio, Peña ha annunciato le sue dimissioni, affermando di lasciare l’incarico «pensando alla stabilità del nostro Paese, alla pace sociale e alla necessità di preservare le nostre istituzioni democratiche». In precedenza, sempre giovedì, Peña aveva perso l’appoggio del suo partito di destra, il Colorado, ed era stato minacciato di impeachment dall’opposizione.
Mercoledì le proteste si sono trasformate in scontri per le strade di Asunción, dopo che la banca centrale paraguaiana ha posto Ueno Bank sotto amministrazione controllata, impedendo ai suoi 3 milioni di clienti di accedere ai propri conti. Ueno Bank, una società fintech relativamente nuova, opera solo dal 2023, ma secondo il suo sito web serve due terzi degli adulti in Paraguay.
La banca centrale ha annunciato che la Ueno Bank possedeva meno della metà del capitale legalmente richiesto per proteggere i depositanti e preservare la stabilità finanziaria. Ciò ha costretto Peña a promuovere una legge per la restituzione dei depositi, che, a suo dire, coprirà il 98% dei clienti interessati.
I legami personali di Peña con la banca, tuttavia, hanno alimentato l’ira dell’opinione pubblica. Peña è stato azionista della società madre di Ueno Bank fino al 2025, due anni dopo il suo insediamento, e ha depositato una somma stimata tra gli 800 e gli 850 milioni di dollari di fondi pubblici, di cui circa 380 milioni di dollari legati al fondo pensionistico e sanitario statale del Paraguay, sui conti di Ueno Bank.
Meno di due settimane dopo il suo insediamento, Peña ha nominato Carlos Carvallo, ex presidente della società predecessora di Ueno, a capo della Banca centrale.
Manifestanti e parlamentari dell’opposizione hanno accusato Peña di conflitto di interessi, uso improprio di fondi pubblici e insabbiamento di avvertimenti riguardanti le finanze della Banca di Ueno.
Il partito Colorado di Peña è la fazione dominante nella politica paraguaiana dalla fine degli anni Quaranta, governando il Paraguay come stato a partito unico dal 1947 al 1962 e ha sostenuto la dittatura di Alfredo Stroessner, appoggiata dagli Stati Uniti, dal 1954 fino alla sua caduta nel 1989. Il Peña ha coltivato stretti legami con il presidente statunitense Donald Trump, partecipando all’operazione militare di Trump contro i cartelli della droga caraibici e firmando l’anno scorso un accordo per accogliere i migranti respinti dagli Stati Uniti.
Peña è anche un fervente sostenitore di Israele. Nel 2024 ha trasferito l’ambasciata del Paraguay in Israele a Gerusalemme e ha promesso di appoggiare il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu sulla scena internazionale «a qualunque costo». Sotto la sua presidenza, il Paraguay ha votato contro tre risoluzioni delle Nazioni Unite che chiedevano un cessate il fuoco a Gaza dal 2023.
I parlamentari dell’opposizione hanno accusato il suo mentore politico, l’ex presidente Horacio Cartes, di aver acquistato il software spia «Pegasus» da Israele.
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Il partito Colorado rimane al potere dopo le dimissioni di Peña, con il vicepresidente Pedro Alliana pronto ad assumere la sua carica. Otto alti dirigenti di Ueno sono stati arrestati e oltre una ventina di funzionari e collaboratori della banca sono stati incriminati in relazione allo scandalo.
La domanda, a questo punto è: per il crollo delle banche italiane – ne abbiamo visti tanti, e dolorisissimi: per il risparmiatore e per il contribuente – quanti presidenti nostrani avrebbero dovuto dimettersi?
Invece niente: non si dimettevano nemmeno i presidenti delle banche della catastrofe. C’è da dire anche, alcune venivano salvate, alcune no, e chissà perché.
Nel frattempo, alti funzionari bancari cadono dalle finestre, ma tranquilli che si tratta certamente di suicidi.
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Immagine di Governo do Estado de São Paulo, CC BY 2.0, via Wikimedia
Politica
Trovato morto il ministro dell’economia bavarese anti-COVID
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Politica
Vance: elezioni perse a causa della guerra in Iran
Molti americani che hanno votato repubblicano alle elezioni presidenziali del 2024 sono passati ai democratici nelle elezioni di medio termine a causa della guerra all’Iran e delle relative rimostranze, ha affermato il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance.
Martedì i repubblicani hanno perso il controllo di entrambe le camere del Congresso, con i democratici che hanno vinto le elezioni per la Camera e il Senato persino in roccaforti tradizionali del GOP come il Texas. In un post su X, Vance ha avvertito che alcuni avrebbero tentato di «manipolare» l’opinione pubblica riguardo al risultato, anche se «la vera ragione della nostra sconfitta è ovvia per quasi tutti».
Il vicepresidente ha citato un sondaggio condotto tra gli elettori che avevano sostenuto Donald Trump e lui stesso nel 2024, ma che alle elezioni di medio termine avevano appoggiato i Democratici. Alla domanda su cosa i Repubblicani potessero fare per riconquistare il loro sostegno, gli intervistati hanno fornito quattro risposte principali: porre fine alla guerra con l’Iran, affrontare il problema del costo della vita, mettere l’America al primo posto e «cambiare il nostro rapporto con Israele».
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Alla fine di febbraio, Stati Uniti e Israele hanno attaccato congiuntamente l’Iran, sostenendo che Teheran fosse a poche settimane dall’acquisizione di armi nucleari. La decisione contraddiceva la promessa elettorale di Trump di non iniziare nuove guerre ed è stata ampiamente criticata in quanto considerata una priorità data agli interessi israeliani rispetto a quelli americani. Il conflitto irrisolto è costato a Washington decine di miliardi di dollari in spese militari dirette e ha sconvolto i mercati energetici globali, facendo aumentare i prezzi negli Stati Uniti.
Vance ha inoltre elogiato la conduttrice di Fox News Rachel Campos-Duffy, appoggiando il suo consiglio di porre fine alla guerra con l’Iran e difendendola dalle critiche di chi l’aveva accusata di antisemitismo. Da decenni, politici e gruppi di pressione filo-israeliani esercitano una notevole influenza sulla politica statunitense.
Le norme americane sul finanziamento delle campagne elettorali consentono spese praticamente illimitate da parte di alcune organizzazioni politiche, permettendo a gruppi come l’American Israel Public Affairs Committee (AIPAC) di promuovere politiche favorevoli a Israele operando come organizzazioni politiche nazionali anziché come entità di lobbying straniere registrate.
Le élite di entrambi i principali partiti statunitensi annoverano da tempo tra le loro fila personalità di spicco sostenitrici di Israele. L’ex presidente Joe Biden, ad esempio, si è ripetutamente e con orgoglio definito sionista.
Né i leader democratici né quelli repubblicani si sono dimostrati disposti ad accogliere la crescente opposizione pubblica alle politiche di Israele, soprattutto da quando lo Stato Ebraico ha lanciato la sua devastante campagna militare a Gaza in risposta all’incursione guidata da Hamas nell’ottobre del 2023. La sconfitta di Kamala Harris contro Trump nel 2024 fu in parte attribuita alla sua riluttanza a prendere le distanze dal sostegno di Biden alla campagna militare israeliana, che molti elettori democratici consideravano un genocidio in corso. Trump, dal canto suo, mobilitò i suoi sostenitori promettendo di dare priorità agli interessi americani.
Sebbene Trump abbia riconosciuto che la guerra con l’Iran sia stata un fattore determinante nella sconfitta elettorale dei repubblicani, non ha mostrato alcuna intenzione di abbandonare il conflitto e rimane aperto alla possibilità di intensificarlo.
Come riportato da Renovatio 21, a giugno Vance aveva criticato gli israeliani contrari all’accordo sul nucleare iraniano del presidente Trump, avvertendo che il Paese non può risolvere ogni problema di sicurezza con la violenza. All’epoca, praticamente l’intero arco politico israeliano, dall’opposizione ai falchi di governo, ha attaccato l’accordo trumpiano, con casi di aperta negazione di esso: il ministro della Sicurezza Itamar Ben Gvir, ha scritto su X «L’accordo di Trump non ci vincola. Israele non è soggetto agli Stati Uniti e siamo una nazione indipendente e sovrana!».
Come riportato da Renovatio 21, Vance in passato si era opposto al coinvolgimento degli USA nella guerra tra Iran e Israele. A marzo era emerso che l’Iran avrebbe preferito il cattolico JD Vance come negoziatore statunitense al posto degli ebrei Steve Witkoff e Jared Kushner.
Ad ottobre il Parlamento israliano votò una legge sulla sovranità israeliana sulla Cisgiordania (che lo Stato Ebraico chiama «Giudea e Samaria») proprio mentre il Vance era in visita. Il vicepresidente lamentò che si trattava di un «insulto» da parte della Knesset e una «stupida trovata politica». Nello stesso viaggio diplomatico, il Vance preferì visitare siti cristiani della Terra Santa invece che, come tutti i politici americani, andare a baciare il Muro del Pianto.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
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