Oligarcato
Klaus Schwab si incazza col board del WEF che lo ha accusato
Il fondatore del World Economic Forum risponde al mittente dopo che un’inchiesta sensazionale lo ha accusato di aver falsificato resoconti economici e fatturato oltre un milione di dollari di spese discutibili.
Klaus Schwab, l’87enne ideatore di Davos e degli incontri mondiali d’élite del WEF, domenica ha attaccato duramente il consiglio di amministrazione dell’organizzazione, accusandolo di aver violato un accordo di riservatezza lasciando che i media venissero a conoscenza delle accuse.
«Sono in grado di confutare tutte le accuse mosse contro di me», ha affermato Schwab in una dichiarazione dopo che il quotidiano svizzero SonntagsZeitung ha illustrato i risultati preliminari dell’indagine di uno studio legale.
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L’indagine, condotta dallo studio legale svizzero Homburger e ordinata dal consiglio direttivo del WEF, avrebbe scoperto che Schwab avrebbe interferito con le classifiche economiche più importanti del forum per favorire gli alleati politici ed evitare controversie, e ha presentato 900.000 franchi svizzeri (circa 930.000 euro) di spese che, secondo gli inquirenti, non erano adeguatamente giustificate.
Come riportato da Renovatio 21, tre mesi fa Schwab era finito sotto inchiesta da parte dello stesso suo WEF dopo che un informatore aveva denunciato una cattiva condotta finanziaria ed etica.
In una lettera anonima inviata al consiglio di amministrazione da «attuali ed ex dipendenti del Forum», Schwab e sua moglie sono accusati di aver mescolato i loro affari personali con le risorse del WEF senza un’adeguata supervisione, e molto altro ancora.
Tra le accuse più gravi vi sarebbe il fatto Schwab chiese ai suoi dipendenti più giovani di prelevare migliaia di dollari dagli sportelli bancomat per suo conto e utilizzò i fondi del Forum per pagare massaggi privati in camera negli hotel. Sua moglie Hilde, ex dipendente del Forum, avrebbe organizzato riunioni «simboliche» finanziate dal Forum per giustificare viaggi di lusso a spese dell’organizzazione.
La lettera solleva anche preoccupazioni su come Klaus Schwab ha trattato le dipendenti donne e su come la sua leadership per decenni avrebbe permesso che casi di molestie sessuali e altri comportamenti discriminatori rimanessero incontrollati sul posto di lavoro.
Altre accuse includono l’uso da parte della famiglia Schwab di Villa Mundi, una proprietà di lusso acquistata prima della pandemia dal Forum e situata accanto alla sede centrale dell’organizzazione a Ginevra. Secondo la lettera della «gola profonda», Hilde Schwab avrebbe uno stretto controllo su di essa e il Forum avrebbe pagato per la ristrutturazione, sempre sotto la supervisione di Hilde.
Schwab afferma di aver restituito al WEF i suddetti «massaggi in camera» e ha negato le accuse sui viaggi di lusso e sul prelievo di fondi.
Secondo il WEF, il suo consiglio di amministrazione ha sostenuto all’unanimità la decisione di avviare un’indagine indipendente «a seguito di una lettera di un informatore contenente accuse contro l’ex presidente Klaus Schwab. Questa decisione è stata presa dopo aver consultato un consulente legale esterno».
Schwab si è dimesso bruscamente dal WEF ad aprile, dopo la diffusione delle accuse. Non è ancora stato nominato un sostituto.
Sulla stampa ora si sostiene che Schwab sia intervenuto personalmente per modificare il Rapporto sulla Competitività Globale del WEF al fine di proteggere i legami con leader chiave come il premier indiano Narendra Modi. Nel 2017, Schwab avrebbe ordinato di rinviare la pubblicazione delle classifiche per evitare di inasprire i rapporti con l’India, il cui punteggio ha subito un calo. Avrebbe anche consigliato di astenersi dal migliorare la classifica del Regno Unito per evitare di dare munizioni ai sostenitori della Brexit.
In un altro incidente riportato, che sarebbe avvenuto nel 2022, Schwab avrebbe condiviso la bozza delle classifiche con un funzionario nazionale anonimo, la cui posizione era scivolata, spingendo per cancellare completamente il rapporto di quell’anno. Il WEF ha successivamente attribuito la cancellazione alle interruzioni legate al COVID.
Schwab sostiene di essere stato ingannato, dicendo di essersi offerto di sostenere un’intervista con gli inquirenti il 15 luglio e di aver ricevuto la promessa di avere la possibilità di esaminare i risultati prima che venissero pubblicate le conclusioni.
«In questo senso mi sento ingannato», ha detto. «Sono disposto a difendere i miei interessi con tutte le mie forze, anche nel contesto di una controversia legale».
Contattato dalla testata neoeboracena Bloomberg, il WEF è rimasto a bocca cucita, affermando solo che avrebbe rilasciato dichiarazioni una volta conclusa l’indagine, probabilmente entro la fine di agosto.
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Le rivelazioni di domenica alimentano una battaglia già accesa tra Schwab e i suoi ex colleghi. Solo poche settimane fa, il WEF e il suo fondatore hanno rilasciato una dichiarazione congiunta in cui affermavano di stare lavorando per «normalizzare» il loro rapporto teso. Ora che le accuse di manipolazione dei dati e di spese eccessive sono divenute pubbliche, questa distensione appare sempre più instabile.
Lo Schwabbo si era dimesso dalla carica di presidente WEF ad aprile.
Come riportato da Renovatio 21, le sue dimissioni dal vertice del WEF erano già state annunziate tempo fa, con il potere che parrebbe ora passare dinasticamente ai figli.
Il Klaus aveva manifestato la sua intenzione di dimettersi lo scorso anno, affermando che avrebbe ceduto le funzioni esecutive a un team guidato da Borge Brende, ex ministro degli esteri norvegese e presidente del Forum dal 2017. Schwab ha trascorso 54 anni al Forum, dalla sua fondazione nel 1971.
Le polemiche hanno perseguitato Schwab negli ultimi mesi. L’anno scorso, il Wall Street Journal ha riferito che il consiglio del Forum stava lavorando con uno studio legale per indagare sulla cultura del suo posto di lavoro, dopo le accuse di una «cultura di molestie» e discriminazione all’interno dell’organizzazione.
A marzo, il Forum ha affermato che gli avvocati esterni che hanno indagato sulle accuse hanno scoperto che non era stata commessa alcuna violazione legale e che le accuse di cattiva condotta contro lo stesso Schwab non erano vere.
Schwab è noto per aver lanciato l’idea del «Grande Reset» a seguito della pandemia: si tratta di una riformulazione della società umana che prima chiamava «Quarta Rivoluzione Industriale», e ora negli ultimi tempi «Era Intelligente»: il «professore», come si fa chiamare, ricicla il concetto ogni quattro anni, sembra. La sostanza, tuttavia, pare essere sempre la stessa: una riforma radicale dell’umanità, che va sottomessa ad un sistema macchinale che la controlla e la diriga.
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Immagine di Foundations World Economic Forum via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
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La «Davos nel deserto» cancellata a causa della guerra
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Gola profonda del caso Epstein trovato morto in Tailandia
Simon Andriesz, ex dirigente di BGC Partners, la società internazionale di intermediazione finanziaria fondata e diretta dall’attuale segretario del commercio USA Howard Lutnick prima della nomina da parte del presidente Donald Trump, è deceduto il mese scorso in Thailandia. Lo riporta la BBC.
All’inizio di quest’anno Andriesz aveva segnalato alla Financial Conduct Authority (FCA), all’FBI e ad altri organismi di controllo le prove che diceva di aver trovato sui legami commerciali tra Epstein e Lutnick, gettando dubbi sulle dichiarazioni pubbliche di Lutnick sui rapporti con il defunto criminale sessuale.
Un gruppo di parlamentari britannici ha ora affermato che la sua morte solleva «interrogativi profondamente inquietanti» sul trattamento riservato ai gola profonda che si rivolgono alla FCA per segnalare illeciti e sulle ritorsioni che possono seguirne.
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La famiglia ha dichiarato che Andriesz si è tolto la vita il 23 settembre e che non vi sono indizi di un atto criminoso.
Secondo quanto riportato, l’uomo avrebbe scoperto prove secondo cui Lutnick avrebbe cercato, per usare le sue parole, di «comprare un principe», offrendosi nel 2013 di entrare in affari con Andrew Mountbatten-Windsor e di usare i contatti dell’ex principe per attrarre investimenti, in cambio di un prestito di 1 milione di sterline. BGC ha dichiarato alla BBC che la proposta di joint venture non è andata in porto.
Aveva inoltre presentato alla FCA prove a sostegno delle accuse di cattiva condotta presso la precedente società di Lutnick, tra cui l’accusa che denaro del fondo commissioni destinato ai bonus dei broker sia stato «sottratto» per scopi impropri, accusa che la società ha respinto.
Settimane prima della morte, a un evento pubblico con parlamentari, informatori e attivisti che chiedevano una regolamentazione più equa, Andriesz disse di sentirsi «profondamente deluso» e di aver vissuto un «vero inferno» a causa della FCA, alla quale aveva inviato prove di quella che considerava una ritorsione per aver denunciato irregolarità di BGC e dei suoi avvocati.
In precedenza la FCA gli aveva comunicato che non vi erano «prove sufficienti» per concludere che vi fosse stata una ritorsione, conclusione che, a suo avviso, rendeva più difficile vincere una causa contro BGC in tribunale. BGC aveva dichiarato alla BBC di avere politiche rigorose a tutela dei whistleblower e aveva negato ritorsioni nei suoi confronti.
John McDonnell, deputato del partito laburista britannico e presidente del Gruppo parlamentare interpartitico (APPG) sulle frodi finanziarie e sui servizi finanziari più equi, ha definito la morte di Andriesz una «tragedia profonda e prevenibile», affermando che gli informatori sono «una parte essenziale del sistema di regolamentazione finanziaria» e ha avvertito che l’integrità del sistema ne risentirebbe se le persone non credessero di essere «trattate correttamente, protette adeguatamente e ascoltate seriamente». Il gruppo di parlamentari ha chiesto alla FCA di incaricare una parte indipendente di valutare la gestione dei casi di denuncia.
A luglio Andriesz aveva detto a parlamentari e attivisti che la FCA era stata pienamente informata di altre gravi accuse già nel 2018, accusandola di inerzia. La FCA ha dichiarato alla BBC di aver agito in seguito alle accuse e ha richiamato un ordine di supervisione emesso sulla base delle sue informazioni. Secondo Andriesz, però, si trattava di poco più di una «pacca sulla spalla» da parte delle autorità, e ciò rendeva più difficile presentare una denuncia per ritorsione contro BGC.
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Più tardi, quello stesso mese, in una riunione del gruppo Transparency Task Force, ha detto che la FCA non adempiva ai suoi obblighi verso il pubblico e gli informatori, limitandosi a «fare promesse di facciata» su norme e regolamenti.
«Protegge l’istituzione e allo stesso tempo espone chi denuncia a ritorsioni estreme e a conseguenze devastanti per la sua vita e quella della sua famiglia», ha affermato.
La FCA ha comunicato alla BBC la nomina di un nuovo direttore non esecutivo del consiglio, Lea Paterson, ex direttrice della Banca d’Inghilterra, con il compito di indagare sul trattamento riservato ad Andriesz e sulla gestione delle sue denunce.
Un portavoce della FCA ha dichiarato: «Siamo profondamente addolorati per la scomparsa del signor Andriesz. I nostri pensieri vanno alla sua famiglia e ai suoi amici». «Dopo aver espresso le nostre condoglianze, abbiamo chiesto a Lea Paterson, che è appena entrata a far parte del nostro consiglio di amministrazione come amministratrice non esecutiva, di esaminare il modo in cui abbiamo interagito con il signor Andriesz per trarne insegnamenti utili per il futuro».
Andriesz aveva espresso la sua amarezza e il suo timore in un tweet del 9 agosto.
I am the British whistleblower who reported evidence concerning Howard Lutnick, his links to Jeffrey Epstein, and Cantor Fitzgerald and BGC to the FBI in 2020–21.
Listen to the BBC File on 4 documentary about my whistleblower story:
https://t.co/rLRDnZA4Dv
BBC News:
https://t.co/DdNNOosnKL
I later shared evidence with the House Oversight Committee, which subsequently questioned Lutnick behind closed doors.
My disclosures also contributed to regulatory action in the US and UK, including a £96m HMRC tax assessment relating to BGC’s partnership scheme. I believe the true tax exposure is substantially higher.
I also reported to the FBI and financial regulators matters involving Cantor Fitzgerald’s Relief Fund and BGC/Cantor’s annual 9/11 Charity Day.
The personal consequences of whistleblowing, and the retaliation I say followed, have been devastating for my family and me.
Mother Jones previously reported that documents I uncovered revealed a years-long business tie between Howard Lutnick, Cantor Fitzgerald and Jeffrey Epstein through AdFin, including a 2018 exchange in which Lutnick and Epstein discussed the company directly:
https://t.co/aRdn302v4i
https://t.co/aRdn302v4iFollow me here on X and on LinkedIn. I intend to share more of the evidence and the story behind what happened.
— Simon Andriesz (@SAndriesz) August 9, 2026
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«Sono l’informatore britannico che nel 2020-2021 ha segnalato all’FBI prove riguardanti Howard Lutnick, i suoi legami con Jeffrey Epstein, Cantor Fitzgerald e BGC» scriveva il banchiere.
«In seguito ho condiviso le prove con la Commissione di Vigilanza della Camera, che ha poi interrogato Lutnick a porte chiuse. Le mie rivelazioni hanno anche contribuito ad azioni regolamentari negli Stati Uniti e nel Regno Unito, tra cui un accertamento fiscale di 96 milioni di sterline da parte dell’HMRC (l’agenzia delle entrate britannica) relativo al piano di partnership di BGC. Credo che la reale esposizione fiscale sia sostanzialmente più elevata. Ho anche segnalato all’FBI e alle autorità di vigilanza finanziaria questioni riguardanti il Fondo di Soccorso di Cantor Fitzgerald e la Giornata di Beneficenza annuale dell’11 settembre organizzata da BGC/Cantor».
«Le conseguenze personali della denuncia e le ritorsioni che, a mio avviso, ne sono seguite, sono state devastanti per me e la mia famiglia» notava l’uomo ora morto.
Il giornalista americana Tucker Carlson ha di recente iniziato a porsi domande sulla nomina a segretario del Commercio di Lutnick, che è di origine ebraica, suggerendo che essa possa essere avvenuta dopo il fallito attentato di Butler contro Donald Trump e che possa essere collegata in qualche modo a Miriam Adelson, vedova dell’ultramiliardario magnate ebreo sionista dei casinò di Las Vegas Sheldon Adelson, che avrebbe donato a Trump più di 200 milioni di dollari.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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