Geopolitica
Israele accusa Lukashenko di antisemitismo
Il presidente bielorusso Alexander Lukashenko è stato criticato da Israele per aver insinuato che un numero sproporzionato di funzionari coinvolti negli scandali di corruzione nel suo paese siano di etnia ebraica.
Il ministro degli Esteri israeliano Israel Katz ha dichiarato domenica che le osservazioni di Lukashenko sono «inaccettabili», «oltraggiose» e suonano chiaramente «antisemite». Il rimprovero è arrivato il giorno dopo che il leader bielorusso aveva inveito durante una riunione del governo riguardo ad uno scandalo che coinvolgeva decine di persone, tra cui l’ex ministro dell’Agricoltura Igor Brylo.
«Ci sono 36 persone in una lista coinvolta nella corruzione», aveva detto Lukashenko al Consiglio dei ministri a Minsk. «Mi spiace, non mi considero antisemita, ma più della metà di loro sono ebrei. Hanno un ruolo speciale, privilegiato, che rubano e non pensano al loro futuro? Hanno privilegi?»
«Tutte le persone che vivono in Bielorussia dovrebbero essere uguali: ebrei, bielorussi, ucraini, russi e polacchi» aveva aggiunto il presidente.
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Il Katz ha detto al Jewish News Syndicate che il capo dell’ufficio Eurasia del suo ministero, Yuval Fuchs, aveva presentato una denuncia sull’incidente all’ambasciatore bielorusso in Israele.
Lukashenko ha nominato Brylo suo assistente presidenziale e ispettore per la regione di Vitebsk nel luglio 2023, trasferendolo dal ministero dell’Agricoltura. Il presidente ha rimosso Brylo dal suo nuovo incarico lo scorso novembre, citando «un reato incompatibile con il servizio civile». Un articolo apparso sui media ha suggerito che il caso era legato a un presunto schema di corruzione nell’industria lattiero-casearia del paese.
Funzionari israeliani hanno precedentemente accusato Lukashenko di commenti antisemiti, incluso un incidente del 2007 in cui disse ai giornalisti che gli ebrei permettevano che i luoghi in cui vivevano cadessero nell’abbandono. Riferendosi alla città bielorussa di Bobruisk, ha affermato che i residenti ebrei l’hanno trasformata in un «porcile»: «questa è stata fondata come città ebraica, e tu sai come gli ebrei trattano i luoghi in cui vivono».
Israele ha risposto presentando una denuncia all’ambasciatore bielorusso, evitando di richiamare il suo inviato a Minsk.
Lukashenko è stato nuovamente rimproverato dal governo israeliano dopo aver affermato nel luglio 2021 che il mondo intero era stato costretto a «inginocchiarsi» davanti al popolo ebraico a causa dell’Olocausto.
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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0), immagine tagliata.
Geopolitica
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Geopolitica
Il vicepresidente USA Vance: Israele non può «risolvere ogni crisi con la violenza»
Il vicepresidente statunitense JD Vance ha criticato gli oltranzisti israeliani contrari all’accordo sul nucleare iraniano del presidente Donald Trump, avvertendo che il Paese non può risolvere ogni problema di sicurezza con la violenza.
Le dichiarazioni di Vance sono giunte mentre il premier israeliano Benjamino Netanyahu si rifiutava di ritirare le truppe dal Paese confinante a nord, nonostante il memorandum d’intesa tra Stati Uniti e Iran, recentemente firmato, che prevede la fine delle ostilità su tutti i fronti, Libano compreso.
«Qual è la vostra proposta precisa?» ha detto ieri Vance all’editorialista del New York Times Ross Douthat, rispondendo ai falchi israeliani critici dell’accordo. «Siete un Paese di nove milioni di persone. Non potete risolvere ogni singolo problema di sicurezza nazionale con la violenza».
WATCH: JD Vance blasts Ben-Gvir and Smotrich:
You’ve seen people in their system, Ben-Gvir and Smotrich, who’ve attacked the deal.
And I guess my response to them would be: What is your exact proposal?
You’re a country of 9 million people. You can’t just kill your way out of… pic.twitter.com/S1V2bEwGBX
— Clash Report (@clashreport) June 18, 2026
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Vance ha esortato Israele a dare una possibilità alla diplomazia e a mostrare «un po’ di credito» a Washington, e ha messo in guardia i funzionari israeliani dal criticare pubblicamente Trump per l’accordo, affermando che il presidente degli Stati Uniti rimane uno dei pochi sostenitori affidabili di Israele.
Netanyahu, tuttavia, ha insistito sul fatto che le truppe israeliane rimarranno nel Libano meridionale finché Israele lo riterrà necessario. «Ripristineremo la sicurezza nel nord», ha affermato giovedì, sostenendo che ciò richiede il mantenimento di una «striscia di sicurezza» nel Libano meridionale.
Poco prima delle dichiarazioni di Netanyahu, le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno pubblicato una nuova mappa che mostra un’area occupata estesa per circa 10 km in territorio libanese. Il ministro della Difesa Israel Katz aveva precedentemente affermato che le forze israeliane sarebbero rimaste in Libano, Siria e Gaza finché necessario.
Questa posizione pone Netanyahu in contrasto con il memorandum d’intesa tra Stati Uniti e Iran, che a quanto pare chiede la cessazione immediata e definitiva delle operazioni militari su tutti i fronti e include un esplicito riferimento al rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale del Libano.
The IDF is deployed in the Security Zone, ~10 km inside Lebanese territory, due to operational requirements.
IDF soldiers will continue to remove threats and strengthen the defense of Israel’s northern residents. pic.twitter.com/jQQPCSAeIe
— Israel Defense Forces (@IDF) June 18, 2026
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Le autorità iraniane hanno avvertito che la continuazione degli attacchi o dell’occupazione israeliana in Libano sarebbe considerata una violazione degli impegni assunti da Washington nell’ambito del memorandum d’intesa.
«Se gli attacchi del regime israeliano contro il Libano dovessero continuare, ciò sarà considerato una violazione degli impegni assunti dall’altra parte nell’ambito del memorandum d’intesa», ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri Esmaeil Baghaei, ribadendo che Teheran non separa gli Stati Uniti da Israele nell’attuazione dell’accordo.
Lo stesso Trump ha recentemente criticato l’approccio di Israele nei confronti del Libano, anche in accese telefonate con Netanyahu, pur mantenendo un sostegno più generale a Israele. «Non è necessario demolire un condominio ogni volta che si cerca qualcuno, perché in quei condomini vivono molte persone, e non sono tutti membri di Hezbollah», ha detto Trump all’inizio di questa settimana.
Come riportato da Renovatio 21, praticamente l’intero arco politico israeliano, dall’opposizione ai falchi di governo, ha attaccato l’accordo trumpiano, con casi di aperta negazione di esso: il ministro della Sicurezza Itamar Ben Gvir, ha scritto su X «L’accordo di Trump non ci vincola. Israele non è soggetto agli Stati Uniti e siamo una nazione indipendente e sovrana!».
Il ministro della Difesa Israel Katz ha cercato di adottare una linea più dura promettendo che l’IDF rimarrà nelle zone di sicurezza in Libano, Siria e Gaza «a tempo indeterminato». Tuttavia il coro più forte, proveniente da Bennett, dall’ala più conservatrice e da parte dell’opposizione, è che solo una nuova leadership – o almeno una rottura completa con l’approccio di Netanyahu – possa realizzare la campagna aggressiva su più fronti che ritengono necessaria.
Come riportato da Renovatio 21, Vance in passato si era opposto al coinvolgimento degli USA nella guerra tra Iran e Israele. A marzo era emerso che l’Iran avrebbe preferito il cattolico JD Vance come negoziatore statunitense al posto degli ebrei Steve Witkoff e Jared Kushner.
Ad ottobre il Parlamento israliano votò una legge sulla sovranità israeliana sulla Cisgiordania (che lo Stato Ebraico chiama «Giudea e Samaria») proprio mentre il Vance era in visita. Il vicepresidente lamentò che si trattava di un «insulto» da parte della Knesset e una «stupida trovata politica». Nello stesso viaggio diplomatico, il Vance preferì visitare siti cristiani della Terra Santa invece che, come tutti i politici americani, andare a baciare il Muro del Pianto.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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