Guerra cibernetica
Importanti fughe di dati del governo britannico emergono sul dark web
Una grave violazione della sicurezza informatica del governo britannico ha compromesso centinaia di password, sollevando preoccupazioni su vulnerabilità più profonde. Lo riporta The Independent. Gli esperti di sicurezza informatica hanno avvertito che tali fughe di dati potrebbero rappresentare una seria minaccia per la sicurezza pubblica e le infrastrutture critiche.
Il rapporto di NordStellar, piattaforma di gestione delle minacce che monitora il dark web, rivela che nell’ultimo anno oltre 700 indirizzi e-mail con relative password, appartenenti a nove domini governativi, sono stati esposti sul dark web.
Tra i dipartimenti più colpiti figurano il ministero della Giustizia, il dipartimento del Lavoro e delle Pensioni e il Ministero della Difesa. Inoltre, il rapporto segnala nove tentativi di vendita di documenti classificati legati alle operazioni militari del Regno Unito e della NATO.
Nell’ultimo anno, sono stati compromessi anche dati di accesso di altri enti, tra cui il ministero degli Interni, il ministero degli Esteri, del Commonwealth e dello Sviluppo, il Dipartimento dei Trasporti, il Parlamento del Regno Unito, il Dipartimento della Salute e dell’Assistenza Sociale e l’HM Revenue and Customs.
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Vakaris Noreika, responsabile di prodotto di NordStellar, ha dichiarato al giornale che queste fughe potrebbero consentire agli hacker di accedere a sistemi sensibili, come registri di polizia, reti infrastrutturali e database con informazioni personali dei cittadini. L’esperto ha chiesto un intervento urgente per colmare le gravi lacune nella sicurezza informatica.
Gareth Mott, analista del Royal United Services Institute, ha sottolineato che i dati trapelati potrebbero avere un impatto significativo sulla sicurezza nazionale, sulla fiducia pubblica e sull’economia, a seconda della loro natura e del modo in cui vengono sfruttati.
«Basta che un singolo account sia ancora attivo per diventare un punto di ingresso per un attacco», ha affermato Mott.
Negli ultimi anni, il Regno Unito ha subito un aumento di attacchi informatici di alto profilo. All’inizio di quest’anno, la Legal Aid Agency è stata violata, esponendo anni di dati personali. A giugno, l’HMRC ha rivelato che 47 milioni di sterline (54,12 milioni di euro) sono stati sottratti tramite attacchi di phishing ai conti dei contribuenti. Anche grandi aziende private come M&S, Jaguar Land Rover e Co-op hanno subito violazioni rivendicate da gruppi ransomware attivi sul dark web.
A gennaio, l’Ufficio nazionale di revisione contabile ha lanciato l’allarme, sottolineando che i dipartimenti governativi sono in ritardo sulla sicurezza informatica, definendo la minaccia nazionale «grave e in rapida evoluzione».
Come riportato da Renovatio 21, due anni fa un rapporto parlamentare ha stabilito che la Gran Bretagna rischia un attacco informatico «catastrofico» «in qualsiasi momento».
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Guerra cibernetica
Attacco cibernetico blocca una centrale elettrica britannica
Una piccola centrale elettrica britannica è stata messa fuori servizio a causa di un attacco informatico, e le autorità del Regno hanno accusato un gruppo di hacker legato all’Iran. Lo riporta il quotidiano britannico Telegraph.
In Gran Bretagna, decine di piccole centrali elettriche sono collegate alla rete nazionale, molte delle quali alimentate a gas e in funzione solo per poche ore alla settimana. Il giornale non ha specificato quale struttura fosse stata presa di mira, ma ha osservato che era rimasta fuori servizio per quattro giorni a luglio.
Secondo quanto riferito, le autorità avrebbero informato il Centro nazionale per la sicurezza informatica, un organo che si interfaccia con il pubblico presso il quartier generale delle comunicazioni governative, avrebbero tenuto briefing di emergenza per i dirigenti delle compagnie energetiche e inviato alle aziende linee guida sul rafforzamento delle misure di sicurezza.
Secondo il Telegraph, l’incidente è coinciso con una serie di attacchi informatici contro le infrastrutture idriche negli Stati Uniti, che hanno colpito impianti in 12 Stati. All’inizio di questo mese, la CBS News ha citato fonti secondo cui oltre 30 sistemi idrici comunitari sarebbero stati colpiti e che gli attacchi potrebbero essere collegati a hacker sostenuti dall’Iran.
Secondo quanto riportato, alcune aziende di servizi pubblici hanno perso funzionalità di controllo remoto essenziali, costringendo gli operatori a passare alla modalità manuale. In diversi casi, gli hacker sono riusciti ad accedere da remoto a pompe, valvole e alla pressione dell’acqua.
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Le agenzie di Intelligence occidentali hanno ripetutamente affermato che le infrastrutture nazionali critiche e gli enti governativi sono costantemente minacciati da hacker provenienti da Iran, Corea del Nord, Cina e Russia – accuse che le autorità di ciascun Paese hanno respinto.
Come riportato da Renovatio 21, un rapporto parlamentare britannico di fine 2023 lanciava l’allarme sul fatto che il Regno britannico è vulnerabile a un attacco informatico «catastrofico» che potrebbe paralizzare ampie sezioni delle sue infrastrutture più critiche. Secondo il documento governativo, i sistemi IT britannici sono vulnerabili agli attacchi informatici «perché si basano su vecchi sistemi IT», per cui sarebbero necessari maggiori investimenti per prevenire una grave crisi causata da attacchi ransomware, «in particolare da parte di gruppi legati a Mosca, Pechino e Pyongyang».
Come riportato da Renovatio 21, molteplici allarmi per una ventura ciber-pandemia sono venuti dal World Economic Forum di Davos.
Il guru WEF Klaus Schwab varie volte ha parlato apertis verbis di un attacco informatico per il collasso sistemico totale, un evento catastrofico che toglierà internet – i cui blackout già aumentano in tutto il mondo – mettendo in ginocchio il pianeta. Il danno, tuttavia potrebbe andare ben al di là di Internet.
Come riportato da Renovatio 21, nel 2024 il presidente del comitato militare della NATO, l’ammiraglio Rob Bauer, ha dichiarato che un attacco su larga scala contro un membro della NATO, sponsorizzato dallo Stato, potrebbe far scattare la clausola di difesa collettiva prevista dall’articolo 5 del blocco atlantico e provocare una risposta militare.
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