Politica
Impeachment per il presidente sudcoreano: aveva indetto la legge marziale
Venerdì la Corte costituzionale della Corea del Sud ha formalmente estromesso l’ex presidente Yoon Suk Yeol a causa della sua controversa decisione di imporre la legge marziale alla fine dell’anno scorso.
Il verdetto unanime ha confermato la decisione del parlamento di mettere sotto accusa il presidente, che ha fatto sprofondare il Paese nel caos politico.
Yoon ha dichiarato la legge marziale d’emergenza il 3 dicembre dell’anno scorso, sostenendo che l’opposizione del paese stava tramando una «ribellione» e accusando i suoi oppositori di simpatizzare per la Corea del Nord. L’ordine, tuttavia, è fallito ed è stato prontamente annullato dal parlamento, con il sostegno dell’esercito. È stato messo sotto accusa a metà dicembre e arrestato il 15 gennaio.
La corte ha respinto tutti i tentativi di Yoon di giustificare le sue azioni, stabilendo che il presidente aveva oltrepassato i suoi limiti di autorità attraverso una condotta «illegale e incostituzionale».
«L’imputato ha mobilitato le forze militari e di polizia per smantellare l’autorità delle istituzioni costituzionali e ha violato i diritti fondamentali del popolo. Così facendo, ha abbandonato il suo dovere costituzionale di sostenere la costituzione e ha gravemente tradito la fiducia del popolo coreano», ha affermato il giudice capo facente funzioni Moon Hyung-bae.
«Le conseguenze negative e gli effetti a catena di queste azioni sono sostanziali e il beneficio del ripristino dell’ordine costituzionale attraverso la rimozione dall’incarico supera i costi nazionali associati al licenziamento di un presidente in carica», ha aggiunto il giudice.
Yoon ha accettato il verdetto della corte, affermando che è stato un «grande onore» lavorare nel suo ruolo e ha espresso gratitudine ai suoi sostenitori che lo hanno sostenuto nonostante le sue «numerose mancanze».
L’arresto dello Yoon ha innescato una nuova ondata di violenti disordini, con i suoi sostenitori che hanno preso d’assalto la Corte distrettuale occidentale di Seoul. Il leader estromesso è stato infine incriminato per aver guidato un’insurrezione, una delle accuse per cui un presidente sudcoreano non ha immunità. Se condannato, Yoon potrebbe affrontare l’ergastolo o la pena capitale.
Secondo le leggi sudcoreane, un nuovo presidente deve essere scelto entro 60 giorni. Il primo ministro Han Duck-soo agirà come presidente ad interim fino a quando non verrà giurato un nuovo leader.
Come riportato da Renovatio 21, il 3 dicembre, Yoon aveva dichiarato la legge marziale, citando minacce da parte di forze «anti-Stato». La manovra altamente controversa è stata rapidamente annullata e ha portato al suo impeachment da parte dell’Assemblea nazionale il 14 dicembre, con un voto di 204-85. La Corte costituzionale sta attualmente deliberando se rimuoverlo definitivamente dall’incarico, una decisione che deve essere presa entro 180 giorni.
Dopo l’impeachment, lo Yoon si è rinchiuso nella residenza presidenziale a Seul, provocando numerosi tentativi da parte delle autorità di trattenerlo per interrogarlo.
Un primo tentativo il 3 gennaio è stato impedito dall’unità militare di protezione presidenziale, con conseguente stallo. I sostenitori di Yoon hanno protestato contro la sua detenzione. Scontri tra loro e le forze dell’ordine hanno causato feriti, sollevando preoccupazioni di potenziale violenza se si usasse la forza per trattenere il presidente.
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Nel secondo tentativo, il 15 gennaio, le unità di polizia hanno circondato il complesso presidenziale all’alba e hanno allestito posti di blocco per impedire ai sostenitori di interferire. Dopo ore di trattative, gli avvocati di Yoon hanno confermato che aveva accettato di arrendersi volontariamente per evitare un’ulteriore escalation. È stato preso in custodia senza opporre resistenza, ma le tensioni rimangono alte tra i timori di nuove proteste.
Difendendo le sue azioni, Yoon ha dichiarato che la sua dichiarazione di legge marziale era una mossa legittima per proteggere la nazione.
In una dichiarazione ai suoi sostenitori del 1° gennaio, ha giurato di «combattere al vostro fianco fino alla fine per proteggere questa nazione».
Come riportato da Renovatio 21, la polizia aveva già eseguito raid negli uffici presidenziali, mentre il ministro della Difesa Kim Yong-hyun, che secondo i pubblici ministeri avrebbe proposto la dichiarazione di legge marziale, ha tentato di suicidarsi mentre era in custodia in carcere dopo essere stato arrestato per tradimento.
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Immagine di NASA HQ PHOTO via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC-ND 2.0
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Il leader serbo bosniaco antioccidentale Dodik festeggia la vittoria elettorale
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Politica
Il Brasile va alle urne: Bolsonaro jr. vince su Lula
Il figlio di Bolsonaro ha vinto primo turno delle elezioni presidenziali in Brasile, superando il presidente uscente di sinistra Lula. Il ballottagio pre la carica di presidente del grande Paese sudamericano è previsto per il 25 ottobre,
Il 45enne Flavio Bolsonaro, figlio dell’ex capo di Stato brasiliano, ha ottenuto il 47,06% dei voti, contro il 45,12% del veterano della sinistra Luiz Inacio Lula da Silva, 80 anni, a spoglio quasi concluso. Lo scarto ridotto dimostra che il più grande Paese dell’America Latina resta profondamente polarizzato, tra accuse reciproche di golpe o di brogli.
Se Flavio Bolsonaro dovesse prevalere al secondo turno, il Brasile si unirebbe all’ondata conservatrice che, incoraggiata dal presidente americano Donald Trump, ha già mietuto vittorie nella regione, in Argentina, in Colombia o in Perù.
Domenica sera si è detto «molto soddisfatto» del risultato e fiducioso nella vittoria. Ha ringraziato i suoi elettori per avergli dato «un voto di fiducia per il cambiamento», ritenendo che «il Brasile non ne possa più».
Si presenta come una versione «più moderata» di suo padre, l’ex presidente Jair Bolsonaro, che lo aveva designato candidato dopo essere stato condannato a 27 anni di carcere per un tentativo di colpo di Stato contro Lula nel 2022. A quasi 81 anni, lo storico leader della sinistra punta a un quarto mandato non consecutivo. Durante la campagna ha sventolato la bandiera della sovranità e ha invitato il suo omologo statunitense a non «immischiarsi» nelle elezioni brasiliane.
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Bolsonaro jr. ha mantenuto il sangue freddo anche dopo la notizia di essere indagato per corruzione e riciclaggio di denaro in relazione al finanziamento di un film in onore del padre, malato di cancro, che l’anno passato era stato arrestato dalla polizia a Brasilia mentre ancora era ai domiciliari. La Corte Suprema brasiliana, guidata dall’acerrimo nemico dei Bolsonaro giudice Alexandre de Moraes, aveva bloccato la richiesta di scarcerazione anticipata di Bolsonaro senior cinque mesi fa.
Il Brasile ha inoltre assistito a una vera e propria ondata conservatrice alle elezioni legislative, in particolare al Senato, dove l’ex first lady Michelle Bolsonaro è stata eletta a larga maggioranza, così come Carlos Bolsonaro, fratello di Flavio. Circa 160 milioni di elettori erano chiamati alle urne. L’astensionismo, in un Paese in cui il voto è obbligatorio, si è attestato al 21%, praticamente lo stesso dato del 2022.
Come riportato da Renovatio 21, il fratello Eduardo Bolsonaro, già deputato, tre mesi fa è stato condannato, sempre dalla Corte Suprema di De Moraes, a quattro anni di carcere per aver esercitato pressioni su autorità straniere – ovvero il governo degli Stati Uniti – al fine di ottenere sanzioni contro le istituzioni brasiliane, in particolare la magistratura e alcuni esponenti della Procura Generale.
La Corte federale suprema del Brasile aveva ampliato le restrizioni nei confronti dell’ex presidente Jair Bolsonaro, arrivando a vietare ora la diffusione delle sue interviste sulle piattaforme dei social media. Gli USA erano scesi ora in campo direttamente contro De Moraes, revocandogli il visto per il Paese, una mossa inaspettata ed inedita da parte della segreteria di Stato USA guidata da Marco Rubio.
A luglio 2025 il presidente statunitense Donald Trump – che durante il suo primo mandato aveva coltivato stretti legami con Bolsonaro – aveva definito la persecuzione dell’ex alleato da parte del governo Lula una «caccia alle streghe», imponendo dazi del 50% su alcuni prodotti brasiliani. Tuttavia, all’inizio di questo mese Washington ha iniziato a mitigare alcune di quelle tariffe.
Il padre jair Bolsonaro tre anni fa era era stato pure incriminato per falsificazione dello status vaccinale. L’opposizione di Bolsonaro ai vaccini mRNA si manifestò in proteste dirette con il direttore dell’OMS Tedros Ghebreyesus e con commenti subitanei che descrivevano l’impunità programmatica dei produttori di vaccini anti-COVID anche qualora i sieri possano «trasformarti in una donna barbuta, o in un alligatore jacaré».
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Immagine di Agência Senado via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
Politica
Assassina nel braccio della morte sopravvive a una doppia iniezione letale: nuova eroina delle donne ripaganizzate?
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🚨 JUST IN: President Trump speaks out on the FAILED execution of Christa Pike in Tennessee last night
“That was an execution where the medication didn’t exactly work. It shouldn’t be very difficult!” We need to make this MUCH EASIER and just DISPATCH THE FIRING SQUAD! Come… pic.twitter.com/HbG95GO8HH — Nick Sortor (@nicksortor) October 1, 2026
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