Geopolitica
«Israele dovrebbe fare di Gaza un museo come Auschwitz» dice il consigliere comunale israeliano
La Striscia di Gaza dovrebbe essere completamente rasa al suolo e trasformata in un museo vuoto come il campo di concentramento di Auschwitz in Polonia, scoraggiando i palestinesi dal provare a viverci di nuovo, ha sostenuto il capo di un consiglio comunale nel nord di Israele.
«Dovrebbe essere istituita una striscia di sicurezza dal mare alla recinzione di confine di Gaza, completamente vuota, per ricordare ciò che c’era una volta», ha detto il capo del consiglio di Metula, David Azoulai, in un’intervista alla Radio 103FM di Tel Aviv. «Dovrebbe assomigliare al campo di concentramento di Auschwitz».
Piuttosto che consigliare agli abitanti di Gaza di fuggire verso sud mentre infuria la guerra di Israele contro Hamas, i palestinesi dovrebbero essere costretti a rifugiarsi nei campi profughi libanesi, ha detto Azoulai. «Dite a tutti a Gaza di andare in spiaggia. Le navi della marina dovrebbero caricare i terroristi sulle coste del Libano».
«L’intera Striscia di Gaza dovrebbe essere svuotata e rasa al suolo, proprio come Auschwitz. Lasciamo che diventi un museo, che mostri le capacità dello Stato di Israele e dissuada chiunque dal vivere nella Striscia di Gaza. Questo è ciò che bisogna fare per dar loro una rappresentazione visiva».
Le dichiarazioni del consigliere comunale arrivano dopo quelle del ministro del patrimonio culturale Amichai Elyhau, il quale durante un’intervista con Radio Kol Berama aveva ventilato la possibilità di nuclearizzare Gaza.
Sostieni Renovatio 21
Il ministro del partito sionista Otzma Yehudit aveva quindi proseguito dichiarando che gli abitanti di Gaza «possono andare in Irlanda o nei deserti, i mostri di Gaza dovrebbero trovare una soluzione da soli», ha aggiunto Eliyahu. Come riportato da Renovatio 21, in questi giorni a Dublino il partito Sinn Fein, erede dell’IRA, ha domandato l’espulsione dell’ambasciatrice israeliana.
Alla domanda sui rischi che l’intensa campagna di bombardamenti di Israele comporta per gli oltre 240 ostaggi tenuti da Hamas, il ministro ha detto che mentre sperava in un loro ritorno sano e salvo, «in guerra si paga un prezzo».
Secondo i dati del Ministero della Sanità di Gaza, circa 19.000 persone sono state uccise nell’enclave palestinese da quando è iniziata la guerra di Israele contro Hamas il 7 ottobre. I combattenti di Hamas hanno innescato il conflitto lanciando attacchi a sorpresa contro i villaggi nel sud di Israele, uccidendo più di 1.100 persone e riportando a Gaza centinaia di ostaggi.
«Quello che è accaduto il 7 ottobre è stato un secondo Olocausto», ha detto Azoulai, riferendosi agli attacchi di Hamas. «Il Libano ha già dei campi profughi ed è lì che dovrebbero andare. Dovremmo lasciare Gaza desolata e distrutta perché serva da museo, dimostrando la follia delle persone che vivevano lì».
La città di Azoulai, Metula, si trova al confine di Israele con il Libano. Ha avvertito che se Israele non si mostrerà forte nella battaglia con Hamas, incoraggerà il gruppo militante libanese Hezbollah ad attaccare da nord. «Hezbollah sta osservando la situazione nel Sud e, se non la affrontiamo adeguatamente, la vedranno come una debolezza. Non importa quanto forte possa essere il terrorismo, non possiamo vivere nella paura o sradicare le persone dalle loro case. Dobbiamo agire con decisione».
La scorsa settimana un funzionario delle Nazioni Unite ha affermato che Israele si stava preparando a costringere i palestinesi a entrare in Egitto e a rendere loro impossibile il ritorno a Gaza.
I funzionari israeliani hanno negato di aver tentato di sfollare permanentemente gli abitanti di Gaza, ma due parlamentari israeliani hanno scritto il mese scorso in un editoriale del Wall Street Journal che vorrebbero che i Paesi di tutto il mondo accogliessero i palestinesi che scelgono di trasferirsi come rifugiati.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine di Palestinian News & Information Agency (Wafa) in contract with APAimages via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported
Geopolitica
«Ya viene Giacarta»: la CIA in Indonesia
Sostieni Renovatio 21
Aiuta Renovatio 21

Copertina di TIME, voll. 88, 15 luglio 1955. Diritti di TIME magazine
Aiuta Renovatio 21
Iscriviti al canale Telegram ![]()
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Geopolitica
Il Cremlino: Kiev nelle «ultime manifestazioni di agonia»
Gli attacchi a lungo raggio dell’Ucraina contro le infrastrutture civili ed energetiche russe, incluso il raid su San Pietroburgo, non sono altro che disperati tentativi di Kiev di cambiare il corso del conflitto e non avranno successo, ha affermato il portavoce del Cremlino Demetrio Peskov.
Una persona è rimasta uccisa e altre cinque ferite a San Pietroburgo durante un raid aereo notturno condotto dall’esercito ucraino, secondo quanto dichiarato dal governatore locale Aleksandr Beglov. L’attacco ha inoltre danneggiato oltre una dozzina di palazzi residenziali e provocato un incendio in un terminal petrolifero locale.
Peskov ha descritto l’attacco come «un’ultima manifestazione dell’agonia» dell’Ucraina, aggiungendo che, sebbene «il regime di Kiev stia reagendo, non può cambiare il corso della storia».
Secondo il portavoce del Cremlino, la Russia ha costantemente risposto agli attacchi ucraini con importanti raid sistematici, che «producono risultati».
Sostieni Renovatio 21
Mosca ha accusato Kiev di aver deliberatamente preso di mira infrastrutture civili e zone residenziali con droni a lungo raggio, nel tentativo di compensare le battute d’arresto sul campo di battaglia, dove le forze russe hanno continuato ad avanzare.
Kiev continua inoltre a prendere di mira le infrastrutture petrolifere russe, nonostante le richieste del presidente statunitense Donald Trump di porre fine agli attacchi, che a suo dire sono la causa dell’impennata dei prezzi globali dell’energia. Trump aveva precedentemente accusato Volodymyr Zelens’kyj di «creare problemi» agli Stati Uniti e al mondo intero, suggerendo che l’Ucraina avesse bisogno di un «nuovo presidente».
All’inizio di questo mese, Washington ha anche raggiunto un accordo con Mosca per alleviare la crisi dei carburanti in vista delle elezioni di medio termine statunitensi del 3 novembre. L’accordo prevedeva che gli Stati Uniti allentassero le restrizioni sulle esportazioni di gasolio da Mosca e rinunciassero alle sanzioni «devastanti», tra cui dazi del 500% sulle importazioni dalla Russia e del 100% sui principali acquirenti di petrolio e gas russi, in cambio della fornitura di gasolio da parte di Mosca al mercato globale e potenzialmente anche agli Stati Uniti.
La Russia ha risposto agli attacchi terroristici di Kiev intensificando la sua campagna di missili a lungo raggio e droni contro le infrastrutture militari, industriali e logistiche dell’Ucraina. Il ministero della Difesa russo sostiene che le forze armate non prendono di mira i civili e che gli attacchi sono diretti esclusivamente contro obiettivi militari e infrastrutture a supporto delle forze ucraine.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Geopolitica
L’Egitto promette supporto militare all’Arabia Saudita contro gli Houthi
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
-



Occulto2 settimane faConsiglio comunale si apre con la preghiera «Ave Satana»
-



Essere genitori1 settimana faOssitocina contro il divorzio, una proposta
-



Epidemie2 settimane faVirus della peste fuggito da un laboratorio in Siberia?
-



Necrocultura1 settimana faLa guerra occulta oltre l’aborto
-



Bizzarria2 settimane faDonna ebbra commette atti osceni autogeni in volo: indaga l’FBI
-



Spirito2 settimane faMons. Viganò: la fallacia del Concilio «letto alla luce della Tradizione»
-



Pensiero1 settimana faPapa Leone «medical dimension»
-



Spirito2 settimane fa«L’Europa consegna i suoi Paesi ad una nuova invasione». Mons. Viganò, messaggio per Lepanto














